IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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venerdì 22 luglio 2011

EDITORIALE

Cari lettori/lettrici,

Habla con Gian va in ferie da oggi fino al 16 agosto. Tornerà il 17 agosto
online.

In questi cinque mesi circa di attività siamo arrivati a quasi 300 clik al
giorno, una buona media per noi.

Abbiamo cercato di pubblicare articoli dalla stampa italiana e da quella
europea e mondiale cercando di rimanere neutrali e imparziali, una scelta
difficile viste le porcherie di cui la politica italiana e il suo
entourage sono zeppe fino al midollo.

Non ci basta. Ve lo diciamo subito. La stampa italiana è sottomessa ai
potenti. Noi vogliamo uscire da questo schema riduttivo e inutile per la
gente, per i popoli.
Quando torneremo cercheremo di analizzare più a fondo le tematiche e
"sputeremo sulle loro tombe" (non delle tematiche, spero sia ovvio) per
citare il grande Boris Vian.

Parleremo poi di musica (e di cinema, teatro, televisione, arte in
genere), anche qui andando a scoprire la vera musica, specie quella
italiana di cui il nostro humus è ricchissimo. Pregno di talenti che non
sono affatto inferiori a quelli europei o mondiali i quali, questi ultimi
due, è evidente, fanno un pò pena in questo periodo.

Di recente abbiamo intervistato gli Scialaruga, gruppo di Caulonia (RC)
che sono sicuramente uno dei migliori cd fino ad ora di questo 2011 e poi
Tony Canto, siciliano, con il suo splendido lavoro ed ancora Roberta
Alloisio, genovese. E poi Mannarino, Alfio Antico, The Bar at Buena Vista
fino ad una sorpresa che avrete domenica 24/07/2011 quando vi collegherete
di sera (e fatelo numerosi visto che sarà intervistato uno dei più
importanti chitarristi d'Italia e non solo, un virtuoso delle corde) e,
davvero, questo sarà l'unico collegamento fino al 17 agosto. Una sorpresa
Maiuscola.

E' stato un semestre duro, per la crisi, per i danni ambientali, per i
malgoverni, le guerre e le porcherie e i soprusi che i popoli subiscono
ovunque.

Il Medio Oriente e il Nord Africa, luoghi dove le persone hanno combattuto
per la libertà, per i propri diritti, l'Italia dove il mugugno prevale su
tutti ma si accetta tutto quanto ci viene imposto da una classe
politico-dirigenziale che se ne fotte degli individui e che ormai è alla
canna del gas.

Stop. Mi fermo qui. Solo due parole ancora per ringraziare tutti voi di
cuore e di testa. Continuate a seguirci anche se Habla è fermo (gli
articoli restano....andate a vederli nuovamente). Nuovi amici entreranno
in Habla con Gian da settembre, dei grandi professionisti che aumenteranno
il nostro prestigio e la nostra forza.

Se volete scriverci, fare commenti, ecc scrivete pure a
hablacongian@libero.it

Ciao a tutti da: ALDO, ANTONELLO, CARMEN, ELENA, GIANFRANCO, GIAN LUCA E
SIMONE, rigorosamente in ordine alfabetico e dai nostri amici famosi
ANDREA e URI.

LA VIGNETTA DEL CORVACCIO

SCEMPIO

Città e decrescita
di Serge Latouche • 17-Lug-11

Il «disastro» urbano non è il risultato di una mancanza degli architetti ne degli urbanisti, è il risultato di una crisi di civiltà.


Il disastro urbano che ciascuno può constatare, è il risultato di logiche che sfuggono palesemente agli architetti e agli urbanisti. Tuttavia questi ne sono stati i complici e al medesimo tempo hanno cercato di porvi rimedio. Ma l’architettura ecoresponsabile [o l’habitat bioclimatico] non è la soluzione, al meglio costituisce un elemento ipotetico della soluzione. Questi tentativi onorevoli degli architetti e degli urbanisti di porre rimedio alla crisi urbana e sociale proponendo schemi ingegnosi sono condannati allo scacco per mancanza di un’analisi globale del fallimento della società della crescita. La crisi è politica e dunque il rimedio deve anche essere politico. È questa la ragione per cui il progetto della decrescita passa necessariamente attraverso una rifondazione del politico e quindi della polis, la città e del suo rapporto con la natura.
Il progetto urbano è necessariamente secondo rispetto al progetto sociale, e il progetto architettonico è secondo rispetto al progetto urbano. Il «disastro» urbano non è il risultato di una mancanza degli architetti ne degli urbanisti, è il risultato di una crisi di civiltà. La città decrescente dovrebbe essere una città con una impronta ecologica ridotta, trattenendo un rapporto forte con l’ecosistema [una bio-regione]. In un primo tempo, la città decrescente, potrebbe essere la città attuale dalla quale sarebbe stati eliminati la pubblicità, le auto e la grande distribuzione e dove sarebbero stati introdotti i giardini condivisi, le piste ciclabili, una gestione pubblica dei beni comuni [acqua, servizi di base] e anche la coabitazione e le «botteghe di quartiere». Una riconversione sarà necessaria ma anche una certa deindustrializzazione. In sintesi, la città decrescente, primo passo verso una società di abbondanza frugale, preserverà l’ambiente che è in ultima analisi la base di tutta la vita, aprirà a ciascuno un accesso più democratico all’economia, ridurrà la disoccupazione, rafforzerà la partecipazione [e dunque l’integrazione] e anche la solidarietà, fortificherà la salute dei cittadini grazie alla crescita della sobrietà e alla diminuzione dello stress.
Il disastro urbano della società della crescita
Il disastro urbano che ciascuno può constatare, è il risultato di logiche che sfuggono palesemente agli architetti ed agli urbanisti. Abbiamo una quantità di architetti e urbanisti di ottima qualità [compresi quelli del campo dell’abitare ecologico] ma questo non impedisce il caos urbano e paesaggistico attuale nel quale il mondo è rinchiuso. Il problema è che questa architettura è spesso molto seducente quando si tratta di ville individuali o di palazzi prestigiosi, ma è molto deludente nel’insieme. Fallisce «a fare città» e sopratutto ha fallito nell’impedire la decomposizione del tessuto urbano, le mitage du paysage [tarmatizzazione del paesaggio], la cementificazione del territorio, la crescita dello squallore del quadro della vita e la distruzione del’ambiente, per non parlare dello scacco nel ridurre il consumo di energia e l’impronta ecologica. Tuttavia questi architetti e urbanisti ne sono stati i complici e al medesimo tempo hanno cercato di porvi rimedio. Siamo di fronte a una forma di schizofrenia. Questo disastro urbano è stato costatato anche dal grande architetto portoghese, Alvaro Siza. «La cosa più grave è la devastazione del territorio, lo scacco di questa disciplina è l’uso della terra… Noi assistiamo alla fine di un ordine delle cose che prefigura forse un’altra cosa, che noi non conosciamo ancora. E, senza dubbio questa era inevitabile. Ma nell’immediato, la qualità è emarginata e siamo di fronte a un disastro». Noi viviamo ancora nella città produttivista, pensata e strutturata in funzione dell’automobile sotto forme che pretendono di essere razionali [basta pensare alla città radiosa di Le Corbusier] con le sue segregazionì degli spazi, sue zone industriali, i suoi quartieri residenziali senza vita.

Si è potuto parlare giustamente della distruzione delle città in tempo di pace con l’esplodere dei vecchi centri storici, la speculazione immobiliare sfrenata che caccia i ceti inferiori e medi verso le periferie, il proliferare dei centri commerciali, l’estensione delle zone residenziali, l’emergere dei grattacieli, la lacerazione dello spazio dalle autostrade e la proliferazione dei non-luoghi [stazioni, aeroporti, ipermercati, ecc.]. L’asfissia del traffico automobilistico è uno dei sintomi di una crisi più ampia generata dalla «super» o «iper» modernità [parola che trovo più giusta di «post»-modernità]. Questo è il trionfo della bruttezza.
Per poter abbozzare ciò che potrebbe essere l’urbanismo e l’architettura in una società della decrescita, bisogna capire prima, che cos’è la società della decrescita e le suoi implicazioni architettoniche e urbanistiche, poi si potrà precisare a che cosa somiglierebbe la città decrescente.
Il progetto della decrescita e le sue implicazioni urbane
Che cosa è la decrescita? La parola d’ordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con forza la necessità di abbandonare il progetto insensato dello sviluppo per lo sviluppo, della crescita per la crescita. Si può definire la società di crescita come una società dominata da una economia di crescita e che tende a lasciarsene assorbire. La crescita per la crescita diventa così l’obiettivo principale, se non l’unico, della vita. Il cancro della Crescita [con la «C» maiuscola] non distrugge soltanto la città, ma distrugge anche il senso dei luoghi lacerando il territorio. Questo è l’esplosione del’urbano, secondo la sociologa Tiziana Villani. Si tratta di un processo di artificializzazione della vita. L’uomo pretende di ricreare il mondo meglio di Dio e della Natura. Gli Ogm, le nanotecnologie, la clonazione, l’allevamento industriale dei pesci, ecc. Ne sono una illustrazione. L’esito finale sarebbe il cyberman, l’uomo artificiale. Ora, il risultato più visibile è la trasformazione del mondo reale, del mondo nel quale siamo condannati a vivere, in discarica o pattumeria.
Il fallimento di Dubai e della sua torre di ottocento metri inabitata, costituisce un simbolo del fallimento del sogno americano e del suo urbanismo. Il progetto della torre di un chilometro di altezza non sarà probabilmente mai costruito. La città produttivista appartiene al passato, ma la distruzione del mondo prosegue.
Ovviamente il fine della società della decrescita non è un capovolgimento caricaturale consistente nel predicare la decrescita per la decrescita. Soprattutto la decrescita non è la crescita negativa. Si sa che il semplice rallentamento della crescita fa cadere le nostre società nello sconforto a causa della disoccupazione e dell’abbandono dei programmi sociali, culturali e ambientali che assicurano un minimo di qualità della vita. Si può ben immaginare quale catastrofe costituirebbe un tasso di crescita negativo! Così come non c’è niente di peggio che una società fondata sul lavoro senza lavoro, niente è peggio di una società di sviluppo senza sviluppo. Rigorosamente parlando, più una a-crescita [come si parla di a-teismo] che una de-crescita. Si tratta precisamente dell’abbandono di una fede e di una religione: quella dell’economia.
Il cambiamento reale di prospettiva necessario per costruire una società autonoma di decrescita può essere realizzato attraverso il programma radicale, sistematico, ambizioso delle otto «R»: rivalutare, ridefinire, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Questi otto obiettivi interdipendenti scatenano un circolo virtuoso di decrescita serena, conviviale e sostenibile. Non si tratta di un programma, siamo al livello di concezione. Il progetto della società della decrescita si articola dunque intorno al circolo virtuoso delle otto «R». Si può dire delle otto «R» che sono tutte altrettanto importanti. Mi sembra comunque che tre abbiano un ruolo più «strategico» delle altre: la rivalutazione, perché dà origine a tutti cambiamenti, la riduzione perché tiene in sé tutti gli comandamenti pratici della decrescita e la rilocalizzazione perché ha a che fare con la vita quotidiana e il lavoro di milioni di persone. Il problema della città e del territorio ormai distrutti e tutto da ripensare si inscrive nel contesto più ampio del mondo lacerato, della perdita dei punti di riferimento e della crisi del locale. Il disastro urbano è al medesimo tempo un disastro rurale e paesaggistico. Ma, nell’ottica della costruzione di una serena società di decrescita, la rilocalizzazione non può essere solo economica. Sono la politica, la cultura, il senso della vita che debbono ritrovare il loro ancorarsi territoriale. La parola chiave è l’autonomia.
La rilocalizzazione svolge quindi un ruolo centrale nell’utopia concreta e feconda della decrescita, e si articola quasi subito in un programma politico. La decrescita sembra rinnovare la vecchia formula degli ecologisti: pensare globalmente, agire localmente. Rilocalizzare l’economia e la vita è una condizione non trascurabile della sostenibilità. Se l’utopia della decrescita implica un pensiero globale, oggi la si realizza solo partendo dai territori. Si tratta di Riterritorializzare [Alberto Magnaghi], ritrovare un sito e ri-abitarlo.
Tuttavia, l’architettura ecoresponsabile o l’habitat bioclimatico non è la soluzione, al meglio costituisce un elemento ipotetico della soluzione. La «città sostenibile» promossa dalla Carta d’Aalborg [1994] è più una forma di modernizzazione ecologica del capitalismo [greenwashing] che un vero rimedio al disastro del produttivismo. Gli ecoquartieri – quartiere Vauban a Friburgo [Germania], Houten [periferia di Utrecht, 40.000, in Olanda] e di Bedzed [Beddington zero energy development] nella città di Sutton a sud di Londra – sono alla fine delle isole di sostenibilità dentro un mare di inquinamento urbano, e non riusciranno a trasformarlo. Il fallimento e lo scacco clamoroso delle «ecocittà » cinesi sono sintomatiche. I rari progetti, lanciati con trombe e fanfare come Chongming, sono nell’impasse. L’ecocittà di Dongtan à Chongming di fronte a Shanghai è stata promossa con forza dal 2006-2008 per fare vetrina ecologica all’Esposizione Universale. Il padrino del progetto è stato eliminato nel 2008 per corruzione dopo di che il progetto, mal concepito, è stato abbandonato. Gli altri progetti [Huangbaiyu e Tianjin] non vanno bene. L’economia ha vinto sull’ecologia. In questi progetti si tratta sempre di abitare meglio ma non di cambiare il rapporto con la natura, il paesaggio e con il consumismo. I tentativi onorevoli degli architetti e degli urbanisti di porre rimedio alla crisi urbana e sociale proponendo schemi ingegnosi – regioni urbane, città giardino, città totale, reti urbane, conurbazioni [Geddes], Broadacre city [Wright], città compatta, città distesa, ecc., che cercano una nuova articolazione tra città e campagna, sono condannati allo scacco per mancanza di un’analisi globale del fallimento della società della crescita.
Il funzionalismo formalizato nella Carta di Athene da Le Corbusier [1943] che pretendeva di lottare contro il «disordine urbano» ha generato finalmente un disordine più grande al prezzo di una esplosione dell’impronta ecologica delle città. Secondo la profezia di Lewis Mumford, la megapolis si trasforma in tyrannopolis, poi finisce come nekropolis. Questo sembra essere il destino de l’iperpolis virtuale, costituita dalla finanza e dai media globalizzati.
La crisi è politica e dunque il rimedio deve anche essere politico. È questa la ragione per cui il progetto della decrescita passa necessariamente attraverso una rifondazione del politico e quindi della polis, la città e del suo rapporto con la natura. Il progetto urbano è necessariamente secondo ripetto al progetto sociale, e il progetto architettonico è secondo rispetto al progetto urbano. Il «disastro» urbano non è il risultato di una mancanza degli architetti né degli urbanisti, è il risultato di una crisi di civiltà. Solo con l’inserimento dentro il progetto di costruzione di una società di decrescita il tessuto locale e urbano può essere ricomposto.

