IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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mercoledì 30 maggio 2012

CRESCONO I CARBURANTI


30/05/2012 - I PRIMI INTERVENTI DEL GOVERNO  LA STAMPA

Terremoto, aumenta la benzina: 2 cent
Monti: "Possibile evitare ritocco Iva"

Il premier: "Ma vedremo"
Circa 500 milioni dal carburante
Lievitano le accise per trovare
i fondi per l'emergenza
Sospese tasse e contributi
Proroghe per mutui e sfratti

Sarà dai tagli della spending review e da un nuovo aumento delle accise sui carburanti che lo Stato reperirà le risorse per far fronte all’emergenza terremoto in Emilia Romagna. Il governo ha infatti deciso di chiedere ai singoli ministeri di trovare delle risorse al loro interno nell’ambito della revisione della spesa pubblica e ha optato per un rialzo immediato di 2 centesimi sia sulla benzina che sul gasolio che scatterà già dalla mezzanotte di oggi e che resterà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno. «Lo stanziamento deciso dal Cdm è di 2 miliardi e mezzo di euro - dice il sottosegretario Antonio Catricalà - 500 milioni saranno reperiti con l’aumento delle accise sui carburanti, poi 1 miliardo per il 2013 e uno per il 2014 che recupereremo con lo spending review soprattutto sotto l’aspetto dell’acquisizione di beni e servizi e anche con un programma di dismissioni già elaborato».

I maggiori introiti per l’Erario derivanti dal rialzo della tassazione, stimabili in circa 500 milioni di euro, serviranno quindi come copertura alle misure prese per dare tempestivo soccorso alle istituzioni e alle popolazioni colpite. Con un decreto ministeriale il governo ha infatti deciso il rinvio a settembre dei versamenti fiscali (Irpef, Ires, Iva, Irap, addizionali Irpef regionali e comunali ed anche per la nuova Imu) e con un dl di immediata applicazione ha stabilito la proroga al 31 dicembre del pagamento delle rate dei mutui e la sospensione degli adempimenti processuali e dei termini per i versamenti tributari e previdenziali, degli sfratti, oltre alla deroga del Patto di stabilità per i Comuni per le spese per la ricostruzione. Saranno inoltre concessi contributi a fondo perduto per la ricostruzione e riparazione delle abitazioni danneggiate dal sisma, per la ricostruzione e la messa in funzione dei servizi pubblici (in particolare le scuole), per gli indennizzi alle imprese e per gli interventi su beni artistici e culturali.

Per favorire la ripresa dell’attività economica sono stati inoltre previsti un credito agevolato su fondo di rotazione CDP e sul fondo di garanzia MedioCredito Centrale e la delocalizzazione facilitata delle imprese produttive nei territori colpiti dal terremoto. Se sulle proroghe fiscali il mondo politico sembra compattamente d’accordo, anche se il Pdl punterebbe ad una vera e propria esenzione totale, l’aumento dell’accisa ha già scatenato le perplessità dei sindacati, dei gestori e delle associazioni dei consumatori preoccupati per il rischio che il rialzo (il sesto nel giro di un anno e mezzo) si abbatta come un nuovo fardello sulle famiglie italiane. Un pericolo che potrebbe essere scongiurato però se anche le compagnie petrolifere faranno la loro parte. Proprio per questo a scendere in campo è stato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che ha chiesto all’Unione Petrolifera di valutare l’opportunità di ridurre il prezzo industriale dei carburanti (al netto delle imposte) per contribuire a farsi carico dell’aumento dell’imposta. Ora toccherà alle aziende valutare con la dovuta attenzione, ma «nella propria autonomia», come ha tenuto a sottolineare l’Up, l’invito «in considerazione dell’eccezionalità del momento».

APERTA UN'INCHIESTA SUL CROLLO DEI CAPANNONI


30/05/2012 - IL CASO

Strage di operai, aperta un'inchiesta
Il pm: "Politica industriale suicida"

La fabbrica Hemotronix a Medolla è collassata con il terremoto

"Perché sono crollati edifici di recente costruzione?"
E il presidente Napolitano: "Prevenzione inadeguata"

Il Procuratore capo di Modena Zincani ha annunciato l’apertura di un'inchiesta sulle vittime dei crolli ed criticato la «politica industriale suicida a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati». Accuse anche dal presidente della Repubblica Napolitano sulle «politiche pubbliche inadeguate sul lato della prevenzione».

La fretta di ripartire, forse. Ma non basta.  Per risalire alle responsabilità i magistrati vogliono guardare indietro, molto di più.
Da valutare, quindi, non c’è solo perché si è tornati al lavoro così presto, o chi e come, dopo il sisma del 20 maggio, ha concesso l’agibilità a quelle fabbriche che mercoledì sono crollate. L’inchiesta «si focalizzerà sul collasso dei capannoni industriali di recente costruzione - ha detto Zincani - per verificare se sono state rispettate le norme antisismiche previste dalla direttiva regionale del 2003, ma anche se ci siano state negligenze o mancanze nella costruzione, nella progettazione e nel collaudo degli edifici».

