IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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mercoledì 31 ottobre 2012

IMU


Imu/ Pronti i moduli per saldare. Ecco le città dove si pagherà di più

Mercoledì, 31 ottobre 2012 - 09:27:00 AFFARI ITALIANI
vittorio grilli
Sull'Imu "la modulistica l'abbiamo approvata ieri". Lo ha fatto sapere il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli aUno Mattina, aggiungendo che per i comuni "c'è una scadenza massima del 30 novembre e questa scadenza va rispettata". "Noi dobbiamo avere queste entrate quest'anno. Abbiamo una scadenza per il 17 di dicembre" E "queste date devono essere rispettare".
"Ieri abbiamo approvato tutta la modulistica - ha spiegato ancora Grilli -perchè i cittadini non devono impazzire per pagare le tasse, per cui ieri abbiamo approvato la modulistica e da parte dello Stato le aliquote, tutto è gia' deciso da parte statale, poi c'è la parte lasciata ai comuni". Su questa, il delegato Anci alla finanza locale Guido Castelli ha fatto sapere che "sui 103 comuni capoluogo, circa 20 non hanno ancora fissato l'aliquota", ma "dal 2-3 di novembre sul sito dell'Anci saremo pronti a comunicare tutte e aliquote".
Il ministro del Tesoro ha aggiunto che "nei comuni che non decideranno entro il 30 novembre le nuove aliquote Imu, il cittadino pagherà l'Imu per quanto riguarda l'aliquota già decisa dallo Stato" e, sulla Legge di Stabilità, ha chiarito che "con questo provvedimento noi l'Iva la riduciamo. Il Parlamento in realtà lo scorso dicembre aveva già deciso di aumentare di 2 punti l'Iva e quindi già nel sistema sarebbe dovuta scattare da domani la nuova Iva. Con la spending review di luglio abbiamo rimandato questo aumento a luglio prossimo e con questa legge di Stabilità, in parte dedichiamo risorse a limitare questo aumento già deciso di un punto. E quindi la nostra proposta è quella di ridurre l'Iva di un punto rispetto a quanto è già nel sistema ededicare risorse alla riduzione delle imposte sui redditi e alla riduzione delle imposte dei salari di produttività".
Grilli poi si è detto "fiducioso" in vista dell'incontro con i due relatori di maggioranza in Parlamento per decidere gli emendamenti sulla legge di Stabilità. "Chiariremo insieme - ha spiegato al Tg1 - il percorso per far giungere la Legge di Stabilità a una conclusione positiva. Già abbiamo discusso per cui sono fiducioso che troveremo insieme la soluzione giusta".

MALTEMPO IN ITALIA


Temporali e neve, allerta in tutta Italia Attese 12-18 ore di nubifragi

ultimo aggiornamento: 31 ottobre, ore 09:46
Roma - (Adnkronos/Ign) - La tempesta di Halloween colpirà il 100% del territorio nazionale fino alle prime ore di domani. Otto le regioni a rischio. Mari agitati e venti forti. Acqua alta a Venezia. Neve su Alpi, Valle d’Aosta e alcune zone del Piemonte. Poi un graduale miglioramento fino a sabato

IL CAOS CLIMATICO


Clima, sforzi sulle frontiere ...
IL MANIFESTO      MARINELLA CORREGGIA
2012.10.26
In Afghanistan e Niger, né le popolazioni né i governi possono permettersi il lusso di dimenticare il caos climatico. Nemmeno per un momento. E così, su quelle frontiere si susseguono piani e miniprogetti. Dall'incerto destino, però.
Il Niger, paese saheliano desertico per tre quarti oltre che fra i più poveri al mondo, dopo aver investito anni fa nella riforestazione come barriera al deserto ha di recente annunciato un progetto del valore di 110 milioni di dollari (che spera arriveranno da donatori e prestiti) per contrastare la rapida espansione del Sahara e un regime delle piogge sempre più imprevedibile. Obiettivo: integrare appieno in ogni aspetto della politica nazionale i rischi climatici e favorire il forzato adattamento agli stessi.
Il programma su cinque anni prevede di migliorare l'uso comunitario delle risorse idriche e di intervenire su due elementi che incidono moltissimo nell'avanzata del deserto: l'allevamento nomade e la raccolta della legna da ardere. Non possiamo che ricordare le «tre lotte contro l'avanzata del deserto» messe in atto in Burkina Faso ai tempi del presidente Thomas Sankara (1983-1987). In effetti le mandrie erranti compattano il suolo oltre a divorare il poco che resta della vegetazione. E la raccolta di legna da ardere se non disciplinata può dar luogo a tagli scriteriati di preziosi alberi, vere sentinelle del futuro.In parallelo il paese investirà l'equivalente di 620 milioni di dollari per lo sviluppo dell'agricoltura, a partire da tecniche migliori nel campo dell'irrigazione.
Quella del Niger - e degli altri saheliani - è una lotta titanica. Il clima è sempre più arido (salvo episodi di piogge scroscianti) e le sabbie desertiche avanzano verso sud al ritmo di 10 chilometri all'anno...
L'ultimo raccolto rovinato dalle alee climatiche ha fatto sì che in Sahel diciotto milioni di persone (sei in Niger) patiscano l'insicurezza alimentare, moderata o grave.
Saltiamo in Afghanistan, paese gravato oltretutto da decenni di guerra. Il governo ha lanciato la prima iniziativa sul cambiamento climatico nella storia del paese, per un valore pari a 6 milioni di dollari. La realizzerà il Programma Onu per l'ambiente (Unep). L'obiettivo è aiutare le comunità rurali, vittime di siccità e penurie, ad affrontare i rischi, a diventare (se possibile) resilienti. Per l'Unep il paese è fra i più danneggiati dal caos del clima, sia per la gravità dell'impatto che per l'assenza di risorse e strutture. Occorre allora ridurre la vulnerabilità dei sistemi umani e biologici.
Fra questi ultimi i fiumi, che nascono sugli altopiani centrali e dai quali dipendono le attività agricole, periodicamente azzerate da siccità, erosione, inondazioni. Fra il 1998 e il 2006 e poi nel 2008-2009 i raccolti di grano, riso, mais e patate sono andati persi per mancanza di piogge e il tutto è destinato a peggiorare: i cambiamenti climatici si traducono in aumento delle temperature annue medie, riduzione della pluviometria globale, maggiore (e nefasta) concentrazione delle piogge.
Quasi l'80% della popolazione lavora in agricoltura, in genere a livello di mera sussistenza e fra mille pericoli, mine comprese. In questo contesto, l'iniziativa sarà realizzata intanto in 4 aree: Badakhshan (nord est), Balk (nord), fra Koh-e Baba e Bamyan, e Daikundi sugli altipiani centrali.
Efficiente gestione delle acque (comprendendo la necessaria copertura con alberi), bacini comunitari, terrazzamenti per recuperare suoli utili, attività agroforestali, ripristino di pascoli sovrasfruttati, sistemi di allerta climatica, gestione delle aree non coltivate. Ed educazione delle comunità. Questo l'ambizioso programma.
Ma se l'egoismo climatico continuerà a prevalere, gli sforzi di adattamento da parte dei paesi impoveriti continueranno a rincorrere un nemico irraggiungibile e mortale.

