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giovedì 31 ottobre 2013

BRILLA UNA NUOVA STELLA NELLA LOCRIDE: IL GRANDE MUSICISTA ALESSANDRO SANTACATERINA


Il Giovane Talento Calabrese Alessandro Santacaterina alle semifinali del Concorso Internazionale “Tour Music Fest”  a Roma.
È di pochi giorni fa il responso della giuria tecnica del Concorso Musicale “Tour Music Fest- Festival internazionale della musica emergente”, arrivato dopo le selezioni che hanno  visto oltre 10.000 concorrenti da tutta Italia, che ha portato il giovane Alessandro Santacaterina alle semifinali che si terranno a Roma il 2 novembre 2013.
Il giovane di Brancaleone (RC) si è presentato da solista con la chitarra battente. Alessandro ha passato la prima  selezione a Catania lo scorso Luglio, conclusasi con un ottimo risultato, e poi a Roma, il 12 Ottobre, dove la giuria, con un voto di 29 punti su scala da 1-30, ha decretato Alessandro  CANDIDATO UFFICIALE alle semifinali a Roma. La giuria ha definito il giovane Alessandro “un ottimo musicista dalle doti e capacità che hanno dimostrato la sua piena maturità musicale, grazie ai virtuosismi tecnici che egli padroneggia con intensa passione e capacità e ai suoi arpeggi che creano atmosfere oltre le classiche sonorità  etniche tipiche della chitarra battente”.  
La giuria ha dunque confermato Alessandro per esibirsi alla semifinale  del 2 novembre al “Rock Incontro a Roma”. La fase successiva dovrebbe prevedere importanti esibizioni live, come ad esempio sul palco del  “Piper Club” (Roma) , l’Arena 02 (Londra) o il  “Jailbreack live club” (Roma), palchi dove si sono esibiti i più grandi artisti di fama internazionale.

Alessandro Santacaterina, classe 1994, di Brancaleone (RC), è un talento della chitarra battente. Sin da piccolo dimostra una propensione alla musica che lo porta all’età  di 11 anni ad imparare il violino, poi, successivamente, nasce la passione per la musica tradizionale calabrese e, all’età di 12 anni, impara a suonare l’organetto ed il tamburello con estrema facilità. Nel 2010 incontra la chitarra battente, strumento della tradizione popolare calabrese tornato alla ribalta grazie al maestro Eugenio Bennato e al suo collega calabrese Francesco Loccisano. Quest’ultimo insegna ad Alessandro la tecnica dello straordinario strumento che diventa la sua vera e propria “passione battente”.
Nel 2011, insieme ad un gruppo di amici, fonda il gruppo musicale  “Nuovo Suono Battente”, band che ben presto raggiunge una certa popolarità all’interno dei circuiti musical-popolari della Provincia di Reggo Calabria e non solo. Il gruppo, amatissimo dal pubblico e dalle piazze, adesso tifa per Alessandro, leader e colonna portante della band.
Per la semifinale, Alessandro dovrà esibirsi davanti ad una giuria composta da esperti del settore musicale come Mogol, Fausto Donato, Paolo Romani, Rolando D’Angelo, Gianpaolo Rosselli , Valter Sacripanti e Massimo Bonelli.

La scena musicale calabrese, ricca di talenti, ne scopre ora uno che, con la sua passione, riesce ad oltrepassare i confini regionali e a far conoscere la cultura calabrese al mondo intero.
Carmine Verduci








LA VIGNETTA DI ALDO ARPE


Argentina: i risultati definitivi delle elezioni



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Argentina: i risultati definitivi delle elezioni
Il Frente para la Victoria (FpV), l’alleanza al governo, conserva una stretta maggioranza al Congresso, che aprirà le porte a minoranze della sinistra e conservatori: lo confermano i dati definitivi delle legislative di domenica scorsa – grande assente dalla campagna la presidente Cristina Fernández, convalescente – in base ai quali il FpV è stata la forza più votata con il 33,15% dei suffragi alla Camera e il 32.7% al Senato.
A partire da dicembre, quando sarà effettiva la nuova composizione del Parlamento, in dettaglio alla Camera il FpV manterrà la maggioranza con 132 seggi, fra i propri e quelli degli alleati tradizionali, su un totale di 257. Seconda forza si manterrà l’alleanza fra la Unión Cívica Radical, il Partido Socialista e piccoli schieramenti di centro-sinistra, con 63 rappresentanti. Terzo, con 19 deputati, sarà invece il Frente Renovador, forza formata da peronisti dissidenti guidata da Sergio Massa, ex capo di gabinetto di Fernández, volto della sconfitta sofferta domenica nella provincia di Buenos Aires, principale distretto elettorale dell’Argentina.
Con 18 rappresentanti, quarta forza alla Camera sarà Propuesta Republicana (Pro), i conservatori che fanno capo al sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, pronto a candidarsi alla presidenza nel 2015. Nel quadro complessivo faranno il loro ingresso, con tre seggi, minoranze della sinistra raggruppate in un fronte comune, il Frente de Izquierda, passato, nel giro di due anni, da mezzo milione di voti a quasi un milione e mezzo.
Al Senato, che conta 72 membri, il FpV resterà maggioranza con 40, fra i propri e quelli degli alleati tradizionali. Il fronte Unen, composto da radicali e socialisti, sarà la seconda forza con 19 seggi; i peronisti dissidenti ne avranno 7. La novità è l’arrivo di Pro, che per la prima volta sarà rappresentata con tre seggi, uno con il dirigente agro-zootecnico Alfredo De Ángeli, uno dei protagonisti del conflitto del 2008 fra il governo Fernández e il settore rurale.

