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lunedì 27 febbraio 2017

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TOMTOMROCK INTERVISTA IL GRANDE NEVILLE STAPLE: DA NON PERDERE

http://www.tomtomrock.it/interview/intervista-neville-staple-gli-specials-e-la-persistenza-dello-ska/

DISTRUGGERE POPULISTI E GLOBALIZZAZIONE: CHI LO DICE?

Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione! Usando i media e le masse… –

DI MARCELLO FOA
Il Cuore Del Mondo
Alcuni articoli sono rivelatori. Uno di questi lo ha pubblicato La Stampa, lo scorso 15 febbraio, a firma di Charles A. Kupchan. E voi direte: chi è? Semplice: è uno dei principali pensatori dell’establishment americano. Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del
Council on Foreign Relations, dal 2014 al 2017 è stato assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama. Tanto per intenderci.
Uno dei pochi ad aver colto l’importanza di questo articolo è stato il sito di analisi Piccole Note, secondo cui ci troviamo di fronte a un Manifesto della Controrivoluzione globale.
Kupchan, da intellettuale di rango, analizza il successo della Brexit e di Trump, a mio giudizio correttamente.
In lotta per guadagnare un salario di sussistenza, a disagio con la diversità sociale alimentata dall’immigrazione, e preoccupati per il terrorismo, un numero considerevole di elettori delle democrazie occidentali ha la sensazione di aver tutto da perdere dalla globalizzazione – e vuole abbandonarla. Giusto. La legittima rabbia di questi elettori rende chiaro che i nostri sistemi politici post-industriali non hanno fatto abbastanza per gestire la globalizzazione e garantire che i suoi benefici fossero condivisi più ampiamente nelle nostre società. Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, la sua ascesa rivela che c’è un disperato bisogno di riformulare il patto sociale che sostiene il centrismo democratico e il sostegno popolare a un ordine liberale internazionale.
Il punto, secondo Kupchan, è che Trump e i populisti non sono in grado di rispondere a tale necessità. E dunque occorre porre rimedio alla loro vacuità programmatica onde scongiurare il rischio che la Pax Americana e la Pax Britannica, che hanno fornito le basi dell’attuale mondo globalizzato, naufraghino definitivamente. Già, ma come?
E qui il discorso diventa davvero interessante.
In primo luogo, i centristi di tutte le convinzioni politiche devono unirsi per offrire un nuovo patto sociale che rappresenti un’alternativa credibile alle false promesse economiche dei populisti.