LAMPONI PER LA PACE


Lamponi per la pace
IL MANIFESTO   MARIO BOCCIA
2012.10.30
Credo che le donne della cooperativa «Insieme» di Bratunac, in Bosnia-Erzegovina, meritino un Nobel per la Pace collettivo per avere riacceso una speranza per il futuro in un luogo dove, diciassette anni fa, il sonno della ragione ha partorito mostri. Srebrenica è il nome più noto. Chi ci viveva, o ha visto quella terra dopo lo scempio, capisce di quale miracolo sto parlando.
Queste donne hanno dimostrato che ricominciare è possibile e che si può ricostruire un'identità collettiva contro le divisioni imposte dalla guerra. Cercare di dividerle in serbe-ortodosse o musulmane è rendersi complici di un crimine. Sono operaie, agronome e contadine. Donne nate in Bosnia Erzegovina. Sono lo stesso popolo.
Hanno capito subito che per far vincere la pace non bastava ricostruire tetti sotto i quali abitare o chiese e moschee dove pregare. Era necessario ricostruire le condizioni per vivere, prima tra tutte il lavoro, da condividere nella comunità ricomposta. Per sconfiggere la cultura della guerra, hanno avviato un processo di elaborazione del lutto basato sul riconoscimento del valore del dolore dell'altro, non più inteso come nemico (come vorrebbero i nazionalisti) ma come vittima della stessa violenza. Sono uscite dal rancore per ricostruire la vita. Questo è il valore etico incalcolabile dell'impresa messa in piedi nel 2003 da un gruppo di «pacifiste in pratica», come la loro presidente, Radmila (Rada) Zarkovic, ama definirsi. Il risultato è che nel comune di Bratunac c'è una delle percentuali più alte (il 35%) di ritorni a casa delle persone «di etnia diversa» scacciate durante (e dopo) la guerra.
La cooperativa ha puntato a riattivare l'economia rurale sulla base della coltivazione di piccoli frutti, lamponi e fragole. La zona gode di un clima favorevole, e fino al 1991 il villaggio rientrava nella maggiore zona di produzione di piccoli frutti della Jugoslavia, che si sviluppava su entrambi i versanti della Drina: tanto che il 90% della popolazione del villaggio era legata, direttamente o indirettamente, alla produzione di lamponi, di varietà adatte alla surgelazione e alla trasformazione (succhi di frutta, concentrati, marmellate, sciroppi e altro)
Rada Zarkovic e Skender Hot erano lo scorso fine settimana a torino, al Salone del Gusto- Terra madre. E' stata un'occasione per assaggiare marmellate e succhi prodotti dalla cooperativa, e per conoscere questa esperienza straordinaria. In nove anni di vita la Cooperativa è cresciuta, anche se i conti restano in rosso. Il fatto è che la piccola frutta surgelata della Bosnia-Erzegovina (lamponi, mirtilli ecc.) non è più competitiva con quella di altri paesi neo-membri della comunità europea (che godono di sostegni economici alla produzione inesistenti in Bosnia-Erzegovina). Per riconvertire la produzione dal semplice prodotto surgelato a prodotti elaborati (marmellate e succhi di frutta) la cooperativa ha dovuto ricorrere a prestiti bancari. Ma la ricerca di canali di commercializzazione per i nuovi prodotti di alta qualità richiede tempo - mentre le banche non aspettano. E' decisivo trovare sbocchi di vendita: in Italia la cooperativa ha potuto finora contare sull'appoggio di una rete di amicizia e solidarietà radicata nel mondo pacifista., ma da novembre marmellate e succhi di Bratunac saranno in distribuzione anche nei punti vendita della Coop-Nord-Est. Marmellate al sapore di pace, che aiuteranno la cooperativa a sopravvivere. (E' possibile ordinare le marmellate della cooperativa Insieme all'Associazione di Cooperazione e Solidarietà: www.acs-italia.it/joomla/bosnia-cat/lamponi-di-pace-2.html).

AI LETTORI/LETTRICI DE IL MANIFESTO


Piovono centesimi
L'obiettivo è raggiunto!
REDAZIONE
30.10.2012
• IL MANIFESTO




Lettori, lettrici, adesso basta! La sottoscrizione è andata oltre ogni previsione, abbiamo già superato la cifra stabilita di 20.320 euro. Vi terremo informati su come e quando consegneremo il malloppoLeggi il dossier

Lettori, lettrici, adesso basta! Ce l'abbiamo fatta. L'onorevole Riccardo De Corato ha vinto la sua causa per diffamazione contro il manifesto ma ha perso la partita più importante. I nostri lettori hanno pagato per noi e adesso hanno voglia di divertirsi un po'.
La sottoscrizione è andata oltre ogni previsione, abbiamo già superato la cifra stabilita, quei 20.320 euro accollate al nostro giornalista, "reo di aver ironizzato sul fatto che l'interista Materazzi non meritasse gli stessi insulti rivolti al politico da un corteo dopo lo sgombero di un centro sociale" - come ha scritto ieri sul Corriere della Sera Luigi Ferrarella. L'ironia ci è costata cara, ma adesso conviene ringraziare l'ex vice sindaco di Milano. Grazie a lui, vogliamo continuare a stare allegri, ce lo impongono i nostri sfegatati lettori che continuano a venirci a trovare con sacchetti pieni di chili di monetine da 1 e 2 centesimi (ma ormai prendiamo anche i pezzi da 5).
Volendo - ci ha telefonato un lettore - abbiamo a disposizione anche un furgone che sopporta un carico da una tonnellata e mezza. Basterà?
Il giochino dilaga, e qui a Milano molti lettori (e non solo) dopo aver pagato il conto vogliono fargliela pagare versandogli una sorta di supplemento, forse una mancia di ringraziamento per aver tolto il disturbo da Palazzo Marino. E proprio lì abbiamo intenzione di consegnargli il carico di monetine, con una carriola, con tanti sacchetti portati in spalla come quelli di zio Paperone, o magari con la valigetta che riluce oro come quella di Pulp Fiction - non abbiamo ancora deciso. Magari ci ritroveremo in piazza Duomo per un piccolo corteo divertito e un assegno gigante come quello del signor Bonaventura, e poi ci rinchiuderemo da qualche parte per una festa che più aperta non si può. Voi ci avete tolto da un piccolo guaio e adesso abbiamo di nuovo bisogno di guardarvi in faccia. Quando e come non lo abbiamo ancora stabilito, ma la potente macchina organizzativa si sta già mettendo in moto. E poi, non perchè siamo esosi o troppo attaccati ai soldi - e chi li ha mai visti? - ma le monetine... volendo, dandosi un po' da fare, potrebbero anche essere molte molte di più. Datevi da fare. Sbrigatevi a saccheggiare comodini e tasche del cappotto. Quanto al resto, ai soldi che abbiamo raccolto in più, stiamo ragionando su come utilizzarli al meglio per regalarvi qualche altra piccola (e rara) soddisfazione. Però: adesso stop! Fermate i versamenti, serve solo un po' di entusiamo per chiudere in bellezza.

