IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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lunedì 30 aprile 2012

ROSY MAURO CONTRO BOSSI E MARONI

GIORNALETTISMO, 30/04/2012


Rosi Mauro si sfoga in una intervista rilasciata al Giornale. “L`hanno scoperto nel 2012 che sono terrona. Ma non è che nell`87 fossi nordica, sa? Chi ora dice così, è solo perché non vuole ricordare che cosa ho fatto per la Lega in 20 anni. Avessi avuto i poteri magici che mi attribuiscono, forse non ci troveremmo in questa situazione”.

IL CASO DEI DIAMANTI
 – Parole dure su Roberto Maroni, che ne ha chiesto l’espulsione dopo lo scandalo dei diamanti. “Anche lui improvvisamente si è accorto che sono terrona, e vuole un capo del SinPa davvero padano. Che schifo. Scusi, schifo è la parola che ripeto di più in questi giorni. Non ne trovo altre”. Per quanto riguarda i conti privati “non so nulla. Ma se si riferisce al SinPa, ebbene sì: la Lega lo finanziava, persino la Lega lombarda lo ha finanziato. A volte con più e a volte con meno soldi. Come tutte le altre associazioni padane.
LA NIPOTE – E allora?” La Mauro, ricorda il Giornale, ha assunto sua nipote. “Mia nipote ha 34 anni. Lavora con me da quando ne aveva 18. E con ciò? Lo sapete voi giornalisti che così rovinate le persone? Da quando ero consigliere regionale, come tutti gli eletti leghisti, ho versato lamia quota al partito. Quindi intanto chiariamo che nei soldi della Lega ci sono anche i nostri. E poi la verità è che io per anni non ho preso nemmeno lo stipendio dal Sinpa. Di più: ho vinto un paio di cause, una da 30 e da 50 milioni di lire, che ho speso per il SinPa”.

SULLE TRACCE DI KONY


Non si ferma la caccia a Joseph Kony, il leader dell’Esercito di Resistenza del Signore in fuga nella profonda Africa Centrale a cui il gruppo Invisible Children ha dedicato a più riprese documentari speciali per denunciare i rapimenti di massa di bambini-soldato: uno schieramento composito, ci racconta la Msnbc, formato da truppe statunitensi in prima linea insieme a quelle dell’Uganda per dare la caccia al guerrigliero; secondo la Bbc, sono “truppe speciali” quelle inviate dagli Usa, precisa la Bbc.
 GIORNALETTISMO, 30/04/2012

ALLA CACCIA - Non c’è tregua.”In una stanza di cemento in un angolo dimenticato da Dio della Repubblica Centrafricana, le forze speciali americane studiano la caccia per il ricercato ribelle più pericoloso dell’Africa, che si nasconde in un’area grande quanto la California. La struttura era un ex-presidio medico fino a quando il titolare non è stato assassinato dall’Esercito di Resistenza del Signore mentre trasportava le medicine sulla strada. Ora funziona da centro operativo per una delle ultime operazioni militari Usa in Africa”, dice il media americano; in una ragnatela di veleni ed accuse incrociate, le truppe ugandesi accusano il governo del Sudan di star addirittura finanziando il ribelle in fuga.
E IL SUDAN? - “Il Colonnello Felix Kulayigye della forza armata ugandese ha detto alla Bbc che ha informazioni riguardanti lo spostamento della LRA nel Sudan, incluse le aree controllate dalla milizia Janjaweed, supportata da Khartoum. “Kony sa che non può entrare nella regione, perciò quando la pressione si alza in Centro Africa si rifugia in Sudan”, dice il militare; e non è finita: “Un colonnello delle forze di difesa ugandesi dice alla Bbc che è stato catturato un membro della LRA che portava un’uniforme del Sudan, e ne portava munizioni ed armi”, spiega il media inglese. Le truppe di Kony sono ormai bande disorganizzate che si aggirano praticamente libere per la regione: “L’obiettivo è la rimozione di Joseph Kony e di altri ufficiali anziani della LRA dal campo di battaglia”, ha detto il capitano Ken Wright, un Navy SEAL che comanda i 100 uomini arrivati ad ottobre. Le regole di ingaggio Usa sono stringenti: “Gli uomini sono armati ma possono sparare alla LRA solo per legittima difesa”. Come a dire che questa non è la loro guerra.

IMPICCARSI A CASA


GIORNALETTISMO, 30/04/2012
Un portinaio di 56 anni che prestava servizio in un edificio situato a corso Garibaldi a Napoli si e’ tolto la vita impiccandosi all’interno della propria abitazione. Si e’ appreso da fonti investigative, che l’uomo un anno fa aveva ricevuto una lettera di licenziamento e che a seguito di cio’ nel corso di quest’anno avrebbe dovuto lasciare l’appartamento. Era in atto un contenzioso tra il 56enne e i suoi datori di lavoro.
GRAVISSIMO EPISODIO – La polizia sta svolgendo indagini per cercare di fare chiarezza su questo gravissimo episodio. Il portinaio era separato, viveva da solo e aveva due figli, che vivono lontani da Napoli. Probabilmente un contributo alle indagini potra’ darlo il fratello dell’uomo gia’ rintracciato dagli investigatori.
LA STORIA – Il portiere, che lavorava in uno stabile di corso Garibaldi, era divorziato e aveva due figli. Ai condomini era sempre apparso come una persona dal carattere forte. Ultimamente, pero’, G.C., 56 anni, anche a seguito della morte di sua madre, nonche’ della separazione dalla moglie, sembra soffrisse di crisi depressive.
Nel prossimo ottobre avrebbe dovuto lasciare l’alloggio da portiere in cui abitava. Giorni fa, pero’, i proprietari avevano fatto un sopralluogo per metterla in vendita, facendogli forse presagire un anticipo del suo allontanamento, e forse anche questo ha inciso sulla sua decisione.