A che cosa somiglierà la città decrescente?
La città decrescente dovrebbe essere una città con una impronta ecologica ridotta, trattenendo un rapporto forte con l’ecosistema [una bio-regione]. Piuttosto di sognare la costruzione di città nuove, bisognerà imparare ad abitare le città in modo diverso, questo al Nord come al Sud. La città consuma bassa entropia [energia, risorse, cibo, ecc.] e esporta massicciamente alta entropia [rifiuti, inquinamento]. Si tratta di un predatore ecologico che consuma una superficie «fantasma» molto superiore alla sua superficie reale.
«Pourqu’un mètre carré de surface urbaine fonctionne dans les villes espagnoles, il faut 60 mètre carrés d’espace rural, de sol agricole, forêt ou prairie, pour permettre aux troupeaux de produire les biens et services réclamés par les grandes villes. L’empreinte écologique urbaine n’arrète pas de croître. Il y a 50 ans, les villes n’avaient besoin pour chaque mêtre carré que de 25 m2 de campagne. Si on fait une projection, à ce train là, en 2050, il faudra 500 m2 de sol rural par m2 urbanisé. L’empreinte écologique du citadin espagnol représente 4 fois l’empreinte soutenable [6ha 395/1,8]».
Più la città è estesa, «funzionale» [Le Corbusier], più questa impronta è forte. Quello che non si vuole dire che bisogna verticalizzare le città. Le torri sono dei divoratori di energia e non accrescono veramente la densità. Bisogna sicuramente reinventare una città più «compatta». L’habitat individuale, isolato, anche pensato ecologicamente bene, è una eresia urbanistica, dal punto di vista della decrescita, perchè ogni anno spariscono ettari di terre agricole sotto l’asfalto e il cemento. La costruzione raggruppata e l’alloggiamento collettivo dimostrano una efficacia energetica più alta.
Invece delle megalopoli attuali, bisogna immaginare una città ecologica, fatta di villagi urbani dove ciclisti e pedoni utilizzano una energia rinnovabile. Nella città decrescente, gli abitanti ritroveranno cosi il piacere di gironzolare, come sognavano Baudelaire o Walter Benjamin. Riapprendere ad abitare il mondo è quindi un imperativo.
Si può pensare a organizzare delle bioregioni urbane. La bioregione urbana, costituita da un insieme complesso di sistemi territoriali e locali dotati di una forte capacità di autosostenibilità, mira a ridurre il consumo di energia e le diseconomie esterne [o esternalità negative, cioè i danni provocati dall’attività di un soggetto che ne fa pagare i costi alla collettività]. Politicamente, una bioregione potrebbe essere concepita come una città di città, città di municipi, municipio di municipi o forse una città di villaggi, in breve una rete policentrica o moltipolare. Si potrebbe considerare un’area metropolitana come una articolazione di quartieri autonomi che funzionano come dei comuni giustapposti, secondo la proposta di Murray Bookchin. «La città, che da secoli ha funzionato secondo la formula del ‘luogo dove tutto si scambia’ – scrive Yona Friedman – diventerà un’arca di Noè destinata ad assicurare la sopravvivenza della specie nonostante il diluvio. Una grande autonomia, una grande autarchia saranno dunque necessarie». Questa autonomia comunque non significa ancora un’autarchia completa. Si potrà stimolare il commercio con le regioni che avranno fatto la stessa scelta e avranno abbandonato il produttivismo. Si ricercherà anche l’autonomia energetica locale: le energie rinnovabili sono adatte alle società decentralizzate, senza grandi concentrazioni umane. Questa dispersione ha il vantaggio che ogni regione del mondo possiede un potenziale naturale per sviluppare una o più filiera di energia rinnovabile.
«Saremo noi un giorno capaci – si chiede Christophe Laurens, architetto e paesaggista – abitare poeticamente le torri degli uffici, gli stadi, gli incroci, i centri commerciali, le discariche e tutti i parchi d’attrazione, tutto ciò quello che l’architetto olandese Rem Koolhaas chiama i junkspace?». La risposta viene forse da Yona Friedman: «Per trasformare il male in bene – dice – dovremo disfarci del condizionamento che abbiamo subito». Si tratta di abitare diversamente la stessa città. Pensare al Paris [Parigi/scommessa] della decrescita.
In un primo tempo, la città decrescente, potrebbe essere la città attuale dalla quale sarebbe stati eliminati la pubblicità, le auto e la grande distribuzione e dove sarebbero stati introdotti i giardini condivisi, le piste ciclabili, una gestione pubblica dei beni comuni [acqua, servizi di base] e anche la coabitazione e le «botteghe di quartiere». Una riconversione sarà necessaria ma anche una certa deindustrializzazione. Il risultato di questa deindustrializzazione realizzata, grazie a degli attrezzi sofisticati ma conviviali, sarebbe la prova che si può produrre altrimenti. Anche se la parte autoprodotta non è totale, essa è comunque importante.
Nel suo bel libro «Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-avere a quella del ben-essere» [Donzelli, 2010], Stefano Bartolini presenta così la città «relazionale» che corrisponde quasi-esattamente al progetto della decrescita: «La città relazionale è uno degli aspetti cruciali della mia proposta di assegnare ai bambini una priorità ben maggiore di quella attuale perché essi sono il paradigma dello stretto legame tra spazio e mobilità nel determinare l’esperienza relazionale. I bambini devono disporre di spazi pedonali di qualità vicino a casa e della possibilità di arrivarci da soli. Gli elementi chiave di una città relazionale sono: l’auto privata deve essere drasticamente limitata come misura strutturale, per fare in modo che tutti i cittadini usino i trasporti pubblici; la densità di popolazione deve essere alta; ci devono essere molte piazze, parchi, isole pedonali di qualità, centri sportivi ecc.; le aree pedonali ideali sono nei dintorni del mare, di un lago, un fiume, un ruscello, un canale; devono attraversare la città in modo da formare una rete pedonale e ciclabile; ci devono essere il più possibile marciapiedi spaziosi e piste ciclabili; ampi terreni di proprietà pubblica devono circondare la città, per costruirvi parchi e case».
E per il Sud? Bisogna partire dalla realtà. Due miliardi di persone vivono nei baraccopoli [bidonvilles] o delle favelas autocostruite e non accederanno mai alla città produttivista. La visione di Yona Friedman dell’architettura e dell’urbanismo di sopravvivenza è certamente più realista per il Sud, e inoltre in coerenza con la città decrescente al Nord. La città povera è fatta di un insieme di bidonvillages. «Il bidonvillage – dice Friedman – è la società anarchica dei poveri e non ha che fare con una scelta ideologica o politica; questo tipo di società si è costituito semplicemente perché l’esperienza ha provato che questo assicura al bidonvillage le migliori probabilità di sopravvivenza».
Finalmente, «La risposta dell’architettura di sopravvivenza ai problemi correnti sarebbe dunque: costruire meno, ma imparare ad abitare in altro modo; sfruttare meno i nostri campi, e in compenso imparare a rivedere i nostri criteri di ‘commestibilità»; vivere nelle città in cui abitiamo, ma organizzarci con minori spostamenti e vivere all’interno del nostro villaggio urbano, isolato dagli altri villaggi urbani, non più frequentati da noi perché lontani».
In attesa dei cambiamenti necessari della governance mondiale e della salita al potere di governi nazionali intonati all’obiezione di crescita, numerosi sono gli attori locali che hanno implicitamente o esplicitamente imboccato la strada dell’utopia feconda della decrescita. Se il progetto locale comporta evidenti limiti, non si deve sottovalutare le possibilità di fare dei passi avanti nella politica a questo livello. Si può menzionare: la Rete del nuovo municipio, la rete delle città lente [Slow cities], le città in transizione [Transition towns], le Città post carbone, le numerose esperienze di città virtuose come l’esperienza del comune di Mouans Sartoux sotto l’impulso del suo sindaco André Aschieri, le esperienze di Barjac e di Correns, tutte collegate con iniziative più piccole [i Gruppi di acquisto solidale, Amap ecc]. `
Il movimento delle città in transizione [Transition towns] è forse la forma di costruzione dal basso che si avvicina di più a una società della decrescita. Queste città secondo la carta della rete ricercano l’autosufficienza energetica nella prospettiva della fine delle energie fossili; più generalmente ricercano la resilienza. Questo concetto, preso in prestito dalla fisica, passando attraverso l’ecologia scientifica, può essere definito come la capacità di un ecosistema di resistere ai cambiamenti del suo ambiente. Per esempio, come i grandi agglomerati urbani potranno affrontare la fine del petrolio, l‘aumento della temperatura, e tutte le catastrofe prevedibili? La risposta dell’esperienza ecologica è che se la specializzazione consente di migliorare le performance in un campo, rende più fragile la resilienza dell’insieme. La diversità, al contrario, rinforza la resistenza e le capacità di adattarsi. Reintrodurre gli ortaggi, la policoltura, l’agricoltura di prossimità, piccole unità artigianali, moltiplicare le sorgenti di energia rinnovabile, tutto questo rinforza di conseguenza la resilienza.
Per concludere, si possono riprendere due citazioni di architetti
Enrico Frigerio [in Slow Architecture]: «L’architetto esteta, creatore di forme, credo sia oggi quasi anacronistico».
Yona Friedman: «Dopo tutto, stiamo forse riscoprendo che assicurarsi la sopravvivenza può anche essere la Festa».
In sintesi. La città decrescente, primo passo verso una società di abbondanza frugale, preserverà l’ambiente che è in ultima analisi la base di tutta la vita, aprirà a ciascuno un accesso più democratico all’economia, ridurrà la disoccupazione, rafforzerà la partecipazione [e dunque l’integrazione] e anche la solidarietà, fortificherà la salute dei cittadini grazie alla crescita della sobrietà e alla diminuzione dello stress. L’impatto sul paesaggio, anche se non fosse l’oggetto di una politica specifica, sarà necessariamente positivo.

[Questo saggio è il testo della relazione di Serge Latouche al meeting internazionale, il 19 e 20 maggio a Roma, dal titolo «The architecture of well tempered environment - Un'armonia di strumenti integrati», promosso dall'Unione internazionale degli architetti e dall'Union internationale des architectes, architecture and renewable energy sources].

L'ODORE DEI SOLDI

DI LEGAMBIENTE LIGURIA, 22/07/2011

Il denaro non puzza. Se questa è logica, quella che ha accompagnato decenni di speculazioni di vario genere a scapito dell’ambiente non possono meravigliare le infiltrazioni mafiose anche nella nostra Liguria.

Le crisi ripetute di questi ultimi 20 anni, la sostanziale mancanza di una coscienza pubblica collettiva, la non volontà di chiarire, da parte di nessun governo succedutosi, la realtà di sistemi societari a dir poco ambigui, la sottovalutazione dell’argomento “mafia”, tutte queste concatenazioni di eventi, hanno fatto si che una mattina di Giugno, ci si accorge di essere un territorio dove ci sono infiltrazioni mafiose.

Inutile ricorrere alla giustificazione sull’indiscriminato utilizzo del vecchio “confino”, bisogna andare più a fondo per capire le giustificazioni i motivi. Se ci fosse una società civile forte, se fossimo in presenza di preti illuminati, se ogni persona si indignasse tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Al di fuori delle logiche speculative, un territorio come la Liguria non può che essere un terreno di interessi positivi, dentro le regole della legalità.

