IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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venerdì 31 agosto 2012

UN'EPIDEMIA DI NOME TABACCO


Tabacco, un’epidemia globale

AGORAVOX, 31/08/2012
SALUTE - Un’epidemia responsabile del 9% delle morti nel mondo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quasi sei milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo per cause legate all’uso di tabacco. Una cifra destinata a salire se le attuali tendenze di consumo dovessero restare invariate. Se infatti in molti paesi ad alto reddito il numero di fumatori è in calo, cresce invece il consumo di tabacco nei paesi a reddito medio e basso.
Proprio in questi paesi, tuttavia, mancano dati accurati sulle caratteristiche del consumo, che sarebbero necessari per promuovere delle campagne di controllo e informazione. Uno studiopubblicato sulla rivista Lancet rivela i risultati di un’indagine condotta in quattordici nazioni a reddito medio o basso. Il GATS (Global Adult Tobacco Survey) è un’iniziativa lanciata nel febbraio del 2007 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con lo scopo di raccogliere dati sul consumo di tabacco e fornire così a questi paesi un aiuto per studiare e realizzare delle iniziative di controllo.
Nelle nazioni interessate dall’indagine, circa il 48% degli uomini e l’11% delle donne si sono dichiarati consumatori di tabacco. La percentuale di donne fumatrici rimane bassa rispetto a quella degli uomini, soprattutto in Asia, mentre è più alta in alcuni paesi, come la Polonia, la Russia e il Regno Unito. Nelle generazioni più giovani, però, le donne iniziano a fumare sempre prima. In pochi abbandonano la sigaretta, soprattutto in India e in Cina, mentre la percentuale dei pentiti del tabacco è più alta negli Stati Uniti, in Brasile e nel Regno Unito. Sui circa tre miliardi di abitanti dei paesi interessati dallo studio (compresi gli Stati Uniti e il Regno Unito per un paragone) si stima che più di 800 milioni consumino tabacco. Considerando l’impatto che il consumo di tabacco ha sulla salute pubblica (e quindi sulle finanze) di molti paesi, l’investimento pubblico sul controllo del fumo è sorprendentemente basso. Soprattutto nei paesi a basso reddito, dove per ogni 9.100 dollari incassati grazie alle tasse sul tabacco soltanto un dollaro è speso per iniziative di prevenzione e informazione. Dopo quasi dieci anni dalla ratifica della Framework Convention on Tobacco Controlda parte l'Assemblea Mondiale della Sanità, i dati raccolti dall’iniziativa GATS potranno essere utilizzati per promuovere strategie efficaci per il controllo del consumo di tabacco anche nelle nazioni a basso e medio reddito.
Valentina Daelli

