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giovedì 8 dicembre 2016

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A PRESTO LA HIT PARADE DI SETTEMBRE, OTTOBRE E NOVEMBRE 2016

GRAZIE PER LA FORTE RICHIESTA

QUANDO BLOOMBERG PREDICE

Pour 2017, Bloomberg prédit Le Pen présidente et une Californie sécessionniste – Libération

Un manifestant anti-Trump à Oakland, près de San Francisco, début novembre. Pour Bloomberg, les troubles pourraient empirer et l’Etat de la Côte Ouest faire sécession en 2017. Photo Josh Edelson. AFP
liberation.fr – Pour 2017, Bloomberg prédit Le Pen présidente et une Californie sécessionniste . L’agence de presse financière, qui avait flairé notamment le Brexit et la victoire de Trump en 2016, a dévoilé ce mercredi ses pires prophéties pour l’an prochain.  – Par Estelle Pattée  
Chaque année, l’agence de presse financière Bloomberg dévoile les pires scénarios-catastrophes dans son «guide pessimiste». Fin 2015, pour l’édition 2016, le site avait notamment prévu la victoire du Brexit lors du référendum sur une sortie de la Grande-Bretagne de l’UE, tout comme l’élection de Donald Trump, avant même qu’il ne soit déclaré candidat.
Pour 2017, «le potentiel de chaos est tout aussi grand», prévient l’agence. Sous forme de tweets, Bloomberg imagine neuf «scénarios» plus ou moins crédibles, allant d’un rapprochement russo-cubain à une guerre économique sino-américaine en passant par la liste des têtes qui vont tomber en Europe. «Ce ne sont pas des prédictions. Mais un aperçu de votre fil d’actualité sur les réseaux sociaux si les choses tournaient mal», avertit Bloomberg.
Montée du populisme en Europe
En France, Marine Le Pen, qualifiée par le site de «candidate anti-immigration», remporte la présidentielle française. S’ensuit un référendum pour un «Frexit», une sortie de la France de l’UE. La candidate du Front national avait en effet annoncé, dans un entretien à Valeurs actuellesson intention de tenir un référendum sur l’appartenance de l’UE, six mois après son éventuelle victoire.
En Italie, le populiste Beppe Grillo, leader du Mouvement 5 étoiles (M5S), accède lui aussi au pouvoir après des élections anticipées. L’actuel chef du gouvernement, Matteo Renzi, a annoncé dimanche sa démission après la victoire du «non» au référendum, sur son projet de réforme de la Constitution.
En Allemagne, Angela Merkel, l’actuelle chancelière réélue avec 89,5% des voix à la tête de l’Union chrétienne-démocrate (CDU) mardi 6 décembre,perd les élections législatives de septembre 2017. Son homologue britannique, Theresa May, qui a succédé à David Cameron après la victoire du Brexit, est quant à elle évincée par un partisan d’une ligne dure du Brexit. En Grèce, la crise économique se poursuit mais aucun renflouement n’est prévu.
In one scenario, we could see the back of these leaders. Here’s a pessimist’s guide to 2017 http://bloom.bg/2g8ogRB
Aux Etats-Unis : un mouvement Anti-Trump 
En 2016, Bloomberg avait prédit l’élection de Donald Trump. En 2017, le site imagine d’abord que sa popularité monte en flèche au cours des premières semaines de son mandat, après que le Congrès républicain adopte une importante réforme fiscale.
Un succès de courte durée, Trump devant faire face à un grand mouvement de protestations, réunissant le mouvement Black Lives Matter («les vies noires comptent»), des anciens membres d’Occupy Wall Street et des anarchistes. Le milliardaire tente de restreindre la contestation en imposant des couvre-feux dans les grandes villes.
La Californie émerge alors comme le centre de l’opposition à Trump et fait sécession, donnait lieu à un «Calexit», pour protester notamment contre l’absence de mesures environnementales (Trump étant un climatosceptique avéré). Les milliardaires Elon Musk, PDG de SpaceX qui veut coloniser Mars, et Sheryl Sandberg, numéro 2 de Facebook, émergent alors pour diriger une alliance progressive contre Trump en 2020.
Etats-Unis versus le reste du monde 
Parmi les autres scénarios envisagés par Bloomberg, l’agence envisage un retour en force de la Russie de Vladimir Poutine qui réaffirme son emprise sur l’Ukraine, la Syrie et la Biélorussie. Ou une Corée du Nord, toujours dirigée par un Kim Jong-un qui fait frémir le monde entier en prouvant qu’il peut pourvoir ses missiles nucléaires et menace directement la Côte Ouest des Etats-Unis.
Les Etats-Unis sont souvent la cible des prédictions de Bloomberg, qui imagine tour à tour le retrait des Etats-Unis de l’Otan, puis des Nations unies – profitant à l’Etat islamique –, une rupture du processus de normalisation des relations entre les Etats-Unis et Cuba, entamé sous Barack Obama, ou encore l’avènement d’une véritable guerre économique entre les Etats-Unis et la Chine, provoquant une profonde récession chinoise.
Libération

