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lunedì 30 giugno 2014

ROMA: CORRETTE LE PUBBLICITA' INGANNEVOLIPER SUL TURISMO IN ISRAELE


Roma: Corrette nelle stazioni metro le pubblicità menzognere per il turismo in Israele

Sabato 28 giugno a Roma, attiviste e attivisti della campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) contro Israele hanno corretto delle pubblicità ingannevoli in una decina di stazioni della metro, incassando l’approvazione dei passeggeri.
Si trattava delle pubblicità dell'Eden Viaggi, dove campeggiava il logo del Ministero del Turismo israeliano, che invitavano ad andare in Israele dove è tutto "sotto controller". Tra le immagini sulle pubblicità anche quella di Gerusalemme est nei Territori palestinesi occupati. Le scritte sono state corrette per sottolineare invece che la Palestina è "sotto occupazione", invitando al boicottaggio di Israele.
Si ricorda inoltre che il Ministero del Turismo israeliano promuove turismo anche nelle colonie costruite illegalmente su terre palestinesi e che sulle mappe ufficiali del ministero no vi è traccia dei Territori palestinesi occupati.[1]
L'iniziativa arriva mentre Israele porta avanti un'azione di punizione collettiva in tutta la Palestina con la presunta ricerca dei tre giovani coloni scomparsi, che conta finora 9 morti e circa 120 feriti, oltre 500 arrestati, migliaia di incursioni nelle case, scuole, ospedali e sedi di organizzazioni e dei media, e bombardamenti su Gaza. Arriva anche il giorno dopo che il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso formale sui rischi legali ed economici associati alle attività nelle colonie israeliane, o di cui beneficiano le stesse. L'avviso specifica tra l'altro che riguarda anche i servizi turistici.[2]
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Note: 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Giugno 2014 17:08

MARTA HARNECKER VINCE IL PREMIO LIBERTADOR


Il Premio Libertador al pensamiento critico vinto da Marta Harnecker ,

Il Premio Libertador al pensamiento critico vinto da Marta Harnecker ,
 La sociologa e giornalista cilena Marta Harnecker, studiosa dei movimenti dell’America Latina è la vincitrice del premio Libertador al Pensamiento Crítico 2013 per la su opera ”Un mundo a construir” (nuevos caminos), per la originalità del pensiero e la rilevanza del contenuto nella congiuntura attuale oltre che per l’approccio critica ma al tempo stesso propositivo.
Carmen Bohorguez, promotrice del premio  ha sottolineato che nell’opera è  importante il linguaggio chiaro e le proposizioni innovative per lo sviluppo di una azione sociale trasformatrice. Sono state poi concesse le menzioni d’ onore per le opere di Luciano Vasapollo (trattato di metodi di analisi dei sistemi economici, mondializzazione capitalista e crisi sistemica), di Samir Amin (il capitalismo contemporaneo), di Nestor Kohan, di Michel Collon e di Carlos Fazio. Omar González  nell'evidenziare che il Premio Libertador rappresenta il maggio riconoscimento che si possa conferire  alle opere del pensiero critico e rivoluzionario, identifica nell'opera di Vasapollo (Trattato De Metodos de Analisis de los sistemas economico. Mundializacion capitalista y cirisi sistemica", edizioni Banco Centrale del Venezuela, 2013) il pensiero, la teoria e l'agire rivoluzionario che si esprime nella Rete Internazionale di intellettuali, artisti e movimenti sociali in Difesa dell'Umanità di cui Vasapollo è uno dei fondatori  e il suo libro ne rappresenta completamente lo spirito culturale e dell'agire politico.
Il compagno Omar portando il saluto di tutta la Rete in Difesa dell'Umanità è in questi termini e per tali motivi che evidenzia il perchè Luciano Vasapollo ha ricevuto questo importante premio. Di seguito il messaggio:
Con mucha alegría recibí la noticia de que fuiste premiado con una mención honorifica en el Premio Libertador al Pensamiento Crítico 2013.
Enhorabuena. 
Estoy seguro que esta alegría se multiplica en Nuestra América y en tu querida Italia y entre todos los que amamos y defendemos la justicia. 
El Premio Libertador representa el mayor lauro que se confiere en este campo a obras como la tuya, que se distinguen no sólo por su agudeza y compromiso, sino por su inequívoca militancia intelectual. Como sabes, la Red En Defensa de la Humanidad, de la que eres fundador, es parte de sus auspiciadores fundamentales.
 Recibe mi abrazo y la felicitación en nombre de la Oficina y los miembros de la Red de redes En Defensa de la Humanidad en Cuba.

Fraternalmente,
Omar González
Coordinador REDH-Cuba

5 ANNI DOPO LA STRAGE DI VIAREGGIO


Strage di Viareggio: occupata la sede delle Ferrovie dello Stato

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Strage di Viareggio: occupata la sede delle Ferrovie dello Stato
A cinque anni dalla strage ferroviaria di Viareggio appare palese come questo stato non sia in grado di dare risposte a chi chiede verità e giustizia. Il dolore dei famigliari per quella tragedia, che costò la vita a trentadue persone innocenti, è vivo e si somma alla rabbia cresciuta nel vedere che lo stato non solo se ne frega delle sorti del processo, la rinuncia a costituirsi parte civile parla chiaro, ma addirittura premia gli imputati di quel processo. Mauro Moretti l’ex amministratore delegato (A.D.) di Fs è stato, vergognosamente, promosso ad A.D. Di finmeccanica vedendo moltiplicare notevolmente il suo stipendio. Il signor Moretti lascia il posto ad un altro imputato Michele Mario Elia, già capo di Rfi. L’amarezza dei famigliari delle vittime è palpabile perchè tutti quelli che hanno avuto a che fare con la gestione delle ferrovie negli ultimi anni o sono rimasti al loro posto o sono stati promossi. La strage di Viareggio non è stata una fortuita casualità ma il risultato di scelte politiche che hanno visto privatizzazioni, tagli e smantellamenti. Le Fs da anni svendono la sicurezza e il loro patrimonio per favorire operazioni speculative. Per protestare contro la svendita degli immobili delle Fs e per riaffermare il diritto all’abitare la Brigata Sociale Anti Sfratto e l’Unione Inquilini hanno deciso proprio alla vigiglia di questa strage di riappropriarsi di uno spazio lasciato in stato di abbandono e degrado da parte di Fs e di metterci dentro una famiglia. Sono migliaia in Italia gli spazi delle Fs abbandonati e sono centinaia quelli adibiti a casa ed affittati dalle Fs pronte a sfrattare. Questo non è il primo, e non sarà nemmeno l’ultimo spazio di Fs, che occupiamo. I dirigenti delle ferrovie hanno un debito con questa città per questo abbiamo appeso uno striscione con sopra scritto: “Ferrovie italiane: case murate città incendiate.” La riappropriazione è una risposta di lotta e solidarietà. Lotta, contro le Fs che privatizzano e smantellano stazioni e abbandonano immobili utilissimi in tempi di crisi, come questi, a risolvere il problema della casa. Solidarietà, con i famigliari della strage che chiedono giustizia e con i ferrovieri che lottano per la sicurezza sui posti di lavoro e con il movimento No TAV che si batte contro un opera dannosa come l’alta velocità che costerà milioni di euro pubblici che potrebbero essere destinati a mettere in sicurezza le linee ferroviarie e i treni. Non dimentichiamo che propio pochi giorni fa tra Pisa e Torre del Lago un altro treno ha preso fuoco.
Brigata Sociale Anti Sfratto
Unione Inquilini

