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giovedì 30 giugno 2011

BRIANZA: C'E' LA CRISI LICENZIATE SOLO DONNE

LA REPUBBLICA, 30/06/2011

DI GABRIELE CEREDA

Decisione shock alla MaVib di Inzago: "Tanto in famiglia il loro è sempre il secondo stipendio"
Durissima la reazione dei sindacati che denunciano: "Sembra di essere tornati nel Medioevo"

Donne al lavoro
L'azienda licenzia, ma solo donne. "Così possono stare a casa a curare i bambini", dicono i dirigenti della MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento. All'indignazione dei sindacati ("sembra di essere tornati nel Medioevo"), si aggiunge la rabbia dei lavoratori - uomini e donne uniti - pronti a salire sulle barricate

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/c_la_crisi_licenziate_solo_le_donne_cos_stanno_a_casa_a_curare_i_figli-18421119/?ref=HREC1-10

SERVIZIO DI PROTEZIONE SENZA FONDI: I PENTITI PROTESTANO

LA REPUBBLICA, 30/06/2011

DI SALVO PALAZZOLO

Qualcuno è stato sfrattato per morosità perché lo Stato non riesce a pagare l’affitto. Altri sono costretti ad andare a deporre senza neanche l'auto blindata. I tagli al comparto sicurezza stanno esasperando i collaboratori di giustizia e i loro avvocati, che non vengono pagati da mesi. Un gruppo di ex boss di Cosa nostra ha deciso di protestare pubblicamente, prima di ogni deposizione

La deposizione di un pentito nell'aula bunker romana di Rebibbia
Il servizio centrale di protezione batte cassa, da mesi non ci sono più fondi per i collaboratori di giustizia. Alcuni pentiti sono stati addirittura sfrattati per morosità dalla casa in cui abitavano, in località segrete, perché lo Stato non riesce più a pagare gli affitti ai proprietari. Qualcuno è finito ospite anche di comunità religiose, con tutti i problemi di sicurezza che ne derivano, per il diretto interessato e per gli ignari volontari che si occupano della sua assistenza. E si è arrivati al paradosso che l’ex mafioso catanese Roberto Spampinato non può neanche scontare gli arresti domiciliari, perché dopo lo sfratto non ha più una fissa dimora. Al giudice del tribunale di sorveglianza di Roma non è rimasto che rinviare l’udienza e dunque la data in cui il pentito dovrà iniziare a scontare la condanna.

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http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/il_servizio_protezione_senza_pi_fondi_i_pentiti_protestano_nelle_aule_di_tribunale-18364155/?ref=HREC1-6

SCUOLA A RISCHIO 100MILA POSTI

LA REPUBBLICA, 30/06/2011

DI SALVO INTRAVAIA

Saranno accorpate un terzo delle 10.452 istituzioni scolastiche per ridurre il personale. La nuova legge permette di non confermare 30mila docenti di sostegno a contratto

ROMA - Niente immissioni in ruolo e concorso a preside, rivoluzione nelle direzioni didattiche e nelle scuole medie di tutta la penisola, piccole scuole costrette a tirare avanti con un preside a tempo parziale, blocco dello stipendio per tre anni e mano pesante sul sostegno a favore degli alunni disabili.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/06/30/news/manovra_scuola-18424058/?ref=HREC1-2

NAPOLI: INDAGATO IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE

LA REPUBBLICA, 30/06/2011

Sequestrati importanti locali di Napoli. Messi i sigilli alla catena di ristorazione Regina Margherita. Sequestrate le quote societarie dell'ex campione del mondo che al momento non risulta indagato. Sotto inchiesta invece Vittorio Pisani. Arrestati tre commercialisti. Verifiche in 81 banche

Maxi operazione Dia Napoli nei confronti dei presunti prestanome dei boss Lo Russo. In queste ore gli agenti al comando di Maurizio Vallone stanno eseguendo una serie sequestri di importanti locali della città di Napoli. In particolare sono stati messi i sigilli alla catena di ristorazione Regina Margherita. Negli atti dell'inchiesta due nomi eccellenti: quello del capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, indagato per favoreggiamento; e quello del calciatore Fabio Cannavaro, cui sono state sequestrate quote di una società che non risulta inquisito.

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http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/06/30/news/riciclaggio-18427515/?ref=HREA-1

PORTO TOLLE: ZAIA CAMBIA LA LEGGE

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/06/2011

DI FEDERICO SIMONELLI

Per aggirare il parere negativo del Consiglio di Stato, il governatore del Veneto ha introdotto una modifica alla normativa istitutiva del parco regionale del Delta del Po che vieta la presenza di impianti a carboneLa legge impedisce di costruire una centrale a carbone? E allora cosa si fa? Si cambia la legge. Succede a Porto Tolle, in pieno Parco del delta del Po, dove Luca Zaia, governatore del Veneto, ha annunciato che la riconversione a carbone “pulito” della vecchia centrale a olio combustibile Enel si farà. Nonostante il parere contrario del Consiglio di Stato.

Come? Facile, si cambia la legge istitutiva del parco del Delta che consentiva nella zona la costruzione di sole centrali alimentate a gas naturale o con fonti meno inquinanti. Così i rilievi del Consiglio di Stato, che un mese fa aveva bloccato il progetto di riconversione, accogliendo il ricorso di alcune associazioni ambientaliste verranno probabilmente meno.

I giudici di palazzo Spada, poco più di un mese fa, avevano in parte incentrato la loro censura proprio sul fatto che la centrale a carbone pulito di Enel sarebbe andata contro alla legge istitutiva del parco. E così hanno bloccato il progetto da 2,5 miliardi previsto dalla società guidata da Fulvio Conti, rompendo le uova nel paniere un po’ a tutti: dai lavoratori che dall’investimento sperano di trarre nuova linfa, agli imprenditori che confidano nell’indotto e nel rilancio produttivo della zona, fino ai politici locali e nazionali.

In ogni caso ora ci ha pensato Zaia, per cui se tutto va come previsto i lavori alla centrale potrebbero partire entro un anno. ”Possiamo dire con certezza – ha annunciato il Governatore – che la modifica dell’articolo 30 della legge del parco, come prevista nel provvedimento che e’ stato adottato, e che e’ stato inviato al consiglio regionale per l’approvazione definitiva, ci permetterà di recuperare quasi il 90 per cento del lavoro fatto in questi sei anni”. E non è tutto. “Non si esclude – ha aggiunto il governatore – una nuova decretazione del ministero dell’Ambiente per non fare più nemmeno il passaggio in Via (valutazione di impatto ambientale, ndr)”.

Oggi la commissione Urbanistica del Consiglio regionale Veneto ha tenuto le prime audizioni previste prima della votazione del disegno di legge per la modifica della legge istitutiva del parco. Numerosi gli intervenuti: i sindaci dei comuni della zona, i rappresentanti dell’Ente parco del Delta del Po, quelli di Confindustria, della Coldiretti, dei sindacati e via dicendo. Tutti, a parte le associazioni ambientaliste, sperano che l’iter per la modifica della legge vada a buon fine.

Ma in cosa consiste precisamente la modifica dell’articolo della legge del parco? La delibera inviata al Consiglio regionale, che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare, recita così: “Dopo la lettera a) del comma 1 dell’articolo 30 della legge regionale 8 settembre 1997, n.36, è aggiunta la seguente: b) Nel caso di impianti di produzione di energia elettrica alimentati ad olio combustibile con potenza superiore a 300 Mw termici, già esistenti alla data dell’istituzione del parco del Delta del Po e per i quali venga richiesta la riconversione a carbone o in altro combustibile solido, tale conversione deve assicurare l’abbattimento delle emissioni di almeno il 50% rispetto ai limiti previsti per i grandi impianti di combustione, etc …”. L’articolo a), per inciso, recitava: “gli impianti di produzione di energia elettrica dovranno essere alimentati a gas metano o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale”.

Insomma sembra un articolo cucito apposta per la situazione della centrale. “E’ evidente la volontà di limitare fortemente l’uso della norma, nei fatti riconducendola solo al caso specifico – spiega al fattoquotidiano.it Laura Puppato, capogruppo Pd in Consiglio Regionale Veneto – questo espone pero’ il provvedimento ad altri possibili ricorsi in quanto non ridimensiona il vincolo esistente se non per lo stretto necessario a tentare di superare la bocciatura procedurale e normativa da parte del Consiglio di stato. Insomma e’ molto ” ad hoc” e perciò palesemente volta a superare un problema che, lo ricordiamo, vede indagati due dirigenti Via regionale e nazionale per negligenza manifesta”. Sì, perché per la storia della riconversione della centrale ci sono anche diversi indagati: 12 per la precisione.

Resta la soddisfazione di enti locali e operai, che per il momento sperano nell’indotto e nella creazione di posti di lavoro. Un paio di settimane fa era partita anche una raccolta firme per il sì alla riconversione, che in questi giorni ha superato quota 10mila adesioni ed è stata presentata al Consiglio regionale. Si confida nella centrale per risollevare l’economia di una zona da tempo depressa.

“La Regione in questo modo prende atto che bisogna cambiare questa legge che non è più attuale – spiega al fattoquotidiano.it Maurizio Ferro, portavoce del Comitato lavoratori della centrale – questa legge è di 14 anni fa, allora non si parlava di carbone pulito, per cui riteniamo che un adeguamento debba esserci. E’ assurdo e miope, secondo noi, parlare di centrali a gas a Porto Tolle quando le centrali a gas in Italia sono costrette a ridurre la loro produzione per l’alto costo del gas metano. Noi ora abbiamo chiesto tempi rapidissimi: il 7 luglio ci sarà un convegno a Porto Tolle con Zaia, il ministro Prestigiacomo, Bonanni e rappresentanti di Confindustria. Lì ci diranno quali sono i tempi. Noi però non vogliamo più le parole, ora vogliamo i fatti”.

SCORSESE RACCONTA IL SUO "TAXI DRIVER"

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/06/2011

DI DAVIDE TURRINI

A Bologna in piazza Maggiore una video intervista al grande cineasta per introdurre la versione restaurata del film con Robert De Niro: ecco l'anticipazione“Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui. Dì, ma con chi credi di parlare tu?”. Eccolo l’allucinato Travis Bickle, alias Robert De Niro, davanti ad uno specchio con giacca militare e una semiautomatica killer da sfoderare, nel monologo centrale di Taxi driver diretto nel 1975 da un non ancora celebre Martin Scorsese.

Film dal valore inestimabile per la storia del cinema mondiale, palma d’oro a Cannes nel ’76 (la prima vera palma d’oro postmoderna e americana) che domani, giovedì 30 giugno alle 22 in Piazza Maggiore a Bologna, potrete rivedere in tutto lo splendore della versione restaurata dalla Sony Columbia.

Ennesimo tassello di un’edizione del Cinema Ritrovato che dopo le proiezioni monster con tanto di 7-8mila spettatori per Nosferatu di Murnau, Il ladro di Bagdad e Il conformista di Bertolucci, va assolutamente segnata negli annali della manifestazioni culturali estive della città.

Chicca, perlopiù inedita, per gli appassionati e non solo, una bella intervista che vedremo prima del film, dove Martin Scorsese racconta la nascita di Taxi driver, registrata nell’anteprima newyorchese di questo restauro nel marzo scorso, proprio nella città culto degli anni settanta su cui il film fondò il suo immaginario scenografico.

“Uno dei primi libri che mi ha colpito profondamente e che volevo adattare, così come altri romanzi dello stesso autore, è Memorie del sottosuolo di Dostoevskij. E il copione che Paul Schrader scrisse era ciò che più si avvicinava al romanzo di Dostoevskij. Me ne sono reso conto solo un paio d’anni dopo la realizzazione del film”, racconta Scorsese, “mi pare che ci fosse uno sciopero degli spazzini. Era la metà degli anni ’70 e a New York andava tutto a rotoli. Il governatore ci aveva mandato al diavolo, disse che non ci avrebbe aiutato. Nello script c’era scritto che Bob doveva andare su e giù per l’ottava, tra la 42esima e la 57esima. Era perfetto! Era la zona in cui si riprendeva di più il senso di violenza in città. Anche se faceva parte del mio background a New York, l’aria di violenza in quella zona d’estate, di notte, era palpabile. Si percepiva chiaramente ed a volte era molto pesante”.

In molti ricorderanno un De Niro ancora giovane, con una faccia smunta e un’anima devastata dall’odio e dalla violenza (“state a sentire stronzi figli di puttana ne ho abbastanza, ho avuto troppa pazienza con voi sfruttatori, ladri, assassini, vigliacchi”), impossessarsi del protagonista e donarlo alla storia della settima arte: “Ho sempre detto che il film si regge sul modo in cui Bob tiene dritte la testa e la schiena. Nel controcampo su di lui, il mio punto di vista, era tutto lì, praticamente. Quando mi chiedeva come muoversi gli dicevo di fare gesti semplici”.

