IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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lunedì 31 ottobre 2011

PROSSIMAMENTE SU HABLA CON GIAN







INTERVISTA A MIMMO CAVALLARO
INTERVISTA A FILIPPO ANDREANI
INTERVISTA A ENNIO MONTESI

Ancora un grande colpo per Habla con Gian.

Domani l'intervista al grande Mimmo Cavallaro, artista calabrese, re della taranta che Carmine Verduci ha intervistato nei giorni scorsi durante un concerto. Il suo cd è stato tra i migliori di Inchiesta e di Habla con Gian di settembre. Da non perdere.

E poi Filippo Andreani col nuovo cd, un vero capolavoro in stile De André. Tenco ma con sguardo al futuro. Una chicca immancabile.

Poi sarà la volta di Ennio Montesi, ideatore di Axteismo Press, un vero filosofo dei nostri giorni spesso offeso da Lega Nord e minacciato di morte perché ha osato dire verità atroci sulla Chiesa e su altri temi scottanti. Una chaise-longue che andremo a fare nei prossimi giorni. Immancabile.

MIGLIOR RIVISTA/BLOG DEL MESE OTTOBRE 2011







AXTEISMO PRESS nochiesa.blogspot.com
LA VOCE www.lavoce.info

MIGLIORI FILM OTTOBRE 2011





MIGLIORI FILM OTTOBRE 2011





MIGLIOR FILM OTTOBRE 2011

THIS MUST BE THE PLACE (PAOLO SORRENTINO)
TOMBOY (CELINE SCIAMMA)
EXIT THROUGH THE GIFT SHOP (BANSKY)
A DANGEROUS METHOD (DAVID CRONEBERG)
TATANKA (GIUSEPPE GAGLIARDI)
HABEMUS PAPAM (NANNI MORETTI)
LE DONNE DEL SESTO PIANO (PHILIPPE LE GUAY)
DRIVE (NICOLAS WINDING REFN)
ARRIETTY: IL MONDO SEGRETO SOTTO IL PAVIMENTO (HIROMAYA YONEBAYASHI)
UNA SEPARAZIONE (ASGHAR FARHADI)

E POI:

BORIS IL FILM (CIARRAPICO/TORRE/VENDRUSCOLO)
DIARIO DI UNA SCHIAPPA 2 (DAVID BOWERS)

MIGLIOR SPETTACOLO TEATRALE OTTOBRE 2011


PITECUS (ANTONIO REZZA E FLAVIA MASTRELLA)

MIGLIOR DOCUMENTARIO ITALIANO:
OTTIMISMO DEMOCRATICO (ANTONIO REZZA E FLAVIA MASTRELLA)

MIGLIOR SERIE TV OTTOBRE 2011


CARLOS (OLIVIER ASSAYAS)

MIGLIOR CD ITALIANO OTTOBRE 2011
















SCRITTI CON PABLO (FILIPPO ANDREANI)
CHIARO (IVAN SEGRETO)

E POI:

NATI PER SUBIRE (ZEN CIRCUS)
CATTIVI GUAGLIONI (99 POSSE)

MIGLIOR COLONNA SONORA OTTOBRE 2011





















EXIT THROUGH THE GIFT SHOP
THIS MUST BE THE PLACE
MUPPETS: THE GREEN ALBUM

MIGLIOR CD JAZZ ITALIA OTTOBRE 2011


ORVIETO (STEFANO BOLLANI E CHICK COREA)

MIGLIOR CD NEW SOUND OTTOBRE 2011




TRANS-LOVE ENERGIES (DEATH IN VEGAS)
BONGOS FOR BEATNIKS (THE BONGOLIAN)
NEW BLOOD (PETER GABRIEL)

MIGLIORE COMPILATION/LIVE/RISTAMPA/RACCOLTA OTTOBRE 2011

































MALI MUSIC (DAMON ALBARN & CO.)
MATADOR AT 21 (VARI)
25 YEARS (STING)
AND THEN ALONG COMES (THE ASSOCIATES)
ANCIENT AND MODERN (THE MEKONS)
PROG EXHIBITION (VARI)
AUGUST AND EVERYTHING AFTER: LIVE AT TOWN HALL (COUNTING CROWES)
BEYOND THE SUN (CHRIS ISAAK)

MIGLIOR CD JAZZ-BLUES-ACID JAZZ-ROOT-COUNTRY-MELODICO OTTOBRE 2011






































BAD AS ME (TOM WAITS)
THE GOOD FEELING (CHRISTIAN MCBRIDE BIG BAND)
DIRTY JEANS AND MUDSLIDE HYMNS (JOHN HIATT)
ROOTS (JOHNNY WINTER)
GUITAR MAN (GEORGE BENSON)
AVENGING ANGEL (CRAIG TABORN)
KOMEDA (LESZEK MOZDZER)
MEDITERRANEO (MILOS KARADAGLIC)
WORKING IN TENNESSEE (MERLE HAGGARD)

MIGLIOR CD POP-ROCK-PUNK-HEAVY-HARD OTTOBRE 2011









SOULS (THE SILVER DARLINGS)
MYLO XYLOTO (COLDPLAY)
LAUGHING DOWN CRYING (DARYL HALL)
ONLY IN DREAMS (DUM DUM GIRLS)
III (CHICKENFOOT)
RADIOSURGERY (NEW FOUND GLORY)
THE GREAT ESCAPE (JANE'S ADDICTION)
HOW DO YOU DO (MAYER HAWTHORNE)
FLY FROM HERE (THE YES)

MIGLIOR CD WORLD-REGGAE-ETNO-HIP HOP DI OTTOBRE 2011







FATOU (FATOUMATA DIAWARA)
ARCO IRIS (AMINA ALAOUI)
TASSILI (TINARIWEN)

MIGLIOR LIBRO DI OTTOBRE 2011















TUTTI I RACCONTI (RAYMOND CARVER) MONDADORI
L'ASSASSINO (GEORGES SIMENON) EINAUDI
SULLA SERVITU' VOLONTARIA (ETIENNE DE LA BOETIE) CHIARELETTERE
VOCE DEL VERBO VERITARE (ENNIO MONTESI) INEDITO

LA VIGNETTA DI ALDO ARPE

QUANDO IL BROCCOLO DIVENTA BREVETTO

Quando il broccolo diventa brevetto: sull'agroalimentare si rischia il
dominio totale delle multinazionali


Protesta davanti all'Ufficio europeo dei brevetti
[ 26 ottobre 2011 ]

Luca Aterini
«Siamo coinvolti in una guerra che rischiamo di aver perso prima ancora di
averne preso conoscenza. È la guerra dei brevetti sulla materia vivente, che
privatizzano, per fini commerciali, ciò che da sempre costituisce il
patrimonio più importante dell'umanità».
Con queste parole Equivita - il comitato scientifico antivivisezionista che
da un decennio ha esteso il suo impegno contro l'uso improprio delle
modifiche genetiche, la diffusione degli ogm e la brevettabilità della
materia vivente - ricorda come <stanno poco a poco mettendo in mano ad un pugno di multinazionali il
controllo di tutto quanto è, sul nostro pianeta, vita.
Dalla fine del secolo scorso le nuove leggi brevettuali hanno sconvolto, con
il pretesto delle modifiche genetiche, un sistema giuridico in cui i "beni
comuni" erano ovunque tutelati. Ciò è stato possibile anche grazie all'uso
di metodi spesso illeciti - e sempre antidemocratici - per la promozione
degli organismi geneticamente modificati (ogm), in particolare in
agricoltura (dove le piante ogm si distinguono da quelle tradizionali
proprio per essere proprietà privata, e per consentire al detentore del
brevetto di riscuoterne i diritti ad ogni ciclo riproduttivo)>>.
Una distinzione che rischia di assottigliarsi sempre più. Una sorta di
giuridica Disfida di Barletta europea, che vede coinvolti gli attivisti in
difesa della non-brevettabilità dei prodotti agroalimentari contro gli
interessi delle grandi multinazionali del settore - tra le quali spiccano
imprese come Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer e Basf - era prevista per
oggi, a Monaco, davanti all'Epo (l'European patents office, l'ufficio
europeo dei brevetti), che doveva esprimersi in una decisione di grande
importanza al riguardo dei brevetti atti a coprire sementi, piante e
alimenti prodotti con metodi convenzionali. Oggi era previsto il turno del
brevetto sul broccolo (EP10698199), preso a simbolo della battaglia, mentre
per l'08/11 è prevista la decisione sul brevetto del pomodoro (EP1211926).
La diatriba giuridica è di lunga data, dato che «il brevetto EP 10698199,
rilasciato nel 2002 dall'Ufficio europeo dei brevetti (Epo) per un broccolo
riprodotto con metodo convenzionale, viene impugnato nel 2008 sulla base
della Convenzione europea dei brevetti e della direttiva europea 98/44 (la
prima non consente brevetti sul vivente e la seconda li consente solo per
prodotti "biotecnologici")», e già nel 2010 l'Epo decise «che il processo di
riproduzione di queste piante non può essere brevettato - spiega ancora
Equivita, che rientra nella coalizione organizzatrice della manifestazione,
No patents on seed.
Ma i brevetti sul broccolo e sul pomodoro non sono stati revocati! Al
contrario, nel marzo 2011, l'Epo ha concesso alla Monsanto un nuovo analogo
brevetto, su un melone prodotto con metodi convenzionali. L'Epo ritiene
infatti che anche se i processi per la riproduzione delle piante non sono
brevettabili, i prodotti ottenuti attraverso di essi (piante, sementi e
alimenti) debbano essere considerati ugualmente delle invenzioni! Tale
decisione dell'Epo contraddice completamente l'articolo 53b della
Convenzione europea dei brevetti (Cep) e l'articolo 4 della Direttiva
europea "per la tutela delle invenzioni biotecnologiche" (Ec 98/44)».
Dopo una querelle lunga tre anni, l'udienza finale per questo caso, prevista
per oggi, è infine saltata; si aspettava una decisione che rigettasse il
ricorso contro il brevetto, ed anche per questo la manifestazione
programmata da No patents on seed era particolarmente temuta, tanto da far
repentinamente cancellare l'udienza per il brevetto sul broccolo, con un
preavviso di solo pochi giorni dalla data stabilita: «evidentemente all'Epo
non piace il confronto con la popolazione civile», questo anche il pensiero
di Equivita in merito, che però avvisa come la manifestazione, al via alle
09:00 di stamani mattina, non è stata cancellata. L'Ettore Fieramosca del
caso non rinuncia dunque alla sua battaglia.
«Il brevetto sul broccolo e quello sul pomodoro sono solo un esempio tra
tanti, poiché all'Epo sono state presentate svariate centinaia di richieste
di brevetto riguardanti piante e animali riprodotti con procedure
convenzionali. Se questi brevetti verranno rilasciati, aziende come la
Monsanto avranno il controllo non solo degli organismi geneticamente
modificati , ma anche di quelli tradizionali. Avranno dunque il controllo
della produzione di cibo a livello globale.
Esse avranno raggiunto il fine per il quale avevano sostenuto e promosso le
nuove leggi brevettuali (oltre che gli ogm) e potranno riscuotere dagli
agricoltori, ad ogni risemina o ciclo riproduttivo, le royalties (diritti di
brevetto) che a loro competeranno. I consumatori, agricoltori e produttori
di alimenti diventeranno in larga misura dipendenti dalle multinazionali.
Saranno colpiti pesantemente sia gli agricoltori dei paesi in via di
sviluppo che quelli europei».

