IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

mercoledì 26 febbraio 2014

HABLA CON GIAN

E' PROBABILE CHE PER QUALCHE GIORNO IL BLOG RESTERA' FERMO O CON POCHI ARTICOLI.

CONTINUATE A SEGUIRCI

LA REDAZIONE

CLICCATE SU YOUTUBE E GUARDATEVI LE PUNTATE DELLA NOSTRA NAJA SERIE WEB

https://www.youtube.com/channel/UC-KxbPiVcnmd2xnxM-Cs5fw


LE RIVOLTE MODERNE


infermiera-ucraina
DI ALESSANDRO IACOBELLIS
eurasia-rivista.org
Il format andato in onda in Ucraina ha trasposto in Europa molti dei tratti distintivi che l’opinione pubblica mondiale ha già imparato a conoscere precedentemente in altri Paesi.
La presente analisi non si concentrerà tanto sui motivi di questa ondata globale di rivolte e (pseudo)rivoluzioni, quanto sulle peculiarità ricorrenti, in particolare quelle mediatiche. Quel che è certo è che stiamo assistendo a quello che l’eminente geopolitico statunitense Zbigniew Brzezinski aveva predetto già diversi anni fa: il “risveglio dei popoli”. Un ruolo fondamentale in questo processo è ricoperto dall’”internetpolitik”, cioè dallo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione che annullano ormai non solo le distanze fisiche, ma anche quelle “mentali”.


La circolazione delle idee è istantanea e di fatto rappresenta una nuova ondata del fenomeno della globalizzazione moderna (partita negli anni ’90 in ambito economico e finanziario). Si potrebbe definirla quasi “globalizzazione delle coscienze”. Il risultato è un ribellismo confuso e privo di ideologie di base, fondato su una critica radicale al potere in quanto tale senza però alcun progetto chiaro e costruttivo per il dopo. Anzi, molto spesso queste forze (pseudo)rivoluzionarie per quanto motivate e militanti non solo non rappresentano la maggioranza della popolazione dei rispettivi Paesi, ma sono addirittura minoranza anche all’interno della galassia dell’opposizione.

Si pensi alla Siria: le prime proteste, tanto mitizzate dall’Occidente, erano sì all’insegna di una confusa lotta ala corruzione e volontà di modernizzazione sociale e politica immune da fondamentalismi religiosi, ma quanto erano effettivamente rappresentative della realtà del Paese? I social-network hanno rivoluzionato il modo di pensare il rapporto con la sfera pubblica anche nelle aree del mondo non ancora contagiate dal virus della “società aperta” definita da Karl Popper, ma queste avanguardie sono destinate (perlomeno oggi) ad essere messe in minoranza da realtà sociali ancora ben distanti dai loro parametri.

L’esempio migliore in questo caso resta l’Egitto. Le proteste contro Mubarak di inizio 2011 portavano in piazza coacervi di individui e gruppi assolutamente eterogenei, con agende politiche spesso inconciliabili (o anche con nessuna e solo voglia di scontrarsi con la polizia, vedi gli ultras delle squadre del Cairo), unite soltanto dal nemico comune da abbattere (il regime). Il Movimento del 6 Aprile (che raccoglieva il grosso dei giovani cyber-attivisti tanto incensati dagli organi di informazione nostrani) è stimato avere non più di 70.000 seguaci. Ma essendo un movimento “virtuale” (presente soprattutto su Facebook) nella società moderna risulta avere un peso spropositato rispetto alla sua incidenza reale nella società egiziana. Non è un caso quindi che la Piazza Tahrir, che tanto ha fatto esaltare l’Occidente per le sue domande di democrazia diretta e giustizia sociale, alla prova delle urne si sia scontrata con la dura realtà dei fatti: il trionfo di formazioni religiose conservatrici o addirittura apertamente reazionarie, come i salafiti e la sostanziale irrilevanza dei “giovani democratici”.