LA MORTE ALL'ILVA


Incidente sul lavoro all'Ilva
muore un operaio di soli 29anni
REDAZIONE
30.10.2012
• IL MANIFESTO




Claudio Marsella è morto lavorando, schiacciato da un locomotore di un treno che collega l'azienda con l'area portuale. Con lui dal 1993 sono 45 gli operai che hanno perso la vita nell'acciaieria pugliese


Claudio Marsella appena 29anni è stato schiacciato oggi da un locomotore di un treno che collega l'azienda con l'area portuale. E con la sua sono 45 le morti degli operai avvenute all'interno dell'Ilva di Taranto dal 1993. L'ultima disgrazia si era verificata l'11 dicembre del 2008 quando un lavoratore polacco, dipendente di un'azienda appaltatrice, cadde da un ponteggio dell'altoforno 4. Le morti bianche nel siderurgico tarantino sono state per le cause piu' disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perche' colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni, da pesanti bramme o schegge di materiali; altri operai sono morti per aver inalato gas nel corso di lavori di manutenzione. Difficili da quantificare gli incidenti che, nel corso degli anni, hanno causato centinaia di feriti e ustionati. Da segnalare, infine, l'atroce fine del tarantino Saverio Paracolli, di 45 anni, morto il 10 aprile 2004 dopo sette giorni di agonia per un incidente avvenuto nel Tubificio 1: rimase incastrato fra un tubo e un'apparecchiatura usata per smussarlo.
L'Azienda ha deciso di sospendere l'attività in segno di lutto. "L'Autorità Giudiziaria sta effettuando i rilievi -ha preciato l'Ilva in una nota- ed ha posto sotto sequestro l'area. Non e' al momento ancora chiara la dinamica dell'incidente. L'azienda sta fornendo e fornirà tutto l'appoggio alle Autorità competenti per far luce sulla dinamica di quanto accaduto".
''Bisogna fare con urgenza la massima chiarezza sulle dinamiche dell'incidente, e sulle relative responsabilità che nel caso di questo tipo di accadimenti non sono mai vaghe o non accertabili''. E' quanto affermail segretario confederale della Cgil Elena Lattuada, in merito all'incidente mortale avvenuto oggi nello stabilimento Ilva di Taranto. Inoltre, prosegue la dirigente sindacale, ''vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi di lavoro del giovanissimo operaio morto oggi, insieme a tutto il nostro appoggio alle iniziative che si svolgeranno oggi e nei prossimi giorni nello stabilimento''. Secondo Lattuada ''ancora una volta bisogna pretendere rispetto per la vita umana e per le condizioni di lavoro delle persone, che non devono essere sacrificate ad una logica di profitto a tutti i costi e nel mancato rispetto delle norme. Ciò vale per le norme di salvaguardia della sicurezza, cosi' come per quelle della protezione della salute e dell'ambiente, cosi' come abbiamo sempre detto in merito alla vicenda più complessiva dell'Ilva'', conclude.

VENDOLA ASSOLTO


Vendola assolto,
"il fatto non sussiste"

31.10.2012
• IL MANIFESTO




Il governatore della Puglia Nichi Vendola e la ex manager della Asl di Bari, Lea Cosentino, sono stati assolti dall'accusa di abuso d'ufficio relativa alla nomina del primario di chirurgia dell'ospedale barese San Paolo

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è stato assolto dall'accusa di concorso in abuso di ufficio nel processo con rito abbreviato, relativo all'inchiesta sulla nomina del primario del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale San Paolo di Bari, Paolo Sardelli. Vendola è stato assolto perché il fatto non sussiste. Assolta anche l'ex manager della Asl di Bari Lea Cosentino.
L'udienza si è tienuta davanti al gup Susanna De Felice. In aula erano presenti entrambi gli imputati. La procura, nella scorsa udienza, aveva chiesto una pena per ambedue di un anno e 8 mesi.

SANDY CHE PIEGA NEW YORK


SANDY
Gli Usa fanno i conti del disastro
50 morti, 8 milioni al buio
GIULIA D'AGNOLO VALLAN
31.10.2012
• IL MANIFESTO




Dopo il passaggio dell'uragano sulla East Coast, il bilancio è dei peggiori. Paralizzato il cuore degli Stati uniti, New York mai così colpita dalla natura. Di fronte alla calamità, Obama fa l'opposto di Bush con Katrina: interrompe la campagna elettorale e mette il «suo» governo federale - lo "Stato" che Romney vuol ridurre - al servizio delle regioni in crisi

