IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

mercoledì 29 febbraio 2012

SIAMO STATI FRAINTESI...

INFORMARE PER RESISTERE, 29/02/2012
- Lameduck -
 “RAI: NULLA E’ DOVUTO PER MERO POSSESSO COMPUTER, TABLET E SMARTPHONE 21/2/2012 La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Cio’ quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.” (Ufficio Stampa RAI) Quel pasticciaccio brutto di Viale Mazzini. Ecco qua l’ennesima figura cacina rimediata dalla RAI, con l’aggravante della tentata estorsione – come chiamarla, altrimenti? – ai danni di aziende e professionisti per un ammontare che qualcuno ha stimato sarebbe stato di 980 milioni di euro. Il dubbio ci era venuto quando, ricevendo nei giorni scorsi la lettera suddetta accompagnata da bollettino da pagare entro la fine di febbraio – l’azienda dove lavoro ne ha ricevute due, una per ogni unità locale, per un ammontare di 800 e rotti euro – avevamo notato che non era l’Agenzia delle Entrate a richiedere il pagamento, come per l’abbonamento normale privato alla televisione, ma direttamente la RAI. Eravamo andati a controllare che cavolo fosse questo digital signage e ci era sembrato di capire che non volesse dire necessariamente televisore sintonizzato su un canale della RAI ma anche schermo che riproduce un filmato pubblicitario in loop, magari formato da immagini tipo salvaschermo, come si può trovare in parecchi negozi. Negli articoli informativi prontamente disponibili sui siti delle associazioni dei consumatori si consigliava – visto che la lettera parlava di computer collegati in rete – di rivolgere un interpello all’Agenzia delle Entrate su quali fossero effettivamente i dispositivi atti o adattabili alla ricezione e sulla legittimità della richiesta di pagamento da parte della RAI e se la l’Agenzia non avesse risposto entro un determinato termine gli esperti delle associazioni dicevano che ci si sarebbe potuti considerare esentati dal pagamento dell’abbonamento. Poi è arrivato il comunicato RAI, dopo l’incontro con il governo e forse la cinghiata rimediatane. Non abbiamo mai chiesto, siamo stati fRAIntesi. In puro stile berlusconiano. Per chi avesse eventualmente già pagato è prevista una procedura di richiesta di rimborso. La sensazione comunque è che ci abbiano provato, come si dice. Proviamo ad immaginare se non ci fosse stata la Rete, con la sua capacità di raccogliere le reazioni e mobilitare le risposte in tempo reale a provvedimenti dubbi e alla fine illegittimi come questo. Perché il computer, cara Lei, non è un succedaneo del televisore, uno schermo passivo sul quale passano immagini e basta. Oggigiorno è un arma di difesa. http://ilblogdilameduck.blogspot.com/2012/02/siamo-stai-fraintesi.html 
 Tratto da: Siamo stati fRAIntesi 
 Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/29/siamo-stati-fraintesi/#ixzz1nlaSImOC - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

LA"SANTA PRESCRIZIONE"

INFORMARE PER RESISTER, 28/02/2012
 di Samuele Sassu - 
 La fine del processo Mills e il proscioglimento di Berlusconi: salvo ancora una volta “Prosciolto per intervenuta prescrizione”: un esito quasi scontato nel procedimento che vede Silvio Berlusconi imputato per corruzione in atti giudiziari, più conosciuto come processo Mills. Una prescrizione determinata dai dieci anni di termine massimo del reato, a partire dal novembre 2009, con in mezzo 26 mesi di congelamento per i passaggi alla Consulta, altri 41 giorni di sospensioni, ivi incluse le ricusazioni sollevate contro i giudici. Tirando le somme, il fischio finale di questa interminabile partita viene fissato intorno al 15 e al 18 febbraio 2012. Passano pochi giorni ed ecco il game over. Fondamentale, a questo proposito, la legge ex Cirielli del 2005, quella che “magicamente” riduce da 15 a 10 anni i termini di prescrizione, tagliando le gambe a un lungo dibattito per un reato datato dapprima febbraio 1998, in seguito novembre 1999. Un processo minato da tre leggi ad personam, due delle quali dichiarate incostituzionali, tre ricusazioni di giudici e ritmi di tribunale insensati, che vanno dalle sole sei udienze in tutto il 2011, alle otto dell’ultimo mese. Un tira e molla che produce un risultato assai poco sorprendente, figlio di subdoli escamotage e apatia burocratica in grado di ridicolizzare casi di grave entità come quello conclusosi nel pomeriggio di sabato scorso a Milano. Dal 1999 a oggi, sono sei le prescrizioni di cui Silvio Berlusconi è protagonista: la corruzione del magistrato nel lodo Mondadori, i finanziamenti illeciti a Bettino Craxi, i falsi in bilancio di Fininvest e nell’acquisto del calciatore Lentini, le appropriazioni indebite di Mediaset nel processo per i diritti tv e, infine, quella appena consolidatasi nel caso di corruzione giudiziaria dell’avvocato inglese David Mills. Nelle motivazioni che i giudici leggeranno con “calma olimpica” fra novanta giorni, potrebbero spuntare sia un giudizio di colpevolezza, quanto un’assoluzione per prova contraddittoria o insufficiente. È bene ricordare, a scanso di equivoci, che tra prescrizione e assoluzione incorre una differenza abissale. In aggiunta, per l’imputato è possibile rinunciare alla prescrizione, soprattutto se convinto della propria innocenza. Berlusconi, però, glissa da sempre su tale opzione. Anche la condanna a quattro anni e mezzo di David Mills è caduta in prescrizione già nel 2009, nonostante l’accertata colpevolezza per aver incassato da “Mister B.” 600mila dollari. Un lauto omaggio per aver tenuto nascoste ai giudici “alcune curve pericolose” nel sistema di società estere offshore non consolidate nel bilancio Fininvest, durante il processo per le tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. Intrighi fatti di lettere, ritrattazioni, “fiction” e i nomi di un ex manager deceduto, Carlo Bernasconi, e di un armatore, Diego Attanasio, finiti nel calderone per fare da cuscinetto all’imputato numero uno. Un Berlusconi che mai prende parola, le rare volte in cui varca la soglia del tribunale di Milano. Lo fa solo all’esterno, davanti al suo pubblico o per esprimere soddisfazione, come quando afferma: “Mezza giustizia è fatta”, subito dopo la lettura della sentenza. Il pm Fabio De Pasquale, che aveva chiesto una condanna a cinque anni di reclusione, ricorrerà in appello, ma anche in questo caso, i tempi sono a dir poco stretti. Tenendo conto dei novanta giorni che i giudici Francesca Vitale, Antonella Lai e Caterina Interlando si prenderanno per depositare le motivazioni, andrebbe a scadere anche il termine ultimo di prescrizione calcolato da De Pasquale. Si va dal 3 maggio all’inverosimile 15 luglio prossimi. In attesa di scoprire quali saranno queste motivazioni, sorge spontanea una domanda: quando viene accertata la presenza di un corrotto, alias David Mills, non dovrebbe esserci anche un corruttore? Se anche dovesse essere appurata l’effettiva colpevolezza del Cavaliere, tutto si dissolverebbe nella più classica delle bolle di sapone. È anche questo il triste merito della “Santa Prescrizione”. 
 Fonte: http://www.ghigliottina.it/new/la-santa-prescrizione/ 
 Tratto da: La “Santa Prescrizione” 
 Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/28/la-%e2%80%9csanta-prescrizione%e2%80%9d/#ixzz1nlZtDA1l - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