Le rivolte di questi ultimi anni sono state senza dubbio favorite anche da contingenze materiali, come la crisi economica globale causata dalla finanza angloamericana nel 2008 e il crescente divario di benessere tra fasce ricche e povere della popolazione. Dopo le “rivoluzioni colorate” dello scorso decennio (avvenute in Serbia, Ucraina, Georgia, Kirghizistan e parzialmente anche in Libano) possiamo identificare la prima rivolta dell’”internetpolitik” con le proteste della cosiddetta “Onda Verde” iraniana. A giugno 2009 in diverse città del Paese scoppiarono scontri e proteste contro la rielezione a presidente di Mahmoud Ahmadinejad. Per la prima volta un ruolo fondamentale venne ricoperto da Twitter, attraverso cui i dimostranti si scambiavano notizie ed opinioni su quanto avveniva e coordinavano i propri movimenti. Da notare come spesso queste notizie fossero infondate (o quantomeno non comprovate, basate solo su poche righe scritte da anonimi); eppure non solo i militanti, ma persino i mass-media stranieri non esitavano a riportarle come verità assolute. In particolare i bilanci delle vittime degli scontri finivano per essere oggetto di esagerazioni o invenzioni vere e proprie.

Per sua natura in situazioni come quella iraniana del 2009 (o libica del 2011, o siriana, o ucraina…) Twitter favorisce l’accavallarsi delle notizie in un crescendo isterico e privo di freni che contribuisce ad esacerbare ulteriormente gli animi. In pratica una nuovo potentissimo strumento di provocazione nelle mani di chi abbia propositi destabilizzanti. 
Il paradosso quindi è che il web contribuisca contemporaneamente a rendere “liquida” la società moderna, per dirla con le parole di Zygmun Bauman, ad atomizzarla, ma anche a mobilitarla ove necessario.
Possiamo individuare alcune caratteristiche ricorrenti nelle rivolte di questi anni:

- l’evento scatenante. Quasi sempre c’è una miccia che scatena le proteste. Un evento che può essere rilevante (le elezioni presidenziali in Iran, la mancata firma dell’accordo con la UE da parte di Yanukovich) o al contrario simbolico (le proteste turche dell’estate scorsa innescate dalla difesa degli alberi del parco di Gezi) che però fa esplodere le tensioni;

- il mancato riconoscimento di qualsiasi legittimità dell’avversario. Tutti i governi presi di mira negli ultimi anni potevano contare su una base di sostegno popolare indiscutibile. Eppure fin dall’inizio i mass-media occidentali non esitano a definirli “dittature” (anche nel caso ucraino, quando l’elezione di Yanukovich a suo tempo non aveva destato alcuna obiezione da USA, UE, OSCE o da altri soggetti). Inoltre i sostenitori dei governi sono quasi sempre dipinti alla stregua di trogloditi reazionari incapaci di accodarsi alla lotta per libertà dei loro rivali, quando addirittura non provocatori prezzolati. Si pensi alla Libia di Gheddafi (i cui sostenitori erano tutti quanti “mercenari subsahariani”). Non di rado si ricorre anche a una precisa etichetta denigratoria: in Egitto i simpatizzanti filo-governativi erano i “Baltagia”, in Siria gli “Shabbiha”, in Ucraina i “Titushki”. Naturalmente la narrazione dominante non prevede di dare risalto alle ragioni di questi ultimi, che vengono unicamente demonizzati. Questo mentre si cerca di propagandare verso l’esterno un’immagine “moderata” e rassicurante nei confronti dell’altra parte, affermando che in caso di vittoria non ci saranno ripercussioni e vendette sugli sconfitti (i russofoni in Ucraina e gli alawiti in Siria) e promettendo di voler salvaguardare l’integrità del Paese;

- la foto-simbolo. Per smuovere le coscienze dell’occidentale medio, si sa, bisogna dimostrare sempre fantasia. L’obiettivo diventa quindi quello di scatenarne l’indignazione. Cercare un volto-simbolo della protesta dunque, possibilmente femminile e di bell’aspetto. Ciò è avvenuto in Iran (con Neda) e in Ucraina con l’ormai famosa infermiera colpita al collo da un proiettile;

