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sabato 31 maggio 2014

IL CASO DEI PRETI PEDOFILI MAIALI E SCHIFOSI ALLA FELTRINELLI


Preti pedofili, il caso alla Feltrinelli

Chiesa sotto accusa nel libro di Federico Tulli

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Sebbene siano circa 150 i casi di pedofiliaclericale accertati dalla giustizia dal 2009 in poi, l’Italia rimane l’unico tra i grandi paesi di tradizione cattolica in cui Stato e Chiesa non hanno mai nemmeno ipotizzato di istituire una commissione nazionale che indaghi sulle dimensioni del fenomeno.More Sharing Service
NESSUNA DENUNCIA, NESSUN OBBLIGO –
Un atteggiamento che denota scarsa sensibilità di istituzioni, laiche e religiose, e dell’opinione pubblica verso un problema che non è più possibile ignorare. E invece accade anche che la Conferenza episcopale decida di non obbligare i vescovi a denunciare alla magistratura italiana i responsabili di abusi.

CHIESA E PEDOFILIA – Come mai? Analizzando la matrice culturale e “politica” dell’atteggiamento reticente dei vertici della Chiesa, e avvalendosi dell’aiuto di esperti che tracciano anche l’identikit del pedofilo, Federico Tulli, giornalista di “left” e “Sette” del “Corriere della Sera”, ha scritto “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, un libro che, con una documentata ricerca, prova a far luce sui crimini di matrice clericale commessi in Italia dal 1860 in poi. Un’inchiesta che s’intreccia con le accuse rivolte dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia alla Santa Sede per non aver mai organizzato politiche di contrasto alla pedofilia.
LA PRESENTAZIONE ALLA FELTRINELLI – Gli atti di questo storico “processo”, terminato a Ginevra all’inizio del 2014, sono tradotti in italiano in questo libro che sarà presentato dall’autore venerdì 30 maggio alla Feltrinelli di via Appia Nuova. Interverranno Domenico Fargnoli, Fulvio Iannaco e Andrea Masini. Modera Adriana Pannitteri. Appuntamento alle 17.30.
Titolo: Chiesa e pedofilia, il caso italiano

AUTORE: FEDERICO TULLI Prezzo listino: 18 euro Editore: L’Asino d’Oro
Data uscita: 09/05/2014
Pagine: 190


ALL'ITALIA FANNO CAGARE LE SUE OPERE E I SUOI ARTISTI (SALVO I SOLITI RACCOMANDATI)


sabato 31 maggio 2014
L'Italia è senza dubbio uno dei paesi più belli e affascinanti del mondo: un patrimonio storico-artistico senza eguali, località marine e montane meravigliose, campagne mozzafiato. MA IN 20 ANNI SIAMO PASSATI DAL 1° AL 34° POSTO COME ATTRATTIVA TURISTICA! E se continuiamo così, probabilmente scenderemo ancora!

I motivi? Leggete il nostro articolo "Dopo aver de-industrializzato l'Italia, distruggiamo pure il turismo!", che abbiamo pubblicato ad Aprile, dopo l'assurda disavventura capitata a 1900 (non 2 o 3: ma quasi 2.000!) turisti francesi, che certamente tornando a casa non ci faranno una gran pubblicità...

ITALIA PRECIPITATA AL 34° POSTO (SU 55 NAZIONI DEL MONDO) PER ATTRATTIVE TURISTICHE, STORICHE, ECONOMICHE, COMMERCIALI.
ITALIA PRECIPITATA AL 34° POSTO (SU 55 NAZIONI DEL MONDO) PER ATTRATTIVE TURISTICHE, STORICHE, ECONOMICHE, COMMERCIALI.

Roma - E' stata resa nota oggi la classifica dell'Europe Asia Institute, che valuta l’interesse a conoscere una nazione o una realtá geopolitica per la cultura, la storia, l'ambiente, le città, le attrattive, il tutto in rapporto alla sua offerta turistica.

Ebbene, l’Italia è al 34° posto in una lista di 55 Stari del mondo, con davanti perfino la Thailandia.  A guidare la classifica mondiale 2014 sono gli Stati Uniti, seguiti dall’India, poi la Gran Bretagna che è terza al mondo, la Francia quarta, la Germania ottava, la Spagna ventiduesima. Insomma, un disastro.

«È l’ennesima conferma di quanto l’Italia faccia poca immagine. Ciò ha pesanti ricadute negative, sia in termini di forza politico-culturale, sia in termini economici: basti pensare al turismo che ci ha visti scivolare dal primo posto di vent’anni fa all’attuale quinto/sesto posto tra le mete mondiali», commenta Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia.

«E se è vero - prosegue  Colombo Clerici - che le esportazioni costituiscono l’unico segno positivo della nostra economia, è altrettanto vero che esse non godono certamente dell’effetto traino del sistema Italia, anzi all’opposto sono proprio i nostri prodotti venduti all’estero che contribuiscono a farci conoscere un pò».

Si impone «un grande sforzo da parte della politica, delle istituzioni culturali, delle organizzazioni turistiche perché il Paese torni ad avere una immagine adeguata alle sue dimensioni, alla sua forza economica, alle sue grandissime tradizioni storico-culturali», conclude.