QUANDO L'ODIO VIAGGIA AD ALTA VELOCITA'


- di Fabio Alemagna per Informare Per Resistere -
Quella del TAV in Val di Susa è proprio una brutta storia all’Italiana, a cui mancava un ultimo ingrediente per divenire perfetta: l’odio di chi non vede di buon occhio che cittadini comuni possano decidere di far valere i propri diritti con la disobbedienza civile e le azioni nonviolente, in assenza di un pubblico dibattito invocato da 20 anni e mai concesso.
Ed è così che su Facebook, sotto le mentite spoglie di un Comitato SÌ TAV, nasce una pagina che tra insulti, vignette satiriche ai danni  di Luca Abbà, l’attivista NO TAV precipitato da un traliccio dell’alta tensione mentre cercava di rallentare gli espropri (ritenuti illegali dal team di avvocati del movimento NO TAV), e la censura di messaggi che cercano di cogliere l’occasione per un pubblico confronto, almeno su facebook, si consuma la rabbia e l’intolleranza di persone che potresti incontrare mentre fai la fila dal salumiere e che mai sospetteresti essere capaci di raccogliere tanto odio in sé, verso cittadini pari loro.
E mentre c’è chi ipotizza handicap cerebrali negli attivisti NO TAV, chi paventa una manipolazione dell’informazione a causa delle “migliaia e migliaia di link” nel web che rimandano alle informazioni sul perché il TAV in Val Di Susa non ha alcun senso…
… c’è anche chi gioisce degli atti di sabotaggio a danno degli attivisti NO TAV. E’ successo ieri notte, le auto dei manifestanti sono state incendiate da ignoti. Veri e propri atti intimidatori, sotto gli occhi delle Forze dell’Ordine, per cui l’intera stampa ed opinione pubblica dovrebbero indignarsi, e che sulla pagina del fantomatico Comitato SÌ TAV raccolgono invece esultazioni di gioia.
Chi semina vento (con i blocchi) raccoglie tempesta“, si limita a suggerire l’amministratore della pagina; “che le prendano dalla Polizia mi fa piacere, ma se le prendono dai camionisti è stupendo!“, dice tal Guidignho, a cui segue Luca C. che dà tutto il suo “appoggio a chi brucia le macchine dei NO TAV” e propone di rincarare la dose: anziché “bruciare solo le AUTO, bruciamo i NO TAV!“. Stefano P. e Mariateresa P. ipotizzano che gli incendi possano essere stati provocati dagli stessi NO TAV, come escabotage, magari per salvarsi la faccia o per uno spinello scappato di mano, mentre solo Felice M. condanna sia gli atti che le parole di chi lo accompagna nei commenti, ma solo perché non vuole “diventare come loro“, i NO TAV.
Questo è il livello di dibattito a cui dobbiamo rassegnarci in Italia? E’ possibile, concepibile, che in 20 anni non ci sia mai stata possibilità di intavolare un pubblico, scientifico e tecnico tavolo di discussione sul TAV in Val Di Susa, al punto da costringere madri, padri, nonne, giovani  e bambini a trasformarsi nei nuovi partigiani che senza armi e solo con sorrisi, scienza e caparbietà dalla loro stanno resistendo allo scempio che è il TAV in Val Di Susa?
Di fronte ad almeno 150 ragioni per dire NO al TAV, a centinaia di tecnici e scienziati che si appellano alle istituzioni perché il progetto venga fermato, od almeno discusso con la popolazionequalche dubbio sulla sua legittimità non vi viene? Ma non fidatevi di nessuno, informatevi da voi, il materiale in rete abbonda, ci sono persino documentari che testimoniano scempio che il TAV ha già causato in altre parti d’Italia, come “Fratelli Di TAV, che potete visionare di seguito.


Tratto da: Quando l’odio viaggia ad alta velocità. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/29/quando-lodio-viaggia-ad-alta-velocita/#ixzz1nlZE5ETQ
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

RAI DI TUTTO DI PIU'