- violenza a senso unico. In fasi di scontro fratricida e di guerra civile come quelle a cui stiamo assistendo, entrambe le fazioni si macchiano senza dubbio di atti riprovevoli. I mass-media occidentali seguono però anche in questo caso un copione predefinito. I primi ad attaccare sono sempre i governativi, che (anche qui seguendo una narrazione ricorrente) si servono di “cecchini” per prendere di mira i “dimostranti pacifici”. Tale film è stato riproposto ovunque: dalla Libia (dove addirittura si parlò di raid aerei sulle manifestazioni con la successiva bufala delle “fosse comuni sulla spiaggia”), alla Siria fino ad arrivare ai giorni nostri in Venezuela e nella Maidan ucraina. Intendiamoci: nessuno nega l’uso della forza letale da parte delle forze governative. Resta però da stabilire se però siano sempre loro a cominciare. Romano Prodi sul The New York Times a proposito di Kiev sostiene l’esatto contrario, scrivendo che ad avere aperto il fuoco nella capitale ucraina sarebbero stati proprio i militanti dell’opposizione sulle forze di sicurezza, le quali poi avrebbero risposto. Tra il 18 e il 19 febbraio, il giorno più tragico degli eventi ucraini, sono morte 26 persone: di queste, almeno una decina erano membri delle forze di sicurezza. Come si capisce, è il bilancio di una battaglia, non di un massacro a senso unico;

-  l’impiego di forze estremiste. La presenza sul campo di forze ideologicamente estreme dovrebbe teoricamente suggerire all’Occidente una certa prudenza, o quantomeno equidistanza tra le parti. In Libia uno dei comandanti ribelli più importanti era stato pochi anni prima “ospite” delle celle di Guantanamo, in Siria le formazioni di matrice salafita hanno ben presto preso il sopravvento sulla sigla-ombrello del cosiddetto “Esercito Libero Siriano”. In Ucraina le prime file negli scontri di Maidan erano composte da elementi ultranazionalisti. Nonostante ciò queste presenze sono derubricate dall’Occidente a semplici conseguenze della mobilitazione violenta. In pratica la tesi è che la fase dello scontro “rivoluzionario” favorisca il sorgere di ideologie estreme maggiormente predisposte allo scontro ma che in caso di vittoria delle forze rivoluzionarie moderate e liberali queste sarebbero presto messe ai margini (un esempio in tal senso: i neo-Ustascia croati negli anni ’90). I qaedisti in Siria e gli ultranazionalisti ucraini diventano in quest’ottica manovalanza da sfruttare per fare il lavoro sporco, continuando al tempo stesso a sostenere le altre fazioni dell’opposizione (gli USA hanno iscritto il ramo di Al Qaeda in Siria, Jabhat Al Nusra, tra i gruppi terroristi pur continuando a sostenere il cambio di regime a Damasco). Va sottolineato però come questo calcolo sia miseramente fallito alla prova dei fatti in Afghanistan, quando dopo la cacciata dell’Armata Rossa e la conseguente guerra civile ad emergere vittoriosa fu proprio la componente più radicale ed estrema, quella dei talebani.

Ironico e particolarmente rivelatore è che la composizione dei gruppi più radicali della protesta ucraina ricalchi il panorama siriano: sia nel Paese ex-sovietico che in quello arabo abbiamo due grandi organizzazioni che si contendono il monopolio delle frange più estreme. In Ucraina Svoboda e Pravy Sektor, in Siria Jabhat Al Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante.

Alessandro Iacobellis
Fonte: www.eurasia-rivista.org
Link: http://www.eurasia-rivista.org/piccolo-vademecum-sulle-rivolte-moderne-ucraina-siria-e-non-solo/21016/
26.02.2014

THIS IS RENZI'S PROJECT


renziverdini
DI FABRIZIO TRINGALI

"Se questa sfida la perderemo, sarà solo colpa mia, non cercherò alibi".
Bisogna riconoscere che non è usuale sentire un premier incaricato pronunciare una frase del genere mentre chiede la fiducia al Senato.
Considerando poi che Renzi sa benissimo che molti fra i capibastone del PD che lo hanno spinto ad accettare l'incarico, in realtà non vedono l'ora di farlo fuori, un tale coraggio sarebbe quasi apprezzabile, se non fosse che la credibilità del neo-presidente del consiglio è pari a zero. In molti già gli rinfacciano le dichiarazioni nelle quali si impegnava a "non fare come D'Alema", cioè a non diventare premier senza passare dalla legimittazione data dalla vittoria alle elezioni.
Renzi, quindi, semplicemente sta mentendo. Sapendo di poter mentire. O almeno sperando di poterlo fare senza pagare dazio.