D'altra parte, benchè l'Italia possieda sul proprio territorio oltre la metà dei beni artistici, monumentali, archeologici del pianeta, il sistema turistico-alberghiero fa letteralmente schifo. La cultura dell'ospitalità non appartiene agli italiani, i grandi investimenti turistici, gli imprenditori del settore turistico di dimensione nazionale si contano sulle dita di una mano. Mentre il territorio male amministrato e peggio governato da una classe politica di farabutti e incompetenti oggi è davvero l'ultima delle "attrazioni" per chi vuole venire a visitare l'ex Belpaese.


max parisi

Fonte. ilnord.it

SOLIDARIETA' AL FONDO COMUNISTA


Solidarietà al Fondo comunista

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  •  CPA fi-sud
  • CONTROPIANO
Solidarietà al Fondo comunista
Come CPA fi-sud vogliamo esprimere la nostra solidarietà nei confronti dei compagni e delle compagne del Fondo Comunista.
Nella mattinata di ieri infatti il Fondo è stato prima perquisito e poi chiuso e sigillato con un'operazione della Questura su ordine del giudice, mentre una compagna veniva denunciata.
Ancora una volta è finito sotto attacco chi si espone dando vita ad un'esperienza politica capace di aprire spazi di discussione oltre che di aggregazione, basando i rapporti sociali su valori quali la solidarietà,  l'antifascismo e lontana da ogni logica opportunistica e di guadagno personale.
Evidentemente peró Comune, Questura e Procura ritengono che in zone popolari e periferiche si debba vivere con rassegnazione un presente e futuro di sfruttamento, e non potevamo aspettarci altro da chi sviluppa le proprie "politiche sociali" tra controllo e repressione.
Per tutto questo ci rendiamo disponibili a prender parte a qualsiasi iniziativa si ponga l'obiettivo di contrastare la chiusura del Fondo Comunista

CPA fi-sud
Naturalmente la redazione di Contropiano si unisce nel dare la propria solidarietà.

LA DISCARICA DI BRACCIANO


Bracciano. Lo scontro sulla discarica

  •  
  •  Comitato Stop Discarica
  • CONTROPIANO
Bracciano. Lo scontro sulla discarica
Il Comitato Bracciano Stop Discarica esprime tutta la sua solidarietà nei confronti del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, in merito al ricorso presentato dalla Bracciano Ambiente davanti al Presidente della Repubblica per l’annullamento previa sospensione del parere che lo stesso MIBACT ha reso con nota prot. n. 1457 del 29/01/2014 relativamente al progetto per la costruzione di un nuovo invaso denominato EX CAVA VAIRA.
Tale ricorso è la conseguenza della nota della Regione Lazio prot. n. 231788, che in data 16/04/2014 comunicava alla stessa Bracciano Ambiente l’avvio di un procedimento di autotutela, al fine di verificare l’emissione di un provvedimento di revoca della V.I.A. che di fatto autorizzava il nuovo invaso.
Il Comitato ritiene tale atto infondato, anche alla luce delle varie autorizzazioni precedentemente rilasciate, in modo particolare il decreto n. 46 del 25/05/2007, in cui inspiegabilmente veniva dichiarata l’assenza di vincoli (uso civico, ZPS, paesaggistico). Tale documento sarà oggetto di discussione presso il Consiglio dei Ministri ed è già fonte di verifica da parte della Magistratura.
Il voler insistere nel muro contro muro, al fine di poter realizzare un polo industriale dei rifiuti a Cupinoro contro la volontà delle popolazioni residenti ed in una fase in cui le difficoltà economiche renderebbero tale iniziativa improponibile, dimostra ancora una volta l’impossibilità per i Cittadini di poter decidere del proprio futuro e la volontà, invece, di fare politica autoreferenziale.
Fiduciosi che alla fine prevarrà la reale difesa del bene comune, ci attendiamo dalle autorità competenti le risposte che aspettiamo da tempo.
Comitato Bracciano Stop Discarica

L'AMORE INFINITO DEL POLIZIOTTO PER FORZA NUOVA


Bologna. La polizia scorta Forza Nuova nel quartiere Reno

Bologna. La polizia scorta Forza Nuova nel quartiere Reno
Oggi, 50 tra poliziotti e carabiniere hanno militarmente occupato militarmente Piazza Capitini per permettere ai fascisti di Forza Nuova di tenere un banchetto con distribuzione di volantini.
Un paio di testimoni dicono che i fascisti usavano un megafono, per cui, secondo le regole della Cancellieri, era un comizio.

NAPOLI IN LOTTA


Napoli. "La repubblica delle lotte" (4-7 giugno)

Napoli. "La repubblica delle lotte" (4-7 giugno)
ASSEMBLEA PUBBLICA
Mercoledì 4 Giugno ore 17 - P.zzo Giusso – Università Orientale - NAPOLI