I NON ALLINEATI


Non Allineati: Khamenei e Mursi un abbraccio smorzato da Assad

AGORAVOX, 31/08/2012
A Teheran il 16° summit dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi Non Allineati è entrato nel vivo. Centoventi leader noti (il presidente egiziano Mursi, il boliviano Morales, il pachistano Zardari, il primo ministro indiano Singh) e meno noti ma ricchissimi (l’emiro kuwaitiano Al-Jaber Al-Sabah, il qatarino Khalifa Al-Thani) assieme al premieriracheno Al-Maliki, al presidente armeno Sarkisyan, dell’Azerbaijan Aliyev, del Sudan Al-Bashir, dello Zimbawe Mugabe, hanno discusso di crisi siriana, nucleare, diritti. Affiato e accordo su vari punti, ma anche contrasti.
A contendersi la scena del protagonista due Paesi che non s’incontravano da 33 anni: l’Iran, che fa gli onori di casa addirittura con la Guida Suprema Khamenei, e l’Egitto, ospite molto atteso col Fratello Musulmano Mursi, lanciato sulla scena mondiale con contatti economico-politici a tuttotondo. L’ayatollah Khamenei s’è posto in primo piano con la duplice funzione di esplicitare all’Occidente che la Repubblica Islamica non è affatto isolata, lui ha, però,isolato il presidente Ahmadinejad. In realtà nulla di nuovo, perché, da ben più d’un anno, l’ex basij è caduto in disgrazia, perdendo saluto e protezione, non solo di Khamenei, ma di tutto il clero, anche di quello fondamentalista che, come ayatollah Yazdi, un tempo lo coccolava.
Il palco, assieme ai colleghi dei Paesi che non s’allineano, sarebbe spettato a lui, invece niente. E questo è un chiaro messaggio per le presidenziali dell’anno prossimo, alle quali Ahmadinejad non potrà partecipare (ha concluso i mandati), ma dovrebbe sostenere un suo fedelissimo che per le nuove alleanze, fra il potente partito dei Pasdaran, da cui l’attuale presidente s’è allontanato, e l’ambiente degli ayatollah ha scarse possibilità di successo.
L’opposizione iraniana ha colto la presenza a Teheran del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per recapitargli un messaggio sulla repressione a firma del duo Moussavi-Karroubi. Poi il notiziario dei mujaheddin, che si muove all’estero, pur vantando, a suo dire, numerose talpe interne, fa sapere che la capitale e le città maggiori risultano blindate. Oltre alle rigide misure di sicurezza per le quali sono mobilitate Intelligence, Esercito, Guardie Rivoluzionarie e milizia basij, per cinque giorni parecchi uffici ed esercizi restano chiusi per evitare che eventuali contestazioni possano essere colte dagli ospiti.
Una nota della Resistenza Iraniana afferma che le autorità, memori degli sfregi in occasione delle manifestazioni dell’Onda Verde, avrebbero rimosso molti ritratti di Khamenei e Khomeini. Nella sala della conferenza la Guida Suprema è apparsa, come sempre, tranquilla e ieratica. Nell’intervento d’apertura ha affermato che “Il nuovo ordine mondiale dovrà essere basato sulla partnership”, ha bollato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu come “un vecchio arnese della politica mondiale che abilita gli Stati Uniti e i suoi agenti a stabilire la loro egemonia attraverso la maschera di nobili valori e della democrazia”. Ha sostenuto l’urgenza di combattere le armi di distruzione di massa giudicate “una minaccia per la sicurezza del mondo”.
A suo parere le armi nucleari “non provvedono alla sicurezza né offrono autorità agli Stati che le detengono”. Ha altresì confermato che il suo Paese non insegue la bomba e ha criticato il potere occidentale che monopolizza le capacità atomiche e Israele che è stato dotato d’un simile strumento. Della Siria ha invece parlato in un faccia a faccia privato con Ban ki-moon dichiarando che “In base al credo e agli insegnamenti religiosi la nostra Repubblica è pronta a fare ogni sforzo per risolvere la crisi siriana, ma la soluzione può avvenire sulla base di una ragionevole condizione: la prevenzione al rifornimento di armi a gruppi irresponsabili che agiscono in quel Paese. L’amara verità sulla Siria è che un certo numero di governi, ha trascinato gruppi di oppositori a ingaggiare una guerra col governo di Damasco per il loro interesse. Gli stessi governi che stanno provocando la guerra in Siria, evitano che si applichi il piano di Kofi Annan”.
E ancora sul nucleare “Le Nazioni Unite dovrebbero fare seri sforzi per diminuire quest’armamento in Medio Oriente. Sfortunatamente gli Usa rappresentano il maggior potere tirannico del mondo che possiede armi atomiche e ha il record nell’uso delle stesse”. “L’America sa che l’Iran non sta elaborando un armamento atomico, cerca pretesti per accusarci e sanzionarci. Noi abbiamo collaborato con l’Agenzia atomica, ma contravvenendo agli accordi e al protocollo internazionale, l’Aiea anziché aiutare la nostra ricerca, rivolta a un uso energetico del nucleare, l’ha ostacolata non facendo nulla contro gli attacchi informatici che dal 2010 infettano i nostri sistemi”. 
Nel colloquio a due il Segretario Onu ha ribadito l’importanza dell’Iran per la soluzione della crisi siriana, in base alla sua influenza nell’area e presso la famiglia Assad, ha anche espresso fiducia nel rapporto dei 5+1 in merito alla valutazione sulla ricerca nucleare iraniana. Nell’intervento in sala Ban ki moon ha portato i saluti dell’organismo internazionale che rappresenta, sebbene Obama e Netanyahu abbiano storto la bocca alla notizia della sua partecipazione.
Pur maestro di diplomazia, Ban non ha fatto mancare considerazioni critiche sui diritti umani violati in Iran e in altre nazioni lì rappresentate. Ha rigettato antiche affermazioni negazioniste sull’Olocausto,Sostenere che Israele non ha diritto a esistere, non è solo sbagliato e razzista, ma mina i princìpi che tutti i presenti si sono impegnati a sostenere”. Eppure, chi ha gelato parte della sala, è stato il Fratello Mursi. Acclamato all’arrivo e accolto calorosamente ha risposto ossequiosament, ma non ha dribblato questioni ostiche.
Ha parlato a favore della lotta contro l’oppressione di palestinesi e siriani e per quest’ultimi ha dichiarato che è un “dovere etico” sostenere il popolo in ribellione contro “un regime oppressivo che ha perso ogni legittimità”. Mentre il presidente egiziano esternava il suo pensiero, la delegazione siriana lasciava la platea e in un successivo comunicato il ministro degli Esteri affermava che l’esponente della Fratellanza Musulmana “incita allo spargimento di sangue nel nostro Paese”. Mursi ha anche richiesto che uno Stato africano diventi membro del Consiglio di Sicurezza Onu. Tutti gli intervenuti hanno ribadito che il potere del Consiglio di Sicurezza dell’Onu va diluito, hanno sostenuto all’unanimità, la creazione di uno Stato Palestinese e criticato le sanzioni imposte dall’Occidente a vari membri a cominciare dall’Iran.