Blocco a Cuba: l'Onu condanna di nuovo gli USA



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  •  Redazione Contropiano
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Blocco a Cuba: l'Onu condanna di nuovo gli USA
Con 188 voti a favore, solo due contrari – Stati Uniti e Israele – e tre astensioni, Cuba ha ottenuto una nuova vittoria diplomatica ottenendo per il 22° anno consecutivo il sostegno dell’Assemblea generale dell’Onu contro l’embargo – ‘bloqueo’ – imposto da Washington all’isola a partire dal 1962. Quell'anno ormai era chiaro il carattere socialista della rivoluzione che aveva destituito Fulgencio Batista - uomo degli USA - ed era anche chiaro che i tentativi di sconfiggere militarmente la rivoluzione cubana non sarebbe stato possibile.
L'unica novità di quest'anno rispetto alle votazioni precedenti è stato che Palau, piccolo paese del Pacifico che solitamente vota ‘no’, quest’anno si è astenuto insieme a Micronesia e Isole Marshall, altri microstati di obbedienza statunitense.
La risoluzione, dall’esplicito titolo “La necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, chiede il fine dell’embargo ma anche della legge Helms-Burton varata nel 1996 che lo inasprisce ulteriormente.
Intervenendo in aula, il capo della diplomazia dell’Avana, Bruno Rodríguez, ha riferito che l’embargo ha arrecato complessivamente a Cuba danni economici per 1,15 miliardi di dollari, con una recrudescenza negli ultimi anni, sotto il mandato di Barack Obama. Una cifra enorme per un paese piccolo e con soli 10 milioni di abitanti ma che in questi decenni ha fatto passi da gigante nella sanità, nell'istruzione, nella cultura, nella riduzione delle diseguaglianze sociali ottenendo in alcuni settori standard migliori delle stesse potenze occidentali.
Oltre a impedire il commercio con Cuba alle imprese USA e a quelle del resto del mondo che vogliono continuare ad avere rapporti con le imprese di Washington, la politica statunitense impedisce il libero movimento delle persone e il flusso delle informazioni, osservando allo stesso tempo che dopo mezzo secolo di embargo e trascorsi oltre 20 da quando le Nazioni Unite lo condannarono formalmente la prima volta, la politica statunitense verso l’isola soffre “un assoluto isolamento e discredito mondiali”.

TAGLI A TUTTO CAMPO


Spending review. “Der Kommissar” annuncia i tagli. A tutto campo

Spending review. “Der Kommissar” annuncia i tagli. A tutto campo
Il primo obiettivo dichiarato è il taglio di 3,6 miliardi di euro sulla sanità. E’ questo il target per la spending review iniziato da 5 giorni dal commissario nominato dal governo, Carlo Cottarelli, ec dirigente del Fmi e dichiarato all’incontro con la stampa che si e' svolto ieri al ministero dell'Economia alla presenza dello stesso Commissario. La Legge di stabilita' prevede per il 2015 un minimo di 600 milioni di euro da reperire con la spending review, ma che, per evitare un incremento delle tasse, sara' necessario reperire altri 3 miliardi attraverso tagli alla spesa.
Ma Cottarelli punta evidentemente ad andare oltre,. Il “Commissario”, presentera' al ministero dell'Economia il proprio programma di spending review entro il 13 novembre per arrivare poi ad avanzare le prime proposte tra fine marzo e gli inizi di aprile del 2014.
Le prime misure dovranno essere adottate entro il 31 luglio del 2014. Il percorso della spending review non si limitera' a individuare i margini di risparmio sulla spesa di beni e servizi, come era invece nei compiti del precedente commissario Bondi ma si prefigge di passare al setaccio tutti i settori della spesa pubblica. Ci sara' un gruppo apposito che esaminera' le questioni riguardanti il personale della Pubblica Amministrazione e, nel caso dovessero esserci ristrutturazioni, le conseguenze potrebbero anche essere in termini di mobilità dei lavoratori. Ma anche il capitolo delle pensioni e della previdenza sociale non sara' esente.