PRESIDIO
Sabato 7 Giugno ore 16 – Piazza Trieste e Trento - NAPOLI
Dal 5 all’8 giugno la nostra città ospiterà la terza edizione de “La Repubblica delle idee”, promossa dall’omonimo quotidiano, che vedrà come ospite d’onore il premier Matteo Renzi. E se La Repubblica si occupa di mettere su la kermesse, organizzare il comitato di accoglienza invece spetta a noi.
Ci spetta perché il Governo Renzi, governo dell’azione, “del fare” fino ad ora non ha fatto altro che rendere le nostre vite più precarie e provare a cancellare i nostri diritti conquistati con anni di lotte per mezzo del Jobs Act, un pacchetto di riforme che hanno come linea guida la “ripresa” dell’economia italiana attraverso la compressione dei salari e l’aumento dello sfruttamento, la flessibilità in entrata e in uscita – in sostanza più facilità di licenziamento, meno vincoli per chi assume con contratti a termine -, la riforma e la riduzione degli ammortizzatori sociali, senza creare alcuna prospettiva reale per chi vive invece un presente di disoccupazione che solo nella nostra città arriva a superare il 20%.
Ci spetta perché il Governo Renzi ha utilizzato il tema della devastazione ambientale per farsi bello nelle interviste e negli show televisivi senza però attuare alcun provvedimento concreto riguardante le bonifiche e il risanamento dei territori inquinati, senza prendere in considerazione nessuna delle istanze promosse dai comitati per garantire la nostra salute e far emergere le responsabilità politiche dei partiti che hanno governato negli ultimi 20 anni.
Ci spetta perché all’emergenza abitativa il Governo Renzi ha replicato con un Piano Casa (Dl 47/14) del tutto inadeguato, che agevola i grandi proprietari mentre attacca duramente chi per estrema necessità è costretto ad occupare una dimora, impedendo il riconoscimento della residenza e dell’allacciamento ai pubblici servizi, non riuscendo, dunque, a dare altra risposta alle legittime rivendicazioni di chi lotta quotidianamente per avere un tetto, un’istruzione, condizioni di vita dignitose che quella della repressione, degli arresti, della censura.
A contribuire a questa censura e ad alimentare il clima di sospetto contro chiunque osi far sentire la sua voce è stata, tra gli altri, proprio La Repubblica da sempre in prima linea nel tentativo di isolamento e di criminalizzazione dei movimenti, come i No Tav, il movimento per la casa romano, i precari Bros, ostacolando così chi quotidianamente lotta per il lavoro, per i diritti sociali, per un presente e un futuro dignitosi.
I recenti risultati elettorali, che hanno visto una vittoria schiacciante del PD, complice la “regalia” di 80 euro concessa dal premier, rischiano di consegnargli una vera e propria cambiale in bianco: forte di un largo consenso, Renzi avrà mano libera nell’accelerare il processo di riforme e peggiorare ulteriormente le nostre condizioni di vita.
Prepariamoci alle prossime date di mobilitazione come il 28 giugno a Roma contro l’Unione Europea che sarà un primo momento nazionale verso l’11 luglio a Torino, giorno in cui si riuniranno i premier europei per un vertice sulla disoccupazione giovanile, costruiamo l’opposizione reale al semestre di presidenza italiana dell’UE, organizziamoci per non deludere il primo ministro: accogliamolo come merita nella nostra città!
Il 7 giugno tutti in piazza uniti e inflessibili contro il Jobs Act e il Piano Casa!
Perché i nostri territori vengano bonificati e chi ha inquinato paghi!