Questo ed altri aneddoti sulla lavorazione di Taxi driver, tra cui la scelta di Bernard Hermann, compositore di Hitchcock, per la colonna sonora, il gusto vintage per il restauro del film trentacinque anni dopo, oltre ad un Paul Schrader straordinariamente loquace e legato visceralmente alla scrittura del film (“La scrittura di questa sceneggiatura è stata un’autoterapia. Stavo attraversando un periodo molto buio. Ero in condizioni disperate. Questo personaggio iniziò a impossessarsi della mia vita. Sentii che dovevo metterlo nero su bianco per non diventare come lui”) attendono ancora una volta i bolognesi, e non solo, per un’altra serata da record.

TORINO: GUASTO AL CIRCUITO DELL'OSSIGENO MUORE BIMBO

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/06/2011

Un bambino di origine venezuelane è morto poco prima delle 16.00 all’ospedale Regina Margherita di Torino a causa di un guasto alla centrale di distribuzione dell’ossigeno dove erano in corso dei lavori. Il bambino, che avrebbe compiuto 10 anni ad agosto, era un paziente oncologico dell’ospedale e si trovava ricoverato in condizioni gravissime.

In rianimazione e intubato, al momento del guasto avrebbe ricevuto ossigeno puro al cento per cento che ha avuto conseguenze letali. Questa almeno la prima ricostruzione dell’accaduto. Altri cinque bambini erano collegati ai respiratori in quel momento, ma l’intervento del personale sanitario ha impedito che subissero danni.

Sull’accaduto è stata aperta una inchiesta coordinata dal pm Raffaele Guariniello, giunto sul luogo assieme ai Nas e ai Carabinieri.

U.S.A PIU' TASSE PER I MILIARDARI

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/06/2011

DI MATTEO BOSCO BORTOLASO

L'accordo sulla spesa deve essere trovato entro il 2 agosto, ma il presidente vuole che la partita si chiuda prima. E si rivolge agli avversari: "Tutti accettino di mettere in gioco le loro vacche sacre. O a pagare saranno i giovani"NEW YORK – Anche gli Stati Uniti, come la Grecia, devono pensare ad un futuro di austerity. E pure a Washington, come a Roma, si litiga su cosa tagliare. Stringere la cinghia è comunque un imperativo. Una corsa contro il tempo: bisogna arrivare al 2 agosto con un accordo sulla spesa che gli Stati Uniti si possono permettere.

Il presidente Barack Obama, durante la conferenza stampa di oggi, è stato chiaro: come le sue figlie Malia e Sasha, che finiscono i compiti un giorno prima del dovuto, i parlamentari devono rimboccarsi le maniche e risolvere il nodo del debito. Lo devono fare seriamente, evitando le trattative dell’ultimo minuto, la notte prima della scadenza.

Il presidente ha detto che i democratici sono già venuti incontro agli avversari, concedendo tagli che faranno soffrire la loro base. In questo senso, ha continuato Obama, è necessario che “tutti accettino di mettere in gioco le loro vacche sacre, prendendo scelte difficili per ridurre veramente il deficit”.

I repubblicani, in particolare, dovrebbero accettare di tassare di più “milionari e miliardari”, “manager d’aziende che vanno in giro con i jet” o “le imprese del petrolio”. Il presidente ha detto che se non arriveranno più soldi da aliquote più alte, a pagare saranno i giovani, che magari non potranno ottenere borse di studio per l’università, o i malati, che vedranno ridotta l’assistenza sanitaria.

Il partito conservatore, che può contare sulla maggioranza alla Camera, nicchia sull’aumento delle tasse, e vorrebbe invece smantellare la riforma sanitaria della Casa Bianca, considerata troppo onerosa. A dire il vero, qualche taglio è già stato deciso nelle trattative tra democratici e repubblicani, guidate dal vice presidente Joe Biden. Il Pentagono, ad esempio, taglierà centinaia di miliardi di dollari. Ma, come ha ricordato Obama, bisogna fare di più.

L’appello all’intesa arriva anche dal Fondo Monetario Internazionale, secondo cui ci saranno “shock gravi” se i parlamentari americani non riusciranno a trovare un accordo. Il Fondo, che si occupa dell’economia mondiale ma ha sede proprio a Washington, ha pubblicato oggi il rapporto annuale sugli Stati Uniti. “Il tetto del debito – hanno scritto gli economisti – deve essere innalzato rapidamente per evitare shock gravi all’economia mondiale e ai mercati finanziari”.

Il limite del debito è attualmente di 14,3 trilioni di dollari, e il Tesoro ha chiesto di innalzarlo – con un acordo su tagli e tasse – entro il 2 agosto. “Nessuno vuole vedere il default degli Stati Uniti – ha detto il presidente durante la conferenza stampa – dobbiamo approfittare del momento, e dobbiamo farlo al più presto”.

VITA DA BORISTA

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/06/2011

DI CLAUDIA CAMPESE

Hanno gli stessi obblighi di un lavoratore subordinato ma in realtà la loro borsa prevede 750 euro al mese. "Devono ancora imparare", si giustifica il direttore Silvio Garattini. "E intanto nessuno ci versa un euro di contributi", denunciano i ricercatoriIl rendering della nuova sede dell'Istituto di ricerche farmacologiche, costata 80 milioni di euro nelle parole del direttore Garattini “Noi non conosciamo il fenomeno del precariato. In 50 anni non abbiamo mai avuto questo problema”. E’ fiero Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche ‘Mario Negri’. Il “direttorissimo” come lo chiamano i ricercatori del centro, che precari invece si sentono eccome. “Lì dentro di assunte ci sono solo le segretarie”, scherzano alcuni. E i capi, dirigenti e luminari di uno degli istituti italiani – un ente morale no profit – più prestigiosi e noti anche all’estero. I suoi lavoratori sono per lo più borsisti – circa 168 solo nella sede di Milano – che percepiscono 750 euro al mese. Alcuni da più di cinque anni, al di là di ogni ragionevole periodo formativo, ricordano. Laureati o dottorandi, alcuni con esperienze lavorative già maturate. Giovani che “quando arrivano non sanno fare nulla e hanno bisogno di aiuto e consiglio”, invece, per il professor Garattini. Borsisti che devono chiedere permessi, hanno orari rigidi e ferie programmate, ma non un contratto. “E intanto nessuno mi versa i contributi”, fa notare uno di loro.

“Lavorano otto ore come tutti, usano i laboratori e hanno a disposizione le attrezzature come gli altri”, spiega disinvolto il ‘direttorissimo’. “Ma non sono mica come i ricercatori dell’università che fanno anche lezioni ed esami”, aggiunge un po’ scandalizzato. Eppure “l’attività di laboratorio è un’attività pienamente lavorativa”, spiega Massimo Laratro, avvocato del Lavoro del collettivo ‘San Precario’, a cui si sono rivolti alcuni dei ricercatori del ‘Mario Negri’. Quello che si svolge al centro, continua, è un “chiaro rapporto di lavoro subordinato, dove si può pretendere e obbligare”. Al contrario di una borsa, dove si dovrebbe anche studiare, guardare e imparare.

E all’istituto di obblighi e pretese ce n’è parecchi. Tutti i borsisti sono dotati di un badge, con cui viene controllato che svolgano le loro otto ore giornaliere. Impossibile mangiare in fretta e uscire mezz’ora prima: la pausa pranzo è di un’ora, tassativa. Testimone la ‘strisciata’. “Il badge serve per ragioni di sicurezza, – si giustifica Garattini – per sapere chi è nella struttura e chi no”. “Nessuno ha un obbligo”, dice il direttore. Come quella collega di cui tutti raccontano. Una ricercatrice che, con regolare certificato medico, doveva uscire dieci minuti prima dell’orario di chiusura una volta alla settimana, per alcune visite mediche. Al momento del rinnovo per lei la borsa è stata tagliata: tre mesi anziché un anno. Perché all’istituto funziona così: continui permessi da far firmare ai capi per entrate, uscite o malattie; nessuna flessibilità sugli orari, nemmeno per i pendolari; l’obbligo di prendere le ferie ad agosto, quando l’istituto chiude e c’è meno lavoro. Regole, per altro, tramandate oralmente o poco più. “Non esiste nulla di scritto – racconta un borsista -, le comunicazioni ci vengono date solo via email”.

“Siamo divisi in laboratori e unità, con un diretto superiore e faccio quello che mi dice il mio capo”, racconta un altro ricercatore. Non proprio quello che gli era stato prospettato quando si è iscritto a uno dei diversi corsi che danno accesso alla borsa del ‘Mario Negri’. Come quello organizzato con la regione Lombardia, della durata di otto mesi – da ottobre a giugno – per tre anni. “Che poi al centro viene spalmata su 12 mesi”, continua il borsista. Dopo la scuola, che per Garattini serve ad “apprendere”, la situazione però non cambia. “Fossero solo tre anni potrei capirli – commenta un ricercatore -, ma io ormai lavoro qui da più di cinque anni”. E senza prospettive certe. “Qui è pieno di pensionabili e cariatidi che non si sa se vengano pagati o meno”, raccontano dal centro. “Una volta – continua un borsista – ho sentito uno dei capi che diceva: ‘Poverini, prendono troppo poco di pensione’ per giustificare la loro presenza”. E “io così sono costretto a stare ancora a casa con i miei – conclude – nonostante abbia trent’anni”. Anche perché per i borsisti sono previsti dei dormitori, ma per accedervi bisogna scalare 300 euro al mese alla loro busta paga da 750.

Il problema dal punto di vista legale, spiega Laratro, non è tanto la forma del foglio di carta firmato dai lavoratori – che li indica come borsisti -, ma la sostanza di come svolgono la loro giornata all’istituto. Tra capi, permessi e accesso ai laboratori, “la loro prestazione è continua – prosegue il legale -. Sono destinati a progetti che devono essere eseguiti in tempo e su cui devono relazionare”. Esattamente quello che fa un lavoratore assunto, con uno stipendio e dei contributi. E allora perché farlo? “Quello del ricercatore rientra tra i lavori ad alta vocazione – spiega Laratro -. Si accettano condizioni ignobili perché si crede in quello che si fa”. Nonostante venga “svalorizzato”. Tanto nel settore pubblico, quanto nel privato. “E’ vero, i cosiddetti baroni stanno all’università – conclude Laratro -, ma fuori è uguale”.

BLOCCATO IL REFERENDUM SU SCUOLE PRIVATE

IL MANIFESTO, 30/06/2011

DI GIUSI MARCANTE

I bolognesi non possono votare per dire se sono d'accordo o meno con i finanziamenti che il Comune destina alle scuole dell'infanzia private (per la maggior parte cattoliche). L'ha deciso il comitato dei garanti che si è spaccato sul quesito proposto dal Comitato articolo 33, realtà che raccoglie sindacati, associazioni, singoli cittadini.

Tre a due è stato il voto dopo una riunione fiume e giorni pieni di tensioni e di polemiche sulla stampa cittadina. Il Comitato non si arrende e già oggi deciderà le prossime mosse ma spiega che le motivazioni dei garanti concentrate in un comunicato di dieci pagine sono “inconsistenti”.
Praticamente i tre garanti che hanno votato contro hanno stabilito che il quesito referedario, sebbene si tratti di un referendum consultivo, sarebbe in contrasto con il principio costituzionale della sussidiarietà.

Due di questi sono stati nominati in quota centro destra, Roberto Nania e Girolamo Carullo, l'altro è Antonio Sciullo che dovrebbe essere la figura bipartisan . A favore del quesito hanno votato i due nominati in quota centro sinistra: Piergiovanni Alleva e Giovanna Endrici. E Alleva, giuslavorista negli ultimi tempi molto vicino alla Fiom, commentando la decisione a margine si è lasciato scappare che se i suoi colleghi avessero ragione “siamo al trionfo della scuola confessionale”.

Dalla politica sono arrivate le prevedibili reazioni di esultanza dell'Udc e di organizzazioni come le Acli e di sindacati come la Cisl. Ma il Pd è sempre stato particolarmente tiepido verso la mossa dei referendari e non c'è dubbio che molti tra i democratici bolognesi siano stati contenti della pronuncia dei garanti. Su tutti il sindaco Virginio Merola che non aveva mai fatto mistero di non voler toccare i finanziamenti alle private, giusto l'altro ieri è stata approvata la proroga della convenzione da 1 milione e 55 mila euro mentre i bimbi fuori dalle graduatorie sono quasi 300.