Quando il suo governo salterà per aria (perché salterà per aria), dirà che non cerca alibi, che la colpa è sua, e che il fallimento è dovuto al fatto che lui ha davvero cercato di "fare le riforme", cercando di piegare, senza successo, le resistenze dei palazzi della politica. E chiederà agli italiani di pronunciarsi su questo, col loro voto.
Il fatto che tutto ciò potrebbe anche determinare la disintegrazione del PD e la nascita dell'ennesimo partito personale a disposizione del leaderino fiorentino, sono dettagli.
Fantapolitica?
Può darsi. Ma tutto ciò spiegherebbe perché Renzi sembra giocarsi tutto in un progetto che non pare avere grandi possibilità di riuscita, spiegherebbe perché, in una tale situazione, vada al Senato a prendere a schiaffoni l'intera Aula (alla fine i voti in meno rispetto al governo Letta sono quattro, ma gli incazzati sono molti molti di più..).
E spiegherebbe il feeling fra Renzi e Berlusconi, e i "rumors" su un ipotetico accordo per andare a votare tra un annetto....

P.s.: se davvero Renzi ha in testa qualcosa di simile a quel che ho scritto, si terrà ben stretto l'incarico di Segretario del PD. Dato che comunque si voterà con liste bloccate...

P.s.2: per molto tempo, a causa di ragioni personali, non ho potuto scrivere sul blog. Non so da quando potrò riprendere a pubblicare con regolarità. Spero presto.
Fanrizio Tringali
27.02.2014

ECCO CHI CONTROLLA LA STAMPA


mercoledì 26 febbraio 2014
A cura di nocensura.com

Chi controlla la stampa in Italia?

In Italia i due più grandi gruppi editoriali sono quello di Berlusconi (Mediaset, Mondadori, Panorama & molte altre riviste) e quello di De Benedetti: che non gestisce "solo" Repubblica el'Espresso, ma una vera e propria "galassia" di quotidiani locali, periodici, RADIO, e diversi siti web. (elenco riportato di seguito).

Poi c'è il gruppo di Caltagirone (il suocero di Casini) che controlla Il Messaggero, Il Mattino e altri, il gruppo di Confindustria che gestisce Il Sole 24 Ore, il gruppo che gestisce il quotidiano La Stampa, gestito dalla FIAT.

Il mondo dell'editoria è legato a doppio filo con gli ambienti politici e con i "poteri forti", dagli ambienti della finanza alle grandi industrie:

Vedi: I legami tra finanza, industria e stampa: proprietà e consigli di amministrazione
Vedi: Infografica - Chi controlla la stampa in Italia?
Vedi: Editoria e poteri forti: VUOI SAPERE CHI CONTROLLA LA STAMPA? CHI DECIDE CHE COSA LEGGERAI DOMANI SUL GIORNALE?   


Per quanto riguarda le proprietà di Berlusconi (non solo stampa) vedi questo elenco,aggiornato al 2007;

IL NETWORK DI REPUBBLICA:


QUOTIDIANI LOCALI

Alto Adige
Corriere delle Alpi
Gazzetta di Mantova
Gazzetta di Modena
Gazzetta di Reggio
Il Centro
Il mattino di Padova
Il Piccolo
Il Tirreno
Il Fò
Il Trentino
La Città di Salerno
La Nuova Ferrara
La Nuova Sardegna
La Nuova Venezia
La Provincia Pavese
La Sentinella del Canavese
La Tribuna di Treviso
Messaggero Veneto
Il Bò

PERIODICI
l’Espresso
Espresso - Food and Wine
Le Scienze
National Geographic
Micromega
Chiesa.it
Limes

RADIO
Capital
DeeJay
m2o

LA RAI: PROSSIMAMENTE SARA' PRIVATIZZATA...

Prossimamente, come già paventato più volte, privatizzeranno anche la RAI, adducendo ai "buchi" di bilancio creati dalla gestione SCELLERATA e CLIENTELARE dei politici, che hanno sistemato amici, parenti, prostitute-veline, e pagato a peso d'oro i propri leccac**i ...

Chi saranno gli acquirenti?

La RAI è gestita dal governo, e visto i governi che ci ritroviamo, non è una "buona notizia", ma quando sarà gestita dai privati, sarà persino PEGGIO; sicuramente i futuri nuovi padroni faranno parte dell'élite che si è impossessata di tutte le nazioni occidentali, e quando le TV saranno totalmente in mano ai PRIVATI, le lobby saranno ancora più potenti e influenti, e condizioneranno ancora di più la politica e tutti gli aspetti della società...