RENZI SERVE IL POTERE ALLE AZIENDE SU UN PIATTO D'ARGENTO


Tutto il potere all'impresa? Grazie, Renzi... In evidenza

  •  
  •  Claudio Conti
  •  CONTROPIANO
Tutto il potere all'impresa? Grazie, Renzi...
Confindustria è da sempre, per natura, una “parte sociale” filo-governativa. Ma con Renzi sembra aver trovato finalmente quello che nessuno, neanche “l'imprenditore” Berlusconi, era stato in grado di regalarle: il controllo assoluto del lavoro.
E non stiamo alle solite promesse, perché qualcosa di sostanzioso – anzi di decisivo – è già stato realizzato dal duo Renzi-Poletti. L'anticipo di jobs act rappresentato dalla “riforma” dei contratti a termine e dell'apprendistato è di un'importanza tale che Confindustria dice fin d'ora: inutile fare il contratto unico a tutele crescenti (la vecchia proposta di Pietro Ichino, “ormai superata”), ci basta e avanza quel che già ci avete dato. Le cose da aggiungere ormai sono altre.
L'editoriale di Alberto Orioli, sul IlSole24Ore di oggi, è una sintesi horror di quel che ha in testa l'imprenditore medio italiano, di quello che passa nei neuroni del governo e del futuro di questo paese. Dismessa ogni remora, è tutto un fiorire di sepolture. Addio al mondo dei diritti del lavoro (“una nuvola di diritti, garanzie e procedure astratti e non come un'attività di persone in carne e ossa che dal lavoro devono trarre identità sociale e reddito”), alla rappresentanza sociale e sindacale dei lavoratori, alla contrattazione (sostituita dalla “sperimentazione del salario minimo orario stabilito per legge” e ridotta alla sola dimensione aziendale), agli ammortizzatori sociali, ecc.
L'idea è semplicisssima: esiste solo l'impresa, tutto nasce e muore con lei. Il lavoro “non dipende dalle regole”, ma dalla loro assenza. Si evoca persino l'immaginario postmoderno e “il popolo delle partite Iva” per giustificare – sul piano politico e valoriale – un mondo fatto di rapporti di lavoro usa-e-getta. Perché tanto “Non ho mai visto imprenditori ansiosi di poter licenziare i propri dipendenti per capriccio”, garantisce il neoministro Guidi, casualmente ex presidente dei giovani insutriali, qualche anno fa.
Per capriccio magari no, ma per stabilire chi comanda in fabbrica certamente sì. E tutto il nuovo assetto regolativo dei rapporti di lavoro dovrebbe essere, in questa logica, orientato esclusivamente alla “massima valorizzazione del capitale umano”, perché – ci sembra la prima volta che un imprenditore lo dice così chiaramente - «il capitale umano è la ricchezza più grande che noi imprenditori abbiamo».
Qui conviene uscire dalla retorica industriale e andare al sodo. In effetti è vero: “il capitale umano è la ricchezza più grande che noi imprenditori abbiamo”. Spremerlo al meglio è l'unica possibilità di essere “competitivi”. L'unico equivoco da evitare riguarda la “valorizzazione” di questo capitale. Che non è, come qualche cervello spento prova a spiegare, un “riconoscimento delle competenze individuali” (c'è anche questo, naturalmente; anzi, è la premessa necessaria per poter spremere al meglio ogni singolo “collaboratore”), ossia una valorizzazione delle individualità. Ma il suo esatto opposto: la messa a valore di quelle competenze per estrarne il massimo della profittabilità. Finché dura e poi via. In fondo “noi imprenditori” non siamo mica sposati a vita con i nostri dipendenti.... (sembra di risentire Marlon Brando in Queimada).
La lista dei desiderata di Confindustria, dunque, si accorcia a poche cose decisamente fattibili con poco sforzo legislativo (e pesanti ricadute sulla redistribuzione delle poche risorse pubbliche), soprattutto in mabito fiscale. Ma l'obiettivo finale, addirittura epocale, è perfettamente condiviso: disintermediare la società, costringere i singoli a misurarsi individualmente col datore di lavoro e subirne perciò tutt'intero il potere vessatorio.
Benvenuti in America! Scusa, ma dove hai lasciato la valigia di cartone?
*****
Il test di riformismo e la sfida ai sindacati
di Alberto Orioli
Ha ragione Matteo Renzi quando parla del lavoro come della «madre di tutte le battaglie». Perché è il lavoro il tema che più definisce il profilo riformista di un governo. Soprattutto perché è venuto il tempo di uscire dall'astrattezza – tutta ad uso politico – del considerarlo come una nuvola di diritti, garanzie e procedure astratti e non come un'attività di persone in carne e ossa che dal lavoro devono trarre identità sociale e reddito.
La priorità dev'essere la creazione del lavoro di cui oggi c'è scarsità e la sua remunerazione. Non la regolazione dei rapporti di lavoro, che è questione successiva ed è stata per troppo tempo una coltre soffocante e ingannatrice sulle reali priorità. Vedremo se lo slogan di Renzi troverà una prima applicazione razionale nel Ddl delega per il riordino degli ammortizzatori sociali, per la creazione dell'Agenzia nazionale per l'impiego e per l'introduzione del contratto unico a tutele crescenti e per la sperimentazione del salario minimo orario stabilito per legge.
Non sono le regole a fare il lavoro ma – come ha detto ieri il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi – «con regole sbagliate lo si può distruggere». Oggi serve lavoro in grado di valorizzare al massimo il capitale umano dell'Italia, anche perché la concorrenza della conoscenza sta arrivando, oltre che dai Paesi tradizionalmente competitor del nostro, anche dai Paesi emergenti ormai in grado di offrire lavori anche molto qualificati a costi imbattibili (ma a remunerazione vicina agli standard del mercato). Flessibilità e qualità del lavoro sono dunque prioritari: l'opera di semplificazione e di allungamento dei contratti a termine senza causale svolta dal decreto Poletti è stata meritoria e, ancora ieri all'assemblea annuale degli industriali, è stata salutata come un grande passo riformista. Ci si aspetta che "restituisca" al mercato molti nuovi posti di lavoro certo non ascrivibili alla cosiddetta area della precarietà. Con quella norma ha perso di senso – perché superata – anche la discussione sul contratto unico a tutele crescenti.
Il lavoro è stato per troppo tempo disegnato sui "faticatori ottocenteschi" – come diceva sempre anche Gino Giugni – archetipo utile alle ideologie comuniste o socialiste centrate su un'idea di giustizia sociale, di contenimento del sopruso, di divisibilità del lavoro che, col tempo, realizzati alcuni grandi e nobili traguardi, hanno sviato negli ultimi decenni la discussione dai ritmi e dai temi del progresso tumultuoso delle tecnologie. Che, tra l'altro, hanno trasformato sempre più il lavoro da subordinato ad autonomo fino a farlo diventare esso stesso impresa (come accade per i cosiddetti makers della "generazione start up"). Una tendenza che, nel medio periodo, porrà anche un serio problema di rappresentanza sociale.
Cosa debba essere l'Italia del lavoro tra cinque o dieci anni coincide con cosa si vuole che sia l'Italia dell'industria alla stessa altezza di tempo: i due temi sono uno solo anche perché – come hanno detto ieri sia Squinzi sia il ministro Federica Guidi – «l'occupazione la fanno le aziende, le fabbriche». Quindi è fondamentale azionare le politiche dei fattori (dal fisco all'energia, dal credito alla ricerca scientifica e al trasferimento tecnologico) in modo che siano tutte orientate all'innovazione, agli investimenti e allo sviluppo imprenditoriale.
Non è solo questione di rendere più semplici i licenziamenti per superare l'antico timore dell'imprenditore che non vuole rischiare il "matrimonio a vita" con i propri dipendenti; né è solo questione di incentivare questa o quella modalità di assunzione. «Non ho mai visto un imprenditore fare un'assunzione solo sulla base di un incentivo. Né ho mai visto imprenditori ansiosi di poter licenziare i propri dipendenti per capriccio» ha detto Guidi.
Il presidente della Confindustria aveva poco prima spiegato con chiarezza che «il capitale umano è la ricchezza più grande che noi imprenditori abbiamo». Se il lavoro è il mezzo con cui si massimizza il capitale umano ciò mette in gioco le politiche di istruzione e formazione, ma naturalmente anche quella della corretta remunerazione di quel capitale. Per questa strada si arriva all'urgenza di ridurre ancora di più il peso del cuneo fiscale e parafiscale sul lavoro italiano a tempo indeterminato (perché come è oggi risulta spiazzato dai costi dei concorrenti, se è di 10 punti sopra la media Ue e di 17 su quella dei Paesi Ocse) e alla necessità di ancorare con maggiore precisione le retribuzioni alla produttività e al merito. La prima condizione è appannaggio delle politiche fiscali del Governo, la seconda è propria della dialettica tra le parti sociali sottesa alla contrattazione.
Dalla relazione del presidente della Confindustria è uscita una sfida aperta e positiva al mondo sindacale per un drastico cambio di agenda, secondo i ritmi che ormai sono i ritmi (incalzanti) del mondo intero: non liturgie negoziali, ma una diffusione veloce di intese di secondo livello sul salario di produttività.
La concertazione è pratica che il Governo ha archiviato e, anzi, nell'impeto di disintermediazione della società, l'Esecutivo rischia di gettare oltre all'acqua sporca dei veti paralizzanti, anche il bambino della coesione sociale.
Lo spazio per il dialogo tra imprese e sindacati non può che essere quello di una contrattazione baricentrata sui luoghi di lavoro, più moderna, più "liberale" e meno massimalista. Altrimenti toccherà al Governo stabilire forme di incentivazione del salario di merito che finirà con l'essere elargito unilateramente dall'impresa. Sarà anche questo un modo per disintermediare la società. L'altro potrebbe essere il salario minimo orario definito per legge, ma non a caso di questo non hanno parlato né Squinzi, né Guidi. Sarebbe un modo per superare di fatto i contratti nazionali, forse un passaggio ancora un po' troppo prematuro (anche perché lascerebbe all'attore politico uno spazio di discrezionalità molto ampio).