MADURO VUOLE CAMBIARE PAGINA


Venezuela. Maduro chiede di voltare pagina e mettere fine allo scontro interno

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Venezuela. Maduro chiede di voltare pagina e mettere fine allo scontro interno
Il presidente del Venezuela Bolivariano, Nicolos Maduro cercherà l’unità con coloro con cui ci sono state divergenze: “Chiedo di voltare pagina degli scontri e delle lettere”.
Durante l'atto di consegna del Premio Nazionale per il Giornalismo, realizzato presso il Palazzo di Miraflores, il Presidente Nicolás Maduro ha parlato di una possibile riunificazione con gli ex Ministri del processo rivoluzionario, coloro che hanno espresso pubblicamente alcune divergenze rispetto al suo Governo. Maduro ha citato un manuale scritto da Mao Tse Tung con l'obiettivo di individuare le contraddizioni che si generano all'interno di una società. “Bisogna rileggere quel manuale per mitigare le contraddizione che sono sorte tra di noi e per riuscire a fare un passo avanti nella riunificazione con alcuni compagni, senza ombra di dubbio dei rivoluzionari e dei chavisti, con i quali abbiamo avuto delle divergenze”. Ha aggiunto: “Qui nessuno è di troppo! Abbiamo bisogno di tutti e di tutte, in modo critico, con idee, con proposte, per costruire la lealtà collettiva nel nostro progetto!”. In seguito, in un altro evento svoltosi durante la serata, ha chiesto di “voltare la pagina degli scontri che si sono manifestati con lettere da una parte e dall'altra. Va bene! Noi abbiamo già detto quello che dovevamo dire. Siamo pronti. Ora, le nostre mani e le nostre braccia sono tese verso i nostri compagni”.
Durante il suo discorso di consegna al Premio Nazionale per il Giornalismo “Simón Bolívar”, davanti a numerosi lavoratori del settore delle comunicazioni, il Presidente venezuelano ha segnalato, in diretta radio-televisiva nazionale, che: “Ci è stato imposto un modello di comunicazione che aveva lo scopo di mantenere la società in una costante ansia, di destabilizzare il potere, di riportare il nostro popolo ad una condizione di pessimismo, di far perdere al nostro popolo la fiducia in se stesso, nella sua capacità di esercitare il potere e di costruire, dalla posizione di potere, una nuova società. Fino a qui arriva la guerra psicologica! Lo fanno per farci mancare la fiducia collettiva con cui invece possiamo costruire una nuova società e superare qualsiasi problema e difficoltà! Non ne avremo di problemi e difficoltà? Il problema può essere sociale, economico, politico”. Maduro ha aggiunto: “Come farà una società politica a non avere problemi politici? Ci sono conflitti dalla diversa natura, chiamati da alcuni teorici 'contraddizioni antagonistiche della società'. Anche Mao Tse Tung le chiamava così. Le 'contraddizioni all'interno del popolo', queste le parole esatte di Mao. Inoltre, il politico cinese ha redatto un manuale in cui indica come risolverle, una per una”.
“Bisogna rileggere quel manuale per trattare correttamente le contraddizioni nate tra di noi e, così, poter fare un passo in avanti nella riunificazione con alcuni compagni, senza ombra di dubbio dei rivoluzionari e dei chavisti, con cui abbiamo avuto delle divergenze”, ha specificato il Presidente, probabilmente riferendosi all'ex Ministro Jorge Giordani, il quale ha pubblicato una lettera, in seguito alla sua fuoriuscita dal Ministero, in cui mette a conoscenza di vari disaccordi nell'area economica durante la sua gestione, e ad altri che hanno dimostrato solidarietà a Giordani (tra cui Héctor Navarro, Víctor Álvarez e Ana Elisa Osorio).
“Invoco la riunificazione di tutto il popolo in base al Piano della Patria, agli ideali e all'eredità del Comandante Chávez, così da andare oltre i problemi e le parole che pronunciamo. Qui nessuno è di troppo! Abbiamo bisogno di tutti e di tutte, in modo critico, con idee, con proposte, per costruire la lealtà collettiva per il nostro progetto!”, ha sottolineato il capo di Stato, strappando un forte applauso per le sue parole. E tra le risate, ha chiesto, “Perché applaudite così tanto questa cosa?”.
“Voltare la pagina degli scontri e delle lettere”
In seguito, mentre stava rilasciando delle dichiarazioni alla Venezolana de Televisión, il Presidente ha ribadito che dall'1 al 15 luglio ci sarà una revisione esaustiva del governo nazionale, “analizzeremo una per una l'esecuzione dei bilanci, di tutti i ministeri, di tutti i progetti, di tutti gli obiettivi. Daremo una nuova articolazione al governo e al sistema di governo, così da farli funzionare con efficienza massima”. Ci vorranno quindici giorni “per esaminare tutto il Piano della Patria, gli obiettivi portati a termine, ciò che invece non lo è stato – e perché; e poi potremo dire al paese ciò che va cambiato”. Ha affermato che “la Rivoluzione deve rappresentare sempre un cambiamento e una nuova articolazione”.
“Ho chiesto anche di voltare la pagina degli scontri che si sono presentati attraverso lettere da una parte e dall'altra. Va bene! Noi abbiamo già detto quello che dovevamo dire. Siamo pronti. Ora, le nostre mani e le nostre braccia sono tese verso i nostri compagni. Dobbiamo continuare la nostra strada, il nostro cammino, e l'unificazione delle forze rivoluzionarie è l'aspetto più importante da difendere. Dobbiamo costruire una lealtà collettiva, grazie all'eredità del Comandante Chávez. Forti, inamovibili, con il progetto rivoluzionario, con il popolo del Venezuela che esige da noi massima lealtà e disciplina!”.
“Come ha detto Elías Jaua a Barquisimeto: Diamo il benvenuto alle proposte. Nelle proposte c'è sempre autocritica e critica; voglio esaminare il tutto, per fare autocritica di fronte al popolo e per farmi carico di tutte le cose negative e di tutto ciò che non è stato fatto, però voglio richiamare anche al lavoro. La critica e l'autocritica non devono essere usate per autoflagellarsi o per autodistruggersi, ma per avere più forza, più intraprendenza per superare i problemi, gli ostacoli e vedere il cammino davanti ai nostri occhi. Questa è la lezione del Comandante Chávez”.
 Traduzione di Violetta Nobili

ROMA: ENNESIMA AGGRESSIONE FASCISTA


Aggressione fascista a Roma, picchiato uno studente

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  •  Redazione Contropiano
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Aggressione fascista a Roma, picchiato uno studente
Ennesima aggressione fascista a Roma. Questa volta, ad essere preso a calci e pugni a Roma dopo esser stato circondato da tre picchiatori di estrema destra in quanto riconosciuto come antifascista, è stato un diciottenne. L’aggressione dello studente del Liceo Mamiani, che a causa del pestaggio è stato ricoverato all’ospedale San Giovanni col naso rotto, è avvenuta a Piazza Epiro poco prima della mezzanotte di venerdì.
«Stavo tornando da casa della mia fidanzata, che abita poco distante dalla mia abitazione – racconta la vittima – quando ho notato due persone ferme in strada. Mi fissavano e sembrava che mi stessero aspettando. Quando ho raggiunto una zona poco illuminata, uno di loro mi è venuto incontro e mi ha chiesto se fossi un antifascista. Gli ho risposto di sì e allora, insieme all'altro che era con lui, hanno iniziato a contestare la mia affermazione, dicendo cose del tipo 'ma non ti vergogni a dircelo?' E' chiaro che si trattava di un pretesto per litigare».
Ad un certo punto le minacce si trasformano in pestaggio. All'improvviso, da dietro arriva un terzo estremista di destra che colpisce lo studente con un pugno in volto, rompendogli gli occhiali. Nonostante la vittima fosse caduta a terra con il naso sanguinante la squadraccia inizia a prenderlo a calci. Per fortuna il ragazzo ha uno scatto e riesce a fuggire. Ma l’aggressione non finisce.
«Poco distante incontro un ragazzo con il cane. Gli chiedo aiuto. Mi vede sanguinante e chiama l'ambulanza e il 112. Gli racconto cosa è successo – spiega – E' allora che gli aggressori ci raggiungono. Ci chiedono se avessimo chiamato la polizia. Mi dicono di stare tranquillo, è evidente che hanno paura. Io sto continuando a sanguinare e inizio ad urlare contro di loro, facendoli fuggire».
Davide viene trasportato in ospedale, domani sarà operato al naso, la prognosi è di 20 giorni. «Non conoscevo nessuno degli aggressori, anche se li saprei riconoscere – aggiunge – Ho fatto attività politica in passato, frequentando il collettivo della mia scuola. Sul fatto che fossero estremisti di destra non avrei dubbi. Poco prima di prendermi a pugni mi hanno chiamato 'compagno'».
Secondo le agenzie di stampa gli aggressori sarebbero esponenti di Blocco Studentesco.

E’ IL PETROLIO, SCIOCCHI !


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DI  MICHAEL SCHWARTZ
TomDispatch.com

Gli eventi in Iraq fanno notizia ovunque e ancora una volta non viene mai citata la vera questione alla base di tutta questa violenza: il controllo del petrolio iracheno.  I media, invece, sono  inondati di dibattiti sugli orrori commessi e su un’analisi approfondita di una minaccia terroristica che non suona affatto nuova, lo Stato Islamico d'Iraq e Siria (ISIS).  Si trovano, inoltre,  elaborate discussioni sulla possibilità di una guerra civile che minaccia sia un nuovo ciclo di pulizia etnica sia il crollo del combattuto governo del Primo Ministro Nouri al-Maliki.
Sono in corso, infatti, “una serie di rivolte urbane contro il governo", come le  ha definite l’ esperto di Medio Oriente Juan Cole.  Attualmente sono limitate alle zone sunnite del paese e hanno un carattere spiccatamente settario, che è il motivo per cui gruppi come ISIS riescono prosperare e addirittura assumere un ruolo di leadership in diverse zone.


