IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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giovedì 31 dicembre 2009

MUCCHIO SELVAGGIO MIGLIOR MENSILE DEL 2009







MOTIVAZIONE: ESSERE UNA RIVISTA NON UNA MARCHETTA

RECENSIONI SOLO VOTO
















Qui si danno solo i voti a cd, film, libri, spettacoli e quantaltro senza spiegazione critica.




1= INASCOLTABILE/INVEDIBILE
2= NOIOSO
3= NE SENTO QUALCHE CANZONE/ HO RESISTITO UN PO' POI SONO USCITO
4= ASCOLTABILE SENZA PRETESE/CHE FATICA ARRIVARE FINO IN FONDO
5= E' UN BEL CD/FILM
6= LO COMPRO/L'HO VISTO VOLENTIERI
7= E LO FACCIO COMPRARE AGLI ALTRI/CONSIGLIERO' DI VEDERLO
8= DA AVERE ASSOLUTAMENTE, DOVESSI CERCARLO VIA MARE/VEDERE
9= IMPERDIBILE!!!
10= CAPOLAVORO ASSOLUTO

cd: ANDREA SIGONA "SANTI E DELINQUENTI" GENERE: ROCK VOTO: 9

cd: CARLTON RARA "PEYI BLUE" GENERE: WORLD VOTO: 9

cd: OJOS DE BRUJO "AOCANA'" GENERE: WORLD - LATIN VOTO: 9

serie tv: "IN TREATMENT" con Gabriel Byrne e Dianne Wiest VOTO: 10

serie tv: "FLASHFORWARD" con Joseph Fiennes e John Cho VOTO: 10

cd: VASCO ROSSI "Tracks 2 - inediti e rarità" GENERE: ROCK VOTO: 1

cd: CARMEN CONSOLI "ELETTRA" GENERE: POP VOTO: 6

cd: 30 SECONDS TO MARS "THIS IS WAR" GENERE: ROCK VOTO: 6

cd: ALICIA KEYS "THE ELEMENT OF FREEDOM" GENERE: SOUL VOTO: 3

cd: KINGS OF CONVENIENCE "DECLARATION OF DEPENDANCE" GENERE: POP VOTO:2

cd: SAMUELE BERSANI "MANIFESTO ABUSIVO" GENERE: CANTAUTORIALE VOTO: 7

film: THE TWILIGHT SAGA: NEW MOON VOTO: 6

cd: PAOLA TURCI "ATTRAVERSAMI IL CUORE" GENERE: CANTAUTORIALE VOTO: 6

cd: DEVENDRA BANHART "WHAT WILL WE BE" GENERE: INDIE-ROCK VOTO: 2




INCHIESTA




INCHIESTA è la rivista delle EDIZIONI DEDALO di Bari (quelle de Il Manifesto, Sapere, Monthly Review, Controspazio, Quaderni di Storia, Critica Marxista, ecc.) diretta dal Prof. Vittorio Capecchi dell'Unibo, in cui scrivo da qualche mese.

Qui riporterò alcuni stralci dagli articoli da me pubblicati pur invitandovi ad abbonarvi a questa splendida rivista che esiste dagli anni sessanta e che si occupa di sociale, politica, economia, arti e storia.

Io vi partecipo come storico e come critico cinematografico e musicale nonché come economista.

LE RECENSIONI







Qui verranno pubblicate le recensioni di film, cd e libri. Non sarò solo io ad occuparmene ma vi sarà Susanna, Antonello, Simone, Andrea e tanti altri personaggi famosi come loro (che ora non vi svelo ancora nel cognome) che inseriranno il loro insindacabile giudizio sui poveri malcapita






ALESSANDRO MANNARINO: "IL BAR DELLA RABBIA"




Mannarino ha pubblicato questo disco nei primi mesi del 2009 ed è subito stato esaltato dalla critica. Secondo al Premio Tenco, ospite fisso in trasmissioni come "Parla con me" di Serena Dandini, "Viva RadioDue" con Fiorello che lo annuncia sempre "ed ora il grande Mannarino", ai primi posti della classifica nazionale, vendite da urlo, concerti stracolmi e successo che è ormai consacrato anche a livello di pubblico.


Il disco è un concentrato di passionalità, gusto, serietà artistica, divertissement, chansonnier, musica arcigna di strada, sangue, paure, tic, gioie e dolori quotidiani, clown, burla, Roma e il mondo, sudore, odori, puzze, stracci, cartapeste, droga, sesso, sesso mancato, sesso eseguito, gente maltrattata, gente ai margini, popolo (parola, ahimé, ormai in disuso), italietta rincoglionita e zoccola, corrotti e corruttori, strozzini, artisti, mendicanti, bocche impastate, alcool, vino, superalcolici, traslazioni, sovrapposizioni, immagini, fantasie, streghe, amori finiti, amori mai iniziati, amori...forse, soldi, capitoli, alta letteratura, poesia.


Eh già, poesia, non a caso lasciato per ultimo questo termine. Mannarino andrebbe, come Capossela, messo nell'olimpo dei poeti, di quei poeti vivi, che non assomigliano a nessuno se non ad essi stessi. Sono stati fatti sciocchi paragoni dicendo che "Mannarino assomiglia a Capossela, a Gabriella Ferri, a questo e a quell'altro". Balle. Mannarino è se stesso. E chiediamogli solo di rimanere tale, di non farsi inghiottire dal mondo dello spettacolo-business, di restare sempre in mezzo a noi da quell'immenso "artista di strada" che è sempre stato.


PEPPE VOLTARELLI: "DUISBURG, NANTES, PRAGA - IL BOOTLEG LIVE"
Fin dai tempi de Il Parto delle Nuvole Pesanti, il gruppo fondato insieme a Salvatore de Siena, Peppe è stato uno dei maggiori cantautori italiani degli ultimi vent'anni. Poeta, scrittore, attore, musicista, interprete, cantautore, giocoliere di parole, intrattenitore, funambolo, genio assoluto nel descrivere corpi e situazioni dell'era moderna e di quella passata.
Questo cd live del tutto indipendente meriterebbe tutti i premi italiani e europei della musica in un colpo solo. Tocca al cuore, è una freccia diretta all'anima. Partendo dai fatti di mafia del passato recente, Peppe ci accompagna nell'Italia dei migrati, raccontandoci storie di vita quotidiana in un modo ricercato e minuzioso, storico, oserei dire. E' davvero toccante assistere ad un concerto di Peppe dove mette in prima linea se stesso, la sua forza di dire le parole, il suo amore sviscerato per le persone più deboli, il suo odio per la banalità e per la porcheria dei potenti, malvagi e schifosi, sempre.
Per capire ancora di più questo capolavoro dal vivo (davvero vivo) leggere "Non finito calabrese", il libro di poesie di Peppe: "La Calabria è una Regione in via di sviluppo che confina a ovest con la Basilicata a sud con la Sicilia a est col Mar Ionio e a nord con la Germania. In Calabria c'è una grande azienda che produce cocaina la compra la vende la raffina se la tira e con i contanti compra case alberghi e rsistoranti pizzerie boutique saloni di bellezza e fruttivendoli dovunque sia possibile. Lo sappiamo tutti lo sanno i politici lo sanno i parrucchieri e le casalinghe lo sanno i Carabinieri e la Finanza.....". Chiaro 'o concetto?







RODI 1943

Qui si potrà seguire l'evolversi del mio prossimo lavoro di scrittura sulla storia di mio zio Ettore che fu trucidato dai nazisti nel 1943 a Rodi, in Egeo, Grecia.

Questa settimana un articolo sull'8 settembre 1943 a Rodi.