NAPOLITANO E LA TONNARA


Napolitano, il custode della "tonnara" In evidenza

Napolitano, il custode della "tonnara"
Non ne sentivamo la mancanza, ma sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato. Parliamo del "placet" del Quirinale alla repressione dei movimenti di protesta, messi in moto dal crescente disagio sociale prodotto dalla crisi e aggravato dalle politicihe di austerità.
L'occasione colta da Giorgio Napolitano è stata la più scontata che si possa immaginare, ed anche lievemente inquietante: la festa del 2 giugno. Che ormai il potere non collega neppure più alla ritrovata libertà del paese o all'approvazione della Costituzione repubblicana, ma soltanto all'importanza delle "forze armate".
In un messaggio inviato ai prefetti italiani scrive infatti:
"Coloro che, come voi, rivestono funzioni pubbliche sul territorio costituiscono, il fronte più esposto alle sfide della quotidianità ed a quelle manifestazioni di malessere che debbono essere affrontate con senso di responsabilità e lungimiranza, non disgiunte dalla necessaria fermezza contro ogni forma di violenza, di illegalità e di prevaricazione". 
Linguaggio riesumato da altri tempi e stagioni (quelle del Pci berlingueriano che copriva politicamente e in toto la repressione cossighiana dei movimenti degli anni '70). Con quella solita, penosa e falsa riverenza formale allo spirito della Costituzione - che afferma la libertà di manifestazione, sciopero, opinione, ecc - e la repressione senza se e senza ma riservata teoricamente soltanto ai "violenti".
Per chi non ha ricordi così antichi, si potrebbe ricordare soltanto l'esempio di Genova 2001, in cui la violenza della polizia (e dei carabinieri, e della guardia di finanza e degli agenti carcerari di Bolzaneto, medici compresi) fu accuratamente pianificata proprio con la scusa ufficiale di dover reprimere i "black bloc". E tutti possono ancora oggi vedere una quantità icredibile di foto di quelle giornate che ritraggono per l'appunto funzionari di polizia di fianco ad agenti in borghesi "travestiti" da black bloc.
Scene simili si sono riviste di recente a Roma, il 12 aprile, e a Torino subito dopo. Una riedizione delle tattiche guerresche cossighiane, diventate ormai modalità naturale di gestione delle piazze.
Il monito presidenziale non va dunque sottovalutato. Costituisce una legittimazione a monte delle "tonnare" in stile 12 aprile, delle manganellate a raffica, degli arresti "mirati".
Il conflitto sociale troverà comunque il modo di esprimersi, crescendo di consapevolezza, accortezza, saggezza e determinazione. Ma nessun regalo va fatto a chi, nei palazzi del potere, spera di poterlo ridurre a "semplice questione di ordine pubblico".

BILDERBERG HA 60 ANNI


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DI CHARLIE SKELTON
L’importanza dei  fotografi che svolgono un ruolo fondamentale nel mostrare al mondo il volto dei potenti riuniti a Copenhagen
C’era un silenzio irreale giovedì mattina nella zona stampa fuori della sede della conferenza Bilderberg a Copenaghen. Tutti gli occhi, e tantissimi obiettivi, erano puntati su Kalvebod Brygge, la lunga strada dall’aeroporto, in attesa della sfilata di limousine con il loro prezioso carico: un potente mix di ministri, magnati, miliardari e colossi aziendali.
Sappiamo che è in programma la partecipazione di George Osborne; la conferenza di quest’anno sarà la sua settima. E’ andato e venuto fin dal 2006, ma in tutto questo tempo non e’ stato in grado di dire pubblicamente sette parole su questo appuntamento. Una discrezione davvero ammirevole. O criticabile. A seconda del vostro punto di vista sulla democrazia.
Nella foto: L’arrivo dei delegati alla conferenza di Bildeberg – Foto di Hannah Borno


I fotografi stanno svolgendo un ruolo determinante nel mostrare agli occhi del mondo i volti di Bilderberg. C’è una bella differenza tra il leggere “Comandante Supremo Alleato in Europa" in un comunicato stampo e vedere il suo viso dietro i vetri di una limousine che entra nell’Hotel Marriot.