 
«Niente ostacoli burocratici, niente "non si può". Voglio sentire solo quali sono le soluzioni dei problemi e quanto in fretta possono essere applicate». Il presidente Barack Obama ha messo il «suo» governo federale al servizio degli stati colpiti dall'uragano Sandy, che nella serata di lunedì si è abbattuto sulla costa orientale degli Stati uniti lasciandosi dietro 50 morti, circa otto milioni di persone senza elettricità, le metropolitane a New York chiuse non-si-sa-fino-a-quando, appartamenti e negozi pieni di acqua, aeroporti immobilizzati, strade bloccate, centinaia di alberi crollati a terra...
Assente per il terzo giorno dagli eventi di campagna elettorale, ma visibilmente «al comando» dell'emergenza del momento, Obama ha non solo l'occasione di apparire «presidenziale», ma di dimostrare agli americani che quel governo federale che l'avversario repubblicano Mitt Romney vorrebbe smantellare allegramente invece serve. «Ho detto a governatori e sindaci che faremo il possibile, il più presto possibile. E che se si sentono dire di no da qualsiasi ufficio del mio governo possono chiamarmi personalmente», ha detto il presidente Usa in una breve apparizione Tv mercoledì mattina. «Siamo a disposizione non solo per rimediare al disastro ma anche per immaginare nuovi modi di essere utili, per sempio come certe apparecchiature usate dall'esercito possano contribuire a spostare macchinari o a pompare l'acqua fuori dai tunnel della metropolitana». Insomma: a pochi giorni dall'elezione che confermerà o meno il suo ritorno alla Casa Bianca, e alle prese con una calamità imprevista, Obama sceglie una strategia esattamente opposta a quella che il predecessore George W. Bush aveva adottato con Katrina, e invita gli americani ad abbracciare quello spirito «che rende questo paese speciale» e aiutarsi a vicenda.
Certo Sandy ha lasciato una scia di devastazione. A New York un silenzio spettrale e strade piene di detriti hanno accolto i residenti della downtown di Manhattan al loro risveglio, ieri mattina. Si aggiunga l'impressione di essere completamente isolati dal resto del mondo: niente luce, niente internet, né telefoni di terra né campo per i cellulari; tutti i negozi completamente sbarrati, impossibili da trovare persino gli immancabili taxi gialli che visti i ponti e i tunnel ancora chiusi non potevano raggiungere l'isola. Una processione di persone dall'aria insonnolita, foderate di impermeabili per proteggersi dagli ultimi scrosci di pioggia si faceva strada verso il nord, cellulare alla mano, nella speranza di vedere apparire sui piccoli schermi qualche barra, o trovare qualcosa di aperto per prendersi un caffé. Perché, sopra la trentunesima strada, la città stava ricominciando a funzionare, anche se non proprio normalmente. Te lo annunciavano da lontano le luci dei semafori che giù da noi rimangono spenti. Una piccola folla era raccolta sull'ottava avenue in corrispondenza della quattordicesima, dove l'intera facciata di una casa di quattro piani era «scivolata» a terra lasciando però tutti gli interni perfettamente intatti, come in una stranissima casa di bambola.
Sandy è la peggior calamità naturale della storia di New York, almeno a memoria umana. C'è stata meno pioggia rispetto a quella portata l'anno scorso dall'uragano Irene: ma la combinazione di luna piena, alta marea e forza della tempesta hanno portato più acqua nelle strade (allagando per esempio gli appartamenti al piano terreno delle case che si affacciano sull'Hudson in corrispondenza del West Village e di Battery Park). Il vento, che ha raggiunti i 145 chilometri all'ora, ha fatto il resto. Si anticipa che l'elettricità per 230.000 residenti di Manhattan (tra cui chi scrive) potrebbe non tornare per giorni, anche per via di un'esplosione che ha messo fuori uso la centrale Con Edison sulla 14esima strada. Per Brooklyn, Bronx e Queens ci vorrà come al solito di più. Allagate anche le gallerie della metropolitana sotto l'East River - danni simili non erano mai stati visti nei suoi 108 anni di storia, secondo le dichiarazioni dei responsabili del trasporto pubblico.
«Ci vorranno tempo e pazienza» per tornare alla normalità, ha detto il sindaco Bloomberg promettendo che «l'amministrazione smuoverà mari e monti». Ma è stato il governatore Andrew Cuomo a illuminare un problema più sostanziale, che va oltre le fasi delle operazioni di emergenza dei prossimi giorni: e cioè quello che riguarda l'infrastruttura della città. «Alluvioni come questa una volta succedevano ogni cento anni, adesso ogni due. Bisogna ipotizzare delle soluzioni che tengano conto di come la nuova situazione climatica determinata dall'effetto serra ha influito sulla meteo», ha detto il governatore, toccando il problema della crisi ambientale, così scottante da essere stato sostanzialmente evitato sia da Obama che da Romney nella loro corsa alla Casa bianca. Cuomo ha ipotizzato di istituire nella baia di New York un sistema di controllo delle maree non troppo dissimile da quello di New Orleans.
Intanto la paralisi di martedì mattina mette in evidenza l'inadeguatezza di tutta la datatissima infrastruttura di New York city, un problema che Bloomberg, nonostante i tre mandati consecutivi, non ha mai veramente affrontato - il fatto è che, di questi tempi, un semplice acquazzone ti lascia senza telefono anche per quindici giorni.

LO SCIOPERO ALL'ILVA


Wednesday, 31 October 2012 11:16

Ilva. Lo sciopero prosegue con rabbia
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Written by  Redazione Contropiano
Ilva. Lo sciopero prosegue con rabbia
Basta con i morti sul lavoro e per colpa del profitto. La morte dell'operaio Claudio Marsella innesca la rabbia dei lavoratori dell'Ilva. La Usb convoca uno sciopero a oltranza fino a sabato. Ieri assediata la palazzina di Fim, Fiom, Uilm con la richiesta di dimissioni dei sindacalisti.


Non sembra destinata a rimanere sotto silenzio la morte sul lavoro di Claudio
 Marsella, operaio di 29 anni di Oria (Brindisi), morto schiacciato da un locomotore durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni. Marsella è stato soccorso da alcuni colleghi ma le lesioni riportate al torace si sono rivelate troppo gravi ed è morto in ospedale. L'ennesima morta bianca, porta in meno di 20 anni a 45 il numero degli operai morti all'Ilva, sia tra i dipendenti che tra i lavoratori dell'indotto. La vicenda arriva in una fase drammatica per lo stabilimento stretto l'inchiesta giudiziaria sull'inquinamento ambientale e la nuova Aia che impone obblighi più stringenti sulla tutela ambientale. 
Immediata la reazione dei sindacati che, non appena si è diffusa la notizia dell'incidente, hanno proclamato uno sciopero. L'ultima vittima del lavoro nello stabilimento era stato un operaio polacco dipendente di un'azienda appaltatrice che nel dicembre del 2008 cadde da un ponteggio dell'altoforno 4. L'ultimo incidente è avvenuto alle 8.45 nel reparto movimento ferroviario. La Procura di Taranto ha aperto una inchiesta cercando di chiarire come siano andate le cose. Il Coordinamento regionale dell’USB Lavoro Privato Puglia, unitamente all’USB  dell’ILVA di Taranto, che ieri avevano indetto lo sciopero immediato di tutti i dipendenti dello stabilimento,  proclamano la continuazione dello sciopero fino alle ore 7.00 di sabato 3 novembre. Dopo l’ ennesima morte di un giovane operaio, vittima dello sfruttamento e del profitto ad ogni costo, l’USB ritiene che tutti i responsabili di quanto è accaduto e sta accadendo, dentro e fuori la fabbrica, debbano pagare: Riva deve andare via, dopo aver rimborsato tutti i danni procurati ai lavoratori ed alla città; i sindacati complici, che hanno firmato accordi vergognosi come quello del 10 novembre 2010, con cui hanno svenduto la sicurezza e la tutela dei lavoratori; le attuali Rsu, che non hanno svolto nessun ruolo di difesa vera e rappresentanza reale dei lavoratori L’USB chiede pertanto l’azzeramento degli accordi aziendali firmati da Fim-Fiom-Uilm; le dimissioni delle RSU in carica e l’elezione di nuovi Rappresentanti dei lavoratori; la nazionalizzazione dell’Ilva, visto che, nonostante i pronunciamenti della Magistratura, la proprietà ha continuato a produrre e seminare morte quanto e più di prima; la piena garanzia del reddito per tutti i lavoratori sino alla bonifica dello stabilimento e del territorio. La Confederazione USB condivide e sostiene completamente la decisione dello sciopero, ritiene doverosa una forte risposta dei lavoratori e considera assolutamente inaccettabili le intimidazioni provenienti da parti aziendali, sottolineando che lo sciopero è assolutamente legittimo e qualsiasi atto tendente a colpire questo diritto sarà considerato un comportamento antisindacale e come tale denunciato alla magistratura.