DA WWW.DODECANESO.ORG

Gli avvenimenti dell' 8 settembre 1943 in Italia sono stati oggetto di studio, analisi, discussione nelle più svariate sedi. Ad eccezione delle tragiche vicende di Cefalonia la saggistica e la ricerca storica hanno confinato le vicende di quel drammatico settembre fuori dall' Italia nel dimenticatoio. Ciò appare una imperdonabile sottrazione alla memoria storica collettiva. In queste pagine cerchiamo di colmare questa lacuna ricordando quegli avvenimenti in Egeo. Avvenimenti poco noti ma che ebbero esiti tragici, il massacro di Kos (Coo) pur non essendo paragonabile numericamente a quello ben più noto di Cefalonia, non è per questo meno terribile. Pochi sanno che Leros (Lero) rimase sotto la sovranità della Regia Marina e del Regio Esercito fino a metà novembre 1943. I marinai, i fanti, gli avieri combatterono coraggiosamente a fianco delle forze britanniche contro le soverchianti forze tedesche che li assediavano dal mare e dal cielo. Anche qui si ripetè il tragico copione degli eccidi dopo la resa dei militari italiani.
A Rodi, nonostante le incertezze e l’impreparazione che caratterizzarono la gestione della crisi da parte del Comando Militare Egeomil, alcuni reparti della Divisione Regina tennero validamente testa agli attaccanti infliggendogli dure perdite e catturando persino centinaia di prigionieri tedeschi che peraltro non ebbero torto un capello. Un episodio emblematico lo testimonia, due militari italiani che scortavano un soldato tedesco ferito all’ospedale di Rodi furono intercettati da una pattuglia della Divisione Sturm Rodos, disarmati, furono fucilati sul posto.

I MIEI FILM ED I MIEI VIDEO

http://www.youtube.com/watch?v=HVdXT52IWSM

ACID LETHAL FAST film mediometraggio tratto dal libro omonimo di Astor Amanti con Alessandro Zunino

CA DU DRIA




GLI APPUNTAMENTI DELLO STORICO BAR GENOVESE




LA RIVOLUZIONE FRANCESE

STUDI APPROFONDITI SUL MIGLIORE "ROMANZO" DELLA STORIA.

La fuga del re
L'enigma della collana
La presa della Bastiglia
Il terzo stato
Gli aristocratici
La Monarchia
La Borghesia
Albert Mathiez
Robespierre
Danton
Marat
Louis XVI e Marie Antoinette
Mirabeau
Sieyés
Rousseau e Voltaire
e tutti i grandi personaggi e le storie che hanno appassionato milioni di lettori, scrittori, storici, critici, filosofi.....

Questa settimana, un argomento ludico e tranquillo: LE CANZONI DELLA RIVOLUZIONE

Ah! ça ira, ça ira, ça ira! Paroles de Ladré, musique de Bécourt

Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Le peuple en ce jour sans cesse répète, Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Malgré les mutins tout réussira. Nos ennemis confus en restent là Et nous allons chanter alléluia ! Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Quand Boileau jadis du clergé parla Comme un prophète il a prédit cela. En chantant ma chansonnette Avec plaisir on dira: Ah ! ça ira, ça ira, ça ira!
Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Suivant les maximes de l’évangile Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Du législateur tout s’accomplira. Celui qui s’élève on l’abaissera Celui qui s’abaisse on l’élèvera. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira, Le vrai catéchisme nous instruira Et l’affreux fanatisme s’éteindra. Pour être à la loi docile Tout Français s’exercera. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira!
Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Pierette et Margot chantent la guinguette Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Réjouissons-nous, le bon temps viendra! Le peuple français jadis à quia, L'aristocrate dit : mea cilpa! Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Le clergé regrette le bien qu'il a, Par justice, la nation l'aura. Par le prudent Lafayette, Tout le monde s'apaisera. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira!
Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Par les flambeaux de l'auguste assemblée, Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Le peuple armé toujours se gardera. Le vrai d'avec le faux l'on connaîtra, Le citoyen pour le bien soutiendra. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Quand l'aristocrate protestera, Le bon citoyen au nez lui rira, Sans avoir l'âme troublée, Toujours le plus fort sera. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira!
Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Petits comme grands sont soldtas dans l'âme, Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Pendant la guerre aucun ne trahira. Avec coeur tout bon français combattra, S'il voit du louche, hardiment parlera. Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Lafayette dit : "Vienne qui voudra!" Sans craindre ni feu, ni flamme, le français toujours vaincra! Ah ! ça ira, ça ira, ça ira!
Paroles anonymes ajoutées plus tard:
Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Les aristocrates à la lanterne, Ah ! ça ira, ça ira, ça ira! Les aristocrates, on les pendra! Et quand on les aura tous pendus, On leur fich'ra la pelle au cul.

La Carmagnole Août 1792 : Auteur anonyme

Madam' Veto avait promis (bis) De faire égorger tout Paris (Bis) Mais son coup a manqué Grâce à nos canonniers Dansons la carmagnole Vive le son, vive le son Dansons la carmagnole Vive le son du canon!
Monsieur Veto avais promis D'être fidèle à son pays Mais il y a manqué Ne faisons plus quartier
Amis restons toujours unis Ne craignons pas nos ennemis S'ils vienn'nt nous attaquer Nous les ferons sauter.
Antoinette avait résolu De nous faire tomber sur le cul Mais son coup a manqué Elle a le nez cassé
Son mari se croyant vainqueur Connaissait peu notre valeur Va, Louis, gros paour Du temple dans la tour
Les Suisses avaient promis Qu'ils feraient feu sur nos amis Mais comme ils ont sauté Comme ils ont tous dansé!
Quand Antoinette vit la tour Ell' voulut faire demi-tour Elle avait mal au coeur De se voir sans honneur.
Lorsque Louis vit fossoyer A ceux qu'il voyait travailler Il disait que pour peu Il était dans ce lieu.
Le patriote a pour amis Tout les bonnes gens du pays Mais ils se soutiendront Tous au son du canon.
L'aristocrate a pour amis Tous les royalist's de Paris Ils vous le soutiendront Tout comm' de vrais poltrons!
La gendarm'rie avait promis Qu'elle soutiendrait la patrie. Mais ils n'ont pas manqué Au son du canonnier
Oui je suis sans-culotte, moi En dépit des amis du roi Vivent les Marseillois Les bretons et nos lois!
Oui nous nous souviendrons toujours Des sans-culottes des faubourgs A leur santé buvons Vive ces francs lurons!

Le chant du départ Juillet 1794 : Marie-Joseph Chenier - Méhul

Un député du peuple : La victoire en chantant Nous ouvre la barrière La liberté guide nos pas. Et du Nord au Midi La trompette guerrière A sonné l'heure des combats. Tremblez, ennemis de la France Rois ivres de sang et d'orgueil Le peuple souverain s'avance Tyrans, descendez au cercueil!
Choeur des guerriers : refrain (à répeter deux fois):
La République nous appelle Sachons vaincre ou sachons mourir Un Français doit vivre pour Elle Pour Elle, un Français doit mourir. Un Français doit vivre pour Elle Pour Elle, un Français doit mourir.
Une mère de famille : De nos yeux maternels Ne craignez point les larmes Loin de nous de lâches douleurs! Nous devons triompher Quand vous prenez les armes C'est aux rois à verser des pleurs. Nous vous avons donné la vie, Guerriers, elle n'est plus à vous, Tous vos jours sont à la patrie Elle est votre mère avant tout.
Choeur des mères de famille : Refrain
Deux vieillards : Que le fer paternel Arme la main des braves Songez à nous au champ de Mars Consacrez, dans le sang Des rois et des esclaves Le fer béni par vos vieillards. Et rapportant sous la chaumière Des blessures et des vertus Venez fermer notre paupière Quand les tyrans ne seront plus.
Choeur des vieillards : Refrain
Un enfant : De Barra, de Viala Le sort nous fait envie Ils sont morts, mais ils sont vaincus. Le lâche acablé d'ans N'a point connu la vie! Qui meurt pour le peuple a vécu Vous êtes vaillants, nous le sommes Guidez-nous contre les tyrans Les républicains sont des hommes Les esclaves sont des enfants.
Choeur des enfants : Refrain
Une épouse: Partez vaillants époux, Les combats sont vos fêtes Partez, modèles de guerriers Nous cueillerons des fleurs Pour en ceindre vos têtes. Nos mains tresseront vos lauriers Et si le temple de mémoire S'ouvrait à vos mânes vainqueurs Nos voix chanteront votre gloire Nos flancs porteront vos vengeurs.
Coeur des épouses : Refrain
Une jeune fille : Et nous, soeurs des héros Nous qui, de l'hyménée Ignorons, les aimables noeuds, Si, pour s'unir un jour A notre déstinée Les citoyens forment des voeux Qu'lis reviennent dans nos murailles Beaux de gloire et de liberté Et que leur sang dans les batailles Ait coulé pour l'égalité.
Coeur des jeunes filles : Refrain
Trois guerriers: Sur le fer devant Dieu, Nous jurons à nos pères A nos épouses, à nos soeurs A nos représentants A nos fils, à nos mères D'anéantir les oppresseurs, En tous lieux, dans la nuit profonde, Plongeant l'infâme royauté, Les français donneront au monde Et la Paix, et la Liberté.
Coeur général : Refrain