Queste rivolte, tuttavia,  non sono state né create ne sono controllate da ISIS e dalle sue migliaia di combattenti.  Ne sono  anche coinvolti ex-baathisti e fedelissimi di Saddam Hussein, le milizie tribali e molti altri. E anche se in forma appena accennata, queste rivolte non sono limitate esclusivamente alle zone sunnite. Come riportavala settimana scorsa il New York Times, l'industria petrolifera è "preoccupata che i disordini possano diffondersi” a sud nella città sciita di Bassora, “dove sono concentrati  i principali giacimenti di petrolio dell'Iraq e gli impianti per l’esportazione”.
Sotto l'oceano ribollente di malcontento sunnita c’è un fattore che viene ignorato. Gli insorti non insorgono solo contro l’oppressione di un governo a maggioranza sciita di Baghdad e contro le sue forze di sicurezza, ma anche contro chi controllerà e beneficerà di ciò che Maliki, parlando al Wall Street per conto della maggior parte dei suoi elettori, ha definito “patrimonio nazionale” dell'Iraq.
LO SMANTELLAMENTO DELL’IRAQ DI SADDAM HUSSEIN
Qualcuno ricorda come appariva l’Iraq una dozzina di anni fa, quando Saddam Hussein governava ancora il Paese e gli Stati Uniti si apprestavano ad invadere?
Da un lato, gli iracheni, prevalentemente sciiti e curdi, oppressi sotto il tallone di ferro di un dittatore - che potrebbero aver ucciso 250,000 persone di quel popolo durante i suoi 25 anni di regno. Hanno anche dovuto lottare contro le privazioni causate dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti che da sole causarono, secondo alcune stime, la morte di 500,000. bambini.  
Dall’altro lato c’erano nel paese un certo numero di industrie di successo orientate all'esportazione, pelletteria e prodotti agricoli, come i datteri, che offrivano lavoro a imprenditori e a centinaia di migliaia di lavoratori relativamente ben pagati. Il paese aveva anche buone infrastrutture elettriche e idriche e una efficiente rete stradale (che però, a causa delle sanzioni, andò gradualmente deteriorandosi). Inoltre, il paese vantava il primato di “miglior paese dell’area” per sistema educativo e di assistenza sanitaria gratuita nel Medio Oriente. In una nazione di 27 milioni di persone, l’Iraq aveva, rispetto agli altri paesi dell’area, una classe media più corposa che contava ben 3 milioni di persone, principalmente impiegati governativi.
Tutti questi vantaggi e benefici provenivano da una sola fonte: 2,5 milioni di barili di petrolio che l'Iraq produceva ogni giorno. Il reddito giornaliero dalla vendita del "patrimonio nazionale" sosteneva dal basso la sovrastruttura economica del paese. In realtà, il bilancio petrolifero del governo era così ampio che consentì a Saddam Hussein di possedere diversi edifici, arricchire tutti i suoi parenti ed alleati e finanziare le varie guerre, sia in altri paesi che con i curdi e gli sciiti iracheni.
Questa miscela di oppressione e di prosperità terminò con l'invasione degli Stati Uniti. Nonostante le assicurazioni che non avrebbero mai messo le mani sul patrimonio iracheno, l'amministrazione Bush si buttò a capofitto sui proventi del petrolio, dirottandoli  dall’economia locale e convogliandoli nel “pagamento del debito” e ben presto nella “campagna di pace”. Nonostante le promesse di  Washington che, sotto l’occupazione americana, la produzione sarebbe salita a sei milioni di barili al giorno, la lotta per assumere il controllo della produzione di energia, sfilandolo dalle mani irachene, finì per paralizzare l'industria e ridurre la produzione del 40%.
In realtà, il governo di occupazione fu un vortice di disastro economico. Ben presto s’iniziò a smantellare tutti gli impianti industriali gestiti dal governo (e sovvenzionati dal petrolio), mandando in bancarotta tutte le industrie private che dipendevano da questi.  Fu devastata l’agricoltura commerciale, sempre con la sospensione delle sovvenzioni dell’era di Saddam Hussein finanziate dal petrolio e con attacchi aerei sugli insorti nelle zone rurali.  Furono imposte nel paese misure di austerità e fu avviato un programma di “de-Baathificazione" nei sistemi educativi e sanitari del paese.
Poiché la maggior parte degli iracheni che occupavano posizioni di rilievo dovevano necessariamente appartenere al partito Baath di Saddam,  tutto questo si rivelò un disastro per i professionisti della classe media, la maggioranza dei quali si trovarono senza lavoro o esiliati in paesi vicini. Dal momento che erano loro che gestivano tali sistemi, e in condizioni sempre più estreme, l'effetto sulla gestione dell’elettricità, dell’acqua e delle infrastrutture stradali, fu disastroso.  Si aggiungano a questo gli effetti dei bombardamenti e la privatizzazione dei servizi di manutenzione ed ecco prodursi un disastro a lungo termine.
Quando, nel 2009, l'amministrazione Obama iniziò a ritirare le truppe da combattimento statunitensi, gli iracheni di tutto il paese - ma soprattutto delle zone sunnite – si ritrovarono con il 60% di disoccupazione,  servizio elettrico discontinuo, sistemi idrici avvelenati,   sistema educativo discontinuo, sistema sanitario disfunzionale e mancanza di mezzi pubblici o privati essenziali. Pochi occidentali ricordano che, nel 2010, Maliki fondò la sua campagna elettorale sulla promessa di porre rimedio a questi problemi, aumentando la produzione del petrolio – ancora questo numero – a 6 milioni di barili al giorno. Dato che la produzione esistente era più che sufficiente per far funzionare il governo, praticamente tutte le maggiori entrate potevano essere utilizzate per ricostruire le infrastrutture del paese, rilanciare il settore pubblico e riabilitare tutti i servizi pubblici, le industrie ed il settore agricolo.
LA CORROTTA EREDITÀ DELL’OCCUPAZIONE STATUNITENSE
Nonostante la sua evidente propensione sciita, i sunniti hanno voluto dare a Maliki il tempo per mantenere le sue promesse elettorali. Per alcuni aumentarono le speranze, quando furono messi all'asta i contratti di servizio ad imprese petrolifere internazionali con l'obbiettivo di portare la produzione di energia ai famosi 6 milioni di barili entro il 2020. (Alcuni, tuttavia, hanno visto questa mossa come una svendita del patrimonio nazionale).  Molti iracheni si sentirono rassicurati  quando la produzione di petrolio iniziò a risalire: nel 2011 si raggiunse finalmente il livello dell’era/Hussein di 2,5 milioni di barili al giorno, e nel  2013 la produzione superò i 3,0 milioni di barili giornalieri.
Questi aumenti alimentarono le speranze in un reale avvio della ricostruzione del paese. I prezzi del petrolio erano stabili intorno a poco meno di 100 dollari al barile; i proventi del petrolio del governo più che raddoppiati,, passando da circa $ 50 miliardi nel 2010 a più di $ 100 miliardi nel 2013.   
Solo questo aumento, se distribuito tra la popolazione, avrebbe costituito una manna di 10.000 $ di sovvenzione per ognuna dei 5 milioni di famiglie irachene.  Avrebbe, inoltre, rappresentato un acconto promettente del ripristino dell'economia irachena e dei suoi servizi sociali. (L'impianto elettrico, ad esempio, necessita di decine di miliardi di dollari di nuovi investimenti solo per ripristinare i livelli precedenti alla guerra, in ogni caso inadeguati). 
Ma dal cielo non scese alcuna di queste ricchezze petrolifere, soprattutto nelle zone sunnite del paese, dove non si vedeva segno alcuno di ricostruzione, di nuovo impulso economico, di ristrutturazione dei servizi e di nuovi posti di lavoro.  Al contrario, le enormi entrate petrolifere scomparvero tra i meandri di un governo che Transparency International ha definito come il settimo tra i governi più corrotti dell’intero pianeta.
LA PRETESA DI UNA PARTE DEL PATRIMONIO NAZIONALE
Ecco, quindi, dove entra in gioco il petrolio iracheno o dove,  comunque, entra in gioco l’assenza dei suoi proventi.   Comunità di tutto il paese, soprattutto dalle martoriate zone sunnite, hanno iniziato a chiedere finanziamenti per la ricostruzione, sostenuti principalmente dai governi locali e provinciali. In risposta, il governo Maliki ha categoricamente escluso di voler destinare eventuali entrate petrolifere per tali richieste, scegliendo invece di denunciarle come un tentativo di deviare i fondi del governo da imperativi di bilancio più urgenti.  Un esempio: decine di miliardi di dollari per l'acquisto di forniture militari, tra cui, nel 2011, 18 jet F-16 dagli Stati Uniti per $4 miliardi. In un raro momento di ironica intuizione, la rivista Time ha concluso il suo articolo sull’acquisto degli F-16 con questo commento : "La buona notizia è che l'accordo consentirà di mantenere in vita ancora per un anno lo stabilimento Lockeed - F-16 di Fort Worth. La cattiva notizia è che solo il 70% degli iracheni ha accesso all’acqua pulita e solo il 25% e ai servizi igienici”.
Per onestà nei confronti di Maliki, il suo governo ha effettivamente utilizzato una parte dei nuovi proventi del petrolio per iniziare a ristabilire le agenzie governative e le istituzioni di servizi sociali distrutte; tuttavia tutti i nuovi posti di lavoro sono stati dati ai cittadini sciiti delle aree sciite, mentre i sunniti hanno continuato ad essere esclusi dalle nuove occupazioni governative. Questa mancanza di lavoro – e quindi, questa mancanza di soldi dal petrolio - è stata determinante per la rivolta sunnita. Come hascritto Patrick Cockburn del quotidiano britannico The Independent, "La gente sunnita è stata esclusa dalle nuove occupazioni perché i fondi pubblici sono stati spesi altrove e, in alcuni casi, è stata licenziata su due piedi e senza ricevere alcun indennizzo o vitalizio, per il fatto di aver aderito per tanti anni al partito Baath”. A un insegnante sunnita con 30 anni di esperienza un giorno hanno infilato sotto la porta di casa un biglietto in cui gli si chiedeva di non venire più al lavoro alla sua scuola, perché era stato licenziato proprio per questo motivo. “Che posso fare? Come faccio ora a mantenere la mia famiglia?” ha chiesto."