INFORMARE PER RESISTERE, 29/02/2012 
 - Chiara Puglisi -
 Dalla clausola maternità al risarcimento Fiat, tutti i guai della tv di Stato Settimana turbolenta quella appena trascorsa per la Rai. Partiamo dalla cosiddetta clausola maternità, il vergognoso punto 10 esistente nei contratti di consulenza offerti ai collaboratori esterni a partita iva. La denuncia parte dal blog dei giornalisti precari Errori di Stampa. In Rai quasi tutti i lavoratori precari sono giornalisti, la policy aziendale prevede da anni l’assunzione di giornalisti che lavorano per i programmi di rete e non di testata con contratti da “consulente”, “presentatore-regista” o “programmista-regista”, dietro ai quali si celano redattori che svolgono attività puramente giornalistica, lavoratori privi di tutela, pagati a partita iva e a puntata, che non possono usufruire dei vantaggi dell’istituto di previdenza sociale giornalistica (Inpgi), come i colleghi professionisti regolarmente assunti. A questo si somma la possibilità per l’azienda di valutare l’incidenza di un’eventuale gravidanza sulla produttività della lavoratrice con la conseguente risoluzione del contratto, laddove tale produttività risultasse compromessa. Errori di stampa chiede, attraverso una lettera aperta al direttore generale Lorenza Lei, di stralciare quel punto del contratto. Con i precari si schierano i sindacati, che reputano il contratto assolutamente illegittimo, e il mondo politico che definisce incivile il provvedimento tanto da chiedere l’intervento del ministro Fornero, che infatti nei prossimi giorni ha inserito in agenda un incontro con i vertici aziendali. Non si è fatta attendere la replica del direttore generale Rai che, pur difendendo l’operato dell’azienda, sceglie di modificare la clausola per evitare strumentalizzazioni. La spinosa questione dei redattori della tv di Stato si intreccia con un’altra vicenda che ha visto l’azienda protagonista negli stessi giorni. Una sentenza del Tribunale Civile di Torino ha condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli al risarcimento totale di 7 milioni di euro a Fiat Group Automobilies per il servizio sull’Alfa Romeo Mito, andato in onda nella puntata del 2 dicembre 2010 durante la trasmissione Annozero, ritenuto non veritiero e denigratorio. Sentenza durissima che prevede il risarcimento del danno patrimoniale giudicato in un milione e 750mila euro, e quello non patrimoniale, più di 5 milioni di euro, per i danni morali e di reputazione da restituire alla più grande azienda italiana. Prendendo in prestito le parole del Direttore del Tg La7 Enrico Mentana:“A parte che esiste il diritto di critica, a parte che nessun dato espresso in quel servizio era falso, se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”. Ieri sera Formigli durante la sua trasmissione “Piazza Pulita” (video da Corriere TV) su La7 si difende, definendosi un giornalista indipendente che ha sempre raccontato il Paese che cambia, il Paese con i suoi problemi, poi guarda dritto l’obiettivo e dice: “Fiat o non Fiat ci occuperemo di tutto e di tutti senza farci intimidire”. La percezione è che in Italia esista sempre meno la libertà di informazione, sembra quasi che questi 7 milioni di euro stabiliscano il limite oltre il quale non ci si può più spingere. Fiat Group affida il suo commento all’avvocato Michele Briamonte, “soddisfatto per una sentenza importante per chi si impegna a costruire oggetti di qualità e che rischia di vedere il suo lavoro gravemente danneggiato da informazioni manipolate e non veritiere”. Forse non molti sanno però (torniamo a Mentana) che la Fiat ha molto ben presente l’importanza della libertà di stampa essendo “proprietaria di un giornale importante, La Stampa, di una concessionaria della pubblicità, la Publikompass, secondo azionista della RCS, quindi influente su un giornale più importante, il Corriere della Sera, e anche della Gazzetta dello Sport e non soltanto”. Se la Rai si appresta ad impugnare la sentenza, per i giovani giornalisti, già poco o per nulla tutelati, sarà sempre più difficile esercitare la professione in maniera libera e oggettiva. Ma i guai di Mamma Rai non finiscono qui. Il Direttore Generale Lorenza Lei si trova a dover giustificare, in settimana, davanti al mondo politico e alle associazioni di categoria (da Confartigianato a Confindustria) una lettera inviata a diverse aziende italiane in cui la Rai sollecita il pagamento di uno speciale canone a fronte dell’utilizzo di strumenti come Pc, tablet e supporti informatici adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive, tassa che va dai 200 ai 6.000 euro. Richiesta che fa scoppiare l’ira degli internauti e non solo. Lega e Pd chiedono infatti al ministro Passera un elenco di tutti gli apparecchi soggetti al pagamento del canone. La tv pubblica ammette che la norma è passibile di modifiche, facendo capo ad una legge perlomeno obsoleta che risale al lontanissimo 1938, e con una nota ufficiale smentisce la richiesta precisando che “il pagamento del canone non è previsto per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone”, ma solo “nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori”. Se da un lato viene scongiurato il pagamento per il semplice fatto di possedere un Pc in azienda, rimane da capire come verrà regolamentata la materia e come e quando saranno rimborsate tutte quelle aziende che hanno già provveduto al pagamento del canone speciale. 
 http://www.ghigliottina.it/new/rai-di-tutto-di-piu/ 
 Tratto da: Rai, di tutto di più 
 Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/29/rai-di-tutto-di-piu/#ixzz1nlYCAsud - Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

L'OLOCAUSTO DEI PELOSI D'UCRAINA


L’ Ucraina ha deciso di ripulire le proprie strade. Troppi cani e gatti randagi non si addicono al paese che ospiterà i prossimi Europei di calcio.
Ogni mattina, lo squadrone degli impiegati comunali va a caccia di carcasse di randagi, armati di grossi bidoni a rotelle a tenuta stagna. Altro non sono che forni crematori mobili per incenerire e compattare centinaia di pelosoni al giorno in pochi centimetri quadrati di spazio. Spesso nei forni crematori ci finiscono quando sono ancora vivi, o meglio, non del tutto morti.
La procedura é sempre la stessa: gli squadroni della morte farciscono parchi e cigli delle strade di polpette avvelenateIl giorno dopo non basta far altro che raccogliere cadaveri e moribondi ed incenerirli.
La morte con il veleno coglie i randagi per sfinimento. L’agonia del soffocamento e del danneggiamento degli organi interni può durare diverse ore. Gli attivisti del PETA – People for the Ethical Treatment of Animals – parlano di cani che guaiscono, perdendo sangue da bocca e naso, che vagano disperati in cerca d’aiuto, finché non si accasciano in qualche angolo aspettando la morte.
Gli squadroni anti-randagi dei vari comuni d’Ucraina, vengono retribuiti in base agli animali che uccidono. Il “Sun”, nella sua inchiesta del primo dicembre scorso, parla di 35 sterline ad uccisione (poco più di 40 euro): Un chiaro incentivo ad uccidere: più cani morti = più soldi. Le città in cui l’olocausto dei pelosi é più scellerato sono Kiev, Lungansk e DoneskGuarda caso dove si trovano i principali stadi del paese.
Questa estate si avvicina. Il fischio d’inizio degli Europei di Calcio 2012 di Polonia ed Ucraina é ormai alle porte. Si stima che 20000 tra cani e gatti siano già stati avvelenati e cremati. Gli attivisti della PETA parlano anche di macabri tiri a segno a colpi di fucilate nei parchi e nelle zone più rurali d’Ucraina.
L’OIPA, é una Onlus italiana che si sta adoperando per porre fine a questa barbarie indegna: Compila e invia la lettera di protesta alle autorità Ucraine. A questo indirizzo puoi trovare la lettera precompilata dell’OIPA, ti basterà inserire i tuoi dati, un breve messaggio e cliccare sull’invio.
GUARDA IL VIDEO-TESTIMONIANZA DELLO STERMINIO DEI RANDAGI:
FONTI:


Tratto da: L’OLOCAUSTO DEI PELOSI D’UCRAINA. | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/02/29/l%e2%80%99olocausto-dei-pelosi-d%e2%80%99ucraina/#ixzz1nlXViCnV
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