Invece sulle speculazioni immobiliari, gestione di varie attività sull’ambiente (legate al fatto che il pubblico ha rinunciato al proprio ruolo) si sviluppano nella totale riservatezza i grandi affari e di conseguenza gli incontri tra capitali di dubbia provenienza.

Non è solo un grande male della Liguria, è un male nazionale. Il problema vero è capire cosa fare. Dopo un primo oggettivo momento di sbandamento, di incredulità, oggi va intrapresa una strada ( che non può essere solo ligure) per trovare nuove forme di gestione del territorio, per creare dei muri che impediscano le infiltrazioni.

Dobbiamo indubbiamente manifestare il nostro sostegno alla magistratura e contestualmente costruire un progetto di città che ne impedisca l’infiltrazione di capitali “sporchi” all’interno: delle nostre amministrazioni, dei servizi pubblici, dell’imprenditoria del territorio.

Vogliamo solo citare due punti fondamentali per questo progetto: piani urbanistici a crescita zero di consumo di territorio (ormai la nostra Liguria è satura di cemento e sul cemento la criminalità organizzata specula) e una gestione dei rifiuti seria e corretta, in rapporto costante con in cittadini (il porta a porta per i rifiuti urbani) e il ricorso più residuale possibile alle discariche (e se questo accade per la parte non riciclabile siano gestite dal pubblico) e l’uscita dalla logica dell’incenerimento dei rifiuti.

Le imprese possono e devono avere i loro spazi in una nuova idea di città dove la produzione sia legata a cicli nuovi di sviluppo ambientale, basti pensare alle potenzialità delle energie rinnovabili (anche queste se lasciate a se stesse e non programmate e controllate dal pubblico sono attaccabili dagli interessi criminali).

Occorre su questi temi una mobilitazione non solo della società civile ma anche dei partiti, delle liste civiche, delle città: facendo finta che il problema non c’è le cose non possono risolversi. E’ per questo che occorre indignazione, che bisogna prendere atto che il problema c’è e non si deve tener la testa sotto la sabbia.

Stefano Sarti e Massimo Maugeri

PENSIONI ECCO COSA CAMBIA DAL 2012

LA REPUBBLICA, 19/07/2011

DI ANTONELLA DONATI

Un mese in più di attesa per chi matura i requisiti per la pensione di anzianità a partire dal prossimo anno con 40 anni di contributi. E poi tre mesi di innalzamento del requisito anagrafico a partire dal 2013, in seguito all'allungamento delle speranze di vita. Ancora un cambio di regole, dunque, e con la manovra di riallineamento dei conti arrivano anche novità per scoraggiare i matrimoni "d'interesse" tra anziani e badanti.

Aumenta l'attesa per l'assegno di anzianità con 40 anni di contributi - Il primo ritocco, dunque, riguarda le pensioni di anzianità raggiunte con il massimo dei contributi. In questo caso, per legge, si può lasciare anche senza aver raggiunto il requisito anagrafico, ossia 60 anni fino al 2012 e 61 dal 2013 in poi. Con la manovra, però, le cose cambiano, per cui chi maturerà i requisiti a partire dal 2012 con 40 anni di contributi e un'età anagrafica inferiore a quella prevista, ci sarà un mese in più di attesa, che si va a sommare ai 12 mesi previsti dalla manovra dello scorso anno. L'aumento di un mese scatterà di anno in anno fino al 2014, con la seguente scaletta per l'attesa:
- per i matura i requisiti nel 2012 attesa di 13 mesi per incassare l'assegno;
- per chi matura i requisiti nel 2013 attesa di 14 mesi per incassare l'assegno;
- per chi matura i requisiti nel 2014 attesa di 15 mesi per incassare l'assegno.
Dall'allungamento dei tempi sono esclusi 5.000 lavoratori all'anno che si trovano in mobilità. Sarà l'Inps a dettare le regole caso per caso.

CONTINUA LA LETTURA SU:
http://finanza.repubblica.it/Esperti/DettaglioArticolo.aspx?id=100362&te=Consumatori&ref=HREC2-10

TROPPO RUMORE LINATE CONDANNATO DAGLI ABITATI DI SEGRATE

LA REPUBBLICA, 22/07/2011

DI SANDRO DE RICCARDIS

Accertato per 27 famiglie il danno biologico provocato dalla "lesione dell’integrità psicofisica"
provocata dagli aerei. Altre due hanno ottenuto il risarcimento delle spese di difesa acustica

La discesa di un aereo verso Linate
Settecentocinquantamila euro di risarcimento per le notti insonni e le crisi d’ansia, lo stress accumulato negli anni, ma anche — in un paio di casi — per spese materiali come vetri antirumore, climatizzatori, serramenti nuovi. Dopo anni i residenti di Redecesio, il quartiere di Segrate su cui vola il 90 per cento degli aerei di Linate, hanno vinto la loro prima battaglia. Il giudice della prima sezione del tribunale civile Maria Luisa Padova ha condannato Enac, ministero dei Trasporti e Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa) a risarcire i cittadini che hanno fatto causa contro i livelli di rumore.

CONTINUA LA LETTURA SU:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/troppo_rumore_linate_condannato_750mila_euro_agli_abitanti_di_segrate-19436838/?ref=HREC2-9

5 MORTI SUL LAVORO IN UN GIORNO

LA REPUBBLICA, 21/07/2011

Due vittime in Piemonte, un giovane operaio nell'Alto Adige, un dipendente dell'Unicoop di Scandicci e un agricoltore a Ruvo del monte. Bilancio tragico di una giornata in un anno che già conta 345 infortuni letali
ROMA - Cinque morti in un giorno. E' il bilancio tragico degli incidenti sul lavoro registrato nella sola giornata di oggi in Italia. Due vittime in Piemonte, una a Scandicci (Firenze). E ancora, a Bolzano ha perso la vita un operaio di 21 e nel potentino un agricoltore di 45 anni. Secondo l'Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro, dall'inizio dell'anno ci sono stati 345 morti per infortuni professionali. Ma il numero supera i 650 se si aggiungono i lavoratori deceduti sulle strade e in itinere. Rispetto allo scorso anno,l'aumento è del 14,8%. Erano 292 i morti sul di lavoro al 21 luglio del 2010.

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MUSICA E ARTE CONTEMPORANEA IN PUGLIA

IL FATTO QUOTIDIANO, 21/07/2011

DI EUGENIA ROMANELLI

Lecce e la Puglia possono ormai definirsi luoghi pionieristici per le avanguardie artistiche del nuovo millennio. Saranno le splendide location che la regione è capace di offrire, sarà un’amministrazione particolarmente sensibile alle espressioni culturali a 360 gradi, sarà quell’audace crocevia geografico che ha permesso a popoli differenti di lasciare importanti tracce di sé oggi base della convivenza tra diversi modi di vivere: fatto sta che è qui che da qualche anno si danno appuntamento le nuove arti. La prossima data da segnare in agenda è Sound Res, un festival per la nuova musica e l’arte contemporanea a cura di David Cossin, Luigi Negro e Alessandra Pomarico.

Dal 2000 i tre organizzano programmi di residenza con una forte vocazione internazionale e multidisciplinare ed eventi culturali ad essi connessi come mostre, conferenze, workshop, spettacoli e perfino una scuola intensiva. Quest’anno cade l’ottava edizione (da lunedì prossimo al 17 agosto), con 15 artisti internazionali che verranno a Lecce per creare opere inedite da presentare in prima mondiale: una batteria di musicisti, video artisti, compositori, sound designer, scrittori, song writers, cantanti, educatori e produttori percorreranno le vie della sperimentazione e della ricerca a contatto diretto con il pubblico. Accanto a nomi di fama mondiale, come chiede la filosofia del festival, anche emergenti che Sound Res si è occupato di selezionare per farli poi debuttare nel nostro paese: in residenza ci sono per esempio Oh Petroleum, polistrumentista, songwriter, ed Elisabetta Liguori, la cui ricerca letteraria si muove lungo direttive noir alla scoperta della felicità. Ma anche Emily Hall, compositrice e song writer londinese, o Paola Prestini, compositrice italiana di base negli Stati Uniti, e Mina Tindle, stella nascente della canzone indie francese. “In particolare Paola Prestini – spiega Alessandra Caiulo tra gli ideatori del progetto – completerà la scrittura della sua opera multimediale, commissionata da Carnegie Hall (Oceanic Verses), attraverso la registrazione di voci femminili e di canti tradizionali salentini, e la realizzazione del film che sarà parte integrante dell’opera”. A lavoro su questo progetto la librettista newyokese Donna Di Novelli, il filmaker Ali Hossaini che girerà il film in Salento, il violoncellista Jeffrey Zeigler del Kronos Quartet, la cantante afroamericana Helga Davis, il musicista salentino Claudio Prima ed altri ospiti locali: “Durante la manifestazione, molto spazio sarà accordato alle donne, poco rappresentate in un universo musicale ancora prevalentemente maschile – continua Caiulo – e si faciliterà l’incontro tra i musicisti internazionali e i loro colleghi pugliesi. Ma si porterà anche la musica dove di solito non arriva, si registrerà, si metterà insieme un archivio audiovisivo, si costruiranno opportunità di studio attraverso il programma della Summer School e si lascerà spazio alla scoperta e alla conoscenza profonda del territorio”.

Da non perdere è la performance d’apertura Sight Unseen (7 Agosto, ore 21-24, Cortile del Palazzo dei Celestini) che vedrà protagonisti Lee Ranaldo, il chitarrista newyorkese fondatore di Sonic Youth, a lavoro in duo con Leah Singer, video-artista e artista visiva: una chitarra sospesa al centro, come un perno, e un pendolo sonoro che reagisce al sistema quadrifonico degli speaker, al paesaggio cinetico creato dai musicisti sparsi tra il pubblico e a quello cinematografico delle immagini proiettate tutt’intorno. Sight Unseen, frase idiomatica che in italiano si tradurrebbe con “a scatola chiusa”, è un gesto per riappropriarsi dello spazio pubblico, un’opportunità per coinvolgere attivamente l’audience nella creazione di un’architettura sonora inedita ed impermanente. Il concerto del 10 agosto è invece New Works (Teatro Romano): estratti e work in progress di tutti i lavori creati durante la residenza verranno presentati in un mega concerto finale che riunirà nella Sound Res House Band tutti gli ospiti, sia quelli internazionali che quelli locali.

Intanto David Sheppard, sound designer e compositore elettronico, e David Cossin, percussionista e sound maker oltre che direttore artistico di Sound Res, lavoreranno sia nelle produzioni dei loro colleghi, sia alla sonorizzazione nel neonato Ammirato Culture House, hub di organizzazioni culturali salentine coordinato da Loop House, che diventerà la sede operativa di Sound Res, dove si svolgeranno le prove, i workshops e momenti di convivio. Qui verrà presentato anche il live sound collage di Phill Niblock, compositore elettronico tra i padri della scena sperimentale multi e intermediale newyorkese, e della video artista canadese Katherine Liberovskaya.

E non è tutto, perchè in via di Pettorano 3 si svolgeranno mirabolanti workshop, incontri peer to peer, masterclass e performances dimostrative grazie alla Sound Res Summer School (all’Ammirato Culture House): un programma gratuito per esplorare il suono nelle sue più diverse implicazioni rivolto non solo a musicisti, compositori, cantanti, artisti e filmakers ma anche a auditori liberi. Le sezioni di lavoro spazieranno dai giochi sonori con i bambini di Leah Singer a David Sheppard che tratterà i rapporti tra luogo, suono e pubblico o Lee Ranaldo che integrerà il suo inconfondibile uso di chitarre elettriche, feedback e loops al suo lavoro di poeta e artista visivo. Helga Davis invece, voce straordinaria e forte presenza scenica, curerà un workshop su voce, improvvisazione e movimento, mentre Jeffrey Zeigler dimostrerà brani per solo violoncello scelti dal repertorio contemporaneo.

SCORIE NUCLEARI L'UE VUOLE I BUNKER

IL FATTO QUOTIDIANO, 21/07/2011

DI ALESSIO PISANO'

Secondo Greenpeace le nuove norme sono "miopi e folli", perché non viene impedito il trasporto dei rifiuti radioattivi fuori dai confini europei. E per costruire i nuovi depositi a profondità di 100-700 metri ci vorranno 40 anni L’Ue adotta una nuova direttiva sul trattamento delle scorie radioattive che prevede il loro stoccaggio in maxi depositi “sicuri” a oltre 100 metri di profondità. Per costruirli, gli Stati dovranno pubblicare progetti dettagliati che passeranno al vaglio di Bruxelles e gli abitanti del luogo dovranno essere informati su tutto. Ma secondo le associazioni ambientaliste, l’Europa non fa altro che spazzare sotto il tappeto la “polvere nucleare” delle sue 143 centrali. Inoltre la direttiva non mette al bando l’export delle scorie fuori i confini Ue. Battono le mani Ungheria e Bulgaria, che potranno continuare a mandare i loro rifiuti radioattivi in Russia, dove di certo non valgono le norme di sicurezze europee.