FREEDOM FLONTILLA

IL MANIFESTO, 30/06/2011

DI VAURO SENESI

Oggi forse posso davvero scrivere che questo è un «diario di bordo» perché finalmente a bordo sono salito. Anche se soltanto per una breve visita. La nave bianca e azzurra è ancorata in una bella baia dell'isola, un porticciolo turistico, insieme a piccoli yachts e barche da diporto, a pochi metri da due motovedette della guardia costiera greca. E' un 30 metri con sul ponte pile di sedie allineate. Uno di quei classici natanti che portano i turisti a fare gite marittime di mezza giornata. A poppa e sulle fiancate spicca però il nome scritto a vernice blu «Stefano Chiarini». Non posso negare di aver provato una strana sensazione nel leggerlo. Stefano era un amico e un compagno non il nome di una barca. Ma è giusto che ora sia così. «Siamo qui» mi diceva spesso, con la sua voce un po' nasale, quando riuscivo a raggiungerlo al telefono mentre era a Baghdad sotto i bombardamenti nella prima guerra del Golfo. Ed ora qui, che galleggia placidamente in questa baia mediterranea, c'è la nave con il suo nome che attende di partire alla volta di Gaza con il suo carico di umanità. Una partenza che di giorno in giorno si fa più difficile. Mentre i pacifisti che sono convenuti sull'isola per imbarcarsi continuano ad essere impegnati quotidianamente in training di resistenza non violenta che durano anche parecchie ore il governo israeliano sembra preso da una frenesia isterica per impedire che la Flotilla possa salpare. Ieri (l'altro ieri per chi legge) è stata sabotata, nello stesso modo di quella greca di due giorni fa, rompendo gli alberi delle eliche, la nave irlandese, la «Saoirse». (continua sul giornale di domani in edicola)

ACCETTARE I TAGLI PER L' EUROZONA?

IL MANIFESTO, 30/06/2011

Tra deputati bloccati all’esterno del parlamento, violentissimi scontri e uno sciopero che ha paralizzato il paese per 48 ore, la Grecia ha approvato il maxi-piano di austerity per tentare di salvarsi dal default e far sbloccare il prestito europeo. Ora sarà condannata a un’altra serie di tagli alla spesa pubblica e al welfare, a un’ulteriore prelievo dalle tasche dei lavoratori, a non poter dare un futuro ai propri giovani e a un ulteriore giro di privatizzazioni. Il governo socialista è ai minimi storici di popolarità ma alla fine è stato costretto ad approvare la manovra. L'approvazione del piano di risanamento lacrime e sangue apre ora la strada alla concessione di nuovi aiuti Ue-Fmi e rassicura sulla stabilità dell'eurozona, tanto che la cancelliera tedesca Angela Merkel si è subito felicitata per il voto di Atene. Da qui le nostre domande: si tratta di un voto obbligato, sia pure con il cappio al collo, per salvare la Grecia (al prezzo di un ulteriore impoverimento dei cittadini) o è meglio che i cittadini facciano saltare il banco? Meglio una regressione di salari e diritti acquisiti oggi che il crack economico domani? O non sarà proprio il salasso di oggi a provocare il crack di domani?

mercoledì 29 giugno 2011

ITALIANI, UN POPOLO DI INGRATI

Giorni fa è apparso nella vostra prestigiosa Rivista un articolo (“il gioco dei delitti e delle pene”) che non le fa certo onore. Scenario/PrimaFila (Inscenaonline) ha alle sue spalle una storia di tutto rispetto, ma tutto mi sarei aspettato meno che un attacco cosi virulento contro il nostro Premier, che avrà si, mille difetti , ma che, scendendo in campo nel 1994, ha salvato dal comunismo e dall'anarchia il nostro Paese. Ed anche se la discesa in campo gli è servita per ripianare una esposizione miliardaria da paura, sino a capolgere a suo favore la situazione finanziaria delle sue aziende, che male c'è? Non è certo un caso se diciamo che il Cavaliere è geniale imprenditore “colui che si è fatto fatto tutto da se”.
E se si è servito con intelligenza del suo grande amico, il tanto ingiustamente vituperato Craxi per una legge a suo favore, quella sulle TV, qual'è il problema interiore? Vi rendete conto che senza quella legge avremmo dovuto privarci di Emilio Fede? Un giornalista versatile, ad ampio spettro: molto più bravo dell'osannato Mentana che, ad esempio, non è per nulla capace di selezionare letterine e vallette (una sorta di secondo lavoro) tutte aspiranti (nel senso di aspirare) attrici, dando lavoro a tante ragazze senza prospettive. Con preferenza per disoccupate minorenni, con buona pace del lavoro minorile.
Ecco, io non sopporto l'ingratitudine: quando mai un Presidente del Consiglio, invece che rafforzare i potenti ed i ricchi, si è abbassato ad aiutare una persona umile in difficoltà, seppur una ladra matricolata come quella Ruby?
Ti immagini un qualsiasi Presidente del Consiglio ex-DC che, per aiutare qualcuno in odore di carcere, costringe la Questura a violare le direttive di un Giudice dei minori? Un Fanfani che, per per aiutare una peripatetica, rischia il divorzio con Maria Pia? ? O ancora un Prodi che, bicicletta casa e chiesa, chiama la Questura per far liberare una scippatrice? Questo ti dà la dimostrazione di quanta umanità -certamente disinteressata- alligni nel nostro Premier! Una statura ben diversa dai predecessori. Statura?
E cos'era Noemi prima della telefonata in casa? Una povera lettrice di “Chi?” , segragata in un paese sconosciuto pure a Google Earth. Adesso ovunque si rechi questa ragazza lascia dietro di se una scia di glamour, viene corteggiata dai Vip, pagata in moneta sonante dalle riviste di gossip...una vita sbrilluccicante e non lunghe, noiose comparsate alla fiera di paese.
La stessa D'Addario, quella col registratorino incorporato (non si sa ancora come e dove : sembra che i servizi segreti stiano ancora studiando il caso su bambole di gomma) è assurta prepotentemente alle cronache, rilascia interviste a destra e a manca (evitando imbarazzanti cadute di stile), fa le sue belle serate anche all'estero, è uscita dal tunnel, insomma ha svoltato grazie ad un breve, probabilmente innocuo, soggiorno sul lettone cappagibi di Putin. Grande generosità dunque dal parte del Presidente di tutti noi ed anche grande prova di acume e di lungimiranza, nell'aprire le porte del Palazzo del governo ad una perfetta estranea. Non è da tutti. Ultimamente, dopo i rimproveri di Famiglia Cristiana, ha fortemente ridotto i contatti con il talent-scout Tarantini, anche grazie alla new-entry di Lele Mora.
Adesso c'è questa Ruby-Rubacù che, grazie al provvido intervento del tanto vituperato Silvioseituttinoi, da ladruncola da quattro soldi si è trasformata in una diva, pronta e cotta per il mondo del cinema. Scende da una fiammante Ferrari ultimo grido tra i flash dei fotografi impazziti , va a festeggiare la sua maggiore età come mai avrebbe immaginato mesi fa. Adesso sta aprendo a Catania una scuola di Danza del ventre. Strano: tutti si aspettavano un Nido di infanzia.


Però dicono che questa danza faccia bene sia alla circolazione che alla digestione. Chissà se tra i catanesi esistano problemi generalizzati di stipsi (si pensava piuttosto ai genovesi).
Questo tutto grazie al gran cuore di Silvio che, sottobanco, quasi furtivamente, per una modestia tutta meneghina, aiuta centinaia di persone d'ogni sesso e nazionalità. Persino quei libici che, respinti dall' Italia, ci vengono rispediti da Gheddafi, in virtù della profonda amicizia, recentemente rafforzata dalle lezioni notturne di bunga bunga sotto la tenda berbera.
Questo spiega ai reprobi in cattiva fede, fanatici estremisti della legalità (con la legalità, cosi come con l' Arte -Tremonti dixit- , “non si mangia”) il motivo per cui il PdL è stato chiamato ultimamente “il Partito dell'amore “ (..... non importa con chi) .
Peccato che, tra tanti aiutini, segnalazioni, telefonate notturne, sia sfuggito al nostro Premier-squillo il nome di Stefano Cucchi.

REMIG(L)IO

IL GIOCO DEI DELITTI E DEL.......

Il gioco “dei delitti e del pene” (e che Cesare Beccaria mi perdoni)
(di Remigio)

Inizierò questo irraggiungibile pezzo seguendo l'esempio dell'ultimo Benigni: “se le cose a cui mi riferisco venissero confermate, ma io non ci credo...” oppure imitando il nostro degno Premier “smentisco quanto detto realmente ieri”. E cosi stiamo a posto.
Ciò premesso, partiamo dal presupposto (dall'ipotesi) di un imminente caduta di Berlusconi, oramai chiaramente avviato sul Viale del Tramonto. Certo un tramonto può trascinarsi a lungo. In natura esitono tramonti “lenti”, duri a mollare, recalcitranti ; all'opposto ce ne sono di repentini, impazienti di passare all'altra sponda.. Con tutta probabilità, l'inizio del tramonto-calvario del Berlu è iniziato nel preciso istante in cui il pentito Fini è schizzato in piedi alla Convenscion, puntando il dito contro il suo sdognatore .
Ma poi altri fatti eclatanti sono avvenuti, con cadenza quasi giornaliera, tra cui la pubblicazione di squallidi dossier, abbuffate di gossip d'alto bordo, barzellette con risate a pagamento, il tutto frullato ad uso e consumo dei ben remunerati specialisti del talch sciò. Nel frattempo il Paese affondava. E affonda.
Qui però vogliamo parlare del gioco che da un po' di tempo imperversa sul Web, facebook in primis. Non si tratta del famoso lancio dello scarpone a Bush e neppure di un Duomo che lancia un Tartaglia al Premier. Qui si tratta di scegliere quale sarà la pena ( “e che sse crede de passarla liscia cosi?”- sic) da assegnare al Tiranno da libro Cuore, nel momento in cui cadrà nella fanga. Non sara' certo l'ostentato consenso degli italiani a salvarlo visto che , notoriamente, questo popolo, o meglio una gran parte di esso, politicamente è vitttima frequente dei dardi di Cupido. Bisognoso sempre di un Qualcuno che gli dica a digiuno, di prima mattina, cosa pensare (cit. De André) l'homo italicus si innamora perdutamente …. ma poi ci mette un attimo a disamorarsi. Un esempio classico è il trattamento “di favore” fatto al Mascellone, subissato di applausi a piazza Venezia.... riempito poi, al momento della scalogna, di sputacchi a piazzale Loreto: molti di quegli sputi erano figli e fratelli degli appplausi.
Il gioco dunque...ma prima di ipotizzare una punizione, un qualsiasi tipo di condanna , sarà utile fare un breve excursus sulle malefatte dell'autocrate (tanto si scherza, poi smentisco).
Il delitto più grave è, senza ombra di dubbio, il trentennale, mirato rincitrullimento di buona parte degli italiani, operato avvalendosi delle più moderne tecnologie di comunicazione e di ingenti mezzi. Quello cioè di aver saputo e voluto evocare gli istinti peggiori negli italiani, puntando sulle viscere delle persone, ovviamente a scapito delle menti. E' stato questo un incessante lavorare ai fianchi il teleutente ( che, per comodità, chiameremo il telèbete), la massaia di Voghera ma anche l'operaio distrutto dalla catena di montaggio che, per rilassarsi, abbandona l'inquietante Report (che riguarda la sua misera condizione) per guardare -dal buco della serratura - le porcellate dei Grandi Fratelli, la volgarità becera delle Fattorie, i Fatti tuoi, soprattutto l'umiliazione quotidiana del corpo femminile ridotto a mero oggetto di consumo (cfr. “Il corpo delle donne” d Lorella Zanardo).
In sostanza, Berlusconi ha dato vita, scientemente, ad una una mutazione genetica del popolo italiano, avvelenando almeno due generazioni (ce ne vorrà del tempo per riconquistare una identità accettabile); lo ha completamente ebetizzato, portandolo ad accettare qualsiasi sopruso, a dimenticare i suoi diritti, la sua stessa condizione. Incoraggiandolo, con il proprio esempio, alla violazione delle leggi e di ogni regola di convivenza civile, al mancato rispetto del vicino e del diverso, in nome del proprio sporco comodo e interesse. In sovrappiù truffandolo con innumerevoli promesse, mai mantenute (“Meno tasse per tutti” : sono 20 anni che aspettiamo). Non ultimo, mettendo in atto, tramite gli scherani della Rai e delle sue tre reti , l'oscuramento (non solo televisivo) di artisti, giornalisti, comici, di chiunque abbia osato criticarlo; utilizzando i giornali di sua proprietà per un dossieraggio sciacallesco contro i disturbatori della quiete, amici o nemici fa lo stesso. Grazie alle sue innate capacità di affabulatore, di esperto pusher di sogni ad occhi aperti, Silviagra ha saputo sempre traformare le sue bugie -sfacciatamente evidenti- in verità assolute, sino al punto di crederci egli stesso: questo si che è un miracolo. E, per carità di patria, non entriamo più di tanto nelle sue prodezze, nelle vanterie, nelle gaffes (la Merkel, imbarazzata, ha rinviato a gennaio l'incontro col suo clown preferito: dopo il cucù. temeva un doloroso “bunga bunga” col Cavaliere, sempre più arrapato, preda d'una compulsione indotta dal terrore della vecchiaia e della Commare secca) o nel giro infernale delle escort, dei festini (ah, se il lettone di Putin potesse parlare!), nel giro dell' ignobile pedofilia, nella nauseabonda ruffianeria di Emilio Fede, che dimentica, guarda il caso, un fotobook di minorenni (Noemi) su tavolo del Padrone. Una ragazzina di paese che, mentre studia, riceve una chiamata del genere :“Ciao, sono il Presidente...mi ha colpito il tuo viso innocente...rimani sempre cosi..” (infatti si è “scafata” subito).
E poi, domanda: perchè piuttosto che inviare l'igienista orale Minetti in Questura, a liberare la Ruby