GLI ORRORI DELLA VIVISEZIONE

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
Chi fa test sulle cavie dice di operare per il bene dell’umanità, ma non è così. Scene disumane che offendono la vera scienza A Correzzana (Monza), in una sede molto defilata, c'è un' azienda che si chiama Harlan. Lì ci si occupa della custodia di animali destinati alla vivisezione e qui sono già arrivate, dalla Cina, 150 scimmie (macachi), mentre altre 750, sono già in viaggio per la stessa destinazione. Cifre di queste spaventose dimensioni non potevano passare inosservate, nonostante l' understatement della ditta. Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del turismo, ha fatto il diavolo a quattro, assieme al parlamentare Fabio Granata producendo interrogazioni parlamentari e denunce a procure e Nas. Poche ore e il ministro della Salute Balduzzi ha inviato a Corezzana gli ispettori, aprendo un fronte di indagini volte a indagare su questa operazione che non ha termini di paragone numerici nel passato. Va però anche rilevato che i permessi d'importazione e di utilizzo delle cavie sono valutati e rilasciati dai veterinari dello stesso ministero, di cui ci farà piacere conoscere i nomi nei prossimi giorni. La vicenda dei macachi di Corezzana impone una presa di coscienza sul fenomeno della vivisezione che tutti i ricercatori ortodossi si affannano a mostrare come una pratica vecchia, relegata in fatiscenti laboratori di un secolo addietro e sostituita oggi dalla «sperimentazione animale». Non fatevi ingannare dal piffero di questi abili suonatori. La «sperimentazione animale » o «sperimentazione in vivo » è solo una zolletta di zucchero che nasconde l'amaro fiele di una medicina che si chiama vivisezione a tutti gli effetti. Da Cartesio in poi non siamo mai riusciti ad abbandonare un tragico errore metodologico che costringe l'umanità a sprofondare nel buio dell'Alzheimer, del Parkinson, della sclerosi e delle distrofie, studiate su ratti, cani scimmie e anfibi, organismi completamente diversi dal nostro. Milioni di animali, ogni anno, subiscono nei laboratori avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici, induzione di malattie d'ogni genere che sono solo uno specchio deformante, un'imitazione farlocca di quelle umane. Subiscono esperimenti senza senso, utili solo a gonfiare i punteggi per concorsi e stipendio e produrre la compressa che regalerà a noi e alle nostre famiglie, un anno i più, immersi nell'incubo dell'Alzheimer, scandito dalle ore in cui si devono assumere le altre dodici capsule che contrastano gli effetti collaterali delle undici già ingoiate. Con enormi benefici per gli amministratori delegati delle Big Pharms. Vi racconteranno che usiamo sempre gli stessi argomenti: le migliaia di focomelici causati dalla Talidomide (che non si verificarono sui topi), tiriamo fuori le vecchiee consunte foto in bianco e nero con gli elettrodi piantati nel cervello delle scimmiette. Roba da 1800! E allora vi racconto quel che non ho mai scritto. Io ci sono stato in quel tipo di laboratori (non quelli della Harlan). Circa 25 anni fa, quando ero uno dei pochi veterinari che curava scimmie ,ci andai per imparare alcune tecniche di diagnosi. Quello che ho visto mi sveglia ancora di notte, sudato. I cercopitechi schiacciati dalla parete mobile di lamiera contro le sbarre che perdevano bava e urina e schizzavano feci ovunque, per il terrore. Uno aveva la testa rivolta verso di me e l'occhio ricadeva dall' orbita, mentre le urla perforavano i timpani. «Tanto ne hai per poco», il commento dell'addetto. Dopo un'ora era sul tavolo, accanto a un macaco cui dovevano togliere i reni. Dopo l'incisione sull'addome, gettava fuori le viscere dal corpo. L'anestesia era un po' superficiale. Amen. Passavi tra le gabbie dei Resi e, se acuivi l'olfatto, potevi sentire, nell'oscurità, il profumo del terrore. Non serviva acuire l'udito per sentire i gemiti di chi era tenuto in vita perché l'esperimento lo richiedeva. Una volta uscito all'aria, ho vomitato. Tutto questo si verifica ancora, in tutto il mondo e la ragione umanitaria per cui questi sacrifici sono «necessari»rappresenta la più tragica balla che vi hanno mai raccontato.

SENZA L'ART. 18 I SALARI CALERANNO ANCORA

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 È proprio vero che quella sull’art. 18 è una battaglia ideologica. Non da parte del sindacato, ma del governo Monti. Solo così si può spiegare un’iniziativa che oggettivamente contraddice la proclamata politica di rigore fiscale e di crescita economica. Cominciamo col dire che la possibilità di reintegra nel posto di lavoro, contenuta nell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, in quasi 42 anni di vigenza non ha mai ostacolato licenziamenti per difficoltà economiche od obiettive riduzioni di attività dell’azienda. Questa è esperienza sotto gli occhi di tutti, viste le imponenti contrazioni dell’occupazione verificatesi nel corso degli anni nel nostro Paese. L’art. 18 costituisce, invece, un deterrente a fronte di licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo, intimati solo per punire il lavoratore che, ad esempio, abbia chiesto di godere delle ferie, di vedersi pagare lo straordinario od anche solo le retribuzioni previste dal contratto collettivo, ecc.: le aziende con più di 15 addetti per unità produttiva sanno che, vigente l’art. 18, un licenziamento ritorsivo – se riconosciuto tale dal giudice – potrebbe loro costare molto più di quella limatura del costo del lavoro che si propongono di realizzare, sicché il gioco può non valere la candela. Ma una volta abrogato l’art. 18 si realizzerebbe un’ulteriore immediata contrazione del livello medio delle retribuzioni in Italia, che già oggi sono drammaticamente fra le più basse in Europa. Infatti, venuto meno o sterilizzato il deterrente dell’art. 18, anche aziende tradizionalmente rispettose dei diritti dei propri dipendenti saranno tentate dal ricorrere alle stesse pratiche in uso presso molte piccole imprese che o non sanno cosa voglia dire applicare i minimi sindacali o, peggio, li applicano solo apparentemente nella busta paga che si fanno quietanzare dai lavoratori, cui però consegnano solo una parte dell’ammontare formalmente riportato in busta paga (a volte fino al 50% in meno), sicure che i dipendenti non potranno protestare, pena il licenziamento senza speranza alcuna di reintegra all’esito d’un giudizio in tribunale. Oppure, anche senza ricorrere a prevaricazioni così brutali, libere ormai dal deterrente dell’art. 18, le aziende cominceranno subito a non pagare più lo straordinario, la tredicesima, gli scatti d’anzianità e quant’altro, di fatto riducendo sempre di più il livello generale dei salari e, nel contempo, determinando una riduzione delle entrate fiscali, perché quel che prima era regolarmente corrisposto in busta paga e tassato alla fonte sparisce come reddito da lavoro dipendente per trasformarsi in profitto (illecito) di impresa. Questo profitto, a sua volta, sicuramente domani verrà nascosto al fisco (domani, visto la sfasamento cronologico tra il pagamento delle imposte sul reddito da lavoro dipendente – che avviene attraverso ritenuta alla fonte in tempo reale – e quello delle imposte sul reddito da impresa): infatti, se un’azienda non paga i propri dipendenti difficilmente sarà più onesta con l’erario. Per quanto sia difficile stimare in anticipo i numeri esatti della ripercussione della perdita di quella che è l’essenziale garanzia del reddito da lavoro dipendente, nondimeno è innegabile che spostare altre porzioni di ricchezza dal lavoro dipendente al reddito di impresa apre spazi ulteriori di evasione fiscale e impoverisce quella domanda interna che il governo dichiara di voler sostenere nella cd. fase 2, dell’aiuto alla crescita. Sia chiaro che ciò non vale sempre, dovunque e in assoluto (non tutti i paesi europei conoscono la reintegra nel posto di lavoro); tuttavia sicuramente vale nella situazione data nell’Italia di oggi. Né è immaginabile – come pure si sente dire – che in contropartita alla rinuncia ai diritti (oggi l’art. 18) si possano avere incrementi salariali, secondo uno scambio “meno garanzie, ma più soldi”. Minor garanzia del posto di lavoro significa minor forza contrattuale: come i lavoratori, così indeboliti, possano poi conquistarsi miglioramenti economici e, soprattutto, farseli in concreto pagare resta un mistero, anche perché l’esperienza delle tante forme di precariato che colpiscono i giovani dimostra che alla flessibilità in uscita si accompagnano assai modesti livelli salariali (eccezion fatta per i dirigenti). Del tutto suggestiva è, infine, l’obiezione secondo cui bisogna prima pensare alle aziende per potersi poi preoccupare dei lavoratori. In realtà, dal momento che la stragrande platea di consumatori è costituita proprio da percettori di reddito fisso, è forse possibile pensare alle aziende mentre si mandano a picco i consumatori che quelle stesse aziende alimentano con la propria domanda?