PALERMO: ARRESTATI VENDITORI DI BAMBINI


 IL CASO

Sequestri di bambini, arresti a Palermo

ANSA
L’organizzazione agiva indistintamente sia nei Paesi del Magreb che nel resto d’Europa

I membri dell’organizzazione internazionale potevano chiedere
fino a 200 mila euro per il sequestro di un bambino conteso. Coinvolta l’olimpionica Larissa Moskalenko
Duecento mila euro. Questa era la cifra richiesta da una organizzazione criminale internazionale per “recuperare” un bambino conteso. La banda, che operava in diversi Paesi del mondo – tra cui Tunisia, Cipro, Egitto, Libano – realizzava un lavoro di pianificazione, organizzazione ed esecuzione di veri e propri sequestri di persona, spesso anche con l’uso della violenza.  

I carabinieri di Carini, supportati da quelli del gruppo di Palermo e dei comandi provinciali di Brescia e Trapani, stanno eseguendo diverse ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP di Palermo su richiesta dalla Dda di Palermo: i reati contestati sono quelli di associazione a delinquere finalizzata al compimento di vari reati tra cui «tratta di persone», «sequestro di persona» e «sottrazione e trattenimento di minore. Il reato associativo è aggravato dal fatto che l’organizzazione era impegnata in attività criminali in più di uno Stato.  

Le indagini hanno messo in evidenza una organizzazione che agiva indistintamente sia nei paesi nel Magreb sia nel resto d’Europa, dalla Norvegia fino all’Ucraina. Un ruolo - secondo gli inquirenti - lo aveva Larissa Moskalenko: olimpionica ucraina, medaglia di bronzo a Seoul 1988 nella vela, viveva dal 1993 a Palermo, città in cui ha avviato varie attività, occupandosi di comunicazione e di noleggio di barche e yacht di lusso. 

LIBIA: MILIZIE ALL'ASSALTO DEL PETROLIO


 IL CASO

Milizie all’assalto del petrolio
L’Italia teme la “fine” della Libia

REUTERS
Un’autobomba appena esplosa a Bengasi

Intesa Letta-Obama
per una Conferenza a Roma
nel 2014 sotto l’egida dell’Onu
ROMA
Da almeno quattro mesi ormai in Libia i siti di produzione gas dell’Eni sono a rischio, poiché le varie fazioni - armate - che si contendono il Paese usano gas, petrolio e anche acqua come strumenti di pressione politica. 

Il caso più famoso è quello del sito di Tobruk, non attivo appunto da quattro mesi ma che, riferiscono fonti diplomatiche a Tripoli, potrebbe riaprire già la prossima settimana, e il più recente è quello dell’attacco, la settimana scorsa, a una nave Eni nel porto di Mellitah, in Tripolitania. Sette settimane fa il gasdotto di Wafa ha dovuto dimezzare il gas che approda in Sicilia. Ma i mesi peggiori sono stati quelli del Ramadan, quando acqua ed elettricità venivano tagliate proprio per creare disagi alla popolazione.  

Il grave rischio della situazione libica, racconta un’alta fonte diplomatica che lavora sul campo, «è che ormai qualunque protesta anche improvvisata prende di mira i siti di produzione di energia». Oltre alle fazioni organizzate sul campo, che si schierano armi in pugno per posizionarsi politicamente rispetto alle elezioni per l’Assemblea costituente in agenda (in teoria) per l’inizio del 2014.  

L’Eni, spiega il vicepresidente Pasquale Salzano, ha ridotto da tempo la produzione «per evidenti motivi di sicurezza», e di fatto - come ha detto il presidente Paolo Scaroni presentando i risultati trimestrali un paio di giorni fa - è consapevole di quanto la Libia pesi sulla quotazione del titolo. 

Ma i primi a essere interessati ad evitare che la situazione precipiti sono i libici, con il ministro del Petrolio che proprio ieri ha ricevuto una delegazione Eni: con un Pil fermo a 56 miliardi, e costituito al 90 per cento proprio dai proventi dell’estrazione di petrolio e gas, i blocchi degli ultimi quattro mesi sono costati già 10 miliardi: per il 2014 c’è il rischio di non poter pagare gli stipendi ai centomila a libro paga per aver fatto la rivoluzione (anche se di fatto i miliziani erano 10mila, più 25mila nelle retrovie). 