Sono dieci gli operai morti nel crollo delle ditte. «Questi capannoni prefabbricati sono stati fatti con l’ottica del risparmio - ha aggiunto il procuratore -. Ma ora paghiamo il risparmio nelle costruzioni con un prezzo di gran lunga superiore, che si calcola con vite umane». L’ultima vittima i vigili del fuoco l’hanno tirata fuori dalle macerie alle 11 di stamani: è la numero 17. Era l’operaio della Haematronic di Medolla (Modena), dato per disperso. Uno dei soci dell’azienda, Mattia Ravizza,
non si dà pace. «I ragazzi erano il valore più grande - ha raccontato in lacrime - Con loro ho perso una parte della mia famiglia». Ravizza ha preferito non parlare di colpe. Ma non è stata una fuga.
«Riteniamo di aver fatto tutto quello che dovevamo fare - si è limitato a spiegare - Ma adesso bisogna parlare dei morti, parlare delle responsabilità è inutile». I quattro operai rimasti sotto le macerie «sono persone a cui siamo legatissimi - ha raccontato Ravizza - Il nostro era un gruppo solido ed affiatato. Questo sisma lo ha distrutto. Domenica 20 è stata drammatica, ieri è stato tragico. Ora la priorità è stare vicini alle famiglie delle vittime, che hanno il cento per cento del nostro sostegno. Poi penseremo alle aziende».

Paolo Preti è manager della Meta di San Felice (Modena). Nella sua azienda ci sono stati tre morti. Se la procura indaga su come sono stati costruiti i capannoni, i familiari delle vittime chiedono se fosse necessario, se non sia stato avventato rientrare in fabbrica così presto, dopo il terremoto del 20 maggio. «Avevamo fatto tutti gli interventi per tornare a lavorare nel massimo della sicurezza - ha spiegato Preti - Abbiamo l’agibilità. Abbiamo una certificazione, ce l’ha fatta un tecnico iscritto all’albo. Fra le vittime c’è anche l’ ingegnere strutturalista che era venuto per il passaggio dal collaudo provvisorio al collaudo definitivo. Ci aveva appena fatto i complimenti per i lavori di recupero. Siamo un’azienda con tutte le certificazioni che servono». Anche la Meta, in fondo, era una famigliona. Le vittime «erano degli amici. Anche i due dipendenti erano per me come figli - ha raccontato Preti - Anche loro tenevamo molto a questo lavoro, al fatto che si tornasse alla normalità. Penso alle loro famiglie. Solo a questo mi sento ora di rivolgere i miei pensieri. Se ho qualcosa da rimproverarmi? Con il senno di poi... c’è sempre qualcosa da rimproverarsi ma, ripeto, avevamo fatto di tutto per tornare a lavorare nel massimo della sicurezza. Ed eravamo convinti di esserci riusciti. Ci sono le certificazioni. Chi poteva pensare che...».

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi «questa polemica che sta montando» è «molto artificiosa, perchè i capannoni erano in assoluta normalità e la zona non era classificata come particolarmente sismica. Non dimenticate che sono morti anche degli imprenditori direttamente nel crollo. Personalmente sono incline, naturalmente con il dispiacere e la tristezza per le vittime, ad escludere in gran parte la malafede soprattutto da parte imprenditoriale».

Il sisma di ieri è stato il sisma degli operai. «È stato il lavoro il vero epicentro», ha commentato il ministro del Welfare, Elsa Fornero, rivolgendo «un dovuto e vibrante atto di omaggio ai lavoratori che sono morti sotto le macerie». Anche per il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri «i morti dell’Emilia sono morti sul lavoro, per la maggior parte operai, ma anche imprenditori».