ULTRADISOCCUPATI


Lavoro, tasso disoccupazione giovanile record con il 35,3%. Più 7,4 in un anno

Son i dati, provvisori e destagionalizzati, dell'Istat. Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre 2012 risulta pari al 10,5%, in crescita di 2,7 punti percentuali su base annua e si i tratta del tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1999. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 618 mila.

IL FATTO QUOTIDIANO, 31/08/2012

I dati sono provvisori e “destagionalizzati” avverte l’Istat, ma la disoccupazione registra livelli e un record. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a luglio è al 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali su giugno e di 7,4 punti su base annua. Il ritmo di crescita annuo della disoccupazione giovanile è triplo rispetto a quello complessivo. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 618 mila. Il tasso di disoccupazione, per questa fascia d’età, nel secondo trimestre del 2012 sale al 33,9%, dal 27,4% del secondo trimestre 2011. E’ il tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1993 (inizio delle serie storiche). Il tasso di disoccupazione giovanile –  nel secondo trimestre 2012 – tocca un picco del 48% per le ragazze del Mezzogiorno.
Il tasso di disoccupazione a luglio resta stabile al 10,7%, lo stesso livello di giugno, ma è comunque il più alto da gennaio 2004. Su base annua il tasso è in rialzo di 2,5 punti. Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre 2012 risulta pari al 10,5%, in crescita di 2,7 punti percentuali su base annua e si i tratta del tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1999.  Nel secondo trimestre 2012 i lavoratori dipendenti a termine sono 2 milioni 455 mila, il livello più alto dal secondo trimestre del 1993 (inizio serie storiche). Sommando i collaboratori (462 mila) si arriva a quasi tre milioni di lavoratori precari. Per il segretario generale della Cisl,Raffaele Bonanni i dati sono “la logica conseguenza di una situazione recessiva”. 
A luglio 2012 il numero degli occupati è pari a 23 milioni 25 mila, invariato sia nel confronto con il mese precedente sia in termini tendenziali. La stabilità dell’occupazione, secondo l’istituto di Statistica, è sintesi del calo della componente maschile e dell’aumento di quella femminile. Il tasso di occupazione a luglio è rimasto stabile al 57,1% sia rispetto a giugno sia rispetto a luglio 2011. Il tasso di disoccupazione è aumentato di 2,5 punti percentuali (toccando il 10,7%) mentre è diminuito il tasso di inattività (di 1,6 punti) raggiungendo il 36%. In pratica gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (coloro che pur avendo l’età non rientrano tra le forze di lavoro) a luglio erano 14.272.000 con un calo di 27.000 unità rispetto a giugno e una riduzione di 674.000 unità rispetto a luglio 2011. L’aumento del numero dei disoccupati (695.000 in più a luglio rispetto a un anno prima) è a fronte di una riduzione consistente degli inattivi ovvero dell’aumento delle persone nel mercato del lavoro. 
In controtendenza il settore agricoltura che fa registrare il più elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 10,1 per cento, in netta controtendenza con l’andamento generale che mostra livelli elevati di disoccupazione. Ad aumentare in campagna – secondo Coldiretti che analizza dati Istat – sono sia il numero di lavoratori dipendenti (+10,1 per cento) che in misura più contenuta quelli indipendenti (+2,9 per cento). 