INTERNET CHE VERRA'

GIORNALETTISMO, 29/04/2012


DOMINI PERSONALIZZATI - The Villager ci svela che l’Icann, l’organizzazione internazionale che gestisce i domini-web, è pronta a dare il via a un nuovo livello di domini personalizzabili, così da poter essere usufruibili da chiunque nei prossimi anni. Questo significa che dovremmo prepararci a una nuova infornata di domini come “.nike”, “.roma”, “.adidas” che andranno ad affiancare i vari .com, .org e .net.  I nuovi domini personalizzati avrebbero dovuto debuttare lo scorso 12 aprile ma, come testimoniato daKey4biz, a causa di un guasto informatico la deadline è stata spostata al 20 dello stesso mese.
GLI ULTIMI ARRIVI - Si tratta di una rivoluzione dalla portata epocale. Fin dalla nascita del World Wide Web, sono stati solo sette i nuovi “domini” che hanno affiancato i geolocalizzati e i tre istituzionali. Tra questi ci sono .info, .biz, .museum e .aero, con gli ultimi due destinati solo a musei e aeroporti. Nel 2004 poi vennero accettati anche .jobs and .mobi, dedicato ai cellulari.
I 118 DOMINI IN SOSPESO - Garrin fondò nel 1996 la name.space, un’azienda che si occupa oggi di 500 domini di alto livello e che opera fuori dal solco controllato dall’Icann. Nel 2000, nel tentativo di avere accesso alla “polpa”, name.space pagò a Icann 50 mila dollari per l’approvazione di 118 domini, tra cui .art, .cafe, .cam, .free, .gay, .hotel, .jobs, .news, .politics, .sex, .shop, .sucks and .weather. Garrin ebbe anche modo di polemizzare con Icann dopo che l’associazione diede il via libera per “.jobs” nel 2004, con conseguente “furto” denunciato dallo stesso Garrin con tanto di dichiarazione bellicosa “lo rivogliamo indietro”. Nel gruppo di 118 domini proposti da name.space c’era anche .nyc, che Bloomberg vorrebbe acquistare da una società con base in Virginia che anche in questo caso avrebbe rubato il dominio a Garrin.