SUDAFRICA: MINATORI VS POLIZIA


Wednesday, 31 October 2012 10:31

CONTROPIANOSudafrica: nuovi scontri tra minatori e polizia
Riesplode il conflitto nelle miniere sudafricane, la Polizia spara granate assordanti e pallottole di gomma contro i lavoratori in sciopero. La fine dell'apartheid non ha cancellato le disparità razziali e di classe.


Pochi giorni fa le agenzie di stampa di tutto il mondo avevano riferito della fine della maggior parte delle proteste e degli scioperi che vedono per protagonisti i minatori in Sudafrica ormai da agosto. Anche il mercato del metallo giallo e del platino aveva tirato un sospiro di sollievo e il prezzo dei minerali preziosi era leggermente sceso rispetto ai record dei mesi scorsi.

Ma poi nelle ultime ore la versione ottimistica dei media è stata smentita, come è avvenuto più volte in questi mesi, dalle notizie che provenivano dalle miniere sudafricane. Ieri in diverse miniere della regione di Rustenburg, nel Sudafrica nord-orientale ci sono stati violenti scontri tra lavoratori e polizia. In alcuni casi la tensione sarebbe ricominciata a salire quando gruppi di minatori contrari alla fine dello sciopero prima che siano stati ottenuti aumenti salariali hanno tentato di impedire ai loro colleghi di ricominciare a lavorare.

Gli scontri più cruenti sono avvenuti nei pressi di alcune miniere di Anglo American Platinum, il primo produttore mondiale di platino, i cui impianti sono fermi dal 12 settembre. A Rustenburg la polizia è intervenuta durante la notte, dopo che una centrale elettrica presso la miniera era stata data alle fiamme per impedire che le operazioni di estrazione riprendessero. Gli agenti hanno usato lacrimogeni, granate assordanti e pallottole di gomma contro i lavoratori che hanno risposto agli attacchi realizzando barricate e lanciando pietre e altri oggetti contro gli agenti. Alla fine molti minatori sono rimasti feriti, alcuni in modo grave.

La multinazionale aveva provocatoriamente offerto la riassunzione di 12.000 minatori licenziati a inizio ottobre a condizione che avessero ripreso il lavoro immediatamente, senza tener conto di nessuna delle rivendicazioni salariali che avevano portato all’inizio della protesta. E quindi la ‘proposta’ era stata respinta dai sindacati più combattivi e dalla maggior parte dei lavoratori.

Secondo il responsabile sudafricano della Commissione giustizia e pace, intervistato dall’agenzia Misna, moltissimi lavoratori del settore minerario si sono avvicinati alla più indipendente “Association of Mineworkers and Construction Union”, prendendo le distanze dal National Union of Mineworkers, il sindacato finora maggioritario considerato troppo legato al governo. L’esecutivo guidato dall’African National Congress (Anc) sta premendo sia sulle imprese che sui sindacati perché i minatori tornino al lavoro e perché si compongano poi le vertenze sindacali attraverso gli strumenti della contrattazione collettiva.

Intanto uno studio realizzato a partire dai dati del censimento 2011 dimostra che negli ultimi dieci anni il reddito medio dei sudafricani neri è aumentato del 169%. Ma anche che i cittadini bianchi continuano a guadagnare in media sei volte di più. A 18 anni dalla fine dell'apartheid le statistiche confermano la rapida ascesa di una classe media nera, ma indicano anche che oltre 2 milioni di persone, per la quasi totalità di pelle scura, vivono ancora nelle bidonville presenti alle periferie delle grandi città. Nel 2011, il Sudafrica ha registrato 51,8 milioni di abitanti, quasi sette milioni in più rispetto al 2001, di cui quasi otto su dieci sono recensiti come "neri" e meno di uno su 10 come "bianchi". Anche le cifre sulla disoccupazione evidenziano una spiccata disparità razziale, con circa il 50% dei disoccupati neri contro il 10% dei bianchi.

Una situazione che la mancanza di riforme strutturali da parte dell’Anc rischia di incancrenire scatenando una conflittualità sociale crescente, come dimostra ciò che accade nel settore minerario, uno dei più redditizi per il paese, gestito però da multinazionali straniere. 

IL NOSTRO DEBITO VERSO STALINGRADO


Wednesday, 31 October 2012 10:03

CONTROPIANO"Il nostro debito verso Stalingrado"
Uno studioso insospettabile, un giornale insospettabile. Dicono quello che la sinistra nel nostro paese non trova mai il coraggio di dire, sulla storia, sulla sua storia e sulle lezioni da trarne.
Da Il Sole 24 Ore

Non siamo esseri creati dal nulla, innocenti, razionali e ragionevoli. Non siamo stati creati in un Eden puro sotto un sole nuovo. Siamo, per contro, il prodotto di centinaia di milioni di anni di un processo di evoluzione miope e di migliaia di anni di storia prima orale poi scritta. Il nostro passato ha creato, strato su strato, i nostri istinti, le propensioni, l’abitudine al pensiero, i modelli di interazione e le risorse materiali.
Su queste basi storiche abbiamo costruito la nostra civiltà. Se non fosse per la nostra storia, i nostri sforzi non sarebbero solo inutili, ma impossibili.

Ci sono poi i crimini della storia umana; crimini terribili, inconcepibili. La nostra storia ci tiene in pugno come un incubo, in quanto i crimini del passato segnano il presente e portano a crimini futuri. E ci sono poi gli sforzi per fermare e annullare gli effetti dei crimini passati.