LA TAV FA ACQUA DAPPERTUTTO


La Tav fa acqua dappertutto



ALTRENOTIZIE.ORG
di Mariavittoria Orsolato
Su La Stampa dello scorso sabato, il parlamentare Pd Stefano Esposito ha pubblicamente manifestato le sue riserve sulle capacità e i titoli dei 360 accademici che a febbraio hanno firmato l'appello al premier Monti per riconsiderare il progetto dell'Alta Velocità. Secondo Esposito - noto alle cronache per la proposta di non rinnovare la tessera del Partito Democratico a chi si fosse opposto alla TAV- il campione non è assolutamente rappresentativo, né competente in materia di ferrovie: “Soltanto il 14% svolge attività accademiche attinenti alla realizzazione della Torino-Lione e comunque si tratta appena dello 0,17% del totale degli accademici italiani accreditati al ministero”.
Probabilmente l'uscita del parlamentare Pd era solo un tentativo di fare pubblicità al suo libro - il controverso Tav Si, scritto a quattro mani con Mario Foietta e contestato duramente al salone del libro di Torino - dal momento che, stando al suo diploma di istituto magistrale, lui stesso non avrebbe né i titoli, né le competenze adeguate per parlare con cognizione di causa della Tav. Figurarsi scriverci un intero libro.
Ma non sottilizziamo, il livello scolastico spesso non è indicativo del valore di una persona ed era lo stesso Leonardo Da Vinci a dire che la sapienza è figlia dell'esperienza. Purtroppo però Stefano Esposito pare mancare anche di questa. L'Alta Velocità in Italia infatti non è nata con la Torino-Lione e sono già diverse le tratte completate: ogni singolo progetto ha avuto esternalità negative ma in nome del “progresso” si è comunque deciso di tirare dritto e di ignorare ciò che le precedenti esperienze avevano insegnato.
Per quanto riguarda le ricadute della TAV sul sistema idrogeologico del territorio, l'esperienza del Mugello è certamente paradigmatica. I lavori per la tratta Bologna-Firenze hanno lasciato dietro di sè 57 km di torrenti che in estate sono un deserto di sassi, 73 sorgenti e 45 pozzi prosciugati, cinque acquedotti oggi riforniti con un costosissimo sistema di ripompaggio a monte, e una delle gallerie ha fatto persino scomparire un intero fiume.
Un vero e proprio disastro ambientale, valutato in 174 milioni di euro dai consulenti della Procura di Firenze all’interno del processo che ha visto imputate 59 persone - tutte clamorosamente assolte in appello lo scorso giugno - fra dirigenti dell’impresa Cavet a cui sono stati affidati i lavori, imprenditori, proprietari di discariche e trasportatori.
Il futuro della valle di Susa non si prospetta certo più roseo. In primo luogo perchè le montagne sono più alte, con cumuli e pressioni maggiori, poi perché il Piccolo ed il Grande Moncenisio sono costituiti prevalentemente da gessi che hanno creato enormi inghiottitoi carsici. Tutta la montagna ospita laghi fossili sotterranei, il più superficiale dei quali (16 milioni di metri cubi d'acqua) fu intercettato a Venaus dai lavori della centrale di Pont Ventoux, che penetrarono nella montagna per meno di un chilometro. La rete idrica del gruppo del Moncenisio é quindi estesissima e connessa: i traccianti gettati nel 1970 nella grotta del Giasset, uscirono pressoché dovunque solo dopo due settimane, a conferma che avevano attraversato grandi laghi sotterranei.
A confermare i dubbi e i timori degli attivisti No Tav e dei valsusini in generale, negli anni si sono susseguiti diversi rapporti, studi e stime di danno, primo tra tutti il cosiddetto rapporto COWI del 2006, redatto per conto della Commissaria europea De Palacio. Nonostante la committente fosse la stessa Commissaria europea per la costruzione di questa linea, gli esperti da lei interpellati non hanno potuto omettere che il solo tunnel di base drenerà da 60 a 125 milioni di metri cubi di acqua all’anno, una cifra che corrisponde al fabbisogno idrico di una citta? con un milione di abitanti.
Dal momento che l’acqua drenata é riversata nei fiumi, è possibile che a una certa distanza a valle del tunnel, lo scorrimento su un periodo di un anno non subisca influssi di rilievo, almeno per quanto riguarda la portata. Almeno, perché le risorse idriche catturate all’interno della montagna e drenate direttamente all’esterno, saranno calde e con concentrazioni di solfati ben oltre i limiti accettabili per essere immessi nei corsi d’acqua, col risultato che i fiumi sarebbero sì pieni d'acqua ma irrimediabilmente inquinati.
Per le zone situate a monte delle estremità del tunnel, la portata totale delle acque di superficie, e in particolare il flusso minimo annuo, potrebbe invece essere pesantemente modificata e quindi la ripartizione fra acque di superficie e sotterranee potrebbe cambiare radicalmente. Un problema non da poco, visto che l'acqua è un elemento primario e imprescindibile per tutta una serie di attività: dall'acqua corrente nelle case all'irrigazione dei campi, dal buon funzionamento del sistema fognario alla produzione di energia.
La sottrazione di enormi quantitativi di acqua al gruppo del Moncenisio e dellAmbin avrà infatti inevitabili effetti anche sull’alimentazione del lago del Moncenisio. Il lago attuale alimenta una centrale da 360 MW in Francia e da 240 MW in Italia. Se il deficit indotto fosse di 25 milioni di metri cubi, in termini energetici questi significherebbero la perdita di circa 150 milioni di Kwh di energia di punta che andrebbero messi anch’essi tra i danni causati dal progetto.
C'è poi da dire che i precedenti grandi lavori hanno già inciso in modo drammatico sulle sorgenti della Valle di Susa: il raddoppio della ferrovia Torino-Modane, ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie.
Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre in altre località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause.
L'esperienza inevitabilmente insegna e non tenere conto di quanto già accaduto non è solo un atteggiamento miope, ma in questo caso volutamente lesivo. Nella sua sintesi sulla crisi mondiale dell’acqua e sull’iniziativa di cartellizzare l’acqua del mondo, Maude Barlow ha usato l’espressione “oro blu", una risorsa vitale che assume sempre più le caratteristiche del petrolio, l'oro nero per cui si è combattuto e si continua a combattere, in spregio alle perdite umane.
Alcune stime indicano che nei prossimi anni l’acqua avrà un giro d’affari del valore di centinaia di miliardi di euro e questa tendenza è legata soprattutto alla privatizzazione della sua distribuzione che, in particolare in Europa, sta diventando normalità. E, alla luce di questo, prosciugare la Val di Susa come si è già fatto col Mugello non è altro che un business nel business.