Staff nocensura.com 

MAIS OGM


mercoledì 26 febbraio 2014
Mai OGMEmergenza OGM ed emergenza democrazia: La commissione europea vorrebbe approvare il mais TC1507, nonostante il parere nettamente contrario sia del parlamento UE che del Consiglio UE.
Sull'approvazione del Mais 1507 della Pioneer da parte della UE girano su internet e sui giornali un sacco di menzogne. Per esempio che il Consiglio UE abbia approvato il Mais 1507, mentre è vero esattamente il contrario. Il Consiglio dei ministri degli affari generali si è espresso in maniera nettamente contraria (19 contrari, 5 favorevoli, 4 astenuti), come già aveva fatto poco tempo fa anche il Parlamento UE. Oppure che la Commissione UE non possa che votare favorevolmente al mais OGM o che addirittura abbia già votato in questo modo.
È vero che la decisione, secondo la normativa attuale passa ora alla Commissione in quanto in Consiglio non si è raggiunta la maggioranza qualificata del 74%. Si sarebbe raggiunta sul totale dei votanti (19/24 votanti non astenuti= 79%) ma gli astenuti vanno a favore della minoranza!! e la maggioranza qualificata si conta come 19/28=68%
Ora si tratta di far capire alla Commissione che non può decidere contro la netta maggioranza del Parlamento e del Consiglio e della volontà delle popolazioni europee.

Già 12 Stati hanno preso una prima iniziativa in questo senso e bisogna andare avanti su questa linea E NON PENSARE CHE È INEVITABILE E OBBLIGATA LA DECISIONE FAVOREVOLE DELLA COMMISSIONE: SI TRATTA DI UNA MENZOGNA CHE CI VOGLIONO FAR ENTRARE IN TESTA COME VERITÀ.
Perché adagiarsi a pensare i pensieri degli avversari e non avere pensieri autonomi?
Non esiste motivo valido al mondo per cui si debba decidere secondo il volere di una ristretta minoranza e non secondo quello della stragrande maggioranza. Per cui è da pretendere la non approvazione del mais 1507.
Come?
Scrivendo a tutti i membri della Commissione Europea e invitando a farlo anche a parlamentari dell'Unione Europea, politici, associazioni, ecc, ecc.
Uniti possiamo vincere ma dovete crederci tutti!!!
--------------
Di seguito trovate gli indirizzi dei membri della Commissione Europea e il testo:
CAB-TAJANI-WEBPAGE@ec.europa.eu 
Carlo.Corazza@ec.europa.eu 
Paolo.SARACA-VOLPINI@ec.europa.eu 
Sara.TIRONI@ec.europa.eu 
Michael.MANN@eeas.europa.eu 
mina.andreeva@ec.europa.eu 
Natasha.Bertaud@ec.europa.eu 
CAB-SEFCOVIC@ec.europa.eu 
Antonio.Gravili@ec.europa.eu 
janez.potocnik@ec.europa.eu 
CAB-PIEBALGS-ARCHIVES@ec.europa.eu 
heleen.averink@ec.europa.eu 
laila.bernere@ec.europa.eu 
Michel.Barnier@ec.europa.eu 
chantal.hughes@ec.europa.eu 
Karel.DE-GUCHT@ec.europa.eu 
John.Clancy@ec.europa.eu 
Helene.Banner@ec.europa.eu 
CAB-GEOGHEGAN-QUINN-CONTACT@ec.europa.eu 
michael.jennings@ec.europa.eu 
CAB-LEWANDOWSKI-WEBPAGE@ec.europa.eu 
agnieszka.drzewoska@ec.europa.eu 
Amparo.Roca.Zamora@ec.europa.eu 
Androulla.PAPADOPOULOU@ec.europa.eu 
Natalia.MANAS-SENTIS@ec.europa.eu 
johannes.hahn@ec.europa.eu 
cab-hahn-contact@ec.europa.eu 
Anca.PADURARU@ec.europa.eu 
CAB-ANDOR-CONTACT@ec.europa.eu 
Nicolas.GIBERT-MORIN@ec.europa.eu 
dacian.ciolos@ec.europa.eu 
roger.waite@ec.europa.eu 
fanny.dabertrand@ec.europa.eu 
frederic.vincent@ec.europa.eu 
Neelie.Kroes@ec.europa.eu
--------------
Testo della lettera:
Dear EU Commissioners,