E’ quindi appropriato questo mese scrivere non di economia ma di qualcos’altro. Settantanove anni fa la Germania impazzì. C’era un alto livello di delinquenza, ma anche la storia e la sfortuna. I criminali di quel tempo sono quasi tutti morti ora. I discendenti ed i successori tedeschi si sono comportati (e si stanno comportando) meglio di quanto ci si poteva aspettare nel gestire il passato ingestibile della loro nazione.

Settant’anni fa, duecentomila soldati sovietici (con una maggioranza schiacciante di uomini per la maggior parte russi) attraversarono il fiume Volga fino alla città di Stalingrado. In qualità di membri della 62ª Armata di Vasily Chuikov, affrontarono l’esercito tedesco combattendo per cinque mesi. L’80% di loro morì tra le rovine della città. Il 15 ottobre, una giornata tipo, Chuikov scrive nel suo diario di battaglia di un messaggio radio dal reggimento 416 alle 1220. Siete stati circondati, ci sono acqua e munizioni, meglio la morte che la resa!. Alle 1635 il Luogotenente Colonnello Ustinov richiamò l’artiglieria al suo commando circondato.

Ma nessuno lasciò la posizione.

E quindi, nel novembre di settant’anni fa, per la precisione il 19 novembre, 1 milione di soldati di riserva dell’esercito rosso fu trasferito al fronte sudorientale del Generale Nikolai Vatutin, al fronte di Don del Maresciallo Konstantin Rokossovsky e al fronte di Stalingrado del Maresciallo Andrei Yeremenko. L’obiettivo era far scattare la trappola dell’operazione Uranus, il nome in codice per l’accerchiamento e l’annientamento della VI Armata tedesca e della IV Armata Panzer. Combatterono, morirono e vinsero distruggendo la speranza dei tedeschi di dominare l’Eurasia per un altro anno e di stabilizzare il Reich di 1000 anni di Hitler.

Insieme, questi 1,2 milioni di soldati dell’esercito rosso, gli operai che li avevano armati ed i contadini che li avevano rifocillati, trasformarono la battaglia di Stalingrado in una battaglia che più di qualsiasi altra battaglia della storia umana, fece un’enorme differenza in termini positivi per l’umanità.

Gli Alleati avrebbero comunque vinto la Seconda Guerra Mondiale anche se i nazisti avessero conquistato Stalingrado, ridistribuito le forze di punta come riserve mobili, respinto l’offensiva del novembre del 1942 e conquistato i campi di petrolio del Caucaso privando in tal modo l’esercito rosso del 90% del suo combustibile principale. Ma qualunque fosse stata la modalità di vittoria delle forze alleate, avrebbe in ogni caso comportato l’uso delle armi nucleari su larga scala con un numero di vittime pari addirittura al doppio del numero reale delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, pari a circa 40 milioni di persone.

Speriamo non ci sia mai una simile guerra di nuovo. Speriamo di non averne mai bisogno.

I soldati dell’esercito rosso, così come gli operai ed i contadini dell’Unione Sovietica che li hanno armati e rifocillati, non solo hanno permesso ai loro leader dispotici di commettere dei crimini, ma li hanno commessi loro stessi. Tuttavia, questi crimini sono comunque inferiori rispetto alla grandiosità dell’enorme servizio reso all’umanità (in particolar modo all’umanità dell’occidente europeo) tra le macerie lungo il fiume del Volga nell’autunno di settant’anni fa.

Noi siamo gli eredi dei loro risultati. Siamo loro debitori, ma non possiamo ripagarli. Possiamo solo ricordarli.

Ma quanti leader della NATO, quanti presidenti e ministri dell’Unione europea si sono ritagliati un po’ di tempo per visitare quei luoghi di battaglia e magari deporre una corona a chi ha salvato la loro civiltà sacrificandosi?

Traduzione di Marzia Pecorari

*J. Bradford DeLong, ex assistente segretario del Tesoro degli Stati Uniti, è professore di economia presso l’Università della California a Berkeley e assistente ricercatore presso il National Bureau for Economic Research.

L'IKEA ED I SUOI LAVORATORI


Wednesday, 31 October 2012 10:17

Ikea. Diritti e lavoratori “low cost”
Sono ormai due settimane che i lavoratori della logistica Ikea del magazzino centrale di Piacenza lottano senza sosta contro condizioni salariali, di lavoro e sindacali discriminanti. Se l'azienda non cede il 3 novembre protesta davanti a tutti i centri vendita Ikea.
Qui di seguito il documento del Comitato di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative:

I meccanismi in atto, contro i quali i lavoratori sono scesi in sciopero, rientrano nel copione già visto in altre battaglie affrontate in questi anni nel mondo delle cooperative. Buste paghe non veritiere, mancato pagamento di quanto dovuto, carichi di lavoro inaccettabili, inagibilità sindacale, non applicazione del (seppur misero) CCNL. I lavoratori a tutto ciò hanno detto basta e hanno iniziato l’agitazione in modo serrato per costringere al tavolo delle trattative la committente Ikea nonché il consorzio CGS. Tavoli che sono arrivati e che, nonostante formali intese, sono stati disattesi dalle parte padronali le quali sono arrivati addirittura a licenziare l’indomani i lavoratori più attivi/rappresentativi. Il tentativo di intimidire e dividere i lavoratori è stato rimandato al mittente con l’inizio dello sciopero ad oltranza che da parecchi giorni ormai prosegue con l’aiuto di altri compagni di lotta arrivati dalla logistica del territorio come TNT e GLS. 

Protesta che tra l’altro è stata portata anche davanti ai negozi di Carugate, San Giuliano milanese e Corsico. I clienti si sono dimostrati interessati alle ragioni della lotta e hanno solidarizzato con i lavoratori portando alle casse il tagliando di denuncia presente sul volantino distribuito davanti agli ingressi.

In tutto ciò si è notato l’altra faccia del padronato e delle istituzioni. Dal prendere le distanza dai lavoratori e dalle loro rivendicazioni alludendo a soggetti incapaci “perché figure socialmente deboli” spinti a muoversi oltre il lecito. Poveri migranti che non devono combattere per i loro sacrosanti diritti, ma che devono stare all’interno di logiche che di fatto li escludono e li rendono carne da macello. Anche CGIL, CISL e UIL si sono schierati contro la lotta dei facchini di Piacenza con un comunicato in cui esprimevano posizioni fortemente vicine agli interessi padronali e attaccando le rivendicazioni dei lavoratori. 

Ovviamente il migrante è un lavoratore e in quanto tale è soggetto potenzialmente attivo e che se decide di combattere per i suoi diritti praticando lotta di classe lo fa e questo non piace. Per questo al paternalismo opportunista sopraccitato sono seguite le cariche di questi giorni e in particolare di oggi (martedì 30 ottobre) contro il picchetto dei lavoratori davanti al cancello. 120 poliziotti in assetto antisommossa contro decine di lavoratori che presidiavano i cancelli. Grande la sorpresa della sbirraglia ma non di chi sa che la lotta paga nel vedere il picchetto resistere alle cariche (nonostante alcuni feriti).

A questo punto Ikea e CGS sono stati costretti dalla situazione a mandare i propri rappresentanti a promettere un tavolo di trattative in serata che risolva la questione una volta per tutti. Ancora una volta la lezione dei lavoratori della logistica è una sola: chi non lotta ha già perso.  

Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle cooperative
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Per una analisi del ruolo produttivo, del ciclo di sfruttamento e delle lotte dei lavoratori nella logistica, vedi:
http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/11018 

REGIONE TOSCANA SOTTO INCHIESTA


Wednesday, 31 October 2012 10:43

CONTROPIANO
Toscana. Regione sotto inchiesta per appalti nel trasporto pubblico
La privatizzazione dei servizi, in questo caso il trasporto pubblico locale, sollecita appetiti. La Procura di Firenze apre una inchiesta su un appalto multimilionario che vede proprio oggi la scadenza delle dichiarazioni di interesse delle aziende private.


Dopo la Campania, il Lazio, il Veneto adesso è anche la Regione Toscana ad essere sotto inchiesta per una sorta di parentopoli nei trasporti pubblici.

Giovedi scorso una trentina di agenti si sono presentati negli uffici della regione in via Bardazzi, a Firenze, per acquisire documentazione su incarichi professionali e appalti affidati negli ultimi anni nel settore del trasporto pubblico locale. La posta in palio è un appalto di 200 milioni l'anno per cinque anni (un miliardo di euro). Oggi, 31 ottobre, scade il termine per la presentazione delle dichiarazioni di interesse per la gestione nei prossimi cinque anni del trasporto urbano ed extraurbano. Ma nel mirino dell'inchiesta sembrano esserci anche le consulenze d'oro tra il 2000 e il 2010.

Il fatto avviene proprio in una regione – la Toscana - dove, appellandosi alla crisi economica e al taglio dei finanziamenti per il settore, si sta consumando uno degli attacchi più pesanti ai danni dei lavoratori autoferrotramvieri attraverso lo stravolgimento societario delle aziende di trasporto pubblico, “concertando” con i soliti sindacati complici una forte penalizzazione economica e la precarizzazione degli addetti al settore. In questi giorni si assiste ad un balletto di indagini sugli appalti, bandi, consulenze ed incarichi vari. 

Anche in Toscana altro che “bene comune”; aziende ed istituzioni sembrano aver depredato ovunque risorse e,raschiato il barile” - denuncia la Usb - “si smantellano i servizi, si vendono le aziende, si costruiscono dei veri e propri mostri che demoliscono contratti, normative sulla sicurezza, limiti sui carichi di lavoro e ogni tipo di regola che possa impedire il massimo recupero del costo del lavoro”.

Per tutti gli autoferrotranvieri è in corso d'opera la trattativa per il rinnovo contrattuale che sembra seguire inesorabilmente il percorso del "Ccnl della mobilità/area contrattuale attività ferroviarie” che ha determinato un pesante peggioramento della normativa per il personale mobile, esubero del personale e mobilità, chiusura di impianti, smantellamento della cargo, aumento dell’orario di lavoro da 36 a 38 ore settimanali, revisione dell’organizzazione del lavoro, l’elevazione di tutti i limiti prestazionali, l’aumento delle notti, la riduzione dei riposi. 

Da qui l'invito a schierarsi con determinazione per impedire che queste logiche seppelliscano la stessa dignità personale dei lavoratori e un appello alla “rottamazione” sul piano delle rappresentanze sindacali: “Buttiamo fuori dalle nostre aziende le politiche sindacali complici e colluse, le loro carriere, i loro interessi, i loro intrallazzi non hanno nulla a che fare con le esigenze dei lavoratori e dei cittadini” tuona l'Usb.

L'affidamento al nuovo gestore del sistema del trasporto pubblico locale, avrebbe dovuto scattare a gennaio di quest'anno, ma ci si era messo di mezzo – per fortuna – il referendum contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali. Passato l'effetto referendum, la Regione Toscana è tornata alla carica accumulando un po' di ritardo sulla tabella di marcia della privatizzazione. La fretta, forse, ha messo qualche buccia di banana sul percorso.

LA VERITA' SUL RAVE DI CUSAGO


Monday, 29 October 2012 09:02

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Cusago: ragazza in coma, accuse alla Polizia per lo sgombero del rave
Nel paese gli interventi duri della Polizia contro i cittadini sembrano diventare una costante: sia che si tratti di manifestazioni politiche, sia che si tratti di una festa illegale.

Scontri, feriti, arresti e una ragazza in gravi condizioni per aver battuto la testa, in una caduta mentre cercava di fuggire dopo il massiccio intervento della Polizia. E' il bilancio dello sgombero di un rave party avvenuto sabato sera a Cusago, località in provincia di Milano. In un ex capannone della Standa circa 150 tra agenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa sono intervenuti per sgomberare i circa 1.700 partecipanti alla festa. Di fronte alle rimostranze di alcuni giovani e al lancio di oggetti contro gli agenti, le forze dell’ordine sono intervenuti con cariche e il lancio di lacrimogeni. Con il risultato che a fine serata si contavano decine di feriti – anche tra polizia e carabinieri, almeno così dice la Questura; quattro arresti per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale e una ragazza in coma.

La giovane di Cuneo sarebbe caduta nel fuggi-fuggi scatenato dal duro intervento della polizia, e avrebbe sbattuto la testa. Poi con un'amica avrebbe raggiunto un'ambulanza che era intervenuta sul posto. Avrebbe raccontato di aver bevuto parecchio alcool ma di non aver assunto droga (circostanza risultata poi vera, fanno sapere le agenzie di stampa). Ma poi ha cominciato a sentire forti dolori al capo e ad avere crisi di vomito ed è stata portata all'ospedale San Carlo di Milano. Qui è stata operata e ora si trova in coma farmacologico, anche se a detta dei medici ha cominciato a reagire alle sollecitazioni. 

Intanto i 4 arrestati – ragazzi di Cuneo, Varese, Lecco e Tradate - non saranno processati per direttissima come detto in un primo tempo ma compariranno per la convalida dell'arresto davanti al Gip. Così ha deciso il pm di Milano di turno, Claudio Gittardi.