La direttiva “Radioactive waste and spent fuel management” è stata accolta con gioia dal commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger: “Dopo anni di inattività – commenta – l’Unione Europea per la prima volta si impegna a smaltire in maniera definitiva le scorie nucleari”. Ma gli ambientalisti sono sgomenti. Greenpeace parla di decisione “miope e folle”, soprattutto perché le esportazioni di scorie fuori Europa continueranno come prima. A dire il vero lo scorso novembre la Commissione ci aveva provato a proibirle, proposta appoggiata anche dal Parlamento europeo il 23 giugno. Ma le speranze degli ambientalisti si sono infrante contro il niet del Consiglio Ue, l’istituzione megafono degli interessi degli Stati membri. Detto addio alla messa al bando totale, ci si deve accontentare di un rafforzamento degli standard di sicurezza sia nei trasporti che nei depositi finali.

Proprio il trasporto delle scorie è una questione molto delicata in Europa, con convogli carichi di bidoni radioattivi che partono alla chetichella in piena notte e all’insaputa delle comunità che attraversano. E’ il caso dei treni blindati che partono dalla stazione di Saluggia vicino Vercelli per raggiungere La Hague in Francia dove ci sono gli impianti di trattamento. A Saluggia si trova l’impianto Eurex e il deposito Avogadro che insieme contengono l’85% delle scorie radioattive italiane. Greenpeace è intervenuta lo scorso giugno in Belgio bloccando il passaggio di altri convogli radioattivi provenienti dall’Olanda e diretti sempre in Francia, terra madre del nucleare made in Europe.

“Adesso l’Ue non fa altro che delegare ad altri oltre confine il problema dello smaltimento delle scorie, condannando i cittadini europei al continuo rischio dettato dal passaggio di questi convogli radioattivi”, ha detto Jan Haverkamp esperto nucleare di Greenpeace Europe. “Paesi come Bulgaria ed Ungheria potranno continuare a esportare le loro scorie in Russia”, alla faccia degli incendi di vaste proporzioni scoppiati vicino al principale reattore russo, nella regione di Nizhny Novgorod, che la scorsa estate hanno fatto tremare il Cremlino.

Ad oggi in Europa gli impianti nucleari sono 143 dislocati in 14 Stati (su 27) con una produzione di scorie stimata in 50mila metri cubi l’anno, il 15% del quale ad alto rischio (dati Foratom). Gli Stati membri, responsabili della sicurezza nucleare all’interno dei propri confini, stanno accumulando le scorie radioattive in bunker in superficie o in magazzini, dove rimangono per decenni a raffreddare. Ora l’Ue, con la nuova direttiva, imporrà che vengano stoccate in “profondi depositi geologici”, bunker sotterranei profondi da 100 a 700 metri e dalle pareti rivestite di granito. Il problema è che al momento simili depositi in Europa non esistono, e la Commissione stima che per costruirli ci vogliano almeno 40 anni.

Ad ogni modo la nuova direttiva entrerà in vigore il prossimo agosto e dovrà essere recepita dagli Stati Ue entro due anni, con eventuali progetti di bunker di stoccaggio da presentare entro il 2015. “L’Ue deve chiedersi se può pensare a un futuro senza energia atomica”, aveva dichiarato il commissario Oettinger il giorno dopo il disastro di Fukushima, convinto che “la sicurezza viene prima di tutti gli altri interessi”.

DOSSIER DI GREENPEACE SULLA BONIFICA SISAS

IL FATTO QUOTIDIANO, 21/07/2011

Il materiale, pericoloso per la salute, sarebbe stato imbarcato utilizzando codici identificativi di altre sostanze. E ora la discarica andalusa di Nerva potrebbe restituirlo. Aziende italiane non autorizzate avrebbero partecipato allo smaltimentoUn grana che rischia di diventare una bomba. I rifiuti pericolosi presenti nelle discariche dell’ex Sisas di Pioltello, in provincia di Milano, e finiti in Spagna potrebbero riprendere la strada di casa. In particolare, il nerofumo che sarebbe stato conferito all’impianto di Nerva con codici non conformi, e su questo sta ora lavorando anche la magistratura iberica. Le novità, e non sono le uniche, sono contenute nell’integrazione all’esposto che ieri Greenpeace Italia ha depositato alla procura della Repubblica di Milano. E’ l’ultima puntata di una “sporca storia” che Ilfattoquotidiano.it aveva anticipato a marzo.

L’organizzazione ambientalista svela due retroscena nelle operazioni di bonifica che forse potrebbero alzare un velo anche sull’indagine aperta dalla procura sul commissario straordinario per l’emergenza Luigi Pelaggi, indagato per corruzione. “Alcune delle navi in partenza dal porto di Genova nel 2011 (Zeeland, Deneb, Sisu Capella), trasportavano sicuramente rifiuti in provenienza dalla ex Sisas. Il codice Cer dichiarato per questi carichi è 06.13.05. Questo codice”, continua il dossier di Greenpeace (scaricalo qui), ” individua il ‘nerofumo pericoloso’, mentre l’autorizzazione all’importazione in Spagna dei rifiuti pericolosi provenienti dalla ex Sisas rilasciata dalla Giunta andalusa riguardava esclusivamente i rifiuti identificati col codice Cer 19.13.01. Da notare che la Relazione tecnica del luglio 2010, fatta propria integralmente dal commissario, identifica col codice Cer 06.13.05 una quantità di rifiuti pari a 23.400 tonnellate”. Il nerofumo è il pulviscolo derivato dalla combustione del catrame e di altre sostanze, molto dannoso per la salute se inalato.

Leggendo le carte, come hanno meticolosamente fatto gli ambientalisti, emerge quindi un’altra colossale incongruenza: da Pioltello sono stati asportati rifiuti pericolosi, tutti identificati in base al codice 19.13.01, conferiti a società che non gestiscono impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi. Greenpeace cita, a solo titolo di esempio, le società Pbr Srl di Maclodio (Brescia); Vallesabbia Servizi Srl di Agnosine (Brescia); Xela Srl di Cortaccia (Bolzano); Sotris di Ravenna; Eco-Energy spa, Noventa di Piave (Venezia).

Intanto in Spagna la discarica di Nerva sta diventando un caso politico-ambientale. Lo scorso 12 luglio, la Giunta andalusa ha deciso la chiusura dell’impianto, gestita dalla società Befesa, a seguito di un incendio, il secondo in due mesi. In dichiarazioni rese alla stampa, l’assessore all’ambiente ha dichiarato che l’incendio “è la goccia che fa traboccare il vaso”. Incredibile la sequenza documentata da Greenpeace Spagna sulla “cura” ambientale con la quale viene gestito il conferimento di rifiuti provenienti dall’Italia.

CASCHI VERDI PER DIFENDERE L'AMBIENTE

LA STAMPA, 22/07/2011

DI PAOLO MASTROLILLI

Allarme Onu: i conflitti sempre più legati a carestie e ai costi delle risorse alimentari

Dopo i caschi blu, arrivano anche i caschi verdi dell’Onu? Per ora l’idea di una forza incaricata di proteggere l’ambiente, per frenare il riscaldamento globale ed evitare le sue ricadute sulla sicurezza internazionale, è ancora uno slogan più che un progetto. Però il Palazzo di Vetro ci sta pensando, se non altro come strumento per richiamare tutti i Paesi membri alla responsabilità di affrontare l’emergenza.

L’occasione per parlarne è stata mercoledì sera, quando il Consiglio di Sicurezza si è riunito per discutere l’impatto del riscaldamento globale sulla sicurezza. Il dibattito era stato chiesto dall’ambasciatore tedesco Peter Wittig, che presentando l’iniziativa aveva scritto: «Ridipingere di verde i caschi blu darebbe un segnale forte, ma affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici nelle regioni più precarie sarebbe poi tanto diverso dai compiti che già svolgono oggi?». Ragionamento lineare.

L’emergenza climatica non è più solo un fatto ambientalistico, e neppure economico: si sta trasformando in problema di sicurezza. L’innalzamento dei mari minaccia di far sparire interi Paesi, e già riduce i terreni agricoli e quindi le risorse alimentari. I fiumi che si asciugano, le siccità come quella esplosa in Somalia, provocano nuovi conflitti o inaspriscono quelli già in corso. La diminuzione di risorse essenziali come l’acqua e il cibo, poi, favorisce l’emigrazione, creando una nuova categoria: i rifugiati del riscaldamento globale. Sono tutti problemi che minacciano la sicurezza e quindi rientrano nelle competenze del massimo organismo Onu.

La Germania sperava di far votare una risoluzione che impegnasse il Consiglio di Sicurezza, se non avviando la creazione dei caschi verdi da mandare a chiudere le miniere di carbone o le fabbriche inquinanti, quanto meno stabilendo il principio che presto saranno necessari interventi di peacekeeping per prevenire o fermare conflitti provocati dall’emergenza ambientale.

L’Italia condivide queste posizioni, aggiungendo una tradizionale attenzione politica per i piccoli Paesi insulari e per la sicurezza del cibo. Anche gli Stati Uniti, che rispetto agli anni di Bush hanno invertito la politica verso l’Onu e verso il riscaldamento globale, sono favorevoli, così come il segretario generale Ban Ki-moon, che ne fa soprattutto una questione di sviluppo sostenibile. In Consiglio però si sono scontrati con la Russia, la Cina, e un folto gruppo di Paesi emergenti come India e Brasile, che temono di essere costretti a frenare il loro sviluppo per combattere il riscaldamento globale.

Dopo un dibattito molto duro, in cui l’ambasciatrice americana Susan Rice non ha esitato a definire «patetica» la posizione degli scettici, il Consiglio ha approvato una dichiarazione presidenziale che quanto meno riconosce il problema. Un primo passo, come ha spiegato il portavoce dell’Onu Martin Nesirky, per aprire il discorso: «C’è molto lavoro da fare, ma il segretario generale è deciso ad andare avanti».

ADDIO A LUCIAN FREUD

LA STAMPA, 22/07/2011

DI FRANCESCO POLI

Il grande pittore è morto a Londra, a 88 anni Un realismo inquietante, crudo e impietoso

Lucian Freud, che era considerato come «il più grande pittore realista vivente», è morto a ottantotto anni a Londra. Nato a Berlino nel 1922, si era trasferito a Londra con la famiglia nel 1933, per sfuggire al nazismo. Suo padre Ernst, architetto, era il figlio minore di Sigmund Freud.

Più interessato ai cavalli che agli studi, Lucian sognava di diventare un fantino, e proprio una scultura in pietra di un cavallo gli permise di entrare alla Central School of Arts and Crafts di Londra. Successivamente continuò la sua formazione alla Anglian School of Drawing and Painting a Dedham. Inizia la sua attività come disegnatore e illustratore e solo a partire dagli anni Cinquanta decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura, diventando, assieme a Kossloff, Auerbach e Bacon, uno degli esponenti britannici di una tendenza figurativa con forti valenze espressive e esistenziali. «Io non potevo mettere nel quadro niente che non fosse effettivamente davanti a me»: questa è la disarmante spiegazione della sua scelta realista.

L’amicizia con Bacon, che dura fino agli anni Settanta, è fondamentale per la messa a fuoco della sua ricerca incentrata sulla rappresentazione ossessiva della figura umana nei suoi aspetti fisicamente più crudi e impietosi. Ma la sua pittura, anche se «freudianamente» inquietante, è lontana dalla tragica e geniale visione deformata di Bacon, e si caratterizza in modo più veristico attraverso un’enfatizzazione allucinata dei volti e delle figure, influenzata in particolare dalla Nuova Oggettività tedesca (Dix, Grosz, Schlichter, Hubbuch) e anche dal pittore inglese Stanley Spencer.

Fino agli anni Ottanta la sua opera è apprezzata soprattutto da chi difende la pittura «vera», intrisa di autentico vissuto (per intenderci, critici come Giovanni Testori o Jean Clair), ma la tendenza del gusto cambia in Gran Bretagna a partire da una mostra come «The New Spirit in Painting» alla Royal Academy di Londra (1981), che propone una lettura in termini postmoderni anche del suo lavoro, e soprattutto con il successo negli anni Novanta della Young British Art, con alcuni esponenti come Jane Saville e Ron Mueck che sono chiaramente influenzati dalla ipertrofica e impressionante «fleshness» dei suoi enormi nudi maschili e femminili, come quelli della «Big Sue» (Tilley).

Ed è così che Freud diventa (sostenuto da mercanti come Anthony D’Offay, da direttori di musei e da potenti operazioni mercantili internazionali) un maestro anche per le nuove generazioni, e uno dei più quotati artisti presenti sul mercato.

QUALI TUTELE SE L'AEREO E' CANCELLATO

LA STAMPA, 21/07/2011

Se il nostro volo è stato cancellato, talvolta non tutto è perduto. I passeggeri sono tutelati da una serie di norme contenute nei regolamenti dell'Unione europea. Naturalmente, a ogni situazione corrisponde un diritto diverso che va tutelato. Bisogna comunque ricordare che le compagnie aeree hanno l'obbligo di informare i passeggeri dei loro diritti nei casi di "negato imbarco, cancellazione e ritardo prolungato del volo".


Iniziamo col caso più sgradevole: la compagnia non ci rimborsa. Può avvenire se la responsabilità della cancellazione del volo dipende da circostanze eccezionali (condizioni meteorologiche incompatibili col viaggio, problemi di sicurezza, scioperi). Il rimborso non è dovuto se la compagnia ha informato il passeggero della cancellazione con almeno due settimane di anticipo.