I RIFUGIATI SIRIANI IN GIORDANIA

Un ponte per…, grazie al lavoro svolto dall’inizio del 2012 per i rifugiati siriani, ha condotto uno studio sulle condizioni di vita ed i bisogni di 426 rifugiati siriani, raccogliendo testimonianze soprattutto da parte delle donne. 

Da Repubblica.it

ROMA - Sono almeno 140.000 i siriani rifugiati in Giordania dall'inizio dei disordini nel paese. In queste ultime settimane, tutti coloro che arrivano sono portati d'autorità al campo profughi di Za'atari, nel deserto, al confine con la Siria. Il campo ospita già 14 mila persone, mentre il resto dei siriani vive ad Amman e Zarka (il 40%) e nelle altre città giordane, con una prevalenza nelle aree di confine di Irbid e Ramtha.

"Un ponte per...", grazie al lavoro svolto dall'inizio del 2012, ha condotto uno studio su 426 rifugiati siriani, raccogliendo testimonianze soprattutto da parte delle donne. Nei centri gestiti dall'organizzazione e dalla Jordanian Women's Union sono stati assistite sinora circa 3000 persone, che hanno potuto usufruire di servizi legali e  medici di base, aiuti umanitari ed assistenza psico-sociale. 

Due unità di strada con a bordo delle operatrici sociali hanno raggiunto anche coloro che evitano di affidarsi spontaneamente ai centri sociali. Ogni due settimane vengono organizzate attività ricreative per i bambini ed una volta ogni sette giorni le madri ricevono informazioni sui sistemi di protezione delle vittime di violenze ed abusi. I casi più critici sono stati trasferiti alla casa protetta di Amman gestita dalla Jordanian Women's Union.

In questi 3 mesi di lavoro, attraverso questionari e focus group, "Un ponte per..." ha potuto raccogliere informazioni su condizioni di vita, accesso all'educazione ed alla salute, convivenza con la comunità giordana ospitante e soprattutto piani per il futuro. 

La maggior parte dei siriani ha manifestato il desiderio di rientrare a casa non appena la situazione migliorerà, ma sono altrettanto numerosi quelli che preferiscono attendere che la situazione si stabilizzi in modo da poter ricominciare, nei limiti del possibile, la vita precedente. Pochissimi quelli che vorrebbero rimanere in Giordania. 

Nonostante il consistente aiuto economico delle moschee e delle organizzazioni caritatevoli islamiche, l'inchiesta ha evidenziato come la maggior parte dei siriani continua ad avere difficoltà a pagare l'affitto delle case dove ha trovato rifugio, e quindi accetta lavori sotto-pagati ed è a forte rischio di sfruttamento. 

Tanti quelli costretti a far lavorare anche i propri bambini, pur di riuscire a sopravvivere. Diversi casi i matrimoni precoci o forzati, con le donne sole con figli al seguito che si confermano le prime vittime di discriminazioni, oltre ad avere grandi difficoltà ad accedere ai servizi assistenziali. 

Anche i bambini soffrono una condizione di estrema emarginazione: oltre al trauma della fuga, sono pochi gli spazi allestiti per il gioco e le attività ricreative.  Per i 130.000 rifugiati non reclusi nei campi profughi è stato previsto un sistema di accesso alla scuole ed alla sanita', grazie all'impegno del governo giordano e delle organizzazioni dell'ONU. 

Alla luce dei risultati dell'inchiesta, "Un ponte per..." e la Jordanian Women's Union hanno condiviso alcune raccomandazioni con i coordinamenti umanitari gestiti dalle Nazioni Unite in Giordania. In primo luogo si chiede una particolare attenzione al problema del lavoro e dello sfruttamento minorile, invitando le autorità giordane ed internazionali a finanziare programmi che impediscano ai bambini siriani di dover lavorare per sostenere le famiglie fuggite. 