minorenne (subito abbandonata dietro l'angolo) non è andato lui stesso a prenderla per mano (tanto gli italioti gli perdonano qualsiasi cosa) per poi ospitarla all night long e , al mattino, chiederle a bruciapelo, lui che ha tanto cuore : “Ruby, ma perchè rubi? Ci sono io...dai, prendi questa busta chiusa, ci sono 7 mila bruscolini, esentasse”
Concludendo: il danno che ha arrecato al Paese, inquinandolo fin dentro le ossa, è dunque un delitto che va punito con severità.
Torniamo dunque al gioco che impazza su internet: cominciano ad arrivare le prime buone idee.
Una delle più gettonate è quella di fargli fare la fine di Ceausescu. Errore! Sarebbe davvero fargli un favore , poiché diventerebbe un mito per migliaia di italioti-beoti e finiremmo per trovare la Sua Effigie sulle magliette alle partite del Milan o ai Megaconcerti di Apicella. Per i danni arrecati, emendabili in almeno 2-3 generazioni, per averci fatto deridere dal mondo intero e dintorni, per quanto detto e non detto sinora, la proposta più accettabile sembrerebbe quella di collocarlo delicatamente in un lurido carcere sardo (dalle parti delle sue ville), in regime di 41 bis ma con il riguardo che si addice ad un ex Salvatore della Patria: comoda stanzetta 4x 4, branda simil-Putin, tazza in ceramica berbera dono di Gheddafi. Alla parete un grande specchio infrangibile, in maniera che possa seguire passo passo, godersi giorno dopo giorno, l'incipiente declino del suo corpo peraltro già martoriato dai lifting, lo sfarinamento dei sensi, lo spelacchiamento del corpo, il lento ma inesorabile desquamarsi delle sue scaglie.
Forse questa sarebbe questa la giusta punzione. Ma potrebbe anche essere interessante conoscere in quale Girone infernale l' Alighieri avrebbe scaraventato il Nostro. Si accettano suggerimenti: non qui, su internet!

TAV

Muoversi, accedere, spostare

Veri numeri di un’opera inutile. Flop ad Alta velocità
Data di pubblicazione: 18.06.2011

Autore: Mercalli, Luca

Se si impiegasse un po’ di razionalità nell’analizzare le Grandi opere e la loro utilità si scoprirebbe a chi giova la retorica di cui sono ammantate. Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2011

Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa. Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno, sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 km di lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa. Chiacchiere senza un solo numero a supporto, è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco.

I numeri invece li hanno ben chiari i cittadini della Valsusa che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento “No Tav”, spesso dipinto come minoranza facinorosa, retrograda e nemica del progresso. Numeri che l’Osservatorio tecnico sul Tav presieduto dall’architetto Mario Virano si rifiuta tenacemente di discutere. Proviamo qui a metterne in luce qualcuno.

Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 chilometri di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia. I calcoli sono stati fatti dall’Università di Siena e dall’Università della California. In sostanza la cura è peggio del male.

Veniamo ora all’essere tagliati fuori dall’Europa: detto così sembra che la Val di Susa sia un’insuperabile barriera orografica, invece è già percorsa dalla linea ferroviaria internazionale a doppio binario che utilizza il tunnel del Frejus, ancora perfettamente operativo dopo 140 anni, affiancato peraltro al tunnel autostradale. Questa ferrovia è attualmente molto sottoutilizzata rispetto alle sue capacità di trasporto merci e passeggeri, sarebbe dunque logico prima di progettare opere faraoniche, utilizzare al meglio l’infrastruttura esistente. Lyon-Turin Ferroviarie a sostegno della proposta di nuova linea ipotizza che il volume dell’interscambio di merci e persone attraverso la frontiera cresca senza limiti nei prossimi decenni. Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino dimostra che “assunzioni e conclusioni di questo tipo sono del tutto infondate”. I dati degli ultimi anni lungo l’asse Francia-Italia smentiscono infatti questo scenario: il transito merci è in calo e non ha ragione di esplodere in futuro. Un rapporto della Direction des Ponts et Chaussées francese predisposto per un audit all’Assemblea Nazionale nel 2003 afferma che riguardo al trasferimento modale tra gomma e rotaia, la Lione-Torino sarà ininfluente.

E ora i costi di realizzazione a carico del governo italiano: 12-13 miliardi di euro, che considerando gli interessi sul decennio di cantiere portano il costo totale prima dell’entrata in servizio dell’opera a 16-17 miliardi di euro. Ma il bello è che anche quando funzionerà, la linea non sarà assolutamente in grado di ripagarsi e diventerà fonte di continua passività, trasformandosi per i cittadini in un cappio fiscale.

Ho qui sintetizzato una minima parte dei dati che riempiono decine di studi rigorosi, incluse le recenti 140 pagine di osservazioni della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone, dati sui quali si rifiuta sempre il confronto, adducendo banalità da comizio tipo “i cantieri porteranno lavoro”. Ma suvvia, ci sono tanti lavori più utili da fare! Piccole opere capillari di manutenzione delle infrastrutture italiane esistenti, ferrovie, acquedotti, ospedali, protezione idrogeologica, riqualificazione energetica degli edifici, energie rinnovabili. Non abbiamo bisogno di scavare buchi nelle montagne che a loro volta ne provocheranno altri nelle casse statali, altro che opera strategica!

Seguendo lo stesso criterio, anche l’Expo 2015 di Milano sarebbe semplicemente da non fare, chiuso il discorso. Sono eventi che andavano bene cent’anni fa. Se oggi in Italia tanti comitati si stanno organizzando per dire “no” alle grandi opere e per difendere i beni comuni e gli interessi del Paese, non è per sindrome Nimby (non nel mio cortile), bensì perché, come ho scritto nel mio “Prepariamoci” (Chiarelettere), per troppo tempo si sono detti dei “sì” che hanno devastato il paesaggio e minato la nostra salute fisica e mentale.

Raì Tg1 20 05 11 Allevamenti tortura per Mucche macchina

VEGANI E VEGETARIANI

15/06/2011 – Università di Oxford (studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition il 28/02/11)

Fonti:
American Journal of Clinical Nutrition
Corriere della Sera

SOCIETA' VEGETARIANA

Mangiare meno carne e più vegetali mettere al riparo dal pericolo cataratta.

La ricerca, pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition viene dall’Università di Oxford, analizzando cartelle cliniche di 27.600 pazienti :
- chi adotta un regime alimentare prevalentemente vegetariano (ancor meglio vegano) ha fino al 40% di probabilità in meno, rispetto ai carnivori, di soffrire di questo disturbo visivo.

Sono stati analizzati i dati sul comportamento alimentare e le cartelle cliniche di più di 27.600 pazienti ultraquarantenni già arruolati in Inghilterra per lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), un vasto progetto europeo che mette in relazione dieta e stile di vita con l’insorgenza di tumori e altre malattie croniche.
Dalle statistiche fatte dai ricercatori, è emersa una relazione tra il rischio di cataratta e il tipo di dieta seguita dal paziente.
In chi mangiava carne in quantità superiore ai 100 grammi al giorno questo rischio era più alto e decresceva man mano che il consumo di questo alimento diminuiva.
Scendeva del 15 per cento se il cibo preferito era il pesce, del 30% se il paziente era vegetariano e del 40 % se era vegano, (ovvero chi non si nutre di alimenti di origine animale).

20/05/11- Il tg1 (Rai) mostra un servizio dove appaiono le condizioni 'disumane' in cui gli
'umani' imprigionano le mucche, divenute macchine senza vita, e costrette a cedere i loro figli appena nati: i vitellini vengono tolti e uccisi. E mentre i figli vengono uccisi, le loro madri continuano ad essere munte. Tanto quanto le bestialità commesse dall’uomo che si leggono nel Vecchio Testamento!

29/06/2011 - Brendan Brazier è un ex triatleta professionista Ironman vegan (1998-2004).
Il triathlon ironman è una disciplina che prevede 3,8 km di nuoto, 180 km di corsa in bici, seguiti da una maratona, il tutto di seguito, senza soste. E' una delle discipline più faticose.

Durante la sua carriera professionale atletica ha gareggiato in tutto il mondo, ha vinto tantissime gare (stabilendo anche il record assoluto della corsa), tra cui due campionati canadesi Ultramaratona 50 km (2003, 2006), è stato 3° al National Long-Course Triathlon Championships, e 3° e 2° in due anni consecutivi alla Royal Victoria Marathon, ed è stato considerato come uno dei migliori atleti del Canada per le gare di resistenza e “ultramarathoners” tra i migliori del mondo.
Per l'elenco di tutte le sue vittorie e risultati vedi in fondo a questo articolo.

Secondo Brazier, la dieta vegan è la migliore per gli atleti.

I suoi libri, Il Thrive Dieta (Penguin, 2007) e Thrive fitness (Penguin, 2009) sono considerati innovative opere nel genere della nutrizione a base vegetale, e come tale, Brazier è comunemente accettato essere una autorità mondiale sulla nutrizione sportiva a base vegetale.

Ha anche creato una linea di bevande e barrette energetiche per gli atleti sul modello di quelle che ha usato da anni per se stesso durante le gare. Ha lavorato con varie celebrità per rimetterle in forma, facendo loro seguire una dieta a base vegetale.

Nonostante sia uno dei pochi atleti professionisti a seguire una dieta completamente vegan, Brazier afferma che tanti atleti che conosce seguono una dieta a prevalenza vegetale, perché è questa la migliore alimentazione per raggiungere prestazioni al top.

Non siamo abituati a sentire i migliori atleti professionisti spiegare come la scelta vegan abbia
migliorato le loro performance, ma questi atleti esistono, sono persone come Brazier, come Scott Jurek, Robert Cheeke e Mac Danzig, tutti atleti che si spingono all'estremo delle loro capacità e lo fanno seguendo un'alimentazione vegan.