VAGINA


I guardiani della vagina

di Federico Tulli   CRONACHE LAICHE

[29 mag 2012]

Paese che vai, integralismo religioso che trovi. InTurchia, durante un discorso pubblico, il premier conservatore di fede islamica, Recep Tayyip Erdoganha definito l’aborto un «omicidio» e si è scagliato anche contro il parto cesareo. «Il primo ministro deve smettere di comportarsi come se fosse il guardiano della vagina delle donne turche» ha subito replicato la deputata del partito socialdemocratico di opposizione Chp, Aylin Nazliaka. Pensando a quante volte abbiamo sentito qui in Italia certi deliranti discorsi (è scientificamente assodato che la vita umana inizia alla nascita, pertanto non si spiega come possa essere ucciso un feto), viene un po’ di invidia. Perché quando spunta il politico di turno con affermazioni tanto diffamatorie e strampalate, non una voce si leva indignata a rimetterlo al suo posto. Ovvero nel “paradiso” della misoginia dove gli integralisti ossessionati dall’autodeterminazione delle donne, si parlano addosso. C’è da dire che i politici italiani di solito sono molto più scafati di Erdogan. Prendete Matteo Renzi, ad esempio. A differenza del premier turco, per dire che la donna è un’assassina non usa la clava. No, il sindaco di Firenze lancia la “rivoluzionaria” idea del cimitero per feti. Poi ci sono quelli che per far passare il messaggio puntano a dissociare chi ascolta. Appaiono spesso in televisione, tra di loro vi sono anche delle “donne”. Inconfondibili li sentirete affermare mostrando un sorriso a denti sguainati: «L’aborto è un omicidio ma con questo non voglio dire che chi interrompe volontariamente una gravidanza è un’assassina». Ah no?
È pur vero che in questi casi siamo in presenza di “avanguardie” del pensiero religioso. Tipi umani alla Erdogan ce li  abbiamo anche noi. Come non pensare alla recente “Marcia (su Roma, ndr) per la vita” organizzata nella Capitale dagli estremisti neonazifascisti di Militia Christi e Forza Nuova, con il patrociniodel sindaco Gianni Alemanno? In occasione del 34esimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge 194/78 sull’aborto – norma ancora oggi all’avanguardia nel mondo nonostante i ripetuti attacchi subiti durante il Ventennio berlusconiano da politici sodali dei gerarchi vaticani -, il corteo dei guardiani della vagina nostrani si è snodato dal Colosseo a Castel Sant’Angelo scandendo slogan del tipo: “Aborto: omicidio di stato”, “L’aborto è violenza”, “Basta genocidi silenziosi”, “194: già 5 milioni di morti”. Per nulla scossi da tanto acume hanno partecipato alla manifestazione, tra gli altri, lo stesso Alemanno con tanto di fascia tricolore, i senatori Maurizio Gasparri e Stefano De Lillo, l’eurodeputato Magdi Cristiano Allam, gli onorevoli Paola Binetti e Sandro Oliveri, il consigliere della Regione Lazio Olimpia Tarzia e altri del gruppo interparlamentare “Per il valore della vita”. Islam e cattolicesimo. Pensiero religioso monoteista e nazifascismo. Quando c’è da “violentare” l’identità di donna non ci sono crociate che tengano, Costantinopoli e Roma ridiventano due capitali dello stesso impero. A quando un nuovo fragoroso crollo?