E' necessario inoltre proteggere al meglio le donne sole con figli: i rischi di sfruttamento e di abusi si moltiplicano in queste situazioni di estrema vulnerabilità. Di qui anche la necessità di creare molti più spazi sociali e di accoglienza dedicati a donne e bambini, in modo da creare una rete di protezione ed assistenza capillare sul territorio giordano che possa, ameno nei prossimi mesi, rispondere al meglio all'emergenza umanitaria. 

Infine, è necessario favorire il più possibile l'accesso al lavoro regolare per i rifugiati in modo da evitare il circuito della povertà. "Un ponte per..." e la Jordanian Women's Union, nonostante le limitate risorse a diposizione, hanno scelto di continuare ad offrire assistenza ai rifugiati. E a breve, accanto ai centri sociali e di accoglienza già attivi nelle città di Ramtha ed Irbid, verranno avviate attività anche a Haldije e Karak. Come sempre, i servizi offerti saranno rivolti a tutte le categorie vulnerabili del territorio, tra cui i rifugiati iracheni e palestinesi. 

Di seguito il rapporto completo e le raccomandazioni:http://data.unhcr.org/syrianrefugees/country.php?id=107

LA SPLENDIDA VIGNETTA DI ALDO ARPE


TERREMOTO NELLE FILIPPINE: RISCHIO TSUNAMI


Allarme tsunami nel Pacifico

Un potente terremoto di magnitudo 7.9 si è verificato al largo delle Filippine. L'ipocentro è stato localizzato a 34.9 chilometri di profondità, in mare aperto a circa 106 km da Guiuan, 175 km da Mindanao e 749 km a sudest di Manila. Il centro di monitoraggio del Pacifico ha lanciato un allerta tsunami per Indonesia, Filippine, Taiwan, Giappone, Guam e Papua Nuova Guinea

Venerdì, 31 agosto 2012 - 15:18:00

Un potente terremoto di magnitudo 7.9 si è verificato al largo delle Filippine. Lo rende noto l'istituto geofisico americano Usgs. L'ipocentro è stato localizzato a 34.9 chilometri di profondità, in mare aperto a circa 106 km da Guiuan, 175 km da Mindanao e 749 km a sudest di Manila. Lo comunica sempre l'istituto geofisico americano Usgs.
Il centro di monitoraggio del Pacifico ha lanciato un allerta tsunami per Indonesia, Filippine, Taiwan, Giappone, Guam, Papua Nuova Guinea dopo il sisma di magnitudo 7.9 al largo delle Filippine.

(articolo in fase di aggiornamento)
 

 
Tsunami11Le immagini degli tsunami del 2010 e del 2004 in AsiaGuarda la gallery
giapponeLe immagini della tragedia di Fukushima

LUIGI CASCIOLI E LA FAVOLA DI CRISTO


Luigi Cascioli
La favola di Cristo
Duración 01:58:22
Luigi Cascioli
Ricorso a Strasburgo
Duración 33:24


