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domenica 25 settembre 2016

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Per due giorni Habla con Gian non ha potuto postare ché virus e attacchi ci hanno messo in ginocchio.

E noi torniamo più incazzati.

Cecilia, La Redazione

PRETE A BAMBINO: TI FACCIO IL CULETTO SE NO FINISCI ALL'INFERNO!

«Se parli finisci all’inferno». Minorenne inchioda il parroco: «Mi violentava»

«Se parli finisci all’inferno». Minorenne inchioda il parroco: «Mi violentava»


Il prete ha rigettato le accuse del minorenne: «Sono tranquillo e non ho assolutamente fatto nulla».
Non si è tirato indietro. E a fatica (evidentemente provato) ha ripercorso e ribadito punto per punto la sua versione. Confermando anche davanti al gip Giovanni Pagliuca le accuse a quel sacerdote che, invece di aiutarlo ad affrontare il suo percorso spirituale di catechesi indispensabile per conseguire il battesimo, avrebbe ripetutamente abusato di lui: la ricostruzione delle presunte violenze sessuali a carico di don Angelo Blanchetti, adesso, sono state cristallizzate anche in sede di incidente probatorio. Quindi, fonte di prova utilizzabile a tutti gli effetti nel corso di un eventuale processo – racconta il Corriere della Sera.
Parroco di Corna di Darfo e di Bessimo, 55 anni, il prete è finito agli arresti domiciliari su ordinanza del gip il 14 giugno scorso con la pesantissima accusa di violenza sessuale su minore: un ragazzino che ha compiuto 14 anni due mesi prima, in aprile. E che ha trovato il coraggio di confidarsi e raccontare tutto a un pastore milanese prima che agli inquirenti bresciani coordinati in fase di indagine dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. Stando al suo racconto il minore avrebbe subito addirittura per un paio di anni: da gennaio 2015 fino al 31 maggio scorso. Violenze che si sarebbero consumate nella piccola cucina di don Angelo: almeno due rapporti intimi al mese, ha detto il ragazzino. Una ricostruzione avvalorata peraltro dai riscontri recuperati dagli investigatori: la coperta imbottita che a detta della presunta vittima il sacerdote era solito adagiare per terra (sotto sequestro ne è finita una identica a quella descritta dal 14enne), ma anche le confezioni di preservativi recuperati in cassaforte così come le creme lubrificanti.
«Se parli guarda che finisci all’inferno», altro che battesimo, avrebbe intimato don Angelo al minore. Ma lui non ci sta e rigetta le accuse: «Non c’entro nulla con questa storia» ha detto il parroco, dicendosi «tranquillo» anche in relazione al sequestro del suo computer da parte dei carabinieri. Il ragazzino non sarebbe peraltro l’unica vittima. Nel corso dell’inchiesta è emerso un «super testimone» che nero su bianco, nella pagina virtuale del suo profilo, ha raccontato la sua storia. Precisando di essere «ancora in cura, da anni» per quanto vissuto: «Ne avevo nove quando ho subito gli abusi, adesso ne ho 35». Nome e cognome, lo ha scritto su Facebook un ragazzo camuno, una volta scoppiato il caso. Dopo tanto tempo, convocato in caserma, ha ricostruito a sua volta i presunti abusi da parte di don Angelo (che all’epoca aveva 29 anni ed era viceparroco ad Artogne) ripercorrendo con estrema fatica e dolore il suo passato. Ai militari ha raccontato peraltro di averli in un certo senso «rimossi», quegli abusi. Fino al momento in cui, in concomitanza con un episodio che gli avrebbe causato un forte choc, ci ha fatto i conti. In maniera molto nitida. E identico, pur a oltre 20 anni di distanza, sarebbe il modus operandi del sacerdote: «Mi faceva sdraiare su una coperta imbottita nel suo ufficio…» ha raccontato anche il 35enne. Troppo precisa nei dettagli (oltre che emotivamente partecipata) la sua ricostruzione – secondo gli inquirenti – perché si tratti di suggestione. Di queste violenze don Angelo Blanchetti non potrebbe essere accusato: 26 anni dopo il reato è ampiamente prescritto. Ma resta un ragazzino di 14 anni, che conferma gli abusi sessuali.
http://www.internapoli.it/47764/lo-scandalo-se-parli-finisci-allinferno-minorenne-inchioda-il-parroco-mi-violentava