Kaplan parla di “nuove iniziative in materia di istruzione, formazione professionale, politica commerciale, politica fiscale e minimi salariali“. Sapendo però che
“la globalizzazione è destinata a durare. Ma la disomogeneità dei suoi effetti distributivi dev’essere affrontata per il bene della politica democratica.
Seguiamo il suo ragionamento e veniamo al secondo punto, leggetelo con attenzione:
Mentre gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali sono scosse dalle forze populiste, gli effetti moderatori dei contrappesi istituzionali saranno di importanza cruciale. Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati.
E tenetevi forte sul terzo:
Se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.
Cosa vuol dire tutto questo? Traduco:
1) L’élite che da quasi 30 anni promuove la globalizzazione ha individuato correttamente le radici del problema ma non ha alcun progetto credibile su come risolverlo. Le idee abbozzate da Kupchan potrebbero essere bollate, a loro volta, come “populiste” per la loro vacuità e nascondono una contraddizione per ora insanabile. In un passaggio, l’ex consigliere di Obama scrive che “i posti di lavoro che stanno diminuendo di numero soprattutto per l’automazione, non a causa del commercio estero”. Ma se questo è il problema: come pensano di risolverlo? Mistero.
2) Kupchan invoca le istituzioni. Scusate, ma non capisco: non sono stati proprio gli ambienti transnazionali a promuoverne scientemente lo sradicamento a livello nazionale e, contestualmente, il trasferimento di poteri a quelle sovranazionali? Non è paradossale che a invocare i “contrappesi istituzionali” siano coloro che li hanno screditati e talvolta vanificati?
061818898-70ca11fe-b67b-4f1c-be3c-83638f8d0a19Ben più significativa è l’affermazione successiva: Cosa vuol dire che “i media, l’opinione pubblica e l’attivismo (…) devono essere pienamente adoperati?” Notate bene che Kapchan non parla di “alcuni media” o di “testate sulle nostre posizioni” ma di media, di opinione pubblica in senso assoluto, e usa il termine “adoperare”, come se l’establishment a cui appartiene avesse il potere di orientare l’insieme dei media.
Scusate – si potrebbe e si dovrebbe obiettare – ma non siamo in democrazia? La stampa non è libera? In teoria sì ma di fatto il mainstream è ormai sinonimo di conformismo, che a tratti sfocia nel pensiero unico. Anche in Occidente. Tema che chi legge questo blog conosce bene, obiettivo che si ottiene ricorrendo alle tecniche di spin che descrivo da 10 anni (vedi il saggio “Gli stregoni della notizia Da Kennedy alla guerra in Iraq. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”).
La novità è che tali tecniche venivano usate per sostenere i governi, a cominciare dalla Casa Bianca. Ora apprendiamo che possono essere usate anche contro di essa se il presidente, come Trump, non è gradito, sebbene legittimamente eletto.
E lo stesso vale per il riferimento all’attivismo ovvero a quei movimenti delle masse improvvisi e insistenti, che evidentemente non sono frutto di una spontanea presa di coscienza delle folle, ma di attente regie che, sfruttando metodi ben noti agli specialisti, raggiungono l’effetto voluto. Al riguardo segnalo l’ottimo saggio del giornalista del Tg5 Alfredo Macchi Rivoluzioni s.p.a. Chi c’è dietro la primavera araba.
Metodi che finora venivano impiegati fuori dai Paesi occidentali, ad esempio incentivando le Rivoluzioni colorate, ma Kupchan afferma che debbano essere utilizzati anche negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali.
Il messaggio implicito complessivo è inquietante: “Possiamo usare i media e le masse contro i populisti”. E lo stanno già facendo.
schulz-merkel-ape103) Stupefacente è la terza ammissione. Essendo la Casa Bianca e Downing Street fuori controllo, deve essere l’Unione europea a difendere la globalizzazione. E allora si spiega perché il fidatissimo e duro Shulz si candidi a Berlino, con l’obiettivo di scalzare una Merkel in fase calante, troppo debole. E si capisce perché si suggerisca all’impresentabile presidente della Commissione europea Juncker di farsi da parte per lasciare spazio a un falco come il finlandese Jyrki Katainen.
Ma ancora una volta emerge una contraddizione: l’impopolarità dell’Unione europea, alimentata da politiche così rigide da sfociare nell’ottusità, rappresenta una delle ragioni del successo dei movimenti populisti. Come può un Moloch come la Ue (e sul suo liberalismo sorvoliamo…) costituire il fulcro in difesa degli interessi globalisti e al contempo diventare il promotore del cambiamento per riconquistare una classe media impoverita e arrabbiata?
Insomma, l’analisi è corretta, gli obiettivi sono dichiarati – vogliono salvare la globalizzazione – ma senza il sostegno di riforme credibili e convincenti. Chiara invece è la determinazione nel voler distruggere l’onda “populista” e fermare Trump, anche ricorrendo a metodi che vanno oltre la normale dialettica politica.
Andiamo bene…

Marcello Foa

E BRAVO PADRE ANELLO, AH!