Con le condizioni che peggioravano di giorno in giorno, le comunità sunnite si sono mostrate sempre più insofferenti, accompagnando le loro petizioni e manifestazioni presso gli uffici governativi con accesi sit-in, blocchi stradali e occupazioni di spazi pubblici come quella di Tahir Square.  Maliki ha risposto intensificando gli arresti e disperdendo le manifestazioni pubbliche e, in un momento cruciale del 2013, “uccidendo decine di manifestanti”, quando le sue “forze di sicurezza hanno aperto il fuoco su un accampamento sunnito di protesta”.  La repressione e la continua frustrazione nel vedere ignorate le richieste locali, non hanno fatto altro che alimentare nuove proteste e insurrezioni,  quelle insurrezioni che furono la spina dorsale della resistenza sunnita durante l'occupazione americana. Quando il governo iniziò ad usare la forza, s’intensificarono gli attacchi di guerriglia nelle zone a nord e a ovest di Baghdad, l’area che gli occupanti americani avevano etichettato come “il triangolo sunnita".
Molte di queste azioni di guerriglia erano mirate all’uccisione di funzionari governativi, polizia e – visto che aumentava la loro presenza - di soldati inviati da Maliki per reprimere le proteste. È da notare, tuttavia, che le risposte armate più incisive e meglio pianificate, hanno interessato gli impianti petroliferi.  Anche se le aree sunnite dell'Iraq non sono degli importanti centri di produzione di petrolio - oltre il 90% dell'energia del paese si estrae nelle aree sciite del sud e nella regione di Kirkuk controllata dai curdi – esse ospitano  comunque degli importanti obbiettivi petroliferi. Oltre a una serie di pozzi minori, il "triangolo sunnita" comprende, per quasi tutta la sua lunghezza, l’unica importante conduttura petrolifera che esce dal paese (Iraq/Turky), un’importante raffineria ad Haditha e il complesso petrolifero di Baiji, che comprende una centrale elettrica che alimenta le province settentrionali, e una raffineria da 310.000 barili al giorno che  produce un terzo del petrolio raffinato del paese.
Non era una novità che i guerriglieri attaccassero gli impianti petroliferi. Alla fine del 2003, dopo che l'occupazione americana aveva interrotto il flusso delle entrate petrolifere nelle aree sunnite, i locali ricorsero a diverse strategie per fermare la produzione o l'esportazione fino a quando non sarebbero state soddisfatte le richieste di quella che sentivano come la giusta parte loro spettante dei proventi petroliferi.  Dopo più di 600 attacchi, il vulnerabile oleodotto Iraq/Turkey fu reso inutilizzabile. Le strutture Baiji e Haditha occupate dagli insorti, consentirono ai leader tribali locali di ottenere fino al 20% del petrolio che fluiva da esse. Dopo che l'esercito americano assunse il controllo degli impianti all'inizio del 2007, ponendo fine a quel compromesso raggiunto, le due raffinerie divennero un costante bersaglio di attacchi paralizzanti.
Il gasdotto e le raffinerie sono tornati a funzionare regolarmente solo dopo il ritiro degli Stati Uniti dalle province di Anbar e dopo che Maliki avesse  nuovamente promesso ai leader tribali locali e agli insorti (spesso erano le stesse persone) una quota di petrolio in cambio di "protezione da furti o attacchi”. 
Questo accordo è durato per quasi due anni, ma quando il governo ha stretto un giro di vite sulla protesta sunnita, terminò questa "protezione". Esaminando questi sviluppi da un punto di vista petrolifero, Iraqi Oil Report, una newsletter online del settore che offre la copertura più dettagliata sugli eventi petroliferi in Iraq, ha definito questo “un momento cruciale di deterioramento della sicurezza”, commentando che "le forze di guardia agli impianti energetici….storicamente hanno sempre fatto affidamento ad alleanze e patti locali per garantire una reale protezione”.
LOTTANDO PER IL PETROLIO
Iraqi Oil Report ha riportato diligentemente e regolarmente le conseguenze di questa situazione di “sicurezza deteriorata”. "Dallo scorso anno, quando hanno iniziato ad intensificarsi gli attacchi contro l’oleodotto (Turchia)”, la North Oil Company, responsabile della produzione nelle zone sunnite, ha registrato un calo del 50% nella produzione. 
L’oleodotto è stato definitivamente interrotto il 2 marzo scorso e da allora “è stato impedito alle squadre di riparazione di accedere ai siti delle rotture”.  Il 16 aprile è stato bombardato il complesso Baiji, provocando un enorme fuoriuscita che ha reso imbevibile per diversi giorni l’acqua del fiume Tigri.
Dopo "numerosi" attacchi a fine 2013, la compagnia petrolifera nazionale dell’Angola Sonangol ha invocato la clausola di "forza maggiore" nel suo contratto con il governo iracheno, abbandonando quattro anni di lavoro di sviluppo nei campi Qaiyarah e Najmah nella provincia di Ninive.  Questo Aprile scorso, i ribelli hanno rapito il capo della raffineria di Haditha.  Nel mese di giugno, hanno preso possesso degli impianti inattivi, dopo che le forze militari del governo l’avevano abbandonata a seguito della disfatta dell’esercito iracheno nella seconda città più grande del paese, Mosul.
In risposta a questa crescente ondata di attacchi dei guerriglieri, il regime di Maliki ha intensificato la sua repressione tra le comunità sunnite, punendole per aver “ospitato” gli insorti.  Sono stati inviati sempre più soldati nelle città ritenute centri di "terrorismo", con l'ordine di reprimere ogni forma di protesta. Nel dicembre del 2013, quando le truppe governative hanno iniziato ad usare la forza letale negli accampamenti di protesta che bloccavano le strade e gli scambi commerciali in diverse città, sono aumentati vertiginosamente gli attacchi di guerriglia armata.  Nel mese di Gennaio, truppe e funzionari governativi hanno abbandonato parti delle città di Ramadi e Falluja, due città chiave del triangolo sunnita.
Questo mese, che ha visto quella che Patrick Cockburn ha definito una “sollevazione generale”, 50.000 soldati hanno ceduto le armi ai guerriglieri e lasciato Mosul ed altre città minori.  Sviluppi, questi, del tutto inaspettati, come li hanno descritti la maggior parte dei canali d’informazione americani; Cockburn, invece, esprimendo il parere di molti osservatori informati, ha definito il crollo dell'esercito nelle zone sunnite "per niente sorprendente”.  Come lui ed altri hanno detto, i soldati di quelle forze corrotte “non erano  preparati a combattere e morire in quelle zone… poiché il loro lavoro era principalmente quelle di guadagnare soldi per mantenere le proprie famiglie.”
Il ritiro militare dalle città ha portato, seppure parzialmente, alla fine delle occupazioni degli impianti petroliferi.  Il 13 giugno, due giorni dopo la caduta di Mosul,  Iraq Oil Report ha osservato che la centrale e gli altri edifici del complesso di Baiji erano già "sotto il controllo delle tribù locali."  Dopo un contrattacco da parte delle forze governative, il complesso è diventato una zona contesa.
Iraq Oil Report ha definito l'attacco a Baiji da parte degli insorti come "un tentativo di dirottare una parte del flusso delle entrate da  petrolio iracheno."  Se si consolida l’occupazione di Baiji, la "zona di controllo" includerà anche la raffineria di Haditha,  i campi petroliferi di Qaiyarah e Hamrah, e "i corridoi infrastrutturali-chiave come l’ Iraq/Turkey Pipeline e l’ al-Fatha,  una rete di installazioni che distribuiscono gas e combustibile alle zone centrali e settentrionali del paese”.
Un’ulteriore prova di questa volontà di controllare "una porzione del flusso di entrate petrolifere irachene”  la possiamo riscontrare nelle prime azioni intraprese dai guerriglieri tribali, una volta conquistata la centrale elettrica di Baiji: "I militanti non hanno causato alcun danno e hanno invitato i lavoratori della centrale a continuare nel loro lavoro predisponendo tutto quanto necessario per riavviare l’impianto appena possibile”. Azioni simili sono state adottate nei campi petroliferi occupati e nella raffineria di Haditha. Anche se la situazione attuale è ancora troppo incerta per permettere un effettivo funzionamento degli impianti, l'obiettivo primario dei militanti è chiaro: stanno cercando di realizzare con la forza ciò che non poteva essere realizzato attraverso il processo politico e di protesta: la presa di possesso di una parte significativa dei proventi delle esportazioni di petrolio del paese.
E gli insorti sembrano decisi a iniziare il processo di ricostruzione che Maliki si è rifiutato di avviare.  Solo pochi giorni dopo queste vittorie, l'Associated Press ha riferito che i ribelli stavano promettendo ai cittadini di Mosul e ai rifugiati rimpatriati “cibo e gas a prezzi contenuti” e che ben presto sarebbero state ripristinate le forniture alimentari e idriche e rimossi gli sbarramenti stradali.  Tutto questo finanziato con 450milioni di $(denaro dal petrolio) e con lingotti d’oro che pare siano stati saccheggiati dalla Banca centrale irachena e da diverse altre banche della zona di Mosul.
Il regime oppressivo di Saddam Hussein ha incontrato infinite rivolte e insurrezioni, e quando è fallita la feroce repressione, una parte dei proventi petroliferi è stata trasferita alla popolazione in forma di nuovi posti di lavoro, servizi sociali, sovvenzioni alle industrie e all’agricoltura.   L’oppressiva occupazione da parte degli Stati Uniti ha incontrato anch’essa infinite rivolte e insurrezioni,  perché hanno tentato di sfruttare le enormi entrate petrolifere del paese per loro disegni di dominio in Medio Oriente. Il regime oppressivo Maliki anch’esso ora è tormentato da rivolte e insurrezioni, perché il primo ministro ha rifiutato di condividere questi proventi petroliferi con i suoi elettori sunniti.
E’ stato sempre e solo il petrolio, idioti!
Michael Schwartz è professore emerito in sociologia alla Stony Brook State University.  Da tempo collabora con TomDispatch. E’ autore di svariati libri ed articoli su movimenti e insurrezioni popolari e sulle dinamiche politiche e imprenditoriali.  Uno tra questi:  “Una Guerra senza Fine: la Guerra in Iraq”.  Il suo indirizzo di e-mail: Michael.Schwartz@stonybrook.edu
24.06.2014
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63
Nota:  questi commenti fanno parte di un report di Ben Lando e dello staff di Iraq Oil Report, la migliore fonte d’informazione in lingua inglese sulla politica, l’economia e le rivolte sociali in Iraq.  Poiché tali articoli non possono essere letti senza abbonamento, non vengono qui riportati i link.  Altre informazioni su petrolio e occupazione statunitense sono state tratte da  “Una Guerra senza Fine: la Guerra in Iraq”.
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MA, COME MAI RENZI E' CASCATO ANTIPATICO A DE BENEDETTI & C. ?