Il governo italiano segue la situazione, e proprio la Libia è stata uno dei principali argomenti di cui hanno parlato Enrico Letta e Barack Obama nel chiuso dell’ultimo, recente incontro alla Casa Bianca: hanno concordato, data la delicatezza della situazione, di non dare «pubblicità» all’argomento, ma qualcosa è filtrato. L’Italia, per gli Stati Uniti, per la comunità internazionale, e per il retaggio di una storica influenza oltre che per la presenza di forti interessi nazionali, è in prima linea nella stabilizzazione della Libia. 

Operazione complessa e che passerà, si è deciso in quell’incontro nella Sala Ovale, per una Conferenza di pacificazione che si terrà a Roma nei primi mesi del 2014 (anche se non è chiaro se prima o dopo le elezioni per l’Assemblea in Libia). Ma Enrico Letta ha chiesto a Obama che l’Italia non sia lasciata sola nel difficile compito: quella Conferenza dovrebbe tenersi sotto l’egida della comunità internazionale, attraverso l’Onu. 
È l’unica via possibile, tentando di portare a uno stesso tavolo, in territorio amico, tutti i rappresentanti delle varie fazioni: tuareg, berberi, islamisti, divisi (e moltiplicati) per tribù e per le tre principali regioni, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan.  

Uno degli ostacoli, è proprio nell’attuale premier provvisorio Ali Zidan: un governo troppo fragile per controllare il Paese, e fragile al punto che lo stesso premier è stato oggetto di un sequestro-lampo poche settimane orsono, e indebolito anche dall’esser diviso in due fazioni: i liberal-tecnocrati (come lo stesso Zidan) e gli islamisti della locale Fratellanza musulmana. Una Conferenza, quella di Roma che dovrà rovesciare i principi di quella precedente, di Parigi, che puntò tutto su «institution building» e giustizia: non ci si era accorti, evidentemente, che prima al Paese occorre un patto sociale e politico. Che fermi, anche, la possibile tripartizione del Paese, visto che la Cirenaica mira ad un’autonomia «federalista».  

Gli attuali attacchi ai siti energetici hanno uno scopo: le minacce di blocco del sito di Mellita sono state accompagnate da richieste di maggiore «rappresentatività» dei berberi all’Assemblea costituente, del riconoscimento del berbero come lingua ufficiale, e soprattutto del diritto di veto in quello che sarà il futuro parlamento libico. 

E' ARRIVATO IN ITALIA IL NUOVO iPHONE 5S


LA STAMPA 30/10/2013
iPhone 5s, la prova
I tre colori dell’iPhone 5s 
Il nuovo smartphone top di Apple è arrivato in Italia la settimana scorsa: grazie a piccoli ma sostanziali miglioramenti è ancora uno dei modelli più innovativi sul mercato
BRUNO RUFFILLI
Riconoscere il nuovo iPhone 5s è un esercizio da attenti osservatori: il tasto home è piatto e non concavo, senza il logo, il flash posteriore è più grande e ovale anziché circolare, intorno alla lente della fotocamera non c’è il bordo metallico del modello precedente. Il modello bianco e argento è identico nei colori all’iPhone 5, il nero è invece stato sostituito dall’elegante Space Gray - grigio siderale, in italiano - e qui già la differenza si nota (e si spera che il colore più chiaro riduca i segni di usura che comparivano sull’iPhone 5 solo a guardarlo). Poi ovviamente c’è il color oro, una tonalità champagne che ricorda un po’ i componenti stereo Marantz degli anni Settanta. È una sfumatura pallida e meno vistosa di quanto sembra in certe foto, ma basta a far capire a tutti che avete tra le mani l’ultimo smartphone Apple: e per questo è la più richiesta, difficile da trovare nei negozi e anche online.  

Tra moda e hi-tech  
La tecnologia è anche moda: l’iPhone è un apparecchio di lusso, rifinito neanche fosse un gioiello, concepito e realizzato con un’attenzione ai dettagli ineguagliata tra i concorrenti. Un prodotto orgogliosamente esclusivo, anche se solo nell’ultimo trimestre è stato venduto in 34 milioni di esemplari. Tanto è fashion il nuovo smartphone Apple che pure le cover sono accessori eleganti e raffinati, in pelle ultrasottile e colori pastello vagamente retrò (ma ci sono anche un sobrio nero e un invitante rosso).  
Così alla fine è davvero importante che usi un processore A7 a 64 bit, potente quanto quello di un computer? Che abbia una fotocamera con pixel più grandi? Che usi per la prima volta un sistema di riconoscimento delle impronte digitali per il blocco e per gli acquisti su iTunes e App Store? Per alcuni certamente no, a patto di averlo nel color champagne. Tutti gli altri, però, non tarderanno a scoprire che le innovazioni introdotte da Apple su questa settima generazione di smartphone si traducono in un’esperienza d’uso migliore.  