Esorcismi a luci rosse, chiuse le indagini: chiesto giudizio immediato per padre Anello

La Procura ha avanzato la stessa richiesta per Salvatore Muratore, tenente colonnello del Genio militare. I due vennero arrestati lo scorso ottobre con l’accusa di violenza sessuale ai danni anche di alcune minorenni
Col pretesto di allontanare il demonio o il malocchio attraverso particolari esorcismi, avrebbero violentato diverse donne e ragazzine. La Procura adesso ha chiuso le indagini e chiesto il giudizio immediato per padre Salvatore Anello, della parrocchia dei Cappuccini,nonché cappellano dell’ospedale Civico, e per Salvatore Muratore, tenente colonnello del Genio militare e guida spirituale in servizio alla Caserma Turba. I due vennero arrestati lo scorso ottobre con l’accusa di violenza sessuale ai danni anche di alcune minorenni e se il gip accoglierà l’istanza del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e del sostituto Giorgia Righi, il processo potrebbe iniziare in tempi brevissimi.
Le testimonianze delle presunte vittime, tutte particolarmente fragili o affette da gravi patologie, non lasciavano tanto spazio alla fantasia: gli indagati, promettendo loro la salvezza o la guarigione, le avrebbero costrette a rapporti sessuali anche completi, raccontando che così avrebbero scacciato il demonio. Muratore e Anello parlavano di “preghiere di liberazione”, ma in realtà – secondo l’accusa – abusavano delle persone che si erano rivolte a loro per avere un aiuto o un po’ di conforto.
“Mi faceva stare completamente nuda – ha raccontato agli inquirenti una sedicenne, parlando del militare – mi diceva che per liberarmi dovevo stare così. Quando lui mi toccava io iniziavo a gridare e a graffiarmi, era come se sentissi nell’immaginario che combattevo contro qualcosa che era dentro di me. Muratore mi aveva messo questa convinzione in testa”. Alla ragazza l’indagato avrebbe anche detto che palpeggiamenti e rapporti orali sarebbero serviti per permetterle di prendere “l’energia positiva da lui, diceva che serviva per superare i traumi, che le mie sensazioni negative erano concentrate negli organi genitali e quando mi avvicinavo a lui iniziavo a gridare, come se il demonio uscisse”.
I racconti delle presunte vittime si somigliano tutti. Nessuna di loro, né adulta né adolescente, è riuscita a spiegare agli inquirenti come mai non riuscisse a resistere alle pressioni del prete e del militare. Su di loro gli indagati avrebbero avuto un potere “ipnotico”.

 
http://www.palermotoday.it/cronaca/abusi-padre-anello-salvatore-muratore-chiusura-indagini.html

EPPURE NOI NON CREDIAMO NEANCHE AL CARDINALE MULLER

Il cardinale Müller: “Tolleranza zero sui preti pedofili, i vescovi li obblighino ad autodenunciarsi”