Facts on the EU approval for the use of Pioneer 1507 maize are very clear.
On January 16 2014, the EU Parliament voted against approval of the above mentioned maize variety with 385 votes, whereas 201 were in favour and 30 abstained.
On Ferbuary 11 2014, the EU Council expressed an even more clear and sharp voice against the approval of this Pioneer 1507: 19 out of 28 States, including Italy, have voted against it,while those in favour were only 5 countries out of 28 and 4 abstained. In terms of weighted votes, the result is similar: 209 Votes out of 352 opposed to the approval while only 78 out of 352 were favourable.
It couldn't be clearer that the only decision the EU Commission should take is TO NOT APPROVE PIONEER MAIZE 1507
A hugely detrimental drift between the EU Commission on the one hand and the Parliament and the Council on the other, which would immediately raise the question of having to lift Commissioners form their present tasks.
Approval of maize 1507 would also overrule the Spirit of EU law that in seeking qualified majorities, always aims to achieve the highest consensus. For this very same reason the EU Commission may not take decisions in accordance with the will of a small minority.
The undersigned organizations call on the Commissioners NOT TO APPROVE the cultivation of Maize 1507 in EU28.
Best regards,
Firma
--------------
Lettera inizialmente sottoscritta da:
Marco Tiberti - Association of European Consumers (Italy)
Gianni Cavinato - President of the Association ACU (Italy)
Franco Trinca - President Association NOGM (Italy)
Carlo Cardarelli - President Association ACU Marche (Italy)
Loris Asoli - President Association REES Marche (Italy)
con l'adesione di: 
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
--------------
Testo della lettera soprastante tradotta in italiano:
Egregi Commissari dell'Unione Europea,

sull'approvazione del Mais OGM 1507 della Pioneer i fatti sono estremamente chiari.
In data 16 Gennaio il Parlamento UE ha votato in modo nettamente contrario all'approvazione del Mais suddetto con 385 voti, mentre in 201 hanno votato in modo favorevole e 30 si sono astenuti.
In data 11 Febbraio il Consiglio UE si è espresso in modo ancora più chiaro e netto contro l'approvazione di questo Mais: 19 stati su 28, fra cui l'Italia, hanno espresso volontà contraria, mentre i favorevoli sono stati soltanto 5 stati su 28 e 4 si sono espressi per l'astensione. In termini di voti ponderati il risultato è analogo: 209 voti su 352 sono contrari all'approvazione, mentre solo 78 su 352 sono favorevoli
Risulta del tutto evidente quale è l'unica decisione che la Commissione è tenuta a prendere: NON APPROVARE IL MAIS 1507.
In caso contrario si verificherebbe un scollamento gravissimo fra la Commissione da una parte e il Parlamento e il Consiglio dall'altra, che porrebbe immediatamente il problema di sollevare dal loro incarico i commissari attuali.
Approvare il Mais 1507 sarebbe anche fatto in modo totalmente contrario allo spirito della legge comunitaria che, nel cercare la maggioranza qualificata, intende puntare a raggiungere il più ampio consenso. Anche per questo motivo la Commissione non può in ogni caso decidere secondo il volere di una ristretta minoranza.
Le Associazioni sottoscriventi invitano i Commissari UE a non approvare la coltivazione in Europa del Mais 1507.
Cordiali saluti
Fonte: bioregionalismo-treia.blogspot.it

Fonte: ecplanet.com 

LA CIPOLLA E' UN OTTIMO ANTIBIOTICO


mercoledì 26 febbraio 2014
CipolleLa cipolla ha delle proprietà nutrizionali ebenefiche davvero da non sottovalutare.
Si tratta prima di tutto di proprietà antisettiche, che si rivelano anche terapeutiche, in quanto contribuiscono ad eliminare i parassiti dannosi che sono presenti nell’intestino.
Questo ortaggio può essere considerato a buon diritto un antibiotico naturale. Ha un’azione stimolante, diuretica e depurativa e facilita la circolazione del sangue.
Inoltre contribuisce ad abbassare il livello di glucosio nel sangue. In dermatologia si rivela un ottimo ingrediente per la bellezza dei capelli, rendendoli anche più forti. Scopriamo insieme tutti i benefici della cipolla.
Le proprietà nutrizionali
Considerando le proprietà nutrizionali della cipolla, non dobbiamo dimenticare che essa, al pari dell’aglio, contiene dei composti sulfurei.
E’ ricca di vitamine, in particolare A, B1, B2, C, E e di sali minerali. Fra questi meritano di essere menzionati il calcio, il magnesio, il fosforo, il ferro e il manganese. La cipolla contiene diversi fermenti, in grado di stimolare il metabolismo e di aiutare la digestione. Inoltre è un ortaggio ricco di flavonoidi, che svolgono un’azione antiossidante e mettono in atto soprattutto un effetto diuretico.

