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giovedì 30 dicembre 2010

VEGETARIANI: UNA SCELTA FONDAMENTALE

L'ITALIA È IL PAESE UE CON MAGGIORE PRESENZA DI NON CARNIVORI
Vegetariano un italiano su dieci
In aumento nel mondo quelli che rifiutano la carne. Sono soprattutto giovani e donne. Per alcuni scelta part-time
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DAL CORRIERE DELLA SERA

Una manifestazione pro-veg degli Animalisti Italiani (Ansa)I teenager americani lo fanno per gli animali, spinti, qualche volta, dalle crude immagini dei video di YouTube sulle stragi di polli e tacchini, vitelli e agnelli (e anche di altre specie non commestibili). Così, secondo alcune stime del governo, almeno un adolescente su duecento evita di mangiare carne. C'è chi lo fa per spirito animalista (non solo i più giovani, ma anche gli adulti, in Usa e in Europa), chi per rispetto dell'ambiente (i più informati sui temi dell'ecologia sulla scia dell'ex Beatle Paul McCartney), chi per motivi salutistici (i meno giovani che magari hanno qualche problema di colesterolo o di pressione) e intanto l'esercito dei vegetariani si ingrossa in tutto il mondo.
In Italia, secondo l'Eurispes, sono oltre quota sei milioni (circa il 10 per cento della popolazione e l'Italia, secondo le stime dell'Unione vegetariana europea, è al primo posto, seguita dalla Germania con il 9 per cento - GUARDA LA «MAPPA VERDE»), ma nel 2050 gli italiani potrebbero arrivare addirittura a 30 milioni, se anche da noi arriverà la nuova veggie generation. «La sensazione — commenta Luciana Baroni, medico all'ospedale Villa Salus di Mestre-Venezia e presidente della Società scientifica di nutrizione vegetariana — è che, proprio perché fanno una scelta ideologica, i più giovani sono più spesso vegani, escludono cioè dalla loro dieta anche uova e latte. Pensano al benessere globale degli animali e ritengono che il solo non mangiar carne non elimini completamente le loro sofferenze ». Perché i vegetariani non sono tutti uguali: i «classici» non mangiano né carne né pesce, ma accettano latte e uova, i vegani invece escludono anche questi ultimi (e spesso evitano anche tutti gli altri prodotti di origine animale, come pelli o cuoio), mentre i più oltranzisti (come i crudisti o i fruttisti) ammettono soltanto particolari categorie di cibi (rispettivamente solo vegetali crudi o solo frutta e semi).

Ecco il loro identikit: più spesso donne, con un livello di istruzione medio-alto che vivono (in Italia) prevalentemente al Nord o al Centro. «Il crescente interesse per il vegetarianesimo — aggiunge Luciana Baroni — è favorito anche dal fatto che quell'aura di paura nei confronti di queste abitudini alimentari si è piano piano dissolta alla luce delle evidenze scientifiche e in realtà non esiste nessun pericolo concreto nell'abbracciare questo tipo di alimentazione». Non tutti la pensano così, soprattutto quando si parla di adolescenti. «Certo, i giovani vegetariani sono in aumento — conferma Andrea Ghiselli, ricercatore all'Inran, l'Istituto italiano per la ricerca e la nutrizione, ed esperto di un forum sulla nutrizione del Corriere Online — e sono soprattutto ragazze che spesso lo fanno per moda. Ma devono fare attenzione: i maschi in particolare rischiano carenze soprattutto di calcio, le femmine di ferro. Se la dieta è vegetariana ma include prodotti animali ed è variata non ci sono particolari pericoli. Ma un vegano non può fare di testa sua: se decide di esserlo è bene che pianifichi la sua dieta con un nutrizionista». Le linee guida dell'American Dietetic Association dicono che le diete vegetariane e vegane sono appropriate per tutti i periodi della vita, comprese l'infanzia e l'adolescenza, a patto che siano well balanced e che eventuali deficit di vitamina B12, cui vanno incontro soprattutto i vegani, siano prevenuti con supplementi vitaminici. E il numero di febbraio della rivista Women's Health Source della Mayo Clinic, uno dei più famosi ospedali americani che ha sede a Rochester, è rivolto alle donne ed è dedicato ai consigli per pianificare una corretta dieta vegetariana Anche Michele Carruba, direttore del Centro studi e ricerche sull'obesità all'Università di Milano, avverte che quanto più il vegetarianesimo è spinto tanto più richiede conoscenza degli alimenti e aggiunge: «L'importante è mescolare e combinare i cibi il più possibile».