IL SACERDOTE MESSICANO CON L'AIDS CHE S'E' FOTTUTO 30 BAMBINI ALMENO

Un sacerdote messicano malato di  AIDS confessa,di aver violentato più di 30 bambini.

Un sacerdote messicano malato di AIDS confessa,di aver violentato più di 30 bambini.

Il giornale del Mexico ha presentato un elenco di possibili vescovi e sacerdoti messicani, che potrebbero essere coinvolti in casi di abusi sessuali su minori. Secondo un articolo del sito di notizie messicano “Publimetro.com.mx.”
Il prete della comunità indigena di Oaxaca, José Ataulfo Garcia, che è sulla lista, ha confessato di aver violentato più di 30 bambini  tra i 5 e i 10 anni, nonostante era  sieropositivo (AIDS).
Anche se il numero delle vittime è alto, solo in pochi, hanno avuto il coraggio di denunciare.La figura del sacerdote è molto forte nelle comunità indigene.
Infatti le autorità non sono stati disposti a intervenire perché la Chiesa cattolica ha un sacco di potere in questo paese.
La madre di una delle vittime vuole incontrare Papa Francesco in Vaticano, per consegnare una lettera per denunciare gli  abusi sessuali a Oaxaca.
All’inizio di quest’anno, Merino Apolonio Hernandez, un sacerdote messicano, ha confessato pubblicamente che il 10 per cento dei preti di Oaxaca sono coinvolti in casi di abusi sui minori.
http://www.newstime24.it/notizie/sacerdote-messicano-malato-di-aids-confessa-di-aver-violentato-pi%C3%B9-di-30-ragazze