Molto importante è anche la glucochimina, un ormone vegetale, che ha una spiccata azione antidiabetica. Considerando i valori nutrizionali di 100 grammi di cipolla, non cotta, ci accorgiamo che essa possiede il 92% di acqua, il 5,7% di carboidrati, mentre le proteine e le fibre sono pari a circa l’1%. I grassi non superano lo 0,1%. La stessa quantità di prodotto ha 26 chilo calorie.
Le proprietà benefiche
Le proprietà benefiche della cipolla sono rappresentate soprattutto dal suo essere un antibiotico naturale con azione antisettica nei confronti dei batteri. Tutto ciò rende l’ortaggio un ottimo conservante e allo stesso tempo permette di depurare l’organismo, eliminando i parassiti dannosi presenti nell’intestino.
Agendo in questo modo, la cipolla favorisce la crescita della flora batterica intestinale. Ha un’azione stimolante, che facilita l’evacuazione. L’olio essenziale della cipolla può essere utile per favorire la circolazione, in quanto migliora la dilatazione dei vasi e si rivela ottimo per combattere la ritenzione idrica.
La cipolla può essere usata anche come espettorante, perché, unita al miele, si rivela un decongestionante soprattutto a carico della faringe. Se si soffre di tonsillite, si possono effettuare gargarismi con il succo di cipolla. Quest’ultimo è consigliato anche a chi soffre di trombosi. Chi ha problemi di cattiva digestione dovrebbe consumare la cipolla cotta, che è più tollerabile, anche se ha minori proprietà nutritive.
La cipolla, inoltre, riduce il diabete e il colesterolo. In omeopatia è indicata in caso di raffreddore, perché riuscirebbe a contrastare le secrezioni nasali. Da non dimenticare che avrebbe anche delle proprietà importanti nel contrastare il problema della caduta dei capelli. Da un lato ridurrebbe il fenomeno e dall’altro ne stimolerebbe la ricrescita.

IL VIDEO SULLA CRISI ECONOMICA


mercoledì 26 febbraio 2014


La_centesima_scimmiaLa centesima scimmia, questo è il titolo del nuovo film documentario di Marco Carlucci, regista italiano indipendente già autore del premiato “Sporchi da morire“. 

Mai, prima d’ora, un film italiano aveva indagato le vere cause della crisi economica, finanziaria e monetaria che sta coinvolgendo e sconvolgendo l’intero pianeta, causando morte e disperazione. 

Solo un regista indipendente, lontano da qualsiasi pressione, poteva osare l’inosabile e sembrerebbe che Marco Carlucci sia riuscito a produrre un film di cui si parlerà molto. E non solo in Italia. 

Il nostro regista ha girato mezzo mondo per andare ad intervistare quelle voci fuori dal coro che non trovano mai spazio né sul grande, né sul piccolo schermo. 

Grecia, Spagna, Irlanda, Inghilterra, Stati Uniti, India, sono solo alcune delle tappe del lungo viaggio che porterà la centesima scimmia nei cinema italiani, il prossimo aprile. 

È appena uscita l’anteprima: vi invitiamo a guardarla e a farla vedere. Ricordate di attivare i sottotitoli. Inoltre sembrerebbe che al film sia collegato un altro progetto: People Free. Cito:

ADERISCI ANCHE TU A PEOPLEFREE 


Presto potrai partecipare al Parlamento Online, vedere i nostri reportage esclusivi ed essere informato sull’uscita del film integrale 

Andate sul sito per aderire.



Fonte: losai.eu 

MASSONI!


