IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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sabato 30 aprile 2011

MINA' SU ARRIGONI

Vittorio Arrigoni, la colpa di cercare le verità nascoste
di Gianni Minà
Venerdì 15 Aprile 2011, LATINOAMERICA

Mi sgomenta l'esecuzione di Vittorio Arrigoni, un pacifista vero e un
collega che rischiava per far conoscere tante verità nascoste su quello
che è successo e succede a Gaza e che l'informazione italiana, e in
generale occidentale, nasconde, non solo perchè non sa interpretarla, ma
perchè non è certo trasparente la gestione delle operazioni militari fatta
sul posto anche dal governo israeliano.
Mi addolora poi che fino al momento in cui scrivo le parole più sentite le
abbia espresse il Presidente della Repubblica, che ha ricordato anche le
tante contraddizioni e violenze che negano il riscatto del popolo
palestinese. Ci sono tanti ragazzi come Vittorio che rischiano per nobili
ideali, e qualche volta cadono. Vorrei dire ai nostri pavidi politici che
ignorarli non risolverà la loro mancanza di chiarezza.

LEGAMBIENTE DENUNCIA LA CEMENTIFICAZIONE TOTALE DELL'ITALIA

Legambiente: il cemento si sta mangiando l'Italia
Data di pubblicazione: 12.04.2011

Un'indagine di Legambiente e dell'INU. Se non si interviene subito, fra un
po' non ci sarà più nulla da tutelare, né da vivere.
Il Fatto quotidiano online, 12 aprile 2011.

Nel rapporto Ambiente Italia 2011, l'associazione del cigno lancia
l'allarme. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e
capannoni. E' come se ogni quattro mesi nascesse una nuova Milano
Il cemento si sta mangiando l'Italia, al ritmo di 10.000 ettari di
territorio all'anno: ogni 4 mesi è come se nascesse una nuova Milano.
Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni.

Grappoli disordinati di sobborghi residenziali e centri commerciali sorti in
mezzo alle campagne. È l'ambiente nel quale vivono 6 italiani su 10.
Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l'asfalto, la
terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela
del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. È il nuovo
allarme lanciato dal rapporto Ambiente Italia 2011, promosso da Legambiente:
insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l'agricoltura, che
vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi:
negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un
milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a
pagare l'affitto o la rata del mutuo.

Urbanizzazione selvaggia, sempre più insostenibile. Lo rivela il rapporto
realizzato in collaborazione con l'INU, l'Istituto Nazionale di Urbanistica,
presentato in questi giorni a Milano. Un quadro inquietante del consumo di
territorio, che oltre all'ambiente mette in pericolo anche la produzione
agroalimentare. Il cemento invade già 2 milioni e 350.000 ettari.
Un'estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme: il 7,6%
del territorio nazionale, con 415 metri quadri per abitante. Risultato:
crescono le superfici impermeabili. Già nel 2007, in città come Napoli e
Milano era isolato dall'acqua il 62% del suolo. Il primato è della
Lombardia, con il 14% di superfici artificiali. Seguono Veneto (11%),
Campania (10,7%), Lazio ed Emilia (9%). A rischio la Sardegna, dove la
cementificazione minaccia patrimoni naturali di inestimabile valore.
"Il territorio italiano si sta rapidamente metropolizzando", afferma il
presidente INU, Federico Oliva. "Alla città tradizionale si sta sostituendo
una nuova città, in cui vive oltre il 60% dell'intera popolazione italiana".
Si vive in condizioni insostenibili: cementificazione, traffico
congestionato, nuovi squilibri e fame di spazio pubblico. Principale
imputato: la crescita incontrollata delle periferie metropolitane, che
divorano ogni anno 500 chilometri quadrati di aree verdi. Un esempio? Roma,
il più grande comune agricolo in Europa. Nella città eterna, i complessi
residenziali in periferia hanno "mangiato" 4.384 ettari agricoli, il 13% del
totale, e 416 ettari di bosco. E il peggio deve ancora arrivare: i piani
regolatori di Roma e Fiumicino prevedono di consumare altri 9.700 ettari,
più di quanto sia stato urbanizzato dal 1993 al 2008.
Per Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del documento,
"ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità, che
costituiscono uno dei beni comuni più importanti". L'Italia è in
controtendenza rispetto ai paesi europei dove "sono in atto da tempo
politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i
suoi costi sociali". Lo sfruttamento del suolo italiano non produce "solo
ferite al paesaggio", ma "una vera e propria patologia del territorio". Per
questo Legambiente e INU hanno deciso di creare un Centro di Ricerca sui
Consumi di Suolo (CRCS). Nella legislazione italiana "mancano ancora regole
efficaci sulle facoltà di trasformazione dei suoli", afferma il presidente
di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine: "Qualunque sia la politica che
una Regione attua per il governo del territorio, riteniamo irrinunciabile
che essa sia confortata da un'attività di verifica e monitoraggio, oggi
estremamente lacunosa".

Molti comuni piemontesi, stanchi di vedere il proprio territorio invaso da
capannoni sfitti, hanno dato vita alla Campagna nazionale Stop al consumo di
territorio. "Il consumo di suolo - dichiara il presidente di Legambiente
Vittorio Cogliati Dezza - è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La
crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei
periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e
inquinamento delle città, dell'eccessiva emissione di CO2 e della perdita di
valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori
producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli
altri Paesi europei, dove lo si contrasta attraverso precise normative di
tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di
edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno". Tra le abitazioni
sfitte, 245.142 sono a Roma, 165.398 a Cosenza, 149.894 a Palermo, 144.894 a
Torino e 109.573 a Catania. Ma il fenomeno sfugge, perché non ci sono banche
dati aggiornate. E la piaga dell'abusivismo si aggiunge alle carenze di
pianificazione.

MIGLIOR CD JAZZ ITALIA APRILE 2011



"ENDRIGO IN JAZZ" di BARBARA ERRICO

MIGLIOR CD JAZZ STRANIERO APRILE 2011



"IN BETWEEN" di ERIK TRUFFAZ

MIGLIOR LIBRO DI APRILE 2011




" 1871: LA COMMUNE DI PARIGI" di KARL MARX

Un lavoro eccezionale, da rileggere centinaia di volte.

MIGLIORI CD STRANIERI APRILE 2011








IL MIGLIORE E' SENZA DUBBIO: "SO BEAUTIFUL SO WHAT" di PAUL SIMON e poi:

"IN THE RAW" di THE WHITEFIELD BROTHERS
"CRASHING AFTER GHOSTS" di THE CROOKES
"NINE TYPES OF LIGHT" di TV ON THE RADIO
"EUPHORIC" di GLASVEGAS
"BRENDAN PERRY" di BRENDAN PERRY

e poi:
YUCK di YUCK
WASTING LIGHT di FOO FIGHTERS
DENNIS COFFEY di DENNIS COFFEY
BLOOD PRESSURES di THE KILLS
BELONG di THE PAINS OF BEING PURE AT HEART
DIFFERENT GEAR, STILL SPEEDING di BEADY EYE

PERSONAGGIO DI APRILE 2011




NINO D'ANGELO

MIGLIORI CD ITALIANI DI APRILE 2011








"ITALIANO FEDERALE" di TONY CANTO
"S.C.O.T.C.H." di DANIELE SILVESTRI
"MUNFRA" di YO YO MUNDI
"PROFONDO ROSSO" di ASSALTI FRONTALI
"VAMP" di NADA
"L'ALIENO" di LUCA MADONIA
"GUTEN MORGEN" di ALFIO ANTICO
"LA LINGUA SEGRETA DELLE DONNE" di SUSANNA PARIGI
"IL PAESE DELLA VERGOGNA" di DANIELE BIACCHESSI e THE GANG
"SUL TETTO DEL MONDO" di MODENA CITY RAMBLERS

MIGLIORI CD ITALIANI DI APRILE 2011





TONY CANTO "ITALIANO FEDERALE"

Il produttore di Alessandro Mannarino conferma il momento d'oro di questo splendido incontro che ha dato sprint alla musica italiana come non succedeva dai tempi di Vinicio Capossela.
Un cd bellissimo con grandi ospiti (su tutti Mario venuti)con temi attualissimi visti con ironia e serietà...ma con grande ironia, davvero. Tony Canto è davvero abile a parlare della sua Sicilia, del lavoro, del governo e di quanto può dar fastidio alle alte sfere. Miglior cd del mese.

HIT PARADE: I MIGLIORI FILM DI APRILE








KICK ASS di MATTHEW VAUGHN
SOURCE CODE di DUNCAN JONES
RANGO di GORE VERBINSKI
LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG di NOAH BAUMBACH
LIMITLESS di NEIL BURGER

IL TORNADO DI TUSCALOOSA E BARAK OBAMA

WASHINGTON POST, 30/04/11
By Stephanie McCrummen, Perry Bacon Jr. and Michael E. Ruane

TUSCALOOSA, Ala. — President Obama joined thousands of storm victims across the tornado-ravaged South on Friday in making his way past splintered
houses along devastated streets, and he promised federal aid to help communities rebuild.

In the first major test of his administration in responding to a natural disaster, the president and his wife, Michelle, toured a ruined section of this city, where 39 people were killed and hundreds remained unaccounted for. They spoke with residents trying to salvage belongings in the aftermath of the week’s twisters.

"I’ve never seen devastation like this,” the president said. “We’re going to make sure you’re not forgotten.”

But as he, the Alabama governor and legislators visited Tuscaloosa, 150 miles to the northeast there was little sign of federal aid or government officials — an absence that revealed the enormity of a cleanup effort that spans eight states.

In rural DeKalb County, Ala., where 32 people were killed by the storms, Matt Bell ignored two black helicopters that flew overhead at noontime. Instead, he focused on a field of obliterated homes, scattered with pencil-size wood shards, shredded insulation, ripped paper, shoes, toys, towels — lives in a million fragments.

Bell was helping a neighbor look for documents. Asked about federal assistance, he just shrugged, as many in this county did Friday.

“It’s not really in the mind-set of people here,” he said. “People here take care of each other — you see perfect strangers helping.

“We’re not going to turn it away,” he added. “But if we need to set up tents, start a fire, fish and hunt, we’ll do that.”

The rash of storms constituted the nation’s deadliest tornado disaster. And the Obama administration’s reaction was being measured against that of the George W. Bush administration when confronted with Hurricane Katrina — a tragedy that brought Washington bitter criticism for its perceived tepid initial response.

In some quarters, there was preliminary praise for the reaction this time.

“Anything that we’ve asked for, they’ve gotten us,” said David Maxwell, director of the Arkansas Department of Emergency Management.

His state expected to issue a request for federal assistance as it recovers from the tornadoes and from flooding in northern portions of the state.

Maxwell said the administrator of the Federal Emergency Management Agency, W. Craig Fugate, and his deputies “are proactive, and they’re communicating with us regularly.”

In Mississippi, Gov. Haley Barbour (R) said he was “grateful” for the federal assistance and for Obama’s commitment to help.

Greg Flynn, a spokesman with the Mississippi Emergency Management Agency, said Fugate and FEMA “are just unbelievably proactive towards the states. They don’t wait for things to happen. By the time the storm is out of the way, they want to know what we need.”

