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mercoledì 31 luglio 2013

LE APP "PREVEGGENTI"


LA STAMPA 31/07/2013

App “preveggenti”, sanno che cosa vuoi prima di te


A Silicon Valley sono in cantiere nuovi software, stanno lavorando start up e grandi compagnie come Google
NEW YORK
Chi teme che la tecnologia stia invadendo troppo la sfera personale ha un nuovo motivo per preoccuparsi. A Silicon Valley sono in cantiere applicazioni per smartphone capaci di leggere nel pensiero e rispondere ad ogni necessità, come i più attenti assistenti personali. Come spiega ilNew York Times , potrebbe così capitare che uno si alzi la mattina e venga avvertito dal telefono che ha solo dieci minuti per prepararsi per arrivare puntuale alla riunione di lavoro a causa di un traffico più intenso del solito. E questo senza aver chiesto al dispositivo di ricordarsi l’appuntamento.  

Le app in lavorazione, utilizzando il cosiddetto sistema di «ricerca preveggente», leggono infatti le mail personali, scannerizzano il calendario degli impegni, monitorano l’attività sui social network, tengono sotto controllo le mappe digitali e i siti di informazione sul traffico.  

Gli esperti di tecnologia, spiega il Times, ritengono che questi servizi - al momento studiati per dispositivi mobili - possano un giorno divenire di uso comune, essere incorporati nello specchio del bagno o nella sveglia sul comodino. 

Al momento Google ha già lanciato Google Now, un sistema innovativo disponibile per smartphone e Google Glass che ad esempio si preoccupa di avvisare quando è ora di muoversi per arrivare in tempo a una cena, o nel caso degli occhiali è capace di mostrare l’annuncio sul ritardo di un volo prenotato mentre si corre carichi di valigie verso un terminal.  

Oltre a Google Now, Silicon valley ha già prodotto app «preveggenti» come Cue, reQall, Donna, Tempo AI, MindMeld e Evernote. ReQall è in grado di selezionare le chiamate in entrate nei momenti della giornata in cui non si vogliono seccature, come durante un importante meeting di lavoro. In quel caso si può ricevere la telefonata del parente in ospedale, ma bloccare quella del cliente insistente.  

Mentre molti appassionati di tecnologia attendono con ansia il superamento delle nuove frontiere del sistema, alcuni temono che le nuove app possano rivelarsi troppo invadenti per la privacy, soprattutto se - come dovrebbe avvenire secondo i piani delle aziende - non si limiteranno a organizzare la sfera lavorativa. Come spiega il Times, Google ha già avviato un servizio che raccomanda letture, film ed eventi culturali da seguire sulla base delle ricerche effettuate su Internet.  
(TMNews)  

MPS: TRA GLI INDAGATI J.P. MORGAN


LA STAMPA 31/07/2013

Mps, l’inchiesta al giro di boa
Tra gli indagati c’è anche JP Morgan

ANSA
L’ex presidente del Monte Paschi Siena Giuseppe Mussari arriva nella caserma del Nucleo della polizia tributaria della Guardia di Finanza

Chiuse le indagini, diversi i reati contestati: dall’ ostacolo agli organi
di vigilanza al falso in prospetto
GUIDO RUOTOLO
INVIATO A SIENA
Al giro di boa l’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta da parte di Monte dei Paschi di Siena. Gli uomini del generale Giuseppe Bottillo del Valutario della Finanza, stanno notificando, in queste ore, le conclusioni delle indagini.  
Sono nove gli indagati ai quali i pm Antonino Nastasi, Giuseppe Grosso e Aldo Natalini contestano diversi reati: da ostacolo agli organi di vigilanza al falso in prospetto. E ancora: falso in bilancio, false comunicazioni sociali, falso in prospetto, insider trading. 

Gli indagati: l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni, Daniele Pirondini, Marco Morelli, Raffaele Giovanni Rizzi, Tommaso Di Tanno, Pietro Fabretti, Leonardo Pizzichi e Fabrizio Rossi. 
Ma per la Procura devono essere processate anche Mps e J.P.Morgan per non avere comunicato alla Banca d’Italia che JP Morgan aveva ricevuto dalla banca senese una «indemnity» con cui Mps la garantiva da eventuali perdite. 