LA BLATTA MORENTE

La rumorosa agonia della blatta

La ferita narcisistica deve essere lancinante; ora ogni gesto è orientato a ghermire la scena, a testimoniare di esserci stato, ad orinare, per l’ultima volta, sul proscenio del territorio mediatico.
Quattrocentomila euro per lo spin doctor, quattordici milioni di lettere stampate e spedite a spese dello Stato, due mesi a girare come un venditore di pentole, a ri-declinare in migliaia di modi la frase intorno a “costi della politica”,l’unica ossessiva bugia, buona per quegli stupidi.
E invece…niente.
Dopo la scoppola avrebbe potuto, avrebbe dovuto, meditare attendere, invece attendere è impossibile,l’ansia ingovernabile. “il mondo deve capire con chi hanno a che fare”, “voglio proprio vedere come faranno ora”, “credete forse di farmi paura!?”.
Il discorso post-elettorale sembrava sputato fuori ma era , tossico al punto giusto, pronto da ore, le lacrime, più sintomo che emozione, erano vere.
Nessuno gli aveva chiesto niente, avrebbe potuto dare retta ai suoi consiglieri, prendere atto della sconfitta, non personarizzarla, cogitare mosse…ma il terrore di sparire piano, senza clamore, senza suscitare un fremito nella Storia era troppo forte.
Si dimette frettolosamente, poi congela, poi si dimette ancora.
In questa scellerata sequenza nervosa, approva una manovra di bilancio dove si scorda di inserire il piano sicurezza per i terremotati, fondi per i malati di Taranto. Bazzecole, di fronte alla necessità di attestare il proprio piccato disappunto. Adesso è l’ora dei proclami, dell’attizzatoio polemico in vista dell’ultimo atto auto-distruttivo: perdere contro i suoi simili.
E noi? Noi contiamo poco, siamo tutti poveri episodici votanti, insetti fastidiosi nell’ora del suo tracotante risentimento, del suo definitivo grido:
L’ultimo grido della blatta morente.
Massimo Carrano

RENZIANI E FASCISTI INSIEME A FROSINONE

Giovani renziani e fascisti alleati a Frosinone. FGC: «brogli nel voto per non farci vincere in Consulta». – Senza Tregua

Giovani di FutureDem (associazione filo-renziana legata ai Giovani Democratici e al PD) e Blocco Studentesco (giovanile di Casapound Italia) alleati alle elezioni contro i il Fronte della Gioventù Comunista (FGC). Succede nella Consulta Provinciale degli Studenti di Frosinone, riunitasi oggi in assemblea plenaria per eleggere il nuovo Presidente.
L’organizzazione neofascista Blocco Studentesco, infatti, ha scelto di non presentare il proprio candidato alla Presidenza dopo un accordo concluso in aula con il candidato di FutureDem, ottenendo in cambio l’elezione in Giunta, tutto per evitare la vittoria dei comunisti. In seguito, stando alla testimonianza dei rappresentanti del FGC, dal Blocco Studentesco avrebbero candidamente ammesso: «era l’unica cosa che potevamo fare per non farvi vincere».
«Questa singolare accoppiata in realtà ci stupisce ben poco» questo il commento di Gianluca Evangelisti, militante del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) e candidato in competizione con il giovane di FutureDem per la Presidenza della Consulta di Frosinone «Certo, è normale che i neofascisti non ci vogliano alla Presidenza e siano disposti a tutto per contrastarci, ben più insolita è invece la scelta dei Giovani Democratici di allearsi con loro pur di arrivare primi. Evidentemente sono disposti a tutto purché non vincano i comunisti. Noi vogliamo che la Consulta sia un megafono degli studenti, che affronti le problematiche quotidiane dei giovani della Provincia, non un parlamentino per giovani carrieristi, e questo certamente dà loro fastidio. Emblematica anche la scelta di Blocco Studentesco, che ai giovani racconta di essere “contro il sistema” e “rivoluzionario”, ma regala la Consulta a un figlioccio di Renzi».
I risultati del voto hanno visto il candidato dei GD superare di un solo voto il candidato comunista, con 19 voti contro 18, ma sembra che per arrivare a questa vittoria la “larghissima intesa” non sia stata sufficiente. Il FGC, infatti, ha subito denunciato brogli elettorali: «Fra i nomi dei votanti risulta il nome di almeno uno studente assente alla plenaria, che quindi non poteva aver votato, ma che è stato “sostituito” da un infiltrato esterno alla Consulta. Guarda caso proprio il voto che serviva ai GD per vincere. Abbiamo subito denunciato le anomalie all’Ufficio Scolastico Regionale chiedendo l’annullamento del voto; chiediamo l’immediata indizione di nuove elezioni conformi al regolamento della Consulta».