IL COMMA 22 DEI LICENZIAMENTI

IL MANIFESTO, 31/10/2011

DI ALESSANDRO ROBECCHI

L'idea che per diminuire la disoccupazione si debba licenziare liberamente è incredibilmente molto gettonata in questo povero paese di squilibrati. È come se per curare la bronchite si prescrivessero al paziente due pacchetti di sigarette al dì, un sigaro dopo i pasti e una dose di curaro inalata per aerosol.

In questo modo - spiega il ministro del lavoro Sacconi - faremmo posto a nuovi ammalati di bronchite da trattare, eventualmente, nello stesso modo. È un paradosso in stile Comma 22: le aziende non assumono perché non possono licenziare. Ma se hanno bisogno di assumere, perché diamine scalpitano per licenziare?

Mi rendo conto che è un ragionamento complesso, si vede bene che mentre lo spiega Sacconi rischia esplodere per lo sforzo. Ma in generale, si respira aria di festa: il fatto che due governi di destra (francese e tedesco) incoraggino il più impresentabile dei leader mondiali a licenziare a piacere i lavoratori, mette d'accordo tutti. Sacconi lo dice come può, coi suoi strumenti, che sono poca cosa.

Più astuto, il telegenico Matteo Renzi, preferisce citare con eleganza la flexsecurity nordeuropea, facendo finta di non sapere come vanno le cose da queste parti sudeuropee, cioè che prima diventi flex a bastonate, e la security, invece forse, vedremo, le faremo sapere... Tutti e due, tra l'altro, citano deliziati le teorie economiche di Pietro Ichino che Repubblica, forse in preda a delirio narcotico, definisce «economista scomodo». Pensa quelli comodi!

Che venga da un ente inutile (il ministero del lavoro di un paese dove lavoro non ce n'è) o dalla nuova gauche-iPhone ancora affascinata da Tony Blair (perversi, eh!), la solfa è quella solita: vent'anni di flessibilità non sono bastati, siete ancora troppo rigidi, dunque mollate i vostri diritti, gente, è per il vostro bene. La fine è nota: il povero Pd, l'unica vera forza europeista italiana, se lo prende in quel posto come da tradizione, costretto a gridare «viva l'Europa» anche quando l'Europa impone la libertà di licenziare senza regole i suoi elettori.

BENZINA E DIESEL PIU' CARI PER FINANZIARE GLI AIUTI A LIGURIA E TOSCANA

IL CORRIERE DELLA SERA, 31/10/2011

Aumenta l'aliquota d'accisa sui carburanti per finanziare gli interventi di emergenza a seguito delle alluvioni in Liguria e Toscana. Lo rende noto l'Agenzia delle dogane. A partire dal primo novembre e fino al 31 dicembre 2011, l'accisa su benzine e gasolio usato come carburante aumenta di 8,90 euro per mille litri, cioè 0,89 centesimi di euro (poco meno di un centesimo) al litro, a cui va aggiunta l'Iva al 21%. Dall'aumento sono esclusi i consumi del settore dell'autotrasporto commerciale.

CONTINUA LA LETTURA SU:
http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_31/benzina-aumento-accisa-per-finanziare-emergenza-maltempo_e78bef26-03b8-11e1-af48-d19489409c54.shtml

ROMA E MILANO LE CAPITALI DEI REATI

IL CORRIERE DELLA SERA, 31/10/2011

- Milano e Roma maglia nera dei reati. Con il capoluogo lombardo che ha sia il maggior numero di delitti denunciati (275 mila) sia la maggior incidenza sulla popolazione (6.948 ogni 100mila abitanti). E Roma che non è da meno: di poco inferiore al Nord per incidenza, registra comunque un incremento di reati denunciati nel 2010 pari al 7,8 per cento. Un peggioramento effettivo delle condizioni di sicurezza che non tiene conto peraltro - le statistiche si fermano al 31 dicembre 2010 - dei numerosi conflitti a fuoco che hanno insanguinato la capitale negli ultimi otto mesi. Inevitabili le polemiche, che diventano pretesto per discussioni più politiche che concrete.


Roma, Portuense: uomo gambizzato in sparatoria a settembre (foto Proto) «FALLIMENTO DI ALEMANNO» - Nel giorno in cui il quotidiano economico Il Sole24Ore pubblica i dati diffusi dall'Associazione nazionale forze di polizia (Anfp), l'opposizione comunale a Roma non perde tempo e attacca: «Anche l'Associazione delle forze di polizia denuncia l'aumento allarmante dei reati nella Capitale... Un vero e proprio scenario da Far West, di cui i romani sono purtroppo consapevoli da tempo - afferma Marco Miccoli, segretario del Pd Roma -. È l'ennesima dimostrazione del fallimento di Alemanno certificato da numeri di fronte ai quali per il sindaco sarà difficile anche il consueto esercizio di arrampicata sugli specchi». Mentre il deputato Pd Ileana Argentin si augura che «di fronte ai dati sull’aumento dei reati a Roma, Alemanno eviti l’ennesimo videomessaggio, condito da lamentele verso l’opposizione e la stampa, e prenda atto di una sconfessione sulle politiche per la sicurezza, suo cavallo di battaglia in campagna elettorale».


La scientifica sul luogo dell'omicidio di aprile a Prati (foto Ansa/Peri) LE ALTRE CITTA' «NERE» - Altre due grandi città in testa alla classifica degli episodi di cronaca nera - per i «volumi complessivi» dei reati - seguono Milano e Roma: sono Torino e Napoli. Mentre Rimini è la seconda provincia in Italia per l'incidenza dei reati denunciati nel 2010 in rapporto alla popolazione: 6.589 per centomila abitanti, per un totale di 20.235, con una diminuzione del 10% rispetto al 2009. Nella «top ten» figurano poi Bologna, al quarto posto (6.428; 63.276; -0,3%), e Ravenna, al decimo (5.343; 20.813; 1,8%). Subito dopo Roma si trovano L'Aquila, Matera, Latina, Palermo, Ascoli Piceno e Lodi.

CONTINUA LA LETTURA SU.
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_31/reati-milano-e-roma-maglia-nera-polemiche-1902001216802.shtml

LIBIA, IL GIALLO DELLE ARMI CHIMICHE

IL CORRIERE DELLA SERA, 31/10/2011

- Il primo ministro dimissionario del Cnt Mahmoud Jibril ha reso noto che in Libia sono stati trovati ordigni chimici. Lo riferisce la rete satellitare Al Arabiya. Resta però il dubbio sulle parole effettivamente pronunciate da Jibril. Che, secondo altre fonti, avrebbe parlato in particolare di armi chimiche.

CONTINUA LA LETTURA SU:
http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_30/libia-ordigni-nucleari-jibril-aiea_867d9ca8-0335-11e1-8566-f96c33d2415f.shtml

COME "COSTRUISCONO" UN PENTITO

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/10/2011

DI GIUSEPPE LO BIANCO E SANDRA RIZZA

Il "picciotto" della Guadagna, indicato da Salvatore Candura come mandante del furto della 126 dell'attentato a Paolo Borsellino, rivela di essere un "falso pentito". E racconta di torture subite in carcere e di istruzioni ricevute dai poliziotti per riempire i verbali, con la connivenza dei pm La madre l’ha rinnegato, e non da ora. Nella borgata della Guadagna, come scrive tale Antonio Chinnici su Facebook, dicono “che si può impiccare da solo, fa prima”. E gli ergastolani scarcerati per lui hanno solo una domanda: “Chi ti ha detto di fare il mio nome?”. Ora Vincenzo Scarantino ha paura e non vuole uscire dal carcere, dove deve restare altri due anni. La libertà per lui è diventata un incubo, così come lo è stata la detenzione degli anni di Pianosa, dal ‘ 92 al ‘ 94, quelli in cui è maturato il suo falso pentimento. Era bastata mezz’ora di interrogatorio al pm di Palermo Alfonso Sabella per cacciarlo via, dopo avere raccolto l’improbabile confessione di Enzino “serial killer” che staccava la testa delle sue vittime con un taglierino. Ma su via D’Amelio, le parole del falso pentito, rese inossidabili dalla ragion di Stato, hanno scavalcato le montagne della logica, trovando accoglienza in tre sentenze timbrate dalla Cassazione.