IL DOMINIO NYC - L’umore nero del fondatore di name.spece è giustificato anche dalle cifre in ballo, visto che l’amministrazione della città di New York è disposta a pagare 3,6 milioni di dollari per l’utilizzo del dominio per una durata di cinque anni. Name.space reclama anche i seguenti domini: .blog, .chat, .food, .green, .law e .text, anche se questi non sono compresi nel contratto del 2000.
UNA QUESTIONE DI SOLDI - Garrin sostiene quindi di aver creato un totale di 482 domini fin dal 1996, curati anche mentre stava per morire nel 2003 a causa di una complicazione all’appendice. Nel letto d’ospedale controllava con un portatile i suoi domini. Lo scorso mese il fondatore di name.space ha scritto all’Icann chiedendo la restituzione dei suoi 482 domini di primo livello. Secondo l’uomo l’Icann non ha ancora concluso di analizzare la proposta di Garrin nonostante siano passati 12 anni perché non vuole riconoscere il suo successo e quindi i suoi guadagni, visto anche che Verisign, che gestisce le estensioni .com e .net è valutata 5.5 miliardi di Euro.
NUOVI COSTI - Inoltre l’Icann ha cambiato le norme per la registrazione di un dominio di primo livello. Per ogni dominio registrato il costo è di 185 mila dollari. Questo vuol dire che name.space oggi dovrebbe pagare 21 milioni e 800 mila dollari. “Stanno cercando di farci fuori dal nostro business”. Nonostante l’opposizione dell’Icann, Garrin è sicuro di poter arrivare in alto con la sua creazione. “Se riuscissimo ad assegnare domini di primo livello, porteremmo a casa in cinque anni 1 miliardo e 100.000 dollari!”.
PER RIVOLUZIONARE INTERNET - Il Sindaco Bloomberg vuole trasformare la città di New York nella “silicon valley dell’est”e Garrin ha detto di essere pronto nella sua rivoluzione digitale, assecondando il sindaco che come detto, con la sua amministrazione si sta mettendo d’accordo con un’azienda della Virginia. Garrin è entrato nella East Village school’s Hall of Fame. Grazie alla crescita del web ha trovato un luogo sicuro per combattere la sua battaglia e ritagliarsi il suo spazio, trovando come nemico l’Icann. “Dobbiamo liberare il mondo dal controllo ossessivo di un gruppo ristretto di persone per la libertà del cyberspazio e per un migliore controllo di Internet”.
INTERNET 3.0
Negli scorsi anni i grandi giganti della rete, come Google e Facebook, hanno fatto un gran lavoro nel collezionare i dati, nel trasferire le informazioni dal mondo reale a quello virtuale e digitale: le nostre informazioni (dove siamo nati, dove abitiamo, cosa ci piace, anche solo semplicemente come ci chiamiamo e quale sia il nostro numero di telefono) sono in massima parte già partite per un paradiso digitale come Facebook. E che dire dell’imponente lavoro che Google ha fatto per mappare l’intera rete stradale mondiale? Si tratta di un lavoro colossale e che ognuno di noi utilizza costantemente quando cerca su Google Maps come arrivare al locale dove suona il nostro gruppo preferito.
I GIGANTI - Eppure non si può certo pensare che tutto questo lavoro sia, per così dire, “finito qui”. Chi lavora prima, chi mette da parte risorse ed importanti acquisizioni, è come se prendesse la rincorsa. Ma per cosa? Se lo chiede, dando una risposta più che ottimistica, il sito online di Forbes, la rivista di economia per i businessman più agiati, paventando il pericolo: ci avviamo verso l’era dei “monopoli digitali”? Ovvero delle aziende che possono utilizzare tutti i dati che hanno raccolto per fare qualcosa di innovativo, lasciando a piedi tutti gli altri? In breve, è davvero finita la rete libera, lo spazio inesplorato, dove ognuno poteva dare libero spazio alla sua fantasia anche imprenditoriale per così dire, inventando delle società startup, progetti innovativi e occasioni di profitto e di guadagno? In effetti, perché mai a qualcuno dovrebbe venire in mente di provare a sfidare Google? Abbiamo visto in precedenza come il gigante dei motori di ricerca sia ormai in grado di produrre delle automobili che si guidano da sole, adatte anche a portare in giro persone non vedenti: applicazione, questa, evidentemente derivata dallo sforzo di Google Maps.
BANCHE DATI - E come poter pensare di sfidare Facebook e il suo immenso archivio dei nostri dati personali? Basta scorrere tutte le notizie e le polemiche degli ultimi mesi per ripercorrere il difficile rapporto fra Facebook e la privacy: e dove ci sono problemi del genere, è evidente che il motivo è l’ipertrofia di dati personali che abbiamo inviato a Facebook. Certo, i vari casi di violazione di privacy hanno convinto Facebook a meglio spiegare agli utenti, come dice Forbes, “il modo per blindare dietro password i propri contenuti sensibili”.  Eppure è un fatto che Facebook abbia a disposizione un’immensa banca dati, e che non è necessariamente l’amministrazione centrale del gioiello di Mark Zuckerberg a poterne usufruire.
SULLE SPALLE DEI COLOSSI - E’ facile infatti crearsi profili fake ed andare in giro ad acchiappare dati sensibili degli utenti. E così i monopoli di dati, i grandi colossi della rete 2.0, diventano giganti con i piedi di argilla, perché sono imponenti torri nel deserto verso i quali ogni attacco diventa letale: si pensi al danno che potrebbe creare un hacker che violi i database di Facebook. In ogni caso, dicevamo, Forbes si mantiene ottimista: perché il futuro,  a questo punto, sarà davvero di chi riuscirà ad essere più furbo e più bravo di questi colossi affermati della rete. “Il metodo di Google per collezionare i propri dati stradali consiste nel predisporre delle automobili e metterci degli omini alla guida”: ebbene, perché un brillante imprenditore non potrebbe realizzare una mappa del mondo in crowdsourcing, ovvero attraverso immagini libere sulla rete, scansioni Geohack e collaborazione degli utenti, magari attraverso i sistemi mobile?
OTTIMISMO - E per quanto riguarda i dati personali e Facebook, “quei dati rimangono esistenti nella vita reale, e basta trovare un nuovo modo per indicizzarli” e metterli a profitto. Insomma: “Dobbiamo certamente fare attenzione all’emergere dei monopoli di dati, ma sono ottimista”, scrive Jon Bruner da Forbes. “Un sacco di gente innovativa sta già lavorando a nuovi modi per raccogliere i dati, e qualsiasi tipo di monopolio renderà il proprio lavoro ancor più lucrativo”.

CYBER GUERRA!