Se invece l'informazione è stata fornita fra i 7 giorni e le due settimane può essere offerto un volo alternativo (riprotezione) con partenza non differita di più di due ore dall'orario previsto e con arrivo non oltre le quattro ore (se l'utente non accetta, perde il rimborso); se i giorni sono meno di 7 può esser offerto un volo alternativo con partenza non differita oltre un'ora da quella prevista e con arrivo non oltre due ore di scarto rispetto al volo cancellato (anche qui, se il cliente rinuncia, perde il rimborso).

Il rimborso (o "compensazione pecuniaria") spetta al passeggero a seconda della tratta aerea e alla distanza. Per i voli intracomunitari fino a 1500 chilometri è di 250 euro, oltre ammonta a 400 euro; per gli internazionali, è di 250 euro fino a 1500 chilometri, di 400 euro fra 1500 e 3500 chilometri, di 600 euro oltre i 3500 chilometri. La compensazione è ridotta del 50% se il passeggero sceglie la "riprotezione" (col ritardo all'arrivo non superiore a 2-4 ore a seconda delle distanze rispetto all'orario del volo prenotato in precedenza).

Un'altra situazione frequente, invece, è il ritardo prolungato del volo. Le possibilità sono tre:

1) il ritardo in partenza supera le 2-4 ore a seconda della distanza da percorrere; in tal caso il cliente ha diritto all'assistenza (pasti, bevande, eventuale adeguata sistemazione in albergo, trasporto albergo-aeroporto-albergo, due telefonate);

2) il ritardo in partenza supera le 5 ore; oltre all'assistenza c'è il diritto a richiedere il rimborso del biglietto non usato e una compensazione pecuniaria;

3) il ritardo all'arrivo supera le 3 ore; c'è l'assistenza, oltre alla compensazione pecuniaria, purchè il fatto non rientri nelle circostanze eccezionali delle quali si è fatto cenno in precedenza.

C'è, infine, il negato imbarco (overbooking). Se il passeggero rinuncia all'imbarco può concordare benefici con la compagnia aerea e la "riprotezione" o il rimborso del biglietto. Se non vuole rinunciare e sceglie un volo alternativo, ottiene assistenza e compensazione pecuniaria. Se rinuncia al volo senza essere consenziente e senza scegliere la riprotezione dovrebbe avere diritto ad assistenza, rimborso del biglietto e compensazione.


I reclami vanno presentati alle compagnie aeree con i quali il passeggero ha stipulato il contratto di trasporto. Se non c'è un'adeguata risposta entro sei settimane, si può presentare reclamo - come spiega l'opuscolo dell'Enac "Conosci i tuoi diritti" scaricabile qui "alle sedi Enac dell’aeroporto nazionale dove si è verificato l’evento, oppure dove il volo è atterrato per i disservizi avvenuti al di fuori dell’Unione europea, della Norvegia, dell’Islanda e della Svizzera; agli Organismi responsabili degli Stati dell’Unione europea, della Norvegia, dell’Islanda e della Svizzera per i voli in partenza e arrivo in quegli Stati". I recapiti sono disponibili sul portale dell’Ente http://www.enac.gov.it/Home/
Il reclamo all'Enac può essere fatto via posta, fax, e-mail, utilizzando il modulo online disponibile sul portale dell’Ente nel canale “I Diritti dei Passeggeri”.

Ulteriori informazioni si possono trovare sui siti delle associazioni dei consumatori, ad esempio su quello dell'Aduc dove è presente una scheda riguardante anche altri problemi (disabilità, reclami, problemi con i bagagli, danni, articoli proibiti in cabina, regolamentazione degli scioperi, pacchetti turistici).

giovedì 21 luglio 2011

L'ITALIA TENTA DI SEDURRE LA CINA

IL CORRIERE DELLA SERA, 20/07/2011

DI MAURIZIO CAPRARA

«Abbiamo trovato in Cina comprensione, amicizia, considerazione», ha detto Franco Frattini da un palco dell’Expo di Shangai, la fiera internazionale del 2010 nella quale l’Italia si prefigge di riaprire dal marzo prossimo il proprio padiglione di prodotti e capolavori nazionali già visitato da sette milioni di persone. Il ministro degli Esteri italiano ha garantito che continueranno a lavorare a questo progetto l’ambasciatore a Pechino Massimo Iannucci e il console generale a Shangai Vincenzo De Luca. Ma non è soltanto riproponendo nella fiera il marchio della Ferrari e opere d’arte aviotrasportate che il governo di Silvio Berlusconi punta a ridurre i rischi di un’Italia in posizione troppo marginale nell’immenso mercato cinese. La realpolitik che attira comprensione si sta spingendo quasi ai limiti di quanto l’appartenenza del nostro Paese all’Occidente e all’Unione europea permettono.



Il ministro degli Esteri Franco Frattini con il suo omologo cinese Jiang Giechi (Olycom) SOTTO LE GAMBE DEI GIGANTI - Impossibilitata a competere ad armi pari con giganti come gli Stati Uniti e partner come la Germania, l’Italia prova a passare sotto le gambe dei concorrenti e a raggiungere intese con un interlocutore controverso garantendo disponibilità a intese non scontate. A Pechino, martedì, Frattini ha firmato un accordo in base al quale ai diplomatici cinesi non occorreranno più visti per entrare nel territorio italiano. La sua intenzione, ricorrendo a permessi d’ingresso di validità triennale, è di allargare il raggio delle facilitazioni agli uomini di affari. Quest’anno si prevede che l’Italia emetterà 200 mila visti per cinesi. Nel 2010 erano stati 120 mila. Frattini non nasconde di voler far bella figura con Pechino mettendo sulla piazza europea la nuova disciplina in materia come un esempio da imitare. E la ricerca di acquisire gratitudine dalla nomenclatura cinese non va per il sottile.

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GALOPPA APPLE

IL CORRIERE DELLA SERA, 20/07/2011

Sopra alle aspettative. I risultati del terzo trimestre fiscale di Apple hanno battuto nettamente le stime degli analisti, con un utile di 7,31 miliardi di dollari, o 7,79 dollari ad azione, rispetto a una stima di 5,85 dollari.

PIU' CHE RADDOPPIATO - Il dato è più che raddoppiato rispetto ai 3,25 miliardi di dollari dello stesso trimestre dell'anno scorso. Il fatturato è cresciuto dell'82% anno su anno a 28,6 miliardi di dollari, rispetto a una stima di 25 miliardi. Dietro a questi risultati ci sono vendite record di iPhone e iPad 2. Gli smartphone della casa di Cupertino hanno venduto 20,3 milioni di unità nel trimestre e i tablet 9,3 milioni,a cui si aggiungono 3,95 milioni di computer Macintosh.

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NEW YORK PRIMA NOZZE OMOSEX

IL CORRIERE DELLA SERA, 21/07/2011

- Una lotteria per scegliere chi saranno i primi gay a sposarsi nella Grande Mela. Il mese scorso lo Stato di New York ha legalizzato i matrimoni omosessuali e domenica prossima sarà il primo giorno in cui si potranno celebrare le unioni gay. Per evitare confusioni e ritardi e per far fronte alle numerosissime richieste di matrimonio arrivate in Comune, Michael Bloomberg, sindaco della città che non dorme mai, ha trovato un singolare ed efficace espediente: chi vuole salire all'altare il prossimo 24 luglio dovrà partecipare a un sorteggio e solo le coppie vincitrici avranno il diritto di sposarsi nei cinque distretti di New York.

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VIBO VALENTIA: FANGHI TOSSICI NEI FRUTTETI

IL FATTO QUOTIDIANO, 20/07/2011

Secondo al Guardia di Finanza, l'azienda Fornace Tranquilla sotterrava rifiuti pericolosi invece di trattarli per il reimpiego in edilizia. Il prefetto vieta il consumo e la vendita dei prodotti agricoli raccolti nei dintorni Dovevano trattare fanghi industriali tossici per reimpiegarli nell’edilizia, invece li sotterravano nei campi. E’ l’accusa della procura di Vibo Valentia contro una presunta associazione a delinquere che ruotava intorno alla ditta Fornace Tranquilla srl di San Calogero, in provincia di Vibo. La Fornace Tranquilla riceveva i fanghi inquinati da una serie di imprese calabresi e pugliesi, che a loro volta li raccoglievano da una “società nazionale leader nella produzione di energia elettrica”, al momento non specificata dagli inquirenti.

Il trattamento, però, avveniva soltanto sulla carta, e in realtà i fanghi – contenenti tra l’altro nichel e vanadio – finivano sotto terra, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, in campi agricoli e frutteti. Tanto che il prefetto di Vibo Valenzia ha ordinato la distruizione di tutti i prodotti agricoli raccolti intorno alla Fornace.

L’operazione Poison (veleno), condotta dalla Guardia di finanza, conta 18 indagati, a cui sono stati consegnati altrettanti avvisi di fine indagine. Tra loro ci sono due dipendenti dell’amministrazione provinciale di Vibo Valentia, che alla Fornace Tranquilla avrebbero rilasciato autorizzazioni non conformi. Il titolare, Giuseppe Romeo, era stato arrestato nel 2009.

I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, al disastro ambientale con pericolo per l’incolumità pubblica, dall’avvelenamento di acque e di sostanze alimentari alla falsità ideologica, oltre all’attività di gestione dei rifiuti senza autorizzazione. Il giro d’affari dell’organizzazione sarebbe stato di 18 milioni di euro, mentre alla Fornace è contestata l’evasione della tassa sullo smaltimento dei rifiuti per 1,4 milioni.

LAVORATORI PROTESTANO A MALPENSA

IL FATTO QUOTIDIANO, 20/07/2011

DI ALESSANDRO MADRON

"Ci hanno licenziati e crocifissi": sessanta ex dipendenti di una cooperativa che gestisce la logistica nello scalo milanese protestano contro la rinegoziazione dell'appalto. Di 260 lavoratori solo 190 hanno riavuto l'impiegoMALPENSA (Varese) Crocifisso in zona cargo. I precari della logistica di Malpensa sono al loro ventesimo giorno di protesta e ieri mattina hanno lanciato un messaggio forte, inscenando la crocifissione di un lavoratore proprio davanti all’area cargo dello scalo varesino. “Ci hanno licenziati e messi in croce”, hanno spiegato proprio di fronte al totem della MLE-Argol, l’operatore che appalta i servizi della logistica alle cooperative.

Sotto al lavoratore messo in croce una scritta altrettanto provocatoria: “Perdonali padre, perché non sanno quello che fanno”, un richiamo evangelico che racchiude tutto lo sdegno degli organizzatori della protesta verso le cooperative che appartengono alla galassia della Compagnia delle opere.

Ma andiamo con ordine. Tutto inizia il 9 giugno, quando la coop. Air Services ha annunciato l’intenzione di aprire la procedura per la mobilità, e quindi di licenziare tutti i 260 soci lavoratori impegnati negli scali di Malpensa e Linate, per via delle “condizioni economiche dell’appalto non sostenibili”. Fin da subito i rappresentanti dei lavoratori hanno denunciato quelle che secondo loro erano le reali intenzioni che si celavano dietro l’operazione: “il solito giochino che viene fatto nelle cooperative, si dice di voler chiudere e licenziare, per poi far arrivare un’altra cooperativa, magari dello stesso consorzio, con il chiaro obiettivo di rinegoziare l’appalto, con decine se non centinaia di lavoratori in meno”.

Dopo quella prima avvisaglia i rappresentanti della Confederazione unitaria di base hanno raccontato che MLE-Argol aveva deciso di convocare solo una parte dei 260 lavoratori, per obbligarli a firmare un contratto per una nuova cooperativa, la società Incontro di Arona (legata alla Compagnia delle opere), in cambio della sanatoria di tutte le pendenze pregresse con una buonuscita di 250 euro lordi. Questo oltre alla riduzione di orario da 30 a 20 ore, una riduzione del livello di inquadramento e un periodo di prova di tre mesi.

Lunedì 27 giugno la Uil ed il Flai hanno siglato un accordo con Mle-Argol. Dei 250 lavoratori ne sono stati assunti 190 e di questi solo 40 ad orario pieno, tutti gli altri con orari tra le 18 e le 30 ore settimanali. Da allora è iniziato un presidio dei 60 lavoratori esclusi dall’accordo, sfociato martedì mattina con la messinscena della crocifissione e l’occupazione della sede della Uil di Malpensa. “Uil e la Flai territoriali hanno siglato l’ennesimo accordo con Mle per il pagamento del mese di giugno, lavorato da tutto il personale Air Service, solo per quello attualmente al lavoro. Siamo alla truffa nei confronti dei lavoratori esclusi dal cambio di appalto, che oltre ad aver perso il posto di lavoro, non percepiscono lo stipendio del mese di giugno regolarmente lavorato”.

Anche la società MLE ha fornito la propria versione dei fatti sulla vicenda Air Service, bollando come mistificatorie e anacronistiche le posizioni espresse da Cub Malpensa. In particolare la chiusura di una cooperativa e il passaggio ad una nuova società non sarebbero affatto un “giochino della Mle”, ma un modo per scaricare debiti e mancati pagamenti senza risolvere i reali problemi strutturali che Mle subisce. Verifiche svolte dai consulenti della Mle hanno fatto emergere una situazione debitoria nei confronti degli istituti previdenziali e assicurativi per una cifra superiore al milione e mezzo di euro, al netto di sanzioni e interessi. “La situazione espone anche MLE ad un debito nei confronti degli enti previdenziali e assicurativi dello stesso importo”. E poi affonda: “Air Services ha continuato per mesi a tenersi in pancia un organico di circa 250 dipendenti a full time, con esuberi strutturali endemici. È risultato che ben pochi di questi dipendenti effettivamente lavoravano le ore previste dal loro contratto full-time, realizzando un part-time di fatto”.