EPPURE le pressioni che sarebbero state utilizzate per strappare una confessione impossibile, trasformando un piccolo manovale di borgata nel teste chiave della strage, erano state denunciate subito dai familiari, terrorizzati dalla vendetta mafiosa. La madre di Scarantino, la moglie e le altre donne della famiglia accusarono i poliziotti di aver messo in piedi, con Enzino, un’autentica “fabbrica di pentiti”: parlarono di verbali studiati a memoria, di riscontri sul territorio ottenuti grazie alle indicazioni degli agenti, riferirono di annotazioni scritte dagli inquirenti, a margine degli interrogatori, per istruire il teste su quanto avrebbe dovuto riferire in aula. E al processo saltarono fuori tre fogli di verbale, con annotazioni a mano di una calligrafia “femminile”, con suggerimenti ed aggiustamenti delle sue dichiarazioni. Lezioni di pentimento e “metodi forti”. Per convincere Enzino a parlare in carcere gli avrebbero dato “cibo scarso e con i vermi”, così confidò alla moglie il falso pentito durante un colloquio, lo avrebbero minacciato “di iniettargli il virus dell’Aids”, e “di impiccarlo”. Gli avrebbero reso la vita un inferno: in cella, fece sapere Scarantino tramite i familiari, aveva “il divieto di lavarsi e di dormire”, e quando riusciva a chiudere gli occhi lo svegliavano con “secchi d’acqua gelida lanciati addosso”. Denunciò sevizie e minacce, ma anche anche promesse di denaro e libertà: “La Barbera mi disse che mi sarei fatto solo qualche mese di galera e che mi avrebbe dato duecento milioni”, rivelò il picciotto della Guadagna alla sua prima ritrattazione, nel ‘ 98, quando confessò di avere raccontato balle apprese da Radio Radicale, perchè lui non sapeva neanche “dov’era via D’Amelio”. Lette a distanza di diciott’anni, alla luce della nuova indagine, quelle denunce delle donne di casa Scarantino, come abbiamo scritto ne “L’Agenda nera della seconda Repubblica” (Chiarelettere), anticipano dall’esterno le accuse mosse oggi dai tre ex collaboratori (Scarantino, Candura e Valenti) contro i poliziotti che li avrebbero manovrati nelle varie località segrete, e che attualmente sono indagati come autori del depistaggio in un’inchiesta in cui, come scrivono i pm nisseni, non sono stati finora trovati “sufficienti elementi di riscontro”. È la moglie di Scarantino, Rosalia Basile, a denunciare per prima che, al telefono, il marito le racconta che i poliziotti gli suggeriscono le parole per riempire i verbali e che i pm lo assecondano, pur sapendo che le sue “sono tutte bugie”, per tenere in piedi l’inchiesta.

LE ACCUSE della donna finiscono in una lettera indirizzata a Silvia Tortora, paladina del garantismo, e sui giornali attraverso le parole di Tiziana Maiolo, deputato di Forza Italia. Poi Rosalia Basile è persino ospite di Enzo Biagi, nella trasmissione televisiva “Il fatto”. L’altalena di rivelazioni e retromarce di Scarantino raggiunge il culmine il 15 settembre 1998, quando il pentito, in aula a Como, ritratta ufficialmente tutte le sue accuse. Dice di aver studiato gli organigrammi di Cosa nostra su un libro scritto dal collaboratore Tommaso Buscetta (volume che gli sarebbe stato consegnato dai poliziotti) per dimostrare ai pm una profonda conoscenza della mafia. “Sono stato usato come un orsacchiotto con le batterie – dice – costretto con le minacce a prendere in giro lo Stato, in galera ho mangiato anche i vermi, le guardie mi dicevano che mentre ero in carcere mia moglie andava a battere, e facevano allusioni al suicidio di Gioè”. In aula, alla fine, l’ex collaboratore scoppia in lacrime: “Sono quattro anni che volevo dire la verità”. Accusa: “Il pm Palma mi disse che era meglio se all’appello arrivavo come definitivo, così sarei stato più convincente”. E conclude: “Sono innocente. Se muoio, è per ordini superiori della Squadra mobile di Napoli o Palermo. Io non ho intenzione di ammazzarmi”. Tutto cominciò pochi mesi dopo la strage di via D’Amelio, in quella fine estate del ‘ 92, con Salvatore Candura, che si autoaccusò falsamente del furto della 126, chiamando in causa, come mandante, Scarantino. Interrogato lo scorso anno, Candura non ha saputo indicare neppure dov’era parcheggiata l’auto: “Un semplice sopralluogo, all’epoca dei fatti – scrivono oggi i pm nelle 1300 pagine della memoria – avrebbe potuto contribuire ad accertare che Salvatore Candura non poteva essere il ladro”. Ma quel sopralluogo non fu mai fatto.

FUMETTI GIAPPONESI: TANIGUCHI OPERAIO DELLA CREATIVITA'

IL FATTO QUOTIDIANO, 30/10/2011

DI STEFANO FELTRI

Ilfattoquotidiano.it intervista uno degli autori di manga più famosi e oggi ospite d'onore al Lucca Comics & Games. Taniguchi racconta la sua dura vita d'autore: "Faccio 30 o 40 tavole al mese, sei giorni a settimana" In un suo libro del 2008, “Uno zoo d’inverno” (Rizzoli), Jiro Taniguchi racconta la dura vita del mangaka, l’autore di fumetti giapponesi, operaio della creatività che deve produrre fumetti con gli stessi ritmi di Charlie Chaplin in Tempi Moderni, disegnando tutta la notte, senza weekend o pause, giusto qualche serata alcolica prima di collassare con i colleghi sulla soglia dell’ufficio. Anche ora, a 64 anni, che si è guadagnato una notorietà internazionale, ospite d’onore dell’edizione in corso dell’evento fumettistico più importante d’Italia, Lucca Comics & Games, Taniguchi racconta di avere ancora una produttività da robot dell’arte: “Faccio 30 o 40 tavole al mese, sei giorni a settimana, per 8 ore al giorno sto al tavolo da disegno, ne tengo 8 per dormire e 8 per il tempo libero, pasti inclusi. Ma rispetto ad altri periodi lavoro decisamente meno”; racconta a ilfattoquotidiano.it. Anche perché adesso ha diversi assistenti che lavorano per lui (che, nella divisione nipponica del lavoro fumettistico, curano gli sfondi e i dettagli secondari).

L’elenco delle opere di Taniguchi ormai è sterminato. In Italia al momento lo pubblicano tre editori, la Panini Comics che sta ristampando le sue opere più importanti in una collana dedicata (le ultime sono “Tokyo Killers”, “Blanca” e “I cani degli dei”) e Rizzoli Lyzard, che ne pubblica diversi volumi all’anno (in uscita “Privamevera”, con il francese Jean Luis Morvan). Più Coconino Press, che ha in catalogo tra l’altro la sterminata epopea storica “Ai tempi di Bocchan”. Lucca Comics ha scelto di celebrare Taniguchi, dedicandogli anche una mostra, “L’uomo che racconta”, con questa motivazione: “Autore completo capace di passare con una costante padronanza dei propri mezzi dal solenne romanzo storico alla struggente vicenda intimista, dal dinamico racconto d’avventura alla pacata confidenza autobiografica, è unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori protagonisti del fumetto mondiale”. Ilfattoquotidiano.it, grazie alla mediazione della Panini, è riuscito a fargli qualche domanda, cosa non scontata visto che Taniguchi pur essendo assai più noto in Europa che in Giappone e pubblicato in decine di Paesi da questo lato del mondo, non parla alcuna lingua occidentale.

Non fosse per i tratti somatici, Jiro Taniguchi, solidi baffi grigi e occhi divertiti, potrebbe sembrare un reduce della rive gauche parigina, forse ha assorbito anche nell’aspetto qualcosa del Paese che gli ha regalato la celebrità: “Tuttora non so spiegarmi bene perché i miei manga abbiano tanto più successo in Europa che in patria, forse è proprio perché hanno un sapore molto giapponese che attirano gli europei. O forse dipende dall’influenza che ha avuto la bande dessinée francese agli inizi della mia carriera”. Taniguchi ha lavorato con diversi artisti del fumetto francofono, la collaborazione più illustre è stata quella con Moebius per Icaro (Coconino Press). E ha sempre letto opere occidentali, “tra gli italiani me ne piacciono troppi per elencarli tutti, ma devo citare almeno Giardino, Sergio Toppi, Lorenzo Mattotti e Igort”.

A prima vista non ci potrebbe essere maggiore differenza tra l’attenzione maniacale ai dettagli del fumetto francese, quelle tavole enormi e piene di colori, e la semplicità del lavoro di Taniguchi, rigorosamente in bianco e nero, mai una linea più del necessario, nessun ostacolo visivo alla lettura. Però dalla bande dessinée Taniguchi ha preso la lezione fondamentale: “I disegni sono le armi del mangaka, devono spingere il lettore dentro la storia. Se chi legge grazie a questi armi prova un senso di affinità con la tavola potrà entrare nel fumetto senza difficoltà. Anche quando lavoro penso ai giapponesi come mio pubblico, devo trovare il modo perché i disegni parlino a tutti e suscitino un’emozione universale”.

Lo hanno paragonato alla cosa più simile a Marcel Proust che i fumetti hanno espresso, con il suo eterno ritorno all’infanzia al villaggio a Tottori, nella campagna dove Tokyo è poco più di un miraggio, dove il tempo non passa e quello che conta sono solo la famiglia e i ricordi (da leggere “Al tempo di papà”, un lungo funerale del padre diventa l’occasione per ritrovare le radici). Ma Taniguchi non ha il complesso di inferiorità di certi fumettisti che senza l’etichetta di romanzieri si sentono disprezzati, a lui il dibattito tutto europeo sui graphic novel non interessa: “Io non cerco di fare romanzi grafici, semplicemente manga. Che sono una delle tecniche relativamente nuove per esprimere idee, fondendo testi, disegni e regia, cioè il layout, la scansione tra vignette”. E’ molto più interessato, il maestro di Tottori, al tormento intellettuale degli autori di manga dopo il disastro nucleare di Fukushima, in marzo.

Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki hanno scavato talmente la psiche dei giapponesi che tuttora i manga ne riportano gli echi, ci sono più funghi atomici nei fumetti giapponesi che in tutti i disaster movie di Hollywood, le esplosioni provocate da poteri incontrollabili, di solito della mente, sono frequentissime. E dopo i fatti di marzo le paure atomiche si sono saldate con quelle, ataviche, della geologia incontrollabile che provoca terremoti e tsunami.

Taniguchi, che sta lavorando a un’opera storica che dovrebbe terminare tra due o tre anni, racconta: “Non penso che l’influenza di Fukushima si vedrà nell’immediato, sui manga. Ma lentamente scaverà il subconscio degli artisti. Io, per esempio, dopo il terremoto e l’incidente nucleare ho scoperto nuove angosce, mi sono trovato a pensare a cose cui non avevo mai penato. Ho meditato a lungo se si potesse ancora fare manga dopo Fukushima. Poi ho capito che disegnare è importante, ancora più importante”.

LA VERITA' SU FUKUSHIMA

IL FATTO QUOTIDIANO, 31/10/2011

DI ANDREA BERTAGLIO

Associazioni spontanee hanno iniziato le rilevazioni radioattive in alcune zone di Tokyo. In 22 aree della capitale (su 132 esaminate) la radioattività è simile ai livelli di di Chernobyl. I giapponesi hanno deciso di fare da sé. A Tokyo, alcuni cittadini non più disposti ad aspettare le rassicurazioni di governo ed enti locali sui possibili effetti dell’incidente nucleare di Fukushima, hanno attivato via facebook un progetto per misurare autonomamente il livello di radioattività in alcune zone della città. I risultati ottenuti sono scioccanti: in 22 aree della capitale (su 132 esaminate) la radioattività supera, e di molto, i 37mila becquerel al metro quadrato, il livello dei luoghi contaminati dal disastro di Chernobyl. Cifre allarmanti, che si uniscono a quelle ottenute da altri studi indipendenti condotti in questi mesi, secondo cui cesio radioattivo potenzialmente pericoloso può essersi spinto e accumulato in luoghi ben più distanti da Fukushima della stessa Tokyo. Ma soprattutto in aree che il governo nemmeno considera di controllare.

I leader giapponesi sin dall’11 marzo hanno insistito molto sul fatto che le fughe radioattive di Fukushima Daiichi non si siano diffuse in zone lontane dalla centrale, non minacciando così il resto del Paese. Addirittura per Kaoru Noguchi, responsabile della salute e della sicurezza della città di Tokyo, non solo i test già condotti sono più che sufficienti, ma le sostanze radioattive arrivate fino alla capitale si sarebbero depositate più che altro sul cemento, essendo la metropoli estremamente urbanizzata, per poi essere portate via dalla pioggia. Anche le possibili esposizioni, per la Noguchi, sono state molto limitate, perché “nessuno sta nello stesso punto tutto il giorno”.

Il problema è che, come rivela il New York Times, “le fonti ufficiali sono state ripetutamente smentite da esperti indipendenti e da gruppi di cittadini che hanno condotto rilevazioni per proprio conto”. Per il quotidiano newyorkese, “il fallimento del governo nell’agire prontamente, come afferma un crescente coro di scienziati, potrebbe esporre molte più persone di quante si fosse originariamente pensato a radiazioni potenzialmente nocive”.

Una tesi confermata da Kiyoshi Toda, medico ed esperto in radioattività presso la facoltà di Studi ambientali dell’Università di Nagasaki. “Le sostanze radioattive entrano nei corpi delle persone dall’aria, dal cibo, e sono ovunque”, avverte il dottore: “Ma il governo non prova nemmeno a informare il pubblico sulla quantità di radiazioni a cui è esposto”. Accuse pesanti, che però sembra condividere una crescente porzione della popolazione nipponica.

Complice di questa diffusione del dissenso è la rete, di cui i giapponesi sono fra i maggiori utilizzatori mondiali, che ha portato svariati gruppi di cittadini ad unirsi nella “ricerca della verità sull’incidente nucleare di Fukushima”. Un esempio su tutti è quello del Radiation Defense Project, gruppo di persone nato dalla pagina facebook Fukushima Daiichi Genpatsu wo Kangaemasu che, munitosi di dosimetri e forte della collaborazione dell’Istituto per la ricerca sugli isotopi di Yokohama, ha raccolto nella capitale campioni di suolo risultati più radioattivi delle zone contaminate intorno a Chernobyl.

Alcuni di questi campioni sono stati raccolti sotto arbusti molto vicini ai campi da baseball in cui si allenano dei bambini, dove si sono rilevati 138mila becquerel per metro quadrato ed importanti quantità di cesio-137, un sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio altamente tossico e cancerogeno. Ma in alcune zone si è arrivati a misurare più di 1,5 milioni di becquerel al metro quadro.

Risultati che hanno portato Takeo Hayashida, volontario del gruppo autore di queste ricerche e soprattutto padre di un ragazzino undicenne che si allenava in uno di quei campi, a decidere di trasferirsi ad Okoyama, quasi 600 km a sud-est della capitale: “Forse saremmo potuti restare a Tokyo senza problemi”, ha affermato Hayashida: “Ma scelgo un futuro senza paura delle radiazioni”.

In realtà il governo giapponese non sta ignorando del tutto le preoccupazioni della cittadinanza. Recentemente sono stati condotti controlli aerei su tutto il Giappone orientale, inclusa appunto Tokyo. Secondo molti esperti ed attivisti, però, verifiche di questo tipo non possono essere utili e precise come quelle condotte localmente da questi gruppi di cittadini, nati spontaneamente dal web.

Quando si parla di radioattività, “Chiunque vuole credere che questo sia un problema solamente di Fukushima”, dice Kota Kinoshita, membro del Radiation Defense Project ed ex giornalista televisivo: “Ma se il governo non prende seriamente il problema, come possiamo credergli?”.

CLASSI-POLLAIO, ULTIMATUM DEL TAR

LA REPUBBLICA, 31/10/2011

DI SALVO INTRAVAIA

Un'ordinanza del Tribunale, che ha accolto il ricorso del Codacons, intima a viale Trastevere di consegnare entro dieci giorni il progetto di riqualificazione dell'edilizia scolastica. Se il termine non sarà rispettato, scatterà la sanzione

Sulle classi-pollaio la Gelmini rischia di essere commissariata. E non sarebbe la prima volta: accadde anche con le graduatorie ad esaurimento e il governo, successivamente, fu costretto ad adeguarsi. Questa volta, è il Codacons a mettere alle strette il ministro dell'Istruzione. Se entro dieci giorni non farà pervenire al Tar Lazio il Piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica, il giudice amministrativo, quasi certamente, farà scattare la sanzione che colpisce le amministrazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad una sentenza dei giudici.

L'ultimatum è contenuto in un'ordinanza pubblicata lo scorso 28 ottobre dai toni piuttosto netti: "Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) - si legge - ordina al ministero Istruzione, Università e Ricerca di depositare nella segreteria della sezione nel termine di giorni dieci decorrenti dalla comunicazione" il Piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica. Tutto inizia lo scorso dicembre, quando il Tar accoglie il ricorso del Codacons sulle classi-pollaio, richiamando il ministero al rispetto delle leggi vigenti in materia di affollamento delle aule scolastiche.

Il decreto sul dimensionamento scolastico, voluto nel 2009 da Tremonti, impone limiti al numero degli alunni per classe fino a 30, ma una norma del 1992 stabilisce che in caso di incendio in classe debbano esserci al massimo 26 persone: 25 alunni più l'insegnante. "Se il ministero vuole classi più numerose deve anche assicurarsi che gli edifici scolastici siano idonei ad ospitarle, nel rispetto delle norme di sicurezza vigenti", si legge in una nota del Codacons che commenta la sentenza. E il Piano in questione serve proprio a questo, ma nessuno lo ha ancora predisposto.

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http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/31/news/classi_pollaio-24169957/?ref=HREC2-1

NON LE FANNO DONARE IL SANGUE PERCHE' GAY

LA REPUBBLICA, 30/10/2011

E' quanto ha raccontato Lidia Marchesi, 39 anni, rifiutata dal centro trasfusioni dell'Umberto I. E la direttrice del servizio spiega: "L'omosessualità non è motivo di esclusione, bisognerebbe verificare che cosa è emerso nell'incontro con il medico". Le associazioni gay: "Fare chiarezza, non creiamo allarmismi"
Una donatrice di sangue
"Non può donare il sangue perché il suo rapporto sentimentale è considerato a rischio". E' stata questa la risposta che Lidia Marchesi, una donna lesbica di 39 anni, ha ricevuto dal centro trasfusioni del Policlinico Umberto I.

"E' stata una cosa assurda", spiega la donna che lavora come impiegata nello studio di un commercialista. "Vivo e ho rapporti stabili con un'altra donna da quattro mesi, quindi posso donare il sangue", ha commentato Lidia, riferendosi al limite previsto dai medici della struttura, per escludere fattori di rischio legati ai rapporti sessuali.

"Quando sono arrivata negli uffici del centro mi hanno fatto parlare con un medico che mi ha posto una serie di domande private, anche sulla mia vita sessuale - ha raccontato la 39enne - Quando gli ho detto che sono omosessuale, lui mi ha risposto che purtroppo non potevo donare il sangue perché il mio rapporto sentimentale è considerato 'a rischio', per la trasmissione di malattie veneree. Ma io e la mia compagna siamo una coppia normale. Ci amiamo e ci rispettiamo come e forse più di tante altre coppie".

Immediata la replica di Gabriella Girelli, direttrice del centro trasfusionale: "Non esiste alcuna legge che vieta agli omosessuali di donare il sangue. In generale non possono farlo le persone 'a rischio'. E' il medico che esegue la visita a stabilire se la persona è a rischio. E sulla base di quello che gli viene riferito, decide se possono esserci rischi per chi deve ricevere il sangue. Ognuno è libero di avere la propria vita privata e non si giudica nessuno".

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http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/30/news/non_posso_donare_il_sangue_perch_gay_l_umberto_i_no_il_medico_a_decidere-24157059/?ref=HREC2-5

TEMPESTA DI NEVE NEGLI USA

LA REPUBBLICA, 30/10/2011

Il bilancio della tempesta di neve che si è abbattuta sulla costa est degli Stati Uniti si aggrava: il numero di persone senza elettricità sale a oltre 3 milioni. Solo a New York, le persone senza corrente sono 200.000, contro le 617.000 del New Jersey, le 650.000 del Massachusetts, le 285.000 del New Hampshire e le 150.000 del Maine.
Molti gli alberi e i rami caduti a causa della neve, 600 a New York. Le autorità hanno liberato le strade e consigliato di non andare nei parchi finchè la tempesta non sarà passata. Le nevicate, davvero inusuali per questo periodo dell'anno (a New York ha nevicato in ottobre solo 3 volte dal 1869), erano attese da giorni e sono previste sulla parte settentrionale della costa altantica durante tutto il weekend.

L'insolita bufera di neve ha investito tutto il nord-est degli Stati Uniti. In Pennsylvania, nella città di Allentown, dove la neve di solito non fa la sua comparsa che ai primi di dicembre, già in mattinata si era depositata al suolo una coltre bianca alta più di 30 centimetri; lo stesso è accaduto a Hartford, nel Connecticut, e a Worcester, nel Massachusetts. Tre le vittime: un uomo è deceduto in seguito ad un incidente per il ghiaccio sulla strada; in Pennsylvania un anziano di 84 anni è morto dopo essere stato travolto da una massa di neve che è caduta da un albero. Un giovane di 20 anni ha perso la vita, fulminato, in Massachusetts.

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http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/30/news/tempesta_di_neve_sulla_costa_est_degli_usa-24124466/?ref=HREC2-10

BNL-UNIPOL, CONDANNATI FAZIO E CONSORTE

LA REPUBBLICA, 31/10/2011

DI WALTER GALBIATI

Il tribunale di Milano (prima sezione) ha condannato l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, a 3 anni e 6 mesi nell'ambito del processo sulla mancata scalata a Bnl da parte di Unipol. Per l'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, la condanna è di tre anni e dieci mesi, mentre Carlo Cimbri, attuale amministratore delegato della compagnia assicurativa, e l'ex numero due Ivano Sacchetti hanno rimediato tre anni e sette mesi. Accolta per Fazio la pena che avevano chiesto i pm Luigi Orsi e Gaetano Ruta, mentre per Consorte avevano chiesto 4 anni e sette mesi. Tra i big condannati figura anche l'immobiliarista ed editore, Francesco Gaetano Caltagirone, oggi al vertice del Monte dei Paschi di Siena , che ha riportato una condanna di tre anni e sei mesi, mentre Francesco Frasca, ex capo della vigilanza di Bankitalia è stato assolto.

Condannati anche a tre anni e sei mesi di reclusione e a 900 mila euro di multa ciascuno gli immobiliaristi Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto, il finanziere Emilio Gnutti (il pm aveva chiesto l'assoluzione), i fratelli Ettore e Tiberio Lonati, il banchiere Guido Leoni (presidente della Bper), Vito Bonsignore, l'europarlamentare dell'Udc e vicepresidente del gruppo Ppe. Per Unipol i giudici di Milano hanno disposto una multa di 720 mila euro e hanno stabilito una provvisionale di 15 milioni di euro nell'ambito del processo sulla tentata scalata a Bnl.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/10/31/news/bnl_unipol_fazio_condannato-24184150/?ref=HRER2-1

BOOM DELLA DISOCCUPAZIONE

LA REPUBBLICA, 31/10/2011

La percentuale complessiva di chi non ha un impiego arriva all'8,3, ai livelli di novembre 2010. Tra gli under 24 uno su tre è senza occupazione, il dato peggiore da gennaio di sette anni fa. "Inattiva" quasi un'italiana su due: non ha lavoro né lo cerca

ROMA - Nubi nere su giovani e donne. Per loro il lavoro è sempre più un miraggio. Il tasso di disoccupazione a settembre è balzato all'8,3%, dall'8,0% di agosto. Lo rileva l'Istat in base a stime provvisorie, sottolineando che così il tasso si riporta ai livelli del novembre 2010. Tra i giovani (15-24 anni) quelli senza lavoro sono il 29,3%, dal 28,0% di agosto. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, ovvero dall'inizio delle serie storiche.

Il tasso di disoccupazione a settembre risulta così in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto sia rispetto all'anno precedente. In particolare, quello maschile aumenta di 0,3 punti percentuali nell'ultimo mese, portandosi al 7,4%, mentre quello femminile, con un aumento della stessa entità, si attesta al 9,7%. Rispetto all'anno precedente il tasso di disoccupazione maschile sale di 0,2 punti percentuali, quello femminile di 0,3 punti percentuali.

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http://www.repubblica.it/economia/2011/10/31/news/disoccupazione_settembre-24178517/?ref=HRER1-1

LEGABIENTE CONTRO IL NEGAZIONISMO CEMENTIZIO NELLE CINQUE TERRE

DA REPUBBLICA GENOVA

Monterosso, Legambiente corregge il sindaco "L´assalto del cemento non si
è mai fermato"
In questi ultimi anni due megaparcheggi a Loreto, trenta villette a Meschi
e un altro grande park in paese

«Il sindaco di Monterosso ha scordato un bel po´ di cantieri e progetti
approvati o trattati dalla sua amministrazione, altro che tutto fermo da
40anni». Stefano Sarti, presidente regionale Legambiente e Claudio
Frigerio, presidente di "AmbientalMente" associazione molto attiva nello
spezzino, replicano alle dichiarazioni del sindaco di Monterosso Angelo
Maria Betta (centro destra) che in un´intervista a Repubblica, a proposito
di cementificazione, ieri aveva detto: «È dal 1966 che a Monterosso non si
costruisce nulla».
«Abbiamo letto l´intervista al sindaco - dicono Sarti e Frigerio - e, se
pure controvoglia date le circostanze drammatiche nelle quali ci troviamo,
siamo costretti a precisare che l´affermazione fatta dal signor Betta è
palesemente falsa». I due ambientalisti elencano una serie di interventi
già realizzati, in fase di costruzione o il cui iter è in corso di
trattazione da parte dell´amministrazione comunale. «Due megaparcheggi in
località Loreto, uno completato e l´altro in via di costruzione». Quello
in cantiere è un autosilos da 300 posti ed è stato ripreso, con tanto di
gru, dall´elicottero dalle telecamere di Ambiente Italia, programma che
aveva inviato sul posto la giornalista di Rai Tre Teresa Tacchella. Altro
intervento molto contestato è «la piscina in fase di completamento a picco
sul mare all´Hotel Porto Roca», una piscina di un albergo che il Comune ha
concesso perché «di interesse pubblico».
«E poi - proseguono Sarti e Frigerio - ci sono progetti vari in avanzato
stato di approvazione, tra cui 30 villette in località Meschi e un
ulteriore grande parcheggio in via Molinelli».
«Siamo anche noi consapevoli che l´imprevedibilità e l´eccezionalità
dell´evento abbiano determinato il dramma che stiamo vivendo - concludono
i due ambientalisti - ma precisiamo che un´attenta opera di manutenzione
del territorio e un suo uso meno disinvolto avrebbero potuto certamente
ridurne la portata».
(marco preve)

E' NATA IN INDIA NARGIS LA BIMBA NUMERO 7 MILIARDI

AFFARI ITALIANI, 31/10/ 2011 -

E' nata nello stato di Lucknow la piccola Nargis, nata alle 7,20 ora
locale. E' lei l'abitante della Terra numero 7.000.000.000. Il superamento
della fatidica soglia era stato idealmente collocato nell'ultimo giorno di
ottobre e l'associazione non governativa Plan International aveva tenuto
monitorate alcune donne il cui parto era previsto in coincidenza con
questa data, per potere individuare colui o colei che sarebbe stata il
simbolo della crescita del pianeta, con tutte le ripercussioni che questo
comporta.

Si tratta di un titolo puramente simbolico che però viene "contestato"
dalle Filippine, dove un'altra bimba è venuta al mondo a ridosso del 31
ottobre. Nata due minuti prima della mezzanotte a Manila, la piccola
Danica May Camacho ha però mancato di poco l'obiettivo. Ma di chiunque si
tratti, davvero poco importa. Il numero di 7 miliardi è puramente
evocativo e gli scenari che rimanda alla mente non sono dei più
incoraggianti, visto che la crescita esponenziale della popolazione si
accompagna con problemi di mancanza di risorse. E non è un caso forse che
la bimba simbolo del sovraffollamento del pianeta arrivi da uno dei Paesi
a maggiore espansione demografica della Terra.
Nargis è nata in un ospedale rurale dell'Uttar Pradesh, a circa 70
chilometri dalla capitale dello stato Lucknow. E' venuta al mondo alle
7,20 ora locale da una madre di 23 anni e un padre di 25 nel piccolo
villaggio di Mall. La Ong seguiva da vicino sette donne il cui parto era
previsto per oggi e aveva scelto l'Uttar Pradesh per l'esperimento in
ragione dell'alto tasso di fertilità della zona e in base ad alcune
indicazioni delle Nazioni Unite secondo cui l'essere umano numero sette
miliardi sarebbe nato in questa data e proprio in questa regione. Con 1.2
miliardi di abitanti l'India è il secondo paese più popoloso al mondo e
dovrebbe superare la popolazione cinese entro il 2015. Gli indiani hanno
in media 2,7 figli mentre in Uttar Oradesh ogni donna ne ha in media 3,8

BRASILE ULTIMA FRONTIERA DEL LUSSO

IL SOLE 24 ORE, 26/10/2011

DI GIULIA CRIVELLI

Il mercato crescerà del 20% a 2,3 miliardi, dal 2005 il Pil della settima
economia mondiale è raddoppiato.
Il fatto stesso che Fondazione Altagamma, per la prima volta, abbia
dedicato una giornata di riflessioni e presentazioni di dati al Brasile
basterebbe a spiegare la centralità, futura ma persino presente, del Paese
sudamericano per il settore del lusso. Non è più sufficiente considerare
il Brasile "uno dei Bric": la settima economia del mondo (un posto
guadagnato nel 2010, a scapito dell'Italia) «è un'opportunità imperdibile
per le aziende del made in Italy», ha spiegato Santo Versace, presidente
di Fondazione Altagamma, aggiungendo che «molte imprese italiane sono già
presenti e altre stanno per entrare. I presupposti economici e di
contiguità culturale con la mentalità brasiliana, ci sono tutti per poter
essere protagonisti della crescita del Paese».

Sono proprio i dati economici a impressionare: nonostante forti disparità
di reddito, il Brasile è stato solamente sfiorato dalla crisi globale del
2009 e ha continua a marciare a ritmi impensabili per le economie
occidentali: nel periodo 2005-2011 il tasso Cagr di crescita del Pil è
stato del 12%, facendo più che raddoppiare la dimensione dell'economia.
Non solo: la valuta si è rafforzata, l'inflazione si è stabilizzata e sono
aumentati gli investimenti di aziende straniere.

«Alla crescita contribuisce non solo l'espansione della classe media, ma
anche l'altissimo numero di milionari ? ha spiegato Claudia d'Arpizio,
partner di Bain&Co. ? Si stima che siano 155mila, più che in India e in
Russia, un dato che pone il Brasile all'undicesimo posto nella graduati
mondiale degli Hnwi (High net worth individuals, ndr), persone con una
disponibilità di asset liquidi superiore al milione di dollari. Di questi
155mila milionari, 5mila sono "ultra Hnwi", individui con 30 milioni di
dollari in asset liquidi. E 50 di questi 5mila detengono una ricchezza
quasi pari al Pil danese (201 miliardi di dollari, ndr). È grazie a questi
consumatori ? ha aggiunto Claudia d'Arpizio ? che il mercato dei consumi
di alta gamma in Brasile vale 2,3 miliardi di euro e mostra una crescita
media del 45% annuo nel periodo 2003-2011». All'orizzonte non si vedono
ostacoli alla corsa del Brasile, anzi: «Il miglioramento delle
infrastrutture che accompagnerà l'organizzazione del doppio evento dei
Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi 2016 contribuirà alla
crescita economica generale e quindi ai consumi, anche di lusso ? ha
sottolineato Armando Branchini, segretario generale di Fondazione
Altagamma ?. Non c'è dubbio che il futuro dell'alto di gamma in Brasile
sia radioso. L'unica ombra, ad oggi, riguarda il problema dei dazi
sull'importazione di ogni genere di prodotto, che si attesta in media su
un'altissima quota di circa il 35%. Ma siamo fiduciosi che con il tempo
questo ostacolo sarà rimosso».

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http://www.luxury24.ilsole24ore.com/ModaStili/2011/10/brasile-ultima-frontiera-del-lusso_1.php

domenica 30 ottobre 2011

'MPERNU official Clip

Ivan Segreto - Con Un Gesto

Coldplay - Every Teardrop Is a Waterfall

Ue e Fmi studiano un piano salva Spagna e Italia

IL SECOLO XIX, 29/10/2011

Roma - Un «contingency plan», una rete di sicurezza per prevenire le conseguenze di un contagio di Italia e Spagna e gli effetti globali che ne deriverebbero, nel caso in cui dovessero fallire le misure studiate finora.
Ne discutono da giorni, in quelli che al momento sono soltanto «contatti informali», i vertici del Fondo monetario internazionale e quelli dell’ Unione europea con le controparti a Washington e nelle capitali europee. Obiettivo: evitare l’onda d’urto globale che potrebbe innescarsi in questa fase di particolare instabilità sui mercati.

A riferire all’ANSA dell’ipotesi allo studio, che non prevede al momento misure concrete ma è semplicemente un tema in discussione per essere pronti nell’emergenza, è una fonte internazionale bene informata e vicina al dossier, confermata a livello di banche centrali. Nessun commento, intanto, da Palazzo Chigi.

L’input a discutere una rete di sicurezza sarebbe arrivato dagli Usa. Ma l’esigenza di avere una rete di protezione, aggiuntiva rispetto alle misure decise a livello europeo, è avvertita anche a Parigi e in particolare - fa presente una fonte - Berlino. E il tema potrebbe essere oggetto di un giro di tavolo al G20 di Cannes la prossima settimana. «I negoziati ufficiali in atto sono quelli sotto gli occhi di tutti», spiega la fonte riferendosi alla sequenza di vertici culminati nel rafforzamento del fondo di salvataggio `Efsf´ e nella lettera d’intenti dell’Italia alla Ue. Ma accanto allo scenario principale, che non prevede un contagio vero e proprio di Italia e Spagna e che si sta affrontando con le misure in corso, le istituzioni finanziarie internazionali starebbero ragionando su uno scenario pessimistico, in via esclusivamente preventiva, «per approntare misure d’emergenza».

Nel caso dell’ipotetico scenario `B´, un ruolo di pronto intervento lo svolgerebbero le banche centrali, in grado di convogliare ampia liquidità e tamponare emergenze nel settore bancario ricorrendo agli `swap´ già usati negli anni recenti della crisi. Anche il Fmi, che fra l’altro sarà coinvolto nel potenziamento del fondo salva-Stati deciso mercoledì al vertice di Bruxelles, sarebbe in prima linea nel caso in cui dovesse scattare il `contingency plan´.

Ma il capitale dell’istituzione di Washington potrebbe dover essere rafforzato da parte dei Paesi `soci´: «per i tre programmi relativi a Grecia, Irlanda e Portogallo non ci sono stati problemi», spiega la fonte, mentre nel caso di un allargamento ad altri beneficiari «ci sarebbe un problema di risorse».

MEGLIO AIUTARE I MIEI CORREGIONALI CHE ANDARE ALLA PARTITA

Volontari-tifosi sull’alluvione. Contestazioni all’esercito
30 ottobre 2011, IL SECOLO XIX

Monterosso - Viaggio del Secolo XIX con i volontari- tifosi del Genoa, dello Spezia e con le decine di giovani auto-organizzati accorsi per dare una mano alla gente dei paesi alluvionati. Malgrado gli inviti della prefettura a restare a casa, nel timore che si creasse confusione e che potessero sorgere pericoli (solo poche abitazioni hanno ricevuto le visite dei tecnici per la conferma dell’agibilità), i volontari sono stati preziosi perché la Protezione civile e gli stessi abitanti hanno trovato il modo di utilizzarli.

Nel tardo pomeriggio, contestazione a una cinquantina di militari dell’esercito da parte di alcuni abitanti alluvionati, una quarantina a occhio e croce. La gente non ha gradito che i soldati venissero disposti in modo scenografico a beneficio delle telecamere della Rai.

Tutto questo si trova nei servizi in video realizzati in diretta con uno smartphone dal nostro Marcello Zinola e rimontati da Licia Casali. Eccoli:

L'AIUTO DELLA CINA AL THAI INONDATO

China offers more aid to Thai

CHINA DAILY, 30/10/2011

A monk uses a boat for transport along a flooded street in Bangkok on Oct 29, 2011. Receding floodwaters north of Bangkok have reduced the threat to the Thai capital, the prime minister said on Saturday, but high tides in the Gulf of Thailand will still test the city's flood defenses. [Photo/Agencies]
BEIJING- Chinese Premier Wen Jiabao Saturday called his Thai counterpart Yingluck Shinawatra to express sympathy with the flood victims of the Southeast Asian nation and provide fresh aid.
In the phone conversation, he said Beijing has decided to provide more assistance to Thailand after previous aid.
China is closely following the developments in flood-hit Thailand, Wen said, adding the Chinese government and people are sympathizing with the sufferings of the Thai people.
He said he believes the Thai people led by the Yingluck government will overcome the disaster and rebuild their homeland.
Wen said China and Thailand have been supporting and helping each other for a long time, as the notion that "China and Thailand are one family" has been rooted in the hearts of the two peoples.
China attaches great importance to developing friendly and cooperative relations with Thailand and is ready to enhance coordination with Thailand on bilateral and regional issues.
Premier Wen urged the two nations to join hands to face the common challenges, safeguarding and promoting common interests.
Yingluck said Thailand is deeply grateful to the Chinese government and people for the timely and selfless aid they have provided at a time when her country is suffering the most disastrous flooding in its modern history. China's assistance demonstrated the fraternity between the two nations and would be a great encouragement for the Thai people to fight the floods.
As a close neighbor, Thailand is willing to strengthen cooperation and friendly exchanges with China in all fields, in order to promote common development and prosperity.
She also grieved over the recent murder of 13 Chinese sailors on the Mekong River and promised that the Thai government will find the truth of the tragedy and hold the killers accountable.
The Thai leader also said Thailand is willing to work with China and other countries to enhance navigation security on the Mekong River.
Wen asked the Thai government for a speedy trial of the case and punish the criminals according to law. He also called for the establishment of a joint law enforcement and security mechanism between China, Thailand, Laos and Myanmar, so as to maintain the navigation order on the Mekong River.

IL GOVERNO GIAPPONESE SMANTELLERA' 4 REATTORI IN 30 ANNI

The Yomiuri Shimbun, 30/10/2011

A government panel has concluded it will likely take more than 30 years to decommission four troubled reactors at Tokyo Electric Power Co.'s Fukushima No. 1 nuclear power plant.

The conclusion is contained in a draft report, finalized Friday, on the decommissioning that a subpanel of experts studying mid- and long-term measures for the crisis at the plant.

The subpanel was set up by the Atomic Energy Commission of the Cabinet Office. The draft report says decommissioning of the Nos. 1 to 4 reactors will be completed in 2041 or later.

The report says the reactors' containment vessels will be repaired, and water will be injected as part of efforts to contain radioactive substances. It says removal of melted nuclear fuel rods will begin by the end of 2021.

The report will be made official by year-end, according to government officials.

It is the first time a government entity has presented a road map on the decommissioning of the reactors.

It took 10 years to complete the removal of the nuclear fuel after the 1979 accident at Three Mile Island in Pennsylvania, and the decommissioning work continues today.

The decommissioning cost in the U.S. accident is reported to be about 140 billion yen.

In the case of the Fukushima No. 1 plant, a third-party committee estimated the cost will be about 1.15 trillion yen, using the U.S. accident as a reference. But the cost may increase further, experts say.

The government and TEPCO aim to complete a two-step process of controlling the crisis by year-end. Step 2 calls for bringing the nuclear crisis under control by stabilizing all the reactors at low temperatures, a process known as cold shutdown.

The draft says the decommissioning work will fully start after Step 2 is completed, and removal of spent nuclear fuel rods in temporary storage pools of the Nos. 1 to 4 reactors will begin within three years.

Then, parts of nuclear fuel that melted through the pressure vessels of the Nos. 1 to 3 reactors into the containment vessels, which cover the pressure vessels, will be removed.

For that purpose, the containment vessels will be repaired and filled with water to keep the fuel submerged.

As it normally takes 20 to 30 years to decommission a nuclear reactor, the report does not specify when the work will be completed, saying only it will likely take more than 30 years.

However, it is still unclear to what extent the nuclear fuel at the Fukushima plant has melted.

Because care must be taken to protect workers from exposure to radiation, the removal of the nuclear fuel may take longer than expected, experts say.

The draft report says, "It [the decommissioning] presents unprecedented challenges." Some of the challenges it cites include the development of techniques to conduct work by remote control and techniques to remove the melted nuclear fuel.

(Oct. 30, 2011)

QUANTI SAREMO NEL 2100?

THE GUARDIAN, 30/10/2011

World population by country: UN guesses the shape of the world by 2100
What is the world's population according to the latest UN estimates? See when it will hit 10 billion - and which countries are growing fastest

By the end of this year the world's seven billionth citizen will be born. The latest United Nations population estimates, out this week, say the global population will reach 10bn in the next 90 years.

According to the UN Population Division's best-case 'medium' estimate - and you can see the original report here - it will take 13 years to add the eighth billion, 18 years to add the ninth billion and 40 years to reach the tenth billion.

The big increases are coming from countries with high fertility rates - the high-fertility countries identified by the UN comprise of 39 countries in Africa, nine in Asia, six in Oceania and four in Latin America.

Today, 42% of the world's population lives in low-fertility countries, defined in the UN report as

countries where women are not having enough children to ensure that, on average, each woman is replaced by a daughter who survives to the age of procreation

Low-fertility countries include all countries in Europe except Iceland and Ireland. Europe is the one region in the world to see its population decline by 2100 - and you can see below how fertility rates go down across the globe by 2100:

That trend is not repeated in the UK - our population has grown by 23% since 1950, and will grow another 21% by the year 2100 to reach 75.7m.

Population expert Hans Rosling points out the release is a treasure trove of new data, including detailed fertility rates by country, life expectancy and migration figures.

The high-fertility countries (> 3 kids per women) are mainly in Africa and only have 18% of the world population = 1.2 billion people. They are expected to tripple their population to 3,6 billion this century! The Low fertility countries are 40% of world population and will decrease their population and the intermediate are 40% will level of at 2050 … The peak size of the world population, therefore, depends on how fast peace, school, basic health care, poverty alleviation and family planning will become accessible to all in Africa and a few other countries like Yemen, Afghanistan and Pakistan

And what about China and India? China will hit its peak population in 2027 when it will have over 1.395bn people, before reducing down to 941m by the year 2100. India will hit 1.718bn in 2062, and will come down after that to 1.6bn by 2100.

The full data is below for you to play with - and we've added country codes too. What can you do with it?

GUARDA I GRAFICI E LE TABELLE SU:
Population expert Hans Rosling points out the release is a treasure trove of new data, including detailed fertility rates by country, life expectancy and migration figures.

The high-fertility countries (> 3 kids per women) are mainly in Africa and only have 18% of the world population = 1.2 billion people. They are expected to tripple their population to 3,6 billion this century! The Low fertility countries are 40% of world population and will decrease their population and the intermediate are 40% will level of at 2050 … The peak size of the world population, therefore, depends on how fast peace, school, basic health care, poverty alleviation and family planning will become accessible to all in Africa and a few other countries like Yemen, Afghanistan and Pakistan

And what about China and India? China will hit its peak population in 2027 when it will have over 1.395bn people, before reducing down to 941m by the year 2100. India will hit 1.718bn in 2062, and will come down after that to 1.6bn by 2100.

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IL MALTEMPO IN AMERICA

SARAH MASLIN NIR, THE NEW YORK TIMES, 30/10/2011

Storm Leaves More Than 2 Million Without Power

Residents in many towns across the Northeast found themselves without power on Sunday after an unusual autumn storm dumped record amounts of snow.

More than 2.3 million customers from Pennsylvania through New England had no electricity, according to reports, as the region was lashed by surprisingly high winds and snowdrifts. In Manhattan, tree branches snapped under the weight of wet snow, piling up along 5th Avenue and toppling across and obstructing the walkways of Central Park.

At least three deaths were attributed to the storm, one each in Pennsylvania, Massachusetts and Connecticut.

Crunching fall leaves were replaced by snowdrifts across much of Connecticut and Massachusetts, two of the hardest hit states. In some locales, the snowfall reached record breaking heights: at Bradley International Airport, in Windsor Locks, Conn., more than 12 inches was received on Saturday.

The previous record for that day was less than a tenth of an inch, which fell in 2000, according to the National Weather Service. At 11:20 p.m. on Saturday night, Plainfield, Mass., had already received 27 inches, according to the service.

Governors in New Jersey, Massachusetts and Connecticut declared states of emergency. Gov. Andrew M. Cuomo declared an emergency for 13 New York counties.

At a briefing Sunday morning, Gov. Dannel P. Malloy of Connecticut said that more that the 750,000 homes were without power, breaking a record that was set in August when the remnants of Hurricane Irene passed through.

Connecticut Light and Power, the state’s major utility, posted a dire update on the company’s Twitter feed: “Unprecedented damage from this storm. Please prepare for worst case scenario — a week or more without power,” it said.

“It’s a pretty difficult situation in Connecticut right now, we have more power outages than at any time in our history,” Gov. Malloy said in an interview. “A large percentage of the trees had extensive foliage, that’s what brought these trees down. A snowfall of anywhere from 2 to 18 inches in the middle of the winter would not produce the kind of damage that this storm is producing.”

The number of people without power was expected to rise, he said, as utilities shut off sections of the grid to make repairs. In a state still reeling from damaged caused by Irene, little could be done to prepare for this latest onslaught, Mr. Malloy said. “How do you stop a nor’easter in October? This has never happened before.”

In Massachusetts, more than 660,000 customers were without power, according to the Massachusetts Emergency Management Agency.

Crews were out assessing the damage but could not provide an estimate of when people would get power back.

PSE&G reported Sunday morning that about 271,000 customers in New Jersey were without service, down from about 350,000. Most of the customers were in Bergen, Essex, Passaic, Union and Middlesex counties.

Utilities serving New Hampshire reported 280,000 customers without power.

In Rhode Island, National Grid reported more than 10,000 customers without power, mostly in the northwestern section of the state, where winds were still gusting hard even as the sun shone on Sunday morning.

“You have snow and ice on the trees and that adds to the weight on the tree,” said Allan Drury, a spokesman for Consolidated Edison, which had 77,000 customers in New York without power on Sunday, most of them in Westchester County.

The deaths were reported in southeastern Pennsylvania, where an 84-year-old man was killed when a snow-laden tree fell on his home; in Springfield, Mass., where a 20-year-old man was electrocuted by a downed power line; and in Connecticut, where one person died in traffic accident in Colchester.

Over 100 members of the National Guard and the Department of Conservation and Recreation were deployed on the debris strewn-streets of Massachusetts on Sunday morning, armed with chainsaws to tackle fallen boughs, said Peter Judge, a spokesman for the Massachusetts Emergency Management Agency.
The thick, wet deluge turned roads into driving hazards. Over 15o vehicle crashes were reported as a result of the storm by the Massachusetts State Police. Only one injury was reported as serious.
“Our problems aren’t really the snow,” Mr. Judge said, “it’s really the downed trees, the debris, and getting the power back up.”

Throughout the region, residents found themselves adjusting to the storm.

The wedding of Christine and Ryan Hubbard on Saturday night in Worcester, Mass., had a seasonal theme — autumnal centerpieces, cranberry-colored bridesmaid dresses and little pumpkin party favors.

Outside, it looked more like a white Christmas.

“You know, if somebody looks at our wedding pictures, they’re going to think that we got married in December or something,” Christine said. Bad weather would not have stopped them, her new husband said.

“We’re New Englanders. Something throws at you, you just deal with it and go with it,” Ryan said, adding, “Everything was already paid for.”

To the north, the lights went out Saturday night just as Ryan Thibeault of Hollis, N.H., was blowing out the 16 candles on his birthday cake. Ryan’s mother, Pauline, found mittens for the partygoers and everyone made do. “We sat in the hall in the dark laughing and ate cold pizza by candlelight,” she said.

She was less amused on Sunday morning, when, bundled up in a parka, she trekked roughly 25 yards through the snow to a nearby lake to fill a bucket. Water was needed to flush the toilets.

A mile away, a line of cars idled in front of the Hollis Auto Shell Station on Ash Street, waiting to fuel up. And with many stores closed, Bill Glover, a Hollis resident, who had been up plowing since sunrise, was struggling to find a cup of coffee. “Even Wal-Mart is closed,” he said.

In Otis, in Western Massachusetts, Brian Cruey, 34, woke up to 22 inches of snow outside his front door — he measured it with a yellow tape measure.

“It was crazy,” he said. “You can barely step outside because the snow is so deep,” he said.

Outside his home, he says, there is an odd vista of full-foliage trees bedecked with snow. “All winter it hardly ever looks like this. The leaves are still on the trees, yellow and green with all the snow.”

Mr. Cruey’s house was one of the few in the neighborhood with power according to an online map, He spent Sunday making fall treats — pumpkin pancakes — with friends, as snow still lay thickly in the unplowed streets outside.

“I think we’ll make it,” he said. “But I don’t know if we’re going to be leaving anytime soon. “

IL DRAGONE E L'EUROPA

DER SPIEGEL, 28/10/2011

It didn't take long for French President Nicolas Sarkozy to begin looking for investors in the newly designed euro backstop fund. Just hours after euro-zone leaders announced that they had agreed on a plan to boost the impact of the European Financial Stability Fund (EFSF) to €1 trillion ($1.4 trillion) on Thursday morning, Sarkozy telephoned with Chinese President Hu Jintao to discuss his country's involvement.

While nothing concrete resulted from the chat, there are indications on Friday that any Chinese involvement could come at a price. According to a front-page story in the Financial Times, China would not only require water-tight guarantees on its investment, but Europe might have to pay a political price as well.
As a condition for its involvement, Beijing could ask European leaders to cease criticizing China's policy of keeping its currency, the renminbi, artificially undervalued, Li Daokui, a member of China's central bank monetary policy committee, told the paper. It is an issue that has repeatedly strained China's relations with Europe, but especially with the United States. Were Europe to agree to such a demand, it could drive a wedge between Washington and Brussels.

"It is in China's long-term and intrinsic interest to help Europe because they are our biggest trading partner," Li told the Financial Times. "But ... the last thing China wants to do is throw away the country's wealth and be seen as just a source of dumb money."

No Immediate Deal

Although plans to boost the EFSF are far from complete, a pair of measures is being explored. The first involves offering investors in euro-zone sovereign bonds first-loss insurance, whereby the EFSF would pick up the first 20 percent, for example, of any losses on bond investments. The second envisions the creation of a fund to attract outside investment.

The International Monetary Fund has indicated that it could participate in such a fund. But China too -- which trades heavily with Europe and is thus eager to see it resolve its ongoing debt crisis -- is seen as a natural investor. Indeed, Beijing has expressed a willingness to help out in the past. And with $3.2 trillion in hard currency reserves -- a quarter of which is thought to be held in euros -- the country would be well positioned to invest in an EFSF fund.

Klaus Regling, who heads the fund, traveled to China on Thursday and will continue discussions with Chinese leaders on Friday over how much Beijing might be willing to invest. But he warned that no conclusive deal is likely to be reached immediately.
"We all know China has a particular need to invest surpluses," he said at a press conference on Friday. "I think the EFSF can offer a good product that is commercially interesting.

In addition to boosting the EFSF, European leaders on Thursday morning announced that Greek debt was to be slashed by 50 percent and that European banks would be required to increase their core capital ratios to 9 percent. The euro zone hopes that the moves, in combination, will be enough to limit the worst of the damage to Greece and prevent contagion from spreading to larger euro-zone economies, such as Italy, Spain or even France.

OCCUPY WALL STREET E L'ALTRO 1%

DER SPIEGEL, 28/10/2011

At first, the outraged members of the Occupy Wall Street movement in New York were mainly met with ridicule. They didn't seem to stand a chance and were judged incapable of going up against their adversaries, Wall Street's bankers and financial managers, either intellectually or in terms of economic knowledge.

"We are the 99 percent," is the continuing chant of the protestors, who are now in their seventh week of marching through the streets of Manhattan. And, surprisingly, they have hit upon the crux of America's problems with precisely this sentence. Indeed, they have given shape to a development in the country that has been growing more acute for decades, one that numerous academics and experts have tried to analyze elsewhere in lengthy books and essays. It's a development so profound and revolutionary that it has shaken the world's most powerful nation to its core.
Inequality in America is greater than it has been in almost a century. Those fortunate enough to belong to the 1 percent, made up of the super-rich, stand on one side of the divide; the remaining 99 percent on the other. Even for a country that has always accepted opposite extremes as part of its identity, the chasm has simply grown too vast.

Those who succeed in the US are congratulated rather than berated. Resenting other people's wealth is viewed as supporting class struggle, which is something very frowned upon.

Still, statistics indicate that the growing disparity is genuinely overwhelming. In fact, the 400 wealthiest Americans now own more than the "lower" 150 million Americans put together.

Nearly two-thirds of net private assets are concentrated in the hands of 5 percent of Americans. In comparison, the upper 5 percent of Germany hold less than half of net assets. In 2009 alone, at the same time as the US was being convulsed by mass layoffs, the number of millionaires in the country skyrocketed.

Indeed, if you look at the reports it compiles on every country in the world, even the CIA has concluded that wealth disparity is greater in the US than in Tunisia or Egypt.

A New 'Gilded Age'

In a book published in 2010, American political scientists Jacob Hacker and Paul Pierson discuss how this "hyperconcentration of economic gains at the top" also existed in the United States in the early 20th century, when industrial magnates -- such as John D. Rockefeller, Andrew Carnegie and J. P. Morgan -- dominated the upper stratum of society and held the country firmly in their grip for years.

Writer Mark Twain coined the phrase "the Gilded Age" to describe that period of rapid growth, a time when the dazzling exterior of American life actually concealed mass unemployment, poverty and a society ripped in two.

Economists and political scientists believe the US has entered a new Gilded Age, a period of systematic inequality dominated by a new class of super-rich. The only difference is that, this time around, the super-rich are hedge fund managers and financial magnates instead of oil and rail barons.

A Threat to the World Economy

The academics fear this change could have serious consequences for the country's economic future. As they see it, this extreme inequality threatens to dramatically slow growth in the world's largest economy. This is part of a development, they argue, that has been under way for years but remained largely hidden in the years of cheap credit, rising real estate prices and excessive consumption -- when it seemed everyone was on the way up. And the problems only came to light with the arrival of the financial crisis.
Through the 1970s, income for Americans across all social classes rose nearly in lockstep, by an annual average of roughly 3 percent. Starting in the 1980s, however, this trend underwent a fundamental transformation. Granted, the economy continued to grow -- but almost exclusively to the benefit of the country's top earners. The major economic expansion under President Ronald Reagan benefited only a few, and the problem only grew worse under George W. Bush.

At least since the beginning of the millennium, it has no longer been a simple matter of two societal extremes drifting further apart. Instead, the development is also accelerating. In the years of economic growth between 2002 and 2007, 65 percent of the income gains went to the top 1 percent of taxpayers. Likewise, although the productivity of the US economy has increased considerably since the beginning of the millennium, most Americans haven't benefited from it, with average annual incomes falling by more than 10 percent, to $49,909 (€35,184).

Part 2: The Winner-Take-All Economy

Even for a country that loves extremes, this is a new and unprecedented development. Indeed, as Hacker and Pierson see it, the United States has developed into a "winner-take-all economy."

The political scientists analyzed statistics and studies concerning income development and other economic data from the last decades. They conclude that: "A generation ago, the United States was a recognizable, if somewhat more unequal, member of the cluster of affluent democracies known as mixed economies, where fast growth was widely shared. No more. Since around 1980, we have drifted away from that mixed-economy cluster, and traveled a considerable distance toward another: the capitalist oligarchies, like Brazil, Mexico, and Russia, with their much greater concentration of economic bounty."

This 1 percent of American society now controls more than half of the country's stocks and securities. And while the middle class is once again grappling with a lost decade that failed to bring increases in income, the high earners in the financial industry have raked in sometimes breathtaking sums. For example, the average income for securities traders has steadily climbed to $360,000 a year.

Still, that's nothing compared to the trend in executives' salaries. In 1980, American CEOs earned 42 times more than the average employee. Today, that figure has skyrocketed to more than 300 times. Last year, 25 of the country's highest-paid CEOs earned more than their companies paid in taxes.

By way of comparison, top executives at the 30 blue-chip companies making up Germany's DAX stock market index rarely earn over 100 times the salaries of their low-level employees, and that figure is often around 30 or 40 times.

'The Result of Policy Choices'

Hacker and Pierson are far from the only economists and political scientists to recognize a fundamental societal distortion. Larry Bartels, one of America's leading political scientists, also believes America has entered a new Gilded Age. Bartels' 2008 book on the subject, "Unequal Democracy: The Political Economy of the New Gilded Age," has drawn a great deal of attention and even been quoted by President Barack Obama.

"The really dramatic economic gains over the past 30 years have been concentrated among the extremely rich," Bartels writes, "largely bypassing even the vast majority of ordinary rich people in the top 5 percent of income distribution." He doesn't see this fundamental shift in the distribution of wealth as having resulted from market forces or drastic events, such as the financial crisis. Instead, he believes they are "the result of policy choices."

As Bartels explains, much as the economic giants of the Gilded Age developed such enormous influence that they could dictate basic political conditions, today's Wall Street bosses and CEOs have successfully arranged extensive deregulation for their industries. Indeed, he argues that this is the only thing that can explain how hedge fund managers suddenly started making billions of dollars a year. Former Citigroup CEO Sanford Weill, for example, kept a framed pen in his office as a symbol of his influence. It was the pen President Bill Clinton -- at Weill's instigation -- used in 1999 to sign into law legislation repealing the provisions in the Glass-Steagall Act of 1933 that separated the transactions of investment and commercial banks.

At the same time, Bartels writes, the wealthy receive enormous tax breaks worth hundreds of billions of dollars. In the 1970s, capital gains tax was 40 percent, and the highest income tax bracket paid a rate of 70 percent. Under George W. Bush, these rates dropped to 15 percent and 35 percent, respectively. For example, it emerged a few weeks ago that legendary investor Warren Buffett earned $63 million last year but was only required to pay 17 percent in taxes.

Did Inequality Cause the Crisis?

In a medium-term, the consequences of this societal divide threaten the productivity of the entire economy. Granted, American economists in particular have long espoused the view that inequality is simply a necessary side effect of above-average growth. But that position is now being called into question.

In fact, recent research indicates that the economies of countries experiencing periods of pronounced inequality often show considerably less growth and more instability. On the other hand, it also finds that economies grow faster when income is more evenly distributed.

In a study published in September, the International Monetary Fund (IMF) also concluded that: "The recent global economic crisis, with its roots in US financial markets, may have resulted, in part at least, from the increase in inequality" in the country.
Part 3: An Evolutionary View of Economics

Cornell Univesity economist Robert Frank analyzes this development in his recently published book "The Darwin Economy." In it, he concludes that financial realities are best described not by Adam Smith's economic models but, rather, by Charles Darwin's thoughts on competition.

Frank writes that, with its often extreme deregulation, today's financial and economic system makes it impossible for individuals' self-serving behavior to ultimately contribute to the prosperity of society as a whole, as Smith had envisioned it. Instead, it leads to an economy in which only the fittest survive -- and the general public is left behind.

The question is: How long can the US withstand this internal tension?

Differences between rich and poor are tolerated as long as the rags-to-riches story of the dishwasher-turned-millionaire remains theoretically possible. But studies show that increasing inequality and political control concentrated in the hands of the wealthy elite have drastically reduced economic mobility and that the US has long since fallen far behind Europe on this issue. Indeed, only 4 percent of less-well-off Americans ever successfully make the leap into the upper-middle class.

"The major difference between this Gilded Age and the last one is the relative absence of protest," historian Gary Gerstle told the online magazine Salon in October. "In the first Gilded Age, the streets were flooded with protest movements."

Manhattan hasn't yet quite reached that point.