Gli esperti francesi dell'Istituto della nutrizione, per voce del vicepresidente Bernard Guy Grand, ricordano che una serie di studi epidemiologici dimostrano come i vegetariani siano meno soggetti a ipertensioni arteriosa e a problemi cardiaci e abbiano minori rischi di obesità e di diabete di tipo 2. Ecco giustificata la scelta saluti sta, ma in Francia, come in Italia, sta prendendo sempre più piede la motivazione di tipo ecologista quando si decide di seguire la strada verde a tavola, mentre è decisamente in calo, rispetto agli anni passati, quella di tipo filosofico-religioso. «La scelta vegetariana di tipo religioso oggi è legata soprattutto alla presenza di immigrati — commenta Carruba, che è anche presidente della società del Comune di Milano responsabile della ristorazione scolastica — e nelle scuole di Milano teniamo conto delle richieste in questo senso. Per contro si sta facendo strada il concetto di un'alimentazione ecosostenibile, che si svilupperà anche con l'Expo: un'alimentazione troppo sbilanciata sul consumo di carne animale provoca danni ambientali sia per quanto riguarda la deforestazione, sia per quanto riguarda l'inquinamento. Questo però non significa diventare tutti vegetariani ». Qualcuno, soprattutto in America, ha già scelto la strada del vegetarianesimo part-time: si chiamano flexitarian, la loro Bibbia è il libro Flexitarian Diet della dietista Dawn Jackson Blatner, il precetto: mangiare carne o pesce non più di due volte alla settimana. Il sito di riferimento: www.almostvegetarian. blogspot.com. I puristi vegetariani dialogano invece su altri siti: dall'italiano www.vegetariani.it all'inglese www.veggievision.tv, una vera e propria televisione via Internet dedicata ai vegetariani. «Internet rimane il mezzo migliore per far circolare le nostre idee— commenta Luciana Baroni —. C'è infatti ancora un po' di diffidenza nei confronti dei vegetariani. Per esempio: quando un esperto di alimentazione vegetariana viene invitato a un talk show si invoca la par condicio: ci vuole anche chi parla bene della carne». Così i seguaci della dieta verde si sono persino inventati il Veggie pride, il giorno dell'orgoglio vegetariano: l'anno scorso è stato a Roma, quest'anno per la seconda edizione del 16 maggio si mobiliterà Milano, in contemporanea con il nono Veggie pride francese a Lione.


Adriana Bazzi

I MIGLIORI CD DI ROCKISLANDS.IT

Arcade Fire – The Suburbs
Ariel Pink’s Haunted Graffiti – Before Today
Belle & Sebastian – Write About Love
Dead Weather – Sea Of Cowards
Klaxons – Surfing The Void
LCD Soundsystem – This Is Happening
The National – High Violet
No Age – Everything In Between
Vampire Weekend – Contra
The Walkmen – Lisbon

IN ATTESA DELLA NOSTRA HIT PARADE 2

E QUESTI SONO I MIGLIORI 10 PER LA RIVISTA NME:

1 These New Puritans – Hidden
2 Arcade Fire – The Suburbs
3 Beach House – Teen Dream
4 LCD Soundsystem – This Is Happening
5 Laura Marling – I Speak Because I Can
6 Foals – Total Life Forever
7 Zola Jesus – Stridulum II
8 Salem – King Night
9 Liars – Sisterworld
10 The Drums – The Drums

mercoledì 29 dicembre 2010

IN ATTESA DELLA NOSTRA HIT PARADE.....

Aspettando la hit parade, come la chiamava il grande triestino Luttazzi alla Radio negli anni settanta, vediamo un pò quali sono state le scelte degli altri. Partiamo con MOJO e ROLLING STONE le note riviste.

MOJO

1) John Grant - Queen Of Denmark - Bella Union
2) Arcade Fire - The Suburbs - Mercury anche Band Of The Year
3) MGMT - Congratulations - Columbia
4) Edwyn Collins - Losing Sleep - Heavenl
5) The Black Keys - Brothers - V2 Coop
6) Paul Weller - Wake Up The Nation - Island
7) Midlake - The Courage Of Others - Bella Union
8) Phosphorescent - Here's To Taking It Easy - Dead Oceans
9) The Coral - Butterfly House - Deltasonic
10) Doug Paisley - Constant Companion - No Quartet

Blues

Various Artists - Things About Comin' My Way - A Tribute To The Music Of The Mississippi Sheiks - Black Hen

Folk

Eliza Carthy & Norma Waterson - Gift - Topic


Electronica

Walls - Walls - Kompakt

Americana

Willie Nelson - Country Music - Decca


World Music

AfroCubism - AfroCubism - World Circuit/Nonesuch

Underground

Endless Boogie - Full House Head - No Quarter


Reissue Of The Year

Bruce Springsteen - The Promise - The Darkness On The Edge Of Town Story - Columbia


Per Jazz, Reggae Reissues
DVD Of The Year

It Might Get Loud! Sony Pictures Classic (con Jimmy Page, Jack White & The Edge)


Track Of The Year

Janelle Monae - Tightrope - Bad Boy/Atlantic (dall'album The Archandroid). watch?v=pwnefUaKCbc

ROLLING STONE

1 Kanye West – My Beautiful Dark Twisted Fantasy
2 The Black Keys – Brothers
3 Elton John and Leon Russell – The Union
4 Arcade Fire – The Suburbs
5 Jamey Johnson – The Guitar Song
6 Vampire Weekend – Contra
7 Drake – Thank Me Later
8 Robert Plant – Band of Joy
9 Eminem – Recovery
10 LCD Soundsystem – This Is Happening
11 The Dead Weather – Sea of Cowards
12 John Mellencamp – No Better Than This
13 Taylor Swift, Speak Now
14 Robyn – Body Talk
15 The National – High Violet
16 Kid Rock, Born Free
17 Beach House, Teen Dream
18 Kings of Leon, Come Around Sundown
19 M.I.A. – Maya
20 Neil Young – Le Noise
21 Big Boi – Sir Lucious Left Foot: The Son of Chico Dusty
22 Spoon – Transference
23 Elizabeth Cook – Welder
24 Maximum Balloon – Maximum Balloon
25 Superchunk – Majesty Shredding
26 Yeasayer – Odd Blood
27 Peter Wolf – Midnight Souvenirs
28 My Chemical Romance – Danger Days: The True Lives of the Fabulous Killjoys
29 The Roots – How I Got Over
30 Rick Ross – Teflon Don

COREA DEL NORD E COREA DEL SUD: AVVICINAMENTO?



South Korean President Open to Talks With North
By MARK McDONALD
Published: December 29, 2010

NEW YORK TIMES

SEOUL, South Korea — In an unexpected diplomatic overture that could lead to the resumption of negotiations with North Korea, the president of South Korea said Wednesday that he would endorse restarting the six-nation talks aimed at dismantling the North’s nuclear weapons program.

After months of tensions in which the two Koreas exchanged artillery fire and increasingly bellicose threats that seemed to push the peninsula to the brink of war, President Lee Myung-bak said that his government favored multilateral talks in 2011 “to terminate the North Korean nuclear program,” preferably by 2012.

The impoverished North has vowed to become “a strong and prosperous country” by 2012, the 100th anniversary of the birth of Kim Il-sung, North Korea’s founder. To South Korean politicians and foreign leaders, the North’s remarks about this promised transformation are vague, improbable and worrisome.

The participants in the six-nation talks are the two Koreas, China, the United States, Japan and Russia. Hosted in the past by Beijing, the talks broke down in April 2009 when the North withdrew from the process and ejected inspectors from the International Atomic Energy Agency, the United Nations nuclear watchdog.

Mr. Lee’s remarks came before a presentation by the Foreign Ministry about its goals for next year. The Unification Ministry and Defense Ministry also reported to Mr. Lee on Wednesday, during private sessions at the Blue House, the presidential office here.

An artillery exchange between the Koreas on Nov. 23 raised tensions on the peninsula to their highest level since the end of the Korean War in 1953. Shelling by the North killed two marines and two civilians on the South Korean island of Yeonpyeong, eight miles off the North Korean coast in disputed waters of the Yellow Sea.

Many South Koreans feared an outbreak of war, and a nationwide civil defense drill was conducted.

Since the attack, South Korea has also held a series of military exercises, including joint maneuvers with a United States naval force. Tensions eased when the North shrugged off the South’s live-fire artillery exercise on Yeonpyeong on Dec. 20.

Contributing to the frayed relations was North Korea’s revelation of a new and sophisticated uranium-enrichment plant that North Korean nuclear officials said was operational. They also showed visiting American scientists a light-water reactor still under construction.

Against this fractious backdrop, Gov. Bill Richardson of New Mexico, a former American ambassador to the United Nations, made an unofficial visit to Pyongyang, the North’s capital, to try to defuse the inter-Korean tensions.

North Korean officials told him that they would sell 12,000 plutonium rods to South Korea as a gesture of good faith and that they would admit United Nations monitors to the main Yongbyon nuclear complex.

It was unclear whether those offers might have prompted Mr. Lee’s overture on Wednesday.

But a senior administration official in Seoul tempered any expectations for an imminent breakthrough, saying, “North Korea has never been sincere in opening up its nuclear program to the rest of the world, including the six-party members.” The official spoke on the condition of anonymity because he was not authorized to speak publicly on nuclear issues.

If there was a tone of conciliation in Mr. Lee’s comments about new nuclear talks, there also was some tough talk on Wednesday about the government’s more muscular military stance toward North Korea.

The Defense Ministry, in a biennial white paper scheduled to be released Thursday, will officially refer to the North Korean government and military as “an enemy,” officials said. That characterization is stronger than the previous description of the North as a “direct and serious threat.”

It remains to be seen how the United States and Japan will respond to Mr. Lee’s comments about new multilateral discussions.

Officials at the Blue House emphasized Wednesday that the Lee administration had always seen the six-nation talks as the appropriate mechanism for closing down the North’s nuclear programs.

In recent months, the North, China and Russia have called for a resumption of the talks.

But the conservative Lee administration has insisted that the North Koreans change their attitude before it will consider new talks. “Concrete actions” and “sincere behavior” were phrases used by South Korean and American diplomats.

LA FAME E LA CRISI


La fame e i mezzi

DI MARTINE BULARD - LE MONDE DIPLOMATIQUE

«Per la prima volta nella storia, le persone che la sera andranno a dormire a stomaco vuoto saranno più di un miliardo.» Questa la constatazione inattesa e devastante di Robert B. Zoellick, presidente della Banca mondiale. Lo stesso Zoellick precisa poi che l'obiettivo del millennio per lo sviluppo - sradicare la fame entro il 2015 - «non sarà raggiunto (1)». Dopo il netto regresso di quest'ultimo decennio, dal 2008 la povertà e la malnutrizione sono nuovamente in rapido aumento. Secondo le previsioni degli esperti della Banca mondiale, nel solo 2010 altri 64 milioni di persone (l'equivalente dell'intera popolazione francese) andranno raggiungere la massa dei condannati alla povertà estrema. Siamo dunque costretti a rivedere immagini che credevamo relegate una volta per tutte nella soffitta dei (brutti) ricordi, come quella delle rivolte per fame in Mozambico, il 1° e il 2 settembre scorso.
Nel suo bilancio, la Conferenza delle Nazioni unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad) si è ridotta a ricorrere a una formulazione eufemistica: «In molti paesi in via di sviluppo la sicurezza alimentare rimane un problema pressante (2)».
Ad accentuare questi squilibri intervengono oltre tutto i fenomeni naturali. Il violento monsone in India e le alluvioni in Pakistan hanno devastato i raccolti di riso e di tè, le cui quotazioni si sono impennate in pochi mesi di oltre un terzo. In Russia, gli incendi hanno distrutto vasti campi di grano, riducendo i raccolti e le semine, con conseguenze che vedremo alla prossima stagione.
Ma più che alla natura, i rincari attuali vanno ascritti alla speculazione: le materie prime sono il nuovo campo di gioco degli organismi preposti agli investimenti, che dispongono di enormi liquidità offerte gratuitamente (o quasi) dalle banche centrali. Dopo aver puntato sull'immobiliare, gli apprendisti stregoni della finanza si rivolgono ai prodotti di base (metalli non ferrosi) e alle produzioni agricole. Ad esempio, a metà settembre uno dei celebri hedge funds (fondi speculativi) di Londra, Armajaro, ha acquistato un quarto dello stock europeo di cacao. Pochi giorni dopo la quotazione per tonnellata ha polverizzato tutti i record. Ma lo stesso fenomeno riguarda anche il frumento, il riso, la soja...
Tra i dirigenti europei c'è chi è rimasto colpito, tanto da arrivare persino a parlare della necessità di regole: un ritornello già ascoltato dopo la crisi dei subprime, che però non ha cambiato nulla. A subirne le conseguenze sono i paesi in via di sviluppo, colpiti tanto più gravemente in quanto, su incitamento del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale, hanno abbandonato le colture locali per concentrarsi sui mercati esteri. L'Unctad è ormai costretto a riconoscere, sia pure in punta di penna, che «una di crescita sostenibile esige una maggior attenzione alla domanda interna», e lancia un appello a «rivedere il paradigma dello sviluppo trainato dall'esportazione».
Meglio tardi che mai. Peccato però che siamo ancora ai sortilegi verbali, buoni per nutrire le illusioni, non certo la popolazione del pianeta.


note:

(1) Robert B. Zoellick, ?C'est la croissance qui ?radiquera la pauvret??, Le Monde.fr, 16 settembre 2010.
(2) Questa citazione e quella successiva sono tratte da ?Trade and development report 2010?, Ginevra, 14 settembre 2010.

A PROPOSITO DI POTENTI.....


UNA RIFORMA DEL SISTEMA BANCARIO CHE NON SPAVENTA WALL STREET - LE MONDE DIPLOMATIQUE

In America, i presidenti passano, Goldman Sachs resiste

Il 15 luglio il Senato americano ha adottato quella è che stata definita «la più vasta riforma del settore finanziario mai fatta dopo la Grande depressione». La legge, più modesta rispetto al progetto iniziale, rappresenta un successo politico per Barack Obama. Di fronte a una lobby bancaria indebolita dalla crisi, il presidente ha saputo approfittare delle rivelazioni sulle pratiche poco ortodosse di Goldman Sachs.

I potenti della terra possono fare tutto.....


DI IBRAHIM WARDE*

Il giorno stesso in cui la legge bancaria «Dodd-Frank» (dal nome dei parlamentari democratici Christopher Dodd e Barney Frank) era adottata dal Senato, si è verificato un altro evento che ha rischiato offuscarne l'importanza: l'accordo fra l'agenzia che dovrebbe controllare la borsa, la Securities and Exchange Commission (Sec) e Goldman Sachs.
In cambio del pagamento di una multa 550 milioni dollari, la banca d'investimento si è liberata di una denuncia per frode relativa a un prodotto finanziario, «Abacus», che le aveva permesso di premunirsi contro la svalutazione delle obbligazioni legate al settore immobiliare nel momento in cui spingeva i suoi clienti a investire su questo mercato. Un accordo che da un lato ha ridato un certo prestigio alla Sec, a lungo criticata per la sua passività; dall'altro ha permesso a Goldman Sachs di dimostrare la sua grande abilità politica: ha riconosciuto i suoi «errori» nella commercializzazione del prodotto, ma senza rimettere in discussione l'équipe dirigente. In altre parole l'accordo permette alla banca d'affari di voltare pagina. A prima vista ingente, la multa è per Goldman Sachs l'equivalente di due sole settimane di profitti, o il 3% dei regali che ha distribuito nel 2009.
Ritocco dei conti greci Tuttavia questa attitudine a trattare con il potere - o chiaramente a infischiarsene - non deve stupire, dai primi anni Novanta tutti i grandi amministratori di Goldman Sachs hanno avuto un incarico politico di primo piano (si legga il box a pagina 5). Le strette relazioni con il mondo politico spiegano il coinvolgimento della banca nelle grandi manovre finanziarie. Questo istituto ha svolto un ruolo tanto centrale quanto ambiguo nel caso dei subprime e nel salvataggio delle banche; ha aiutato la Grecia a truccare i suoi conti, aggravando la crisi dell'euro; avrebbe inoltre, speculando sulle materie prime, provocato un aumento artificiale dei prezzi del petrolio. Al tempo stesso Goldman Sachs ha saputo ottenere, anno più anno meno, profitti considerevoli anche dopo lo scoppio della bolla che ha largamente contribuito a produrre. Questi profitti non stupivano in periodi di espansione economica, ma dopo il crollo del castello di carte e la purga che ne è seguita, questi risultati hanno finito per traumatizzare l'opinione pubblica, che a cominciato a chiedersi se Goldman Sachs non speculava sulla sventura delle (numerose) vittime dello scoppio delle bolle finanziarie.
Fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un immigrato ebreo bavarese ben presto associatosi con il genero Samuel Sachs, l'impresa specializzata all'inizio nel mercato di «titoli commerciali» (prestiti a breve termine emessi dalle imprese), è rimasta a lungo lontana da un establishment finanziario quasi interamente wasp (white anglo-saxon protestant).
Duramente colpita dalla crisi del 1929, la banca ha avuto un vero e proprio boom dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1956 la banca d'investimento ha svolto un ruolo fondamentale nell'introduzione in borsa del costruttore automobilistico Ford. E progressivamente ha acquisito una reputazione invidiabile, sia per la sua professionalità che per la capacità di lavoro delle sue équipe, molto unite e caratterizzate da una forte cultura d'impresa. Guidata da finanzieri all'antica come Sidney Weinberg o Gus Levy, Goldman Sachs si è imposta progressivamente nei confronti dell'establishment tradizionale, fino a fondersi completamente con quest'ultimo.
Goldman Sachs è rimasta però diversa dai suoi concorrenti. La banca è nota per essere metodica e prudente, e per non partecipare mai a operazioni «ostili». Uno dei suoi motti - «affrettarsi lentamente» - le è valso il soprannome di «tartaruga». Al contrario di alcune rivali, questa banca evita le spese eccessive. E per mostrare che il denaro non deve essere il solo motore delle sue truppe, i suoi dirigenti sono meno pagati della concorrenza. Da ciò le deriva un'immagine di relativa «frugalità». Un altro dei suoi motti «Long-term greedy» («Avida sul lungo termine»), le impone un approccio paziente nell'investimento, che implica la capacità di accettare dei sacrifici finanziari, purché questi ultimi le assicurino la fedeltà dei suo clienti. La sua cultura aziendale si esprime nei celebri «quattordici comandamenti», in cui il settimo afferma: «Da noi non c'è spazio per chi mette i propri interessi avanti a quelli dell'impresa e dei clienti». Nel club molto chiuso delle banche d'affari, i codici deontologici e il rispetto della parola data contano ancora molto (1).
Ma tutti questi bei principi sono venuti meno con la deregolamentazione finanziaria degli anni Ottanta. Il criterio principale diventa la massimizzazione dei profitti, che può essere ottenuta solo attraverso metodi dubbi: un leverage (acquisto speculativo finanziato dall'indebitamento) pericolosamente alto; mancato rispetto delle regole di condotta; innovazioni a ritmo sfrenato (2). A questo periodo risalgono i rapporti sempre più stretti con il potere (anche se il discorso ufficiale continua a celebrare la separazione fra mercato e politica), l'internazionalizzazione e la folle corsa al profitto (3).
Il giocatore che conosce tutte le carte Lentamente ma inesorabilmente la «tartaruga» diventa una «piovra» pronta a riscrivere in suo favore le regole della finanza - che diventano sempre più permissive. All'estero sono reclutati a peso d'oro consulenti presi dall'élite politico-finanziaria per aiutarla a trarre profitto da questo processo internazionale di deregolamentazioni e di privatizzazioni, in Francia ad esempio la scelta di Goldman Sachs ricade su Jacques Mayoux, ispettore delle finanze e in precedenza presidente della Société générale, direttore generale della Caisse nationale de Crédit agricole e presidente di Sacilor. A quest'ultimo succede Charles de Croisset, ispettore delle finanze, ex presidente del Crédit commerciale de France (Ccf), amministratore di Bouygues, di Renault, di Lvmh e di Thales.
Un'altra svolta importante arriva nel 1999. Goldman Sachs diventa un'impresa quotata in borsa (4). In passato società in accomandita - il cui capitale e i profitti appartenevano ai soci, responsabili con i loro beni dei rischi presi dall'impresa, nella quale erano tenuti a reinvestire gran parte dei proventi - l'impresa diventa una «società pubblica» (il cui valore «stabilito dal mercato» era di 3,6 miliardi di dollari). In questo modo i 221 partner di Goldman Sachs, proprietari del 48% del capitale, intascano in media 63 milioni di dollari ciascuno (5). Ormai è la fine della disciplina finanziaria e dell'avidità «sul lungo periodo». Nel momento della finanziarizzazione globale, il successo si giudica in base al numero di dollari generati, bilancio dopo bilancio. Così Goldman Sachs diventa la prima banca di Wall Street per profitti (13,4 miliardi di dollari nel 2009) e non fa segreto dei bonus concessi ai suoi dipendenti.
Nel casinò finanziario, la banca svolge diversi ruoli: quello di croupier che intasca una commissione su tutte le transazioni, quello di consulente che, in cambio di denaro sonante, elabora strategie e fornisce consigli utili ai suoi clienti - governi, investitori istituzionali o speculatori accaniti come gli hedge funds. I suoi analisti e i suoi economisti sono tra i più ascoltati al mondo, e le loro dichiarazioni influiscono in modo determinante sul corso degli eventi. Ma al tavolo da gioco, Goldman Sachs si presenta soprattutto come il giocatore che conosce le carte di tutti gli altri: oltre alle sue, fa anche le loro puntate! La maggior parte dei profitti dell'impresa provengono infatti dal trading su fondi propri. La banca investe i suoi capitali su tutti i mercati finanziari, in quello immobiliare e nelle società ad alto potenziale. Del resto dopo l'acquisizione della J. Aron & Company nel 1981, la banca è diventata un operatore di primo piano nel mercato delle materie prime e influenza, volutamente o meno, le condizioni economiche dei produttori e dei consumatori di tutto il mondo. Non le sfuggono gli affari collegati al mercato petrolifero né quelli connessi al riscaldamento climatico (con la miniera d'oro rappresentata dai «crediti di emissione di anidride carbonica») (6).
I conflitti di interesse sono caratteristici di questo supermercato della finanza, che offre tutta una serie di servizi e cerca continuamente di massimizzare il suo profitto. Il caso Abacus, provocato dalle mail indiscrete del trader francese Fabrice Tourre (si legga l'altro articolo in queste pagine) ne è un esempio. Goldman Sachs è stata accusata dalla Sec di aver ingannato i suoi clienti vendendo loro nel 2007 dei collateralized debt obligations (Cdo), complessi prodotti derivati collegati a crediti immobiliari a rischio (subprime), senza informarli che puntava nello stesso tempo sulla loro svalutazione.
La banca aveva liquidato il suo portafoglio di subprime, una cosa che aveva tutto il diritto di fare, ma al tempo stesso aveva nascosto ai suoi clienti di aver ricevuto dal fondo speculativo Paulson 15 milioni di dollari per effettuare questa operazione. Inoltre Henry Paulson, lui stesso speculatore, avrebbe partecipato accanto a specialisti della banca alla selezione dei crediti più suscettibili di degradarsi.