Nationwide, 337 people were killed in the tornadoes Wednesday and early Thursday that swept up from the Deep South to the outskirts of Washington — making it the second deadliest tornado outbreak in U.S. history. Hundreds more were injured, and some are still missing.
The largest death toll ever was on March 18, 1925, when 747 people were killed in storms that raged through Missouri, Illinois and Indiana, according to the Associated Press. Until this week, the second deadliest day had been in March 1932, when 332 people died, all in Alabama.

This week, at least 246 of the deaths occurred in Alabama, with 34 more in Mississippi and in Tennessee, 15 in Georgia, five in Virginia, two in Louisiana and one in Kentucky.
In the DeKalb County town of Rainsville, some people wondered Friday whether the federal government, or anyone, yet grasped the scale of destruction across the state.

“I don’t think they comprehend how bad it is,” said Misty Himburg. She stood in front of her house, where only the closet in which she and her family took cover remained standing.

“I have had people send me e-mails: ‘Misty, are you okay?’ And I say, ‘No, I lost my house.’ And they say, ‘Oh, I had no idea!’ It’s weird.”

Search-and-rescue operations were still underway Friday across DeKalb, an area of rolling fields, far-apart brick homes, trailer parks and churches where people were hauling in water, fried apple pies and sandwiches all afternoon.

Local officials said they’d received plenty of extra manpower, trucks, squad cars and other support from neighboring counties and from as far south as Mobile.

Deputy Sheriff Michael Edmonson said federal officials had offered help, “but we’ve not seen any at this point.”

“If it came, we’d gladly accept, but in this county we take care of our own,” he said. “That’s the way we’re raised.”

Standing in a command center later in the afternoon, Police Chief Charles Centers was slightly less stoic. He glanced at his watch. He said the one thing he desperately needed — generators — was not forthcoming from the state, nor from the federal government.

“They were supposed to be here now,” he said of FEMA, which was to have begun taking names of those needing assistance and had promised trailers for the homeless, who are mostly staying with relatives and friends. “I’m fixing to go check.”

Across Alabama, Mississippi, Georgia, Tennessee and the Carolinas on Friday, stunned residents picked over the ruins of their communities, mourned their dead and marveled at those who survived.

Locally, the National Weather Service said that seven tornadoes had been confirmed in the Washington area.

In Tuscaloosa, Obama looked solemn after viewing the wreckage.

“Michelle and I want to express first of all our deepest condolences not just to the city of Tuscaloosa but the state of Alabama and all the other states that have been affected by this unbelievable storm,” he said.

In the distance behind him, across large mounds of wreckage, people could be seen walking through the ruins of their neighborhoods.

“It is heartbreaking,” Obama said. “This is something that I don’t think anybody’s seen before.

“Our biggest priority right now is to help this community recover,” the president said as birds chirped and the breeze rustled ribbons of debris.

“We’ve already provided the disaster designations that are required to make sure that the maximum federal help comes here as quickly as possible. I want to just make a commitment . . . here that we are going to do everything we can to help these communities rebuild.”

Alabama Gov. Robert Bentley (R), who joined Obama under sunny, post-storm skies, said statewide there were 1,700 injuries and several people still missing.

Bentley and Tuscaloosa Mayor Walter Maddox thanked the president. “The last 36 hours have been probably the most trying time in this community’s history,” Maddox said.

In Virginia, Gov. Robert F.
McDonnell (R) visited the devastated Washington County community of Glade Spring, in the southwest part of the state, where four people were killed.

“We saw tractor-trailers [that had been] literally picked up and thrown,” he said in a telephone interview. “We saw cars that had gone on top of houses. We saw a number of houses that were just literally demolished, nothing but foundations.”

McDonnell said Virginia has declared a state of emergency that will help bring aid to the damaged areas. “I am applying today for a federal disaster declaration for the counties of Halifax and Washington,” he said.

He added that Obama called him Thursday and promised to do everything he could to help. “I do know the federal government is obviously very concerned,” McDonnell said.

“Rebuilding is going to be a real chore” for the federal government, said Bill Waugh, a professor at the University of Mississippi and an emergency management expert. FEMA will need to move quickly to find enough temporary housing for displaced survivors, he said.

“These days, with the economy so bad, a lot of people have probably dropped their house insurance,” Waugh said. “So recouping the losses could be very difficult.”

McCrummen reported from Rainsville and Ruane from Washington. Staff writer Ed O’Keefe in Washington contributed to this report.

L'offerta di Gheddafi alla Nato "Trattiamo, ma non fuggo"

In un discorso di 80 minuti in diretta, il Colonello annuncia che non lascerà il potere, ha chiesto negoziati con Usa e Francia per "fermare i bombardamenti" e si è detto pronto a un cessate il fuoco "non unilaterale". Offerta anche un'amnistia ai ribelli che controllano Misurata. Raid aereo vicino tv di Stato.

LA REPUBBLICA, 30/04/11

Il leader libico Muammar Gheddafi è pronto a negoziare con i Paesi della Nato per mettere fine agli attacchi aerei sulla Libia. "Noi non li abbiamo attaccati né abbiamo sconfinato. Perché ci stanno attaccando? Trattiamo, siamo pronti a parlare con i Paesi che ci attaccano. Trattiamo", ha detto il Colonnello in un discorso alla nazione trasmesso questa mattina dalla televisione di Stato e riportato da Al Jazeera.

Nel discorso di 80 minuti in diretta tv, Gheddafi ha annunciato che non lascerà il potere, ha chiesto negoziati con Usa e Francia per "fermare i bombardamenti della Nato" e si è detto pronto a un cessate il fuoco "non unilaterale". "Paesi che ci attaccate, fateci negoziare con voi", ha detto il Colonnello. "Siamo i primi ad accogliere un cessate il fuoco, la porta alla pace è aperta", ha detto.

Il rais ha quindi aggiunto che il regime libico è pronto a negoziare anche se è il petrolio quello a cui puntano i Paesi della coalizione; se invece l'Alleanza atlantica non intende trattare, allora il popolo libico combatterà fino alla morte per contrastare gli attacchi "terroristici". "O libertà o morte - ha sottolineato Gheddafi - nessuna resa. Nessun timore. Nessuna fuga". Il leader libico ha quindi accusato la Nato di andare oltre il mandato dell'Onu, invitando quindi Russia, Cina e i Paesi amici in Africa e in America Latina a fare pressioni sul Consiglio di sicurezza Onu per rivedere la risoluzione.

Quindi si è rivolto ai ribelli che oggi controllano la zona orientale del Paese, invitandoli a deporre le armi: "Non possiamo combattere tra di noi, noi siamo una sola famiglia". Con queste parole ha ribadito l'invito annunciato dal suo portavoce, Mussa Ibrahim, in una conferenza stampa prima del suo stesso intervento televisivo. Il regime libico, aveva dichiarato Ibrahim, si è detto pronto a concedere un'amnistia ai ribelli che controllano la città di Misurata, a circa 200 chilometri a est di Tripoli, a condizione che smettano di combattere.

CONTINUA LA LETTURA SU:
http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/30/news/gheddafi_offerta-15553393/?ref=HREA-1

SBARCHI DALLA LIBIA

IL MANIFESTO, 29/04/11

Ancora sbarchi dalla Libia. E le navi "umanitarie"?

Non si fermano, e non si capisce perché si dovrebbero fermare. Nella notte a Lampedusa è arrivato un ennesimo barcone con 178 persone, tra cui nove donne e un bambino, altri 264 approderanno tra oco sull'isola. 264 le persone che hanno affrontato la traversata, e anche qui ci sono 14 donne e un bambino. Entrambi i natanti provengono dalla Libia in fiamme. Su entrambi la maggioranza delle persone provengono dall'Africa subsahariana, dunque sono tutti potenziali rifugiati, sia per i paesi da cui provengono che per il fatto che stanno scappando da un paese come la Libia, sotto attacco dell'esercito di Gheddafi e dell'intervento "umanitario" della Nato.
Che è l'unico intervento "umanitario" finora messo in piedi dai paesi occidentali, che invece continuano a guardare, come se nulla fosse, questo esodo dalla Libia sui barconi. Natanti che, incredibilmente, non vengono mai notati dalle marine militari schierate di fronte alle coste libiche. Anche se c'è il sospetto che non sia proprio così, come hanno denunciato alcuni proguhi sopravvissuti recentemente a un naufragio, una storia raccontata dal manifesto.
Secondo l'unhcr, l'Agenzia delle nazioni unite per i rifugiati, nelle scorse settimane sono fuggite dalla Libia circa 230 mila persone, quasi tutte riversatesi in Egitto, Tunisia, o nei paesi della "sponda" sud della Libia. egli ultimi dieci giorni sono arrivati in diecimila, dice ancora l'Unhcr.
Nessuno parla però della possibilità - e della necessità - di evitare che le persone si accalchino solo ai confini della regione, e tanto più che siano costrette a affrontare una pericolosissima traversata. Il manifesto ne ha parlato recentemente nella sua prima pagina. Un analogo appello è stato lanciato da un gruppo di associazioni, tra cui Acli, Arci e Centro Astalli, affinché si porvveda ad organizzare l'immediata evacuazione dei profughi dalla Libia.
Dalla politica, però, alcuna risposta.

venerdì 29 aprile 2011

Susanna Parigi - La lingua segreta delle donne - Liquida - Videoclip

ALFIO ANTICO "TUTTI LI COSI VANNU ALLU PINNINU"

Daniele SILVESTRI canta "io non mi sento italiano" - "Vieni via con me" ...

Sciopero - Yo Yo Mundi

Bonnot - Intergalactic Arena

Videoclip Reality and fantasy album vrs

La Caravane Passe "Like A Sex Toy" CLIP OFFICIEL

Assalti Frontali - Rotta Indipendente

Malarazza - Come Una Goccia Nella Pioggia

IL "CORVACCIO" DI ALDO ARPE






Eccolo qui, puntuale e pungente torna a trovarci il nostro "corvaccio" intelligente ed attento alle cazzate dei nostri politici.

W IL PRIMO MAGGIO






GRAZIE AD ALDO ARPE CHE MI AIUTA IN QUESTO BLOG CON LE SUE SPLENDIDE VIGNETTE E CON QUANTO SOTTO VI RIPORTO (OLTRE LA SPLENDIDA IMMAGINE DI UN MURALE):



W IL PRIMO MAGGIO, W ПЕРВЫЙ МАЙ, W 第一 五月, W ראשון במאי, W PREMIER MAI, W ΠΡΩΤΗ ΜΆΙΟΣ, W PERTAMA MEI, W FIRST MAY, W PIERWSZA MAJA, W PRIMEIRA MAIO, Ш ПРВИ МАЈ, W PRIMERA DE MAYO, W FÖRSTA MAJ, W İLK MAYIS, W ELSŐ MÁJUS, W ERSTE KAN, W دبليو الأولى قد, W PRVNÍ MŮŽE

COSE DI CUI NESSUNO PARLA

GRANMA INT., 27/04/11

Presentato nella ONU un libro sul terrorismo contro Cuba

VICTOR M. CARRIBA

Il libro Huellas del terrorismo: sus víctimas hablan (Le impronte del terrorismo: le sue vittime parlano), è stato presentato dal suo autore, il giornalista canadese Keith Bolender, nella sede delle Nazioni Unite a New York.