Quello che giunge a capolinea è il primo troncone della indagine senese. Che copre l’acquisizione, nel novembre del 2007, di Antonveneta dal Banco di Santander. Dieci miliardi di euro, un’operazione suicida per la banca senese costretta a dissanguarsi. Da qui, per tentare di evitare il fallimento, i dirigenti della banca mettono in piedi operazioni spericolate. 

SIRIA: CURDI CONTRO LE MILIZIE ISLAMICHE


Siria: i curdi chiamano alla mobilitazione contro le milizie islamiste

  • Scritto da  Redazione Contropiano

Siria: i curdi chiamano alla mobilitazione contro le milizie islamiste
Dopo l’assassinio di un loro dirigente, i curdi di Siria chiamano alla mobilitazione generale contro le milizie islamiste legate ad Al Qaeda.

I Comitati di protezione del popolo curdo (Ypg), milizia popolare espressione del Partito dell’unione democratica (Pyd) – forza politica siriana vicina al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) che opera in Turchia – hanno lanciato oggi un appello alla mobilitazione generale contro i gruppi armati islamisti dopo l’assassinio di un dirigente curdo nel nord-est della Siria.
A riferirlo è l’Osservatorio siriano dei diritti umani (basato a Londra, vicino ai ribelli), secondo cui l’Ypg ha chiesto a “tutti coloro che possono portare armi” di unirsi ai loro combattenti per proteggere le regioni che controllano dagli attacchi del gruppo “Stato islamico d’Iraq e del Levante”, un’organizzazione nata di recente dalla fusione tra lo Stato islamico d’Iraq (Isi), che raggruppa gli insorti sunniti affiliati ad al Qaida e i miliziani islamisti del Fronte al Nusra.
I Comitati si sono detti pronti a respingere qualsiasi attacco a poche ore dall’assassinio, nella località di Qamichli, di Isa Huso, dirigente del Pyd. Un omicidio che giunge mentre da almeno due settimane le milizie curde sono impegnate sul terreno a combattere, con successo, contro gli islamisti per il controllo di diverse località curde nel nord-est della Siria al confine con la Turchia, paese che ospita e appoggia le milizie sunnite estremiste.
Riferisce l’agenzia di stampa Firat che Huso, esponente del Consiglio supremo curdo che riunisce diverse organizzazioni, stava salendo a bordo della sua automobile per recarsi al lavoro quando un ordigno piazzato sul veicolo è esploso. “L’uccisione di Isa Huso è un messaggio di odio diretto ai nemici dei curdi e del Kurdistan…è un attacco immondo contro il Rojava (il territorio curdo in Siria)” ha affermato il Congresso nazionale curdo (Knk), che riunisce gli esuli in Europa.

WIKILEAKS: MANNING CONDANNATO


Wikileaks. Manning condannato: ora rischia 136 anni di carcere

La Corte Marziale degli Stati Uniti ha giudicato il soldato Manning colpevole di 19 dei 21 capi d'accusa di cui era incriminato. Il giovane, che fornì informazioni top secret a Julian Assange, rischia ora di trascorrere la vita in carcere.
Wikileaks. Manning condannato: ora rischia 136 anni di carcere-Redazione-31 luglio 2013-Condannato. Alla fine la sentenza per Bradley Manning, il venticinquenne accusato di esser stato la "talpa" di Julian Assange è risultata quella attesa. 
Il soldato, che passò aWikileaks oltre 700mila documenti top secret, è stato infatti condannato dalla Corte Marziale di Ft.Meade, sebbene sia stato scagionato dall'accusa più grave, ovvero quella di connivenza con il nermico. Non avrebbe, infatti, fornito alcun dato utile ai terroristi e ciò lo ha salvato dall'ergastolo.
Nonostante ciò, è stato giudicato colpevole per 19 dei 21 reati che gli sono stati contestati, di cui cinque riguardanti la violazione della legge sullo spionaggioe, per questo, il cumulo di condanne potrebbe costringerlo a trascorrere tutta la vita in prigione: si parla infatti di 136 anni di carcere.
Per avere conferma dell'entità della pena bisognerà comunque attendere le 15.30 di oggi, ora italiana.
ARTICOLO TRE

Dalla Basilicata rimpatriato il materiale nucleare americano


Con un'azione segreta e una scorta di trecento uomini di sicurezza, un carico di materiale nucleare è partito nella notte tra domenica e lunedì dalla Basilicata diretto agli Stati Uniti.

Dalla Basilicata rimpatriato il materiale nucleare americano-Redazione31 luglio 2013 – Rotondella è una piccola cittadina nella provincia di Matera, in Basilicata. Tra le caratteristiche più importanti che la contraddistinguono c'è il centro Trisaia dell'Enea, un luogo dove sono presentimateriali nucleari, tra i quali quelli di origine americana provenienti dalla centrale nucleare di Elk River, nel Minnesota.
Di che si occupa il centro è presto detto. “Il Centro Ricerche Enea Trisaia, in località Trisaia Inferiore, nel comune di Rotondella (MT), sorge nel 1962, essenzialmente come centro di riprocessamento degli elementi esauriti del combustibile nucleare. Nella seconda metà degli anni '80 il Centro avvia un processo di riconversione delle proprie attività, nell'ambito di un programma più generale di potenziamento delle strutture di ricerca scientifica e tecnologica del Mezzogiorno, ampliando al contempo le proprie competenze attraverso l'immissione di nuove giovani risorse” è spiegato sul sito.
La Sogin è invece “la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico, comprensivo del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi”.
Come dal comunicato emesso dalla società, “in ossequio agli impegni presi dall'Italia in occasione del vertice sulla Sicurezza Nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012, si è concluso oggi il rimpatrio negli Stati Uniti di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti sul territorio nazionale per attività di ricerca e sperimentazione. Il rimpatrio di tale materiale negli Usa si inquadra nell'ambito dell'Accordo Internazionale tra Stati Uniti e Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom) concernente l'utilizzo dell'energia nucleare a scopi pacifici”.
A rispondere al comunicato diverse associazioni che hanno lamentato la gravità della decisione di effettuare un trasporto così delicato e importantesenza avvisare nessuno, né la cittadinanza, né le autorità locali, effettuando un transito che ha collegato il centro Enea fino all'aeroporto militare di Gioia del Colle, in provincia di Bari.
La totale segretezza dell'operazione è stata denunciata anche dal Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, che ha evidenziato come sia mancata la trasparenza e come ancora una volta la regione ha subito una decisione dall'alto senza essere interpellata, come già quando si era inizialmente deciso di creare a Scanzano Jonico un deposito nazionale di rifiuti radioattivi, decisione poi annullata per le forti proteste della popolazione locale.
Il primo di agosto, il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando dovrà riferire in Commissione Ambiente a Montecitorio.

USA E BABY SQUILLO


Usa. In galera 150 orchi: sfruttavano oltre cento baby-squillo

baby squillo-Redazione- 31 luglio 2013-Centocinque bambini liberati dai propri sfruttatori150 orchi finiti in manette con l'accusa di sfruttamento della prostituzione minorile.
E' il bilancio di una vasta operazione dell'Fbi, la polizia federale americana, contro la prostituzione infantile. L'"Operation Cross Country 7" ha interessato 76 città americane consentendo l'arresto di persone coinvolte nello sfruttamento di adulti e bambini.
"Dobbiamo ricordarci che sono solo delle bambine – ha detto John Ryan, presidente del Centro nazionale per i minori scomparsi e abusati – sono troppo giovani per avere dei rapporti sessuali consenzienti. Gli sfruttatori senza scrupoli le vendono sia su Internet sia sulle strade, come delle vere e proprie prostitute".
"Tutti i minori identificati – ha aggiunto Ronald Hosko, direttore generale dell'Fbi – sono stati prelevati e affidati a strutture sicure in base alle norme, all'età e alle leggi dello Stato".
Le piccole vittime, sottratte agli affetti familiari, vivevano in contesti degradati. Salvare le baby prostitute e arrestare gli orchi è solo la punta dell'iceberg di un progetto molto più ampio dell'Fbi per la lotta alla prostituzione infantile.
Un piano che vuole portare l'attenzione sul problema perché solo parlandone si può evitare che altre minorenni possano cadere nelle trappole dei loro aguzzini.
ARTICOLO TRE

CONCORSO PRESIDI




Il concorso nazionale per dirigenti scolastici dopo due anni è ancora in alto mare per la sequela di ricorsi e controricorsi presentati in molte Regioni. In Lombardia metà delle scuole non avrà un preside titolare nel prossimo anno scolastico. Se il rispetto delle regole formali prevale sul merito.                                    
TUTTO DA RIFARE
Tutto – o almeno molto – da rifare: così ha stabilito il Consiglio di Stato con la sua sentenza dell’11 luglio 2013 che ha messo la scuola lombarda in una situazione di grave difficoltà. La sentenza sancisce la necessità di ricorreggere gli scritti del concorso per l’assunzione di 355 dirigenti scolastici, rinviando al futuro la possibilità di dare alle scuole un dirigente titolare. E dei nuovi dirigenti ci sarebbe bisogno: circa 500 scuole, quasi la metà di quelle lombarde, da qualche anno vengono gestite da dirigenti in condivisione con un altro istituto e in molti casi con più di uno.
L’ANTEFATTO E IL DISASTRO
Partiamo dall’inizio. I dirigenti scolastici devono essere selezionati per concorso, un concorso che accerti – si presume – le loro competenze per svolgere i compiti loro affidati. Su questa strada si era posto il ministero quando con un regolamento nel 2009 aveva stabilito le nuove modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici e della loro formazione successiva. La procedura concorsuale avrebbe dovuto valutare attraverso prove differenziate le conoscenze e le competenze (di natura pedagogica, amministrativa, organizzativa e giuridica) dei futuri dirigenti.
Nel 2011 viene bandito il primo concorso sulla base del nuovo regolamento e secondo le indicazioni si svolgono le quattro prove: una prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale. La procedura sembra incepparsi già alla prova preselettiva che si svolge attraverso somministrazione di quiz criticati per la loro correttezza, tanto da indurre il ministero a ritirarne mille tra la rosa dei 5mila da cui poi sarebbero stati estratti i cento da proporre ai candidati. Ciò non sarà comunque sufficiente per neutralizzare la possibilità di far partire catene di ricorsi.
A dicembre 2011 si svolgono le prove scritte su tutto il territorio nazionale: nella stessa data anche se le tracce dei temi d’esame sono differenti da Ragione a Regione perché l’organizzazione delle procedure concorsuali, a partire dalle prove scritte, passa nelle mani degli uffici scolastici regionali. Anche qui il meccanismo si inceppa e man mano che compaiono le graduatorie degli ammessi all’orale in tutte le Regioni fioccano ricorsi di varia natura. Nel frattempo si svolgono gli orali e alla conclusione dei lavori si stilano le graduatorie degli idonei contemporaneamente alle sentenze dei vari Tar che rigettano o accolgono i ricorsi. Il 17 luglio 2012 il Tar della Lombardia annullava le prove successive alla preselettiva. Dopo ricorsi e controricorsi si è poi giunti alla sentenza del Consiglio di Stato dell’11 luglio 2013 che non annulla l’intera procedura, ma impone la ricorrezione degli scritti per tutelare il diritto all’anonimato del compito: in fase di correzione non era stato sufficientemente garantito dalla presenza di buste non adeguate a celare i dati anagrafici dei candidati.
La conseguenza di queste vicende è che in molte Regioni le scuole non avranno nel prossimo anno scolastico dirigenti a tempo pieno. In Lombardia a essere messa a rischio è la stessa funzionalità dell’intero sistema scolastico. Accanto a questo ci saranno centinaia di aspiranti dirigenti che dopo anni di studio e prove concorsuali superate saranno riportati ai blocchi di partenza da sentenze amministrative che – va ricordato – non attribuiscono a nessuno di loro alcuna responsabilità per quanto accaduto.
SELEZIONE FATTA DAI TRIBUNALI O PER MERITO