Un cervello veloce  
Il processore, per cominciare: al di là dell’exploit tecnologico (è il primo smartphone a utilizzare un chip a 64 bit), significa che l’iPhone 5s è due volte più veloce dell’iPhone 5. Apre i siti web in meno tempo, scorre tra le foto più rapidamente, e soprattutto regala ai giochi una fluidità mai vista prima. È una sensazione curiosa, le animazioni diiOS7 sono veloci (perfino troppo, a volte), la risposta ai comandi è istantanea, le mail partono appena si sfiorano i comandi. Il miglioramento si nota, specie con le app ottimizzate per il nuovo hardware, come Infinity Blade III. Non  è però una differenza rilevante, anche perché il modello precedente certo non era lento. Nell’uso la differenza più rilevante non la fa il processore A7, e nemmeno il coprocessore M7, che integra i sensori di posizione e permette loro di funzionare indipendentemente dal chip principale, per consumare meno energia (sarà utile per le app di fitness come RunKeeper, che così non scaricheranno la batteria in poche ore). La differenza sta altrove.  

Il terzo occhio  
Nella fotocamera, ad esempio: Apple ha scelto di non aumentare la risoluzione, ma di ingrandire i singoli pixel, perché possano catturare più luce, in questo seguendo la scelta di Htc per il modello One (che però ha un sensore da 4 Megapixel anziché 8). Migliorate anche l’ottica, l’apertura delle lenti e il sensore che misura la luminosità. Risultato: le fotografie sono più nitide, hanno maggiore profondità e anche con poca luce il disturbo è minimo. 
L’app della fotocamera rimane sempre molto semplice, ed è un chiaro esempio della filosofia Apple, che consiste nell’aggiungere funzioni ma non complessità. Del tutto automatica, ad esempio, la scelta del tipo di flash: l’iPhone 5S ne ha due diversi, con temperature di bianco differenti, e li usa da soli o in combinazione per far sì che anche le foto in interni abbiano colori naturali e pochi riflessi. Con questi accorgimenti, l’iPhone permette di scattare immagini (e video) di ottima qualità senza perdere troppo tempo in regolazioni; forse il Nokia Lumia 1020, con i suoi 41 Megapixel, vince ancora nei dettagli più minuti, negli ingrandimenti più esagerati, ma la differenza non è poi tanta, e così l’iPhone 5s è tra i due o tre smartphone migliori sul mercato per gli appassionati di fotografia. 
Tra le molte funzioni introdotte con iOS7 c’è il burst mode, ossia la possibilità di scattare foto in rapida sequenza e poi scegliere le migliori: grazie al processore più potente, però, l’iPhone 5s scatta circa il doppio delle immagini rispetto all’iPhone 5 e al 5c. Altra funzione inedita per Apple è lo stop motion (moviola): la fotocamera riprende immagini a 120 frame al secondo anziché 30, e può rallentare il filmato con effetti curiosi e anche divertenti. Funziona perfettamente, ma solo su iPhone 5s, visto che l’elaborazione del video richiede molto impegno da parte del processore. Rivista anche la fotocamera anteriore, per migliorare la qualità delle videochiamate via Facetime e Skype.  

Un tocco umano  
Terza grande novità hardware è il Touch ID, ossia il riconoscimento delle impronte digitali. E questa è una funzione che davvero cambia il modo di usare l’iPhone. In realtà, passato il primo periodo di adattamento, cambia il modo in cui si vorrebbero usare tutti gli apparecchi, e ci si ritrova in breve a mettere il dito sul pulsante home dell’iPad e chiedersi come mai non si avvia. Il Touch ID arriverà forse anche sui tablet di Cupertino, ma ha sicuramente più senso su un apparecchio più piccolo e portatile come uno smartphone, che custodisce informazioni e dati personali (oltre alle foto, video, contatti, alle mail, password di siti, magari sincronizzate col computer usando il portachiavi iCloud). E infatti non debutta con Apple: altri produttori avevano già provato a inserire lettori di impronte digitali in smartphone e computer.  
L’iPhone, come e più dell’iPod, è un piccolo scrigno digitale, un oggetto personalissimo che parla di chi lo usa, rivelandone abitudini, preferenze, passioni. Così alla fine è logico e giusto che per accedervi si debba ricorrere a un’impronta digitale, per definizione unica e impossibile da replicare. Si possono memorizzare fino a cinque diverse dita, anche di persone diverse ed è sempre possibile accedere alle chiamate di emergenza anche dallo schermo bloccato. In luogo dell’impronta è sempre possibile usare un codice numerico che deve essere impostato precedentemente.  
Registrare le impronte è facile, basta seguire le indicazioni a schermo e in una decina di secondi tutto è pronto. In cinque giorni di prove, l’iPhone non ha mai sbagliato il riconoscimento, nemmeno dopo lunghe sessioni di nuoto (e l’acqua notoriamente devasta la pelle dei polpastrelli). Alcune funzioni sono attive anche con lo schermo bloccato e senza necessità del Touch ID: è possibile scattare foto e video, o usare i comandi vocali di Siri. Abbiamo provato a lanciare la riproduzione musicale a schermo bloccato: funziona, e con Siri è possibile cambiare brano, playlist o autore. Si può chiedere all’assistente vocale di chiamare o di inviare un messaggio a un contatto, ma per leggere le mail o avviare un’app è necessario sbloccare lo smartphone, con l’impronta o il codice.  