La liberté des nègres 1794 par le citoyen Piis


Le saviez-vous Républicains, Quel sort était le sort du nègre ? Qu'à son rang parmi les humains Un sage décret réintègre Il était esclave en naissant, Puni de mort pour un seul geste. On vendait jusqu’à son enfant. Le sucre était teint de son sang. Daignez m’épargner tout le reste, Daignez m’épargner tout le reste.
De vrais bourreaux, altérés d’or, Promettant d’alléger ses chaînes, Faisaient, pour les serrer encor, Des tentatives inhumaines. Mais, contre leurs complots pervers, C'est la nature qui proteste Et deux peuples, brisant leurs fers, Ont, malgré la distances des mers, Fini par s ‘entendre de reste. (bis)
Qu’ont dit les députés des noirs A notre Sénat respectable, Quand ils ont eu de leurs pouvoirs Donné la preuve indubitable : « Nous n’avons plus de poudre, hélas ! Mais nous brûlons d’un feu céleste, Aidez nos trois cent mille bras A conserver dans nos climats Un bien plus cher que tout le reste. » (bis)
Soudain, à l’unanimité : « Déclarez à nos colonies, Qu’au désir de l’humanité Elles sont par vous affranchies. Et si des peuples oppresseurs, Contre un tel vœu se manifestent, Pour amis et pour défenseurs, Enfin, pour colons de nos cœurs, Songez que les Français vous restent. » (bis)
Ces Romains, jadis si fameux, Ont été bien puissants, bien braves, Mais ces Romains, libres chez eux, Conservaient au loin des esclaves, C ‘est une affreuse vérité, Que leur histoire nous atteste, Puisqu’avec nous, d’humanité, Déjà les Romains sont en reste. (bis)
Tendez vos arcs, nègres marrons, Nous portons la flamme à nos mèches, Comme elle part de nos canons, Que la mort vole avec vos flèches. Si des royalistes impurs, Chez nous, chez vous, portent la peste, Vous dans vos bois, nous dans nos murs, Cernons ces ennemis obscurs, Et nous en détruirons le reste. (bis)
Quand dans votre sol échauffé, Il leur a semblé bon de naître, La canne à sucre et le café N’ont choisi ni gérant, ni maître. Cette mine est dans votre champ, Nul aujourd’hui ne le conteste, Plus vous peinez en l’exploitant, Plus il est juste, assurément, Que le produit net vous en reste. (bis)
Doux plaisir de maternité, Devenir plus cher à négresse ; Et sans nuire à fécondité, Prendre une teinte de sagesse. Zizi, toi n’étais, sur ma foi, Trop fidèle, ni trop modeste ; Mais toi, t’en feras double loi, Si petite famille à toi Dans case à moi, près de toi reste. (bis)
Américains, l’égalité Vous proclame aujourd’hui nos frères. Vous aviez à la liberté Les mêmes droits héréditaires. Vous êtes noirs, mais le bon sens Repousse un préjugé funeste… Seriez-vous moins intéressants, Aux yeux des Républicains blancs ? La couleur tombe, et l’homme reste ! (bis)

Chant de guerre pour l'armée du Rhin ou "La Marseillaise" 1792 : Rouget de Lisle

Allons enfants de la Patrie Le jour de gloire est arrivé Contre nous de la tyrannie L'étendard sanglant est levé (bis) Entendez vous dans ces campagnes Mugir ces féroces soldats Ils viennent jusque dans vos bras Égorger vos fils, vos compagnes
Refrain : Aux armes citoyens, formez vos bataillons Marchons, marchons Qu'un sang impur, abreuve nos sillons!
Que veut cette horde d'esclaves De traîtres, de rois conjurés? Pour qui ces ignobles entraves, Ces fers dès longtemps préparés? (bis) Français, pour nous, ah! quel outrage! Quels transports il doit exciter! C'est nous qu'on ose méditer De rendre à l'antique esclavage!
Quoi! Ces cohortes étrangères Feraient la loi dans nos foyers? Quoi! Des phalanges mercenaires Terrasseraient nos fiers guerriers? (bis) Grand Dieu! Par des mains enchaînées Nos fronts sous le joug se ploieraient! De vils despotes deviendraient Les maîtres de nos destinées!
Français, en guerriers magnanimes Portez ou retenez vos coups, Épargnez ces tristes victimes A regret s'armant contre nous (bis) Mais ces despotes sanguinaires, Mais les complices de Bouillé, Tous ces tigres qui sans pitié Déchirent le sein de leurs mères!
Tremblez tyrans, et vous, perfides, L'opprobre de tous les partis, Tremblez! Vos projets parricides Vont enfin recevoir leur prix! (bis) Tout est soldat pour vous combattre, S'ils tombent, nos jeunes héros, La terre en produit de nouveaux, Contre vous tout prêts à se battre!
Amour sacré de la Patrie, Conduis, soutiens nos bras vengeurs, Liberté, Liberté chérie, Combats avec tes défenseurs (bis) Sous nos drapeaux que la Victoire Accoure à tes mâles accents Que tes ennemis expirants Voient ton triomphe et notre gloire!
Une septième strophe, dit "strophe des enfants" fut ajoutée quelques mois plus tard, et n'est pas de Rouget de Lisle. Elle est probablement de l'abbé Pessoneaux, prêtre qui avait prêté serment à la convention. Cette strophe est attribuée quelques fois - à tord semble-t-il - à un écrivain qui en a revendiqué la paternité sur ses vieux jours : Louis Dubois. C'est la seule des nombreuses strophes écrites ici ou là, au gré des circonstances, qui a survécu jusqu'à nous.
Nous entrerons dans la carrière Quand nos aînés n'y seront plus. Nous y trouverons leur poussière Et la trace de leurs vertus! (bis) Bien moins jaloux de leur survivre Que de partager leur cercueil Nous aurons le sublime orgueil De les venger ou de les suivre!

Mort de Louis Capet (Ladré,Janvier 1793)

Le vingt et un janvier Sept cent quatre-vingt-treize, Capet, tyran dernier, Qu’on nommait Louis Seize, A reçu ses étrennes Pour avoir conspiré. Ce fuyard de Varennes Est donc guillotiné.
Ayant prémédité La perte de la France, Contre la liberté, Fut la plus grande offense. La raison souveraine Diminuant son rang, Par conseil de la Reine, Fit répandre le sang.
Louis Capet était Héros du fantisme, Des prêtres soutenait Le sanglant catéchisme. Ce parjure despote Pour le peuple jurait : Le blason, la calotte, Ce tyran soutenait.
Les nobles orgueilleux, Ses parents et ses frères, Et de la part des cieux, Les prêtres réfractaires, Lui disaient de mal faire. Les ayant écoutés, La loi le met en terre : Il l’a bien mérité.
Les tyrans couronnés Et tous leurs satellites, Les nobles enragés, Qu’ils cessent leurs poursuites. Ce grand chef des despotes Est mort sur l’échafaud, Les dévots et dévotes N’osent plus dire un mot.
A Rome que diront Ses tantes, vieilles sottes, Comme elles jureront Contre les patriotes ! Et le pape de Rome Nous excommuniera, Et bientôt un Saint Homme Du tyran on fera.
Il pouvait être heureux Etant roi sur la terre, Pour lui, c’est malheureux Qu’il fût sans caractère : Faut avoir une tête Pour être couronné, Etant faible et trop bête, Il fur guillotiné.
Ah ! que le nom de roi Soit hors de nos mémoires, Pour soutenir la loi Remportons des victoires. Le bonnet et la pique Conservons bien, Français . Vive la République, Crions tous à jamais !