Mle ha poi sottolineato che Air Services ha avviato strumentalmente il 12 luglio la procedura di mobilità per tutti i propri lavoratori compresi anche quelli che già lavorano presso la cooperativa Incontro e quelli che da tempo avevano lasciato il posto di lavoro con la Air Services stessa. “Ci sentiamo quindi di smentire l’approccio complessivo di Cub Trasporti Lombardia, figlio di una visione che evidentemente combacia per interessi e posizione a quella della uscente e inadempiente coop Air Services, verso la quale la parte sindacale è stata fin troppo indulgente in passato e praticamente assente nei giorni in cui è venuta alla luce la vicenda”. L’azienda, rivendicando la propria correttezza formale e sostanziale, infine ha promesso di combattere rigorosamente “tutte le strumentalizzazioni e gli atteggiamenti intrisi di demagogia che possono servire a dare visibilità a qualche dirigente sindacale ma non a migliorare la reale situazione degli operai”.

G8: ECCO COSA ACCADEVA A GENOVA 10 ANNI FA

IL FATTO QUOTIDIANO, 20/07/2011

Dieci anni fa, venerdì 20 luglio 2001 iniziava la sessione più importante del G8 di Genova. Una giornata contraddistinta da scontri di piazza e soprattutto dalla morte del manifestante Carlo Giuliani. Ma quell’evento drammatico non è l’unico di un pomeriggio in cui si capì subito che la situazione era sfuggita di mano e che l’intero weekend sarebbe stato caratterizzato da una guerriglia senza regole. Oggi sono tantissime le ricostruzioni, le testimonianze, le verità processuali sull’accaduto che parlano di “democrazia sospesa”. Ma come è stata raccontata quella giornata in presa diretta? Qui di seguito una cronologia ora per ora con i lanci dell’agenzia Ansa del 20 luglio 2001, con titoli originali e orari di pubblicazione: gli arrivi dei manifestanti in città, i falsi allarmi bomba, poi la violazione della “zona Rossa”, l’assalto a Marassi, i black block infiltrati nei cortei, le cariche della polizia, in particolare quella di via Tolemaide che ha preceduto le “voci di un manifestante morto in via Caffa”. E la conferma, pochi minuti dopo. E ancora i primi commenti a caldo e l’appello del sindaco di Genova in vista della grande manifestazione del 21 luglio.

7.05 – G8: MANIFESTANTI TRENO ANTI-GLOBAL VERSO GENOVA SU PULLMAN (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Sono stati fatti salire dalla polizia francese su sei pullman i circa 300 manifestanti anti-global che erano a bordo del treno proveniente da Londra – e diretto a Ventimiglia – deviato in nottata a Modane. Una giornalista freelance che era a bordo del convoglio, ha riferito che la polizia francese ha detto ai dimostranti che li avrebbe trasferiti a Genova con i pullman.

10.16 – G8: TERZO TRENO SPECIALE DA TORINO, PARTITE 180 PERSONE INTANTO CONTINUANO I FALSI ALLARMI BOMBA IN CITTA’ (ANSA) – TORINO, 20 LUG – E’ partito stamane alle 8.35 dalla stazione di Porta Nuova, con 10 minuti di ritardo, il terzo e ultimo treno speciale organizzato dal Torino Social Forum per portare a Genova i manifestanti che parteciperanno alle iniziative contro il G8. Intanto stamattina altri due falsi allarme bomba hanno mobilitato le forze dell’ ordine. Sono 180 i militanti (circa 150 si erano prenotati nei giorni scorsi e una trentina si sono aggiunti stamane alla spicciolata) che sono partiti con le tre carrozze straordinarie aggiunte al treno diretto per Novi Ligure, citta’ dove il gruppo verra’ poi trasferito su un servizio navetta con arrivo a Genova nella tarda mattinata. Altri due treni del Torino Social Forum erano partiti ieri, mentre il grosso dei manifestanti torinesi e piemontesi arrivera’ nel capoluogo ligure domattina con una formazione di oltre 40 pullman. Stamane le operazioni di imbarco sono filate via in modo assolutamente tranquillo. Lo spiegamento di poliziotti impegnati nei controlli era molto minore di quello del primo giorno: sono stati sequestrati solo due o tre caschi di plastica, di quelli gialli da muratore, che gli stessi manifestanti hanno lasciato prima di salire sul treno. Per quanto riguarda la psicosi attentati, dopo quello di ieri mattina presso il Santuario della Consolata, continuano a Torino i falsi allarmi bomba, alimentati dalla febbrile atmosfera pre-G8. Il primo ha riguardato la presenza di un involucro sospetto nella centralissima Piazza Castello, che pero’, dopo i controlli della polizia, ha rivelato al suo interno solo panni sporchi. Altra segnalazione, sempre stamattina, un po’ piu’ in periferia, in Corso Tassoni, dove e’ stata trovata una valigia, che pero’, oltre a rivelarsi vuota, era stata gettata via da un residente nei pressi di un cassonetto.

11.53 – G8: ASSEDIO; IL VIA ALLE 14 CON SUONO SIRENA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sara’ il suono di una sirena alle 14 a segnare l’ inizio dell’azione. Da quel momento, nei vari punti di assedio alla zona rossa, i vari gruppi manifesteranno secondo diverse modalita’ per protestare contro la morsa di ferro in cui e’ stata chiusa la citta’ per il vertice dei G8. I contestatori tutti insieme alle 14, al suono della sirena si sdraieranno per terra. Intanto nelle varie piazze tematiche organizzate dal Gsf si stanno completando i raduni.

12.16 – G8: PROTESTE; A MIGLIAIA IN PIAZZA DA NOVI, SPUNTANO MAZZE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In piazza Paolo da Novi, una delle piazze piu’ vicine alla zona rossa, si stanno concentrando migliaia di persone: lavoratori Cobas, ragazzi dei centri sociali e del Network per i diritti globali. Si attendono entro le 14 circa settemila persone. Attorno alla piazza, pero’, si stanno gia’ componendo gruppi estranei al movimento, secondo Piero Bernocchi dei Cobas, con caschi, mazze e con i volti coperti. Si tratterebbe di frange estranee al Genoa social forum, forse ”black block”, anarchici insurrezionalisti.

12.31 – +++G8: PROTESTE; PRIMI SCONTRI, POLIZIA SPARA LACRIMOGENI+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sono cominciati gli scontri tra dimostranti e polizia nella zona di piazza Paolo da Novi. La polizia ha cominciato a carica re i dimostranti e lancia lacrimogeni.Nei pressi di piazza Da Novi la polizia ha caricato il gruppo di estremisti che stava affrontando le forze dell’ ordine con lancio di pietre e uso di mazze. Alla carica della polizia gli estremisti, che si proteggono con maschere, caschi e mazze, hanno risposto dapprima lanciando pietre e poi sono fuggiti verso piazza Palermo, in direzione Levante. Le forze dell’ ordine hanno lanciato lacrimogeni e stanno cercando di bloccare gli estremisti al centro di un cordone di agenti.

12.48 – G8: PROTESTE; INFERMIERE BASTONATO PER ERRORE DA POLIZIA ERA IN SERVIZIO, E’ STATO PRESO A CALCI E MANGANELLATE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In piazza Savonarola la carica della polizia ha colpito per errore un infermiere professionale che stava telefonando in una cabina e che aveva il volto coperto da un fazzoletto per proteggersi dai lacrimogeni. I poliziotti gli si sono avventati addosso nonostante urlasse ”sono un medico, sono un medico”. Decine di manganellate, di calci, anche quando l’ uomo era a terra. L’ uomo e’ stato poi soccorso dal gruppo medico del Genoa social forum e portato in ospedale. Si chiama Lorenzo Marvelli ed e’ in salvo. E’ un infermiere professionale venuto da Pescara. ”Guardate come mi hanno conciato – ha detto – E pensare che ero venuto qui per curare la gente. Incredibile”.

13.17 – G8: VIA AL VERTICE, DURI SCONTRI PER LE STRADE DI GENOVA BATTAGLIA FRA POLIZIA ED ANARCHICI BLACK BLOCK (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – In coincidenza con l’inizio del summit del G8 a Palazzo Ducale sono cominciati i primi duri scontri fra polizia e frange estremiste di manifestanti nelle strade di Genova, in alcuni casi con uso di lacrimogeni da parte degli agenti e con lancio di pietre e almeno due bottiglie molotov da parte dei dimostranti. Gli anarchici di Black Block sono partiti in corteo da Corso Torino verso Piazzale Kennedy ed hanno cominciato a fracassare vetrine al loro passaggio. Gli scontri tra dimostranti e polizia hanno avuto inizio nella zona di piazza Paolo da Novi. La polizia ha cominciato a caricare i dimostranti ed a lanciare lacrimogeni: in breve fitte nuvole di fumo si sono alzate sopra la citta’. Alla cariche della polizia gli estremisti, che si proteggono con maschere, caschi e mazze e sono circa 400, hanno risposto lanciando pietre e poi sono fuggiti verso piazza Palermo, in direzione Levante. Gli anarchici, tutti vestiti di nero ed armati di spranghe bastoni e pietre, si sono poi concentrati in piazza Tommaseo, nel quartiere Foce (vicino al quartier generale del Genoa Scoiasl Forum) e hanno in breve ridotto la zona circostante ad un campo di battaglia metropolitano: cassonetti bruciati, diverse auto in fiamme, sanpietrini divelti dal selciato. Fittissimo anche qui il lancio di lacrimogeni da parte della polizia e di molotov da parte dei dimostranti: gli agenti hanno dunque cominciato a caricare ed a sgombrare Piazza Tommaseo.

14.47 – +++G8: PROTESTE; VIOLATA ZONA ROSSA IN PIAZZA DANTE +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La zona rossa e’ stata violata in piazza Dante da quattro giovani che sono riusciti a sfondare il varco di accesso. La polizia ha cercato di respingere l’ assalto con gli idranti, allontanando un gruppo piu’ folto che tentava di entrare.

14.57 – +++G8: PROTESTE; ANARCHICI ATTACCANO CARCERE MARASSI+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Gli anarchici hanno attaccato il carcere di Marassi. Vengono lanciate bottiglie molotov e sassi. Sono state infrante le finestre degli uffici al primo piano. Tre bottiglie molotov sono state lanciate contro il portone e le finestre del carcere, bersagliati anche da una grandinata di sassi. Una persiana ha preso fuoco. Due furgoni e tre auto dei carabinieri, che presidiavano l’ istituto di pena hanno tentato una reazione con un carosello, I militari hanno lanciato lacrimogeni, ma hanno dovuto ripiegare per inferiorita’ numerica.

14.57 – G8: PROTESTE; TUTE BIANCHE, I VIOLENTI SONO DEGLI INFAMI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – I ‘disobbedienti’ del Carlini, le Tute bianche, hanno criticato i manifestanti coinvolti nelle violenze, dicendo che sono degli ”infami”. Il corteo dei ‘disobbedienti’ sta arrivando presso il centro della citta’. All’ incrocio tra corso Gastaldi e via Tolemaide, di fronte a due carcasse di auto bruciate dagli anarchici passati da li’ circa due ore prima, dalla testa del corteo e’ stato ribadito ai megafoni il no alla violenza. ”Queste auto bruciate, tutto questo – hanno gridato – non e’ disobbedienza civile. Coloro che hanno fatto tutto questo sono degli infami”.

15.17 – G8: PROTESTE; VIOLAZIONE SIMBOLICA ZONA ROSSA, SALE TENSIONE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Dopo un primo momento di calma, seguito alla violazione simbolica della zona rossa compiuta da quattro ragazzi, in piazza Dante sta salendo la tensione. I manifestanti premono infatti sulla grata che viene sostenuta all’ interno della zona rossa da un autoblindo. Due mezzi della Forestale sui quali sono montati degli idranti hanno acceso i motori e sono pronti ad intervenire. Un reparto di agenti di polizia, in assetto antisommossa, e’ schierato una ventina di metri piu’ indietro a difesa della strada che conduce al Palazzo Ducale, a circa 200 metri di distanza.

15.30 – +++G8: PROTESTE; POLIZIA CARICA IN PIAZZA MANIN, FERITI+++ TRA I FERITI ANCHE PARLAMENTARE PRC ELETTRA DEIANA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La Polizia ha caricato in piazza Manin il gruppo di anarchici ”black block” che era davanti al presidio della rete Lilliput, dei pacifisti e delle donne. Alcuni dimostranti, tra i quali la parlamentare di Prc Elettra Deiana, sono rimasti feriti. I pacifisti della rete Lilliput e l’ on. Elettra Deiana erano seduti per terra con le mani alzate, dipinte di bianco. Quando la polizia ha lanciato i lacrimogeni e caricato gli anarchici, sono stati travolti anche loro e sono rimasti feriti. Il gruppo degli anarchici ha proseguito la sua azione come se nulla fosse accaduto e si e’ attestato in via Palestro. Da qui, approfittando della strada in discesa, ha cominciato a lanciare cassonetti di rifiuti contro lo schieramento di Polizia.