La cyber guerra segreta combattuta sotto i nostri occhi

30/04/2012 - Il sabotaggio e la manipolazione informatica tra Stati sono continui, ma il conflitto digitale è ben nascosto

 GIORNALETTISMO

Virus informatici che bloccano i programmi nucleari dei paesi “nemici”, continui sabotaggi per via digitale nella battaglia per i combustibili fossili. Nel mondo si è passati dalla guerra fredda a quella cibernetica, ma nessuno affronta un tema che si preferisce nascondere.
CONFLITTO IT – I problemi tecnologici che bloccano infrastrutture vitali sono molto frequenti in questo periodo, come dimostrano le notizie che arrivano dall’Iran. Il regime di Ahmadinejad è stato colpito tramite il blocco dei server del sito del ministero del petrolio, mentre solo due anni prima un virus di nome Stuxnet aveva bloccato i suoi impianti nucleari. Per Sandro Gaycken, esperto informatico che fa il consulente del governo tedesco su questa materia, questi casi sono episodi noti di una costante guerra cibernetica che coinvolge le Nazioni. Nessuno ne parla perché i danni sono prevalentemente economici, ma come rimarca Gaycken all’autorevole settimanale Die Zeit, la realtà ha già superato abbondantemente i film di 007. “Nel 2009 e nel 2010 si sono verificati attacchi a imprese petrolifere sviluppati tramite software molto avanzati di spionaggio informatico. Allora furono rubati i dati sulle scoperte dei nuovi campi petroliferi. Dietro questi episodi ci sono quasi sicuramente Stati che hanno interessi strategici in questo settore”.
GUERRA SEGRETA – L’esperto del governo tedesco evidenzia quanto siano diffusi gli incidenti ad alto livello. “Nelle borse capitano di frequente i cosiddetti High-Level-Incidents, ma non vengono dichiarati pubblicamente perché c’è paura di infrangere la fiducia dei clienti o degli operatori di mercato. Simili episodi si verificano spesso nel settore privato, e anche a livello statale. Sarebbe necessario aumentare la trasparenza su questi temi, ma nessuno vuole rivelare in continui casi di sabotaggio, manipolazione e spionaggio, anche perché sono coperti dal segreto statale. Nessuno vuole parlare di questa guerra”.
USA ED ISRALE AVANTI – In Europa solo la Francia ha un apparato di difesa particolarmente attrezzato per affrontare la cyber guerra. Secondo Sandro Gaycken i paesi più avanzati in questo nuovo strumento di attacco sono Stati Uniti ed Israele. “Il Pentagono impiega almeno 500 hacker di altissimo livello per operazioni di spionaggio e sabotaggio informatico, e continuano ad espandere questo programma”. Per l’esperto del governo tedesco la possibilità delle guerre informatiche è particolarmente apprezzata nei paesi in via di sviluppo. “Le Nazioni più povere sanno che su questo campo possono sia subire la supremazia tecnologia degli avversari più ricchi, ma hanno la consapevolezza di poter spegnere i propri nemici con una pericolosità molto superiore a quella dei loro armamenti”. Per Gaycker gli Stati europei devono aumentare i loro investimenti in questo settore, anche se l’esperto rimarca come per difendersi dai cyber attacchi basterebbero misure quali una più marcata separazione delle reti informatiche, evitando risparmi sul personale per il controllo delle infrastrutture strategiche.

CASSAZIONE ED ALZHEIMER


domenica 29 aprile 2012
LE RETTE PER LA DEGENZA IN RSA ("Residenze Sanitarie Assistenziali", chiamate comunemente "case di riposo") PER I MALATI DI ALZHEIMER DEVE ESSERE A CARICO DEL SSN. E' QUANTO HA SANCITO LA CASSAZIONE. Una notizia molto importante, per coloro che hanno in famiglia una persona colpita dalla malattia, che secondo una ricerca pubblicata dallo SPI-CGIL riguarda circa 700.000 anziani, con 80.000 persone ogni anno che manifestano i primi sintomi per la prima volta. Se conoscete persone che hanno un parente colpito dalla malattia, o comunque ricoverato in una RSA (potrebbe esser malato e voi non lo sapete) inviategli il presente articolo! Perché fino ad oggi alcuni comuni hanno preteso almeno una parte della retta dai familiari del malato, che secondo la cassazione NON DEVONO PAGARE! Si tratta di importi rilevanti, sopratutto di questi tempi... 


MASSIMA DIFFUSIONE!


Alessandro Raffa per nocensura.com


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Di seguito l'articolo di Emmanuela Bertucci per ADUC


La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012, si e' pronunciata sulle rette per la degenza in RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) di persone affetta da morbo di Alzheimer, statuendo che la retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per questo motivo il Comune non puo' rivalersi sui parenti dell'assistito per il pagamento della quota sociale.

La vicenda parte da una domanda di restituzione, fatta dai parenti di una persone affetta da morbo di Alzheimer, di quanto versato al Comune a titolo di quota sociale per la degenza in RSA. Nel giudizio di primo grado davanti al Tribunale di Treviso il Comune chiese invece la condanna nei confronti dei tenuti agli alimenti al pagamento della retta. Il Tribunale di primo grado diede torto agli utenti poiche' –ad avviso dei giudici- “le prestazioni fornite alla persona degente in RSA –malata di Alzheimer- avevano carattere sia sanitario che assistenziale e che, in relazione al secondo aspetto, esse gravavano sul Comune solo nell'ipotesi di indigenza della persona assistita”.


La Corte d'appello di Venezia riformava la sentenza, dando invece ragione ai familiari della persona degente. Secondo i giudici di appello infatti, “la natura di carattere sanitario delle prestazioni eseguite nei confronti della Z., gravemente affetta dal morbo di Alzheimer e sottoposta a terapie continue, a fronte delle quali le prestazioni di natura non sanitaria assumevano un carattere marginale e accessorio.”