espressocopertina
DI ALDO GIANNULI
 
aldogiannuli.it
Scalfari non è tipo che scriva a caso e, quando usa le parole, le sceglie una per una e le combina affilandole al meglio. Domenica, la sua abituale articolessa di un ettaro si intitolava: “Quanto è bravo il premier, ma chi ripara gli errori che sta facendo?”. Che è un bel “buongiorno!”. Il pezzo si apre con una interminabile disquisizione sulla modernità che parte da Montaigne ed arriva a Nietzsche, per poi planare su Walter Veltroni. Come dire, dall’Imperatore Tiberio, Leonardo da Vinci ed il pizzicagnolo sotto casa. Ma fin qui, nulla di importante. Il meglio viene dopo, quando Scalfari, intinto il pennino nel cianuro, viene “al nostro vissuto di questi ultimi giorni”.


Anche qui una lunga introduzione sulle sorti del sogno europeo, per poi iniziare a parlare dell’occasione che hanno gli italiani di avere un leader “di notevole capacità che è riuscito nel giro di pochi mesi a trasformare in forza le sue qualità ed i suoi difetti”. Quel che sembra mettere il vento in poppa all’Italia, cosa che però è vera solo in parte.
“La sola vera conseguenza è il suo rafforzamento personale a discapito della democrazia, la cui fragilità sta sfiorando il culmine, senza che il cosiddetto popolo sovrano ne abbia alcuna percezione”. Come dire che gli concede una caramella per poi rifilargli una frustata sulle costole. Poi parla delle “esibizioni” di  Renzi, a Ypres e di Bruxelles, di “dazione” degli 80 euro che non ha funzionato, perché i consumi sono fermi (parola scelta con rara perfidia: “dazione” è il termine che Di Pietro usò nel suo celebre saggio per parlare della corruzione, e qui sembra che Scalfari voglia dire che si è trattato di una mancia elettorale, un modo per comprarsi i voti). Infine viene al dunque: Renzi vuole fare i comodi suoi per mandare la Mogherini a fare l’alto rappresentante della politica estera europea, carica che non conta assolutamente nulla, perché vuole fare i fatti suoi all’interno del partito, ed in nome di questo fa un danno incalcolabile bocciando Letta ad un incarico ben altrimenti importante.
Poi, gli dice che non capisce nulla di Europa, che non è vero che ha ottenuto lo spostamento del pareggio di bilancio al 2016, perché di fatto deve farlo al 2015 e che deve prepararsi ad una finanziaria di fuoco e che della riforma elettorale e di quella del Senato, all’Europa ed agli italiani non frega assolutamente nulla.
Pesante direi, vi pare?
Due giorni prima è uscito l’”Espresso” con la copertina che dice: “5 miliardi di tasse in più. Renzi aveva promesso di abbassare la pressione fiscale, ma ora le famiglie dovranno fare i conti con imposte sulla casa molto più alte che in passato. Vanificando così il bonus di 80 Euro”. Direi che non c’è bisogno di commenti. Nel numero non c’è un pezzo che riprenda la cover, ma ce n’è un altro acidissimo dedicato alle “quote rosa” del piano di Renzi: Mogherini in Europa, Pinotti al Colle, ecc, ma solo per fare un po’ di raccolta consensi e liberare qualche poltrona, per i giochi interni.
Infine sia La Repubblica che l’Huffington Post presentano le imprese europee di Renzi come un mezzo fiasco. Insomma, tutte le cannoniere della flotta De Benedetti sparano ad alzo zero sul vascello renziano. Come mai? Che si siano improvvisamente accorti che Renzi non è l’astuto stratega di cui parlavano solo un mese fa, ma solo un autentico bidone, che vuol mandare la Mogherini in Europa? Per una volta ci sembra che la scelta di Renzi sia felice, perché la carica di Alto rappresentante ecc ecc non conta assolutamente nulla, la Mogherini è come se non esistesse: sono fatti l’una per l’altra. Ed allora perché tanto e così repentino astio?
Una prima ragione è quella che dice esplicitamente Scalfari: Letta. Probabilmente il giullare di Firenze sottovaluta troppo il suo predecessore che ha amici molto potenti che già hanno mal digerito il suo siluramento a Palazzo Chigi. Poi il modo della sua esternazione “Letta? Nessuno ha fatto il suo nome”) deve essere sembrato a lorsignori un insopportabile effetto di rincaro. “Fassina chi?” lo può dire, appunto, a Fassina, ma quando tocca un membro della nobile schiatta dei Letta, vice presidente dell’Aspen Italia, certe cose non se le deve permettere. E questo stile un po’ tanghero comincia a dare sui nervi a molti.
In secondo luogo, si sa che il tamarro di Firenze vuole spedire la Mogherini in Europa per fare un rimpasto di governo che azzeri la presenza di montiani e alfaniani, in modo da liberare sedie per operazioni interne di partito. Solo che, in questo gioco, non tiene presente che montiani ed alfaniani sono un pezzo importante del “partito del Colle” e Napolitano ha fatto capire che la cosa non gli va. Il Presidente sa si essere avviato sulla via dell’uscita, ma vuole pilotare la successione, magari a favore di un suo candidato o, quantomeno, per bloccare la strada a quelli più sgraditi. Gli oltre 150 voti di montiani, casiniani, alfaniani sono un pacchetto troppo importante, che vanno ad  aggiungersi agli alleati lettiani, ai senatori a vita ed ai pochi fedelissimi nel Pd. Un blocco che sfiora i 200 voti che può fare la differenza in un Parlamento-spezzatino come quello attuale. Ma, nel frattempo occorre tutelare questi amici, per cui niente rimpasto, che Renzi se lo metta bene in testa.
Poi la riforma del Senato sta andando in modo diverso da quello auspicato da Scalfari, che vorrebbe un bel Senato dei “talenti e delle competenze” di nomina regia: docenti universitari, finanzieri, alti burocrati, “tecnici” e specialisti vari ecc. Insomma, una cosa di mezzo fra una specie di “governo Monti” allargato ed una commissione di saggi come quelle che il Presidente ama nominare. Qui, invece, si minaccia un Senato di sindaci e consiglieri comunali: gente poco fine. Quindi, questa riforma del Senato non interessa agli italiani. Sarebbe diverso se si trattasse del Senato dei talenti e delle competenze cui gli italiani si appassionerebbero.
Poi Renzi ha aperto agli insopportabili cinquestelle. Beninteso: magari non lo fa per simpatia verso di loro o per scrupolo democratico, ma per una sorta di aggiornamento della politica dei due forni di andreottiana memoria, ma non va affatto bene neanche così, perché l’uomo si sta troppo allargando, cercando di giocare a tutto campo (quell’accenno scalfariano al “suo rafforzamento personale a discapito della democrazia” parla molto chiaro). Insomma il ragazzo poteva anche andare  sino ad un certo punto, anche perché si è rivelato efficace nello sbarrare la strada ai barbari antisistema del M5s, ma ora deve stare al suo posto ed occuparsi di flessibilità che è la vera riforma che l’”Europa ci chiede”. E deve fare bene i compiti a casa. Magari ne ha trascurato qualcuno cui era particolarmente interessato l’ingegner De Benedetti. E non sta bene, torni più preparato la prossima volta.
Insomma, mi pare che la luna di miele con i poteri forti stia finendo. Accade a volte che dalla primavera si passi all’autunno di colpo, saltando l’estate. Neanche le stagioni sono più quelle di una volta, signora mia…
Aldo Giannuli
30.06.2014