Vittorie e risultati di Brendan Brazier

2006
Canadian 50km Ultramarathon Championship May 6 1st
(course record)

2004
Elk Lake 50km Ultramarathon May 11st

2003
Canadian 50km Ultramarathon Championships May 3 1st
Royal Victoria Marathon October 4th

2002
North Shore half marathon April 6 1st
Ironman Utah June 8 8th
NewBalance half Ironman June 23 2nd
Elbow Valley half Ironman July 28 2nd
Bigfoot half Ironman August 11 1st
Little Bigfoot sprint triathlon August 17 1st
Seymour Forest half marathon September 22 1st

2001
Canadian Long-Course Triathlon Championships Edmonton, AB 3rd (Qualified for Long-Course World Championships)
"Bigfoot" 1/2 Ironman Harrison Hot Springs Resort, BC 1st (Set new course record)
Harrison Olympic Distance Triathlon Harrison Hot Springs Resort, BC 1st
Ironman Canada Penticton, BC 11th (Qualified to race PRO at the Ironman World Championships)
Royal Victoria Marathon Victoria, BC 4th

2000
"First Half" Half Marathon Vancouver, BC 3rd
Vancouver Extreme Triathlon North Vancouver, BC 1st
"Bigfoot" 1/2 Ironman Harrison Hot Springs Resort, BC 1st (set course record)
Ironman Canada Penticton, BC 14th (4th Canadian, Qualified to race PRO at the Ironman World Championships)

1999
Canadian Long-Course Triathlon Championships Edmonton, AB 5th
Wildflower Half Ironman Triathlon California 17th
Extreme Afternoon Triathlon North Vancouver, BC 1st
The Great White North Half Ironman Edmonton, AB 5th
Ironman Canada Penticton, BC 20th
Seymour Forest Half Marathon North Vancouver, BC 1st
North Shore Half Marathon North Vancouver, BC 1st
Royal Victoria Marathon Victoria, BC 3rd (2:29:35)

1998
Powerman Hawaii Honolulu, Hawaii 6th (Qualified for Long Distance Duathlon World Championships)
Wildflower Half Ironman Triathlon California 15th (Qualified to race PRO at the Ironman World Championships)
Extreme Afternoon Triathlon North Vancouver 1st
The Great White North Half Ironman Edmonton, AB 4th
Whistler Summer Triathlon Whistler 1st
"First Half" Half Marathon Vancouver, BC 3rd
British Columbia 10km Championships Richmond, BC 3rd
Seymour Forest Half Marathon North Vancouver, BC 2nd
Royal Victoria Marathon Victoria, BC 2nd
Haney to Harrison Road Relay 1st (BC Provincial Championships)

MONTEGRANARO CAPITALE DEL TEATRO DI STRADA

IL MANIFESTO, 29/06/2011

DI ANGELO FERRACUTI

Nel cuore del distretto della scarpa, a Montegranaro, si è concluso il 26 Giugno una delle rassegne più interessanti del panorama italiano del teatro di strada, *"**Veregra street festival"**,* realizzato dal comune ospitante e dalla Provincia di Fermo nell'ambito di "Openstreet", progetto finanziato dalla Comunità Europea. Un importante network che intende aprire le porte delle città all'arte di strada per evidenziare il valore degli spazi urbani destinati alla vita sociale, rafforzare la coesione all'interno delle comunità, incrementare l'attività turistica locale, creare nuovi percorsi per lo scambio e l'integrazione tra i diversi paesi europei. Artisti liberi e ribelli a ogni convenzione, nomadi per condizione necessaria, anche quest'anno si sono dati appuntamento nella piccola cittadina marchigiana che è diventata nel tempo (siamo alla tredicesima edizione) una delle capitali europee per artisti del teatro "tascabile" provenienti da tutte le parti del mondo: girovaghi giocolieri, maestri dell'arte circense, musicisti, che hanno conquistato ogni angolo di strada per dare spettacolo alla loro maniera. Coordinato dal Direttore Giuseppe Nuciari, motore di molte iniziative marchigiane da oltre un ventennio, il festival ha proposto anche quest'anno un nutrito numero di artisti stranieri provenienti da Belgio, Austria, Spagna, Australia, Argentina, Germania, Repubblica Ceca, Bulgaria, Inghilterra e India. Gruppi e singoli come lo svizzero This Maag, uno straordinario giocoliere che ama interagire con il pubblico, la compagnia francese "Envol Distratto", dal ritmo serrato fortemente clownesco e comico, o quella spagnola "Cia La Tal", capace di uno spettacolo unico che utilizza come scenografia il meccanismo di un enorme orologio abitato da cavalieri, mimi e clown. Ospiti d'eccezione i ragazzi etiopi del "Fekat circus", meglio denominato "Circo del Buonumore", nato nel 2004 ad Addis Abeba con l'idea di trasmettere la passione circense ai giovanissimi abbandonati, molto spesso malati di AIDS e senza famiglia, che vivono allo stato brado nella capitale dello stato africano. Lo spettacolo di arti circensi, musica e danze, che hanno portato in Italia si intitola "Makeda e l'acrobatica fuga dell'arca". La vicenda della Regina di Saba (Makeda per gli etiopi), e della mitica Arca dell'Alleanza, trasportata circa 900 anni prima di Cristo da Israele in Etiopia, dove sarebbe tuttora, è lo spunto per costruire la trama di un viaggio fantastico, dove i virtuosistici numeri circensi di giocoleria, acrobatica e contorsionismo si alternano a danze e musiche tradizionali eseguite dal vivo. Una iniziativa che ben si sposa con un'altra, quella dei "Teatri del Mondo" di Porto Sant'Elpidio, sempre marchigiana, che proprio in Etiopia ha impiantato un laboratorio stabile in accordo con l'ong CVM (Comunità Volontari nel Mondo) e con la collaborazione del Teatro Verde di Roma, da due anni stanziale nella città di Debre Markos. Tra le iniziative contestuali del ricco programma della tredicesima edizione di *"**Veregra street festival"*, le mostre fotografiche, i laboratori, presentazioni di libri, principalmente rivolti a un pubblico di giovanissimi.

IL CUORE DI NAPOLI

IL MANIFESTO, 29/06/2011

DI ADRIANA POLLICE

Da sabato le colline di immondizia calano a Napoli in modo costante. La città ha cominciato con una giacenza a terra di circa 2.600 tonnellate, stamattina ce ne sono 1.430, il recupero rispetto a ieri è di 130. Così, girando per i quartieri, si va dalle zone a zero sacchetti come il Vomero-Arenella alle 240 tonnellate di Pianura-Soccavo e Bagnoli-Fuorigrotta-Posillipo. A Chiaia e San Ferdinando, dove si sono viste le barricate e gli incendi, a terra se ne contano 30 tonnellate. Al centro storico, altra zona calda, sono 80. Calano anche i roghi, dagli oltre 70 dei giorni scorsi si è passati ai 22 delle ultime 14 ore, una ventina nel corso della notte, la maggior parte in provincia, a Napoli soprattutto a via Depretis e via Marina.
Il piano elaborato da regione, provincia e comune, con i flussi da Napoli spostati verso gli impianti delle altre province campane, per ora sta assicurando il progressivo ritorno alla normalità con turni straordinari dell’Asia, la società partenopea addetta alla raccolta, sulle 24 ore. Stamattina Luigi de Magistris e il vicesindaco, Tommaso Sodano, sono andati a salutare i lavoratori in partenza alle 6 dall’autoparco. Ma è una situazione che sul lungo periodo non regge, perciò gli occhi sono puntati su Roma, dove tra oggi e giovedì Berlusconi e Bossi dovranno decidere se varare il decreto legge che potrebbe rimettere in partenza l’immondizia verso le altre regioni italiane (o verso l’estero, dove molti paesi sarebbero interessati).
La Lega ieri si era detta pronta a firmare a patto che l’immondizia resti nelle regioni del sud, un federalismo dello smaltimento molto ipocrita visto che il meridione da decenni ingoia i rifiuti industriali, altamente inquinanti, del settentrione per via legale e anche per via illegale. Flussi liberi che Bossi non chiede di territorializzare. Né l’argomento è stato mai sfiorato nelle discussioni politiche di questi giorni. Oggi però è la Cei a ricordarlo: “Si può anche attivare la solidarietà dell'Italia settentrionale, che per decenni ha utilizzato non poche regioni meridionali per lo smaltimento dei rifiuti”.
Allora, per dare la giusta prospettiva alla vicenda, stamattina un contingente napoletano si è messo in viaggio alla volta di Montecitorio, tanto per coprire qualche buco informativo. Sono i comitati campani, da Chiaiano ad Acerra, la Rete Commons!, la lista civica Napoli è tua. A Roma dovrebbero essere raggiunti da Cobas, gruppi giovanili di Fds e Idv, di ‘Se non ora quando’ e persino da movimenti meridionalisti, tutti insieme contro il governo a trazione nordista e il tentativo di far fallire il piano alternativo dei rifiuti, varato dalla giunta comunale seguendo le linee promosse dai movimenti di cittadini. In ballo ci sono gli affari sulle discariche, sui trasporti di rifiuti, la cricca delle emergenze continue e ovviamente le lobby dei termovalorizzatori. Un affare, quello degli inceneritori, che vede in prima fila proprio il nord. Così il governatore del Friuli Venezia Giulia dichiara a proposito dell’eventuale decreto: «Nessun pregiudizio, ma le nostre discariche sono già piene. La Campania e Napoli devono dare la certezza di aver avviato un percorso che porti a risolvere i problemi in tempi brevi». Difficile quando ti vogliono infilare per forza un enorme forno inquinante sotto casa.

IL DIARIO DI BORDO DI VAURO

IL MANIFESTO, 29/06/2011

DI VAURO SENESI

Inizia oggi il mio «diario di bordo» anche se il termine è improprio visto che a bordo ancora non sono. La «Stefano Chiarini» è alla rada a Corfù. Le altre navi della Freedom Flotilla sono ancorate in diversi porti greci e via via gli attivisti provenienti da tanti paesi diversi stanno lasciando Atene per raggiungerle. Ci sono state e ci sono forti pressioni da parte di Israele sul governo greco perché impedisca alle navi di salpare alla volta di Gaza e le autorità stanno creando non poche difficoltà di ordine burocratico per ritardarne in ogni modo la partenza che comunque è ormai imminente. Prova ne è la continua escalation della propaganda israeliana per screditare il valore assolutamente pacifico della Flotilla. Ieri il ministro degli esteri Lieberman è arrivato a dichiarare che i pacifisti sarebbero tutti attivisti terroristi che vanno cercando il sangue... (prosegue domani)

DONNE IN PENSIONI A 65 ANNI?

IL MANIFESTO, 29/06/2011

Grande è la confusione sotto il cielo, plumbeo, della manovra economica. Ma su due punti il governo, diviso su tutto, sembra sin d'ora compatto: l'innalzamento del ticket sanitario e l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile per le donne. Sulla "parificfazione" dell'età pensionabile tra uomini e donne il dibattito è acceso da anni. Contrari i sindacati. Contrario tutto il femminismo, e con solidi argomenti: primo, si tratta di una parità truccata, poiché si parifica solo l'uscita dal lavoro ma lascia impari gli stipendi e le carriere. Secondo non si tiene conto dell'enorme mole di lavoro familiare e di cura che viene svolto dalle donne, e che vale ben di più dei cinque anni di vantaggio femminile sulle pensioni. Terzo, si tratterebbe semmai di flessibilizzare l'età pensionabile a seconda delle esigenze di vita e di lavoro. E voi, che ne pensate?

SE SI FERMA IL VENTO DEL CAMBIAMENTO

IL MANIFESTO, 29/06/2011

DI LORIS CAMPETTI

Bisogna fare attenzione a non tirare troppo la corda, perché, come insegnano i rudi riti padani, a volte capita che il gioco della fune finisca male, e tutti giù per terra. Può capitare anche in altri ambiti, persino dentro il più forte sindacato: la Cgil. Sarebbe difficile dire ai lavoratori che per primi si sono messi a soffiare sulle nuvole per liberare l'orizzonte, contaminando tutte le componenti vive della società fino a determinare un forte vento di cambiamento, che era solo uno scherzo.
Cari compagni di Pomigliano e Mirafiori in lotta per la difesa della vostra dignità e del diritto a scioperare e ammalarvi, cari metalmeccanici che vi battete per i contratti e la democrazia per tutti, carissimi studenti che vi siete ripresi le università, i tetti e le piazze per rivendicare una scuola pubblica non classista, cari precari di ogni ordine e grado che non vi piegate agli attacchi dei Brunetta e Marchionne di turno, care donne che rifiutate l'immagine di genere vomitata dai palazzi e dalle camere da letto del potere e da un'informazione monopolizzata: la ricreazione è finita. Chiedetelo a quelli della Val di Susa, se non ci credete.
Ieri si è riunito il direttivo nazionale Cgil per discutere l'ipotesi di un avviso comune con Confindustria, Cisl e Uil che oggi potrebbe essere formalizzato. È un testo i cui contenuti vengono centellinati e su cui la segretaria Susanna Camusso ha chiesto una delega - praticamente in bianco, non essendo noto in tutti i suoi punti il protocollo - all'organismo decisionale di Corso d'Italia. Da quel che è trapelato, questo testo è l'opposto della richiesta di democrazia che prorompe dai posti di lavoro e penalizza la partecipazione democratica madre dei risultati straordinari della primavera: dalla liberazione di tante città dal giogo berlusconiano alla vittoria referendaria con cui si è sancita la priorità dei beni comuni sui profitti privati. Mentre si contesta una legge elettorale porcella che impedisce ai cittadini di scegliere da chi essere rappresentati, si vorrebbe formalizzare il divieto dei lavoratori a votare accordi e contratti che riguardano la loro vita. Al loro posto deciderebbero i sindacati, ma solo quelli in linea, firmatari degli accordi a perdere.
Si parla di «tregue», cioè del congelamento ad libitum del diritto di sciopero. Si parla, sotto falso nome, di derogabilità dei contratti nazionali, sostituibili con quelli aziendali, magari strappati con il ricatto «lavoro in cambio dei diritti». Si capisce che ieri la Fiat abbia auspicato una felice e rapida conclusione del confronto comune tra quella Confindustria da cui minaccia di uscire, i sindacati complici e professionisti negli accordi separati, e una Cgil da ricondurre finalmente a ragione, liberata dalle pretese democratiche della Fiom.
È difficile credere che la Fiom, diventata nell'ultimo anno un riferimento generale come dimostra la inedita partecipazione attiva alle feste appena concluse per i suoi primi 110 anni, possa essere immolata dalla Cgil sull'altare di una normalizzazione delle relazioni sindacali che sarebbe foriera di pericolosi temporali. Chiamare tutti a raccolta per liberarsi di Berlusconi, per poi spiegare che però bisogna tenersi Marchionne e piegarsi alla sua filosofia, sarebbe una scelta suicida. L'unità sindacale è un obiettivo centrale, chi potrebbe negarlo? Ma l'unità va costruita dal basso, nel rapporto con i lavoratori - con i cittadini, nel caso della politica che ha assistito quasi passivamente al cambiamento del vento, salvo tentare di mettere il cappello su risultati che non le appartengono. Uniti con chi? Per esempio con i 30 mila giovani che hanno partecipato alla serata costruita con Michele Santoro e la sua equipe il 17 giugno a Bologna, alla festa della Fiom.
Mentre si pone il problema di rappresentare chi non ha rappresentantanza, che è la questione centrale per un sindacato proiettato verso il futuro, sarebbe paradossale toglierla a chi ancora ce l'ha. Questo sarebbe l'esito di un accordo contro natura siglato dalla Cgil, alla faccia della democrazia, della partecipazione, delle leggi e della Costituzione, di tante sentenze dei giudici che danno ragione alla battaglia della Fiom. Il governo, come fanno gli avvoltoi, aspetta il cadavere del nemico per spolparlo. Cioè per trasformare l'avviso comune in una legge truffa. Tutti d'accordo nell'invocare «l'unità», come ai tempi di Pomigliano, tutti pronti a dare consigli e lanciare anatemi ai presunti irresponsabili. La Cgil deve chiarire se ritiene la Fiom una risorsa o un problema. La firma di quell'accordo sarebbe la risposta peggiore.