I POVERI CRETINI ITALIANI CENSURATI

L’Italia avrà la legge di censura più stupida della storia europea

Dopo una serie di episodi di cyberbullismo e revenge porn, sull’onda mediatica, il Parlamento si appresta ad approvare una legge che favorisce i ricchi e potenti. E ammazza l’informazione.
Dopo una serie di episodi di cyberbullismo e di pornografia pubblicata senza il consenso delle persone coinvolte, che hanno fatto molto discutere, nel nostro Paese si sta discutendo una legge che si rivelerà inutile nel prevenire altri episodi simili, ma utilissima per consentire una dilagante e incontrollata censura di internet, senza norme e sanzioni contro gli abusi.
Prepariamoci all’ennesima bufala mediatica con lo scopo di far finta di risolvere i problemi, dando un colpo al cerchio e uno alla botte: censurando i mezzi di informazione. Lo scrive impietosamente Cory Doctorow sostenendo che, secondo la proposta di legge, i gestori di siti dei mezzi d’informazione, i blogger, i quotidiani e i social network, saranno obbligati a censurare la “derisione” delle “condizioni sociali e personali” della vittima, vale a dire qualsiasi cosa il destinatario consideri un’offesa personale. La sanzione per chi non prende misure adeguate a eliminare la presunta offesa è una multa di centomila euro. Il fatto di aver affermato cose vere non servirà a difendersi: si giudica l’offesa personale, non se un’affermazione è vera o falsa.
Una questione veramente comica che non fermerà il bullismo, le molestie o altre porcate in Italia visto che le sedi sono tutte all’estero, ma creerà uno strumento di censura, senza la possibilità di un processo equo o una sanzione per gli abusi. Il criterio avanzato nella proposta di legge è semplicemente il fatto che una persona si senta danneggiata.
Come ogni legge di diritto civile, la proposta di legge italiana favorisce i ricchi e i potenti, che sono in una condizione migliore per affrontare una causa in tribunale. Basti pensare alle vecchie leggi sulla diffamazione nel Regno Unito, che per decenni hanno protetto i potenti e i corrotti che abusavano sessualmente e impunemente dei bambini: un falso segreto che nessuno osava denunciare.
di Cory Doctorow su Boingboing.
After a string of high-profile cyberbullying and revenge-porn incidents, the Italian Chamber of Deputies has put forward a bill that will do nothing to prevent these abuses, and everything to allow for rampant, unaccountable censorship of the Italian internet, without rule of law or penalty for abuse.
Under the proposed law, the “site manager” of Italian media, including bloggers, newspapers and social networks would be obliged to censor “mockery” based on “the personal and social condition” of the victim — that is, anything the recipient felt was personally insulting. The penalty for failing to take action is a fine of €100,000. Truthfulness is not a defense in suits under this law — the standard is personal insult, not falsehood.
Let’s start with what this won’t do: it won’t stop bullying, harassment or revenge porn in Italy. The majority of services on which Italians express themselves are not based in Italy, and those with Italian sales-offices, etc, can and will simply move offices rather than face a €100,000 fine every time someone insults someone else online.
But what it will do is create a tool for easy censorship without due process or penalty for misuse. The standard proposed in the bill is merely that the person on the receiving end of the argument feel aggrieved. Think of the abuse of copyright takedowns: online hosts already receive millions of these, more than they could possibly evaluate, and so we have a robo-takedown regime that lets the rich and powerful routinely remove material that puts them in an unflattering light.
As bad as that is, at least it makes censorship contingent on something specific and objective: copyright infringement, which has a wealth of caselaw defining its contours. Indeed, so much that you need to be a trained expert to adjudicate a claim of infringement. But at least you can objectively assess whether a copyright infringement has taken place.
The standard set by the proposed Italian law allows for purely subjective claims to be made, and for enormous penalties to be imposed on those who question them before undertaking sweeping acts of censorship.
Like any civil law, the proposed Italian law favours the rich and powerful, who have are better able to afford civil litigation — think of the notorious abuses of Britain’s old libel laws, that shielded powerful, corrupt people for decades while they sexually abused children with impunity, an open secret that no one dared report upon.
What’s more, the online outlets most likely to be in Italian jurisdiction are those that discuss Italian politics and civil society, meaning that this law will disproportionately affect speech of local, political interest, giving the rich and the powerful, the criminal and the corrupt, the unchecked power to simply remove material that offends them — without regard to whether the material is true or false.
Internet-savvy Italian deputy Stefano Quintarelli has proposed an amendment that makes the law marginally saner: under his amendment, failure to act on a censorship notice wouldn’t automatically give rise to a fine; rather, it would make the person who ignored the complaint a party to any eventual civil penalty imposed by a court of law.
That is a step in the right direction, but it is really just a plaster over a gaping chasm of bad, reactionary lawmaking. The people who are genuinely aggrieved will continue to struggle for justice; the genuine bad actors (like revenge-porn sites) will continue with impunity out of Italian jurisdiction, and the rich and the powerful will get a force-multiplier for silencing their critics without meaningful penalties for abuse.
The Berlusconi years gave Italy a reputation for political chaos. In the post-Berlusconi era, we’d hoped for better. By seriously considering ideas as bad as this one, the Italian chamber of deputies continues to make Italian politics into a global joke.
PROPOSTA DI LEGGE n. 3139 [SENATO DELLA REPUBBLICA]
SEDUTA DI GIOVEDÌ 15 SETTEMBRE 2016 PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO INDI DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI [Camera dei Deputati]
Per leggere la traduzione italiana fatta sull’Internazionale del pezzo di Boing Boing: clicca qui

I SI'

Lucia Del Grosso »  SERRA, BONACCINI, DAMIANO, CACCIARI E CHI VOTA SI’ PERCHE’ SI’

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Negli ultimi due giorni ho incrociato diverse dichiarazioni di voto per il SI’ al referendum, ma francamente non ho capito le motivazione. Penso che sia pressappoco la stessa di mia madre quando le chiedevo perché mai dovevo fare quella tale cosa che mi aveva ordinato: “Perché sì”.
Serra è un intellettuale, Cacciari addirittura in filosofo, Bonaccini e Damiano due politici di lungo corso, eppure le loro spiegazioni non reggono l’urto nemmeno della prima obiezione di uno studente di terza media: Cacciari perché da decenni non si fa niente (ma se da 20 anni è tutta una rivoluzione normativa, costituzionale e ordinaria, ma dai, professo’!), Serra addirittura fa penitenza dei fallimenti della sua generazione, Bonaccini dice che la Costituzione antifascista favorisce la deriva fascista (notare il rigore logico) e Damiano che è antiliberista per cui non può non votare una riforma voluta dall’Europa che, non si se Damiano lo sa, è ordoliberalista.
La tentazione di spernacchiarli è forte, tuttavia voglio prenderli sul serio e tentare di capire l’abbaglio di cui sono vittime.
E’ che sbagliano l’approccio ad un’analisi che ha invece lucidamente riassunto in poche righe Alessandro Visalli che, a commento dell’ultima vittoria di Corbyn alle primarie, giustamente sostiene che il grande centro, arena in cui ci si contendo i consensi, non esiste più, si erode giorno per giorno. A partire dal dopoguerra si era affermato un processo sociale di imborghesimento delle classi popolari, ora il processi è inverso, cioè di proletarizzazione dei ceti medi. E’ evidente che questa inversione porta ad una radicalizzazione degli orientamenti elettorali, per cui la rappresentanza non è più assicurata da una destra e una sinistra che smussano sempre di più la loro diversità per contendersi il ventre pasciuto del ceto medio e quindi occorre un nuovo modello per dare voce agli umori e le aspettative che si agitano nella società.
Quindi la risposta alla crisi di sistema che i signori di cui sopra non possono non vedere non può essere quella della narrazione data dalla riforma Boschi: velocizzare il processo decisionale. Non c’è niente da velocizzare, se alla fine della corsa c’è la frustrazione di pezzi sempre più ampi di società impoveriti e perciò radicalizzati.
E non a caso mi sono riferita a riforma “narrata”. Perché in realtà la frantumazione degli interessi si riverbererà anche all’interno delle forze politiche, per cui anche eliminare in parte (oltretutto in maniera confusa e pasticciata) la spola tra Camera e Senato non eliminerà ritardi e inconcludenze: questi emergeranno anche all’interno delle forze di governo, lacerate dall’irrequietezza degli elettori e dalla paura di perdere consensi.
I signori che danno il titolo a questo post vogliono mettere il tappo alla pentola del disagio sociale che bolle? Stupida illusione.

ANCORA SU ALEPPO

Aleppo, non c'è acqua né luce. Nuovi raid: 23 morti

Continuano i raid aerei sulla martoriata città siriana. De Mistura, inviato specale Onu: ad Aleppo raggiunte nuove vette di orrore.
Aleppo

Aleppo

globalist25 settembre 2016
Riunione urgente dell’Onu: l’hanno chiesta Gran Bretagna, Francia e Usa. All’ordine del giorno c’è la situazione ad Aleppo, città siriana martoriata dai bombardamenti dopo la fine della tregua. La riunione si dovrebbe tenere alle 10 (16 in Italia) di oggi.

Ad Aleppo infatti si continua a morire sotto i bombardamenti: decine di civili sono stati uccisi, tanti i bambini ad aver perso la vita negli ultimi giorni. Quasi due milioni di persone sono senza acqua corrente e senza i beni di prima necessita. La situazione di Aleppo, dopo che a New York è fallito ogni tentativo di far risuscitare la tregua, è di giorno in giorno sempre più drammatica. Russia e Stati Uniti non hanno trovato un accordo per il cessate il fuoco a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. Anzi, dagli ambienti diplomatici, trapela che le posizioni sono ancora più distanti.

Siria: nuovi raid, 23 morti. Pesanti bombardamenti sulle zone di Aleppo controllate dai ribelli hanno ucciso almeno 23 persone. Lo riferiscono fonti degli attivisti siriani.

De Mistura: ad Aleppo raggiunte nuove vette di orrore. "Questi sono giorni agghiaccianti, tra i peggiori da quando è iniziato il conflitto in Siria. Il deterioramento della situazione ad Aleppo sta raggiungendo nuove vette di orrore": lo ha detto l'inviato speciale dell'Onu, Staffan de Mistura, durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza, ribadendo la sua "delusione" per il mancato accordo sulla ripresa del cessate il fuoco deciso il 9 settembre da Usa e Russia.

Ministro esteri siriano: l’azione armata non si fermerà. Aleppo intanto si è svegliata oggi contando i suoi morti, dopo una delle giornate più terribili per la città, che ha visto morire decine di civili sotto i bombardamenti. Mentre i raid  non si interrompono, il ministro degli Esteri siriano, Walid al Moallem, ha preso oggi la parola davanti all'Assemblea generale al Palazzo di Vetro per dire che l'azione delle forze armate di Damasco non si fermerà, ora che "stanno facendo grandi progressi nella guerra al terrorismo, grazie agli aiuti dei veri amici del popolo siriano. In particolare la Russia, l'Iran e la resistenza nazionale libanese", cioè le milizie di Hezbollah. Moallem ha negato ogni responsabilità del suo governo nella tragedia che da oltre cinque anni e mezzo investe il Paese, affermando che Damasco si limita a combattere i terroristi "per conto di tutto il mondo".  "Ogni volta che l'esercito siriano uccide un terrorista straniero, difende le vite di molti cittadini innocenti che potrebbero essere uccisi in un attentato dallo stesso terrorista che torna nel suo paese di origine", ha detto al-Moualem. Terroristi che invece, dice, vengono finanziati, armati e inviati in Siria da Qatar, Arabia Saudita e Turchia.

Senza luce né acqua da giorni. Ma senza un accordo, gli abitanti di Aleppo, sia nella parte orientale in mano agli insorti sia in quella occidentale controllata dai governativi, rimangono ogni anche senza acqua corrente, oltre che praticamente senza elettricità, che viene erogata a singhiozzo solo per poche ore al giorno.  "Intensi attacchi avvenuti ieri sera - ha spiegato Hanaa Singer, rappresentante dell'Unicef per la Siria - hanno danneggiato la stazione di pompaggio di Bab al Nayrab, che fornisce acqua a 250.000 persone nei quartieri orientali. Le violenze impediscono alle squadre di intervento di raggiungere la stazione per le riparazioni, e per rappresaglia la stazione di pompaggio di Suleiman al Halabi, anch'essa situata nella parte orientale, è stata spenta, lasciando senz'acqua 1,5 milioni di residenti delle parti occidentali della città". "Privare i bambini dell'acqua - ha avvertito la rappresentante dell'Unicef - li espone al rischio di esplosioni catastrofiche di malattie, che si aggiunge alla paura e all'orrore di ogni giorno".

La battaglia continua anche via terra. Nel frattempo le forze governative siriane, appoggiate da milizie lealiste palestinesi, sono avanzate oggi nel nord di Aleppo, prendendo il controllo del campo palestinese di Handarat, che più volte è passato di mano negli ultimi anni. I bombardamenti contemporanei su quartieri orientali da parte dell'aviazione governativa e russa hanno provocato almeno 25 morti, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Nessun raid è segnalato invece oggi sulle postazioni dell'Isis, più a est.