L'ITALIA DEI "FIGLI DI PAPA'"

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
A dicembre, per il terzo mese consecutivo, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) in Italia è stata superiore al 30%. Un giovane su tre è disoccupato, il tre per cento in più del dicembre dell'anno prima. L'unica "ricetta" proposta dal governo "prevede" il licenziamento facile di chi è già a lavorare, ma così il reddito delle famiglie sempre a terra rimane! Mentre l'aumento dell'età pensionistica di sicuro non aumenta i posti di lavoro disponibili, anzi... Ma mentre i giovani normali non trovano lavoro per i figli di papà la crisi non arriva mai! Ne stiliamo una prima temporanea classifica: Marina, Piersilvio, Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi: I primi due sono già ai vertici dell'impero di Mediaset (Piersilvio presidente Mediaset, Barbara presidente Fininvest e Mondadori) la terza è nel consiglio di amministrazione del Milan Calcio, futura presidente. Per gli altri due presto in arrivo cariche equivalenti. Difficile negare l'effetto dello strapotere politico di papà sulle ricchezze ereditate... Consideriamoli in rappresentanza di tutti i "figli di" dei grandi poteri economici. A scriverli per intero non basterebbe un volume. Renzo Bossi detto "il trota": tre volte bocciato all'esame di maturità è consigliere regionale della Lombardia a oltre diecimila euro al mese e prossimo parlamentare europeo... Michel Martone: ormai conosciamo tutti la storia del più giovane sottosegretario del governo Monti che ha definito "sfigati" gli studenti universitari in ritardo con gli studi. Il figlio di Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione ed ex-presidente dell'associazione nazionale magistrati. Il potentissimo papà chiamò nientemeno che Dell'Utri per trovare una sistemazione al figlio. Et voilà! Mario Vattani, in arte "Katanga": figlio di Umberto, uno dei diplomatici più potenti d'Italia. Già un anno dopo la laurea Mario era inserito nella carriera diplomatica per diventare giovanissimo console generale dell'Italia in Giappone. Purtroppo (per lui) il disprezzo fascista per la democrazia gridato a ogni esibizione musicale della sua doppia vita di naziskin ne ha improvvisamente interrotto la carriera. Richiamato in patria, ma vedrete che il papà rimetterà in moto le sue leve... 
 Cristiano Di Pietro: il figlio del leader dell'Idv, un parvenu della politica è stato candidato ed eletto alle elezioni regionali del Molise. Ma secondo Di Pietro senior "non è un trota"... 
 Cossiga Giuseppe: figlio di Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica. Giuseppe è stato vice coordinatore sardo di Forza Italia e la scorsa legislatura faceva parte della commissione Difesa della Camera.
 Elisabetta Fatuzzo: figlia di Carlo Fatuzzo, fondatore del mitico "partito dei pensionati", che l'ha fatta eleggere consigliere regionale della Lombardia 
 Umberto Previti: figlio di Cesarone, custode di molti dei segreti più inconfessabili di Silvio Berlusconi. Umberto gioca a calcio e Cesare penso bene di raccomandarlo a Lotito. In una telefonata intercettata nel 2006 sul figlio giovanissimo Previti rinfaccia a Lotito "Claudio, io so' stato sempre 'na persona seria, 'na persona perbene, lo sai, non ti ho mai detto niente de mi fijo, ma che mi fijo venga discriminato e trattato a carci in culo da gentarella da quattro sordi che hai messo a rappresentà 'a gloriosa maglia biancoceleste, io questo proprio non te lo consento proprio, io faccio un casino". Detto fatto, Umberto diventò titolare delle giovanili dela Lazio..! 
 Giuseppe De Mita: nipote di Ciriaco De Mita. E che te lo dico a fare: attuale vicepresidente della giunta regionale della Campania
 Geronimo La Russa: a soli 31 anni il figlio dell'ex-ministro della Difesa e post-fascista La Russa ha accumulato una quantità impressionante di incarichi e consulenze. Per la gran parte nelle società del gruppo Ligresti sodale del padre: ad esempio i posti del cda di Premafin, Finadin, Immobiliare Lombarda e della International strategy srl. Ma anche cariche elettiva come quella di vicepresidente dell'automobile club di Milano in quota al ministro Brambilla sempre durante il governo Berlusconi. Ma si potrebbe continuare... 
 Pietro Sbardella: figlio di Vittorio, famoso "squalo" della Dc. Entrato nel consiglio regionale del Lazio nelle file dell'Udc Maura Cossutta: figlia di Armando, storico leader del pci di orientamento stalinista. Più volte eletta alla Camera dei Deputati prima con Rifondazione e poi con i Comunisti italiani. Finchè il padre non fu scalzato dal "trono" da Oliviero Diliberto 
 Alessandra Mussolini: difficile immaginare una carriera politica per Alessandra se non si fosse presentata come la "nipote del duce".... 
 Melchiorre Daniela: figlia del Generale della Guardia di Finanza Melchiorre e nipote del Cardinale Bovone. Prima avvocato e dopo magistrato militare, ha ricoperto la carica di vicesegretario regionale della Margherita in Lombardia. nel 2006 è stata nominata sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi.
 Pili Mauro: figlio di Domenico Pili, pezzo da '90 del PSI in Sardegna. Giornalista, è stato presidente della Regione Sardegna (famoso il suo discorso d’insediamento in cui citava cifre e dati relativi alla Lombardia...). 
 Ludovica Casellati: figlia di Elisabetta Casellati. Che appena nominata sottosegretario del governo Berlusconi la assunse direttamente al ministero come portaborse. 
Cuore di mamma Leonardo Impegno: figlio di Berardo potentissimo segretario cittadino del Pci di Napoli alla fine degli anni '70. Leonardo ne ha "ereditato" i voti diventando già nel 2006 il più giovane presidente del consiglio comunale di Napoli. 
 Piero Marrazzo: figlio di Joe Marrazzo, storico giornalista Rai. Appena laureato entra in Rai, in breve diventa conduttore del Tg2 e da lì il salto è breve verso diversi format di successo. Un trampolino fondamentale per la discesa nel campo della politica che ne farà il governatore della regione Lazio. Prima delle note vicende che lo hanno messo un pò ai margini dal potere che conta.
 E potremmo continuare a lungo! Poi ci meravigliamo che, secondo l'Isfol, un giovane su tre è alla ricerca di una raccomandazione come unica soluzione possibile!? 
Con questi esempi... ps: l'elenco si limita ai "figli di" politici potenti e in un caso stranoto alla "nipote di". Per gli altri gradi di parentela come la "moglie di" (Fassino, Mastella) o il "marito di" o altri tipi di nepotismo (professori universitari, stelle dello spettacolo, magistrati, super-manager, alta burocrazia militare, chierici...) appuntamento alle prossime puntate