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L’arrivo del Generale Breedlove. Foto di: Hannah Borno
Il generale Philip M. Breedlove, un generale pluridecorato delle forze aeree statunitensi, arriva al summit del Bilderberg con in volto una espressione un pò pensosa. Sicuramente si sta concentrando sull’argomento di discussione Ucraina, uno dei punti sull’Agenda di questa settimana.  O sta considerando da quale parte del buffet iniziare. Certe cose vanno ben pianificate.  Non vuoi certo metterti in mezzo tra Reid Hoffman, co-fondatore di Linkedin, e un vassoio di smørrebrød.  Si rischia un braccio…
Una cosa è certa: Breedlove è qui per discutere di politica mondiale con i ministri degli esteri e con i vertici della Nato, tre veterani della NATO e con il CEO di Airbus.  E’ davvero un’altra cosa vederlo in carne e ossa e con la sua uniforme. E’ qui per fare affari, e i suoi affari sono la guerra.
Ecco perchè giornalisti e cittadini impegnati da ogni parte del mondo ogni anno accorrono qui al Bilderberg: per testimoniare la sua esistenza. Alcuni anni fa, e questo lo so per esperienza personale, eri considerato praticamente un folle se solo parlavi di questa conferenza. Era come se parlassi di una riunione di unicorni che avveniva a Narnia.  "Ok, rimettiti il tuo cappello di latta e smamma via di qui….” – ma questa retorica ora non funzionerebbe più.
Quando oggi vedi con i tuoi occhi Craig Mundie della Microsoft che scarica il suo bagaglio davanti a un hotel a cinque stelle, con il suo jetlag, per far parte della commissione esecutiva del Bilderberg, non è più possibile dubitare della realtà di questa riunione.
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Craig Mundie, a sinistra. Foto di Hannah Borno
Quando sai che dopo un paio d’ore di sonno e un bel massaggio orientale, Mundie discuterà di “Esiste la privacy?”  con il capo di MI6 e con il Cancelliere dello Scacchiere, ecco che svanisce ogni retorica. Ed è qui che entrano in gioco i maggiori mezzi stampa.

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Foto di Hannah Borno
La televisione danese e’ stata la prima ad arrivare. Si sono assicurati un bel posto dove piazzare le loro telecamere ed ecco che poco dopo appare Henry Kissinger.  Il vecchio Harry è arrivato insieme al suo caro e fidato amico, Klaus Kleinfeld, presidente e CEO di Alcoa, il terzo più grande produttore mondiale di alluminio.  Sfortunatamente, non basta la luce del sole per penetrare l’oscurità di Kissinger,  quindi non sarà una gran foto, ma e’ lui, proprio lui, a sinistra nella foto in basso. Riconoscerei quegli occhiali ovunque. Ne hanno viste di cose…
Bildeberg-conference-
Foto di: Hannah Borno
Henry, ovviamente, è un esperto della Cina, e Klaus Kleinfeld siede nel consiglio US/Cina; quindi, entrambi avranno parecchio di cui parlare con Cheng Li del Brookings Institute, un esperto di “sviluppo tecnologico in Cina”, secondo il suo profilo alla Brookings.  Indubbiamente avrà un ruolo importante nel dibattito “Prospettive politiche ed economiche della Cina”.
Pochi giorni prima dell’inizio della conferenza, è stato reso noto un ordine del giorno piuttosto vago, insieme alla lista dei partecipanti dalla quale possiamo desumere che sarà il capo di MI6, Sir John Sawers, a condurre il dibattito “Quanto è importante la condivisione dell’intelligence?” Nessuno lo ha visto arrivare all’Hotel Marriott. E’ possibile la scorsa notte si sia paracadutato, oppure e’ arrivato qui risalendo il fiume con la muta da sub…
Siamo riusciti, però, a individuare Cheng Li, dall’aspetto visibilmente preoccupato, mentre si avvicina ai controlli di sicurezza.
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Cheng Li guarda dietro. Foto di: Hannah Borno
Povero Cheng.  Sembra un capretto smarrito che si gira a guardare indietro il mondo prima di varcare la tana dei leoni. Sta pensando: se scappo ora…ce la farò a raggiungere la fermata dell’autobus più vicina prima che uno della National Security Agency riesca a piombarmi addosso?  Ma, ahimè, ha esitato troppo, la Mercedes varca la soglia dell’hotel e per Cheng iniziano i tre lunghi giorni al Bilderberg.
Noi, fuori dal recinto dell’hotel, iniziamo ad organizzarci e a prepararci per la lunga attesa. In Danimarca, le notti sono lunghe e chiare, il caffè è forte, la polizia è (come tutti i danesi…) inaspettatamente amichevole, e qualcuno dice di aver visto apparire  la Regina Sofia di Spagna. Si sente un urlo di sorpresa provenire dalla bocca di un giornalista.  Una poliziotta si fa da parte per non coprire i nostri obiettivi…e segue una pioggia di click.
E’ il suono di un nuovo Bilderberg.
Charlie Skelton
29.05.2014

Traduzione per www.comedonchsciotte.org a cura di SKONCERTATA63

MA E' DAVVERO RENZI IL VINCITORE?