VII INCONTRO MONDIALE DELLA FAMIGLIA


I protestanti e la famiglia: sacralità no, pluralità sì

di Gaëlle Courtens  CRONACHE LAICHE

[30 mag 2012]

Alla vigilia del VII Incontro Mondiale della Famiglia che si apre oggi nel capoluogo lombardo, le chiese protestanti di Milano hanno diffuso un documento che richiama l’attenzione sullapluralità delle famiglie oggi e sui diritti delle persone che le compongono, coppie omosessuali comprese.
«La famiglia è un’istituzione umana e non divina»: queste le parole con cui esordisce la riflessione diffusa dalle chiese battiste, metodista e valdese dal titolo Famiglia cristiana? Per noi, più semplicemente famiglie.
«Noi cristiani protestanti non condividiamo la nozione di “sacralità del matrimonio e della famiglia”», si legge nel documento in cui viene sottolineata la necessità di parlare sempre al plurale: «cioè di tanti tipi di famiglie e non di una sola, quella tradizionale». Famiglie che oltretutto meritano «un riconoscimento giuridico che dia diritti e riconosca doveri alle varie forme di unione – anche dello stesso sesso – estendendo loro quanto già contenuto nella nostra Costituzione e ribadito anche recentemente in sede europea».
Per i protestanti non ci sono particolari necessità di fare della famiglia un luogo privilegiato del discorso e della prassi cristiana: «Piuttosto sottolineiamo la possibilità di vivere in modo cristiano la coppia e la famiglia: la coppia è una realtà della buona creazione di Dio, che diviene con il matrimonio civile un’istituzione della società, ma che i credenti vivono come un dono e come una sfida benedetta. Il matrimonio per noi protestanti non è un sacramento, ma un’espressione particolare dell’amore del prossimo e dell’alleanza di grazia che lega i credenti al loro Signore. Anche nel caso di matrimoni interconfessionali e interreligiosi».
Il pastore Giuseppe Platone della chiesa valdese di Milano, tra gli estensori del documento, ha messo l’accento sulla riflessione che da tempo si sta svolgendo nelle chiese protestanti mainstream sul temafamiglie, genitorialità, coppie di fatto: «Accendere i riflettori solo su un modello famigliare esclusivo mettendo in ombra tutto il resto mi sembra un impoverimento che aumenta il disagio sociale anziché cogliere la positività di molte trasformazioni in atto. C’è un modo cristiano di vivere le relazioni umane che non cerca la sacralizzazione degli affetti», ha dichiarato Platone all’Agenzia stampa NEV, «ma mantiene un insopprimibile istanza critica verso ogni nostra realizzazione, compreso il matrimonio. Il sacro appartiene a Dio soltanto».
L’anno scorso il pastore Platone celebrò la prima benedizione di una coppia omosessuale dopo l’approvazione di un rispettivo ordine del giorno da parte del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi nel 2010.
Qualche nota polemica è arrivata dallo stesso pastore anche in riferimento ai soldi pubblici, e quindi non di soli cattolici, che verranno spesi per l’Incontro Mondiale della Famiglia: «Come cittadino, prima ancora che come credente, esprimo una riserva critica nei confronti dell’investimento di significative risorse pubbliche nell’allestire quest’operazione puramente confessionale in un momento di severa crisi economica, spesa che si riverbera anche sulla progettualità di chi vorrebbe “metter su casa”». Magari anche in chiave non tradizionale.