ATENE ANCORA SCONTRI

LA REPUBBLICA, 29/06/2011

Migliaia di manifestanti davanti al Parlamento in attesa del voto sulle nuove misure di austerity che il governo greco deve approvare per evitare la bancarotta. La polizia ha disperso con i gas lacrimogeni 400 dimostranti che tentavano di entrare in piazza Syntagma. Partenza positiva per le Borse europee
Antonis Samaras, leader della 'nuova democrazia' greca al Parlamento. Il voto sul piano dell'austerity è atteso per il pomeriggio
ATENE - Davanti al Parlamento di Atene questa mattina si sono affollati in migliaia. Gli agenti antisommossa hanno respinto con i lacrimogeni circa 400 dimostranti che tentavano di sfondare per entrare in piazza Syntagma, dove ha sede il governo. La tensione è altissima, a poche ore dal voto sul nuovo pacchetto di misure di austerity che il governo greco deve approvare per evitare la bancarotta.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/06/29/news/grecia_scontri-voto-18379320/?ref=HREA-1

LAMPEDUSA RIPRENDONO GLI SBARCHI

LA REPUBBLICA, 29/06/2011

Dopo una breve tregua riprendono gli sbarchi. Due nuovi scafi nell'isola siciliana, uno era stracarico e stava per rovesciarsi

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http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/06/29/news/lampedusa_sbarcano_pi_di_500_e_un_barcone_rischia_di_affondare-18376054/?ref=HREC1-7

VIAREGGIO DUE ANNI FA LA STRAGE IN STAZIONE

LA REPUBBLICA, 29/06/2011

DI DONATELLA FRANCESCONI

Due anni. Alle volte sembra ieri. Altre, invece, il tempo pesa come se gli anni fossero venti. Mercoledì è il secondo anniversario del disastro ferroviario consumatosi sui binari a ridosso di via Ponchielli: 32 morti, feriti che lotteranno una vita contro le ustioni, un pezzo di quartiere raso al suolo

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http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2011/06/29/news/due-anni-fa-la-strage-della-stazione-il-dvd-del-tirreno-sul-giornale-in-edicola-4511553?ref=HREC2-3

IL LUNGO VIAGGIO DI UNA BALENA

LA REPUBBLICA, 29/06/2011

DI LUIGI BIGNAMI

Sfrutta le rotte aperte dallo scioglimento dei ghiacci. Erano più di 300 anni che non si avvistava un esemplare di questa specie nei nostri mari

È PARTITA dall'Alaska e, quindicimila chilometri dopo, è approdata sulle coste orientali del mare nostrum, dove ha fatto strabuzzare gli occhi a un gruppo di ricercatori israeliani. Che ci fa una balena grigia nel Mediterraneo? Era da più di trecento anni che non si avvistava un esemplare di questa specie dalle nostri parti come nell'Oceano Atlantico: la caccia alle balene, tra il XVII e il XVIII secolo, li aveva fatti sparire tutti. Per questo è stata enorme la sorpresa dei ricercatori israeliani dell'Immrac nel confermare quanto una serie di avvistamenti lasciava supporre da giorni: il mammifero rintracciato al largo di Herzliya era proprio uno dei diecimila esemplari di Eschrichtius robustus - il nome scientifico della balena grigia - che vive solo nell'Oceano Pacifico.

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http://www.repubblica.it/ambiente/2011/06/29/news/viaggio_balena-18373637/?ref=HREC2-12

NO TAV: IN MIGLIAIA IN PIAZZA

IL FATTO QUOTIDIANO, 29/06/2011

DI ROBERTO CUDA

Altissima partecipazione alla manifestazione a Susa dei cittadini che si oppongono all'alta velocità. Domenica un nuovo corteo. Perino: "Venite con gli scarponi per una passeggiata nel bosco, magari portate anche la maschera antigas. Ci riprenderemo quello che ci hanno tolto"Forse nemmeno gli organizzatori si aspettavano così tanta gente alla fiaccolata No Tav di ieri sera, all’indomani dell’incursione delle forze dell’ordine al presidio della Maddalena. “Siamo 20.000”, annunciano al microfono. Solo 5.000 per la Questura. Fatto sta che la cittadina di Susa conteneva a stento il lungo corteo – sindaci in testa – che ha rischiato più volte di sovrapporsi. Poi l’annuncio più atteso, quello di Alberto Perino, come anticipato all’assemblea di lunedì sera. “Domenica ci sarà la prima manifestazione nazionale per riconquistare La Maddalena. Venite con gli scarponi e il mangiare al sacco per una passeggiata nel bosco, magari portate anche la maschera antigas, non si sa mai. Hanno aperto il cantiere con la forza, ma ora dovranno mantenerlo e noi gli daremo fastidio. Sarà un lavoro lungo e paziente, non abbiamo fretta, ma alla fine riprenderemo quello che ci hanno tolto”.

La strategia di “logoramento” lanciata dal movimento metterà a dura prova la tenuta delle forze dell’ordine e soprattutto delle finanze pubbliche. Difficile infatti mantenere a lungo un apparato di migliaia di uomini contro un’intera valle, proprio mentre il governo si appresta a varare l’ennesima manovra di lacrime e sangue. “Ecco allora spuntare la versione ‘low cost’ del Tav – ricorda Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone – che prevede una sola canna anziché due. Una presa in giro, che smentisce tutto il lavoro fatto dall’Osservatorio”.


Intanto gli avvocati continuano a lavorare sul fronte legale, a partire dalla raccolta di documenti che testimonierebbero abusi da parte degli agenti durante lo sgombero. “Hanno tagliato le nostre tende e hanno fatto i loro bisogni all’interno, spiegano alcuni attivisti, poi hanno rubato oggetti personali”. Ma le contestazioni riguardano anche l’invasione di terreni privati violando le procedure, in primis i tempi di preavviso ai proprietari.

Sullo sfondo l’assegnazione dei lavori per il tunnel esplorativo, che, secondo Plano, presenta gravi irregolarità. I lavori infatti sono stati appaltati alla stessa azienda che vinse a Venaus nel 2005 (la Cmc di Ravenna) in quanto “opera paritetica” con qualche “variante tecnica”. Molti invece sostengono la necessità di una nuova gara (che comporterebbe il pagamento di una penale alla Cmc) anche perché il nuovo cunicolo costa a preventivo 164 milioni di euro contro gli 84 di quello di Venaus. La battaglia insomma sarà lunga e senza esclusione di colpi.

Nel frattempo in diverse parti d’Italia si preparano i pullman per la manifestazione di domenica – di cui verranno dati i dettagli nell’assemblea di stasera – dopo che nella giornata di lunedì sono spuntati presidi spontanei in 22 città.

TANGENTI A PARMA, FOLLA IN PIAZZA E CARICHE DELLA POLIZIA

IL FATTO QUOTIDIANO, 29/06/2011

Ancora proteste, ancora la richiesta di dimissioni del sindaco che non ha più una maggioranza. E' saltato il numero legale della seduta, ma lui scrive una lettera alla città: "Non è per restare attaccato alla poltrona, ma devo portare a termine una serie di lavori. E devo ottenere nuovi finanziamenti"Un ciclone che ha travolto tutto e tutti. Una bufera dopo la quale una città intera, Parma, stenta a riprendere fiato. Oggi sono tornate in piazza trecento persone, ancora una volta un raduno quasi spontaneo sotto ai portici dove ha sede il Comune. Pare non ci sia niente da fare. Il sindaco Pietro Vignali non molla.



Nonostante si sia ripetuta la scena di venerdì: la polizia che carica la folla che vuole salire in Comune. Una situazione che ormai ha raggiunto il limite, una guerra tra Vignali e una parte della sua città che non lo vuole più come sindaco. Anche a costo di farsi arrestare.

L’ex pr delle discoteche, berlusconiano di ferro, conoscente di Nadia Macrì Sara Tommasi, continua però a ribadire di non pensarci nemmeno a mollare. Resta lì, nel suo ufficio. Non importa se con l’operazione Green money atto secondo sono finiti in manette tre dirigenti comunali e il comandante della polizia municipale. Non importa se la tangentopoli ha fatto dimettere due assessori e spaccato la maggioranza (dato che Pdl e Parma civica hanno dettato le proprie condizioni per sostenere ancora la giunta Vignali) lui continua a guardare avanti a schiena dritta. Non importa se il Comune è oberato dai debiti, 500 milioni e passa, e dalle inchieste giudiziarie. Il Titanic affonda, ma il comandante fa finta di niente. Neppure suona l’allarme.

Vignali, non cede: ha deciso di andare avanti. Seppur acciaccato e perdendo pezzi per strada, vuole portare a termine il suo mandato. Nel pomeriggio ci doveva essere anche un consiglio comunale, ma è mancato il numero legale. Carabinieri e polizia antisommossa sono costretti a garantire l’incolumità dei consiglieri. Ogni riunione finisce per essere (oppure neppure cominciare, come oggi) blindata.

Non importa nemmeno che a ogni avvenimento pubblico che comportasse la presenza del primo cittadino si sia dovuto annullare, in quanto avrebbe comportato proteste e rivolte più o meno civili. No, Vignali vuole andare avanti. Per il bene della città, dice. Per concludere quello che è in piedi a metà e tirare fuori Parma dai debiti.

Per giustificare la sua scelta ai cittadini, sempre più infuriati (basta aprire Facebook per leggere tormentoni ironici sulla sua famosa affermazione dopo gli 11 arresti per corruzione Non sapevo), scrive una lettera a tutti i giornali. “Se rimango ancora in carica, non è per l’attaccamento alla poltrona o per la mia carriera politica, ma soltanto per ottenere i finanziamenti e approvare i piani industriali che sono necessari per pagare le imprese, per non lasciare a metà i cantieri di opere fondamentali su cui sono stati già spesi milioni di euro, per mettere definitivamente in sicurezza il sistema delle società partecipate – spiega -. Diversamente tutto questo sarebbe a rischio. Sto parlando di pochi passaggi amministrativi che sono il frutto di un lunghissimo lavoro con le banche, con il territorio, con il Governo, che sarebbe irresponsabile abbandonare ora. Lasciare oggi sarebbe la soluzione più facile, almeno personalmente. Ma la peggiore per la città. Spero che tutti, la città, il consiglio comunale, la maggioranza e l’opposizione, lo comprendano. La mia maggioranza ha dato indicazioni precise e responsabili in questo senso, sottolineando la necessità di un percorso condiviso con le forze sociali ed economiche e con la stessa opposizione consiliare. Esiste la loro disponibilità a condividere un’agenda di fondamentali priorità? Certo, non avrei mai pensato di dover dire queste parole per parlare della mia esperienza di amministratore”.