Naturalmente sulla vicenda si sono scatenate polemiche di segno opposto. Dj Aniceto, membro della Consulta degli esperti ed operatori' per il dipartimento per le politiche antidroga a Palazzo Chigi punta il dito contro i rave illegali e incita lo Stato a ''mettercela tutta affiché queste mattanze annunciate finalmente finiscano! Con la musica bisogna solo ballare e non partecipare ad una vera e propria guerriglia''. Da parte sua il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia), con il suo segretario Enzo Delle Cave, denuncia in un comunicato che “è un miracolo che non ci sia scappato il morto” e si lamenta che  “nell'intervento i colleghi sono stati inviati allo sbaraglio e sono stati massacrati. Far entrare poche decine di agenti in un capannone con 1.500 giovani assordati dalla musica a palla, ubriachi e in stato di alterazione, è stata una decisione assurda, da incompetenti''. 

Accuse simili ma naturalmente di segno opposto provengono dai giovani che sono stati sgomberati a forza, in maniera irresponsabile e senza preoccuparsi delle conseguenze, ribattono alcuni degli organizzatori e dei partecipanti al rave.

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Qui si seguito alcuni stralci della ricostruzione degli eventi realizzata dagli organizzatori del rave.
Ragazzi questo è il "contropiano" dei casini accaduti al rave degli "Hazard units"
ovviamente i media dicono tutt'altro:

(...)

Iniziamo a farvi un piccolo report, su che abbiamo visto, su ciò che è accaduto partendo da sabato mattina:

-Ore 11:
Entriamo e creiamo una TAZ , ci posizioniamo in fondo al capannone a 500 metri dalla strada sul retro, dove c'è uno spazio largo 60 metri e lungo 700 dove poter parcheggiare tutte le macchine senza dare l'occhio nella strada.
Il posto si trova completamente isolato, lontano da abitazioni e dalla strada non si sentiva nulla

-Ore 13:
Una pattuglia di vigilantes chiama la polizia.

-Ore 14:00:
Si presenta la digos di Milano, accompagnata dalla celere.
Prendiamo accordi con un funzionario che, comunicando col questore, ci da l'ok per far proseguire il party fino a domenica. (c'è stato spiegato dopo, che il proprietario non voleva sporgere denuncia).
La polizia decide che per mantenere ordine pubblico, fa parcheggiare tutte le macchine in strada, quando sapevano benissimo che era la cosa più sbagliata da fare.

-Ore 19:
La festa continua a crescere, la gente entra a piedi, tutto regolare.
Il proprietario dello stabile viene minacciato dal comune che se non sporgerà denuncia nei nostri confronti, verrà denunciato lui stesso, perchè senza di essa, la polizia non avrebbe potuto intervenire per buttarci fuori, tutto questo a nostra insaputa.

Ore 21:
La denuncia parte dalla proprietario. Si presenta di nuovo la celere all'interno della struttura, con aria minacciosa, mentre nell'area esterna viene bloccata tutta l'area dalla polizia, il questore ci minaccia che se non spegniamo entro 10 minuti sarebbero intervenuti, e noi gli abbiamo spiegato gli accordi che avevamo preso in precedenza, che erano diversi, che ormai ci sono 2mila persone, che è calato il buio, ed era meglio aspettare l'alba per poter evitare di creare disordini, anche perchè se in partenza l'avremo saputo gia dal primo accordo con la Digos, che comunicava col questore, ci saremmo organizzati in un modo diverso.

Ore 22:
spegnamo la musica cercando sempre di prendere accordi, ma tutto negativo, una folla di 1500 persone inizia a fare cori e urlare, cerchiamo di riaccendere la musica a volume ridotto per calmare le acque, ma avremmo spento da li a poco.
La polizia irrompe dentro il capannone, ci spegne l'impianto, ci chiude nel retro del sound, e inizia a manganellare qualsiasi cosa trovano davanti, ragazze, ragazzi, cani, persone indifese e anche i ragazzi che avevano la bancarella di crepes davanti al sound, usando pure lacrimogeni, nel mentre ci spaccano tutte le luci sull'americana, cercano di bucarci i coni delle casse con i manganelli, arrivano alla consolle dove c'erano i piatti e mixer ma non fanno in tempo a toccarlo perche' vengono messi in salvo da noi, ma riescono a rubare un macbook di uno dei nonem senza che nessuno se ne accorgesse,ecc, ecc
In tutto questo frangente si accende una miccia che scatena l'inferno e si crea guerriglia tra persone e polizia dentro il capannone.

Ore 22:30 :
Ci fanno smontare l'impianto e ci lasciano li, nel mentre all'esterno si crea una vera propria guerriglia urbana in mezzo alla strada, e qua non sappiamo che è successo perchè non c'eravamo.

Ore 00:00 :
Usciamo in blocco dal posto e la polizia crea un muro, e ci ferma all'uscita, tenendoci un ora li fermi in strada, decide di scortarci in una questura li vicina, senza farci comunicare dove eravamo, e ci sequestra tutto l'impianto, anche a noleggio, denunciandoci.
Intanto in strada si riversano migliaia di persone in giro a piedi.
Dopo svariate ore torniamo a casa


Dal nostro punto di vista non stavamo creando nessun tipo di problema, eravamo distanti dalla strada, non si sentiva nemmeno la musica, le persone erano tranquille e si stava creando un atmosfera molto positiva.
Hanno deciso di far stare tutti in strada con le macchine per creare scompiglio ed avere un motivo per entrare.
Una volta entrati, hanno usato pura violenza e pura bastardagine per farci andare via, uccidendo brutalmente un cane e ferendo brutalmente altre persone, con questo hanno creato un sacco di disordini e disagi sulla statale per tutta la notte bloccandola_

i giornalisti danno la colpa a noi di tutto l'accaduto descrivendoci come dei criminali.
la polizia e intervenuta perche voleva evitare disordini, evitare che qualcuno si facesse male accidentalmente o morisse per droga, quando hanno creato loro tutto il tafferuglio.
degli agenti sono stati feriti, ma non parlano di cosa hanno fatto veramente prima per essere stati feriti.
abbiamo visto una ragazzina presa per i capelli, fatta strisciare a terra e presa a calci , ci han raccontato di gente chiusa in un angolo e presa a manganellate..
da parte nostra abbiamo fatto quello che potevamo e che ritevamo piu giusto, anche perche' ci era stato dato l'ok nel pomeriggio di poter fare la festa da dei funzionari di polizia!!

ci dispiace molto per le persone che son state ferite e la ragazza che ha perso il cane.

(...)

**Hazard Unitz crew**