15.52 – G8: PROTESTE; VIOLAZIONE SIMBOLICA ZONA ROSSA, LA DINAMICA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La violazione, seppur simbolica, della zona rossa, da parte di antiglobal e’ avvenuta all’ altezza di un cancello al centro della lunga inferriata che taglia in due piazza Dante. Per oltre un’ ora, oltre a battere sistematicamente contro le grate di ferro gridando slogan e lanciando bottiglie d’ acqua, torsoli di mela e palloncini oltre l’ ostacolo all’ indirizzo delle forze dell’ ordine, alcuni manifestanti hanno iniziato a premere ripetutamente sulle ante del cancello, fino ad aprirlo. Un urlo di gioia si e’ levato nel gruppo quando una delle due ante si e’ spalancata. Quattro antiglobal sono riusciti ad entrare nella zona rossa passando in uno stretto corridoio tra il cancello divelto e una grata applicata alla parte anteriore di un mezzo blindato sistemato ad ulteriore protezione del varco. Dopo pochi metri i quattro ”violatori” sono stati bloccati dalle forze dell’ ordine e respinti oltre il varco.

16.18 – G8: PROTESTE, SECONDO SKY NEWS POLIZIOTTO HA SPARATO IN ARIA (ANSA) – LONDRA, 20 LUG – L’emittente satellitare britannica Sky News ha detto che un poliziotto ha sparato colpi di arma da fuoco in aria a Genova. Secondo il racconto fatto dall’inviata di Sky, l’agente era stato circondato da un gruppo di manifestanti.

16.51 – +++G8: PROTESTE; AGNOLETTO INVITA A LASCIARE LA PIAZZA+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il portavoce del Gsf, Vittorio Agnoletto, ha invitato con un megafono i manifestanti in piazza Dante a lasciare la piazza. Ha cosi’ accolto l’ appello del sindaco Pericu. I dimostranti pacifici si stanno gia’ ritirando. ”Abbiamo vinto” ha ripetuto due volte in italiano e una volta in inglese. ”Perfino il sindaco della citta’ – ha aggiunto Agnoletto – ha detto che la polizia ha esagerato”. Il leader del GSF ha quindi invitato i manifestanti a lasciare la piazza e a formare un corteo. I manifestanti lo hanno ascoltato e poco a poco stanno liberando l’ area. Alcuni irriducibili restano pero’ appoggiati alle grate e non accennano a muoversi.

17.23 – G8: PROTESTE, TUTE BIANCHE SI RITIRANO VERSO STADIO CARLINI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Migliaia di tute bianche stanno arretrando verso lo stadio Carlini. L’appello di Vittorio Agnoletto pare aver sortito i primi effetti. Dall’incrocio fra corso Torino e via Tolemaide, dove erano schierate, proprio nel cuore della zona della guerriglia, le tute bianche stanno tornando indietro verso lo stadio Carlini lungo via Gastaldi. Dalla zona del corteo delle tute bianche si sentono provenire scoppi a ripetizione e ancora si nota il fumo dei lacrimogeni. Il corteo in questo momento ha raggiunto la zona di San Martino.

17.26 – +++ G8: BERLUSCONI, CHI SI OPPONE A G8 COMBATTE OCCIDENTE+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Chi si oppone al G8, non combatte otto protagonisti eletti democraticamente nei loro Paesi, ma combatte l’occidente, combatte la sua filosofia, combatte la libera iniziativa e il libero mercato”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nella cerimonia di presentazione del Fondo per la salute e la lotta all’Aids.Il presidente del Consiglio ha aggiunto, nel suo breve intervento, che, ”progredendo nel libero mercato e nella difesa dei diritti di tutti, ci puo’ essere una ricchezza che aumenta per tutti”. Inoltre, bisogna fare del nostro ”pianeta, in questo passaggio di millennio, un pianeta che guardi al futuro concretamente, operando affinche’ il futuro sia un futuro di benessere, di liberta’, di sicurezza e di salute per – ha concluso – il maggior numero possibile dei suoi abitanti”.

17.44 – G8: PROTESTE, RIPRENDONO SCONTRI IN VIA TOLEMAIDE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Dopo una lunga pausa sono ripartiti gli scontri in via Tolemaide. Una parte delle migliaia di giovani dello stadio Carlini, fermi all’incrocio con corso Torino, ha cercato di ritornare verso il centro cittadino. A questo punto e’ partita un’ autoblindo della polizia verso i giovani in corteo, seguita da un folto numero di agenti che hanno lanciato lacrimogeni. Le forze dell’ordine hanno intimato con i manganelli alzati di fermarsi. L’intera zona e’ ad altissimo rischio, tra macchine sfondate, capovolte, e vetrine infrante. Anche i giornalisti sono stati invitati ad allontanarsi.

18.00 – +++G8: PROTESTE; VOCI SU GIOVANE MORTO IN VIA CAFFA+++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Secondo una soccorritrice volontaria del Genoa Social Forum, un giovane dimostrante sarebbe morto in via Caffa, nei pressi di piazza Tommaseo. Ma la notizia, sparsasi tra i dimostranti, non ha trovato sinora conferma ne’ dalla Polizia ne’ dal 118.

18.01 – +++G8: PROTESTE; CONFERMATA DA AUTORITA’ MORTE DIMOSTRANTE++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – La notizia della morte di un dimostrante ha trovato conferma da fonti della Polizia. Il corpo del giovane, intorno ai vent’ anni si trova in via Caffa, coperto da un telo bianco. Secondo quanto riferito da una volontaria del soccorso del GSF, di nome Valeria, il ragazzo morto, di neppure 20 anni, avrebbe due segni evidenti sul viso: uno sotto l’ occhio destro, ”come di un colpo di pietra” ha spiegato la giovane; l’ altro sulla fronte, ”e questo – ha aggiunto – non sembrava un colpo di pietra”. Secondo altre informazioni, riferite da infermieri intervenuti per soccorrere il giovane, la vittima sarebbe invece stato investito da un mezzo. Il corpo del ragazzo si trova ancora a terra, coperto con un lenzuolo bianco, in via Caffa, una strada che collega piazza Alimonda a piazza Tommaseo, dove si sono svolti gli scontri piu’ violenti. Sul posto si stanno recando il magistrato di turno, un funzionario di polizia ed un medico legale per verificare le cause della morte del giovane. Nella zona della tragedia nel pomeriggio e’ avvenuta una fitta sassaiola.

18.28 – +++ G8: PROTESTE, DONNA GRAVEMENTE FERITA, TESTIMONI +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Una donna sarebbe stata ferita in maniera grave nella zona intorno a Via Caffa, la stessa dove e’ morto un dimostrante. Lo riferiscono alcuni testimoni.(ANSA).

18.34 – G8: MANIFESTANTE MORTO; TESTIMONE, COSI’ L’HANNO COLPITO EDIZIONE STRAORDINARIA DEL TG1 CON LE IMMAGINI DEL CADAVERE (ANSA) – ROMA, 20 LUG – ”Ero a cinque metri dal ragazzo, e’ stato colpito sotto la fronte, vicino all’occhio, da un colpo di pistola o da un fumogeno sparato dal camioncino dei carabinieri. Poteva colpire anche me”. E’ la testimonianza data nell’edizione straordinaria del Tg1 durante la quale sono andate in onda le immagini del ragazzo morto. Era stata Rainews 24 la prima emittente a dare, alle 18, la conferma dela morte del ragazzo negli incidenti di Genova. Subito dopo, alle 18,05, la programmazione della prima rete Rai e’ stata interrotta con un’edizione straordinaria del Tg1 di dieci minuti. Durante il Tg1, oltre alle immagini del ragazzo morto, e’ andata in onda la ricostruzione del testimone.

18.38 – G8: PROTESTE, TESTIMONI RACCONTANO PESTAGGIO DIMOSTRANTE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Alcuni testimoni degli incidenti avvenuti nel pomeriggio nella zona di via Montevideo hanno raccontato di un ragazzo rimasto gravemente ferito per un pestaggio ad opera dei poliziotti. ”E’ arrivata a tutta velocita’ una camionetta della polizia – ha detto ai giornalisti l’ avvocato Andrea Sandra -, si e’ avvicinata ad un ragazzo isolato, sono scesi i celerini bardati da combattimento. Il ragazzo era disarmato e non diceva nulla. L’ hanno buttato a terra e l’ hanno picchiato. E’ intervenuta una collega avvocato che e’ stata allontanata e hanno continuato a picchiarlo”. Il pestaggio del giovane dimostrante e’ stato confermato anche da una donna e dal figlio. ”Le madri della zona – hanno raccontato – dalle finestre gridavano ‘Basta, lo state ammazzando, fermatevi’. E’ intervenuto anche un signore, sulla cinquantina, che e’ uscito dal portone di casa ed ha cercato di bloccare i poliziotti: ha ripetuto ‘basta, fermatevi, basta’. Poi il ragazzo, tutto insanguinato, e’ stato caricato su una camionetta e portato via. Questa citta’ oggi e’ in mano a tutta questa gente”.

18.41 – G8: MANIFESTANTE MORTO; GRIDA ‘ASSASSINI’ CONTRO FORZE ORDINE (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Manifestanti si stanno concentrando in piazza Alimonda, dove il cadavere del ragazzo ucciso e’ tuttora a terra. Un cordone di uomini delle forze dell’ ordine circonda il cadavere. Contro i carabinieri e i poliziotti e’ cominciato anche un lancio di pietre e vengono lanciate grida di ”assassini, assassini!”. Secondo quanto riferito da una reporter del giornale alternativo francese Transfer, giunto sul luogo dell’ incidente nel momento stesso in cui avvenivano gli scontri, il ragazzo morto sarebbe stato colpito alla testa. Non ha precisato se da un colpo di arma da fuoco o da un lacrimogeno.

18.56 – G8: PROTESTE; 1 MORTO E 85 FERITI, BILANCIO ORE 18.30 (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – E’ di un morto e 85 feriti il bilancio alle 18:30 degli scontri di oggi a Genova. Lo si apprende dall’ unita’ sanitaria della Regione Liguria per il G8. Un altro giovane dimostrante sarebbe ricoverato in gravi condizioni all’ ospedale San Martino. Sara’ inoltre operato a breve il carabiniere con l’ orbita sfondata, colpito da una bomba carta in Corso Torino.

19.02 – G8: MANIFESTANTE MORTO; AGNOLETTO, PROVE SPARI FORZE ORDINE CI SONO VIDEO E PROVE ”INEQUIVOCABILI” CHE HA SPARATO -(ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il portavoce del Genoa Social Forum, Vittorio Agnoletto, ha annunciato che ci sono video e prove ”inequivocabili” del fatto che ”la polizia, quando ha caricato le tute bianche e i giovani comunisti ha sparato: e quando si spara si spara per uccidere”. Agnoletto ha riferito le notizie che sono giunte finora al GSF: un morto, un ragazzo giovane, forse di venti anni. ”Sembra che sia stato colpito – ha detto Agnoletto – da un colpo di pistola”. In questo momento i gruppi del Genoa Social Forum sono divisi in tre luoghi. In piazzale Kennedy, accanto al palco dove si e’ esibito Manu Chao, c’e’ una parte dei manifestanti. Secondo quanto ha riferito Agnoletto, le tute bianche e i giovani comunisti sono bloccati al Carlini, la Rete Lilliput e gli altri pacifisti che erano a Castelletto sono fermi a Brignole. ”Starebbero trattando – ha detto Agnoletto – con la polizia per riuscire a raggiungere piazzale Kennedy”.

19.02 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; CIAMPI, SGOMENTO E DOLORE IMMENSO +++ DICO AI DIMOSTRANTI ‘CESSATE OGNI VIOLENZA’ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Provo sgomento e dolore immenso per la giovane vita spezzata. Mi rivolgo – ha detto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – ai dimostranti perche’ cessi da subito questa cieca violenza che non da’ contributo alcuno alla soluzione dei problemi della poverta’ nel mondo. Il vertice che stiamo tenendo a Genova vede per la prima volta riuniti insieme i responsabili dei Paesi industrializzati e dei Paesi poveri del mondo e i vertici delle istituzioni internazionali in cui gli uni e gli altri collaborano congiuntamente. Le grandi attese e speranze suscitate da questo vertice non debbono essere vanificate da atti insensati, indegni della nostra democrazia e della nostra civilta”’.

19.08 – G8: MANIFESTANTE MORTO, RIMOSSO IL CORPO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sempre protetto da un cordone di manifestanti, e’ rimasto circa un’ ora sul selciato di piazza Gaetano Alimonda il corpo del giovane manifestante morto negli scontri a Genova. Alle 19 e’ giunta sul posto un mezzo dell’ azienda trasporti funebri di Genova, sempre protetto dal cordone di agenti, e il corpo e’ stato portato via, mentre molti dei giovani presenti urlavano ”assassini, assassini”. Non si hanno particolari certi sulla nazionalita’ della vittima. Secondo i manifestanti che dicono di conoscerlo, si tratterebbe di un ragazzo spagnolo, forse basco, di circa venti anni.