Le vicende descritte indicano che l’esigenza di garantire validità formale ai concorsi negli ultimi anni ha avuto la meglio sulla loro efficacia come strumenti di selezionedi personale adatto a ricoprire gli incarichi per cui erano stati banditi. Il rispetto delle regole procedurali per evitare comportamenti illeciti ha costituito il vero scoglio da superare per ogni concorso pubblico. I ricorsi sono puntualmente arrivati così come le sentenze dei Tar o del Consiglio di Stato che nella maggior parte dei casi hanno evidenziato, come in Lombardia, l’inadeguatezza e le mancanze della amministrazione nell’organizzare e gestire concorsi con numeri tanto elevati di candidati.
Rimane un punto di fondo: ha ancora senso selezionare attraverso concorso, se poi a stabilirne i tempi e le conclusioni è la giustizia amministrativa, che si esprime sul soloaspetto procedurale senza poter in alcun modo entrare nel merito della valutazione? A peggiorare le cose, accade anche che le regole vengano interpretate in modo differente dai Tar delle varie Regioni che operano in modo autonomo gli uni dagli altri anche quando si tratta di concorsi pubblici con validità nazionale. Le stesse buste che in Lombardia hanno leso astrattamente il diritto all’anonimato, non lo hanno invece leso in Emilia Romagna.
E allora il merito? Sembra la Cenerentola nei nostri concorsi, l’ultima cosa cui si presta attenzione. La sentenza del Consiglio di Stato della Lombardia esplicita con chiarezza questo punto: la commissione ha operato adeguatamente e ha selezionato secondomerito, ma questo scivola in secondo piano di fronte della possibilità astratta di ledere un diritto.
Se l’obiettivo di un concorso è selezionare quanti sembrano rispondere meglio alle esigenze dell’amministrazione che lo bandisce, non ci si spiega per quale motivo la stessa amministrazione non si preoccupi maggiormente di controllare affinché tutto si svolga secondo le regole, allontanando i sospetti che aleggiano sempre, a torto o a ragione, sui concorsi pubblici. Coinvolgere direttamente i direttori regionali nell’organizzazione del concorso, come è accaduto nel caso dei dirigenti scolastici, rispondeva all’esigenza di responsabilizzare maggiormente chi poi si sarebbe trovato a gestire l’inserimento dei nuovi dirigenti nella propria Regione, ma non è stata sempre una scelta felice per l’imperizia dimostrata da parte di alcuni uffici regionali che adottando, come riportato nella sentenza del Consiglio di Stato sul caso lombardo, una condotta non in linea con l’ordinamento, hanno messo in discussione gli esiti di una lunga procedura concorsuale .
E il ministero che cosa ha fatto di fronte a una sequenza di sentenze che come nel gioco del domino annullavano parzialmente o totalmente le prove del concorso? Come ha tutelato i suoi interessi? Per quale motivo non si è preoccupato di controllare che tutto si svolgesse secondo le regole? Sorge spontanea la domanda sulla reale possibilità di controllo del ministero a fronte di concorsi che coinvolgono migliaia di candidati su tutto il territorio nazionale, ma questo era un dato noto sin dall’inizio.
Un controllo più attento e l’osservanza più scrupolosa di alcune norme avrebbero sicuramente messo al riparo l’amministrazione dalla pioggia di ricorsi, o almeno dal loro accoglimento da parte dei Tar. Soprattutto avrebbe messo al riparo le scuole, sicuramente quelle lombarde, dalla situazione di confusione in cui si troveranno a settembre. La vicenda sembra aprire, inoltre, la riflessione sulla possibilità di modificare questa forma di reclutamento intraprendendo altre strade che sempre guardando al merito, alle competenze e all’esperienza, adottino altre forme, differenti dai concorsi cui siamo ultimamente abituati, per verificarne il possesso da parte dei candidati, come accade in mode altre nazioni europee.
Alla luce di quanto accaduto, però, appare necessario un intervento tempestivo da parte di chi, come il Miur, ha interesse a consentire alle scuole di progettare e operare secondo l’autonomia funzionale di cui sono dotate. E senza un dirigente competente ciò non è possibile.