Un appello che suona quasi come un invito ai poteri forti di Parma di lasciarlo lavorare per l’ultimo anno. A tutti non è scappato che il vento, in città, è cambiato e che anche gli industriali che l’hanno sempre sostenuto hanno lasciato il sindaco da solo con le sue gatte da pelare. Così come molti della sua squadra, dimissionari o comunque decisi a prendere le distanze da un progetto politico che si è dimostrato un fallimento. E in cambio di un po’ di tranquillità, per concludere i progetti iniziati senza causare morti e feriti per strada, Vignali promette di sparire per sempre: “Sento il dovere in queste ore, dopo i fatti che hanno scosso e sbigottito tutti noi, di rivolgermi ai parmigiani per dire che considero in dirittura d’arrivo la mia vicenda di amministratore di questa città: nel 2012 non mi ricandiderò alla carica di sindaco. Ne sono profondamente addolorato. Essere sindaco, però non è soltanto un onore, ma anche una grande responsabilità a cui non intendo sottrarmi e lasciare oggi senza guida questa città avrebbe conseguenze gravissime. Un’esperienza che ha assorbito completamente più di dieci anni della mia vita. Ci ho messo anima e corpo, tutto il mio impegno, tutte le mie capacità prima come assessore e poi come sindaco. Lo voglio dire: non mi sono risparmiato, e sono convinto di aver anche lavorato bene. Ci siamo trovati in mezzo al fiume mentre arrivava la piena di una crisi economia pesantissima, con le finanze pubbliche svuotate, in uno scenario politico sempre più deteriorato. Ma con le famiglie e le imprese che guardavano a noi per essere aiutate e sostenute. Allora mi sono reso conto che era necessario invertire la rotta, che quell’idea di città che avevamo tutti perseguita, non era più sostenibile in un mondo completamente cambiato. Innanzitutto mi sono reso conto che era impossibile realizzare la metropolitana, e che era molto difficile, ma ormai imprescindibile, riprendere il controllo di una mole di investimenti che il Comune aveva già programmato negli anni precedenti la crisi, ma che rischiavano, in questo nuovo contesto, di trascinare come una zavorra il Comune a fondo. Nonostante quello che si continua a dire la situazione finanziaria del Comune, di STT, Parma Infrastrutture sono sotto controllo. Manca solo l’ultimo passo”.

Vignali insiste anche sul fatto di non aver avuto assolutamente sentore di quando stava succedendo e di cosa stessero facendo i suoi dirigenti con i soldi pubblici: “Ci sono stati errori? Certamente sì. I fatti di questi giorni lo dimostrano. Non ne sapevo nulla e ho provato a dirlo alla città. Ma mi rendo conto che oggi c’è il rischio che si faccia di tutta l’erba un fascio, e che quindi sia lesa la credibilità dell’intera amministrazione, e compromesso il lavoro della mia giunta e dei dipendenti di questo Comune che in questi anni hanno lavorato tanto e bene. Ritengo pertanto che sia giusto fare un passo indietro, ma non scappare davanti alle responsabilità. La città era in mezzo a un guado pericoloso, ora siamo a un passo dalla riva. Voglio portarla su quella riva, poi lascerò”.

BOLOGNA CASI DI LEUCEMIA VICINO ALLE ANTENNE RADIO

IL FATTO QUOTIDIANO, 29/06/2011

DI ELENA BOROMEO

Elettrosmog vicino alla zona dove sono gli impianti di trasmissione di 11 radio e sette tv, al colle dell'Osservanza. Dovevano essere spostate, ma tre sindaci non hanno fatto niente. "Solo promesse", spiega il medico che ha in cura i pazientiUna manciata di case sparse nel verde, una scuola privata, un convento di frati, una casa di riposo e tanto silenzio. Siamo sul colle dell’Osservanza, a Bologna. Da quassù trasmettono 11 radio e sette tv, ognuna con la sua antenna: radio Voce della Speranza, radio Radicale, radio Maria, radio Città del Capo, Telemarket tv, 7 Gold, Telesanterno e altre. A causa dell’intensità del campo elettromagnetico, nelle abitazioni vicine accadono fenomeni insoliti: in alcuni telefoni, ad esempio, si sente la radio, e il segnale della tv è spesso disturbato. È più difficile invece stabilire se questa stessa causa sia all’origine della leucemia contratta da ben tre persone che abitano nei pressi delle antenne. Due casi erano già stati denunciati in passato dal comitato Osservanza, che da anni si batte per lo smantellamento degli impianti. “L’anno scorso c’è stato un nuovo caso. Un’altra persona che abita qui vicino si è ammalata di leucemia”, racconta Vincenzo Ranuzzi, che in via dell’Osservanza ha anche il suo studio medico. E tre casi per una zona così poco densamente popolata – si capisce – non sono pochi”.

Anche la Provincia di Bologna aveva detto che così non andava bene e che era necessaria una riorganizzazione degli impianti. Ma i residenti, ad oggi, aspettano ancora ”il risanamento previsto dal Piano di localizzazione delle emittenti radiotelevisive (Plert), che prevedeva il trasferimento delle antenne da qui come dal colle di San Luca”, spiega Ranuzzi. Su disposizione della Regione, infatti, la Palazzo Malvezzi si è dotato di questo piano e l’ha approvato nel dicembre 2007, “dopo ben sette anni rispetto alla Legge regionale, che pure chiedeva di compilare il Plert entro un anno”, sottolinea il medico dell’Osservanza. Poi, la mossa successiva sarebbe toccata al Comune di Bologna, che avrebbe dovuto recepire e mettere in atto le disposizioni del Plert. “Ma l’allora assessore alla Sanità della giunta Cofferati, Giuseppe Paruolo, non fece niente. Delbono, allo stesso modo non ha fatto nulla, e così pure il commissario Cancellieri. Aspettiamo di vedere cosa farà il nuovo sindaco Virginio Merola”, dice Ranuzzi. A conti fatti, sono passati 11 anni e non è cambiato quasi nulla.

“Il Plert, in accordo con le finalità espresse dalla legge regionale del 2000, persegue la riduzione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici – si legge nel documento – l’obiettivo è garantire il rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici stabiliti dal decreto dell’8 luglio 2003. Il decreto prevede che le aree in cui si ha il superamento del limite di esposizione non siano accessibili alle persone, ad eccezione del personale tecnico per le operazioni di manutenzione degli impianti, mentre per quelle in cui si supera il valore di attenzione la permanenza non deve superare le quattro ore giornaliere”. Altro che quattro ore: nelle aree in cui si supera il valore d’attenzione ci sono abitazioni, scuole e strutture sanitarie.

Il decreto ministeriale del 2003 fissa a 6 V/m (Volt per metro) il limite per il valore di attenzione, cioè “per la protezione da possibili effetti a lungo termine, da rispettarsi all’interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere”.

In altre parole si parla di case, scuole e ospedali, compresi balconi, terrazzi e cortili. Per le esposizioni inferiori alle quattro ore giornaliere, invece, il valore non deve superare i 20 V/m. Gli effetti sulla salute sono ancora oggetto di studio, ma c’è chi parla di insonnia, mal di testa, danni alla tiroide, e addirittura cancro e leucemie. “E’ ormai dimostrato che queste radiazioni danneggiano il cromosoma cellulare. E un cromosoma è danneggiato può portare alla cancerogenesi”, ricorda Ranuzzi.

Nel dicembre 2007, la Provincia attestava che “per i siti di Osservanza e Villa Aldini, il piano di risanamento è in via di completamento, si attendono le misurazioni di Arpa per attestare formalmente l’avvenuto rientro dei campi elettromagnetici nei limiti di legge”. Ma l’Agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente, a distanza di tre e quattro anni ci dice che sul colle dell’Osservanza, le misurazioni 2010 hanno segnalato un superamento del valore di attenzione (non sappiamo di quanto), mentre quelle 2011, effettuate nel campo da calcio della scuola privata, rilevano radiazioni che sfiorano il limite: la forbice va da 3,9 a 5,8 V/m.

Secondo il report pubblicato dall’Arpa lo scorso 24 giugno, l’Osservanza è soltanto una delle 28 località in Emilia-Romagna in cui le centrali elettromagnetiche continuano a sforare i limiti di tollerabilità previsti dalla normativa nazionale. “Per l’anno 2010 si nota un miglioramento per i siti con impianti radio e/o tv: se nel 2009 se ne contavano 31 nel 2010 sono diminuiti a 28”, osserva l’agenzia regionale. Oltre all’Osservanza, in provincia di Bologna ci sono altre tre località dove questo tipo di inquinamento ha superato la soglia di guardia. Si tratta di via di Gaibola, nel cuore del parco dei Gessi (una misurazione del 2005 segnava picchi di oltre 9 V/m nel cortile di una struttura privata), di Monte Donato (sei radio e una tv: le misurazioni del 2006 dalla panchina di un locale segnavano più di 11 V/m) e soprattutto di Monte Grande. Affastellate su questa cima che fa parte del Comune di Castel San Pietro Terme, si contano quasi 50 antenne radio e tv.

Nei pressi degli impianti, le radiazioni arrivano anche a 28 V/m (cioè ben oltre i limiti di esposizione), mentre nella camera da letto di un’abitazione privata nei pressi della zona, i livelli superano i 6 V/m. “Per il sito di Monte Grande è stato riscontrato il superamento del valore di attenzione in corrispondenza dell’abitato di Soprasasso ed il superamento del limite di esposizione in prossimità delle postazioni – diceva la Provincia – l’amministrazione comunale ha ultimato la complessa attività di istruttoria tecnico-amministrativa essenziale per queste procedure (che ha visto coinvolti anche Provincia, Arpa e gestori delle emittenti) ed ha formalmente avviato il procedimento per il risanamento del sito”. Era la fine del 2007. Quattro anni dopo, gli sforamenti dei limiti di legge continuano.

RIFIUTI LA LEGA SI OPPONE PER LO SMALTIMENTO NELLE ALTRE REGIONI

IL FATTO QUOTIDIANO, 29/06/2011

La Lega si oppone ancora al decreto per lo smaltimento dell'immondizia campana in altre regioni. Il governatore del Friuli: "Come spiego che bisogna ancora dare una mano?". Presidente Emilia Romagna: "Noi ci siamo, ma nessuno faccia il furbo". In città meno rifiuti e meno proteste. De Magistris ringrazia i lavoratori Asia“O nel decreto c’è scritto che potranno essere portati solo nelle regioni confinanti alla Campania, in modo che restino lì, oppure quel decreto non passerà”. E’ ancora il ministro leghista della Semplificazione, Roberto Calderoli, a esprimere la posizione del Carroccio sul decreto richiesto a gran voce dagli amministratori napoletanti e bloccato in attesa di una decisione dal governo. Il provvedimento, che dovredbbe permettere ai rifiuti campani di essere smaltiti anche fuori regione sembra a molti l’unica soluzione all’emergenza. “Ma le nostre discariche sono già piene: non c’è spazio per l’immondizia di altre regioni”, risponde il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo. Che, pur dichiarando “nessun pregiudizio versi i rifiuti campani”, attacca la gestione della situazione. Una posizione in parte diversa da quella espressa da Enrico Rossi, presidente dcella regione Toscana, che ha dichiarato: “Non ci tiriamo indietro ma tutte le istituzioni devono fare la loro parte”. In città e nella provincia, intanto, diminuiscono le tonnellate di riufiuti non raccolte e così anche il numero dei roghi e delle proteste. Mentre il sindaco Luigi De Magistris e il suo vice a ssessore all’Ambiente Tommaso Sodano accompagnano i lavoratori dell’Asia, che stanno lavorando 24 ore su 24. E annunciano la ricapitalizzazione dell’azienda.

“Le regioni del Nord non possono essere messe periodicamente di fronte a questa emergenza – è tornato sulla questione Tondo -. Un’emergenza periodica è un ossimoro”. Per il governatore, il ripetersi del problema immondizia “significa che non si è fatto abbastanza per risorverlo”. “Il popolo friulano è abituato ad affrontare le sue difficoltà e a risolverle – spiega -. Può dare una mano una volta, ma rifiuta il ripetersi di atteggiamenti contrari alla cultura civile”. Come quelli di Napoli, intende. “Io come spiego alla mia comunità che bisogna continuare a dare una mano?”, conclude. Una posizione che indispone altre regioni, disponibili invece al conferimento dei riufiti campani nelle proprie discariche. Ma solo in cambio di rassicurazioni istituzionali. Come Rossi, secondo cui “ciascuna Regione deve impegnarsi, senza furbizie da parte di nessuno e senza ricorrere a scorciatoie”. “Il governo ci chiede la nostra disponibilità e noi la daremo – aggiunge il presidente dell’Emilia Romagna -. Se l’emergenza è nazionale, ed è nazionale, allora tutte le istituzioni devono fare la loro parte”.