19.12 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; NUOVI SCONTRI PIAZZA ALIMONDA +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Subito dopo la rimozione del corpo della giovane vittima i manifestanti presenti all’ angolo tra via Caffa e piazza Alimonda hanno gettato di tutto contro le forze dell’ ordine che arretravano. Da una parte volavano bottiglie molotov, pietre, bottiglie vuote; dall’altra i lacrimogeni.

19.13 – +++ G8: BERLUSCONI, MI UNISCO AL DOLORE DI CIAMPI +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Mi unisco ai sentimenti di dolore del presidente della Repubblica”, ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che si trovava insieme a Carlo Azeglio Ciampi alla Prefettura di Genova. Cosi’ Berlusconi ha commentato i gravi incidenti. ”Mi spiace quanto e’ accaduto sia stato contestuale agli sforzi che nel G8 si sono portati innanzi proprio per uno sforzo aggiuntivo rispetto a cio’ che fino ad ora si e’ fatto per combattere la poverta’ e le grandi epidemie nel mondo. Per la prima volta come ha ricordato il presidente Ciampi, il G8 si e’ aperto anche a Paesi in via di sviluppo e insieme a loro stiamo tentando di trovare una soluzione che sia nuova e piu’ efficace, proprio per rimediare a questi gravi inconvenienti (epidemie, malattie, poverta’ e dolore), che riguardano una larga parte della popolazione mondiale”.

19.32 – G8: GSF; OLTRE 100 FERMATI, IMPEDITI CONTATTI CON LEGALI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Sono oltre cento, secondo i legali del Genoa social forum, i ragazzi che si trovano in questo momento in questura fermati o arrestati. Secondo quanto riferito dall’ associazione giuristi democratici, ”viene loro impedito di mettersi in contatto con difensori. Questo – hanno detto in una conferenza stampa del Gsf – e’ una violazione gravissima dei diritti costituzionali che crediamo, tra l’ altro, avallata dalla procura”. L’ associazione giuristi democratici – e’ stato riferito – e’ impegnata a tentare di mettersi in contatto con i ragazzi bloccati dalle forze dell’ ordine.

19.34 – G8: SMENTITE DA POLIZIA VOCI SU SECONDA VITTIMA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Fonti della polizia hanno smentito che ci sia stata una seconda vittima negli scontri di Genova. La voce, che ha continuato a circolare anche negli ambienti politici, si riferiva ad un giovane rimasto gravemente ferito in scontri in via Montevideo, a poche decine di metri da via Caffa, dove e’ morto l’ altro dimostrante. La vicinanza tra i due luoghi fa ritenere che i testimoni abbiano confuso i due episodi. Anche il 118, in serata, dopo la polizia, ha smentito ufficialmente le voci di una seconda vittima. L’ ipotesi si era diffusa nel tardo pomeriggio e riguardava una delle persone ricoverate negli ospedali genovesi a seguito degli scontri fra dimostranti e polizia.

19.41 – G8: MANIFESTANTE MORTO; TESTIMONI, UCCISO DA COLPO ARMA FUOCO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Secondo alcune testimonianze, la morte del giovane sarebbe stata causata da un colpo di pistola sparato da un componente delle forze dell’ ordine, forse un carabiniere, che si trovava all’ interno di un mezzo circondato da una folla di manifestanti. Il militare avrebbe impugnato l’ arma e avrebbe sparato per difendersi dall’ assalto dei manifestanti. Sulla vicenda, oltre alla procura di Genova stanno indagando i carabinieri. Sul punto dove il ragazzo e’ stato trovato morto, c’ e’ una pozza di sangue oramai rappreso coperto da segatura, sulla quale sono gia’ stati collocati moltissimi fiori rossi presi da un’ aiuola di fronte alla chiesa di Piazza Alimonda e sistemati in un bossolo di lacrimogeno, usato come portafiori. Nello stesso punto e’ stata posata una canottiera bianca con alcune scritte fatte a pennarello, la piu’ grande delle quali, in rosso dice ”respect”.

20.11 – G8: ATTAC DENUNCIA, MINISTRO INTERNI AVEVA ESCLUSO USO ARMI (ANSA) – PARIGI, 20 LUG – Il responsabile delle relazioni internazionali dell’associazione Attac-France, Christophe Aguitton, ha definito la morte del giovane manifestante a Genova ”il fatto piu’ drammatico che potesse accadere”. Ha poi denunciato ”il ministro degli interni che aveva garantito in modo formale che nessun poliziotto avrebbe usato armi”. Intervistato da Genova dall’emittente RTL, Aguitton si e’ detto ”costernato” e ha denunciato l’atteggiamento della polizia italiana e dei gruppi anarchici ”che non hanno assolutamente nulla a che vedere” con l’essenziale dei manifestanti, che sono ”pacifisti”.

20.28 – G8: PROTESTE; AGNOLETTO, BLOCCO NERO E’ SPUNTATO INDISTURBATO (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”E’ assolutamente incomprensibile come 400 violenti del cosiddetto blocco nero, conosciuti dalle varie polizie, abbiamo potuto spuntare stamane poco prima delle 11:00 nel mezzo delle nostre iniziative”. Il portavoce del Genoa social forum, Vittorio Agnoletto, ha confermato che stamane, poco prima delle 11:00, i ‘Black Blocks’ hanno fatto inaspettatamente la loro comparsa in piazza Paolo da Novi dove il Gsf, i lavoratori dei cobas e il network per i diritti globali avrebbero dato vita alla propria manifestazione. ”Si sono presentati con strumenti di tutti i tipi – ha detto Agnoletto -; io chiedo quindi alle forze dell’ ordine e al capo della polizia, che hanno fermato treni e traghetti di persone pacifiche, come questi 400 siano potuti arrivare nel centro di Genova”. ”E chiedo – ha proseguito Agnoletto – perche’ poi le cariche delle forze dell’ ordine sono state fatte in modo tale da spingere queste persone nei cortei, nei quali si sono infiltrati”.

20.51 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; BUSH, UN FATTO TRAGICO +++ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Il presidente americano George W. Bush considera la morte di un manifestante a Genova ”un fatto tragico”: lo ha detto un alto funzionario della Casa Bianca. ”Il presidente Bush e’ stato informato delle violenze, dei feriti e del morto. Il presidente si rammarica delle violenze, considera il ferimento di agenti e di manifestanti molto lamentevole e giudica la morte di un manifestante un fatto tragico”. La reazione della Casa Bianca alle violenze e alla tragedia e’ venuta quando i leader dei Grandi stavano per iniziare la cena che chiude la prima giornata dei loro lavori. Prima del Vertice, a piu’ riprese, il presidente Bush aveva espresso il suo parere che ”i nemici della globalizzazione e della liberalizzazione degli scambi non sono amici dei poveri”.

21.24 – G8: PROTESTE; UN MINUTO DI SILENZIO AL GSF (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Un minuto di silenzio e’ stato osservato dalle migliaia di manifestanti presenti a Piazzale Kennedy, questa sera, alle 21.15. Intanto sono riuniti i responsabili dei diversi gruppi del Genoa social forum per valutare la situazione. Dal palco e’ stato annunciato che il Tg5 ha mostrato la sequenza di immagini conclusasi con la morte del ragazzo. L’ appuntamento con la manifestazione di domani e’ stato confermato con forza da tutte le componenti del Gsf.

21.53 – G8: SINDACO E GIUNTA CHIEDONO SICUREZZA PER CITTA’ (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”Assicurare lo svolgimento del vertice non deve escludere che venga garantita la sicurezza di tutta la citta”’. Lo chiedono il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, e la giunta comunale, riunita questa sera in seduta straordinaria, al ministro degli interni Claudio Scajola. Nell’ esprimere ”il profondo cordoglio per la morte del giovane manifestante e la piu’ sincera partecipazione per tutti coloro che sono stati feriti negli scontri”, e’ scritto in una nota diffusa in serata, la giunta ritiene ”inaccettabile che lo svolgimento di un vertice internazionale sollevi un tale livello di contraddizioni e di contrapposizioni capace di provocare la morte di persone”. (…) Nel lasciare agli organizzatori la valutazione dell’ opportunita’ di effettuare la marcia a suo tempo programmata per domani, ”se verra’ deciso di effettuarla la giunta chiede che si svolga pacificamente e senza recare ulteriori ferite alla citta”’. Infine la Giunta comunale ritiene che ”tutti coloro che hanno subito danni debbono essere risarciti ed operera’ affinche’ si raggiunga questo risultato” e ha garantito che ”gli uffici comunali gia’ da questa sera inizieranno a fare quanto di loro competenza per ridare vivibilita’ alle zone cosi’ gravemente danneggiate”.

22.37 – G8:MANIFESTANTE MORTO; CARABINIERE FOTO INTERROGATO A ORE (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Sara’ interrogato nelle prossime ore dal magistrato il carabiniere ritratto nelle fotografie che documentano l’incidente nel quale ha perso la vita un giovane manifestante a Genova. Il militare si trova in ospedale perche’, durante gli scontri, ha riportato ferite alla testa e alle braccia. I manifestanti infatti, secondo quanto si e’ appreso, hanno accerchiato la camionetta dei carabinieri e rotto il vetro che ha ferito il militare. Il carabiniere, che e’ gia’ stato sentito dai suoi colleghi, sara’ interrogato dal magistrato in ospedale.

23.02 – +++ G8: MANIFESTANTE MORTO; IDENTIFICATA LA VITTIMA +++ (ANSA) – ROMA, 20 LUG – Il giovane manifestante morto nel pomeriggio a Genova durante gli scontri con le forze dell’ordine si chiamava Carlo Giuliani. Era di Roma, ma residente a Genova. A quanto si e’ appreso aveva precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e per oltraggio.

23.29 – G8: PRODI, MORTE RAGAZZO UNA TRAGEDIA PER NOSTRI PROPOSITI (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – ”La morte di quel ragazzo e’ una tragedia per gli scopi che ci siamo proposti”: cosi’ Romano Prodi, presidente della Commissione europea, commenta la morte del giovane manifestante durante gli scontri a margine del G8 di Genova. ”Mi addolora – ha dichiarato Prodi, uscendo dal pranzo offerto in prefettura dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi – il grande senso di distanza tra coloro che lavorano dentro la stanza e tutto il mondo che e’ fuori”. Ai cronisti che gli chiedevano se sia il caso di sospendere il G8, Prodi ha risposto: ”non sono io che posso prendere queste decisioni. Quello che posso dire e’ che oggi e’ stato fatto un lavoro serio, pieno di spirito di cooperazione, rivolto nella direzione giusta”.

23.32 – G8: NOTTE TRA PAURA E STANCHEZZA, DOMANI TIMORE NUOVI SCONTRI GENOVA, MANIFESTANTI SI RITIRANO STREMATI DA UNA LUNGA GIORNATA (ANSA) – GENOVA, 20 LUG – Erano le 23 quando sul cielo di Genova per l’ ennesima volta si e’ alzato in volo un elicottero per continuare il controllo della citta’. Quel volo notturno e’ l’ emblema di come Genova si appresta a vivere la notte di vigilia della grande manifestazione di domani. Dopo la lotta senza quartiere della giornata, le tute bianche sono tornate a concentrarsi allo stadio Carlini: sono 5, 6 mila persone riunite in assemblea dalle 8 di sera. Stremate: in molti si lamentano della mancanza di acqua, di viveri. Le entrate allo stadio, cosi’ come le uscite, sono presidiate dalla polizia che vieta ogni ingresso. Gli agenti non sono peraltro presenti in misura massiccia, e su tutti prevale la stanchezza estrema da ogni punto di vista. Gli anarchici e altri centri sociali sono invece tornati al circolo ‘Pinelli’, alla ‘Sciorba’, nel quartiere di Marassi. Anch’essi stremati, riferiscono i portavoce del circolo. Non sono segnalate particolari tensioni, cosi’ come non c’e’ tensione ma solo stanchezza alla scuola Diaz, concentramento del Genoa Social Forum, dove peraltro prevale la delusione e la rabbia per la giornata di guerriglia. L’ intera citta’ di Genova resta comunque presidiata da un ingente numero di reparti di polizia e carabinieri. Tutto il perimetro della ‘zona rossa’ continua ad protetto da decine di camionette, ed anche la polizia a cavallo se necessario e’ pronta a intervenire. Una convinzione e’ comunque diffusa, sia tra le forze dell’ordine, sia tra i ragazzi dei centri sociali: domani non e’ escluso che ci siano altri scontri. Ma c’e’ una grande differenza con la tensione che a Genova si respirava la notte precedente: nelle ore della vigilia, si attendevano gli scontri come gesto di sfida al G8. Questa notte, invece, la morte di Carlo Giuliani e’ presente col suo significato pesantissimo. Per quanto i portavoce delle tute bianche radunate al Carlini non abbiamo dubbi: ”E’ un ragazzo che non abbiamo mai sentito nominare. Non e’ dei nostri. E’ un black blocker, su questo non c’e’ alcun dubbio”. Analoga la risposta degli anarchici genovesi, radunati alla ‘Sciorba’. ”Non sappiamo chi sia”. Dai ‘Black Block’, invece, nessun commento. Le tute nere sembrano invece essersi dissolte. Scese dalle colline di Albaro questa mattina, dopo aver messo a ferro e a fuoco dalla citta’, si sono volatilizzate. Ma sono in molti a ritenere che domani si rifaranno vive a suon di spranghe, molotov e bastoni.