LO STRETTO DI COREA


Polemiche nello stretto di Corea
IL MANIFESTO   MARINA FORTI
2012.08.31
Un piccolo tornado si è abbattuto sull'isola di Cheju - o Jeju, per rispettare la definizione amministrativa di questa piccola isola sud-coreana, gioiello naturale nello Stretto di Corea. Non si tratta di meteo, bensì della tempesta di polemiche che attraversa il top dell'ambientalismo mondiale da quando l'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) ha deciso di tenere qui il suo prossimo congresso, nella seconda settimana di settembre. Isola di origine vulcanica, 1.800 chilometri quadrati di superfice (grossomodo come la provincia di Terni), nota per i bei paesaggi, vestigia storiche e un paio di parchi naturali, sembra il luogo perfetto per un congresso di naturalisti. Perché dunque una rete internazionale di intellettuali e ambientalisti ha fatto circolare una petizione in cui spara a zero sui dirigenti della Iucn? «Pur proclamando la sua dedizione alla protezione della natura, la dirigenza della Iucn ignora o avvalla progetti che danneggiano l'ambiente e minacciano i diritti umani e i mezzi di sostentamento» di una comunità, scrivono Jerry Mander e Victor Menotti, coordinatori del International Forum on Globalization, rete formata negli anni '90 da attivisti e intellettuali che univano la critica alla globalizzazione con la battaglia per la giustizia sociale a livello planetario. Spiegano che il congresso della Iucn si terrà presso il villaggio di Gangjeong, a poca distanza dal sito scelto nel 2007 dal governo di Seoul per costruirvi una grande base navale al costo di un miliardo di dollari. In posizione strategica a 500 chilometri dalla costa cinese, la base ospiterà navi da guerra e sottomarini della Corea del sud e degli Stati uniti. Gli abitanti del villaggio si sono accampati per mesi sul quel sito sperando di bloccare l'arrivo dei bulldozer: non sono riusciti a impedire l'inizio dei lavori, nel gennaio 2011, ma li hanno rallentati notevolmente. Dicono che la costruzione manometterà la costa e devasterà l'economia locale fondata sulla pesca, oltre a minacciare una delle più grandi barriere coralline «soffici» al mondo, con una 40ina di coralli assai rari. Accusano: la «valutazione di impatto ambientale» del governo ha semplicemente ignorato specie minacciate come il granchio zampa rossa Sesarma intermedium; il gambero d'acqua dolce Caridina denticulata keunbaei, endemico dell'isola, o la Rana Scavatrice Boreale (sulla lista rossa Iucn), o il delfino Indo-Pacifico a naso di bottiglia. E tutto questo a soli 250 mettri dalla Riserva di Tiger Island. Insomma: un concentrato di «tutto ciò per cui la Iucn si batte da anni», sottolineano i coordinatori dell'International Forum on Globalization. Eppure l'organizzazione naturalistica mondiale va a tenere il suo congresso proprio là accanto. Ha perfino negato agli abitanti di Gangjeong il permesso di mettere un piccolo stand informativo presso la Convention.
La Iucn è un consesso scientifico internazionale di tutto rispetto, le cui liste di specie minacciate e protette sono considerate un punto di riferimento. Ma ora dà un indebito riconoscimento alle politiche ambientali del governo sud-coreano, accusa il Ifg: forse per non dispiacere gli sponsor? Accusata, la direttore generale della Iucn Julia Marton-Lefevre ha risposto in un comunicato ufficiale messo ieri online. Dice che gli abitanti di Gangjeong saranno benvenuti a spiegarsi durante il congresso; la loro richiesta di stand è stata respinta dai partners organizzatori locali nonostante il parere dei dirigenti dell'Unione. Respinge le accuse: su quella base navale l'Unione si pronuncerà solo dopo aver condotto la sua indagine scientifica. Una cosa è certa: la battaglia del villaggio di Gangjeong ha conquistato la sua quota di attenzione.

FERRARA....MA NON LA CITTA'


Bersaglio mobile, noia fissa: c'è Giuliano Ferrara

Le ultime esternazioni televisive di Giuliano Ferrara: magistratura «pazzotica» e nessuna trattativa Stato-mafia. E Mentana, beato lui, se la ride.

Castruccio Castracani
venerdì 31 agosto 2012 00:01
CRONACHE LAICHE GLOBALIST

Il faccione perennemente sorridente di Enrico Mentana, chissà che avrà mai tanto da ridere, ha fatto da contorno all'ultima puntata diBersaglio Mobile. La trasmissione era dedicata ad un tema leggerino, di quelli da prendere sotto gamba in una calda estate: la trattativa tra Stato e mafia e già che c'erano il ruolo giocato nei recenti sviluppi dal Presidente della Repubblica. Ospiti: Giuliano Ferrara, Antonio Di Pietro, Emanuele Macaluso e Marco Travaglio. Con l'intermezzo del deputato Francesco Boccia che per la verità ha avuto il grande merito di dare sostanza al proverbio: un bel tacer non fui mai detto.