Un’idea condivisa anche dall’amministrazione napoletana che oggi ha voluto dimostrare la sua vicinanza alla popolazione e il ringraziamento per gli operai dell’Asia che – come previsto da un’ordinanza sindacale di giovedì scorso – lavorano 24 ore su 24 per recuperare le tonnellate di rifiuti non raccolte. “La qualità del futuro di Napoli – ha dichiarato de Magistris – non può prescindere dallo sforzo operativo di un’azienda come Asia”. Così una nota del Comune annuncia la ricapitalizzazione della società “per perseguire l’impegno immediato volto alla rapida implementazione, in altri quartieri cittadini, del sistema di raccolta differenziata porta a porta”. L’immondizia non raccolta in città è scesa intanto a 1400 tonnellate. Stamattina alle 6, oltre ai lavoratori c’erano anche il sindaco e il suo vice alla partenza dei compattatori per l’avvio del servizio di raccolta in città. Un impegno, quello dell’Asia, apprezzato dai cittadini, che protestano sempre meno per l’immondizia per le strade. Rispetto agli oltre 70 dei giorni scorsi, nella notte sono stati una ventina i roghi appiccati a Napoli e provincia. In città, nello specifico, sono stati solo tre. Più colpita invece la provincia, specie nei comuni di Casoria, Afragola, Pozzuoli, Castellammare di Stabia, Giugliano in Campania, Melito Arzano e Casalnuovo. Proteste si sono invece registrate a Terzigno, per l’ipotesi di ripresa del progetto di creare una discarica a cava Vitiello, nel parco del Vesuvio. Area cancellata dai siti destinatari di impianto per legge. Dalle 20 di ieri alle 8 di questa mattina i pompieri hanno spento 20 incendi dolosi di cumuli di rifiuti, comunque contro i 47 della notte precedente. Nella cosiddetta rotonda Panoramica di Boscoreale, infine – da cui parte la strada di accesso alla discarica di Terzigno – una quarantina di attivisti anti-discarica si sono radunati intorno alle 23.30 per protestare. Bloccando per un’ora e mezza le strade che sboccano nella rotonda.

PROCREAZIONE OVER 40

LA STAMPA, 29/06/2011

DI FLAVIA AMABILE

Sempre più donne e sempre più quarantenni fanno ricorso alla procreazione assistita per fare figli: E’ quanto emerge dalla Relazione annuale sulla legge 40 inviata dal ministero della Salute al Parlamento. Crescono tutti gli indici: il numero di coppie, cicli e gravidanze che, nel 2009, hanno portato in totale alla nascita di oltre 10mila bambini.

Il dato che più fa pensare è l’aumento dell’età media delle donne italiane che si sottopongono a procreazione medicalmente assistita. Nel 2009 è stata di 36,2 anni contro i 35,9 del 2008 e contro una media europea di 34. E ben il 28,2% dei cicli è stato effettuato su pazienti over40enni. Una fascia d’età in cui le percentuali di successo calano drasticamente. Tra i 40 e 42 anni infatti si arriva al 6,9% dei parti e dopo i 43 anni all’1,7%, anche se c’è una buona parte di queste gravidanze sfugge ai controlli successivi e non vengono dichiarate come legate alla procreazione assistita. Quindi potrebbero essere molte di più.

Anche se il 55,1% dei centri è privato, la maggior parte delle prestazioni è eseguita nelle strutture pubbliche o private convenzionate. Vi sono alcune realtà più virtuose con moltissime strutture pubbliche (circa il 60% del totale al Nord) e altre meno, come al Sud. Le regioni con il minor numero di centri pubblici o convenzionati sono Lazio, Calabria e Sicilia, dove la Calabria conquista la maglia nera con una sola struttura del genere.

In autunno saranno pronte le nuove linee guida sulla legge 40. Come ha spiegato Roccella le modifiche riguarderanno «quanto stabilito dalla sentenza della Consulta e anche in merito all’applicazione del decreto sulla tracciabilità di tessuti e cellule crioconservati, dunque anche dei gameti». Immediata la risposta di Livia Turco del Pd, ex ministro della Sanità. Chiuede il coinvolgimento del Parlamento perché - ricorda - «le linee guida non sono interpretative della legge e riguardano solo le tecniche; dunque, non possono modificare il testo legislativo in nessun modo». Richiesta respinta con altrettanta prontezza: «L'approvazione delle linee guida - spiega la Roccella - segue un percorso preciso, stabilito dalla stessa legge 40, che naturalmente il governo rispetterà. Come lo ha rispettato la stessa Turco quando ha emanato le ultime linee guida, senza nessun coinvolgimento del Parlamento, che la legge non prevede».

Per garantire una maggiore trasparenza sui risultati e la qualità dei centri verranno resi noti i dati relativi a ogni centro su numero di cicli effettuati all’anno, tecniche praticate e percentuali di successo. «Ovviamente nel rispetto della privacy delle coppie - conclude Roccella - Abbiamo ottenuto il via libera del Garante e daremo questi risultati a breve. Una sorta di pagella dei centri».

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Sulla base di questi dati ho realizzato due interviste:



Nicola Surico, presidente della Società italiana di ginecologia e di ostetricia, aumenta ancora l’età delle donne che fanno ricorso alla procreazione. Perché?
«Le donne italiane stanno spostando sempre più avanti l'età della gravidanza. Ma più si va avanti con l’età più aumentano i rischi per la madre e per il feto. La letteratura scientifica lo dice chiaramente: più si è mature più le possibilità di successo di queste tecniche si riducono al minimo mentre aumentano in maniera esponenziale le complicanze. C'è, inoltre un costo, personale e collettivo, non trascurabile: le risorse pubbliche vanno investite per proteggere la fertilità, non per creare illusioni nelle donne».

Le italiane superano addirittura di due anni la media europea.
«Ormai sono tantissime le 42-43enni a chiedere di fare il primo figlio. Il problema è che fino ad allora pensano ad altro, devono laurearsi, entrare nel mondo del lavoro, inserirsi. Fare un figlio significa rimettere in discussione tutto il lavoro compiuto, nessuno e nulla incoraggia le donne, dunque prima di prendere la decisione aspettano sempre di più. L’unica eccezione è nelle donne medico che lo sanno e quindi ormai cercano di fare subito un figlio e poi dedicarsi alla carriera».

Che consigli dà alle donne che vogliono fare ricorso alla procreazione medicalmente assistita?
«Non attendere troppo a lungo, mantenere il giusto peso forma, né troppo grasse, né troppo magre. Non fumare: anche in caso di ricorso alle tecniche di Pma, a parità di altri fattori, le fumatrici impiegano in media un anno in più a rimanere incinta. Il consumo di alcol va moderato e non bisogna trascurare le infezioni: spesso non danno sintomi all'inizio, ma nel lungo periodo possono compromettere la fertilità».


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David Meghnagi, psicologo e docente all’Università di Roma Tre, aumenta ancora l’età delle donne che fanno ricorso alla procreazione. Che succede?
«Si insegue il mito dell’eterna giovinezza. Il fenomeno è europeo ma in Italia è particolarmente accentuato. Si vive in un eterno presente e si ritarda il momento della progettazione di mettere su famiglia».

Lo fanno anche perché la loro vita è sempre più precaria e il Paese non aiuta chi fa figli
«Non penso che sia così. In Emilia Romagna dove ci sono i livelli migliori di assistenza familiare si fanno comunque pochissimi figli. La verità è che le persone si svegliano quando i tempi biologici pongono il problema ma allora è già tardi, soprattutto per le donne che hanno tempi più definiti».

Nella sua esperienza chi sono le donne che fanno ricorso alla procreazione?
«Sono donne che devono confrontarsi con il problema delle difficoltà biologiche proprie o del partner. E devono capire come dare ospitalità ad un bambino nel mondo senza considerarlo una proiezione narcisistica né una proprietà. Sono donne che devono evitare di considerare i figli un tentativo di compensare un vuoto. E poi devono affrontar eil problema di vivere in una società senza futuro. Questo produce un cortocircuito che solo in parte può essere compensato con le tecniche mediche. Siamo di fronte ad un collasso dell’idea di futuro e questo spiega anche il clima di depressione in questo Paese. Invece bisogna essere positivi, e non porsi problemi di fecondazione eterologa o omologa: il bisogno di riprodursi è connaturato alla specie umana. Quello che conta è garantire ai figli un’idea di paternità e di maternità. E la società deve affrontare il problema garantendo un futuro ai suoi giovani con una sorta di piano Marshall per loro.

AUMENTI DI BENZINA

L'UNITA', 29/06/2011

Arriva una nuova ministangata sulla benzina: da oggi sono salite di 4 centesimi al litro le accise sia sulla verde che sul diesel allo scopo di «fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale» dovuta «all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa». Ma non finisce qui: già da venerdì primo luglio l'aumento salirà a quasi 4,2 centesimi, visto che scatterà il secondo scaglione di rincaro previsto per il finanziamento del Fondo unico per lo spettacolo (Fus).

Ecco che nel giro di tre giorni si rischia di bruciare gran parte dei cali accumulati nell'ultimo mese. Basti pensare che secondo i calcoli di Nomisma Energia un pieno-tipo costa da oggi 2,5 euro in più, e da venerdì ben 3 euro. I rincari di oggi sono, quindi, legati al'urgenza provocata dalle ondate migratorie e sono stati stabiliti dall'Agenzia delle Dogane, con riferimento alla legge Milleproroghe, che dà la possibilità di ricorrere alle accise in situazioni di emergenza. Mentre gli aumenti che si aggiungeranno a partire da venerdì primo luglio riguardano la fase due del rincaro modulare previsto a primavera dal decreto Omnibus per cultura e spettacolo, o meglio per il finanziamento del Fus. Così, dal primo luglio al 31 dicembre 2011, le accise saliranno a quota 613,20 euro per mille litri sulla verde e 472,20 euro per mille litri sul gasolio.

E così è forte il rischio di cancellare l'ondata di ribassi che ha investito i listi dei carburanti nell'ultimo periodo, dal 19 maggio ad aggi si tratta di circa 6 centesimi (con riferimento alle compagnie market leader). Cali spinti dal ribasso dei petrolio, sceso qualche giorno fa a New York addirittura sotto quota 90 dollari al barile. Al riguardo, i calcoli di Nomisma Energia parlano chiaro. Applicando al rialzo delle accise gli aumenti l'Iva, spiega, «l'aggravio per gli automobilisti da oggi si traduce, considerando un'auto di media cilindrata con un pieno medio di 50 litri, in 2,5 euro a 'pieno'. Un aumento che salirà a 3 euro dal primo luglio». Si tratta, sottolinea il presidente Davide Tabarelli, della crescita «più alta delle tasse sui carburanti dalla decisione del governo Dini del febbraio 1995 che, con le tasse sulla benzina, cercò di tamponare il grave peggioramento dei conti pubblici». Considerando un anno interno, Nomisma Energia, inoltre, stima che la stangata peserà sulla spesa di una famiglia standard per circa 30 euro.

ENAC: IN MANETTE FRANCO PRONZATO

L'UNITA', 29/06/2011

Franco Pronzato, del consiglio di amministrazione di Enac, del Pd, è stato arrestato questa mattina da uomini della Guardia di Finanza per un'inchiesta della Procura di Roma su presunte irregolarità legate a un appalto del settore aereo.

Pronzato è stato arrestato questa mattina nella sua abitazione, a Genova, e poi è stato portato nel carcere di Marassi. Gli uomini della Finanza di Roma, assistiti dai loro colleghi liguri, hanno perquisito l'appartamento. Pronzato è assistito dall'avvocato Maurizio Mascia del foro di Genova. Non si esclude che nella stessa operazione possano essere state arrestate anche altre persone.

Pronzato era indagato insieme con altre quattro persone dalla procura di Roma in un'inchiesta su un appalto di un milione di euro per i voli di collegamento tra Roma Urbe e l'Isola d'Elba. Titolare dell' inchiesta è il pm Paolo Ielo. Già consulente dell'allora ministro dei Trasporti Pierluigi Bersani e attuale coordinatore del settore trasporto aereo del Pd, Pronzato è coinvolto nella parte di accertamenti relativi al presunto pagamento di tangenti subordinate all'aggiudicazione dell'appalto.

L'esperto ha lavorato come consigliere e come consulente al Ministero dei Trasporti sia quando titolare del dicastero era Bersani, sia quando lo fu il suo predecessore, Claudio Burlando, attuale presidente della Regione Liguria. Pronzato è stato anche vicepresidente della società Aeroporto di Genova, fino al 2007; successivamente è entrato nel consiglio di amministrazione di Enac. È stato, inoltre, socio fondatore dell'associazione Maestrale di Claudio Burlando, e per molti anni amministratore delegato della Interconsult.