Il Comune ricorreva allora in Cassazione rilevando che la Corte d'Appello non aveva tenuto in debito conto le determinazioni comunali e regionali sulla ripartizione delle quota, sanitaria e sociale: “La pretesa dell'ente territoriale a ben vedere si fonda principalmente sulla scindibilità delle prestazioni di natura sanitaria effettuata nei confronti della paziente ricoverata da quelle, poste a carico del Comune e quindi, di natura meramente assistenziale, virtualmente recuperabili mediante azioni di rivalsa.”

La Corte, che sul punto conferma la decisione precedente, muove dall'assunto dell'esigenza di un'interpretazione che tenga conto del nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana: 
“In tale quadro, ed alla luce del principio affermato, in linea generale, dalla legge di riforma sanitaria, che prevede la erogazione gratuita delle prestazioni a tutti i cittadini, da parte del servizio sanitario nazionale, entro i livelli di assistenza uniformi definiti con il piano sanitario nazionale (L. n. 833 del 1978, artt. 1, 3, 19, 53 e 63), di per sè ostativa a qualsiasi azione di rivalsa (Cass., 26 marzo 2003, n. 4460), la lettura della norma contenuta nella L. n. 730 del 1983, art. 30 deve effettuarsi, per altro in maniera conforme al tenore letterale della disposizione, nel senso di ritenere che gli oneri delle attività di rilievo sanitario connesse con quelle socio assistenziali sono a carico del fondo sanitario nazionale. In tale prospettiva si è consolidato un indirizzo interpretativo del tutto omogeneo, tale da costituire diritto vivente, nel senso che, nel caso in cui oltre alle prestazioni socio assistenziali siano erogate prestazioni sanitarie, l'attività va considerata comunque di rilievo sanitario e, pertanto, di competenza del Servizio Sanitario Nazionale”
[…] “Appare quindi evidente che, ove sussista quella stretta correlazione, nel senso sopra evidenziato, fra prestazioni sanitarie e assistenziali, tale da determinare la totale competenza del servizio sanitario nazionale, non vi sia luogo per una determinazione di quote, nel senso invocato dal Comune ricorrente (con riferimento al citato D.P.C.M. 8 agosto 1985, art. 6, u.c., e della L.R. Veneto n. 55 del 1982, art. 3), che presuppongono una scindibilità delle prestazioni, non ricorrente in ipotesi, come quella in esame, di stretta correlazione con netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria.”
Il caso posto all'attenzione della Corte e' invero risalente (l'impegno al pagamento da parte del familiare fu sottoscritto nel 1992), e difatti la Corte applica una normativa ormai abrogata. Volendo attualizzare la sentenza alla disciplina oggi in vigore in materia di prestazioni residenziali per disabili gravi e ultrassessantacinquenni non autosufficiente, essa ribadisce con forza due principi di estrema rilevanza:
- la centralita' del diritto alla salute come ambito inviolabile della dignità umana, tanto piu' a fronte di prestazioni che costituiscono Livelli Essenziali di Assistenza;
- la necessita' di verificare, nell'applicazione dei criteri di ripartizione fra sociale e sanitario, alla situazione concreta, al tipo di patologia da cui il degente e' affetto, all'accertamento del carattere prevalentemente sanitario delle prestazioni.



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Ringrazio Alessandro per aver pubblicato la notizia e rivolgo a tutti i lettori un appello. Anche se non ci riguarda direttamente, è importante farlo sapere agli interessati. Con 80.000 nuovi casi ogni anno, l'Alzheimer è un dramma che può riguardare ciascuno di noi e i nostri cari anziani. Le rette delle RSA - costosissime - costringono famiglie a fare i salti mortali. Notizie come questa, che riguardano 700.000 famiglie italiane, dovrebbero essere evidenziate in tutti i telegionali e sui quotidiani; ma non lo dicono. E i cittadini, ignari, continuano a pagare. Magari rinunciando a beni di prima necessità pur di fare fronte alla rata. FACCIAMOLO SAPERE, UN GESTO DI SOLIDARIETA' TRA CITTADINI!


Francesca T. collaboratrice di nocensura.com

TRAVAGLIO CONTRO POLITICI


domenica 29 aprile 2012
Editoriale di Marco Travaglio, pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" versione cartacea - Pdf