GIAPPONE: SI LASCIANO MORIRE IN SILENZIO

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 Se nei Paesi latini ricorrere al welfare è considerato un normale diritto, se in quelli anglosassoni è un'estrema risorsa da disperati, in Giappone è una vergogna tale da preferire la morte. La cultura giapponese è unica al mondo, ed è assai difficile da decifrare per noi. La crisi sta colpendo duro anche nel Paese del Sol Levante, unita al dramma culturale ed economico che ha rappresentato Fukushima. Ma, ricorda Business Insider, con una differenza fondamentale rispetto a noi: il sentimento della vergogna. Se nei Paesi latini ricorrere al welfare è considerato un normale diritto, se in quelli anglosassoni è un'estrema risorsa da disperati, in Giappone è una vergogna tale da preferire la morte. Ed è proprio quello che sta succedendo. Le conseguenze sono mortali quando gli anziani, o i cittadini in improvvisa povertà della terza nazione più ricca del mondo vengono lasciati senza un'opzione per salvare la faccia. Le morti solitarie, chiamate kudokushi, sono in aumento in tutto il Giappone. Persino un'intera famiglia: genitori anziani e figlio disoccupato sono stati trovati morti nella loro abitazione rimasta senza luce e riscaldamento. Si sono lasciati morire di fame. I disastri culturali e morali che sta causando questa crisi, a cominciare dalla Grecia, non saranno riparati che in generazioni.

UCCIDONO IL FIGLIO, PROCESSANO LA MADRE

NOCENSURAC.COM, 28/02/2012
 Doveva iniziare il primo marzo a Mantova ma subirà un rinvio, per l'impedimento di un tecnico di parte civile, il processo a Patrizia Moretti e ad alcuni cronisti ferraresi denunciati per diffamazione dalla pm Mariangela Guerra, quella di turno all'alba del 25 settembre 2005 quando il figlio di Patrizia, Federico Aldrovandi, incappò nel misterioso e violentissimo "controllo" di polizia nel quale fu ucciso. Aveva 19 anni e stava solo tornando a casa a piedi dopo una notte in discoteca. Ci sarebbe voluta una faticosissima indagine difensiva - una sorta di controinchiesta da parte dei familiari del ragazzo e dei loro legali - perché i quattro agenti fossero condannati in primo e secondo grado per eccesso colposo nell'omicidio colposo. Per il 21 giugno è prevista la sentenza di Cassazione a mettere la parola fine al filone principale del clamoroso caso di "malapolizia" che, tra i vari strascichi, ha visto altri quattro tra colleghi e superiori dei quattro agenti finire alla sbarra per aver contribuito a depistare le indagini di quella domenica mattina. Intanto, però, c'è quest'altro processo che ribalta le posizioni e prova a inchiodare la madre coraggio grazie alla quale si riaprì un caso dopo cento giorni di silenzio assordante e il tentativo di processare lo stile di vita della vittima anziché gli abusi della polizia. La querela della pm arriva nel 2010 dopo le sentenze sui depistaggi che, probabilmente, le impedirono di impostare correttamente le indagini. Però, tra gli articoli "alla sbarra" ci sono anche quelli sul caso Bad Boys, rampolli della Ferrara-bene, tra cui il figlio della pm, accusati di spaccio. All'epoca ci fu chi tentò un collegamento tra quell'inchiesta e la lentezza del caso Aldrovandi fino alla rinuncia della pm nel febbraio 2006. E forse la pm vuole sciogliere proprio quel nodo. Ma proprio quei tre mesi opachi potrebbero essere illuminati dal nuovo procedimento all'apparenza paradossale. In aula con Patrizia ci saranno anche giornalisti della Nuova Ferrara: il direttore Paolo Boldrini, il giudiziarista Daniele Predieri e Marco Zavagli, collaboratore esterno, direttore del quotidiano on-line Estense.com. Quest'ultimo non è l'autore di uno degli articoli contestati, scritto invece dalla giornalista Alessandra Mura ma la procura di Mantova e la gup che ha deciso il processo sostengono che sarebbe lo pseudonimo usato da Zavagli. La pm Guerra si costituirà parte civile ma solo nei confronti del quotidiano La Nuova Ferrara e non di Patrizia Moretti, chiedendo ai giornalisti un risarcimento almeno di 300mila euro più 1 milione e mezzo di danni nel processo civile in corso ad Ancona. Guerra, che quella mattina - forse depistata dagli agenti accorsi - non si presentò sul luogo del delitto, è convinta di essere stata oggetto di una «campagna denigratoria e diffamatoria». Tra i testimoni a Mantova, le difese hanno messo in lista i giudici Francesco Caruso, Monica Bighetti, il pm Nicola Proto, gli ex procuratori capo Severino Messina e Rosario Minna, il giudice d'appello Luca Ghedini. Anche il sindaco estense Tiziano Tagliani, nella veste di avvocato, così come don Domenico Bedin e Anne Marie Tseguaeu, testimone della colluttazione tra Federico e gli che proprio Tagliani assisterà nella delicatissima fase della sua presa di parola, unica testimone - terrorizzata per eventuali ritorsioni - nella "zona del silenzio" ferrarese. Per Articolo 21 e per il sindacato dei giornalisti il processo altro non sarebbe che un attacco alla libertà di stampa. «Amaramente penso che chi querela le vittime non cerchi giustizia, ma affermazione di potere», scrive Patrizia nel suo blog, quello da cui scaturì la campagna di controinformazione decisiva per l'impulso alle nuove indagini. La donna ha avuto già diverse querele anche da parte dei responsabili della morte di Federico. Tutte archiviate. Fino al processo di Mantova deciso con una rapidità irrituale. Anche il questore dell'epoca altri pezzi della polizia si sono dedicati negli anni a inseguire, denunciare, intimorire i frequentatori del blog con un'energia che avrebbe meritato altri obiettivi. «In molti - dice ancora Patrizia - per la paura di un processo hanno patteggiato e pagato loro dei soldi. La gente normalmente teme i Tribunali, si sa. I miei avvocati hanno dovuto rispondere al loro Ordine per richiami partiti dal vertice della Procura ferrarese. La stessa procura che chiese l'identificazione dei giornalisti (tra cui questo cronista, ndr) e dei direttori di quelle testate che parlavano del caso Aldrovandi». «Quasi non riesco neanche più ad essere arrabbiata, sono soprattutto triste, delusa, affranta da tutto questo. Ma questo è niente rispetto all'assenza di Federico - si legge ancora nel post - ma che cosa si vuole dimostrare con questa querela? Ormai tutti sanno come sono andate le cose. E' scritto su almeno 3 sentenze e in 6 anni di cronaca». «In molti - dice ancora Patrizia - per la paura di un processo hanno patteggiato e pagato loro dei soldi. La gente normalmente teme i Tribunali, si sa. I miei avvocati hanno dovuto rispondere al loro Ordine per richiami partiti dal vertice della Procura ferrarese. La stessa procura che chiese l'identificazione dei giornalisti (tra cui questo cronista, ndr) e dei direttori di quelle testate che parlavano del caso Aldrovandi». «Quasi non riesco neanche più ad essere arrabbiata, sono soprattutto triste, delusa, affranta da tutto questo. Ma questo è niente rispetto all'assenza di Federico - si legge ancora nel post - ma che cosa si vuole dimostrare con questa querela? Ormai tutti sanno come sono andate le cose. E' scritto su almeno 3 sentenze e in 6 anni di cronaca».