Puntata noiosa oltre ogni dire e soprattutto un film già visto mille volte dove gli interpreti principali, e sostanzialmente unici, sono Marco Travaglio e Giuliano Ferrara. Essendo Emanuele Macaluso, migliorista d'antan e simpatizzante craxiano nella parte della bella statuina mentre Di Pietro, al solito, minaccia d'andarsene ma resta e si fa bellamente insultare senza rispondere, al lato pratico, da quello che si firma elefantino. Chissà se i sindacati africani ed indiani dei pachidermi sono al corrente dell'indebita appropriazione. Ogni razza ha diritto a veder tutelata la sua dignità.
Le parti sono quindi assegnate: Marco Travaglio gioca il suo solito ruolo di snocciolatore di articoli della costituzione e del codice penale, di comunicati stampa, di dichiarazioni ufficiali e di sentenze di tribunali di vario grado nonché di documenti ufficiali e Ferrara, che di nome fa Giuliano come l'imperatore romano apostata (sarà il caso di nomen omen?) fa il solito suo ovvero l'elefante nel negozio di porcellane. Unica novità l'abbigliamento di Giuliano Ferrara: scarpe da jogging, pantaloni color vinaccia (che in milanese si dice trasù de ciuc) camicia azzurrina, con lo sbottono d'ordinanza, e giacca azzurra, maldestro tentativo di imitazione del look di Oscar Giannino. Barba mefistofelica con pizzo sgangherato e fuori misura. Per il resto noia mortale.

Del tema, la trattativa tra Stato e mafia, nella sostanza non si è trattato, in compenso si sono sentiti i soliti mantra.
Giusto come nota di colore va detto che l'elefantino ha voluto dare un tocco di ulteriore volgarità al suo già ricco palmares con nuove espressioni. Peraltro non sempre originali.
Quindi nei suoi interventi, sempre prolissi, divagatori e quasi mai sul punto in questione come succede dal barbiere e nei bar, nell'ordine ha detto che: i magistrati sono «fottuti carrieristi», (indicando nella fattispecie il presente Di Pietro, che ha iniziato «ammuina» (di andarsene), come capo partito, quindi Luigi de Magistris come sindaco di Napoli e Michele Emiliano come sindaco di Bari. Ha anche detto che qualche magistrato gioca pure a destra, dimenticando di citare il presidente del senato Renato Schifani. Ma vabbè. Poi su pressione di Mentana ha ritirato il «fottuti» ma ha lasciato il «carrieristi». E Di Pietro si è ritenuto soddisfatto. Beato lui).
Quindi ha definito gli interventi di Travaglio come «comizi che gli hanno rotto i cogl...» e dunque, rivolto al sorridente Mentana, l'ha apostrofato con «ma che caz... di conduttore sei»; poi, inebriato del suo dire, se ne è uscito con «non esiste il reato di trattativa Stato-mafia».

Oibò, forse nessuno aveva mai pensato che questo fatto potesse accadere, ma senz'altro qualcosa di poco legale in una simile relazione pericolosa senz'altro c'è. Poi già che c'era ha aggiunto che la magistratura è «pazzotica ma anche troppo furba», e che sarebbe «disposto ad andare in vacanza con Stalin».
Infine ha definito Il Fatto Quotidiano come «il giornalino di Gianburrasca». Che detto da uno che dirige un giornale che tira 15000 copie e ne vende effettivamente poche migliaia (roba che anche il giornaletto della parrocchia accanto ne vende di più) e che sopravvive grazie al contributo di 2.985.120,88€ che lo Stato magnanimamente elargisce, è stato un tocco di involontario umorismo. By the way Il Foglio riceve questo importo sotto la voce «contributi ad imprese editrici di quotidiani o periodici organi di movimenti politici trasformatisi in cooperativa entro e non oltre il 1° dicembre 2001». E anche questo è umorismo.
Per completezza di informazione Il Fatto Quotidiano ha una tiratura media di 110.667 e un totale di copie vendute (e pagate) di 55.926. A occhio e croce più di dieci volte di quelle del Il Foglio. E non gode di contributi. Ora la domanda è: perché Giuliano Ferrara? Soprattutto se si vuol fare della televisione seria.