STA ARRIVANDO LA "OPEN SOURCE REVOLUTION"


opensource  
DI NAFEEZ AHMED
Politici corrotti a livello locale, statale, provinciale e nazionale sono fin troppo felici di intascare mazzette e di guardare da un'altra parte. Ormai tutto il sistema commerciale, diplomatico e informativo è pieno di cancro. Quando nei trattati commerciali esistono delle sezioni segrete - o sono interamente TOP-SECRET - si può star tranquilli che si sta fottendo la popolazione e che mettere il segreto (di stato) è solo un tentativo di evitare di far scoprire le responsabilità. È il segreto che permette la corruzione, esattamente la stessa cosa che fa una popolazione distratta: permette la corruzione ".
Robert David Steele, ex Marine, agente CIA  e co-fondatore della attività di intelligence US Marine Corps, si è dato una missione che spaventa l' intelligence USA.



Con 18 anni di esperienza nella comunità di intelligence degli Stati Uniti, e altri 20 anni di intelligence commerciale, la carriera esemplare di Steele ha toccato quasi tutti i settori del mondo clandestino, entrò come fante nei Marine Corps e come ufficiale nell'intelligence. Dopo quattro anni di servizio attivo, entrò a far parte della CIA e dopo una decina di anni co-fondò la Marine Corps Intelligence, divenendo Vice Direttore. Ampiamente riconosciuto come il leader del paradigma Open Source Intelligence  (OSINT), Steele ha continuato a scrivere i manuali OSINT per la NATO, per la Defense Intelligence Agency degli USA e per la US Special Operations Forces. Per inciso, lui - personalmente - ha addestrato 7.500 agenti di oltre 66 paesi diversi.
Nel 1992, nonostante l'opposizione della CIA, ha ottenuto dai Marine Corps il permesso di organizzare una conferenza internazionale che fu il punto di riferimento della open source intelligence - il paradigma che prevede la raccolta di informazioni a supporto delle decisioni politiche, non attraverso attività segrete, ma ricavandole da fonti pubbliche aperte a disposizione di tutti. La conferenza fu un tale successo che arrivarono oltre 620 partecipanti provenienti da tutto il mondo dell'intelligence.
Ma la CIA non ne fu contenta e informò Steele che gli avrebbe vietato organizzare una seconda conferenza. Questo scontro lo spinse a dimettersi dalla Marine Corps Intelligence e a sviluppare altrove un proprio paradigma sulle open source. Infatti fondò e diresse la "Open Source Solutions Network Inc." e poi la non-profit  "Terra Intelligence Network" che gestisce il Public Intelligence blog.
Ho incontrato Steele per la prima volta quando fece una recensione del mio terzo libro, "The War on Truth: 9/11, Disinformazione e Anatomia del terrorismo" su Amazon. 
Il mese scorso, Steele ha presentato alla conferenza Libtech di New York un documento sorprendente , dove si enunciavano alcuni elementi del suo ultimo libro, The Open-Source Everything  Manifesto: Transparency, Truth and Trust  e parlava al pubblico di tutti i sintomi che si sentono nell'aria oggi e che sembrano presupposti di una rivoluzione, sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. 
Il libro di Steele è un must-read, una tabella di marcia potente ma ancora pragmatica su un nuovo paradigma di civiltà che offre una critica tagliente e implacabile sull'ordine globale dominante. Ha un "approccio interdisciplinare sull'intero sistema"  e collega drasticamente la crescente corruzione, l'inefficienza e l'irresponsabilità del sistema di intelligence e dei suoi padroni politici e finanziari, con le crescenti disuguaglianze e crisi ambientali. Ma offre anche una visione globale di speranza che le reti di attivisti come Reclaim stanno mettendo in piedi
"Siamo alla fine di un processo storico durato cinquemila anni, durante il quale la società umana è cresciuta esponenzialmente abbandonando gli antichi valori dettati dalla saggezza indigena e dalle decisioni comunitarie", scrive in The Open Source Everything Manifesto.
"Il potere è accentrato nelle mani di « élite » sempre più specializzate e di «esperti» che non solo non hanno raggiunto quello che avevano promesso, ma che hanno usato informazioni segrete ed il controllo dell'informazione per ingannare il pubblico e per controllare, con il  potere acquisito, le risorse comunitarie che, in ultima analisi, hanno saccheggiato."
Il capitalismo di oggi, sostiene, è per sua natura predatorio e distruttivo: "Nel corso degli ultimi secoli, i beni comuni sono stati assediati, e tutto, dall’agricoltura all'acquaè diventato una commodity, senza tener conto che le risorse non rinnovabili hanno un costo reale. In questo modo gli esseri umani, che avevano impiegato secoli per liberarsi dalla schiavitù, sono stati ri-schiavizzati dall'Era-Industriale."
In questo contesto, diventa necessario che  "Open source" possa dare la possibilità di costruire sulla base di quello che abbiamo imparato attraverso l'industrializzazione, e dai nostri errori e focalizzarci sulla conoscenza, sulla apertura - e la redistribuzione - dei beni comuni, per riavviare un processo che faccia uscire dal giogo di strutture di potere ormai superate, per dare una possibilità di prosperità per tutti.
"Condivisione, non segretezza, è il mezzo con cui potremo realizzare un destino tanto alto, come creare una ricchezza infinita, una ricchezza delle reti, del patrimonio di conoscenze - una ricchezza rivoluzionaria -. Tutti possono creare un valore NON-ZERO, un sistema win-win per la Terra dove tutti lavorano per il 100% dell'umanità. Questa è la "utopia" che immaginò Buckminster Fuller, che ora però è alla nostra portata ".
L'obiettivo, conclude, è rifiutare:
"Quegli aggregati di ricchezze accumulate illecitamente che sono in gran parte delle ricchezze-fantasma, possedute da una ricca-comunità, definita genericamente, che condivide le informazioni e che può stabilire qual'è la verità che deriva dalla trasparenza e dall'autenticità, è proprio questo il vero arbitro della ricchezza condivisa".
Malgrado questa sua visione sfacciatamente radicale, Steele è molto rispettato dagli alti ranghi dell' intelligence militare di tutto il mondo, per la sua opera di ricercatore al War College dell'esercito americano, per essere autore di diverse monografie, per aver insegnato al Dipartimento di Stato USA, al Dipartimento della Homeland Security, ecc....
Steele resta comunque un aperto critico dei comportamenti dell'Intelligence USA e del suo ruolo che fondamentale sta rendendo più gravi e non più lievi le maggiori minacce e le sfide del mondo.
Questa settimana, ho avuto la fortuna di incontrare Steele e parlare a fondo della sua recente analisi del futuro della politica degli Stati Uniti nel contesto delle sempre più urgenti sfide ambientali. La prima cosa che ho chiesto è stato come pensa che andremo a finire nel prossimo decennio, secondo il suo punto di vista olistico.
"Sono le persone che hanno una corretta istruzione, quelle che apprezzano un approccio olistico a qualsiasi sfida. Ciò significa che si rendono conto sia della causa che degli effetti e della complessità di questo intreccio "- ha detto. - "Una parte importante del nostro problema nell'arena politica pubblica è il declino di una intelligenza-integra tra i politici più importanti e tra le persone che fanno opinione, che insegnano all'università, che sono determinanti nelle organizzazioni non governative, tutti hanno vissuto una regressione intellettuale di questo tipo."
"La mia formazione universitaria avvenne negli anni 70, quando era di gran moda la "crescita senza limiti" e il "federalismo mondiale". Entrambe queste teorie hanno tentato di abbracciare le sfide sistemiche, ma entrambe hanno sofferto di un eccesso di arroganza. Quello che era chiaro negli anni 70 e che oggi è tenuto nascosto dal tradimento politico e finanziario avvenuto nell'ultimo mezzo secolo, è che tutto è collegato: quello che facciamo, ad esempio, asfaltando una zona umida, o quando, "inavvertitamente" avveleniamo le acque sotterranee a causa della dipendenza dell'agricoltura da pesticidi e fertilizzanti, che non rispettano i necessari "principi di precauzione", alla fine tutto porta a catastrofi climatiche che sono atti provocati dall'uomo, non certo atti di dio".
Indocandomi la sua enorme collezione di libri su cambiamenti climatici, malattie, degrado ambientale, sul picco del petrolio , e sulla scarsità d'acqua, prosegue
" Vedo cinque principali minacce nell'orizzonte più immediato e sono tutte collegate:
  • Il collasso delle società (troppo) complesse,
  • L'accelerazione della distruzione della Terra per effetto di cambiamenti ambientali - che dovrebbero avvenire, normalmente, ogni 10 mila anni - che ora avvengono ogni due o tre anni,
  • I predatori e gli shock provocati dal capitalismo e dalla criminalità finanziaria, non solo nella City o a Wall Street,
  • La corruzione politica esponenziale,
  • L'appoggio dato a 42 su 44 dittature.
  -  Per questo stiamo rischiando delle catastrofi di massa."
" Perchè gli Stati Uniti dovrebbero essere sull'orlo di una rivoluzione ? "
Rivoluzione significa rovesciamento - il completo rovesciamento dello status quo ante. Siamo alla fine dei secoli che Lionel Tiger chiama 'La Fabbrica del Male', quelli in cui le banche commerciali guidate dalla City di Londra hanno cospirato con i governi - presi in ostaggio - per concentrare le ricchezze e i beni, inclusi gli esseri umani. Il significato del termine " rivoluzione " è praticamente un equilibrio che è stato perso e uno status che è diventato insostenibile, ma esistono almeno due elementi, due 'limitazioni' che obbligheranno questa avidità all'ennesima potenza a fermarsi: il primo sono i limiti stessi della Terra, e il secondo è la sensibilità umana. Ora siamo ad un punto in cui entrambe queste limitazioni stanno dando evidenti segnali. "
Robert Steele - preconditions for revolution
Tabella CIA sui presupposti per lo scoppio di una rivoluzione