Bersani è depresso e va capito. Provate voi a stare dalla mattina alla sera, qualche volta anche la notte, con Piercasinando e Alfano: un ménage à trois che stroncherebbe anche un bisonte. Te ne stai in poltrona a casa tua a leggerti un libro o a sentire un disco, e squilla il citofono: “Pierlu, sei in casa? Siamo Pier e Angi: che fai, ci apri?”. Esci per andare al cinema ed ecco i due stalker appostati sul marciapiede: “Che fai, vai al cinema senza di noi? Non s’era detto che si faceva tutto in tre?”. Vai al bar a farti una birretta per dimenticare, e rieccoli al bancone: “Ma che ci fai lì tutto solo? Chi non beve in compagnia è un ladro e una spia”. Porti i ragazzi al parco, e ti risbucano da dietro un albero: “Ehi ragazzi, vi spiace se ci uniamo al pic-nic?”. “Ma no, prego, figuratevi. Ragazzi, salutate lo zio Pier e lo zio Angi”. Sempre, fra l’altro, col terrore che passi un elettore superstite e ti veda in dolce compagnia. Una vita d’inferno. “Dai vertici di maggioranza – confessa Bersani – usciamo sempre con qualcosa di cui non siamo contenti. Con Alfano su tantissime cose non mi trovo d’accordo”. Ecco, sono alleati nella maggioranza extralarge che sostiene Monti, vanno in giro come i tre dell’Ave Maria, anzi dell’Ave Mario, ma non sono d’accordo “su tantissime cose”. Su una però vanno d’accordissimo, anzi due: dei “rimborsi elettorali” non si taglia un euro e bisogna combattere l’“antipolitica”. “Se non la contrastiamo – dice il depresso – ci spazza via tutti”. E da cosa nasce l’antipolitica? Da un governo che continua a farsi le pippe sull’art. 18? Dal trio ABC che partorisce aborti di “riforma” come quella elettorale, addirittura peggiore del Porcellum e già ribattezzata Porcellinum, o l’anti-corruzione che in realtà è pro, o la legge sui fondi ai partiti che non li abbassa di un euro? Da Penati che resta imbullonato alla poltrona di consigliere regionale? Dagli amichetti di Formigoni che arraffano milioni camuffati da “consulenze” e “progetti” tipo “testare la resistenza umana su Marte”? Da Scajola che torna alla politica dopo breve quarantena per “portare al Pdl la mia freschezza e il mio entusiasmo” con una scuola “per la formazione di una nuova classe politica” a sua insaputa? No, per Bersani l’“antipolitica” è colpa degli “apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo”, cioè di Grillo. Che, secondo Vendola, è portatore insano del “fiume sporco del populismo senza prospettive da offrire al Paese” (ma anche senz’avvisi di garanzia). E poi, chiosa Bersani, l’antipolitica è figlia della “cattiva informazione” che batte sul tasto dei soldi ai partiti senz’accorgersi che il problema è ormai risolto: “Le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 145 milioni nel 2015”. Roba da mensa della Caritas. Intanto, nel 2012, stanno per arrivare 180 milioni che, con estremo sacrificio, si potrebbero “posporre”. Cioè intascare non a fine luglio, ma a ferragosto, quando la gente è in vacanza e guarda altrove. Guai però a tagliare: si sa dove si comincia, non dove si finisce. Se molli di un euro, qualcuno ti chiederà di mollare di due, e non finisci più. Specie se si scopre che con 180 milioni si potrebbe ripristinare il tempo pieno nelle scuole materne. O se si va a vedere come ha fatto il Pd a spendere i 200 milioni incassati dallo Stato in quattro anni, e anche di più, visto che è in rosso di 43 e senza nuovi rifornimenti chiude bottega. Basta andare sul sito per scoprire che il Pd usa i “rimborsi elettorali” persino per partecipare al “Dopofestival di Sanremo” (versione democratica dei bonifici di Belsito per la rinoplastica di Eridano Sirio Bossi o per i diplomi e le lauree immaginarie del Trota e del Mosca). E che solo per viaggi, ristoranti e alberghi, nel 2010 il Pd ha speso 2.165.138 euro. Senza contare i costi sostenuti per organizzare l’imprescindibile convegno a Pollica su “La dieta mediterranea: patrimonio immateriale dell’Unesco”. Che, dopo tutte quelle mangiate, era proprio il tema giusto. Purtroppo la dieta non funzionò.

RADIO STUDIO 54: IL BLITZ


domenica 29 aprile 2012
Abbiamo appreso, sbigottiti, la notizia del sequestro, e della conseguente chiusura di radio studio 54 di Gheri Guido, una storica emittente radiofonica Toscana con sede a Scandicci (FI) che da quasi quarant'anni informa circa 200.000 ascoltatori ogni giorno. La motivazione "ufficiale" del provvedimento sarebbero da ricercare nei reati di "diffamazione" e "propaganda di idee razziste". 

Se Gheri Guido ha commesso il reato di "diffamazione" o qualsiasi altra violazione del Codice Penale sia chiamato a risponderne nelle sedi opportune, sia processato, e se riconosciuto colpevole condannato secondo i dettami della legge. MA LA CHIUSURA DELLA RADIO, in via preventiva senza un processo, sembra una decisione INAMMISSIBILE, un atto che, secondo Gabriele Baldarelli, esponente del Movimento "Dignità Sociale"  "riporta alla mente tempi bui, ormai lontani, quando gli organi di informazione scomodi vennero messi a tacere; tutto ebbe inizio con atti di questo tipo, dopo pochi mesi fu istituito un ufficio preposto al controllo di quanto pubblicato sui mezzi d'informazione, situazioni che speravamo fossero ormai consegnate ai libri di storia".

Le denunce per diffamazione nel mondo dell'informazione, e sopratutto per chi, come Gheri affronta questioni "scomode", sono praticamente all'ordine del giorno. Numerosi giornalisti, tra i più famosi del panorama nazionale, hanno collezionato denunce, che nella maggioranza dei casi finiscono come una bolla di sapone; solo una minoranza dei casi finiscono con sanzioni e l'eventuale temporanea sospensione dall' "ordine, ma in nessun caso abbiamo assistito - almeno fino ad oggi - al sequestro e alla chiusura di una emittente radiofonica, televisiva o di un giornale. 