RENZI ABBRACCIO' AL SISI

Regeni, Renzi non scordi l’abbraccio ad Al Sisi

Italia-Egitto. Verità e responsabilità dell’ormai ex premier sul caso del ricercatore ucciso al Cairo
Renzi nel fantasma di direzione Pd, tra le elencazioni trionfanti, ha aggiunto un ringraziamento alla famiglia Regeni e alla procura egiziana perché- «ha detto che Giulio Regeni era testimone dipace». Lo ha dovuto fare sia perché aveva dimenticato l’argomento nel racconto di «realizzazioni» fatto nelle dimissioni in tv; sia per le importanti notizie che arrivano, ma che purtroppo confermano che ancora una volta siamo insieme più vicini ma sostanzialmente più lontani dalla verità sul sequestro e sulla morte atroce, dopo giorni di torture, di Giulio Regeni avvenuta quasi undici mesi fa al Cairo. Eppure sul caso Regeni, Renzi dovrebbe perlomeno ricordare la sua grave responsabilità: quella di essere stato il leader occidentale ad avere sdoganato Al Sisi.
Appena un anno dopo il suo sanguinoso colpo di stato, definito dallo scrittore Orhan Pamuk «come quello di Pinochet». Renzi con passione prima andò nell’agosto 2014 al Cairo, intessendo una fitta rete di affari, e poi tre mesi dopo accolse in Italia il dittatore con tutti gli onori come «il leader emergente del Medio Oriente» la cui battaglia «era quella dell’Italia». Accreditandolo inoltre come eroe della «lotta al terrorismo». Il sostegno di Matteo Renzi è stato a dir poco connivente e criminale.
Per un regime nel quale, denunciano le organizzazioni dei diritti umani, il caso Regeni non era e non è l’eccezione ma la regola, dove le sparizioni forzate e la tortura sono all’ordine del giorno, dove gli oppositori egiziani sono in galera (solo ieri è stata arrestata un’altra attivista), dove i diritti umani sono violati, È stata una legittimazione che è all’origine di tutte le ambiguità. Dopo l’uccisione di Giulio Regeni infatti, solo la pressione dell’opinione pubblica e dopo molto tempo, ha portato al «richiamo per consultazioni» del nostro ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari testimone diretto della vicenda Regeni. Una sorta di «sospensione» diplomatica così limitata e ambigua che probabilmente nasconde ulteriori ombre.
Così l’Egitto non è mai stato dichiarato «paese non sicuro» come ha sempre chiesto, esplicitamente e con speranza, la famiglia Regeni. Del resto come può farlo un paese come l’Italia che non ha una legge che punisce la tortura.
Ora la procura egiziana dice che «continuerà le indagini fino all’arresto dei responsabili della morte di Giulio Regeni», e ammette che sul ricercatore italiano le indagini, dopo un file aperto e chiuso su di lui, erano continuate, come i «resoconti» dell’«informatore-sindacalista» Abdallah, e ora sarebbero stati indentificati i nomi dei poliziotti coinvolti. Prime ammissioni e forse svolte. Ma dopo tanti devastanti, vergognosi depistaggi e bugie, messe in scena macabre con l’uccisione dei presunti rapitori: tutte prove inventate che chiamano direttamente in causa il governo egiziano e lo stesso Al Sisi. Restiamo dunque, purtroppo, lontani dalla verità che non è possibile delegare alle sole procure, come invece ha fatto il governo Renzi. Perché esiste invece una verità politica che punta il dito sulle dirette responsabilità del regime di Al Sisi che Matteo Renzi ha legittimato.

LO VEDETE? QUESTO E' UN BAMBINO MORTO DALLE NOSTRE BOMBE! FIGLI DI PUTTANA!

Strage ad Al Qaim: sotto le bombe uccisi 55 civili tra cui 19 bambini

La città è sotto il controllo dello Stato Islamico: un raid aereo criminale della coalizione
Bambini uccisi ad al-Qaim