LE ELEZIONI NELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

QUI VERRANNO PUBBLICATE LE RIFLESSIONI SULL'IMPORTANZA ENORME DELLE ELEZIONI NELLA RIVOLUZIONE FRANCESE. CHE COSA AVEVANO DI PARTICOLARE? PERCHE' BISOGNEREBBE PENSARE DI ADOTTARE IL METODO UTILIZZATO ALLORA OGGIDI'?

QUESTA SETTIMANA UNA MIA RIFLESSIONE

L'importanza fondamentale delle elezioni del 1789 (e di quelle fino alla fine della rivoluzione) sta nel fatto che erano pure. Non esistevano i partiti politici, vera nefandezza del mondo moderno. In Italia esiste la corruzione, la concussione, il nepotismo, il favoritismo, il portaborsismo, lo sgattaiolare attraverso le porte. Perché? Come funzionavano allora le elezioni? Chi veniva eletto? Come veniva eletto? Per quanto tempo? Lo vedremo nelle prossime settimane.

LA BOMBA ATOMICA

QUI VERRANNO INSERITI ARTICOLI, ARGOMENTI, IDEE, DISCUSSIONI, ECC SUL DISCORSO BOMBA ATOMICA. QUESTA SETTIMANA COMINCIAMO CON L'ARTICOLO DEL PROF. VITTORIO CAPECCHI DELL'UNIBO PUBBLICATO SU IL MANIFESTO IL 04/08/2005

La lunghissima estate del `45La bomba ha 60 anni Lo sterminio delle donne e degli uomini di Hiroshima e Nagasaki non è stato un modo per finire subito la guerra contro un nemico ormai vinto e in cerca di resa ma un crimine contro l'umanità rimasto impunito che anticipa la politica di George Bush
VITTORIO CAPECCHI
Da sessanta anni, ad ogni anniversario dello sterminio delle donne e degli uomini di Hiroshima e Nagasaki, la domanda a cui si tenta di rispondere è: «perché?». Oggi, grazie all'ampia documentazione a disposizione, a questa domanda si può rispondere senza particolari incertezze. Ma non solo. La domanda, da generico sgomento di fronte all'orrore che quell'avvenimento continua a suscitare, può essere meglio formulata e articolata: perché il presidente americano Truman autorizzò un crimine contro l'umanità dopo che il Giappone si era arreso? E come è stato possibile che questo crimine contro l'umanità sia rimasto impunito?La bomba: inutile per la resa del GiapponeLa sequenza degli eventi puo essere ricostruita nel dettaglio. La Germania ha firmato la resa l'8 maggio 1945 e anche il Giappone è ormai pronto ad arrendersi: non ha più un apparato militare offensivo con «milioni di persone senza casa e le città distrutte nella percentuale del 25-50%» (dichiarazione dell'8 luglio 1945 dell'Us-British Intelligence Committee). Ciò che accade nel mese di luglio è particolarmente importante: è una storia in cui si intrecciano i rapporti tra Usa e Urss per il controllo del Sud Est asiatico, la volontà degli scienziati di sperimentare la bomba atomica, la decisione di sterminio di un presidente americano, il destino della popolazione inerme di due città giapponesi.Documenti, a lungo rimasti segreti e censurati, mostrano che la resa del Giappone avviene il 12 luglio quando l'imperatore giapponese, attraverso il suo primo ministro Togo, invia un telegramma all'ambasciatore Sato a Mosca in cui chiede alla Russia (che non ha ancora formalmente dichiarato guerra al Giappone) di fare da intermediaria per trattare la resa. L'imperatore è per una resa incondizionata e chiede solo che questa non comporti la sua destituzione per salvaguardare la «sacralità» della sua figura (condizione, del resto, che verrà accettata dal governo americano, ma solo dopo aver sperimentato le due bombe atomiche). Truman è a conoscenza della resa dell'imperatore, come risulta dal suo diario autografo (reso pubblico dopo gli anni `70) in cui scrive il 18 luglio: «Stalin aveva messo a conoscenza il Primo Ministro del telegramma dell'imperatore giapponese che chiedeva la pace. Stalin mi disse inoltre cosa aveva risposto. Era fiducioso. Credeva che il Giappone si sarebbe arreso prima dell'intervento russo». Da notare che sempre nello stesso diario Truman aveva annotato il giorno prima che «Stalin dichiarerà guerra al Giappone il 15 agosto. Quando avverrà, sarà la fine per i giapponesi».Il 16 luglio, intanto, era stato fatto il primo test della bomba atomica nel New Mexico e Truman era stato ufficiamente informato che il risultato del test era positivo: la bomba era pronta e poteva essere sganciata sul Giappone. La fine della guerra e la resa del Giappone sono previste entro poche settimane (tra il 18 luglio e il 15 agosto). Ciononostante, la decisione di Truman è quella di usare la bomba, distruggere due intere città giapponesi e condannare ad una morte atroce uomini donne, bambini inermi. Ancora una volta la domanda è: perché?La bomba: per dominare il dopoguerraLa risposta oggi convergente da tutte le fonti è che ciò ha influenzato la decisione di Truman non era un temuto prolungamento della guerra (ormai di fatto terminata) ma il dopoguerra: se l'Urss avesse dichiarato formalmente la guerra al Giappone il 15 agosto, le sue armate avrebbero potuto entrare prima di quelle americane nel Giappone arreso ed in ogni caso, nel dopoguerra, gli Stati uniti avrebbero dovuto spartire con l'Urss la loro sfera di influenza nel Sud Est asiatico. Si tratta di una ipotesi confermata da una osservazione di Winston Churchill, il 23 luglio 1945: «E' chiarissimo che al momento gli Stati uniti non desiderano la partecipazione russa alla guerra con il Giappone». Nella stessa direzione vanno altre testimonianze. Nel diario di James V. Forrestal (ministro della marina Usa) si può leggere che «il segretario di stato Byrnes aveva una gran fretta di concludere la questione giapponese prima che i russi entrassero in gioco». Il fisico Leo Szilard (che firmò il 7 luglio del 1945 la prima petizione contro l'utilizzo della bomba atomica) nel 1948 ha scritto: «Mr. Byrnes non argomentò che l'uso della bomba atomica contro le città del Giappone fosse necessario per vincere la guerra. Egli sapeva, come anche tutto il resto del governo, che il Giappone era battuto sul campo. Però Byrnes era molto preoccupato per la crescente influenza della Russia in Europa». Anche Albert Einstein (New York Times, 14 agosto 1946) affermò che nella decisione di gettare le due bome atomiche la causa principale era stato «il desiderio di metter fine con ogni mezzo alla guerra nel Pacifico prima della partecipazione della Russia. Io sono certo che se ci fosse stato il presidente Roosevelt questo non sarebbe accaduto. Egli avrebbe proibito un'azione del genere». Sembrerebbe, dunque, che ci troviamo di fronte ad un crimine contro l'umanità come «misura preventiva».La bomba: chi era contro e chi a favoreContro l'uso dell'atomica si dichiararono le massime autorità militari. Dice il generale Dwight D. Eisenhower: «Ero convinto che il Giappone fosse già sconfitto e che il lancio della bomba fosse del tutto inutile... In quel momento il Giappone stava cercando un modo per arrendersi il più dignitosamente possibile. Non era necessario colpirli con quella cosa spaventosa». E dello stesso tipo sono le dichiarazioni dell'ammiraglio William Leahy, capo di stato maggiore: «I Giapponesi erano già sconfitti e pronti alla resa. L'uso di questa arma barbara contro Hiroshima e Nagasaki non ci fu di nessun aiuto nella nostra guerra contro il Giappone. Nell'usarla per primi adottammo una norma etica simile a quella dei barbari nel medioevo. Non mi fu mai insegnato a fare la guerra in questo modo, e non si possono vincere le guerre sterminando donne e bambini». Leahy individua anche il gruppo che è stato più a favore: «Gli scienziati ed altri volevano sperimentarla, date le enormi somme di denaro che erano state spese nel progetto: due miliardi di dollari». Quindi, a parte il limitato gruppo dei fisici che era sulle posizione di Szilard e Einstein, c'è un gruppo consistente di attori legati al costosissimo progetto Manhattan che desidera «rendere produttivo l'investimento».Si arriva così al 25 luglio, quando il Comitato presieduto da Truman e Byrnes (con anche la presenza del rettore dell'Università di Harward James Conant, invitato al Comitato «a nome della società civile», che vergognosamente appoggia lo sterminio) ordina al generale Caarl Spatz dell'Air Force la «missione atomica» su quattro possibili obiettivi (Hiroshima, Kokura, Niigata e Nagasaki) indicando una data provvisoria (il 3 agosto).La prima bomba atomica scenderà sul centro di Hiroshima il 6 agosto alle ore 8,15 del mattino quando le scolaresche vanno a scuola e le donne e gli uomini al lavoro; la seconda scenderà il 9 agosto alle 11,02 nel quartiere più povero (prevalentemente cattolico) di Nagasaki (tra le due bombe arriva, ormai ininfluente, la dichiarazione di guerra della Russia al Giappone).Per documentare l'entusiasmo che l'annuncio di questo crimine contro l'umanità riceve negli Stati uniti si può ricordare la testimonianza del fisico Sam Cohen sulla sera del 6 agosto 1945: «Quella sera, Oppenheimer non passò dall'ingresso laterale, fece piuttosto una entrata trionfale come Napoleone al ritorno di una grande vittoria. Mentre entrava, tutti - a eccezione forse di una o due persone - si alzarono in piedi applaudendo e battendo i piedi; erano veramente orgogliosi che ciò che avevano costruito avesse funzionato ed erano orgogliosi di se stessi e di Oppenheimer».La bomba: come fu mistificataNonostante l'euforia, Truman si rende conto che non può rivelare al mondo che ha ordinato un crimine contro civili senza che ve ne fosse bisogno per finire la guerra. Due sono le strategie utilizzate: la menzogna e la censura. La prima menzogna (quella con le gambe corte) è detta da Truman alla radio il 9 agosto quando afferma che «la prima bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima, una base militare». La seconda menzogna (quella con le gambe lunghe) serve a nascondere che il Giappone aveva già dichiarato la resa: la bomba è «giustificata» dal numero di morti americani evitato. Come affermò Truman il 15 dicembre 1945: «A me sembrava che un quarto di milione dei nostri giovani uomini nel fiore degli anni valesse un paio di città giapponesi».Viene poi fatta scattare una durissima censura sia negli Stati uniti che in Giappone. Ad Eisenhower viene inviato il 2 aprile 1946 un memorandum in cui si ordina: «Da nessuno dei documenti destinati alla pubblicazione deve risultare che la bomba atomica fu lanciata su un popolo che aveva già cercato la pace» e nel 1946 venne approvato l'Atto dell'energia atomica che prevedeva l'ergastolo e la pena di morte per chi divulgasse «documenti protetti da segreto con lo scopo di danneggiare gli Stati uniti». In Giappone il silenzio stampa e la censura di qualunque commento critico all'uso dell'atomica furono ferrei fino al 1949.Le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki non hanno segnato, dunque, la fine della seconda guerra mondiale ma l'inizio di una nuova era. Quella che usa lo sterminio come misura preventiva, separa l'economia e la politica dall'etica, difende la «neutralità» della ricerca scientifica, legittima la menzogna e l'impunità per chi ha il potere. Il neoliberismo alla Bush è stato anticipato sessanta anni fa da Harry Truman.

NEWS

DA INTERNAZIONALE

L’opposizione iraniana sotto assedio a Teheran
Mentre i sostenitori del leader dell’opposizione Mir Hossei Mousavi preparano per il 31 dicembre nuove manifestazioni, secondo il sito riformatore Jaras delle truppe e dei mezzi blindati stanno convergendo verso la capitale iraniana. La stesa notizia circola tra molti utenti di Twitter.
Moussavi e i suoi sostenitori hanno intanto ricevuto un avvertimento da parte del procuratore generale del paese: se non condaneranno le manifestazioni della settimana scorsa (in cui sono morte almeno dieci persone) saranno ritenuti perseguibili dalla giustizia.
In tutta risposta, sempre attraverso Twitter, Moussavi ha lanciato un appello: “In caso di aresto di uno dei leader del movimento verde, scendete in piazza. E ditelo a tutti”.

DAL NY TIMES SUL TERRORISTA (?) NIGERIANO

The National Security Agency four months ago intercepted conversations among leaders of Al Qaeda in Yemen discussing a plot to use a Nigerian man for a coming terrorist attack, but American spy agencies later failed to combine the intercepts with other information that might have disrupted last week’s attempted airline bombing. The electronic intercepts were translated and disseminated across classified computer networks, government officials said on Wednesday, but analysts at the National Counterterrorism Center in Washington did not synthesize the eavesdropping intelligence with information gathered in November when the father of Umar Farouk Abdulmutallab, now accused of the attempted bombing, visited the United States Embassy in Nigeria to express concerns about his son’s radicalization.
The father, a wealthy Nigerian businessman named Alhaji Umaru Mutallab, had urgently sought help from American and Nigerian security officials when cellphone text messages from his son revealed that he was in Yemen and had become a fervent radical.
A family cousin quoted the father as warning officials from the State Department and the Central Intelligence Agency in Nigeria: “Look at the texts he’s sending. He’s a security threat.”
The cousin said: “They promised to look into it. They didn’t take him seriously.”
The new details help fill in the portrait of an intelligence breakdown in the months before Mr. Abdulmutallab boarded a plane in Amsterdam with the intent of blowing it up before landing in Detroit.
In some ways, the portrait bears a striking resemblance to the failures before the Sept. 11 attacks, despite the billions of dollars spent over the last eight years to improve the intelligence flow and secret communications across the United States’ national security apparatus.
One day after President Obama delivered a blistering indictment of “human and systemic failures” leading up to the foiled attack, the battle to assign blame for these failures escalated on Wednesday.
Some government officials blamed the National Counterterrorism Center, created in 2004 to foster intelligence sharing and to serve as a clearinghouse for terrorism threats, as failing to piece together information about an impending attack.
Others defended the center, saying that analysts there did not have enough information at their disposal to prompt a broad investigation into Mr. Abdulmutallab. They pointed the finger at the C.I.A., which in November compiled biographical data about Mr. Abdulmutallab — including his plans to study Islamic law in Yemen — but did not broadly share the information with other security agencies.
The environment in Washington was further charged by a barrage of partisan attacks revolving around whether Mr. Obama bears ultimate responsibility for the security lapse, including a statement by former Vice President Dick Cheney that Mr. Obama “pretends” that the United States is not at war against terrorists.
A White House official fired back, blaming the Bush administration as having allowed Al Qaeda to thrive while it focused on the Iraq war.
A White House review into the episode is finding that agencies were looking at information without adequately checking other available databases — not because they were reluctant to share, as was the case before Sept. 11, but out of oversight or human error, said a senior administration official familiar with the review.
In interviews Wednesday, government officials and others provided an account of how various agencies had gleaned bits and pieces of information about the young Nigerian, but failed to pull them together to disrupt his plot. Most of the officials spoke only on the condition that they not be quoted by name.
The first sign of a threat came in August, when the National Security Agency, responsible for electronic eavesdropping around the world, intercepted the Qaeda conversations about the mysterious, unidentified Nigerian. That same month, Mr. Abdulmutallab arrived in Yemen and apparently soon began preparing for the Christmas Day attack.
Three months later, in November, Mr. Abdulmutallab’s father, a former senior Nigerian government official and a prominent banker, became panicked about his son’s turn to radicalism, according to an interview with a family cousin. The father beseeched Nigerian and American officials to intervene before his son did harm, said the cousin, who declined to be identified by name, citing the family’s desire for privacy.
The cousin, who attended a gathering of the family on Sunday, said that what alarmed Mr. Mutallab were the text messages his son had sent from Yemen. He said the son told the father that “he had found a new religion, the real Islam.” The son also texted that his family “should just forget about him; he’s never coming back,” the cousin recounted.Mr. Mutallab consulted with the onetime national security adviser to a former Nigerian president. He also approached Nigeria’s National Intelligence Agency. Then he went to the American Embassy in Abuja, the cousin said. There, he said, American officials essentially ignored him. American officials contend that they took the father’s account seriously, but that he never signaled that his son might carry out a terrorist attack. Still, on Nov. 20, based on the father’s meeting, embassy officials wrote a cable called a Visas Viper — government jargon for a warning about terrorism — and sent it to the counterterrorism center.
The cable referred to the father’s statement that his son had fallen under “the influence of religious extremists based in Yemen,” an American official said.
The Americans could have revoked Mr. Abdulmutallab’s visa, but they chose not to. Some 1,700 visas have been revoked since the Sept. 11 attacks on grounds of suspected terrorist connections, State Department officials said, but that step is almost always taken only after a review by counterterrorism officials in Washington.
Based on the father’s account, C.I.A. officials in Nigeria also prepared a separate report compiling biographical information about Mr. Abdulmutallab, including his educational background and the fact that he was considering pursuing academic studies in Islamic law in Yemen.
That cable was sent to C.I.A. headquarters in Langley, Va., but not disseminated to other intelligence agencies, government officials said on Wednesday.
Some officials criticized the C.I.A. for withholding some of the information about Mr. Abdulmutallab, saying it might have prompted a broader investigation into him and possibly would have led to putting him on a watch list.
One intelligence official said that the C.I.A. should probably have shared the cable, but he said there was nothing that the C.I.A. knew at the time that suggested Mr. Abdulmutallab was planning to carry out a terrorist attack.
“You had a young man who was becoming increasingly pious and was turning his back on his family’s wealthy lifestyle,” the intelligence official said. “That alone makes him neither St. Francis nor a deadeyed killer.
“Every piece of data, of course, looks different when you know the answer, as everyone does now.”
At the counterterrorism center, analysts looked at the cable from the embassy in Nigeria and deliberated over just how severe a threat Mr. Abdulmutallab presented. Sometime during that period, other information began flowing in that terrorist groups might be planning an attack around Christmas. But the intelligence analysts did not connect this to the story of Mr. Abdulmutallab.
There were conflicting reports Wednesday about whether counterterrorism center analysts had at their disposal all of the details of the National Security Agency communications intercepts in August.
What is clear, however, is that the center’s officials concluded that the information they had about Mr. Abdulmutallab was not worrisome enough to do anything more than add his name to the biggest — and least scrutinized — of four intelligence databases. This list includes 550,000 names, and essentially serves as holding area for cases that need more research.
The government chose not to add Mr. Abdulmutallab’s name to a much smaller, more refined watch list that would have required that he be pulled over and patted down before boarding a plane, or blocked entirely from flying to the United States.
On Christmas Eve, Mr. Abdulmutallab flew from Lagos, Nigeria, to Amsterdam.
Had all the clues been assembled, he would by then have been on the no-fly list, which would have barred him from taking his next flight, to the United States.
Even if he had not been placed on that list, American authorities had one final chance to intercede. Before a plane can take off for the United States, details on every passenger are forwarded electronically to the Department of Homeland Security. There is also an electronic summary of each passenger’s airline reservation — which in Mr. Abdulmutallab’s case would most likely have included the fact that his ticket had been bought with cash and that he had not checked any bags.
The Homeland Security Department, with this information, can request that a passenger like Mr. Abdulmutallab get extra scrutiny by airport officials before the plane takes off. But no action was taken, as department officials said they had no reason to believe he presented a threat.
So Mr. Abdulmutallab, after passing through a metal detector that missed his hidden bomb materials, walked onto the Northwest flight, bound for Detroit.

DA LE MONDE DIPLOMATIQUE NOVEMBRE 09

Morire per Hamid Karzai?
SERGE HALIMI
Dopo aver presentato l'intervento militare Usa in Afghanistan come una «guerra necessaria», il presidente Barack Obama subisce ora le pressioni del generale Stanley McChrystal, da lui stesso nominato alla testa delle forze americane in quel paese, che pretende l'invio di ulteriori quarantamila uomini. Per una guerra che dura ormai da otto anni.In Indocina gli Stati uniti avevano appoggiato tutta una serie di governi illegittimi e corrotti, percepiti dalla popolazione come governi fantoccio. Senza successo. In Afghanistan, né i britannici né i sovietici sono riusciti a imporsi, nonostante gli ingenti mezzi impiegati. Quanto all'America, le sue perdite sono relativamente contenute (850 morti dal 2001 a oggi, contro 1.200 ogni mese nel 1968 in Vietnam) e il movimento contro la guerra appare fiacco. Ma quali prospettive di «vittoria» si presentano per le truppe occidentali, disperse tra le montagne e i traffici di droga afghani (1), e sospettate oltre tutto di fare la guerra all'islam?Ciò nonostante, il ministro degli affari esteri francese Bernard Kouchner spera di «conquistare i cuori indossando un giubbotto antiproiettile».Dal canto suo, il generale McChrystal afferma: «Il nostro compito non è quello di uccidere il più gran numero possibile di taleban, bensì di proteggere la popolazione (2)». Ma al di là del cinismo, dietro a queste proclamazioni traspare una concezione comune: l'idea che sviluppo sociale e operazioni belliche si possano portare avanti di pari passo in quel territorio, dove pure è impossibile distinguere tra insorti e civili. In Vietnam, questo tipo di «battaglia anti-insurrezionale» fu riassunta da Andrew Kopkind con una formula feroce: «caramelle al mattino, dopo pranzo il napalm».Non potendo sperare di battere un giorno quei bellicosi nazionalisti e religiosi armati, tanto apprezzati quando contribuirono a dissanguare l'Unione sovietica, gli Stati uniti puntano ora a un allentamento dei legami, peraltro già fragili, tra i taleban e i militanti di al Qaeda (3). Di fatto, all'indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, l'obiettivo che ha indotto Washington a dispiegare nell'Asia centrale i suoi soldati e i suoi droni era l'annientamento di quel gruppo terroristico, non la preoccupazione di scolarizzare le piccole afghane. Se dunque il nuovo Premio Nobel per la pace rifiuta l'escalation militare propugnata dai conservatori, dovrà affrettarsi a spiegare alla sua opinione pubblica che raramente la felicità dei popoli si ottiene coi bombardamenti e l'occupazione armata; che in Afghanistan i discepoli di Osama bin Laden sono ormai ridotti a una manciata di superstiti, e che un eventuale compromesso con una frazione di taleban meno allucinati (leggere l'articolo di Patrick Porter alle pagg. 8-9) non metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale degli Stati uniti. Russia, Cina, India e Pakistan, che avrebbero un certo interesse a placare quel focolaio di tensioni regionali, potrebbero operare in direzione di una soluzione negoziata. Ora, giocarsi la vita per la «democrazia» in terra straniera è già di per sé una scommessa opinabile. Ma morire per Hamid Karzai? E decidersi a farlo proprio adesso, quando per ammissione dello stesso generale McChrystal il «sindaco di Kabul», tenuto in sella grazie a una frode elettorale, è riuscito nella straordinaria impresa di far rimpiangere a una frazione della popolazione afghana «la sicurezza e la giustizia del regime taleban»...Ma anche se quasi trentunmila i soldati britannici, tedeschi, francesi, italiani ecc. stanno affrontando gli insorti a fianco delle truppe americane, sembra che tutte queste questioni non siano di pertinenza dei dirigenti europei. Ma tant'è: oggi più che mai, le scelte dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (Nato) si decidono a Washington.A Parigi, il presidente Nicolas Sarkozy ha appena annunciato che non invierà «neppure un soldato in più» per combattere i taleban.Salvo aggiungere poi: «Dobbiamo rimanere in Afghanistan? La mia risposta è sì. E rimanerci per vincere (4)». Questa dichiarazione, un po' in ombra tra le pieghe di una conversazione di due pagine, non ha suscitato alcun commento. Tra le reazioni possibili era questa la più generosa...
note:(1) L'Afghanistan sarebbe all'origine del 93% della produzione mondiale di eroina.. Cfr. Ahmed Rashid, «The Afghanistan impasse», The New York Review of Books, 8 ottobre 2009. Cfr. inoltre sul sito www.monde-diplomatique.fr «L'opium, principale production afghane». (2) Canal+, 18 ottobre 2009, Le Figaro, Parigi, 29 settembre 2009.(3) Leggere Syed Saleem Shahzad, «Al Qaeda contro i taleban», Le Monde diplomatique/il manifesto, luglio 2007. (4) Le Figaro, Parigi, 16 ottobre 2009. Ségolène Royal si è unita al coro: «La guerre en Afghanistan doit être gagnée et elle le sera» (La guerra in Afganistan dev'essere vinta e lo sarà).

DA IL MANIFESTO

Marco d'Eramo
L'effetto domino della guerra al terrore

Qui è il topolino che partorisce la montagna, e non il contrario. Il fallito attentato, il giorno di Natale, sul volo 253 della Northwestern Airlines Amsterdam-Detroit, sta infatti provocando effetti politici, diplomatici, burocratici, che avranno pesanti implicazioni per tutti noi. Intanto rischia la poltrona la ministra degli Interni Usa, Jane Napolitano e altre teste salteranno nei servizi di controspionaggio. Per i cittadini comuni, i viaggi aerei diventeranno ancora più vessatori di quanto lo sono già oggi. E da un punto di vista geopolitico, si sta aprendo un terzo teatro della cosiddetta «guerra al terrore»: dopo l’Irak a l’Af-Pak (Afghanistan-Pakistan), ora nel mirino è lo Yemen.Quel che all’inizio appariva come un tentativo dilettantesco da parte di un rampollo 23enne di un importante banchiere nigeriano, si rivela sempre più come un caso da manuale di tutto quel non funziona negli apparati di sicurezza e di intelligence. A dirlo è lo stesso presidente degli Stati uniti, Barack Obama, che è dovuto intervenire sull’argomento, per la seconda volta in due giorni, di fronte all’ondata sempre più forte di critiche che investono il governo Usa. Con tutta evidenza, non hanno funzionato i pur molesti controlli aeroportuali, se Umar Farouk Abdulmutallab è riuscito a portare in cabina 80 grammi di un potente esplosivo, il Petn. Ancora più a monte, i servizi segreti hanno trascurato tutti gli avvertimenti giunti da più fonti. Intanto la Gran Bretagna aveva rifiutato a maggio il rinnovo del visto al giovane, che pure aveva studiato ingegneria meccanica dal 2005 al 2008 in una delle università inglesi d’élite, l’University College London. Peggio: il ragazzo aveva soggiornato nello Yemen fino a inizio dicembre, e i servizi yemeniti avevano intercettato conversazioni della cellula locale di al Qaeda in cui si parlava «del nigeriano pronto a essere attivato». Infine, dopo una preoccupante telefonata del figlio, il banchiere Alhaju Umar Abdulmutallab si era recato di persona all’ambasciata Usa ad Abuja per avvertire la Cia che il proprio figlio si stava radicalizzando fuori controllo.È comprensibile quindi il furore che ha suscitato la ministra Janet Napolitano quando, parlando del fallito attentato, ha detto che «il sistema aveva funzionato». È stata costretta a ritrattare, non solo, ma ha costretto Obama a intervenire due volte dalle Hawaii dove trascorre le vacanze di Natale (e i media repubblicani hanno accostato le idilliche foto del presidente che picnicca sulla spiaggia con le molestie che i viaggiatori subiscono da giorni negli aeroporti Usa).Fatto sta che il volo 253 ha riaperto il dibattito sugli scanner corporali negli aeroporti, scanner che erano stati presi in considerazione ma fino a ora esclusi per ragioni di privacy. In pratica sono radiografie superficiali che ogni viaggiatore dovrà farsi fare a ogni viaggio, con tutti i rischi che le radiografie ripetute comportano.Ma ancora più inquietante è l‘effetto carambola sulla «guerra al terrore». Da anni infatti lo Yemen era quasi un santuario di al Qaeda. Il governo yemenita vi aveva accolto molti reduci anti-sovietici dall’Afghanistan. Nell’ottobre 2000 al Qaeda affondò nel porto di Aden il cacciatorpediniere Cole, uccidendo 17 marinai statunitensi. L’anno scorso Said Ali al-Shihri, che era stato rilasciato da Guantánamo, era volato dall’Arabia saudita nello Yemen per aggregarsi ad al Qaeda. Parecchi altri ex detenuti di Guantánamo hanno integrato la cellula yemenita di al Qaeda (e questo fatto sta facendo rinviare la chiusura del carcere nell’isola di Cuba).Ma è nel 2009 che lo Yemen salta fuori sempre più spesso: era appena tornato dallo Yemen il soldato che il primo giugno uccise una recluta a Little Rock (Arkansas). Il maggiore Nidal Malik Hasan che a novembre uccise 13 commilitoni a Fort Hood (Texas) era stato in contatto con un mullah oltranzista yemenita, Anwar al Awlaki. E ora risulta che lo studente nigeriano è stato indottrinato (e fornito di esplosivo) nello Yemen. Da qui a considerare lo Yemen il terzo teatro di guerra al terrorismo, il passo è brevissimo. Ma questo stesso terzo fronte dimostra con la sua sola esistenza la vanità della guerra in Afghanistan. Se anche al Qaeda fosse stanata da lì, ricomparirebbe nello Yemen. E se cacciata da lì riemergerebbe in Somalia, e poi ancora nel Sudan e così via. Se gli Stati uniti non riconsiderano il problema da cima a fondo, se non rimettono in discussione l’idea stessa di «guerra al terrore», l’idea cioè che gruppi disseminati di terroristi possano essere sconfitti da una guerra convenzionale, ebbene, allora la funesta predizione dell’ex presidente Dick Cheney si avvererà e questa sarà una guerra che durerà almeno un secolo e di cui nessuno dei nostri figli vedrà la fine.

MAXIMILIEN FRANCOIS MARIE ISIDORE DE ROBESPIERRE

Qui verranno inserite le frasi del grande personaggio a lungo ingiustamente maltrattato dalla sciocca critica.

"Voglio essere povero per non essere infelice"

"Popolo, ricordati che se nella Repubblica la giustizia non regna con impero assoluto, la libertà non è che un vano nome!"

"Cittadini, vorreste una rivoluzione senza rivoluzione?"

LES AMIS DE ROBESPIERRE

Association départementale créée en 1987 dans le Pas-de-Calais, pour que Maximilien ROBESPIERRE, le plus illustre des Artésiens, ait sa juste place dans l'histoire du département et notamment à l'occasion du Bicentenaire de la Révolution. D'où le sigle initial de l'association : ARBR (Amis de Robespierre pour le Bicentenaire de la Révolution).
Aidés par le Conseil général du Pas-de-Calais et par plusieurs municipalités, rejoints par des adhérents venus des quatre coins de la France et de plusieurs pays étrangers, les Amis de Robespierre ont pu mener de multiples activités : expositions, conférences, création d'une bibliothèque, productions audiovisuelles, recherches historiques, colloques, publications d'ouvrages...
L'intérêt persistant manifesté pour l'histoire de la Révolution et pour les idées et principes que Robespierre y a défendus, ont conduit l'Association à ne pas s'arrêter en chemin et à poursuivre son action bien au-delà du Bicentenaire.
Un bulletin trimestriel : L'Incorruptible assure la liaison entre les amis dispersés et publie des textes de Robespierre, des recherches diverses le concernant ou ayant trait à la Révolution et à l'Empire dans le Pas-de-Calais. Le bulletin donne des échos des activités de l'Association.
(www.amis-robespierre.org)

HIT PARADE 2009






















MUSICA

MIGLIOR CD LIVE E COMPILATION

SOLO SHOW ALIVE VINICIO CAPOSSELA
GLITTER & DOOM LIVE TOM WAITS
DUISBURG, NANTES, PRAGA PEPPE VOLTARELLI
Menzione speciale: “ACUSTIK” di JOAN ROVIRA

MIGLIOR CONCERTO LIVE IN ITALIA NEL 2009

AOSTA: MOUSSU T E LEI JOVENTS + MASSILIA SOUND SYSTEM + OAI STAR
MILANO: TOM WAITS
FIRENZE: VINICIO CAPOSSELA

MIGLIOR CD JAZZ STRANIERO

LA LINEA DEL SUR RENAUD GARCIA-FONS
AKOKAN ROBERTO FONSECA
MAS ALLA’ DE TODO PABLO MILANES Y CHUCHO VALDES
AURORA AVISHAI COHEN
DEDICATED TO…JUST ME JOANNA RIMMER
CHOICES TERENCE BLANCHARD

MIGLIOR CD JAZZ ITALIA

MARE NOSTRUM FRESU/GALLIANO/LUNDGREN
THE SONGS MADE IN SICILY
KALEIDO GIANLUCA PETRELLA
MIND THE GAP MARIA PIA DE VITO
STONE IN THE WATER STEFANO BOLLANI
FUTBOL SERVILLO/GIROTTO/MANGALAVITE

MIGLIOR CD ROCK E SOUND STRANIERO

THE LIBERTY OF NORTON FOLGATE MADNESS
THE ALBUM WILCO
HOME SWEET HOME MOUSSU T E LEI JOVENTS
MANIFESTA OAI STAR
HOBO CHARLIE WINSTON
A FREAK SERENADE PASCAL COMELADE

MIGLIOR CD ROCK ITALIA

IL BAR DELLA RABBIA ALESSANDRO MANNARINO
PER AMOR DEL CIELO BOBO RONDELLI
SANTI E DELINQUENTI ANDREA SIGONA
AMICU DI LA STORIA MIA COLL. MUSIC.PEPPINO IMPASTATO
LA PAROLA CHE CONSOLA BANDA ELASTICA PELLIZZA
LA MUSICA DEI POPOLI RISERVA MOAC
IL CIELO DEGLI ESCLUSI LEGITTIMO BRIGANTAGGIO

MIGLIOR VOCE MASCHILE ITALIA

ALESSANDRO MANNARINO

MIGLIOR VOCE FEMMINILE ITALIA

MARIA PIA DE VITO e SUSANNA PARIGI

MIGLIOR CD WORLD MUSIC

PEYI BLUE CARLTON RARA
EL ULTIMO TRAGO CONCHA BUIKA Y CHUCHO VALDES
LHASA LHASA DE SELA
OJOS DE CULEBRA LILA DOWNS
AOCANA’ OJOS DE BRUJO
TRES TRES FORT STAFF BENDA BILILI

MIGLIOR CD LATIN E ISPANICO

PUERTO PRESENTE MACACO
DOS LAGRIMAS DIEGO EL CIGALA
ARANGU ARANGU
AOCANA’ OJOS DE BRUJO
UM RIO MARCIO FARACO
GRACIAS OMARA PORTUONDO

MIGLIOR COLONNA SONORA ESTERO

THE INFORMANT!
ADVENTURELAND
I LOVE RADIO ROCK

MIGLIOR COLONNA SONORA ITALIA

DIVERSO DA CHI?

LETTURA

MIGLIOR RIVISTA SETTIMANALE

FILM TV
ALIAS – IL MANIFESTO
INTERNAZIONALE

MIGLIOR QUOTIDIANO

NESSUNO

VARIE

ATTESA DI RIENTRO IN SCENA

NOIR DESIR

TEATRO

Miglior recitazione ADOLFO MARGIOTTA per “TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER ESSERE PIERO”

LIBRI

Les parrains corses JACQUES FOLLOROU/VINCENT NOUZILLE
A cena con Pitagora ERICA JOY MANNUCCI
The decision to use the atomic bomb GAR ALPEROVITZ
Pensare la natura LUIGI A. RADICATI DI BROZOLO
L’America di Renato Carosone STEFANO BOLLANI
Correre JEAN ECHENOZ
Suttree CORMAC MCCARTHY
Le dessous de l’affaire Colonna FREDERIC CHARPIER/ANTOINE ALBERTINI
Il paese della vergogna DANIELE BIACCHESSI
La guerra civile in Italia FLAVIO SANTI
Perché la scienza non crede in Dio VICTOR J. STENGER
Autobiografia di una rivoluzionaria ANGELA DAVIS
Animal spirits: how human……. ROBERT J. SHILLER
Oeuvres completes Maximilien Francois Marie Isidore de Robespierre
Evoluzione ed alimentazione CARLO CONSIGLIO/VINCENZINO SIANI
La strategia dello scoiattolo Else Schirrmacher
Pane e tempesta STEFANO BENNI
La santa casta della Chiesa CLAUDIO RENDINA
Non finito calabrese PEPPE VOLTARELLI
Una giornata eroica MATTHIEU MANTANUS

CINEMA

MIGLIOR FILM STRANIERO

GRAN TORINO CLINT EASTWOOD
CHE L’ARGENTINO/GUERRIGLIA STEVEN SODERBERGH
DISTRICT 9 NEILL BLOMKAMP
FROST/NIXON: IL DUELLO RON HOWARD
GARAGE LEONARD ABRAHAMSON
IL NASTRO BIANCO MICHAEL HANEKE
VUOTI A RENDERE JAN SVERAK
NEMICO PUBBLICO N.1 (2 parti) JEAN-FRANCOIS RICHET
GLI ABBRACCI SPEZZATI PEDRO ALMODOVAR
NEMICO PUBBLICO MICHAEL MANN
L’OSPITE INATTESO TOM MCCARTHY
RICKY: UNA STORIA D’AMORE FRANCOIS OZON
TWO LOVERS JAMES GRAY
LA VITA SEGRETA DELLE API GINA PRINCE BYTHEWOOD
NOTORIOUS B.I.G. GEORGE TILLMAN Jr

MIGLIOR REGISTA STRANIERO: CLINT EASTWOOD
MIGLIOR ATTORE STRANIERO: CLINT EASTWOOD e FRANK LANGELLA
MIGLIOR ATTRICE STRANIERA: GWYNETH PALTROW

MIGLIOR FILM ITALIANO

QUESTIONE DI CUORE FRANCESCA ARCHIBUGI
COME DIO COMANDA GABRIELE SALVATORES
DIVERSO DA CHI? UMBERTO CARTENI
FORTAPASC MARCO RISI
GALANTUOMINI EDOARDO WINSPEARE
GIULIA NON ESCE LA SERA GIUSEPPE PICCIONI
GENERAZIONE 1000 EURO MASSIMO VENIER
TRIS DI DONNE ED ABITI NUZIALI VINCENZO TERRACIANO
OSSIDIANA SILVANA MAJA
FUGA DAL CALL CENTER FEDERICO RIZZO

MIGLIOR REGISTA ITALIA: FRANCESCA ARCHIBUGI
MIGLIOR ATTORE ITALIA: KIM ROSSI STUART
MIGLIOR ATTRICE ITALIA: VALENTINA LODOVINI

MIGLIOR CARTONE ANIMATO

UP DOCTER/PETERSON

SERIE TV

MIGLIOR SERIE TV

IN TREATMENT
MAD MEN
FLASHFORWARD
DAMAGES
JERICHO
THE HUSTLE
THE WIRE
BURN UP
GENERATION KILL
ARRESTED DEVELOPMENTIn attesa di BORIS 3, ovviamente