I PACIFISTI DI GUERRA


I pacifisti di guerra

- di Diana Murigoltik – Megachip  -
In occasione del vertice NATO del 20 maggio scorso, si è svolto un “summit ombra” focalizzato sui diritti delle donne afgane. Il summit era ospitato da Amnesty International e suggerito dalla preoccupazione della nota associazione pacifista per … indovinate un po’ … per il ritiro della NATO dal paese centroasiatico.  Proprio così, Amnesty International é preoccupatissima perché i massacratori atlantici si ritirano dalla loro non-conquista. La scusa è che le donne afgane perdano dei diritti mai acquisiti nonostante l’occupazione dei “liberatori”.
Siamo pur sempre nella Repubblica Islamica di Afghanistan a conduzione NATO, rispetto alla quale la Repubblica Islamica dell’Iran assomiglia alla Svizzera.
Anzi, bisognerebbe ricordare che uno dei punti su cui si scatenò la guerriglia contro i governi filosovietici fu proprio la concessione di ampi diritti alle donne, come quello di voto, d’istruzione, il divieto di indossare il burqa e quello di essere oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati. Questa è storia.
afghan-bus-shelterCosì come è storia che quella guerriglia fu organizzata e sostenuta dai democratici USA: era la trappola afgana antisovietica preparata da Zbigniew Brzezinski, in cui il popolo afgano e il diritto delle donne erano l’esca.
Per scongiurare il malaugurato evento di un Afghanistan senza truppe straniere, Amnesty International ha fatto stampare il manifesto che vedete, che recita “NATO: avanti con il progresso”.
Qualcuno si è chiesto su internet se Amnesty fosse impazzita. No, è il coerente sviluppo di una linea, come vedremo subito.
Ospite d’onore del summit ombra dell’associazione umanitaria è stata Madeleine Albright, la donna che quando era Segretario di Stato di Clinton affermò alla televisione che mezzo milione di bambini morti per l’embargo in Iraq erano “un prezzo giusto” (“the price is worth it?”).
Il summit ombra ha inviato una lettera aperta ad Obama e Karzai, del tenore intuibile, firmata anche da Meryl Streep, denotata per l’occasione come “actress and human rights activist”. D’altra parte poco tempo fa il suo collega d’arte, di fascino e di progresso, George Clooney, aveva speso la propria immagine pubblica a favore dello spezzatino USA del Sudan. Sempre per motivi umanitari.
E’ la sinistra bellezza, uguale di qua e di là dell’Atlantico. Abbiamo infatti anche Joan Baez, Yoko Ono, Sting, tutti/e “artist and human righs activist”.
E ovviamente c’è la firma di Suzanne Nossel , Executive Director di Amnesty International USA. Una nostra giovane vecchia conoscenza.
La giovane Suzanne oltre ad essere rossa di capigliatura è la dimostrazione di cosa sia il far finta di essere rossi in politica, ovvero lo sport estremo della sinistra da qualche decennio a questa parte.
Infatti la Nossel è una funzionaria della gang Clinton, per la precisione della democratica Hillary che ogni giorno che passa rischia di farci rimpiangere la feroce Condoleeza Rice.
Prima di arrivare ai vertici di Amnesty nel novembre scorso, Suzanne Nossel è stata infatti Vice-assistente Segretaria di Stato, ovvero una sorta di sottosegretaria all’ombra della Clinton. Ma prima ancora era stata in Human Rights Watch, l’organizzazione sedicente umanitaria sostenuta dal noto speculatore finanziario George Soros, promotore con la National Endowment for Democracy (specchietto per le allodole dirittoumaniste della Cia), delle rivoluzioni colorate in mezzo mondo. D’altra parte la giovane e brillante Suzanne ha una buona dimestichezza con la finanza essendo anche stata Vicepresidente per la Strategia e le Operazioni del Wall Street Journal.
Inutile quindi straparlare di finanziarizzazione e di finanza criminale se poi non si riescono a vederne gli agganci con le guerre d’aggressione umanitaria dell’imperialismo. La rossa Suzanne è un esempio vivente di questo punto di convergenza e snodo tra finanza, diritti umani e imperialismo.
Non a caso sta da tempo perorando l’intervento militare in Siria, rilanciato a gran voce dopo la strage di Hula.
C’è del marcio nella CIA, come aveva “rivelato” il famoso film “I tre giorni del condor”. Subito dopo la strage il portavoce ONU aveva parlato di responsabilità dei terroristi “ribelli”. Logica conclusione dato che le vittime sono state uccise con colpi a bruciapelo o a coltellate e non riportano i segni di chi ha subito un bombardamento. Anche il Manifesto riportava in tal modo la notizia per essere subito dopo fustigato da qualche sue lettore col cervello embedded.
Il capo degli osservatori ONU però decide che comunque è colpa di Assad, anche se è costretto successivamente a correggersi in videoconferenza col Consiglio di Sicurezza.
Ma ormai il guasto è fatto. Tutti i media parleranno della responsabilità del regime di Assad (che nel bel mezzo della missione ONU uccide bambini all’arma bianca per lasciare che subito dopo i ribelli li possano mostrare come vittime dei bombardamenti dell’esercito regolare – perché questa sarebbe né più né meno la fantasiosa logica) e la Russia al consiglio di sicurezza fa fatica a tenere il punto.
Il trucco c’è, si vede benissimo, ma non gliene frega niente a nessuno.
Non gliene frega niente alle diplomazie internazionali perché lì, come spiegò una volta un consigliere neocons di Bush jr, c’entrano solo gli interessi strategici.
Ma non gliene frega nulla nemmeno ai disastrati della sinistra mondiale. Con Joan Baez protestavamo contro la guerra in Vietnam negli anni Sessanta. Qualcuno dovrebbe allora spiegarci perché il Vietnam no e l’Afghanistan sì, la Libia sì, la Siria sì e l’Iran sì. Alternativamente qualcuno dovrebbe spiegarci se è l’imperialismo che è diventato troppo intelligente o è la sinistra che è diventata troppo idiota.
Oppure ha semplicemente riscoperto le sue antiche tradizioni: votare i crediti di guerra e sparare a Rosa Luxemburg.