Consigli per gli acquisti  
Discreta la durata della batteria: è leggermente aumentata rispetto al modello precedente, ma non ci pare ancora da record. Lo schermo è invariato, e se è vero che è ancora tra i migliori per naturalezza dei colori, non detiene più il record della definizione migliore. E soprattutto, con la diffusione di display più ampi, i 4 pollici dell’iPhone cominciano a sembrare pochi. Così chi ha un iPhone 5 forse non troverà motivi sufficienti per cambiare, anche se il nuovo modello adotta una serie di innovazioni che segnano la strada dei futuri apparecchi mobili di Apple. Il distacco dall’iPhone 4 e 4s (che rimane in vendita a prezzo ribassato) è notevole, e mostra perfettamente i progressi di Cupertino in soli due anni.  
Con un uso intelligente delle tecnologie , l’azienda di Tim Cook ha saputo innovare dove serve, senza proporre nuove funzioni di incerta utilità, e oggi l’iPhone 5s è il migliore smartphone mai prodotto da Apple, e uno dei migliori sul mercato. Un primato ribadito dai prezzi: 729 euro per il modello da 16 GB, 839 per quello da 32GB, 949 euro per quello da 64 GB. Sono allineati al modello precedente, e oggi come un anno fa costituiscono il motivo più serio per non volere comprare un iPhone 5 s. Ma ci sono sempre le offerte degli operatori e gli abbonamenti.  

LA FED CONTINUA A STAMPARE

Free Image Hosting at www.ImageShack.usDi MIKE WHITNEY 
counterpunch.org 

Gli storici spesso indicano il 29 ottobre 1929 , come inizio della Grande Depressione , ma in realtà non fu così. Il Martedì nero, come lo chiamiamo oggi , fu la semplice capitolazione - la fase di un crollo del mercato azionario che era iniziata più di un mese prima. Il prezzo delle azioni era rotolato rovinosamente fin dall'inizio di settembre, scendendo sempre più in basso, intervallato tra deboli e infrequenti rialzi . Ottobre arrivò insieme ad un presagio tangibile che raggiunse il suo apice il giorno 24, quando il mercato fu colpita dalle prime titaniche “ sell-off – vendi tutto” , fu ilGiovedi nero . 

Il panico in quel giorno segnò la fine dei Ruggenti Anni Venti e il debito sostenne una esuberanza che fece triplicare il valore del Dow in soli 5 anni, tanto da portare il mercato alla più lunga corsa del “toro”, un record assoluto. Il caos di giovedì fu l'inizio della fine, lo scoppio di una gigantesca bolla dei prezzi che poggiavano precariamente sulla cima di una economia stagnante e sovradimensionata . Claire Suddath ricorda gli eventi di quel giorno in un articolo apparso sulla rivista Time dal titolo "The Crash of 1929 " . Eccone un estratto : 

"L'ultima ora di negoziazioni di giovedi, 24 ott.1929, ii prezzi delle azioni crollarono improvvisamente . Quando suonò la campanella di chiusura, alle 3:00 , tutti erano sconvolti. Nessuno aveva capito bene quello che era appena successo , ma la sera stessa cominciarono a rendersene conto e furono presi dalla paura e dal panico. Quando il giorno dopo il mercato riaprì, i prezzi furono di nuovo travolti da una violenza rinnovata. .... Tredici milioni di azioni passarono di mano - fu il più alto volume giornaliero di scambi nella storia della borsa, fino a quel giorno ... Il giorno seguente , il presidente Herbert Hoover parlò alla radio per rassicurare il popolo americano , dicendo: "I fondamentali del paese ... poggiano su una base solida e prospera ". 