Castruccio Castracani 

MODI ALTERNATIVI PER USARE IL CROCIFISSO


Sesso col crocifisso, film-scandalo a Venezia

Alla mostra del cinema di Venezia la nuova pellicola di Seidl dipinge una scena di autoerotismo con l'ausilio di un crocifisso.

redazione
venerdì 31 agosto 2012 10:00
CRONACHE LAICHE GLOBALIST

Il nuovo film del regista austriaco Ulrich Seidl, Paradise: faith, è approdato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Si tratta di una pellicola molto attesa e che presumibilmente farà discutere.
La trama racconta di una cinquantenne austriaca pervasa da un'ossessione religiosa che la spinge a peregrinare di casa in casa per offrire statue della Madonna a conforto dei peccatori nonché a redenzione dei peccati stessi. Il suo personale approccio alla fede, tuttavia, è inscindibile dal lato erotico, evidente in molte scene del film, che culmina nell'episodio in cui la donna stacca dal muro un grosso crocifisso e lo usa come uno strumento per darsi piacere sessuale.
Episodio che pone l'accento sul rapporto tra ossessione di fede e frustrazioni carnali: il regista ha infatti affermato che la sua protagonista «è delusa dall'amore, dagli uomini, è sessualmente frustrata e avverte un gran vuoto interiore», evidentemente colmato da una fede vissuta in maniera molto particolare.
C'è da scommettere che le reazioni alla pellicola saranno molte e variegate. 

BAGNASCO, IL COMICO


Politica, il comico genovese detta l'agenda

Rifondare la politica: parlamentari di nomina vaticana; Riccardi e Balduzzi delegati alle diagnosi pre-impianto; a tutto il resto pensa la Madonna.

Walter Peruzzi
giovedì 30 agosto 2012 21:15
CRONACHE LAICHE GLOBALIST

Cosa direste se i Buddisti, i Maghi d'Italia o i Testimoni di Geova tenessero da un qualche loro improbabile santuario un sermone per indicare a governo e partiti italiani la politica da seguire?
Ridereste, ammesso di trovarne notizia in qualche rubrica di "curiosità". Eppure ieri il general Angelo Bagnasco lo ha fatto, in qualità di capo dei vescovi italiani. E giornali e tv ci hanno inzuppato i titoli. Senza ridere.

Certo, va riconosciuto che l'abitudine della Chiesa di dare la linea ai governi è antica. Già nel IV secolo Giovanni Crisostomo avvertiva che "il clero è più altolocato del re". Ragione per cui tocca a noi, diceva Pio XI, sottoporre "al supremo Nostro giudizio tanto l'ordine sociale quanto l'economico" (Quadragesimo anno). Convinzione tanto ferma quanto priva del benché minimo fondamento, dettata da una bramosia di dominio contrabbandata come "missione".
Il secondo motivo per cui la Chiesa si ritiene legittimata a sdottorare sulle politiche più utili al nostro paese, è che in questo paese il suo peso e il suo ruolo sono da duemila anni non paragonabili a quelli degli stregoni di altre religioni. E ciò è sicuramente vero.

Maghi, spiritisti, induisti, buddisti hanno qualche responsabilità nella protratta divisione della penisola e nelle sue infinite disgrazie? A loro si possono imputare gli ostacoli posti allo sviluppo della scienza? Hanno colpa nella formazione di uno spirito bacchettone e ipocrita che distingue gli italiani nel mondo? Hanno aiutato l'avvento del fascismo o il permanere di Berlusconi? Danno il loro sostegno al governo suicidatore Monti-Fornero-Passera e alla pletora di ministri reclutati nelle sacrestie nelle comunità sant'Egidio o nelle università cattoliche? Sono coinvolti nell'accumulo di immobili a spese dello stato? Ci indottrinano i figli a nostre spese? Ci marchiano appena nati per poterci reclamare vita natural durante come loro proprietà? Decidono quando dobbiamo morire e come? Occupano con i loro amuleti gli spazi pubblici? S'intrufolano negli ospedali per carpire il bacio del crocifisso ai moribondi?

La risposta a tutte queste domande è no. Mentre per la Chiesa è sì.
Ma aver rotto i coglioni per venti secoli dà sul serio il diritto di continuare a farlo? La risposta è ancora sì, finché una classe dirigente genuflessa e devota, per ragioni di bottega, glielo permette, commentando, lodando, eseguendo e trasmettendo a reti unificate, come fossero un distillato di scienza, le insulse banalità che un vecchio comico genovese vestito da pagliaccio va dicendo su economia, famiglia, lavoro, procreazione assistita e mille altre cose, di cui nulla sa.

Walter Peruzzi