Quando la notizia della chiusura di Radio Studio si è diffusa, numerosissime le attestazioni di solidarietà ricevute da Gheri, anche sul profilo Facebook; gli ascoltatori e gli amici di Gheri hanno immediatamente creato anche un gruppo Facebook, "Contro la chiusura di radio Studio 54... Una voce libera messa a tacere" e hanno dato luogo a manifestazioni di sdegno. L'opinione più gettonata è quella che Gheri sia stato "punito" perché lui e la sua radio disturbano il sistema: da sempre infatti Gheri denuncia con forza le "malefatte" delle amministrazioni locali - dai comuni dell'area fiorentina, fino alla Provincia e alla Regione - da sempre governate dal centrosinistra. Malefatte della politica locale, ma non solo.


Ogni giovedì Gheri conduce, anzi ormai conduceva - una rubrica, seguitissima da tutta Italia grazie alla possibilità di ascoltare la radio in streaming sul sito radiostudio54.it, che affrontava, con tanto di testimonianze dirette, la questione dei bambini sottratti alle famiglie "colpevoli" di essere povere, di non avere la possibilità di mantenere adeguatamente il proprio figlio:  "è inconcepibile sottrarre un bambino alla propria famiglia e chiuderlo in un istituto, causando atroci sofferenze sia ai genitori ed ai parenti che al bambino stesso, per questioni economiche: anziché dare sostegno alla famiglia che attraversa una situazione di difficoltà, viene distrutta. Sarebbe sufficiente aiutarli temporaneamente con 700€ al mese, mentre mantenere un bambino in un istituto costa alla collettività circa 9.000€ al mese". 

L'impegno di Gheri va oltre ai microfoni; insieme ad alcuni cittadini indipendenti ha costituito una lista civica, orientata verso il centrodestra, chiamata "voce al popolo" che si pone all'opposizione, nelle cui fila Gheri è stato eletto consigliere comunale a Scandicci. Una lista civica che, a differenza di altri partiti che teoricamente si collocano all'opposizione ma di fatto si dimostrano "indulgenti" nei confronti delle amministrazioni, non fa sconti; nonostante la vicinanza, Gheri non risparmia critiche nei confronti dei partiti del centrodestra, infatti anziché aderire a questi ha costituito, insieme ad altri cittadini, una lista civica propria.

il manifesto della trasmissione condotto da Mirushe Koci
ai microfoni di radio studio 54
Le accuse di "propaganda di idee razziste" secondo i sostenitori di Radio Studio 54 sono "strumentali"; Gheri in alcuni episodi, affrontando argomenti e notizie legate all'immigrazione clandestina e ai reati ad essa legati avrebbe rilasciato dichiarazioni discutibili, tipo "devono essere rimandati tutti a casa sua" ma da qui alla "propaganda di idee razziste" ce ne corre. "Se Gheri deve essere punito per questo, mi chiedo come possa trasmettere ancora la radio della Lega, che trasmette oltretutto in un ambito più ampio, finita al centro di numerose polemiche per dichiarazioni sugli immigrati" dichiara un ascoltatore di Radio Studio 54, indignato. E in effetti a fare una semplice ricerca su Youtube emerge di tutto. Della questione ne ha parlato anche il giornalista Daniele Sensi, autore del videoDelirio su Radio Padania: "Evviva il razzismo"; su quella radio abbiamo ascoltato persino inviti a "boicottare i negozi degli immigrati", per non parlare delle sparate che Prosperini rilasciava tramite una TV privata. MA NESSUNA RADIO/TV PER QUESTI MOTIVI, FINO AD OGGI, ERA STATA CHIUSA E POSTA SOTTO SEQUESTRO.


Tra l'altro, quando le forze dell'ordine si sono presentate alla sede di Radio Studio, Gheri stava intervistando un suo amico senegalese, che più volte ha preso parte alle trasmissioni; da qualche mese inoltre, Radio Studio 54 ha dato vita a un programma settimanale dedicato agli stranieri, "Anche la luce dell'est" condotto dalla cittadina albanese Mirushe Koci, che vive in Italia da oltre 20 anni.

Nei mesi scorsi Radio Studio 54 ha ospitato anche il nostro portavoce Alessandro Raffa, a cui ha consentito di parlare di illeciti bancari e altre questioni che i mass media - siano essi cartacei, televisivi o radiofonici - nascondono con accuratezza all'opinione pubblica, come potete verificare ascoltando la registrazione audio dell'intervento, durato circa 40 minuti. Un utente, quando pubblicizzammo la nostra presenza ai microfoni di Radio Studio, ci invitò a non andarci: "Gheri è di destra, non ci andate". E la nostra risposta, che Alessandro ha ribadito anche ai microfoni di Radio Studio 54 è stata: "NOI SIAMO PRONTI AD ANDARE DA CHIUNQUE SIA DISPONIBILE A FARCI PARLARE DI CIO' CHE I MASS MEDIA NON DICONO, SE CI INVITA UNA RADIO LEGATA ALLA SINISTRA PARTECIPIAMO VOLENTIERI". Ma fino ad oggi, non ci ha invitato nessuno: forse perché i discorsi che faremmo, per qualcuno risulterebbero scomodi... invece Gheri ci aveva offerto la massima disponibilità per darci la possibilità di parlare ai suoi seguitissimi microfoni...