Massimo_Fini
DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it
Il vincitore delle elezioni non è Matteo Renzi. Sono io. Faccio parte infatti del più grande movimento politico italiano, quello degli  astenuti, delle bianche e delle nulle che raggiunge il 45,8% guardando dall’alto dei cinque punti in più di percentuale il miserando 40,8% del Pd. 
Di questo movimento sono un veterano. Non voto da decenni. Me lo impedisce la mia religione. Ho scritto un libro Sudditi. Manifesto contro la Democrazia , noncredo nella democrazia rappresentativa. È una truffa. Un imbroglio ben congeniato, sofisticato, “per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso”(Sudditi). 


Non è la democrazia, ma un Sistema di oligarchie, politiche, economiche e spesso criminali, strettamente collegate fra loro o, nella migliore  delle ipotesi, di aristocrazie mascherate che oltretutto non hanno nemmeno gli obblighi delle aristocrazie storiche.
Credo alla democrazia diretta esercitata in ambiti circoscritti. La democrazia è esistita quando non sapeva d'esser tale (è sempre così, quando una cosa comincia a essere nominata vuol dire che non esiste più, si è parlato di comunismo dopo che era scomparso il comunitarismo medioevale che senon era proprio comunismogli si avvicinava parecchio). Nella comunità di villaggio preindustriale e preborghese l'assemblea dei capifamiglia decideva assolutamente tutto ciò che riguardava il villaggio: “Votava le spese e procedeva alle nomine, decideva della vendita, scambio elocazione  dei boschi comuni, della riparazione dellachiesa, del presbiterio, delle strade e dei ponti. Riscuoteva au pied de lataille , cioè proporzionalmente i canoni che alimentavano i bilanci comunali, poteva contrarre debiti e iniziare processi, nominava oltre ai sindaci, i maestri di scuola, il pastore comunale, i guardiani delle messi, gli assessori e i riscossori di taglia. L'assemblea intervenivanei minimi dettagli della vita pubblica in tutti i minuti problemi dell'esistenza campagnola” (Pierre Goubert, L'ancien Régime).

L’assemblea aveva poi la fondamentale funzione di fissare la ripartizione delle tasse reali li (in genere il 5%, ma anche meno) all’interno della comunità e provvedere alla riscossione. Le decisioni prese a Versailles – se parliamo di Francia – cioè dal governo centrale non avevano alcuna ripercussione sulla comunità di villaggio, a meno che non avesse la sfortuna che una qualche guerra passasse proprio sul suo territorio (ma alle guerre partecipavano solo i nobili e quindi un numero assai ridotto di individui, l'idea folle della coscrizione obbligatoria venne a Napoleone, questo teppista corso, che mandò sul campo eserciti di quattro milioni di soldati costringendo anche i suoi antagonisti ad adeguarsi).

Questo sistema, che aveva funzionato benissimo per secoli, fu cambiato nel 1787, due anni prima della Rivoluzione francese, sotto la spinta degli interessi della borghesia e della sua  smania di regolare ogni aspetto della vita, anche privata, cosa che nello Stato moderno ha raggiunto eccessi grotteschi quanto intollerabili, vennero cambiate le carte in tavola: non era più l'assembleaa decidere direttamente ma doveva nominare dei delegati. Era nata la democrazia rappresentativa. 
Ma non mi convince nemmeno la democrazia diretta via web propugnata da Grillo.
Perché il contadino decideva del suo e sul suo, che conosceva benissimo, mentre chi vota nel web possiede solo  un’infarinatura delle questioni su cui è chiamato a decidere e questo sarà tanto più vero quanto più questo tipo di democrazia tenderà a globalizzarsi.
Massimo Fini
31.05.2014

GOOFYNOMICS


Pubblicato da  il 31 maggio 2014.

Le Falsità della stampa italiana sulla Le Pen

Già rilanciata da Goofynomics, la pagina FB delMovimento per la Democrazia in Europa NO UE ospita una notizia che merita veramente di essere diffusa. Continua la serie dei falsi ed omissioni della grande comunicazione in Italia (vedi quiqui e qui), volta ad orientare e manipolare l’opinione pubblica senza alcun riguardo nemmeno per la nuda verità dei fatti.

REPUBBLICA, LE PEN E QUEL VENTICELLO..
 (post di FM del 27/05/14, ore 23.59)
Prima di dormire, ho fatto un po’ di ricerca, facendo un’interessante scoperta, che voglio condividere con voi:
- oggi Repubblica dichiara che la Le Pen avrebbe chiesto, “a 48 ore dal voto..” cito testuale, lo scioglimento del parlamento (vero) e di andare al voto (vero).
E chiesto un referendum per uscire dall’UE (vero anche questo, ma..vedi infra).
Abbiamo detto guarda, finalmente repubblica ammette il rischio di uscita della Francia dall’UE.
Solo che alcuni sovranisti nostrani, confondendo l’euro con l’UE, e la Le Pen con il genuense buffone, sono partiti con la solfa “Anvedi che s’e’ subito Grillizzata, prima voleva usci’ da subito, mo’ vole er referendum! Vedi ‘n po’, mo’ che c’ha ‘r potere, fa subbito dietrofonte”.
A parte che dall’euro voleva (e vuole) uscire subito, a parte che il refendum sull’ UE non lo chiedeva dicendo decidera’ il popolo, noi non siamo pro o contro (e presto capirete perche’ uso l’imperfetto),
la tempistica risultava in effetti molto strana, ed un po’ sospetta: ma come, il giorno dopo aver stravinto le europee al grido di “no euro, no ue”, chiedi un referendum per cio’ che la gente ha gia’ votato, gridando un no cosi forte da portarti ad essere, per la prima volta nella storia, il piu’ grande partito di Francia?
E infatti la tempistica e’ completamente INVENTATA da REPUBBLICA e dal resto della stampa pud€ italiana.
E’ vero che la Le Pen chiese un referendum sull’UE, ma lo fece OLTRE UN ANNO FA, specificando che se Hollande non glielo avesse concesso, avrebbe trasformato queste europee in un refendum sull’UE. Detto fatto, ed ha stravinto.
Ma vediamo nel dettaglio cosa ha fatto Repubblica, almeno apparentemente: Un suo scribacchino ha digitato su google “Le Pen Le Monde”, e poi ha fatto un collage – mischione tra:
A)
questo articolo di Le Monde del 02/03/13
in cui Marine dichiarava questo:

Je demande solennellement au président de la République d’organiser, en janvier 2014, un référendum sur la sortie de la France de l’Union européenne”, a-t-elle lancé, samedi 2 mars, à l’issue du Conseil national du parti.
“Nous appellerons à voter pour la sortie sauf si le gouvernement obtient les quatre réformes minimales : retour aux monnaies nationales; la dissolution de l’Espace Schengen; autorisation du patriotisme économique; la primauté du droit national sur le droit européen”, a-t-elle ajouté.
(“Chiedo solennemente al presidente della Repubblica di organizzare, nel gennaio 2014, un referendum sull’uscita della Francia dall’Unione Europea” ha dichiarato il 2 marzo, aggiungendo: “Chiameremo al voto per l’uscita salvo che il governo ottenga le quattro riforme minime: ritorno alle monete nazionali; scioglimento dello spazio Schengen; autorizzazione al patriottismo economico; preminenza del diritto nazionale sul diritto europeo“, ndVde)
minacciando, in caso non le venisse accordato il referendum a gennaio 2014, di fare questo:
“ si M. Hollande n’accède pas à sa demande, elle fera des élections européennes de juin 2014, un “référendum pour ou contre l’Union européenne“. “Et nous le gagnerons“, assure-t-elle. Mme Le Pen ajoute : “l’Union européenne, est comme l’Union soviétique, elle n’est pas réformable“.
(Se Hollande non accoglierà la sua richiesta, ella farà delle elezioni di giugno 2014 un  referendum a favore o contro l’Unione Europea. “E lo vinceremo” assicura. M.me Le pen aggiunge: “L’Unione europea è come l’Unione sovietica. Non è riformabile.” ndVdE)
Minaccia, che, come si e’ visto, ha prontamente mantenuto, e uscendone vincitrice nel migliore dei modi (quindi, next step, cari Repubblichini, Eliseo e calcio in culo ad euro ed ue, non Eliseo e referendum, vi siete persi un pezzo e siete indietro, paralizzati dalla paura. Poco importa se vi resta sempre meno tempo per mentire, prima del doveroso processo al quale, se potro’ avere voce in capitolo, non vi sottrarrete)
e
B)
 Questo articolo che, effettivamente (bonta’ loro) è del 27/05/14, ovverosia di oggi, ove tuttavia, come scritto nel post sottostante, vi e’ qualche LIEVISSIMA IMPRECISIONE NELLA TRADUZIONE (dipendente dall’ignoranza dello scribacchino di repubblica, che probabilmente non ha la licenzia media, sia chiaro, non da sua malafede, perche’ altrimenti avrebbe violato deliberatamente una dozzina di articoli del codice deontologico e qualche precetto penale, per buon peso) in cui si legge:

“La leader di estrema destra non esclude un’alleanza in seno al Parlamento europeo tra i militanti del suo Front National, primo partito in Francia con 24 seggi, e quelli della formazione neonazista greca Alba Dorata. “Mi recherò domani a Bruxelles proprio per andare a incontrare un certo numero di responsabili politici”, ha detto a BfmTv, citando tra i partiti che incontrerà lo Jobbik ungherese, il bulgaro Ataka ed “ovviamente Alba Dorata”. Escluso invece un incontro con il parlamentare neonazista tedesco Udo Voigt.”, potete trovarlo qui   mentre l’articolo di le monde (da cui pure l’impaginazione e’ scopiazzata), che e’ questo, sul punto recitava l’esatto contrario:
“Parmi les infréquentables, la présidente du FN a d’ores et déjà exclu de s’allier avec les partis d’extrême droite grec Aube Dorée, hongrois du Jobbik, et bulgare Ataka. Elle a également écarté l’idée de rencontrer Udo Voigt qui est devenu, à l’issue du scrutin de dimanche, le premier élu néo-nazi allemand à faire son entrée au Parlement européen. « Il y a toute une série de mouvements qui à mon avis sont intéressés à participer à une grande force politique dont le but est encore une fois d’empêcher toute nouvelle avancée de l’Europe fédérale », a-t-elle ajouté.”
(Tra gli infrequentabili, la presidente del FN ha già da tempo escluso di allearsi con i partiti di estrema destra greco Alba Dorata, ungherese Jobbik e  bulgaro Ataka. Ha ugualmente scartato l’idea di incontrare Udo Voigt che è diventato, in base all’esito dello scrutinio di domenica, il primo rappresentante nazista tedesco entrato a far parte del Parlamento europeo. “C’è tutta una serie di movimenti che a mio avviso sono interessati a partecipare a una grande forza politica il cui scopo è ancora una volta di  impedire la nuova avanzata dell’Europa federale”ndVdE.)
Davanti a tanta pochezza nell’informazione main stream, quasi giustifico le cazzate elettorali compiute dall’Italiano medio non facebook dipendente. Del resto…
La calunnia è un venticello
Un’auretta assai gentile
Che insensibile sottile
Leggermente dolcemente
Incomincia a sussurrar… 
 FM