La linea del capo della Congregazione per la dottrina della fede: “La Chiesa non copre gli abusi. Può essere capitato in alcuni casi per ingenuità ma mai sistematicamente”
CITTÀ DEL VATICANO – Nelle stanze dell’ex Sant’Uffizio ci accoglie l’attuale prefetto della Dottrina della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller. Smentisce la vulgata che lo vuole guardiano “a destra” delle aperture “a sinistra” di Francesco. E, insieme, accetta di parlare – in occasione dell’uscita del suo libro “Indagine sulla speranza”, Cantagalli – delle sfide della Chiesa. Fra queste l’annoso problema della pedofilia nel clero: “La Chiesa, a differenza di tante altre istituzioni, sta davvero lavorando per la tolleranza zero. La strada è chiara a tutti: se un vescovo viene a sapere con certezza morale del verificarsi di alcuni casi di abuso su minori nella sua diocesi, deve dire alle vittime o ai genitori delle vittime di denunciare all’autorità competente quanto accaduto e, insieme, deve obbligare l’accusato ad auto denunciarsi”.
I casi di abusi sessuali su minori purtroppo non mancano, anche in Italia.
“L’Italia non è diversa dagli altri Paesi e pertanto non condivido la visione che propongono coloro che mostrano un Paese dove il clero abusa e i vescovi coprono. Non è così, nonostante casi dolorosi si siano verificati anche qui. Non dimentichiamo che in Italia, come negli altri Paesi, ci sono tanti buoni sacerdoti – e sono la maggioranza – che dedicano la loro vita per il bene dei fedeli”.
Non ritiene che se la Chiesa obbligasse sempre a denunciare tanti casi non si verificherebbero?
“I sacerdoti sono cittadini come tutti e in questo senso se commettono dei crimini devono rispondere davanti alle autorità civili e penali. Inoltre, le autorità religiose devono svolgere i loro processi canonici che possono arrivare come massima pena alle dimissioni dallo stato clericale. Gli abusi sessuali sui bambini sono dei delitti, dei crimini, e insieme anche dei peccati gravi. E quando un vescovo o un sacerdote viene a sapere di questi abusi deve dire alle vittime di andare a denunciare e anche all’accusato di presentarsi alla polizia perché è questa l’unica strada per evitare che i casi si ripetano. La Chiesa, ad ogni modo, non copre nulla. In alcuni casi può essere capitato per ingenuità, ma non sistematicamente. Quasi tutte le conferenze episcopali hanno scritto delle linee guida in merito. Certo, va detto che ordinare un prete con problemi di quel tipo può sempre essere possibile, perché, per quanto ci si impegni nel discernimento, non si può sempre leggere esattamente nella coscienza di un candidato se questi non si mostra sincero e disponibile; non sono pochi gli esperti, poi, che sostengono che spesso il predatore si accorge di essere tale soltanto nel momento in cui commette il crimine. Questo per dire che non è sempre facile prevenire sia per le autorità civili sia per quelle religiose. Fra l’altro, mentre spesso la prescrizione assolve chi ha commesso crimini all’interno del proprio Paese, la Chiesa è una delle poche istituzioni che invece non ammette sconti su questi crimini. Anche dopo anni possono arrivare sentenze dure”.
Francesco ha nella curia romana degli oppositori?
“Tutti i cardinali hanno studiato teologia, tutti conoscono la dottrina del papato e dell’episcopato. Siamo sacerdoti competenti che conoscono bene la missione del Papa, la sua importanza per tutti. Viviamo una collegialità affettiva ed effettiva con Francesco. Purtroppo alcuni media notano di più le legittime diversità di opinione e non la grande armonia. Il Papa è il 266esimo successore di Pietro, e ognuno, lui compreso, ha una sua storia. Questa individualità è la forma nella quale ognuno compie la sua missione. Francesco ha la particolarità di venire da un continente non europeo. Questa sua differenza è preziosa per noi”.
Soprattutto sul web non manca chi contrappone i suoi interventi sulla dottrina a quanto dice il Papa… “Sono piccole fazioni di destra e di sinistra che litigano fra di loro usando me e il Papa. Sono posizioni ideologiche che non condivido in nulla. Fra l’altro, fra non molto, uscirà proprio un mio libro sul Papa e sul papato… Tutti serviamo l’opera del Papa. Lavoriamo insieme per servire la sua missione”.
Pensa che sulla comunione ai divorziati risposati Francesco chieda un passo nuovo?
“Abbiamo il messaggio di Gesù e la Bibbia che dicono parole chiare sul fondamento del matrimonio nella volontà salvifica di Dio. Le condizioni sociologiche cambiano ma occorre anche tenere presente che vi sono diverse antropologie che non accettano la nostra, fondata nella Parola di Dio. Occorre annunciare il Vangelo senza tradirlo. Francesco vuole far sentire la vicinanza del Buon Pastore al popolo di Dio con la predicazione e la testimonianza della vita cristiana”.
Cosa significa vivere la misericordia?
“Dio non è un freddo legislatore, ma un Dio presente, vicino. Già nell’Antico Testamento Dio ha dimostrato la sua vicinanza verso il suo popolo liberandolo dalla schiavitù e donandogli latte e miele. Gesù era misericordioso verso i bisognosi, i malati… Vivere la misericordia è vivere il Vangelo nella sua interezza”.
C’è il rischio che insistere sull’amore porti in secondo piano il fatto che la verità per i credenti ha un nome, Gesù Cristo?
“Non c’è contraddizione. Dio è creatore di tutti gli uomini e ama tutti. Ognuno però ha una sua identità e va rispettata. Gesù non viene messo in secondo piano, anzi insistendo sull’amore, è la lingua stessa di Gesù che viene parlata. Recentemente Francesco ha incontrato i rappresentanti di altre culture. A loro ha detto: “Anche se non parliamo la stessa lingua possiamo capirci perché parliamo la lingua dello Spirito Santo che è l’amore””.
 http://www.repubblica.it/vaticano/2017/02/26/news/il_cardinale_mu_ller_tolleranza_zero_sui_preti_pedofili_i_vescovi_li_obblighino_ad_autodenunciarsi_-159271395/