Poi arrivò il Lunedi nero . Non appena squillò la campanella di apertura il 28 ottobre , i prezzi continuarono a scendere. Enormi quanttà di azioni passarono di mano , e aziende che fino a quel momento sembravano inespugnabili, come la US Steel e la General Electric, cominciarono a crollare . Entro la fine della giornata , il Dow era sceso del 13%. Quel giorno passarono di mano tante di quelle azioni, che i traders non ebbero il tempo di registrarle tutte. Lavorarono di notte , dormirono in ufficio o per terra, e cercarono di riposare in qualsiasi modo per essere pronti per il 29 ottobre . 

Secondo la leggenda , nessuno riuscì a sentire la campanella di apertura di quel Martedì nero, perché chi urlava "Vendi ! Vendi ! Vendi ! " già copriva con la voce lo scampanellìo . Nei primi 30 minuti , tre milioni di azioni furono vendute e con loro svanirono nel nulla almeno due milioni di dollari. Le linee telefoniche furono intasate tutto il giorno. I telegrammi trasmessi dalla Western-Union in tutto il paese triplicarono . Il nastro su cui scorrevano quotazioni delle transazioni reali si srotolava tanto veloce che molti traders non facevano nemmeno in tempo a cambiarlo, quando finiva. ... I Brokers chiedevano garanzie e se gli azionisti non potevano pagare, vendevano tutto, bruciando,in un istante tutti i risparmi della vita dei malcapitati investitori ..... Quando il mercato chiuse alle 03:00, più di 16,4 milioni di azioni avevano cambiato mano .... Il Dow era sceso di un altro 12 % ..... Il mercato azionario non avrebbe recuperato il valore che aveva prima del crollo fino al 1954 . "(" Il crollo del 1929 " , Claire Suddath - il Time ) 

Il panico di quel Martedì Nero cancellò ogni speranza di rimbalzo . Il paese era ormai preso nella morsa di un disastro economico senza precedenti . Le aziende cominciarono a licenziare i lavoratori , la produzione industriale cominciò a calare e l'economia entrò in una profonda depressione . L'umore di tutta la nazione divenne sempre più cupo , quando la gente cominciò a mettersi in fila per il pane. Poi vennero le baraccopoli che saltarono fuori nei cantieri o nelle periferie delle città . Negli anni successivi, centinaia di banche avrebbero chiuso , migliaia di imprese avrebbero fallito , e milioni di persone avrebbero perso casa e posto di lavoro. Ecco un passo del " The Great Crash : 1929 " , che rende bene l'atmosfera di quel periodo : 

"La caratteristica singolare del grande crollo del 1929 fu che il peggio non aveva mai fine .Quello che sembrava un giorno in cui si era toccato il fondo, il giorno dopo sembrava essere stato solo l'inizio . Niente avrebbe potuto essere progettato più ingegnosamente per massimizzare la sofferenza , e anche per essere sicuri che solo il minimo possibile della gente comune potesse sfuggire a questa sventura ..... lI rialzo dei prezzi delle azioni che avvenne verso la fine del mandato dell’ex Presidente Coolidge furono un fenomeno tanto sorprendente quanto fu spietata la liquidazione che si manifestò in modo altrettanto incredibile " (da " The Great Crash : 1929 " , John Kenneth Galbraith , - 1955 – Pag. 130 , Cap. 7 : " Le cose si aggravano"). 

Questo racconto di Galbraith aiuta a far luce anche sulla situazione che viviamo oggi , che è altrettanto inconsistente . L'incredibile crescita del capitale finanziario ha decimato l'economia produttiva spostando le risorse monetarie verso aree di attività speculative che hanno fatto indebolire la domanda , ridurre le assunzioni di personale e aumentare la stagnazione. Come era vero durante i ruggenti anni Venti , Wall Street ha guidato l'economia facendola passare da una catastrofica bolla del credito verso una crisi successiva che si sta lasciando dietro milioni di vittime, che hanno perso il posto di lavoro , tutto quello che avevano pagato per la casa, o i risparmi di una vita . Mentre si stavano manifestando i primi segnali di ripresa dell'occupazione , di crescita e di vendite immobiliari, la banca centrale non ha dato nessun sostegno anzi ha continuato nei suoi programmi di emergenza , come se Lehman Brothers avesse fallito solo da poche ore fa . In verità, la crisi non è mai finita , perché i debiti non sono mai stati svalutati né i conti si sono riequilibrati . Così, la FED deve mantenere “ tassi a zero a tempo indeterminato” in modo che le più grandi banche del paese possano continuare a galleggiare sulla loro gigantesca pila di debiti ed evitare il fallimento. Il sistema è stato completamente adattato in modo da poter dare spazio ad un regime sottobanco che difende chi "guadagna e pretende” , a delle istituzioni finanziarie zombie che restano a galla solo grazie ai migliaia di miliardi di liquidità a costo zero che sventolando i suoi piani QE e ZIRP (Zero Interest-Rate Policy). 