FIRENZE: UN ALTRO "SUICIDIO" NELLA CELLA DI SICUREZZA DELLA QUESTURA

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 Un altro “strano suicidio” all’interno di una cella di sicurezza della questura di Firenze. Dopo la morte di Es-saouri Youssef avvenuta il 27 gennaio, un altro giovane sempre di nazionalità marocchina, di 26 anni, è morto all'interno della questura di Firenze. Il giovane Rami Chaban senza fissa dimora, era stato arrestato nella serata di venerdi 24 febbraio dalla Polfer per rapina, tentata violenza sessuale e lesioni aggravate. Dopo averlo fermato,secondo la ricostruzione della Questura fiorentina, gli agenti lo hanno portato nella camera di sicurezza della questura in transito verso il carcere di Sollicciano. Al momento dell'intervento del 118 il cuore non batteva già più. Inutili i tentativi di soccorso. Il medico del 118 ha stabilito che la morte è avvenuta per arresto cardio-circolatorio, forse per cause naturali. La procura di Firenze ha disposto che venga eseguita l'autopsia sul cadavere che è stato trasportato all'Istituto di Medicina Legale di Firenze. "Quello di oggi è il secondo caso di morte da chiarire che avviene all'interno della camera di sicurezza della Questura di Firenze", hanno dichiarato i senatori dei Radicali Marco Perduca e Maurizio Buzzegoli. "L'inidoneità della struttura a trattenere i custoditi e la conseguente difficoltà da parte degli agenti ad assicurare l'integrità fisica di quest'ultimi devono essere valutati quanto prima" aggiungono Perduca e Buzzegoli, augurandosi che il questore di Firenze "possa quanto prima far chiarezza su quest'ultima morte, rispettando la concezione che la giustizia deve farsi carico, oltre che della vittima, anche dell'autore del reato"."

VACCINO CONTRO L'INFLUENZA SUINA: TROPPI EFFETTI COLLATERALI

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 Nuovi dati dimostrano che il vaccino contro l’influenzasuina è in cima alla lista dei farmaci responsabili del maggior numero di sospetti effetti collaterali. Ammonta infatti a 779 il numero di reazioni avverse e indesiderate legate al vaccino tra il 2010 e il 2011. La maggior parte di questi effetti risultano manifestarsi in maniera relativamente mite, come ad esempio gonfiore localizzato, problemi gastrointestinali e sintomi simil-influenzali. Tuttavia, le autorità sanitarie hanno identificato fino a 30 casi di giovani affetti da disturbo del sonno come parte di un'indagine su un possibile legame tra la condizione e il vaccino contro l'influenza suina, il Pandemrix. Le autorità sanitarie insistono a dire che il vaccino è sicuro e che il rapporto rischio-beneficio rimane positivo. La Medicines Board Irlandese ha dichiarato che..... "Il numero di segnalazioni ricevute non può essere utilizzato come base per determinare l'incidenza di una reazione. Nemmeno il numero totale di reazioni che avvengono ed il numero di pazienti che usano un farmaco devono essere considerate determinanti". Nel complesso, i dati richiesti dimostrano che sono poco più di 6000 le segnalazioni di reazioni avverse da gennaio 2010 a dicembre 2011. Il farmaco anti-psicotico Clozapina, anche noto come Clozaril, è secondo nella speciale classifica circa gli effetti collaterali. Comuni effetti avversi del farmaco includono vertigini, tachicardia, costipazione, produzione di saliva in eccesso e aumento di peso. Il vaccino che protegge le ragazze contro il tumore della cervice uterina - il vaccino HPV - è considerato responsabile per il terzo maggior numero di reazioni (507), seguito dai vaccini utilizzati nell'infanzia (379). L'Health Service Executive, nel frattempo, ha detto che sta lavorando per individuare eventuali potenziali casi di narcolessia come parte della ricerca clinica in corso ed ogni possibile collegamento. Dati preliminari provenienti da Finlandia e Svezia nel 2010 legano un aumento nella narcolessia tra i giovani che abbiano fatto uso del Pandemrix. Dati svedesi stimano che il vaccino potrebbe causare tre casi di narcolessia ogni 100.000 vaccinazioni. Tuttavia, uno studio più recente ha suggerito che la narcolessia sia innescata da virus dell'influenza suina e non dal vaccino. L'uso di Pandemrix non è più raccomandato in Irlanda e i medici sono stati invitati a restituire i medicinali rimanenti. Il vaccino contro l'influenza stagionale di quest'anno non prevede la presenza del Pandemrix.

INCENDIO ALL'ILVA DI TARANTO

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 Il tam tam sui social network dei cittadini allarmati diventa sempre più insistente: attorno alle 15.00 all’Ilva di Taranto, da tempo sotto accusa per l'emissione di sostanze inquinanti e pericolose per la salute, si è sviluppato un grosso incendio nell'area del tubificio 1. Una raffica di post, foto e video mostrano l’ennesimo pericolo per l’ambiente, l’ennesimo attacco alla salute dei tarantini. Secondo le prime indiscrezioni, le fiamme, seguite da una esplosione, si sarebbero alzate dal bagno d’olio refrigerante di un trasformatore del reparto Tubificio 1. Subito dopo si è sprigionata un’inquietante colonna di fumo nero alta alcune decine di metri, visibile anche a chilometri di distanza. Anche dalla superstrada che da Brindisi-Grottaglie porta verso Taranto. I vigili del fuoco del distaccamento interno dello stabilimento e del comando provinciale di Taranto sono ancora al lavoro, insieme agli ispettori del lavoro e ai Carabinieri intervenuti sul posto, mentre per ora non si segnalano danni alle persone. Non ci sarebbero, infatti, né feriti né intossicati. Sul posto ci sono anche gli ispettori dell'Arpa per valutare le eventuali compromissioni ambientali causate dalla combustione delle migliaia di litri di olio refrigerante. Fonti aziendali rivelano che il rogo sarebbe in fase di spegnimento, ma le testimonianze dei post scritti su internet dai cittadini fanno pensare che l’incendio sia ancora in atto. Intanto il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, al centro delle polemiche ambientaliste per l’ordinanza bollata come “propagandistica” e “inutile” con cui, sulla scorta della perizia svolta dagli esperti incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, con la quale ordinava all’Azienda di eseguire, entro trenta giorni, lavori volti alla riduzione dell’immissione di fumi e polveri delle acciaierie e delle cokerie, comminando, in caso di mancato adempimento, la sospensione totale degli impianti, continua a tacere sull’incendio. E allora alcuni cittadini, come Rosella Balestra del Comitato Donne per Taranto, decidono di diramare autonomamente appelli: “se doveste avere problemi respiratori, vomito, bruciori alle mucose, tosse recatevi subito al pronto soccorso. Devono capire che ci stanno uccidendo. Il consiglio è tenere finestre e porte ben chiuse e sigillate”. E pensare che proprio ieri mattina, sempre nello stabilimento killer, un operaio di 40 anni ha rischiato la vita per una fiammata partita dall'impianto che taglia le brame d'acciaio. Il dipendente ha riportato ustioni su tutta la parte anteriore del torace. Trasferito al centro grandi ustioni di Brindisi, la vittima è stata dimessa con una prognosi di 15 giorni, ma l'incidente poteva rivelarsi fatale se la fiammata lo avesse colpito sul viso o sugli occhi. Insomma, Taranto è ancora una volta ferita, senza alcun rispetto per chi la ama e la vive 
GUARDA I VIDEO SU: http://www.nocensura.com/2012/02/incendio-allilva-di-taranto-la-nube.html

I 5 MODI PER SCALDARE LA CASA E RISPARMIARE ENERGIA

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
 Razionalizzare il riscaldamento in maniera economica, ecologica e funzionale si può! Gli attuali metodi basati su fonti di energia non rinnovabili e spesso non compatibili con l’ambiente, non sono più sostenibili sul lungo periodo. Meglio cominciare fin da ora a guardarsi intorno e, nel nostro piccolo, ad attrezzare gli ambienti domestici con soluzioni alternative.Soprattutto se abbiamo intenzione di ristrutturare la nostra abitazione. Ne proponiamo cinque che con un piccolo investimento iniziale, permettono di climatizzare la casa risparmiando energia, diminuendo le emissioni e soprattutto contenendo i costi. Il tutto senza abbassare i nostri standard di vita. 
1) Quadri a parete riscaldanti Uno degli ultimi ritrovati sono i quadri a parete riscaldanti, un innovativo sistema eco riscaldante che assicura grandi vantaggi economici e un efficace riscaldamento ecologico. Grazie alla loro innovativa tecnologia, in meno di 2 minuti sono già in grado di riscaldare senza problemi locali di circa 20 -25 metri quadri, consumando molto meno dei tradizionali sistemi di riscaldamento. 
2) Collettori solari Dei collettori solari utilizzati negli impianti termici per la produzione di acqua calda sanitaria ne avevamo già parlato. In generale per il riscaldamento domestico, ne esistono di due tipi, i collettori piani, più usati e più economici che si possono usare anche se il cielo è nuvoloso, e i collettori a concentrazione, che sfruttano solo la radiazione diretta ma producono temperature più elevate. Di primaria importanza è però poter mettere a confronto il vecchio sistema caldaie/termosifoni e pannelli solari/termoconvettori e radiatori di nuova generazione. In quanto a risparmio, emerge che un impianto a pannelli radianti di nuova generazione abbatte i costi di combustibile del 50% circa, mentre accorgimenti più oculati, quale il solo utilizzo nelle zone vivibili (o zone di lavoro) possono abbattere i costi fino al 70%. 
 3) Riscaldamento a pavimento I sistemi di riscaldamento a pavimento sono facili da installare ed estremamente economici, sia per la posa che per la gestione. Con questi sistemi, l’intero pavimento diventa una superficie riscaldante la cui ampiezza permette di abbassare la temperatura dell’acqua fino a 30°C. Inoltre le nuove tecnologie in materia di riscaldamento stanno trovando valide risposte anche negli impianti che sfruttano l’energia solare a costo nullo e perciò garantiscono temperature confortevoli in pieno rispetto dell’ambiente.
 4) Caldaia a legna Altra soluzione, specialmente nei luoghi isolati, è utilizzare le stufe a pellet, a legna o a mais, che hanno raggiunto un livello abbastanza elevato di efficienza e affidabilità, ed inoltre non producono fumi tossici, dato che bruciano solo combustibili naturali. 
 5) Riscaldamento a infrarossi Il riscaldamento infrarossi è un nuovo sistema che permette di scaldare senza disperdere il calore. I normali caloriferi scaldano l'aria, e questa scalda l'ambiente circostante. Con gli infrarossi praticamente si elimina un passaggio, scaldando direttamente persone ed oggetti presenti nella casa. Il riscaldamento per irraggiamento emette calore sotto forma di radiazioni infrarosse, simili al calore dei raggi del sole, producendo un comfort termico direttamente sul corpo. Il calore così prodotto è assolutamente pulito, ecologico e addirittura benefico per il corpo, riducendo notevolmente i consumi e quindi anche i costi.

MONTI NON HA TAGLIATO NIENTE

NOCENSURA.COM, 28/02/2012
Dire che ha tagliato un ramoscello non è corretto: Monti non ha tagliato nemmeno quello! Monti si è presentato agli italiani con tante belle parole, equità, eliminazione dei privilegi delle caste, giustizia sociale... in meno di 4 mesi invece l'unica cosa che ha fatto è istituire un vagone di nuove tasse (qui le prime 29 http://bit.ly/w5QnSO ma l'elenco è aggiornato al 3 Gennaio) e aumentare quelle esistenti - lo scandalo più evidente è la benzina: aumentata al punto da far ridurre agli italiani l'uso dell'automobile, con il "magnifico" risultato che ANZICHE' AUMENTARE IL GETTITO, LO STATO CI STA RIMETTERA' 581 MILIONI DI EURO (vedi http://bit.ly/w72gtN). Ha purgato il ceto medio-basso, facendo regali al sistema bancario e finanziario, ultimo in ordine cronologico quello da 2.500.000.000€ a Morgan Stanley (vedi http://bit.ly/wbAWmN) - ovviamente con il silenzio assenso di centrodestra, centrosinistra e centro e dei loro fedeli mass media... Mentre dei famosi "tagli" non ne abbiamo visto nemmeno l'ombra... anzi la cosa più GRAVE è che hanno fatto FINTA di effettuarli, una manovra mediatica resa possibile dalla complicità della stampa, il 95% della quale è controllata - direttamente o indirettamente - da PD,PDL e UDC -terzo polo: E' UN BLUFF il famoso "taglio degli onorevoli stipendi" (vedi http://bit.ly/xIru18) ed è un BLUFF il taglio delle famigerate auto blu, cancellate per decreto e reinserite con un bando (vedi http://bit.ly/xv8bSq) - roba da far ACCAPPONARE la pelle... ma la maggioranza degli italiani - quelli che prendono per vangelo quanto detto dalle TV o quanto letto sui quotidiani - sono convinti che i tagli ci siano stati... 
 Alessandro Raffa per nocensura.com

ITALIANI

nocensura.com, 28/02/2012
"Se agli italiani importasse del futuro della nazione la metà di quanto gli interessa la propria squadra di calcio (composta da mercenari pronti a trasferirsi nella squadra rivale per 1€ in più al mese) l'Italia sarebbe la culla della democrazia, si vivrebbe tutti benissimo..." 
 staff nocensura.com