Ma questo non è solo un problema degli Stati Uniti - aggiunge.
"Ci sono i presupposti di rivoluzione nel Regno Unito, e nella maggior parte dei paesi occidentali. La quantità di pre-condizioni attive è abbastanza sorprendente, a partire dall'isolamento delle elite, dalla concentrazione della ricchezza, da una istruzione ed una socializzazione inadeguata, dalla concentrazione delle proprietà terriere, dalla perdita di potere repressivo delle nuove tecnologie, soprattutto in relazione all'energia, fino ad arrivare all'atrofia del settore pubblico e alla diffusione della corruzione, alla disonestà dei media, alla disoccupazione di massa dei giovani .... e si potrebbe continuare."
Allora, perché non succede niente?
"Le precondizioni non sono le "condizioni". Qui in Occidente stiamo aspettando il nostro venditore di frutta tunisino. Le popolazioni riusciranno a sopportare ancora delle forti repressioni, soprattutto se consideriamo che il flusso informativo proveniente dai media e dalle scuole si prodiga attivamente per spiegarci che "siamo tutti impotenti, questo è il solo ordine delle cose". Solo quando ci sarà uno scandalo tanto esasperante da non poter essere ignorato né in UK né in America, scoppierà quella rivoluzione che sconvolgerà i sistemi politici corrotti di entrambi i paesi, e forse riuscirà a sbattere molte banche fuori dal mercato. Vaclav Havel definisce questa situazione "La potenza degli impotenti". Una scintilla che provoca un violento incendio".
Ma sicuramente serve qualcosa più di una rivoluzione nel senso di rovesciamento, per ottenere un cambiamento. Come si può inserire il manifesto di 'open source everything' in tutto questo?
"L'Occidente ha seguito un percorso di industrializzazione che consente la privatizzazione della ricchezza dei beni comuni, e al tempo stesso la criminalizzazione del diritto ai beni comuni per i cittadini, nonché l'esternalizzazione di tutti i relativi costi. Non importa che il fracking produca terremoti e avveleni le falde acquifere. - Politici corrotti a livello locale, statale, provinciale e nazionale sono fin troppo felici di prendersi le mazzette e di guardare dall'altra parte. Ormai tutto il nostro sistema commerciale, diplomatico e informativo è cancerogeno. Quando nei trattati commerciali esistono delle sezioni segrete - o sono del tutto segreti - si può essere certi che si sta fottendo la popolazione e che la segretezza è solo un tentativo di evitare di far scoprire le responsabilità. È la segretezza che permette la corruzione, esattamente la stessa cosa che fa una popolazione disattenta: permette la corruzione ".
Allora si tratta di una crisi del capitalismo?
Dobbiamo mettere fine al capitalismo per risolvere questi problemi? E se sì, come?
"Il Capitalismo-predatore si basa sulla privatizzazione del profitto e sulla esternalizzazione dei costi. Si tratta di un assedio dei beni comuni, e della criminalizzazione degli usi e delle norme che fino a quel momento avevano regolato l'uso dei diritti comuni. Abbiamo bisogno di un sistema che tenga conto pienamente di tutti i tipi di costi reali. Che si continui a chiamarlo capitalismo o no, per me è irrilevante, ma comunque dovrà essere qualcosa che trasformerà radicalmente la dinamica del capitalismo di oggi, per arrivare ad un capitalismo open source. Che sia qualcosa che faccia trasparire quello che ha calcolato il mio collega JZ Liszkiewicz  : per fare una maglietta di cotone bianco servono circa 280 litri d'acqua, 8-15 di carburante, e una quantità di tossine e di emissioni che comprendono i pesticidi, i gas di scarico, i metalli pesanti e altri composti che inquinanao l'aria – nel tutto bisogna anche includere, generalmente, il lavoro minorile. Mettendo in conto tutti questi costi ed il loro vero impatto sociale, umano e ambientale si ha una visione totalmente differente sulle implicazioni che devono essere alla base dell’organizzazione della produzione e dei consumi che sono gli elementi del capitalismo predatorio di oggi.”
Così che cosa si intende esattamente  per Open Source Everything ? 
"Abbiamo oltre 5 miliardi di cervelli umani che sono una risorsa infinita, che possono essere utili al progresso. Il Crowd-sourcing ed il surplus-cognitivo sono due elementi che possono essere determinanti per l'evoluzione dinamica del potere e che possono sostituire gli ignoranti e corrotti oggi al vertice delle istituzioni con persone attente all'etica e all'ecologia. L'ecologia- open-source ha bisogno di un gran numero di "informazioni disponibili"
L'ecologia open source si compone di una vasta gamma di informazioni da dis-segretare che riguardano tecnologie  di agricoltura, allevamento, software, hardware, reti, denaro,  sviluppo dello small business,  brevetti - per citarne solo alcune. Il punto chiave è che tutti si dovranno muovere e sviluppare contemporaneamente, altrimenti il sistema attuale li isolerà rendendo ogni sforzo inefficace. Rendere pubblici i dati - Open data -  sarà una mossa inutile se non si disporrà anche di open-hardware e open-software.  Se non ci sarà trasparenza da parte dei governi, se non ci sarà una Open-Cloud e un Open-Spectrum, i soldi continueranno a dominare, come è sempre stato, ogni avanzamento e la velocità con cui ogni avanzamento sta avvenendo. "
Robert Steele
La visione di Robert Steele per i sistemi open source
Il 1° maggio, Steele ha inviato una lettera aperta  al Vice Presidente USA Joe Biden chiedendogli di considerare l'istituzione di una Open Source Agency aperta che trasformerebbe il funzionamento della comunità di intelligence, riducendo drasticamente i costi, aumentando controlli e responsabilità, aumentando l'accesso alle migliori informazioni possibili a sostegno di politiche olistiche. Fino ad oggi, non ha ricevuto nessuna risposta. Non ne sono particolarmente sorpreso. Open source everything praticamente compromette tutto quello che rappresenta il sistema di sicurezza nazionale. Perché preoccuparsi e perdere tempo a chiedere di prenderlo in considerazione addirittura al Vice Presidente Biden?" Lo stato di sicurezza nazionale è radicato nel segreto, che è usato come strumento per evitare qualsiasi responsabilità. Il mio primo libro "On Intelligence: Spies and Secrecy in an Open World" - che tra l'altro ebbe una prefazione del senatore David Boren, il penultimo presidente del Senate Select Committee for Intelligence - diceva chiaramente che lo stato di sicurezza nazionale è una macchina costosa, mostruosamente inefficace che, semplicemente, non è adatta allo scopo. In questo senso, lo stato di sicurezza nazionale è il peggior nemico di se stesso- è destinato a fallire "
Data la sua posizione come esperto di intelligencele critiche di Steele sugli eccessi perpetrati dall' intelligence degli Stati Uniti sono più che graffianti - sono schiaccianti.
"La maggior parte di quanto producono i metodi dei servizi segreti non è vera intelligence. Si tratta di informazioni semplicemente segrete che, il più delle volte, sonopiuttosto generiche e quindi non molto utili per determinare decisioni critiche a livello governativoLa National Security Agency (NSAnon ha impedito nessun attentato terroristico,  la CIA non riesce nemmeno a prendere per il verso giusto la popolazione della Siria e non fornisce nessun servizio di intelligence - nessun elemento utile - che possa servire alla maggior parte dei segretari di gabinetto, di vice segretari e di capi dipartimento per prendere una decisione. Infatti il Gen. Tony Zinni,quando era Comandante in Capo del Comando Centrale degli USA, durante la guerra, ha raggiunto il record di aver ricevuto, nella migliore delle ipotesi, un misero 4% di quello che aveva bisogno di sapere da fonti e dai metodi dei servizi segreti" 
Così  Open Source farebbe abolire le agenzie di intelligence come le conosciamo oggi? 
"Io sono una ex spia e credo che abbiamo ancora bisogno di spie e di segretima abbiamo bisogno di ri-orientare la stragrande maggioranza dei soldi che si spendono oggi per i servizi segreti, senza buttare i soldi e puntando sulle informazioni che sono già "open-conosciute"Ad esempio, si potrebbe usare il controspionaggio per combattere spietamente la corruzioneo altri mali orrendi come la pedofilia.
"Che ci crediate o noil 95delle informazioni che possono servire a prendere decisioni eticamente corrette si può acquisire senza servizi segreti e senza procedure di intelligence, ma sono apertamente ed economicamente disponibili e conosciuti, leggendo le notizie di società civile, commercio, governiforze dell'ordine, media,informazioni militarie organizzazioni non governativeUna "Open Source Agency"come ho proposto potrebbe non solo raccogliere e soddisfare il 95del fabbisogno diintelligence, ma porterebbe lo stesso risultato a livello governativo, arricchendo l'istruzioneil commercio e la ricerca - potrebbe cioè far nascere quella che, nel 1995, descrissi come una 'NAZIONE INTELLIGENTE'.
"Il vero punto focale di  Open Source Everything  è cambiare la struttura dell'agenzia pubblica e diventare l'unica forma di informazione e di information-technology che deve essere ritenuta accettabile dalla maggioranza delle persone che, pur lavorando in paesi differenti, hanno compreso che è possibile conoscere rapidamente tutte le realtà locali del mondo, senza doversi assogettare alle imposizioni continue delle corporations."