Al di là delle IDEE di ciascuno, una cosa è SICURA: chiudere una radio e porla sotto sequestro per questi motivi è INAMMISSIBILE, un attacco alla libertà di stampa e di espressione. Lo ribadiamo: SE GHERI HA COMMESSO DEI REATI, CHE SIA PUNITO NELLA SEDE OPPORTUNA; CHE SIA PROCESSATO E CONDANNATO NEI TERMINI E NEI MODI STABILITI DALLA LEGGE.

Per questo riteniamo inopportune le parole del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che sulla propria pagina Facebook ha espresso soddisfazione per la chiusura di radio studio 54. Di diverso avviso invece gli esponenti del centrodestra: il senatore del PDL Achille Totaro ha definito "abnorme" il provvedimento nei confronti di radio studio 54. Ci auguriamo che la questione non venga relegata sul piano politico: la libertà di stampa non ha colore, è un bene comune di tutti. 


Come diceva Voltaire "non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu la possa esprimere"

staff nocensura.com

AGGIORNAMENTO ore 22:04 - ADUC sulla chiusura di radio studio:

(...) Una violenza che, pur se legittima perche' esercitata da un organo della magistratura, ci ricorda i sequestri preventivi di anarchici e socialisti quando, nel trentennio mussoliniano, c'era una visita in citta' di qualche importante esponente del governo o del partito fascista. (...) Non crediamo che Radio Studio 54 fosse fatta solo di trasmissioni presunte diffamatorie e incitanti all'odio razziale. Per cui: perche' chiudere tutto? Non solo, ma -ammesso che fosse stata chiusa solo la specifica trasmissione- perche' chiudere e non limitarsi all'ingiunzione?
Chi ha paura di cosa? Noi dubitiamo che la censura sia lo strumento per combattere il presunto odio razziale, che se si limita all'espressione di opinioni puo' essere combattuto solo con altrettante espressioni di diverse opinioni. (...) 
Comunicato di Vincenzo Donvito
27 aprile 2012 11:12
 
 I carabinieri di Firenze hanno posto sotto sequestro preventivo Radio Studio 54, un'emittente che dal Comune di Scandicci dirama le sue informazioni che, nella fattispecie, sono state valutate come un pericolo pubblico e, quindi bloccate prima della pronuncia definitiva della magistratura su presunte diffamazioni e istigazioni ad odio razziale. L'ispiratore e patron della radio e' un consigliere comunale di una lista di centrodestra del Comune dell'hinterland fiorentino, Guido Gheri, e la pericolosita' delle sue informazioni sarebbero nella diffamazione di un ex-collaboratore e l'espressione di varie opinioni contrarie ai diritti degli immigrati.
A noi, come sempre, vengono i brividi quando chi diffonde informazione che viene ritenuta lesiva del codice penale non viene punito per il fatto in se', ma gli viene inbita la possibilita' di esistere. Una violenza che, pur se legittima perche' esercitata da un organo della magistratura, ci ricorda i sequestri preventivi di anarchici e socialisti quando, nel trentennio mussoliniano, c'era una visita in citta' di qualche importante esponente del governo o del partito fascista. Certamente, allora (periodo fascista) come oggi, prevenire e' meglio che combattere, ma... prevenire come? Sequestrandoti la lingua per impedire che tu possa anche interloquire -sempre nell'ambito del rispetto dei codici- con chi la pensa diversamente da te? Roba da periodo fascista, per l'appunto.
Non crediamo che Radio Studio 54 fosse fatta solo di trasmissioni presunte diffamatorie e incitanti all'odio razziale. Per cui: perche' chiudere tutto? Non solo, ma -ammesso che fosse stata chiusa solo la specifica trasmissione- perche' chiudere e non limitarsi all'ingiunzione?
Chi ha paura di cosa? Noi dubitiamo che la censura sia lo strumento per combattere il presunto odio razziale, che se si limita all'espressione di opinioni puo' essere combattuto solo con altrettante espressioni di diverse opinioni.
Ci sono Paesi nel mondo che fondano la propria Costituzione proprio su questi principi, sono Paesi -gli Usa- che in materia di liberta' individuali hanno da dare lezioni, storiche e non solo, a tutti. E proprio nei giorni scorsi c'e' stato l'anniversario di quando gli Usa ci liberarono dal fascismo. Motivo in piu' per guardare al loro status di liberta' civili ed economiche come una nostra necessita'.
Ci auguriamo che gli avvocati di Radio Studio 54 riescano a far ritirare il provvedimento e che i gestori di questa radio aprano i loro microfoni ad ampie discussioni non solo sul grave atto censorio verso di loro, ma sui motivi per cui sono stati accusati di istigazione all'odio razziale.