Pubblicato da  il 26 febbraio 2014.
L'articolo I MASSONI DELLA “TRILATERAL”: Dopo Prodi, Monti e Letta ora al governo abbiamo la Guidiappartiene alla categoria Politica.
INFORMARE E RESISTERE

I MASSONI DELLA “TRILATERAL”: Dopo Prodi, Monti e Letta ora al governo abbiamo la Guidi

Il presidente italiano della Commissione, gruppo di studio e di lobby, spiega: “Noi cerchiamo di mettere insieme i migliori e capita che questi siano chiamati anche a guidare l’Italia”. Adesso è il turno della titolare dello Sviluppo economico che “aveva finito l’esperienza nei giovani di Confindustria e poteva darci un contributo”
“Vedrà, ci toccherà indire un concorso pubblico, i migliori frequentano le nostre riunioni e poi vanno al governo”, Carlo Secchi provoca, scherza con ironia accademica e la battuta interlocutoria di un uomo abituato a maneggiare il potere con discrezione. La Commissione trilaterale, gruppo di studio e di lobby, intuizione americana di David Rockefeller e di Henry Kissinger, brame di tecnocrazia e di finanza globale, è un serbatoio sempre carico per leggende(e complotti). E non manca mai l’appuntamento con l’esecutivo italiano. Il presidente italiano Secchi, ex rettore in Bocconi e consigliere d’amministrazione di sei società quotate in Borsa (Italcementi, Mediaset, Pirelli, capo di Mediolanum), non rivendica meriti: “Noi cerchiamo di mettere insieme i migliori e capita che i migliori siano chiamati a guidare anche l’Italia. A Washington accadeva spesso. Dopo Romano Prodi c’è stata un’interruzione, ma poi sono seguiti Mario Monti, illustre reggente europeo, e non dimentichiamo Enrico Letta e Marta Dassù. Come può capire vengono a pescare da noi, poi a volte ritornano. E i posti per gli italiani sono soltanto 18. Anche se il nostro Club s’è allargamento a Cina e India, oltre America, Europa e Giappone”.
Ora tocca a Federica Guidi, ministro per lo Sviluppo economico.
Auguri! Le ho mandato un messaggino, non potevo evitare i rituali complimenti. Federica ci ha accompagnato per un percorso di tre anni, ci ha fornito le proprie idee.
Come l’avete scelta?
Da noi le porte d’ingresso si spalancano per cooptazione. Federica aveva finito l’esperienza nei giovani di Confindustria e poteva darci un contributo. A Washington, ultima settimana di aprile, avremo un incontro importante.
Cosa prevede la Trilateral per il futuro?
Noi cerchiamo di agevolare il dialogo fra l’economica e la politica per far coincidere l’interesse fra istituzioni e denaro. E finalmente, lo dico con un po’ di scaramanzia, è pronto un documento che dobbiamo approvare proprio entro aprile. Ci abbiamo lavorato quasi due anni, l’aveva ispirato Monti.
Il vostro concetto di mondo.
Esatto. La nostra visione per un sistema che rispetta il rigore finanziario, il libero mercato, ma non resta immobile, che riduce le tasse, rivede il fisco e aiuta i cittadini. Anche Letta e Guidi hanno partecipato a questo progetto.
Durante la stagione di Monti, aprile 2012, disse: “Il modello italiano saranno le grandi coalizioni”. Ci ha azzeccato.
Non mi sembrava un pronostico complicato. E sono convinto che vedremo ancora governi di larghe intese, seppur politici, che vanno oltre i numeri di maggioranza che esprimono gli elettori.
Non è molto democratico.
Il pianeta ha bisogno di riforme e le riforme si fanno insieme.
Ha ascoltato il discorso di Matteo Renzi?
Buone intenzioni, adesso ci deve portare le prove.
Preferisce la patrimoniale o la tassa sui Bot?
Come chiamare l’imposta sugli immobili se non patrimoniale? Il denaro va fatto circolare, non strozzato: i titoli di Stato già sono un piccolo risparmio fatto per amore di patria. Le battute spettacolari, come quella di Graziano Delrio, vanno evitate.
Avverte il conflitto d’interessi di Federica Guidi?
Mica possiamo mandare al governo i monaci che fanno voti di povertà? Deve stare attenta, deve studiare, ma ce la può fare benissimo.
Lo sforamento del Patto di bilancio, il famigerato 3 per cento, è possibile?
Per chiedere una deroga e soprattutto per ottenere una risposta affermativa, l’Italia deve sistemare i conti e preparare un piano di tagli, altrimenti è pura demagogia. L’Europa non potrebbe mai accettare. Ora i ministri devono tacere e lavorare. Chi ha un po’ di potere deve stare zitto prima di fare.
Quanto conta la Trilateral?
Non determiniamo gli eventi, ma li possiamo condizionare.
da Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2014