In altre parole Goldman Sachs, consapevole dell'imminenza di una crisi dei subprime, continuava a incitare i suoi clienti a puntare su un aumento del valore del settore immobiliare, mentre in associazione con un fondo speculativo puntava su una sua riduzione, con l'effetto di affrettare la caduta di questi titoli. In questa avventura gli investitori, che non dubitavano del suo doppio gioco, hanno perso più di un miliardo di dollari (7). Prima di ammettere degli «errori» e di pagare un'ingente multa, la banca ha negato definendo la denuncia «senza fondamento». Il caso della Grecia fornisce un altro esempio: l'istituto newyorchese si è fatto retribuire come consulente bancario del governo di questo paese, mentre nel frattempo speculava sul suo debito.
Tuttavia da un punto di vista legale Goldman Sachs ha forse ragione: quello che è immorale non è necessariamente illegale. Meno di venti anni fa, in occasione dello scandalo delle casse di risparmio, circa 1.500 banchieri avevano scontato delle pene detentive sulla base delle cosiddette leggi anti-racketeering, istituite in passato per combattere la mafia e il crimine organizzato. Oggi però le banche godono di uno statuto completamente diverso, di un nuovo quadro legale e ideologico. Numerose procedure (come l'assicurazione sui debiti nota con il nome di credit default swaps o Cds) sfuggono a qualsiasi disciplina. Ormai prevale il principio del caveat emptor («stia attento il compratore»). E Goldman Sachs ha continuato a ripetere che non ha fatto altro che rispondere alla richiesta dei suoi clienti, investitori esperti che devono esercitare una verifica sistematica (due diligence) sui loro acquisti. Tanto più che tutti i documenti legali contenevano avvertimenti e riserve di vario genere.
Nel mondo dell'alta finanza l'opacità è spesso il frutto di un eccesso di trasparenza. Ogni prodotto infatti è accompagnato da una documentazione di diverse centinaia di pagine spesso illeggibili, che uno dovrebbe leggere e capire - cosa che spiega perché alcuni investitori si fidano delle valutazione delle agenzie di rating, che spesso si sbagliano.
Come osserva Rama Cont, direttore del Centro di ingegneria finanziaria presso la Columbia University, evocando i rischi dei titoli emessi da Goldman Sachs e contrassegnati da una AAA (il voto migliore), «l'informazione è disponibile, ma ogni titolo subprime presenta una documentazione di 50-60 pagine e spesso molto diversa da titolo a titolo. Per analizzare ad esempio le 5.700 pagine del derivato Abacus è stato necessario mobilitare un numero elevato di persone» (8).
Dopo aver suscitato per molto tempo ammirazione, il gruppo soffre ormai di un problema di immagine. Nel bel mezzo della crisi economica mondiale, alla quale ha contribuito con gli altri giganti di Wall Street, la banca si è concessa dei bonus giudicati «osceni» e sono venuti alla luce altri scandali. Tutto ciò ha spinto a chiedersi se la traversata relativamente tranquilla della tempesta finanziaria non sia stata dovuta all'ubiquità (politica e finanziaria) dei suoi dirigenti. Ormai l'istituto è criticato da tutti, anche da chi in passato aveva beneficiato della sua generosità. Barack Obama, Gordon Brown e Angela Merkel hanno avuto parole relativamente dure nei confronti di un'impresa che un giorno potrebbe offrire loro un posto di lavoro.
Il caso Goldman Sachs ha comunque contribuito a rendere possibile la riforma del sistema finanziario degli Stati Uniti. La legge Dodd-Frank è molto chiara sui grandi principi: impedire il crollo delle grandi istituzioni finanziarie e il loro salvataggio a spese dei contribuenti, minimizzare la speculazione delle banche sui loro fondi propri, imporre più trasparenza al mercato dei prodotti derivati e, infine, proteggere i consumatori contro le pratiche predatrici e usurarie. In compenso le sue 2.300 pagine sembrano meno soddisfacenti per quanto riguarda l'applicazione concreta di questo programma. Anche se le cifre della Camera di commercio degli Stati uniti sono probabilmente esagerate, la legge Dodd-Frank comporterà la redazione da parte di dieci diverse agenzie governative di 533 nuovi regolamenti, 60 inchieste e 94 rapporti in un arco di tempo che va da tre mesi a quattro anni.
La lobby bancaria si batterà in questo campo e punta alla scomparsa progressiva del rancore dell'opinione pubblica nei confronti delle istituzioni finanziarie per ritrovare la libertà di un tempo. Anche in questo settore Goldman Sachs saprà giocare la sua partita.