Tratto da: I pacifisti di guerra | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/30/i-pacifisti-di-guerra-2/#ixzz1wNzQVyDa
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

I DRONI DI SIGONELLA


Base NATO Sigonella (Sicilia) arrivano in silenzio i primi droni antiterrorismo

Mentre l’Italia è distratta dal terremoto che non concede tregua all’Emilia Romagna, nel silenzio generale arrivano alla base NATO della Sigonella alcuni “droni”, i piccoli aerei senza pilota. E secondo indiscrezioni potrebbero essere utilizzati addirittura nella gestione di eventuali insurrezioni nel Belpaese… 
di seguito l’articolo di Paolo D’Arpini per osservatorio-sicilia.it
Droni in arrivo a Sigonella… – Bettino Craxi aveva ragione, ora si capisce il perché!
Disgrazie su disgrazie in Italia e nel mondo. Il momento è ottimo per far passare decisioni strategiche sulla testa degli italiani. Su Sigonella Craxi aveva visto giusto ed ha pagato duramente per la sua alzata di scudi “nazionale” contro i poteri atlantisti..
La prova? L’ho avuta oggi apprendendo che la Nato ha deciso di dispiegare i primi droni antiterrorismo a Sigonella. L’area da coprire è il mediterraneo, come dire che è l’Italia stessa. Come dire che la Nato si prepara, passo dopo passo, con il beneplacito del governo delle banche a controllare eventuali insurrezioni nel Belpaese. Le avvisaglie c’erano già tutte sin dai giorni scorsi in cui il monti invocava l’uso dell’esercito per sedare le rivolte popolari, mentre estremamente misteriosi attentati (da sue soldi) venivano e vengono compiuti per facilitare l’operazione. Ora ci si è messo pure il terremoto in Emilia, una area che era considerata indenne da scossoni sismici..
Qualcosa non funziona più.. Scie chimiche, haarp, controllo meteorologico e sismico, attentati finti, morti veri.. ed ecco che in silenzio, umma-umma, arrivano pure i droni a Sigonella.  L’eurogendfor, la polizia comandata esclusivamente dalla CE (inindagabile il suo operato da parte della magistratura italiana) è già impiantata a Vicenza. L’esercito non è più composto dal popolo ma da mercenari al soldo del governo. I carabinieri vengono accorpati nella polizia di stato, controllata strettamente dal governo. La macchina repressiva è bella e pronta. Il nodo scorsoio attorno al collo degli italiani è stretto, guai a chi si muove.. A tenere sotto controllo la popolazione, con il terrore, e bloccare ulteriormente mosse disperate, ci pensano le milizie repressive degli addetti ai sequestri, degli addetti alle riscossioni coatte, degli addetti al minuto controllo su tutto quel che si muove per la sopravvivenza (equitalia, finanzieri, vigili urbani e non urbani, etc.).
Alla luce di questi fatti la figura di Bettino Craxi si erge come quella di un martire e di un santo dell’ultima Italia, dell’Italia degli Italiani..
Ecco un breve resoconto dei fatti avvenuti a Sigonella nel 1985:
Nell’ottobre del 1985, durante la presidenza di Ronald Reagan negli USA e il governo di Bettino Craxi in Italia, ebbe luogo una grave crisi politico-militare, riguardante un aereo di linea egiziano con a bordo il terrorista palestinese Abu Abbas ed un gruppo di altri quattro terroristi, che avevano sequestrato e poi rilasciato la nave italiana Achille Lauro (dopo aver liberato tutti i passeggeri della nave ad eccezione di Leon Klinghoffer, affetto da paraplegia, di religione ebraica, con passaporto statunitense, che era stato trucidato) e che avevano ottenuto un aereo ed un salvacondotto del governo egiziano, garantendogli il trasferimento a Tunisi, dove allora aveva sede l’OLP.
Tuttavia l’aereo di linea venne dirottato da caccia della U.S. Navy e costretto ad atterrare nella vicina base aerea di Sigonella. Appena atterrato l’aereo egiziano venne circondato da militari della “VAM”, la vigilanza dell’Aeronautica Militare Italiana. Poco dopo, un forte contingente di soldati americani della Delta Force, appena sbarcati da un velivolo atterrato poco dopo senza notifica alle autorità italiane, circondò i militari italiani che presidiavano il velivolo egiziano, esigendo con la minaccia delle armi, su territorio italiano, la consegna immediata dei terroristi alle autorità USA.
Informato della situazione, Bettino Craxi si oppose, ed ordinò ai VAM in forza alla base ed ai Carabinieri inviati a rinforzo di circondare a loro volta il reparto della Delta Force, esigendo la loro partenza immediata, che avvenne poco dopo. Ne seguì una delle più aspre crisi nelle relazioni Italia-USA del dopoguerra. I terroristi furono presi in consegna dalle autorità italiane (e vennero rinchiusi in carcere a Siracusa), mentre Abu Abbas fu trasferito a Roma, e successivamente liberato e fatto partire con un volo ad hoc. Abbas fu poi catturato dagli USA in Iraq nel 2003 e morì poco dopo, sotto custodia statunitense.
Il principale deposito logistico nel Mediterraneo
È la più attrezzata base logistica in appoggio alla 6ª Flotta americana nel Mediterraneo. Il 1º aprile del 2004, la Defense Logistics Agency (DLA) istituì il “deposito difeso” Sigonella Italy nell’area NAS II per servire come base di rifornimento per il Mediterraneo. La DLA fornisce anche il carburante ed il deposito di proprietà della NAS II. (Notizie Wikipedia)
Dopo questi fatti, di lì a pochi anni, venne fuori l’inchiesta “Mani pulite” (1992) e Craxi fu costretto all’esilio di Hammamet. Oggi il governo monti aderisce senza riserve al “rafforzamento” di Sigonella, con la dotazione dei droni (aerei senza pilota), ottimi per omicidi mirati e bombardamenti di obiettivi sensibili.