“L’opera presenta storie avvenute in 50 anni di azioni di terrorismo contro l’Isola, che sono sconosciute al pubblico nordamericano”, ha affermato Bolender, spiegando il contenuto del testo, che attraverso le testimonianze delle vittime, racconta le aggressioni perpetrate dai primi anni del trionfo della Rivoluzione cubana, nel 1959.

Ricorda il sabotaggio alla nave francese La Coubre, nel 1960 e l’esplosione dell’ aereo civile della Cubana de Aviación nel cielo di Barbados, nel 1976.

Il libro è stato presentato nel Auditorium Dag Hammarskjold, sede di tutte le conferenze stampa e quartiere generale della ONU con la presenza del presidente dell’associazione dei corrispondenti delle Nazioni Unite, l’italiano Giampaolo Pioli.

I nemici di Cuba non hanno tralasciato metodi per le loro azioni ed applicano il blocco economico, finanziario e commerciale, tentano d’isolare Cuba e pongono in vigore leggi come la Helms -Burton e quella di ajuste cubano, ha indicato Bolender, ricordando i piani per assassinare il leader della Rivoluzione, Fidel Castro e gli altri dirigenti e funzionari, in Cuba e in altri paesi.

L’autore di Voices From The Other Side: An Oral History of Terrorism Against Cuba (titulo del testo in inglese) ha parlato del caso del terrorista Posada Carriles, autore dell’attentato contro l’aereo in Barbados, e assolto recentemente negli Stati Uniti in un processo per aver mentito all’immigrazione.

Tra le aggressioni presentate nell’opera di Bolender, ci sono gli omicidi degli alfabetizzatori, la guerra batteriologica e gli attentati con bombe contro gli hotels di Cuba, tra le tante.

Il Governo cubano ha documentato più di 700 azioni di terrorismo commesse nella maggioranza da gruppi che operano dagli Stati Uniti e che hanno provocato la morte di 3500 persone e migliaia di feriti, ha segnalato.

Il libro vuole mostrare il contenuto umano delle storie di coloro che hanno sofferto e soffrono per le conseguenze della politica criminale eseguita contro Cuba, e nello stesso tempo la qualità, l’umorismo e l’atteggiamento di fronte alla vita del popolo cubano.

LE CASE PALESTINESI

GRANMA INT., 28/04/11

2000 case palestinesi distrutte dall’inizio della seconda intifada

Dall'inizio della seconda Intifada, nel settembre 2000, decine di migliaia di abitazioni palestinesi sono state distrutte nella Striscia di Gaza.

Un terzo del dato fa riferimento al periodo della guerra israeliana su Gaza "Piombo fuso", tra il 2008 e il 2009.

In un rapporto divulgato in questi giorni, il ministero dei Lavori pubblici di Gaza ha fornito i dati esatti sulle case palestinesi distrutte e sullo stato di riparazioni e ricostruzioni.

"Tra il 2000 e la fine del 2008 (poco prima della guerra israeliana), Israele ha distrutto 6.344 abitazioni mentre 4.334 sono ancora in fase di ricostruzione grazie ai finanziamenti ricevuti nel 2010.

Le abitazioni totalmente distrutte a Gaza restano 3.407, sono case residenziali. Cento sono state risanate e 1.327 sono in fase di riparazione.

Dall'ufficio del ministero si sono poi fatte alcune precisazioni sullo stato dei fondi di cui dispone il governo per eseguire i lavori.

"Abbiamo fondi per lavorare su 800 abitazioni mentre 1.200 case totalmente distrutte restano scoperte. A queste ultime vanno ad aggiungersi le 12 abitazioni distrutte da Israele nel periodo successivo alla guerra 'Piombo fuso'.

Il dato complessivo delle case palestinesi distrutte da Israele nella guerra ammonta a 48.445 unità abitative, di cui 3.500 unità rimaste inagibili, quindi inabitabili, più altre 950 abitazioni rese pericolanti.

Le spese per le riparazioni delle case dei profughi palestinesi di Gaza distrutte da Israele sono state a carico dell' Unwra per 58,415 milioni di dollari, mentre Undp ha sostenuto i lavori del resto delle abitazioni per 11 milioni di dollari.

Del budget totale delle spese, l'88% (73,554 dollari) è stato destinato alle riparazioni di quelle danneggiate, mentre si stima un deficit di 9milioni di dollari pari al 12% per i lavori restanti.

ORLANDO BOSCH: UN TERRORISTA, DAVVERO

GRANMA INT., 28/04/11

È morto a Miami il terrorista
Orlando Bosch

Orlando Bosch, il terrorista che con Luis Posada Carriles organizzò l’attentato ad un aereo cubano nel 1976, che costò la vita a 73 persone innocenti, è morto a Miami, dice un comunicato della famiglia e del quotidiano El Nuevo Herald, dopo una lunga dolorosa malattia, che non è stata specificata.

Aveva 84 anni.

Bosch, in un’autobiografia pubblicata nel settembre, scorso, aveva incluso un capitolo sull’attacco all’aereo nel quale affermava categoricamente di non aver avuto alcuna responsabilità nel sabotaggio.

In un’intervista telefonica, nel luglio del 2005, due mesi dopo l’arresto di Posada Carriles a Miami, Bosch aveva detto al The Miami Herald che la verità sull’esplosione dell’aereo sarebbe stata rivelata con un filmato e documenti, resi pubblici dopo la sua morte.

Bosch viveva a Miami da 1988 grazie ad un indulto di George Bush padre, antico principale di Luis Posada Carriles nel caso Irán-Contras.

Bosch aveva chiamato la sua strategia di combattimento terrorista ‘La guerra per i cammini del mondo’, un metodo per il quale era disposto ad andare in qualsiasi punto del pianeta per attaccare obiettivi, in accordo con El Herald.

(Traduzione Granma Int.)

GUANTANAMO: L'INFERNO

L’inferno del carcere di Guantánamo

GRANMA INTERNACIONAL, 28/04/11

Le minacce di suicidio, dovute anche alle torture, hanno creato una preoccupante tensione nel carcere della base navale di Guantanamo, ha rivelato il quotidiano The New York Times.

Più di venti prigionieri hanno cercato di togliersi la vita da quando furono portati nell’illegale prigione ubicata nel territorio occupato nella zona a est di Cuba.

Il NYT ricorda il caso dello yemenita Ali Abdullah Ahmed, che si è impiccato con altri due imputati, nel giugno del 2006, iniziando una sequenza di decessi che ha provocato forti critiche internazionali ed ha alimentato un dibattito sul tema.

I militari del Pentagono giustificano il suicidio come un atto di guerra asimmetrica, ossia il martirio, segnala il giornale, ma moltissimi l'interpretano come un riflesso della disperazione di uomini con pochissime aspettative di un giusto processo e con scarsissime speranze d’essere liberati.

La morte di un detenuto deve aprire gli occhi al mondo e far chiudere il carcere della base, rilegge in molti media internazionali

L'archivio semi segreto su Ahmed riferiva che faceva lo sciopero della fame, non cooperava ‘completamente’ negli interrogatori e presentava un curriculum di atteggiamenti aggressivi.

Ma sono ben note le denunce internazionali di torture ai prigionieri per forzare le confessioni, oltre alle condizioni disumane della prigione.

Articoli rivelati nel sito digitale Wikileaks raccontano i dettagli di più di 700 interrogatori ai detenuti e le dette prove che gli Stati Uniti avevano raccolto sui presunti terroristi.

Fino ad ora sono 604 i prigionieri trasferiti da Guantanamo, mentre 172 sono sempre lì, imprigionati.

Durante la sua campagna elettorale, il presidente Barack Obama aveva promesso che avrebbe fatto chiudere questo carcere, creato nel 2002 per rpigionieri sospettati di terrorismo, catturati soprattutto in Afghanistan e in Iraq.

Nel gennaio del 2009, Obama ha firmato un ordine esecutivo per far chiudere, nel termine di un anno, la prigione, ma due anni dopo questa decisione è ancora una prova da superare, che difficilmente sarà realizzata.

(Traduzione Granma Int.)

ACCORDI PALESTINESI

IL FATTO QUOTIDIANO, 28/04/11

Palestina, Fatah e Hamas verso un accordo Lo stallo politico che ha di fatto separato il governo della striscia di Gaza da quello della Cisgiordania vicino ad una svolta. Israele critica l'Anp: "Scelga se fare pace con noi o con Hamas". Nel dialogo pesano le rivolte nei paesi del Maghreb e gli scontri in Siria
La notizia è rimbalzata dall’intelligence egiziana e ha colto di sorpresa anche alcuni tra i più attenti osservatori di cose mediorientali che pure seguivano con attenzione i colloqui, molto riservati, in corso tra Fatah e Hamas. Obiettivo, sbloccare lo stallo politico e la rivalità che hanno paralizzato le già molto fragili strutture istituzionali palestinesi. L’obiettivo sembra sia stato raggiunto ieri a tarda sera, quando dalle agenzie di stampa internazionali ribattevano un comunicato dell’intelligence egiziana che diceva: «Le consultazioni si sono concluse con un pieno intendimento su tutti i punti in discussione, compresa la formazione di un governo ad interim con alcuni compiti precisi e la data per le elezioni». Da Gaza, poco dopo, Taher al-Nono, uno dei portavoce di Hamas ha confermato all’agenzia Reuters: «Le due parti hanno firmato un accordo iniziale. Tutti i punti di divergenza sono stati appianati».

Una conferma molto scarna per quello che è a tutti gli effetti un passaggio essenziale e storico per i palestinesi. Hamas e Fatah erano divise – e spesso l’una contro l’altra armate, con decine di morti – dalle elezioni del 2006, vinte da Hamas e poi di fatto annullate a causa delle pressioni della comunità internazionale. Lo erano ancor di più dal 2007, quando Hamas, con un colpo di mano ha preso il controllo della Striscia di Gaza, spaccando l’unità amministrativa dei Territori Palestinesi, lasciando all’Autorità Nazionale Palestinese il governo della Cisgiordania. La composizione della frattura merita dunque una cerimonia della firma che si terrà al Cairo nei prossimi giorni, appena saranno anche resi noti i termini precisi dell’accordo, in particolare quali siano i compiti del nuovo governo ad interim e quando si potranno tenere le elezioni palestinesi.

Il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, a febbraio scorso, aveva indicato l’intenzione di chiamare i palestinesi al voto entro settembre. Quella data potrebbe essere stata confermata nell’accordo, anche se a febbraio Hamas aveva rifiutato, oppure slittare. Forse di un anno.

Cosa è cambiato nel frattempo? O meglio, perché proprio ora? I contatti, più o meno segreti, tra le due parti vanno avanti da tempo, con la mediazione egiziana che era stata affidata a Omar Suleiman, l’ex capo dell’intelligence che per alcuni giorni, due mesi fa, sembrava sul punto di succedere al presidente Hosni Mubarak cacciato dalle manifestazioni di piazza Tahrir. Suleiman ha mediato diversi accordi temporanei tra le due principali parti palestinesi, così come le tregue tra Hamas e Israele. Questo accordo è dunque il frutto anche dei suoi sforzi. Un frutto maturo? Sembrerebbe di sì, però almeno in parte per ragioni esterne al conflitto israelo-palestinese.

A settembre, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Anp potrebbe presentare richiesta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il riconoscimento dello Stato di Palestina quale nuovo membro delle Nazioni Unite. Secondo Abbas, ci sarebbero almeno 130 paesi pronti a riconoscere il nuovo stato. Un atto del genere, scriveva il quotidiano israeliano Haaretz il 20 aprile scorso, servirebbe a mettere sotto pressione il governo di Benyamin Netanyahu, che non sembra avere alcuna intenzione di riavviare il processo di pace, quantomeno non il processo di pace su cui si dice d’accordo il Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia).

C’è dell’altro. I rivolgimenti politici della primavera araba stanno facendo perdere al governo israeliano alcuni punti di riferimento, primo fra tutti l’Egitto e con il passare dei mesi e l’aumento delle proteste anche nella vicina Siria, il nervosismo è cresciuto pure a Tel Aviv e a Gerusalemme. Eppure, Netanyahu non si sgancia dal suo personaggio. Il primo commento, a caldo, alle notizie dell’accordo tra Fatah e Hamas è stato lapidario: «L’Anp deve decidere se fare la pace con Israele o con Hamas. Entrambe le cose non è possibile». Il primo ministro israeliano sembra non vedere che il rischio maggiore, a Gaza come in Cisgiordania, è che l’attuale dirigenza palestinese possa essere travolta dalle proteste. Una prova, molto moderata, è stata nelle manifestazioni del 15 marzo scorso, quando migliaia di persone, in grandissima parte giovani hanno manifestato a Ramallah e in altre città della Cisgiordania, come pure a Gaza per un «giorno dell’unità». Manifestazioni in parte spontanee e in parte sostenute dai due differenti «governi» palestinesi, ma comunque un segnale su quale sia l’umore della piazza e, appunto, dei giovani. Quelli che sono sempre stati in prima fila nelle manifestazioni e nelle rivolte contro l’occupazione militare israeliana, fanno capire che una nuova eventuale intifada (se ne vocifera sul web sotto varie forme, compreso un misterioso videomessaggio che indica come data il 15 maggio) potrebbe, per una volta, non essere rivolta soltanto contro i soldati israeliani ma anche contro le elite palestinesi, che pur senza uno stato vero e proprio, hanno però assunto molti dei difetti dei regimi arabi, dalla corruzione alle violazioni dei diritti umani.

Se questa consapevolezza può aver spinto i vertici di Fatah a cercare di chiudere il più rapidamente possibile un accordo con Hamas (potenzialmente favorito da eventuali manifestazioni di piazza contro il «governo» palestinese), nelle decisioni del movimento islamico di resistenza potrebbe aver pesato anche l’assassinio di Vittorio Arrigoni, con l’aumento, ormai evidente, della sfida salafita al controllo del territorio nella Striscia. Nelle ultime settimane, con il mondo concentrato sulle vicende libiche, nella Striscia c’è stata una mini escalation che ricorda da vicino – anche se in piccolo – quel micidiale gioco al rialzo tra razzi palestinesi e incursioni israeliane che ha portato a Piombo Fuso, l’attacco contro la Striscia alla fine del 2008. Un evento che se ripetuto oggi, con tutta la regione in subbuglio e nessun governo al sicuro, rischierebbe di far scendere sulla primavera araba una micidiale gelata di guerra.

di Enzo Mangini

CONTROSENSI FRANCESI (E NON SOLO...)

IL FATTO QUOTIDIANO, 28/04/11

Francia, l’ultra-destra di Marine Le Pen
cresce nel voto operaio I sondaggi danno la leader del Front National in crescita, soprattutto nel voto delle classi più svantaggiate economicamente. Un problema soprattutto per il presidente Sarkozy e il suo partito, che calano pesantemente nelle intenzioni di voto Non bastavano i sondaggi poco lusinghieri, la crisi economica e la delicata situazione nel Mediterraneo, sulla strada per le presidenziali francesi 2012 Nicolas Sarkozy dovrà vedersela con un rivale sempre più temibile: l’estrema destra di Marine Le Pen, infatti, guadagna terreno settimana dopo settimana.

Occhi azzurro ghiaccio e un carattere di ferro, la figlia quarantenne di Jean Marie, da gennaio nuovo presidente del Front National francese, incassa un successo dopo l’altro e sembra soffiare agli avversari di ogni colore anche il favore delle classi più popolari. Secondo un sondaggio IFOP/Paris Matche/Europe1 pubblicato in questi giorni, infatti, Marine ad oggi potrebbe contare al primo turno sul 36% delle preferenze degli operai. Un asso nella manica niente affatto secondario, non solo perché gli “ouvriers” rappresentano un buon 15% dell’elettorato, ma perché da sempre sono il termometro della capacità dei politici di intercettare i bisogni popolari.

Che dipenda dalla disillusione verso i partiti maggiori o dal maggior lavoro del Fn sul territorio, certo è che si tratta di una gatta da pelare soprattutto per l’Ump di Sarkozy, che dal sondaggio esce piuttosto malconcio incassando appena il 15% delle preferenze a pari merito con i socialisti Ségolène Royal e François Hollande.

Il paragone con il 2007 è impietoso: allora erano stati proprio gli operai, con il 26% delle preferenze, a garantire all’inquilino dell’Eliseo un surplus di voti decisivi per la vittoria finale. Dieci punti in meno che oggi, e in prospettiva, pesano come piombo.

Che il successo di Marine Le Pen non sia un fuoco di paglia sono ormai convinti molti, a maggior ragione dopo il risultato alle ultime elezioni cantonali che hanno visto il Fn aggiudicarsi il 40% delle preferenze in molti collegi. Deve aver visto bene la rivista Time che l’aveva inserita tra le 100 personalità più influenti del 2011 se, alla luce di un sondaggio del mese scorso di Le Parisien Dimanche, la tigre dell’estrema destra raccoglierebbe il 23% delle preferenze per l’Eliseo. Un’ipotesi che aprirebbe al suo partito le porte del secondo turno.

Marine ha raggiunto una credibilità impensabile per il padre, ormai al centro di troppe polemiche, grazie a un comportamento socialmente più accettabile. Certo a gennaio aveva assicurato i suoi che il partito “non avrebbe cambiato natura”, confermando il tradizionale euroscetticismo del Fn e la sua ricetta economica incentrata su misure protezionistiche per abbassare il debito francese. Ma aveva anche glissato sulle questioni più insopportabili all’opinione pubblica francese, come il rapporto con la comunità ebraica e le accuse di razzismo.

Nei mesi a seguire ha fatto di più, ha cercato di creare un’immagine più presentabile e meno aggressiva del Fn arrivando a radiare dal partito un candidato ritratto in una foto mentre faceva il saluto nazista. Una decisione che ha fatto mormorare non pochi colleghi di partito, dal padre a falchi come Bruno Gollonisch, mentre in vista delle manifestazioni del primo maggio ha già invitato gli skinhead a tenersi lontani dal corteo per “evitare provocazioni”.

Marine va dritta per la sua strada nonostante la stampa d’oltralpe non perda occasione per attaccarla, sicura che i venti ultraconservatori che soffiano in tutta Europa siano arrivati anche alle porte di Parigi.

di Tiziana Guerrisi

TRUFFE E ETER STURIELET: PARMA E IL CINEMA

Inchieste e fatture false
Il film diventa un boomerang La pellicola che vede protagonisti Vincenzo Salemme e Asia Argento avrebbe dovuto restituire l'immagine alla città, soprattutto dopo il caso Bonsu. Ma la gestione dei finanziamenti del Comune alla casa di produzione fu molto allegra e il Procuratore Laguardia conferma: "L'inchiesta è tutt'altro che conclusa"

IL FATTO QUOTIDIANO, 28/04/11

Doveva essere il film destinato a riabilitare l’immagine di Parma e dei suoi vigili urbani, accusati di aver picchiato e umiliato un giovane di colore. Doveva essere la pellicola che avrebbe restituito la dignità che, con il governo di Pietro Vignali (in quota Pdl), sommerso dai debiti e dalle inchieste, la città di Parma ha perso un po’ per strada. Ma alla fine il film “Baciato dalla fortuna” (per la regia di Paolo Costella) si sta rivelando un vero e proprio boomerang per l’amministrazione comunale.

L’indagine aperta della Procura a fine anno sul giro di fatture false, infatti, è ancora aperto e, ogni giorno, si arricchisce di particolari. Come ha confermato oggi al Fatto Quotidiano il Procuratore capo, Gerardo Laguardia, che relativamente alla vicenda parla di “piccoli dettagli inseriti in un contesto più ampio e sul quale il nostro lavoro è tutt’altro che concluso”.

La “bomba” era scoppiata a fine dello scorso anno, quando gli inquirenti avevano sequestrato la documentazione relativa al versamento da parte di Stt, holding del Comune, di 50mila euro a “GDM Italia” (la società romana che si è occupata della promozione del film «Baciato dalla fortuna» girato a Parma nei mesi scorsi) e di 20mila a beneficio di “Student work service”, per il servizio di catering per attori e comparse. Un vero e proprio scandalo che aveva finito per portare (e non solo per la questione del film) il presidente Andrea Costa, ex presidente di Stt ed ex manager Barilla, alle dimissioni dalla guida della partecipata, affidata poi alle cure del commissario Massimo Varazzani.

Vicenda giudiziaria a parte, anche il presunto spettacolo non se la passa bene. Il film ha subito una lunga serie di ritardi. La “prima” nazionale, attesa da mesi a Parma, si è tinta di giallo: in un primo momento tutto sembrava pronto addirittura per lo scorso mese di ottobre, poi la decisione improvvisa di Medusa film che distribuisce la pellicola (produttore esecutivo invece è la Arella di Rita Rusic) di rinviare l’evento al 18 marzo. Dopo settimane di silenzio da parte dell’amministrazione comunale, sembra apparire all’orizzonte una nuova data (da confermare): il 30 settembre, anche se tutto appare ancora nebuloso.

Medusa, con una dichiarazione rilasciata dall’ufficio stampa che cura il progetto in questione, getta acqua sul fuoco e dice di puntare molto sulla pellicola, costata peraltro qualcosa vicino ai 5 milioni di euro: “Il motivo dello slittamento è dovuto al fatto che alcuni film distribuiti da noi, uno tra tutti Benvenuti al sud, hanno avuto grande successo e sono rimasti dunque in sala più a lungo di quanto avevamo ipotizzato in un primo momento. Con Baciato dalla fortuna contiamo comunque di aprire nel migliore dei modi la stagione autunnale”.

Al di là delle uscite ufficiali – e mentre il Comune tace – la vicenda si conferma l’ennesimo pastrocchio “made in Parma”, nel quale si ritrovano tutti gli ingredienti tipici della città e dell’operato della sua amministrazione: fatture inesistenti, intervento di partecipate per conto della giunta Vignali, indagini della Procura della Repubblica e lunghi silenzi.

Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, se non fosse che l’idea originaria del film, come detto, oltre a promuovere la città, era quella di rifare in un certo senso la verginità al corpo di polizia municipale, dopo che il pestaggio dello studente ghanese Emmanuel Bonsu, scambiato per un pusher e malmenato dagli agenti (una decina sono ancora sotto processo) aveva procurato un danno forse permanente alla polizia municipale e quindi al Comune stesso.

Un tentativo – quello di portare il set in città – di certo coraggioso e ambizioso, visto il contesto in cui gli agenti operano ormai da un paio d’anni e che alla fine era stato coronato anche dal successo. Ma su cui qualcuno non ha resistito alla tentazione: per il personaggio di Alessandro Gassman (che interpreta un vigile urbano), infatti, tra tutte le opzioni possibili, si è scelto il cognome dell’attuale comandante dei vigili, Jacobazzi, subentrato al timone dopo le dimissioni forzate cui era stata costretta il predecessore, Emma Monguidi, travolta dal terremoto Bonsu. Coincidenza o solo trovata pubblicitaria? (f.nit.)

LA RAI, I "SUOI" TG E BERLUSCONI

Agcom richiama i tg Rai

IL FATTO QUOTIDIANO, 28/04/11

“Troppo tempo dedicato al premier” Il presidente del Consiglio è "obiettivamente sovraesposto". Sono i risultati degli ultimi dati dell'Autorità garante nelle Comunicazioni. Che richiama anche Ferrara e Annunziata a un "maggiore rispetto delle istituzioni"Silvio Berlusconi è “obiettivamente sovraesposto”. I telegiornali della Rai gli dedicano troppo tempo e lo fanno parlare molto di più rispetto ai suoi avversari politici. E in periodo di par condicio non si fa. A richiamare l’azienda pubblica è l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni che, dopo aver ricevuto diversi esposti, ha diffuso i dati da aprile a oggi sul pluralismo politico relativi alla campagna elettorale.

L’indicazione espressa dall’Autorità garante è senza appello: “Maggiore attenzione alla rappresentazione equilibrata di tutti i punti di vista, evitando che si determinino situazioni di vantaggio per determinate forze politiche o determinati competitori elettorali”. Senza considerare che il premier, a cui viene dedicato in assoluto più tempo, “è direttamente parte nelle elezioni amministrative in quanto capolista a Milano”. Tra i richiami generali all’equità e all’obiettività dei tg, l’Agcom ha ricordato il divieto dell’uso “di riprese televisive con presenza diretta, non giustificata, di membri del governo o di esponenti politici”.

La nota del Garante si occupa anche di Giuliano Ferrara e Lucia Annunziata. I due giornalisti devono assicurare nelle loro trasmissioni “un maggiore rispetto verso le istituzioni”. Sotto accusa la puntata di ‘Qui Radio Londra‘ del 19 aprile, dove Ferrara si è rivolto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendogli di non “ignorare” lo “spirito di eversione politica” in atto contro “un governo liberamente eletto”. Colpa, tra l’altro, dei magistrati che “fanno comizi in piazza per attaccare preventivamente leggi di riforma della Costituzione portate in Parlamento da una maggioranza regolarmente eletta”, aveva aggiunto il conduttore. La puntata di ‘Potere‘ ad aver attirato i richiami dell’Agcom è invece andata in onda il 18 aprile ed era dedicata alla magistratura. Ospiti in studio, i giudici milanesi Pierluigi Davigo e Armando Spataro e l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli.

”Non si può certo dire che il direttore generale lasci la Rai con l’onore delle armi nello stesso giorno in cui l’Agcom rileva una sovraesposizione del premier nei telegiornali”, ha commentato Michele Meta, capogruppo del Pd in commissione Telecomunicazioni alla Camera, , riferendosi alla nomina di Mauro Masi alla Consap. “Per il servizio pubblico è giunto il momento di voltare davvero pagina – aggiunge Meta in una nota – inaugurando una nuova stagione di autonomia editoriale verso la quale il Cda attuale, come pure il futuro direttore generale, devono impegnarsi per scongiurare una ulteriore perdita di credibilità della più grande azienda culturale italiana”.

USA E MUTUI SUBPRIME: DI NUOVO LO STESSO ERRORE?

Usa, torna il mercato dei mutui subprime
I titoli che causarono la crisi del 2008 L’ultima iniziativa del fondo hedge Stark Investments lancia un chiaro segnale al mercato. La crisi dei mutui Usa non è affatto conclusa. E mentre gli americani perdono la casa, gli speculatori si preparano nuovamente a incassare miliardi

IL FATTO QUOTIDIANO, 28/04/11

Ha un nome che è già tutto un programma, una denominazione evocativa, che non lascia spazio a dubbi con la sua capacità di portare con sé presagi sempre più inquietanti per un’economia che ancora naviga a vista. Si chiama “RMBS CDS Opportunity Fund” l’ultima creatura di Stark Investments, un fondo speculativo (hedge fund) di base a St. Francis, nel Wisconsin, e apripista oggi di un clamoroso revival: il gioco al ribasso sui mutui statunitensi. Con buona pace dei proprietari di case e degli istituti di credito più esposti per i quali rischia di arrivare presto una nuova bufera.

Gli investitori di Stark, riferisce l’agenzia specializzata Finalternatives, dovrebbero contare su un budget iniziale di 150 milioni di dollari e sull’efficienza di uno schema più che collaudato. Al solito di tratta di acquisire credit default swaps (Cds) – i contratti derivati che, dietro il pagamento di un interesse, garantiscono un rimborso in caso di fallimento del debitore – costruiti su titoli coperti da mutui rischiosi. In pratica, si tratta di comprare un’assicurazione sperando, ed è questa l’ipotesi di fondo, che i titoli in questione non possano essere rimborsati. Insomma, si crea un protezione da qualcosa che non si possiede e si attende il disastro con la possibilità, nel frattempo, di scambiare i derivati sul mercato sfruttando il loro apprezzamento in caso di aumento del rischio. Incassando sicure plusvalenze.

Questa speculazione al ribasso è stata alla base della crisi stessa del mercato immobiliare, la scintilla da cui tutto ha avuto origine. All’epoca, intuendo in anticipo l’insostenibilità della bolla, gli operatori più accorti hanno guadagnato cifre spettacolari. Facendo scuola. Alla vigilia della crisi, si narra, il finanziere John Paulson, acquistò 22 milioni di dollari in Cds contro il rischio fallimento di Lehman Brothers. La scommessa, sostiene l’Economist, gli avrebbe fruttato circa 1 miliardo. Un esempio che continua a ispirare gli speculatori che, in un ambiente nuovamente favorevole, cercano ora di sfruttare l’onda lunga del rilancio.

Prima che la crisi si manifestasse, Stark Investments era attiva da circa quindici anni e operava gestendo assets complessivi per 13 miliardi di dollari. Oggi la cifra è scesa a 3 miliardi, identificando un ridimensionamento che ha colpito tutto il settore. Ma la tendenza al rilancio è ormai evidente. Il comparto hedge, cui la crisi aveva eroso circa un quarto del suo valore, ha ripreso a crescere approssimandosi ormai alla quota simbolica dei 2 mila miliardi di dollari di capitali gestiti. Una crescita che è sinonimo di rinnovata fiducia ma anche di nuove opportunità di mercato.

Nel mese di febbraio, ha riferito Bloomberg, il prezzo medio delle abitazioni statunitensi misurato dall’indice S&P/Case-Shiller ha ceduto il 3,3% su base annuale, il calo più ampio da oltre un anno a questa parte. Una diminuzione non casuale visto che sul dato pesa un fenomeno evidente: l’aumento dei pignoramenti e la conseguente crescita dell’offerta delle abitazioni sul mercato da cui deriva la diminuzione dei prezzi. Negli ultimi mesi, insomma, un numero sempre maggiore di americani non è riuscito a stare dietro alle rate dei mutui facendo così aumentare il rischio su quelle obbligazioni che sono costruite proprio sui prestiti per le case. Quegli stessi titoli, in altre parole, che Stark e i suoi emuli intendono prendere di mira.

Ma le opportunità di mercato non si esauriscono qui. A favorire la corsa alla speculazione c’è infatti la rinnovata disponibilità dei derivati assicurativi in mano alle banche. Assets illiquidi di cui gli istituti di credito, chiamati a mettersi in regola con i nuovi requisiti di capitalizzazione, sono costretti a liberarsi un po’ per ridurre le esposizioni un po’ per recuperare liquidità. Una corsa alla vendita che produce una generale diminuzione dei prezzi garantendo ai fondi la possibilità di accaparrarsi titoli redditizi a buon mercato. Per tornare a speculare su un mercato instabile in cui la crisi, in definitiva, non è mai realmente finita.

ARUBA IN FIAMME

CORRIERE DELLA SERA, 29/04/11

Come si legge in vari siti e blog italiani, questa notte nella webfarm di Bibiena, ad Arezzo, c'è stato un principio di incendio ai gruppi di continuità che di fatto a mandato a gambe all'aria tutta la sala macchine di un'azienda che fornisce la base per migliaia di siti italiani, nonché un servizio di posta altamente diffuso. E ora tuto è fermo, pare per non meno di 24 ore. Secondo i vigili del fuoco, che sono stati impegnati per circa tre ore, il principio del rogo sarebbe stato causato da un surriscaldamento.

Sul canale di Aruba di Twitter i responsabili dell'azienda stannmo costantemente tneendo informati gli utenti sull'andamento delle operazioni. Scorrendo i messaggi si legge per esempio che le fiamme come detto hanno intaccato i cosiddetti Ups (Uninterruptible Power Supply) e non le sale dati e dunque tutti i contenuti dei vari siti Internet dovrebberoe ssere salvi, cosa più importante.

Come raccontano altri siti, per esempio Giornalettismo che cita diversi utenti Twitter, il fermo di Aruba non sarebbe il primo. Qualche tempo fa sarebbe stato un alluvione a fermare i server dell'azienda. E così diversi noviagatori scatenano l'ironia legata all'attualità. Dalla Libia: “A La Russa hanno detto che avremmo colpito solo siti strategici. E quello ha fatto bombardare #aruba”. Al dramma di Fukushima: “I Tecnici Di #Aruba stanno cercando di bloccare il reattore, ma si teme la fuoriuscita di pixel”.

QUESTIONE DI...CULO

Il superenalotto porta 47 milioni a Cosenza
28 aprile 2011
IL SECOLO XIX

Cosenza - Esce il 6 del superenalotto e porta a Cosenza i 47 milioni di euro del montepremi. Il concorso numero 51 del gioco di casa Sisal ha visto, infatti, uscire la sestina vincente presso la tabaccheria Parise, in corso Mazzini, 280. Il jackpot per il 6 per il prossimo concorso sarà di 15.000.000,00 di euro.


Il sei del superenalotto è tornato dopo un’attesa che durava da gennaio. La vincita di Cosenza, fa sapere l’agenzia specializzata Agipronews, si piazza all’11/ma posizione dei premi più alti distribuiti dal concorso, precedendo in classifica vincite storiche tra cui quella di Peschici dell’ottobre 1998, che si fermò a 63,3 miliardi di lire, pari a 32,7 milioni di euro, o quella di San Vito dei Normanni dell’aprile 2002 da 40,8 milioni, o ancora di Grottaglie del febbraio 1999 (44,6 milioni). La prima e fino a questa sera unica sestina milionaria del 2011 fu centrata lo scorso 7 gennaio in provincia di Alessandria, quando furono vinti 13,5 milioni.

IL SENATUR ED IL CAVALIERE

Bossi: «Non voglio far cadere il governo, ma...»
29 aprile 2011
IL SECOLO XIX

Roma - Dopo più di 24 ore di silenzi carichi di tensione, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi tornano a `parlarsi´. Lo fanno, certo, in un modo poco consono e a oltre 500 chilometri di distanza quasi a voler rimarcare il `freddo´ dei rapporti degli ultimi giorni. Ma se non altro può esser considerato un inizio.


A rompere il ghiaccio, da Domodossola, è il senatur che subito scandisce che «io non voglio certo far saltare il Governo» spalancando le porte di Palazzo Chigi alla sinistra. «Loro - dice anzi Bossi - vogliono farlo cadere, ma la sinistra al Governo non ci andrà mai». «Ma - avverte - se non cesseranno i raid aerei sulla Libia, tutto può succedere».

Pronta la risposta di Berlusconi che assicura, in collegamento telefonico con un’iniziativa politica in sostegno del candidato sindaco a San Benedetto del Tronto, che «la maggioranza è solida e coesa» e che il Governo «completerà la legislatura».
Ma il comune obiettivo del 2013 non mette al riparo i due alleati dalle polemiche e da reciproche rivendicazioni. E nelle parole di Bossi non mancano nuove stoccate verso Berlusconi. A iniziare dalla rinnovata critica di `sudditanza´ imputata all’Italia nei confronti della Francia: «povero Berlusconi - dice il leader del Carroccio - è rimasto un po’ scombussolato» dalle richieste di Nicolas Sarkozy.

Tante, forse troppe richieste: dalla Libia a Parmalat fino a Edison, tanto per citare i capitoli principali indicati in sofferenza dalla Lega in questi giorni». L’Italia non si è inginocchiata davanti alla Francia» è la controreplica (sempre indiretta) del premier che rivendica anzi una diversa verità: «È esattamente il contrario», dice e porta come prova i dati della «bilancia commerciale che è in attivo per noi». La temperatura - fredda - dei rapporti tra i due non sembra dunque migliorare di molto. E a dimostrarlo c’è anche e soprattutto la difesa che Bossi incardina a protezione dell’amico Tremonti, vittima - come lamentato dallo stesso superministro dell’Economia - del fuoco amico del Pdl. «E meno male che Giulio c’è», dice Bossi parafrasando il ritornello di uno degli inni di Forza Italia. Meno male, aggiunge non senza una punta di ironia, «perché altrimenti Berlusconi spenderebbe tutto».

Che i conti preoccupino la Lega, Bossi non ne fa un mistero. Anche e soprattutto quando questo timore può essere messo in relazione con l’intervento in Libia: «Io sono contrario ai bombardamenti - ribadisce - perché se butti bombe e missili gli immigrati aumentano e questo non va bene perché costa troppo. Non vorrei che, quando è finita, ci dovesse toccare anche pagare i danni di guerra». Da qui la speranza che «Berlusconi cambi idea» e che si possa «trovare la quadra» con lui. Insomma, pericolo scampato? Crisi di governo allontanata? Anche su questo Bossi preferisce non abbassare la guardia limitandosi a rispondere con un «speriamo».

CINECITTA'

Tra old America e antica Roma
Cinecittà (finalmente) in mostra
Per la prima volta i mitici stabilimenti della capitale si aprono al pubblico: tra costumi, oggetti di scena, filmati, e il tour guidato su due set, tra cui quello di "Gangs of New York". Inaugurazione con Benigni e Verdone. Il presidente Luigi Abete: "Il prossimo progetto è un museo permanente del cinema. Altro che chiusura, gli studios sono privatizzati da anni..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE

LA REPUBBLICA, 29/04/11

ROMA - Il set di Gangs of New York con le botteghe della vecchia Broadway. Quello, spettacolare, della fiction americana Rome, con la città più potente del mondo antico tutta ricostruita in vetroresina. Costumi di scena che hanno fatto epoca, da quelli di Liz Taylor e Richard Burton in Cleopatra alla recentissima veste da pontefice indossata da Michel Piccoli in Habemus Papam. Oggetti di ogni tipo, dalla statua a forma di delfino di Ben Hur all'equipaggiamento del Paziente inglese. Bozzetti di famosi scenografi, come quello del vascello di Dante Ferretti per Il Barone di Munchausen o lo schizzo della sala dell'oppio di C'era una volta in America. E ancora tanti materiali foto e audio: immagini di scena, e soprattutto filmati. Tra cui spicca quello con una miscellanea di provini di attori diventati celebri: da Lucia Bosé a Riccardo Scamarcio, passando per Stefania Sandrelli.

GUARDA LE IMMAGINI 1

E' fatta di cose così, di piccoli e grandi pezzi di memoria (e di attualità) della settima arte, la rassegna Cinecittà si mostra: aperta da oggi presso i celeberrimi studios di via Tuscolana, consente per la prima volta uno sguardo su uno dei luoghi mitici del nostro Paese. Un posto magico, amatissimo da grandi autori come Federico Fellini e Martin Scorsese. E anche da Roberto Benigni, che infatti è stato tra i protagonisti della grande inaugurazione vip di ieri sera.

L'eposizione, che resterà aperta fino al 30 novembre, permette in primo luogo al visitatore di girare liberamente nella parte iniziale dell'area, quattro ettari di giardini e di verde. Poi cominciano le parti espositive al chiuso. Nella palazzina presidenziale, in un corridoio coi pavimenti su cui scorrono le sequenze di film vecchi e nuovi, si ricostruiscono i vari mestieri del cinema. In due stanze ci sono i tanti reperti di sartoria: costumi di ogni epoca, dal saio di Sean Connery nel Nome della rosa a La passione di Cristo di Mel Gibson; cappelli di ogni foggia; capi unici prodotti dalle grandi sartorie del settore, come Tirelli e Peruzzi. Poi c'è la stanza dedicata alle scenografie: anche qui, oggetti di fogge ed epoche varie, e i bozzetti con le scenografie. Segue la sezione "Ciak si gira", che ricostruisce un set con ambientazione settecentesca: candele al posto dei lampadari, scrittorio, oggetti del periodo; e alla (finta) finestra un (finto) temprale. Alla Palazzina Fellini, invece, alcuni abiti creati non dai sarti cinematografici ma dagli stilisti: ad esempio l'abito bianco indossato da Audrey Hepburn in Guerra e pace, disegnato da Gattinoni. C'è pure una stola di Fendi (per Titus di Julie Taymor), un vestito nero delle sorelle Fontana (per Le amiche di Michelangelo Antonioni). Divertirà sicuramente il pubblico la sala dove assistiamo, sullo schermo, ai provini degli attori.

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http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/04/29/news/cinecitt_finalmente_in_mostra-15468359/?ref=HREC2-10

LA MALARAZZA

LA REPUBBLICA, 28/04/11

Corona condannato a quattro anni
Lele Mora processato a Bergamo
Il fotografo e il manager dei Vip giudicati in udienza preliminare dal gup Centonze
erano accusati di una maxievasione fiscale con fatture false per circa 17 milioni

Fabrizio Corona condannato a 4 anni di reclusione, mentre per Lele Mora gli atti trasmessi dal tribunale di Milano alla Procura di Bergamo per incompetenza territoriale. Si è conclusa così l'udienza preliminare davanti al gup di Milano Federica Centonze che vedeva il fotografo dei vip e il talent scout accusati, assieme ad altre quattro persone che hanno patteggiato, di una maxievasione fiscale realizzata con un sistema di false fatturazioni per circa 17 milioni di euro.

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/04/28/news/corona_condannato_a_quattro_anni_lele_mora_processato_a_bergamo-15488781/?ref=HREC2-5

IL MACABRO AGGIORNAMENTO QUOTIDIANO: SIRIA

LA REPUBBLICA, 28/04/11

Siria, fuga di massa verso il Libano
"500 persone sono state uccise"
Secondo Sawasiah, la ong fondata dall'avvocato per i diritti umani Mohannad al-Hassani, migliaia di persone sono state arrestate. I ribelli lanciano il "venerdì della collera". Mosca: no alle sanzioni, serve un'indagine

DAMASCO - Nelle rivolte scoppiate in Siria all'inizio di aprile 1 sono stati uccisi 500 civili. Se confermato, il bilancio fornito dall'organizzazione per i diritti umani Sawasiah testimonierebbe la crudeltà della repressione del regime. Sempre secondo la Ong fondata dall'avvocato per i diritti umani Mohannad al-Hassani, migliaia di persone sono state arrestate e molte risultano disperse dopo le dimostrazioni per chiedere libertà politica e la fine della corruzione. Il numero delle vittime sarebbe aumentato drasticamente negli ultimi giorni, dopo la stretta decisa dal regime con l'invio dei carri armati a Deraa 2, cuore delle proteste, dove mancano acqua ed elettricità. E, stando all'agenzia France Presse, centinaia di siriani stanno abbandonando il loro Paese fuggendo a piedi e stanno entrando nel nord del Libano. La fuga sarebbe dovuta ai gravi disordini scoppiati nella città siriana di frontiera di Tall Kalakh.

Gli attivisti, però, non si arrendono. Un appello a manifestare domani "in tutte le piazze e in tutte le strade" della Siria è stato lanciato oggi su Facebook dagli attivisti dei "Giovani della rivoluzione siriana". Nel messaggio si afferma che domani sarà un "Venerdì della collera", e di "solidarietà con Deraa, di fatto sotto assedio da parte delle forze di sicurezza.

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TORNADO

Si aggrava il bilancio della furia del tornado
oltre trecento morti negli Stati del Sud
Obama visiterà le zone devastate: "E' una catastrofe". Oltre 200 vittime nella sola Alabama. Paura per una centrale nucleare dove è stato evacuato tutto il personale

LA REPUBBLICA, 29/04/11

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178 MIGRANTI A LAMPEDUSA NELLA NOTTE

Il natante, partito dalla libia, e stato intercettato a sud di lampedusa da una motovedetta delle fiamme gialle che l'ha scortato sino in porto. Tra loro nove donne e bambini. Ieri, dopo dieci giorni di tregua, erano arrivati in 77 dalla Tunisia

LA REPUBBLICA, 29/04/11

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BOMBA A MARRAKESCH

LA REPUBBLICA, 28/04/11

Attentato in un caffè di Marrakech
16 morti, 11 sono turisti stranieri
Il ministero dell'Interno marocchino, citato dalla tv Al Arabiya, ha detto che l'esplosione è dovuta a un atto terroristico e kamikaze. Farnesina: nessun italiano tra le vittime, ma cittadini francesi, spagnoli e un inglese. Il bilancio, secondo il vice console Karim Benfallah, potrebbe aumentare

MARRAKECH - Una fortissima esplosione è avvenuta in un caffè della piazza principale di Marrakech alle 11,50, le 12,50 italiane. Secondo fonti ospedaliere e le tv locali 16 persone hanno perso la vita e molte altre, circa una ventina, sono rimaste ferite, alcune in modo grave. Almeno 11 vittime sono turisti stranieri. Spagnoli, sei francesi, di cui due di Marsiglia, due russi, due olandesi, due svizzeri, due tunisini, e un britannico. Ma le informazioni non sono ancora ufficiali, si attende il via libera per il riconoscimento dei corpi in modo da poter procedere alle generalità delle vittime. L'Argana Cafè si trova infatti in piazza Jamaa El Fna (che significa Raduno dei morti) cuore della città di Marrakech, baricentro della Medina e tra i luoghi più visitati dai turisti di tutto il mondo.

L'esplosione ha completamente distrutto il primo piano e lasciato parzialmente intatto il piano terra del caffè ed è stata, ha riferito la tv Al Arabiya, "devastante". Testimoni parlano di brandelli di corpi sparsi per un ampio raggio. "Abbiamo trovato chiodi e pezzi di ferro nei corpi delle vittime", ha detto una fonte dell'ospedale Ibn Tafil Fardiya della città meridionale marocchina. "Anche per questo - ha aggiunto la fonte - siamo convinti che dietro la deflagrazione ci sia un attentato terroristico".

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L'ITAGLIA ED IL LAVORO

E chi il lavoro ce l'ha soffre di mobbing, bullying e flessibilità malata.

Vola la disoccupazione giovanile
e l'inflazione continua a cresce
Secondo i dati dell'istituto di statistica quasi un terzo dei giovani, il 28,7 per cento, è senza lavoro. L'indice dei prezzi sale dello 0,5 per cento in aprile e tocca il 2,6%, il tasso più alto da novembre 2008. Il Pd: "Il dramma dei ragazzi non entra nell'agenda di governo"

LA REPUBBLICA, 29/04/11

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a marzo è aumentato al 28,6%, salendo di 0,3 punti percentuali su base mensile e di 1,3 punti su base annua. Lo comunica l'Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che la risalita arriva dopo la riduzione registrata a febbraio. Mentre il tasso generale nello stesso periodo è risalito attestandosi all'8,3%, in crescita di un decimo di punto percentuale rispetto a febbraio, quando segnò una lieve flessione, ma in ribasso su base annua.

Intanto, in aprile, continua a salire l'inflazione. Secondo l'istituto di statistica l'indice dei prezzi ad aprile è salito al 2,6%, dal 2,5% di marzo con un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,5%. Il tasso annuo è il più alto da novembre 2008, quando l'inflazione si attestò al 2,7%, quello congiunturale è il maggiore dal luglio 2008. L'accelerazione di aprile risente delle tensioni sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti e della dinamica dei beni energetici non regolamentati (adeguamento delle tariffe elettricità e gas). E' da dicembre 2010 che prosegue la crescita tendenziale dell'inflazione.

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WILLIAM & KATE

SPERIAMO CHE PIOVA MENTRE LA LORO AUTO SCIVOLI SU UNA BUCCIA DI BANANA E SI VADA AD INFRANGERE CONTRO LA STATUA DI TRAFALGAR MENTRE SI STRAPPI LA GIACCA DI WILLIAM E LEI SE LA FACCIA SOTTO DALLA PAURA. USCENDO DALLA MACCHINA LEI SCIVOLI SU UNA MACCHIA D'OLIO CHE PORTA LA CADUTA IMMANCABILMENTE SU UNA CACCA (MERDA) DI CAVALLO PRESIDENZIALE NUTRITO A SCATOLETTE ANZICHE' BIADA (CHE COSTA TROPPO E CHI LO CURA E' SCOZZESE). NELL'AVERE ORA IL DUBBIO CHE LE MALEDIZIONI DI AFRICANI, MEDIO-ORIENTALI, EX JUGOSLAVI, IRAQUENI, IRANIANI, ASIATICI, INDIANI D'INDIA E D'AMERICA, IRLANDESI, ISOLANI COLONIALI E TUTTI QUELLI CHE I SUOI AVI (SOPRATTUTTO QUELLI DI SUO NON ANCORA MARITO)HANNO MASSACRATO NELLA STORIA, KATIUCCIA VIRERA' VERSO LA SUA CASA DA ARISTOCRATICA E CI RIPENSERA' SU ANCORA QUALCHE GIORNO PER FAR AUMENTARE ANCORA DI PIU' LA FOLLIA DI QUESTA STAMPA IDIOTA, GOSSIPPARA, FANNULLONA E CRETINA CHE SI CONCENTRA SULLE CAZZATE SU SUGGERIMENTO DEI POTENTI CHE LA GESTISCONO AL FINE DI OSCURARE LE MENTI DEL POVERO POPOLO CHE RESTA A QUESTO MODO IGNORANTE E ALL'OSCURO DELLE BEN PIU' GRAVI REALTA'. AMEN.

STEFANO CUCCHI ED IL CARABINIERE CHE PARLA

IL MANIFESTO, 28/04/11

Cinzia Gubbini
Processo Cucchi carabinieri in aula

“Tranquillo, scherzoso e sereno. Faceva anche qualche battuta in romanesco”. il maresciallo dei carabinieri Roberto mandolini parla di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nel letto del reparto carcerario dell’ospedale Sandro Pertini, dopo essere stato arrestato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. A trarlo in arresto, la sera del 15 ottobre 2009, gli uomini della stazione Roma Appia, quella retta dal maresciallo Mandolini. si sta tenendo in queste ore dinanzi alla III sezione della Corte d’Assise di Roma, presso l’aula bunker di Rebibbia, si è tenuta la prima vera udienza del processo che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre guardie carcerarie. Secondo i pm Vincenzo Barba e Francesca Loy Stefano morì a causa dell’abbandono in cui versò nell’ospedale Sandro Pertini, dove era finito a seguito di un pestaggio subito nei sotterranei del tribunale dove il 16 ottobre di quell’anno Stefano subì il processo per direttissima. Il processo si tiene in Corte d’Assise – presiede la giudice Evelina Canale (la stessa che ha recentemente condannato Raniero Busco a 24 anni di carcere per l’omicidio di via Poma) – perché i medici devono rispondere della grave imputazione di abbandono di incapace. Per le guardie penitenziarie, invece, l’accusa è di lesioni.

Parlano i carabinieri: Aprono il processo gli otto carabinieri chiamati a testimoniare. Si tratta delle persone che lo hanno tratto in arresto, che hanno redatto i primi verbali, che hanno effettuato la perquisizione presso l’abitazione dei Cucchi, che lo hanno avuto in custodia nella notte tra il 15 e il 16 ottobre e che lo hanno tradotto il giorno seguente presso il tribunale, per poi consegnarlo nelle mani delle guardie penitenziarie. Quasi da subito l’inchiesta dei pm Barba e Loy ha scartato l’ipotesi che a Cucchi possa essere accaduto qualcosa durante la fase di arresto o durante la notte – nonostante nella caserma di Tor Sapienza, dove ha dormito, fu chiamato il 118 – tanto che in fase di indagini preliminari non sono stati ascoltati neanche tutti i militari che presero parte all’operazione. Ma certo i carabinieri qualcosa da chiarire lo avevano, a partire dai numerosi errori che sono stati riscontrati nei verbali.

“Stefano stava benissimo”: Piena concordanza nelle parole dei militari della stazione Appia, che hanno proceduto all'arresto: il ragazzo stava benissimo, appariva solo un po’ magro ma certo non da destare particolari sospetti. “Ho pensato che avesse quell’aspetto anche perché era un tossicodipendente” ha spiegato il maresciallo Mandolini, che ha assicurato di aver instaurato con Stefano si da subito un rapporto molto cordiale, parlando anche della brutta strada della droga visto che lui (il maresciallo) ha due cugini morti per droga. Forse distratto da tanto parlare, Mandolini ha compiuto tutta una serie di errori nella compilazione del verbale. Stefano infatti risulta arrestato alle 15:50 (erano le 23) e risulta nato in Albania. Con ogni evidenzia, e come ha spiegato anche in aula Mandolini, si tratta di un errore materiale dovuto allo “scambio” di dati con l’arresto effettuato dalla stessa compagnia nel pomeriggio del 15 a carico di due albanesi. Poi c’è l’altro errore, o quello che finora era stato considerato tale: Stefano è stato segnato come “fissa dimora”. Ma su questo punto
Mandolini ha voluto specificare: “Non si tratta di un errore, l’ho scritto in base al codice civile. Non mi interessava infatti la sua residenza, che era scritta anche sulla sua carta di identità, ma se lui avesse effettivamente una dimora. E non ce l’aveva poiché ci aveva detto di dormire solo qualche volta dai genitori”.
Insomma, una precisione davvero ammirevole che purtroppo non si riscontra sotto altri profili: poco chiara, nonostante le domande serrate da parte degli avvocati, risulta ad esempio la vicenda dell’avvocato di fiducia. Secondo i carabinieri ascoltati finora Stefano disse di volere un avvocato di fiducia, ma purtroppo non se ne ricordava il nome. Per questo gli fu affidato un avvocato di ufficio. Eppure in un verbale compilato dal gruppo di traduzione di Regina Coeli presso il tribunale, e cioè addirittura dopo l’udienza di convalida, viene trascritto il nome dell’avvocato della famiglia Cucchi, Stefano Maranella, (scritto Marranello) indicato addirittura come avvocato d’ufficio. Insomma, Stefano sapeva il nome del suo avvocato o no? “Glielo avrà detto il padre durante l’udienza di convalida”, ha fornito come spiegazione il carabiniere Francesco Tedesco. Lui è uno degli uomini che ha tratto in arresto Stefano, insieme al collega Gabriele Aristodemo. I due hanno raccontato più o meno la stessa dinamica dei fatti, ferramente concordi su un paio di cose. Stefano stava bene, non ha mai detto in modo insistente di essere malato – i carabinieri ricordavano solo vagamente di aver asserito davanti ai pm che Stefano aveva sostenuto di essere epilettico – e non ha mai chiesto un avvocato di fiducia.

Bene anche nei sotterranei: Il fatto è che secondo i due carabinieri Cucchi stava benissimo e camminava senza fatica anche quando è salito in aula per l’udienza preliminare. Dopo l’udienza di convalida, che dispose per Stefano la custodia cautelare in carcere, era solo un po’ taciturno per come erano andate le cose, ma non arrabbiato con chicchessia. Dopodichè lo lasciano in mano alle guardie penitenziarie. E’ a questo punto che scatta il pestaggio ipotizzato dai pm Barba e Loy? Non sono certo i carabinieri a poterlo dire, ma le loro impressioni sono diverse.

La testimonianza dei carabinieri di Tor Sapienza: Diversi sono apparsi i toni e i contenuti delle testimonianze dei due carabinieri in servizio alla stazione di Tor Sapienza, dove Stefano fu portato per passare la notte - erano ormai quasi le 4 - perché nella stazione di Roma Appia non esiste un impianto di di videocamere - o meglio c'è ma è rotto. Il carabiniere che era in servizio a quell'ora, Gianluca Colicchio, a raccontato di ricordare che Stefano disse di avere freddo e mal di testa. Il militare ha anche ricordato la frase che aveva riferito ai pm: quando venne chiesto a Stefano di togliere eventuali lacci lui disse a proposito della cintura che indossva: "Quella che m'hanno rotto?". Poco dopo, mentre era nella cella di sicurezza, Stefanochiederà un medico. ma all'arrivo del 118 rifiuterà di farsi visitare. Nella notte entra in servizio il carabiniere Antonio Di Sano. Nella nota di servizio aveva scritto che Cucchi non era capace di camminare e di salire le scale. Davanti ai pm aveva già parzialmente ritrattato. Ieri ha inizialmente sostenuto che Cucchi stava benissimo, e non aveva alcuna difficoltà nel camminare. Ma sotto il fuoco di fila delle domande degli avvocati è apparso molto in difficoltà, e si è contraddetto più volte. Anche il giudice ha fatto notare l'incoerenza del racconto.


La fotografia: Diego Perugini, difensore di una delle guardie penitenziarie, ha mostrato ai carabinieri la foto di Stefano quando, intorno alle 15 del 16 ottobre, giunge a Regina Coeli. “il viso di Stefano era così quando lo avete visto voi?”. Per Mandolini e Tedesco: sì, non appare troppo diverso nella foto. Per il carabinieri Aristodemo “be’, forse sembra effettivamente un po’ più gonfio e più rosso”.

La famiglia: La sorella di Stefano. Ilaria Cucchi, che ha lavorato tantissimo affinché suo fratello possa arrivare ad avere giustizia, mostra fuori dall’aula una foto di Stefano scattata pochi giorni prima dell’arresto. Il ragazzo appare in buona salute, e sicuramente non ha profonde occhiaie sotto agli occhi. Sono foto molto diverse da quelle scattate a Regina Coeli. Ma secondo i carabinieri che lo ebbero in custodia, invece, non ci sono grandi differenze.

La denuncia degli avvocati: “Lo dico solo per fare il quadro, poi la finisco qui”. Duramte l’udienza uno degli avvocati che difende le guardie penitenziarie, Massimo Mauro, ha denunciato che qualcuno tentasse di informare i testimoni in attesa fuori dall’aula di quanto venisse detto all’interno. “Non so signor giudice se ha notato quella donna appartenente all’Arma dei carabinieri che era seduta qui vicino. Ecco, finito di esaminare il primo teste sono uscito insieme all’avvocato Scalise, e le dico che l’ho fatto apposta, proprio per vedere. L’ho trovata nella stanza dei testimoni che parlava. L’avvocato Scalise le ha fatto presente che non può fare da ufficiale di collegamento”. La signora è poi risultata essere una poliziotta.

giovedì 28 aprile 2011

CAIROLI MUSICA E DISCHI

SE VUOI COMPRARE UN CD, VAI DA CHI DI MUSICA SE NE INTENDE...NON NEI SUPERMERCATI DELLA MUSICA DOVE DI SOLITO CHI E' LI NON SA NEMMENO LA DIFFERENZA TRA CAPOSSELA E PUPO....

IN VIA CAIROLI A GENOVA DA ANTONELLO

Chico & Rita - Official Trailer [HD]






LE PREMESSE SEMBREREBBERO ECCEZIONALI

"Staring at the Sun" by TV on the Radio

Alessandro Mannarino - C'è chi ha detto

O' Rap 'e Tano - Nino D'Angelo e Alessandro Mannarino





UNA VERA CHICCA PER PALATI ULTRAFINI: IL GRANDE NINO D'ANGELO CON MANNARINO...

AAA cercasi - Carmen Consoli - video UFFICIALE - su puttanopoli e bunga ...

FALSO MOVIMENTO - Tony Canto (feat. Mario Venuti)





QUALCHE VIDEO DELLA SETTIMANA.....

Iniziamo con Tony Canto, produttore di Alessandro Mannarino, il meglio della musica italiana di questo periodo (e non solo)....

SILENZIO. PARLA MOURINHO: CHE QUANDO PERDE S'INCAVOLA.....

IL SECOLO XIX, 28/04/11
Messi strapazza il Real
E Mou dà la colpa all’Unicef

Madrid - Ieri sera, dopo che il suo Real Madrid è stato strapazzato dal Barcellona in casa, nella semifinale di Champions League, persa per 2-0 con due gol di Messi, José Mourinho non s’è trattenuto: «Non so se è il potere dell’Unicef (il cui logo compare sulla maglia del Barcellona, ndr) o qualcos’altro, ma non avremmo dovuto perdere. Complimenti per tutto ciò che è stato fatto. Complimenti per il loro potere».

I primi attacchi del portoghese sono stati rivolti contro l’arbitro tedesco Stark, per l’espulsione di Pepe, a suo parere causata dal «potere del Barcellona: perché l’arbitro ha espulso Pepe? Da dove viene questo potere? Sono qui per lasciare una domanda che possa avere una risposta, mi hanno mandato via, non dovrei neanche stare qua. Spero che un giorno o l’altro ci sia una risposta, perché una squadra di questo livello ha bisogno di questo. Busacca, Ovrebo... il calcio prevede regole uguali per tutti. Perché oggi in una partita così equilibrata le cose sono andate così, solo l’arbitro potrebbe rispondere, ma non lo farà, perché non deve rispondere a nessuno. L’anno scorso abbiamo fatto un miracolo con dieci giocatori e quest’anno non ci siamo riusciti».
Poi il portoghese ha parlato dello «scandalo del Bernabeu», accusando il Barcellona di beneficiare sempre di favori arbitrali: «Se dico quello che penso e che sento all’Uefa, la mia carriera finisce oggi». Mourinho si è lamentato di avere finito tre volte partite cruciali contro il Barcellona in 10: «Perché tre anni fa con il Chelsea, perché l’anno scorso con l’Inter, perché oggi con il Real Madrid»?

Poi una “frecciata” al collega Pep Guardiola, tecnico del Barcellona: «È un allenatore fantastico, ma ha vinto una Champions League (nel 2009, ndr) che io mi sarei vergognato di vincere, con lo scandalo di Stamford Bridge (contro il Chelsea, allenato da Guus Hiddink, ndr). E se vince quest’anno sarà con lo scandalo del Bernabeu. Spero che un giorno vinca una Champions vera, senza scandali».

Alla fine gli viene chiesto se il Barcellona ha eliminato la sua squadra: «Direi di sì. Andremo lì con tutto il nostro orgoglio, ma direi di sì. Se per caso facciamo gol abbiamo un’altra possibilità, ma poi ci ammazzano un’altra volta. Perché non ci lasciano giocare. Perché? Perché? Non lo capisco. Questo calcio a volte mi fa un po’ schifo».
Le reazioni del Barcellona e di Guardiola
Dopo questo fiume di parole, il Barcellona ha deciso che oggi esaminerà le dichiarazioni dell’allenatore del Real per decidere se denunciarlo alla commissione Disciplinare dell’Uefa: le parole di Mourinho saranno studiate dal servizio giuridico del club.

Nessuna risposta, invece, dall’allenatore della squadra catalana, Guardiola, che ha risposto con un laconico «nada, niente» ai cronisti che gli chiedevano che cosa pensasse delle accuse e delle recriminazioni formulate da Mourinho. «Non ho idea», è stata l’altra risposta alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se a suo parere l’Uefa dovrà punire l’allenatore portoghese per le sue dichiarazioni polemiche.

SIAMO UNA RAZZA DI MERDA

L’odissea degli elefanti “sans papier”
28 aprile 2011 | Roberto Scarcella

IL SECOLO XIX

Commento: non solo li usiamo nei circo per divertire i nostri piccini che già li educhiamo ad essere dei criminali, ma poi facciamo anche queste immani porcate. Il problema, però, non è solo burocratico ma va più a monte: dobbiamo indagare dentro noi stessi e capire perché siamo così schifosamente marci.....

Casablanca - Cosa fanno quattro elefanti asiatici con passaporto francese (scaduto) sul lungomare africano di Casablanca? Aspettano il visto per tornare a casa. E sì, sembrerebbe una barzelletta, ma c’è poco da ridere. Perché i quattro animali fermati in Africa rischiano seriamente di morire, in quel di Casablanca, per colpa di un incrocio di ottuse burocrazie, quella europea e quella marocchina. Assurdo dirlo ma, evitando giri di parole, sono dei clandestini. Eppure i quattro elefanti avrebbero un lavoro: sono artisti circensi. Un nome: Belinda, Dana, Pira e Sabina. Un passato glorioso nel mondo dell’intrattenimento. E un contratto già firmato con il circo francese Pinder, per cui si sono già esibiti in quel che resta, al momento, il loro ultimo spettacolo. Avrebbero dovuto far rientro in Francia già da mesi, ma la loro stessa patria li respinge. Nel 2005, gli elefanti erano stati registrati a Tolosa, diventando a tutti gli effetti cittadini europei. Poco dopo, la Camera di Commercio di Marsiglia ha dato loro i documenti di viaggio.

Nel loro peregrinare in cerca di ingaggi, sono finiti prima in Romania, poi in Tunisia e infine in Marocco. Il loro agente, Josef Gartner - in arte Joy - è stato bloccato quando ormai era convinto di poter portare tutti a casa, compreso se stesso Non è andata così: scaduti i permessi, l’Europa ora considera i quattro elefanti dei “sans-papiers”. Indesiderati, insomma.

Le proteste di Gartner finora non sono servite a nulla. Belinda, Dana, Pira e Sabina vivono per il momento solo grazie agli aiuti dell’Umpa, un’associazione animalista marocchina che però non potrà provvedere a lungo alle loro costose esigenze. Tant’è, per i ragazzini di Casablanca, i quattro elefanti sono diventati un’attrazione: lanciano loro noccioline, li chiamano per nome, vanno a visitarli a tutte le ore del giorno e della notte. Per preservarli dall’affetto dei piccoli marocchini, servono guardiani, veterinari e - talvolta - un cordone di polizia. Ma gli animali, dopo settimane di sosta forzata, sono sempre più tristi e sempre più a rischio-malattie. E dire che prima del caos burocratico erano sanissimi. E il caos è nato proprio per accertarsi che non fossero malati.

Tuscaloosa Killer tornado caught on tape wreaking havoc - CBS 42 Birming...



Uno dei Tornado che hanno messo in ginocchio l'America nei giorni scorsi.

SWEET HOME ALABAMA

Alabama, 46 vittime per tornado e temporali
28 aprile 2011

IL SECOLO XIX

Birmingham - Nelle ultime ore, tornado e violenti temporali hanno ucciso 46 persone in Alabama, negli Stati Uniti: sale così a 66, il numero delle vittime degli ultimi tre giorni nella parte meridionale degli Usa, colpita da una forte ondata di maltempo.

Oltre all’Alabama, anche l’Arkansas e il Mississippi sono stati investiti da almeno 25 tornado, alcuni di grandi proporzioni, che hanno seminato morte e distruzione.

Il servizio Meteorologico americano ha riferito che ieri la zona più colpita è stata quella di Cullman, in Alabama, dove un tornado ha colpito un ospedale: nel corso della notte precedente, altri tornado avevano colpito l’Arkansas e il Mississippi. A decine gli allarmi e le emergenze, a centinaia le evacuazioni. Il servizio Meteorologico ha diffuso un avviso di «massima allerta».

CLANDESTINI

La Corte Ue boccia il reato di clandestinità
28 aprile 2011
IL SECOLO XIX

Bruxelles - La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha bocciato la norma italiana che prevede il reato di clandestinità, punendo con la reclusione gli immigrati irregolari.

Secondo quanto spiegato dai giudici europei, la norma sarebbe in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini.

Il caso preso in esame dalla Corte Ue è quello di Hassen El Dridi, un algerino condannato alla fine del 2010 ad un anno di reclusione dal tribunale di Trento per non aver rispettato l’ordine di espulsione. Secondo la Corte europea di giustizia del Lussemburgo, «una sanzione penale come quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali».

Gli Stati membri - si legge nella sentenza - «non possono introdurre, al fine di ovviare all’insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all’allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio».

Il giudice nazionale, incaricato di applicare le disposizioni del diritto dell’Unione e di assicurarne la piena efficacia, secondo i giudici Ue, «dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva - segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni - e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri». Il reato di clandestinità per gli immigrati irregolari è stato introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009 nell’ambito del cosiddetto “pacchetto sicurezza”.