ABU SAYYAF: LA RELIGIONE E' SEMPRE MERDA

Filippine, il gruppo estremista Abu Sayyaf ha decapitato un ostaggio tedesco

I militanti di Abu Sayyaf, gruppo legato all'Isis nelle Filippine, hanno pubblicato il video dell'esecuzione.
globalist27 febbraio 2017
I militanti di Abu Sayyaf, gruppo legato all'Isis nelle Filippine, hanno pubblicato il video dell'esecuzione dell'ostaggio tedesco Jurgen Kantner, rapito a novembre. 
L'uomo è stato decapitato crudelmente da un uomo con un coltello in mano. Il video sembra confermare le notizie date dal governo delle filippine, secondo cui un gruppo di mercenari aveva ucciso Kantner.


Dureza ha quindi invitato la popolazione a sostenere la lotta del governo contro il terrorismo. "Il terrorismo non ha posto in un paese come il nostro. Ci deve essere un freno a questa uccisione di innocenti e indifesi", ha detto.

Anche Berlino ha confermato l'uccisione del velista 70enne. "Non c'è più alcun ragionevole dubbio che il nostro connazionale rapito nelle Filippine sia morto", ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco. "Siamo profondamente scioccati da questo atto disumano e crudele", ha aggiunto.

Abu Sayyaf, a cui è stato attribuito il più sanguinoso attentato della storia delle Filippine, aveva chiesto un riscatto di 30 milioni di pesos, circa 600.000 dollari, da consegnare entro domenica per risparmiare la vita al cittadino tedesco.

L'inviato del governo Jesus Dureza, che ha negoziato con i militanti, ha dichiarato alla Afp di aver sentito parlare del video e di poter confermare che Kantner è stato ucciso, ma di non aver ancora ricevuto il corpo del 70enne.

Kanter era stato rapito insieme alla moglie mentre si trovava sul suo yacht, il Rockall, nelle acque meridionali delle filippine il 7 novembre scorso. La moglie, Sabine Merz, era stata trovata morta a bordo dell'imbarcazione. La coppia era stata sequestrata per 52 giorni in Somalia nel 2008 prima di essere liberata dopo il pagamento di un ingente riscatto.

Abu Sayyaf ha in ostaggio almeno 19 stranieri e sette filippini, secondo le informazioni ufficiali.

TRUMP SPENDE SUBITO 54 MILIARDI DI DOLLARI IN PIU' PER SPESE MILITARI

L'annuncio di Trump: aumento storico delle spese militari

Il presidente vuole assegnare 54 miliardi di dollari in più al Pentagono: meno soldi per gli aiuti
globalist27 febbraio 2017
Armi, muscoli, torture. Riarmo nucleare. E libero uso delle armi. Anzi, più libero ancora rispetto agli abusi precedenti: il presidente americano Donald Trump sta preparando un budget federale che prevede un "aumento storico" delle spese per la difesa.
 Parlando dalla Casa Bianca, Trump ha detto che proporrà un aumento di 54 miliardi di dollari per le spese militari, un incremento del 10% rispetto ai livelli attuali di spesa.

Per coprire questa cifra, la sua amministrazione prevede tagli di 54 miliardi di dollari nelle agenzie che non sono legate alla difesa ma non è ancora chiaro quali subiranno i tagli; inoltre verrà proposta un'ampia riduzione degli aiuti finanziari destinati all'estero. "Faremo di più con meno rendendo il governo snello", ha detto parlando durante un incontro con la National Governors Association, associazione che rappresenta i vari governatori Usa. 
Alcuni giorni fa Trump aveva annunciato anche una corsa al riarmo nucleare per riaffermare il primato degli Stati Uniti.
Trump vuole potenziare le spese militari