Robert Steele's graphic on open source systems thinking
Il grafico di Robert Steele su come immagina il sistema  Open Source
Per me è chiaro che quando Steele parla di Intelligence, come "supporto decisionale", in realtà non intende che si debbano raccogliere  "tutte le informazioni in tutte le lingue in ogni momento" - nel senso che non serve fare una ricerca multidisciplinare di tutto il passato e di tutto il futuro. La sua premessa più intrigante è che  l'1% della popolazione non è assolutamente tanto potente, quanto crede e quanto vorrebbe farci credere che sia.
"Il potere di acquisto collettivo di cinque miliardi di poveri è quattro volte superiore a quello del miliardo di ricchi,  secondo il pensatore di Harvard   Prof C. K. Prahalad –Open Source Everything  vuole mettere insieme i circa cinque miliardi di poveri per reclamare la loro parte di ricchezza collettiva e per mobilitarli in modo datrasformare le loro vite. Non c'è nessuna possibilità che questo tipo di rivoluzione possa essere domata. Una Agenzia pubblica sta nascendo, e la capacità del pubblico di mettere letteralmente qualsiasi banca o qualsiasi società fuori dal mercato in una sola notte sta diventando possibilePer parafrasare Abe Lincolnnon è possibile metterla in quel posti a tutti, facendolo allo stesso momentoNoi questo lo abbiamo compreso. Quello che manca è solo un importante fattore che faccia precipitare gli eventi - manca solo il nostro venditore di frutta tunisino. Poi, quando arriverà la rivoluzione sarà profonda e duratura"
L'analogia con la Primavera Araba ha, però, anche i suoi lati negativi e finoranon c'è davvero molto da augurarci che questo tipo di rivolta arrivi anche da noi. Mi piacerebbe poter sapere come si può fermare una rivoluzione di questo genere, prima che cominci a trasformarsi in un caos violento e distruttivoSteele è caratterialmente un ottimista..
"Questa per me è una questione controversa, perché quello che vorrei vedere è la fine dei dictat nazionali e l'emergere di una trasparenza che venga dal basso, e che includa le diversità, l'integrità e la sostenibilità per i singoli cittadini USA, di tutte quelle persone che oggi non vengono considerate niente per effetto dei regolamenti federali e statali - per esempio per le assurdità di certe leggi che permettono la crudeltà contro gli animali e che autorizzano la distruzione della terra con il fracking.Quelli, come il mio collega Parag Khanna, che parlano di una nuova era,  di una nuova città-stato, secondo me hanno ragione.  Il sistema "top-down/ dall'alto in basso" ha fallito in maniera eclatante, è per questo motivo che sta emergendo tanta voglia di un potere del consenso che viene dal basso. - e le cose non andranno avanti solo "perché lo dico io". - C'è una sola risorsa illimitata sul pianeta e questa è il cervello umano.
L'attuale strategia messa in atto dall' 1capitalista sta fallendo ogni giorno di più, perché sta uccidendo la gallina dalle uova d'oro a tutti i livelli.  Sfortunatamenteil divario tra chi ha soldi e potere, da una parte, e chi sa esattamente di cosa stanno parlando, dall'altra parte, sta aumentando sempre di più.  I ricchi si sono circondati daadulatori e da gente che ha qualcosa da chiedere e che, per questo, non vuole mettere in discussione il sistema in cui vivonoCome disse Larry Summers a ElizabethWarren "gli insiders- cioè quelli che stanno dentro il sistema- non criticano gli altri insiders".
Ma come si arriva ad una Visione Open Source?
"Per cominciare le informazioni sono dissponibili sia a livello locale che globale, sono mischiate tra le altre, ma essenzialmente ci sono otto "settori " in cui cercare quello che può essere utile:
  1. Mondo accademico
  2. Società civile, comprese le organizzazioni sindacali e le religioni,
  3. Commercio soprattutto le piccole imprese
  4. Governi locali,
  5. Forze dell'ordine
  6. Mezzi di comunicazione
  7. Militari
  8. Non-governo / non-profit 
Bisognerà creare dei Consigli locali per una buona amministrazione che mettano insieme personalità e informazioni provenienti da tutti gli otto settori, a tutti i livelli, senza perdere tempo. Chiunque di noi che comprenda e riconosca che  Open Source è un sistema vitale può cominciare a lavorare per creare delle nuove strutture di base che funzionino dal basso verso l'alto, e deve farlo senza aspettare che cominci qualcun altro."
Come si può trovare in "Open Source Everything" il potenziale per 're-ingegnerizzare il Terra'?
Questa è la domanda più importantee la risposta che mi dà Steele è ispirata.
"Open Source Everything è un sistema che vuole rivoltare tutto, metterlo sottosopra,  in modo da far sentire una pistola puntata contro il potere attualeOpen SourceEverything dovrà usare la verità, e non la violenza,  come moneta per arrivare al potere. Open Source Everything sceglierà di mettere al centro dell'economia reale tutti i costi, senza lasciare conti in sospeso e facendo riferimento anche al  " concetto indigeno della 'settima generazione di pensiero"- come, cioè,  il nostro comportamento potrà influenzare la società tra 200 anni -. La maggior parte dei nostri problemi di oggi possono essere ricondotti all'ascesa del militarismo unilaterale, delcolonialismo virtualee del capitalismo predatoriotutti sistemi basati sulla forza e sulle menzogne ​​e sul loro sconfinamento sui beni comuni
La Sicurezza Nazionale dello Stato lavora al servizio della City di Londra e di Wall Street. Sia la City che Wall Street stanno per essere rovesciate da una combinazione di operazioni alternative proposte da banche orientali,  da capacità che possono portare ad uno sviluppo internazionale differente e da persone che riconoscono di avere il potere di ritirare i loro soldi dalle banche e di scegliere di non acquistare beni di consumo che servono a sovvenzionare corruzione e  concentrazione della ricchezza. Ma queste persone hanno anche la possibilità di riprendersi i beni comuni e di rimetterli liberamente a disposizione di tutta l'umanità "
Per Steele, una Open Source Revolution è inevitabile, semplicemente perché nessuno potrà fermare il crollo di un sistema che è in mano all' 1% della popolazione  – e perché le alternative che si verificherebbero se l'intera popolazione non dovesse rivendicare i beni comuni sono troppo tristi per parlarne.
Non abbiamo altra scelta se non questa scelta.

"Il mio motto, è un gioco di parole sul motto che la CIA continua a disonorare ogni giorno: «la verità ad ogni costo fa ridurre tutti gli altri costi" »mi dice. «Altri, più saggi di me, hanno detto che la natura ha sempre l'ultima parolaSiamo alla fine di un'epoca in cui le menzogne ​​possono essere ancora usate per rubare al pubblico e aibeni comuniMa siamo anche all'inizio di un'altra era in cui la verità al servizio del pubblico ci potrà riportare a vivere in uno stato di grazia

Nafeez Ahmed
23.06.2014
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione Bosque Primario.