note:
* Professore associato alla Fletcher School of Law and Diplomacy (Medford, Massachusetts). Autore di Propaganda impériale & guerre financière contro le terrorisme, Agone, Le Monde diplomatique, Marsiglia-Parigi, 2007.

(1) Charles D. Ellis, The Partnership: The Making of Goldman Sachs, Penguin Books, New York, 2009.

(2) Cfr. Suzanne McGee, Chasing Goldman Sachs: How the Masters of the University Melted Wall Street Down... and Why They'll Take Us to the Brink Again, Crown Business, New York, 2010.

(3) Si legga «Les assises du système bancaire ébranlées par la déréglementation», Le Monde diplomatique, gennaio, 1991.

(4) Lisa Endlich, Goldman Sachs: The Culture of Success, Simon and Schuster - Touchstone, New York, 2000.

(5) Nomi Prins, It Takes a Pillage: Behind the Bailouts, Bonuses and Backroom Deals from Washington to Wall Street, Wiley, Hoboken, 2009.

(6) Matt Taibbi, «The Great american bubble Machine», Rolling Stone, New York, 5 aprile 2010.

(7) Si legga «I francesi che fanno fortuna», Le Monde diplomatique/il manifesto, luglio 2010.

(8) Sylvain Cypel, «Les "conflits d'intérêts" d'Abacus», Le Monde, 4 maggio 2010.
(Traduzione di A. D.R.)

ECCO CHE COSA SARA' "HABLA CON GIAN" - glvart


Sarà un blog che parlerà di cultura, arte, politica, economia, storia, musica, cinema, serie tv, ecc. E lo farà cercando di esser sempre dalla parte dei più deboli. Sempre dal lato opposto e controcorrente, comunque.

I prossimi argomenti?

Un pò di rassegna stampa, la hit parade del 2010 coi migliori cd, film, serie tv, libri eecc.dell'anno che sta per finire (sarà linkato su Facebook di Inchiesta Edizioni Dedalo e sul mio FB Gianluca Valentini e sul FB di "Senza perdere mai un giorno" Spmug), la bomba atomica e il nucleare, un pò di articoli che ho pubblicato sulla rivista INCHIESTA, dove scrivo da circa tre anni, e poi interviste, scritti di amici e di chi vuol parlare e non può.......

A presto, allora e felice e prospero 2011 a tutti (in realtà non proprio a tutti).....

il ritorno di gian luca valentini a glvart



Ho deciso di tornare e riaprire il blog perché in un momento come questo, triste e marcio, internet sembra essere un mondo ancora parzialmente incontaminato. Non ch'io creda alla totale purezza della rete, ovvio, ma almeno uno spicchio di umanità lì c'è rimasta. Lo dice sempre il mio caro amico Sandro che internet è un mondo davvero straordinario sebbene la merda circoli velocemente anche lì.
Ho deciso di tornare chè la realizzazione della puntata pilota della serie tv "Senza perdere mai un giorno" sul mondo del lavoro mi ha fatto riflettere e mi ha dato la forza di tornare a dire la mia, la nostra, di dare voce ai meno potenti, a coloro che sono fuori dalla potente schiera di eletti, a coloro che sono stati dimenticati per distrazione ovvero volutamente o, ancora, per scelta.
Vorrei da oggi che questo blog riprendesse vita, desse spazio ad altre voci oltre la mia, desse spazio a chi semplicemente ne senta o ne abbia il bisogno.

La spina nel fianco è qui nuovamente.

Chi volesse scrivere mi contatti a glv2005@libero.it

ciao
gian luca

SENZA PERDERE MAI UN GIORNO



Il mondo del lavoro è in crisi. Su questo non ci sono dubbi. Del resto, una società malata, governata da criminali distrugge posti di lavoro, distrugge la scuola, i giovani, la cultura, l'arte, l'economia. E questa nostra classe politica, corrotta fino al midollo, divora l'Italia come una preda spolpa la propria vittima.
Ho scelto questa immagine giocosa per contrasto, per ribellione, per dire basta a questa merda di mondo. Un mondo alla totale mercé dei potenti, contro il popolo, contro le persone; un mondo che ha stravolto la parola democrazia (che oggi ha solo un significato subdolo, usato per riempirsi la bocca, un senso opposto a quello che aveva dato ad essa Marx o Robespierre o lo stesso Gesù che portava in giro per il mondo il suo vero significato), che ha ucciso i valori, i pilastri. Un mondo fatto di soldi e sfruttamento, governato da magnati che schiavizzano le persone. Il lavoro? A che punto siamo? Stiamo ultimando la puntata pilota di "Senza perdere mai un giorno", la serie tv che speriamo di vedere presto in televisione. Ci hanno aiutato Margherita Hack, Enrique Balbontin, Don Andrea Gallo, Manuela Parodi, Max Malagugini, Angelo Calvisi, Francesca Faiella, Beppe Bozzano, Angelo Di Grumo, Massi Caretta e decine e decine di attori ed attrici, di tecnici, di comparse, di gente meravigliosa, insomma.
Qui si parla di lavoro, di che cosa succede a Benevento, Brancaleone (RC), La Spezia, Genova, Casale Monferrato, Trieste, Trento, ecc. In giro per l'Italia per capire che cos'è il lavoro in Italia. Con drammaticità e con ironia, con gioia e dolore.
Raccontiamolo, quindi, questo mondo.
Permetteteci di raccontarlo.

Gian Luca Valentini
Foto: Nicolò Custo (regista e fotografo di scena)