Tratto da: Base NATO Sigonella (Sicilia) arrivano in silenzio i primi droni antiterrorismo | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/30/base-nato-sigonella-sicilia-arrivano-in-silenzio-i-primi-droni-antiterrorismo/#ixzz1wNz86Ra6
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

2 GIUGNO: SI ALLA FESTA MA NON A QUELLA MILITARE, NON A QUELLA MILITARE, NON A QUELLA MILITARE!!!!!!!!!!!!


Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate

- Doriana Goracci -
16 morti, 350 feriti, 8000 sfollati in poche ore e si ciancia ancora del 2 giugno che s’ha da fare. Il 2 giugno, e mi rivolgo a coloro che portano le figliolanze  a Piazza Venezia  a vedere non so cosa, lasciamoli SOLI  a farsi la parata e le commemorazioni.
 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
Abbiamo nella giornata di oggi inviato decine di migliaia di mail al Quirinale, come suggerito da privati cittadini, movimenti e gruppi  su Facebook,  il sito E il mensile… “Egregio Presidente Giorgio Napolitano Lei ha chiesto ai giovani di aprire porte e finestre, anche qualora le trovassero chiuse. Le chiediamo con tutto il rispetto di dare l’esempio: apra porte e finestre alla solidarietà; trasformi il 2 giugno da festa della Repubblica militare a festa della Repubblica solidale. Annulli la parata, che l’anno scorso era costata 4,4 milioni di euro e che secondo il ministero della Difesa quest’anno costerà quasi 3 milioni di euro. Quei denari siano investiti in opere di solidarietà con la popolazione stremata dal terremoto e quei contingenti chiamati a sfilare vengano utilizzati nelle zone bisognose di aiuti.Grazie con tutto il cuore”.
 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
“La campagna Sbilanciamoci! chiede l’immediata cancellazione della parata militare del 2 giugno e la destinazione dei milioni risparmiati per la sua organizzazione alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia Romagna. La richiesta della cancellazione della parata militare era stata fatta da Sbilanciamoci già nelle settimane scorse. Dopo il grave terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna questa richiesta acquista maggiore importanza. Con gli stessi soldi spesi per la parata militare si possono garantire, nella prossima settimana, i soccorsi di emergenza (tende, viveri, medicinali, ecc) ad oltre 5mila persone. È irresponsabile spendere tanti soldi per far sfilare carri armati e blindo, mentre gli stessi fondi potrebbero essere investiti per aiutare le popolazioni. La Repubblica va celebrata aiutando chi ora soffre a causa del terremoto e non sfoggiando armi e mezzi militari. Va sospesa la parata, ma vanno tagliate anche le spese militari: è questo il senso di Economia a mano armata. Dossier sulle spese militari 2012 che la campagna Sbilanciamoci! presenterà il prossimo 4 giugno alle ore 11.00, presso la sala conferenze della Fondazione Basso – Roma, via della Dogana Vecchia 5 -”
no agli   f35 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
Dopo le 19 è arrivata la risposta:
“Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati. Lo celebreremo perchè  la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità, forza democratica, serenità  e fermezza con cui affronta le sfide”. Lo afferma il capo dello Stato Giorgio Napolitano…
italia unita giorgino Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
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Una pagina facebook Partigiani del Terzo Millennio ha messo una foto antica e vera del 1976, con questa didascalia: “La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali  Roma, 11 maggio 1976″
Non  contate sulla nostra pazienza nei vostri confronti.
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Sobrio dunque cosa? Non insegnate la Vostra Morale.
I Media siamo anche noi, senza di voi, e  sappiamo chi siete, mentre voi non sapete chi siamo,noi, se non per avere dati di ascolto percentuali  voti …
Doriana Goracci
 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
 Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate
2giugno Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate


Tratto da: Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/30/il-2-giugno-lasciamoli-soli-con-le-loro-sobrie-parate/#ixzz1wNyiKF6t
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!