Bambini uccisi ad al-Qaim

globalist8 dicembre 2016
 Una strage criminale che nemmeno la lotta allo Stato Islamico può giustificare, visto che a morire sono stato soprattutto gli innocenti: decine di civili, tra cui numerosi bambini, sono stati uccisi in un raid aereo avvenuto su un bastione dell'autoproclamato Stato islamico (Isis) in Iraq, secondo quanto denunciato da varie fonti irachene e quando possibile vedere nel video.
Il vice presidente del parlamento, Salim al Juburi, ha affermato che il bombardamento ha colpito «un mercato affollato di civili, uccidendone e ferendone decine». Alcune fonti hanno accusato l'aviazione irachena di aver compiuto il raid, altre la Coalizione internazionale guidata dagli Usa.
Al Juburi ha chiesto al governo di aprire un'inchiesta sull'attacco, avvenuto nel pomeriggio di ieri ad Al Qaim, nella provincia occidentale di Al Anbar al confine con l'Iraq.
Fonti ospedaliere citate dal sito Middle East Eye parlano di almeno 55 civili uccisi, tra i quali 19 bambini o adolescenti.
L'episodio è avvenuto mentre continua l'offensiva delle forze lealiste per strappare all'Isis la città di Mosul, capoluogo della provincia di Ninive. I vertici militari hanno detto ieri che l'esercito ha compiuto una nuova avanzata nei quartieri della periferia orientale, ma ancora diverso tempo sarà necessario per attraversare il fiume Tigri e arrivare nel centro della città, sulla sponda occidentale.

Video. Le immagini sono forti e potrebbero turbare la sensibilità dei lettori. 


RENZI BIS?

Spunta l'ipotesi del Renzi-bis: al via le consultazioni

Ieri le dimissioni del premier-segretario che ha lanciato il suo aut aut: “Governo di tutti o elezioni dopo il 24 gennaio”.
Quirinale

Quirinale

globalist8 dicembre 2016 Oggi inizia il tour de force del Presidente della Repubblica Mattarella: 25 colloqui in 48 ore. La giornata chiave è sabato: Guerini e Orfini guideranno la delegazione del Pd. Ed è toto-nomi. Ma soprattutto toto-elezioni. Quanto durerà questo governo? con quali presupposti nasce? Quando si andrà al voto? E, soprattutto, con quale legge elettorale?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ritiene “inconcepibili le elezioni anticipate” senza leggi elettorali omogenee per Camera e Senato e vuole un governo di scopo in grado di dare al Paese una nuova legge elettorale. Tutti parlano con tutti, tutti fanno ipotesi. E al momento sembra prendere quota una strada più delle altre, soprattutto perché sembra essere la più gradita al Quirinale: l'ipotesi di un Renzi Bis. Secondo alcune indiscrezioni per il Colle la prima opzione è il reincarico al fiorentino. Ma c'è il no del premier dimissionario.

I dubbi di Matteo Renzi su un reincarico: perderei la faccia. L'ipotesi reincarico si scontra però con il no di Renzi, che vorrebbe sfilarsi e indica due vie: elezioni subito dopo la sentenza della Consulta sull'Italicum, attesa il 24 gennaio, o un governo di responsabilità nazionale con una maggioranza larga, fino alla fine della legislatura.

Il lungo addio di Renzi si è consumato ieri alle 19, dopo la terza visita al Colle. Si è presentato davanti alle telecamere Ugo Zampetti, segretario generale del Quirinale, e ha letto il comunicato che chiude questa pagina di storia italiana: le dimissioni del premier accettate "con riserva", dopo aver preso atto del voto in mattinata sulla legge di stabilità. Renzi resterà a Palazzo Chigi "per gli affari correnti" fintanto che Mattarella non avrà individuato il suo successore. La caccia inizierà stasera con le consultazioni iniziando da Grasso, presidente del Senato, proprio lui che molti vedrebbero su misura per guidare un "governo istituzionale". Poi Boldrini e quindi Napolitano, nella sua veste di Presidente "emerito".


Una estenuante maratona di colloqui, ben 25 nell’arco di due giorni che Mattarella si sobbarcherà con lo scrupolo di non lasciare fuori nessuno, nemmeno quell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani di cui alzi la mano chi conosceva l’esistenza. Unica peculiarità: i partiti piccoli avranno 20 minuti per esprimersi; mezz’ora le forze intermedie tipo Fratelli d’Italia, Lega o Ap; un’ora intera i tre gruppi che più contano nel cerimoniale quirinalizio, cioè Forza Italia, M5S e Pd. Lo schema sembra quello solito delle 62 crisi di governo in settant’anni di Repubblica, eppure dietro questo "tour de force" si può leggere una logica politica: arrivare sabato pomeriggio all’ultimo colloquio, con la delegazione Democratica, avendo chiaro se la strada del governo con tutti dentro, del grande "embrassons-nous" è praticabile o meno. E da lì passare oltre. 

L'intervento di Renzi alla direzione del Pd.   "Siamo il partito - ha detto di fronte al partito - di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi" di governo "nelle modalità che individuerà".  "Un passaggio interno" di riflessione sul risultato del referendum "sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso". "Propongo - ha detto Renzi facendo intuire che lui non farà parte della delegazione - che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente" Matteo Orfini "e dai due capigruppo" Ettore Rosato e Luigi Zanda. "Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità", aggiunge.