A differenza di oggi , i leader politici nel 1930 si impegnarono a ripulire Wall Street e a rimettere il paese di nuovo al lavoro . Franklin D. Roosevelt , che sostituì il Presidente Herbert Hoover nel 1932 - lanciò il New Deal , che servì come ombrello a una miriade di programmi di lavori pubblici, come il Works Progress Administration ( WPA ) , il Civilian Conservation Corps ( CCC) , e la Federal Emergency Relief Administration. Allo stesso tempo , il Presidente prese in mano le redini di Wall Street e firmò il Glass Steagall Act e la Federal Deposit Insurance Corporation ( FDIC ) per fermare le speculazioni fatte con i soldi dei depositanti e per ridare al pubblico fiducia nelle banche della nazione . 
Ecco una clip dal discorso inaugurale di FDR ( Presidente F.D. Roosvelt) : 

" Il nostro primo e più grande compito è quello di rimettere le persone a lavorare . Questo non è un problema irrisolvibile se lo affrontiamo con saggezza e coraggio . Si può realizzare in parte con assunzioni di personale direttamente da parte del governo, gestendo questo problema come se fossimo in una emergenza di guerra , ma, allo stesso tempo, con il lavoro , vogliamo realizzare molti dei progetti di cui abbiamo bisogno per stimolare e riorganizzare l'uso delle nostre risorse naturali ....

... Nel nostro cammino verso la ripresa del lavoro abbiamo bisogno di due misure che ci tutelino contro il ritorno dei danni creati del vecchio ordine , ci deve essere una stretta supervisione su tutti i servizi bancari e su crediti e investimenti, dobbiamo smetterla di fare speculazioni con i soldi degli altri ... " (Primo discorso inaugurale di FDR , History Matters)
Al contrario , l'attuale Presidente Barack Obama si è concentrato quasi esclusivamente sulla riduzione del disavanzo , mentre si tiene ben lontano dal muovere accuse verso Wall Street e dal ritenerla responsabile dell’ " epidemia di truffe " che ci ha fatto precipitare in una profonda crisi finanziaria e ha spinto l'economia in recessione . Sui posti di lavoro , il record di Obama è ancora peggiore , infatti , ha tagliato posti di lavoro nel settore pubblico più di ogni altro presidente dell’epoca moderna . Secondo il New York Times "L'occupazione federale è al livello più basso da 47 anni", mentre MSN Money osserva che"L’orologio di Obama segna che mancano 700 mila posti di lavoro nel settore pubblico ". 
Questa prestazione vergognosa di Obama, come presidente, è stata condivisa dagli economisti liberali e da quegli esperti che si aspettano ancora che si trasformi in quell’uomo del cambiamento che diceva che sarebbe stato durante la sua campagna presidenziale . Purtroppo , questi esperti sono destinati a essere ancora delusi . L'economia è più debole e più vulnerabile proprio per la negligenza di Obama . Se ci sarà ancora panico a Wall Street e l'economia entrerà di nuovo in recessione , gran parte della colpa sarà sua . In un articolo dal titolo " Le cause principali della Grande Depressione " Paul Alexander Gusmorino ha detto : 

" Molti fattori hanno contribuito a determinare la Grande Depressione , ma la causa principale fu la combinazione di una distribuzione fortemente diseguale della ricchezza per tutti gli anni 1920, e le troppe speculazioni che avvennero nel mercato azionario durante l'ultima parte quello stesso decennio ". 

Le disparità dei reddito sono maggiori oggi di quanto non lo fossero prima della depressione . Inoltre , la quantità di debiti di cui soffrono molte imprese, in derivati e titoli di debito supera di gran lunga le scommesse speculative del 1929. Visto che stiamo giocando con le stesse carte, la domanda dovrebbe essere questa : Se pur con un bilancio già stragonfio di debiti, la FED riuscisse a trovare la volontà di intervenire sui mercati, la sua azione sarebbe sufficiente per evitare un altro tracollo, tipo quello del Martedì- Nero ? . 

Anche se c’è qualche chance, io non ci scommetterei . 

Buon Martedì nero !

MIKE WHITNEY vive nello stato di Washington e collabora con - Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion - (AK Press). . E-MAIL : fergiewhitney@msn.com. 

Fonte : www.counterpunch.org 
Link : www.counterpunch.org/2013/10/29/happy-black-tuesday/ 
29.10.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario