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domenica 20 luglio 2014

20 luglio 2001 - 20 luglio 2014


domenica, luglio 20th, 2014

20 luglio 2001: Genova ricorda Carlo Giuliani 13 anni dopo

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Carlo Giuliani (Getty Images)
20 luglio 2001. Genova non dimentica e anche quest’anno oggi è il “giorno di Carlo”. Sono passati tredici anni dalla morte di Carlo Giuliani, in piazza Alimonda: ucciso a 23 anni, alle 17.27 , da un colpo di pistola nel pieno degli scontri del G8 di Genova. Organizzato dal Comitato piazza Carlo Giuliani, al campo sportivo di Cà de Rissi si svolgerà il torneo di calcio a 5, “Carlo Giuliani 2014″. Nel pomeriggio, nella sala della Regione, in piazza De Ferrari, si svolgerà il dibattito “La fortezza Europa: repressione e criminalizzazione delle lotte sociali: che fare?”. Oggu dalle 14.30, in piazza Alimonda, il concerto “Per non dimentiCarlo”
Redazione online
http://www.direttanews.it/2014/07/20/20-luglio-2001-genova-ricorda-carlo-giuliani-13-anni-dopo/

per non dimentiCARLO


Per non dimentiCARLO… Genova 19-20 Luglio 2014

luglio 19 @ 3:00 pm - luglio 20 @ 8:00 pm

Genova, 19-20 Luglio 2014
Sabato 19 ore 15,30 SALA della REGIONE – P.za De Ferrari
La Fortezza Europa, 
repressione e criminalizzazione delle lotte sociali: che fare?
TESTIMONIANZE E PROPOSTE CON IL CONTRIBUTO DI:
Alessandra BALLERINI consulente sportello immigrati CGIL,Terre des Hommes e avvocato di strada;
Charlie BARNAO sociologo, Università di Catanzaro;
Italo DI SABATO coordinatore Osservatorio sulla Repressione - www.osservatoriorepressione.info;
Nicoletta DOSIO insegnante, da sempre in prima linea nella lotta No Tav in Val di Susa;
Lorenzo GUADAGNUCCI giornalista, Comitato Verità e Giustizia per Genova;
Gilberto PAGANI avvocato, Presidente Legal Team Italia;
Salvatore PALIDDA sociologo, Università di Genova.
Introduce: Francesco BARILLIcoordinatore di www.reti-invisibili.net
Organizzano: Comitato Piazza Carlo Giuliani, Osservatorio sulla Repressione, Legal Team Italia.
Sabato 19 dalle ore 10 Impianto Sportivo Cà de Rissi (via di Pino, 35) Ge-Molassana 
Torneo “Carlo Giuliani 2014” per squadre di calcio a 5
Iscrizioni e accoglienza: pernondimenticarlogenova@yahoo.it
In serata la premiazione del torneo
Organizza: Centro Sociale Pinelli -  https://www.facebook.com/csa.pinelli
Domenica 20 dalle ore 14.30 Piazza Alimonda
PER NON DIMENTICARLO
MUSICA E INTERVENTI DAL PALCO CON:
Luca Lanzi, Alessio Lega, Marco Rovelli, Renato Franchi e l’Orchestrina del suonatore Jones, Malasuerte FI SUD, LRB Liberdade, Kaosforcause, Pierugo&Marika
Organizza: Comitato Piazza Carlo Giuliani -  www.piazzacarlogiuliani.org
Sera: cena presso il Centro Sociale Pinelli, via Fossato Cicala

BAMBINI DI CONFINE


Messico, l'odissea dei migranti bambini

Migliaia di minorenni centro e sudamericani in viaggio verso gli Stati Uniti. Da soli. Pronti ad affidarsi a sconosciutiE a rischiare la vita. Per non morire di povertà o di abusi.

REPORTAGE
da Guadalajara
Samuel cammina tranquillo per una delle strade più affollate del centro di Guadalajara, città dell’Occidente del Messico, stendendo verso i passanti la sua piccola mano scura.
Il sorriso innocente gli fa guadagnare diverse monete in poco tempo. Ma il motivo del suo successo è anche un altro. Questo quattordicenne onduregno porta addosso i segni della sua condizione di migrante che viaggia verso gli Stati Uniti: sulle spalle uno zaino con una coperta arrotolata e negli occhi un misto di stanchezza e speranza.
IN VIAGGIO COL FRATELLO. Un mese fa ha lasciato il suo paese, uno dei tanti nelle zone rurali dell’Honduras dove non esistono né scuole né attività ricreative. Senza educazione e senza soldi, la sua vita finora l’ha passata lavorando nei campi, vivendo con gli zii, poiché i suoi genitori e suo fratello maggiore gli ultimi anni li hanno passati quasi tutti negli Stati Uniti.
Adesso, con quest’ultimo - un diciottenne che è stato rimpatriato per l’ennesima volta pochi mesi fa - sta cercando di raggiungere mamma e papà, che vivono in California.
Dice che è capace di contare - «In Honduras abbiamo le lempiras (le monete)», spiega muovendo le dita -, ma non sa né leggere né scrivere.
E non sa se riuscirà ad entrare negli States con il «coyote» (la versione messicana dello scafista, ndr) che lo sta aspettando a Tijuana, sul confine del Messico, per portarlio insieme al fratello illegalmente dall’altra parte del río Bravo.
57 MILA MINORI FERMATI AL CONFINE. Ma soprattutto non sa che, mentre viaggia verso il suo sogno americano, molti altri come lui sono bloccati alla frontiera o sono riportati a forza al loro Stato di origine.
Martedì 15 giugno il governo statunitense ha cominciato a rispedire a casa persone senza documenti e minorenni migranti centroamericani, che negli ultimi mesi sono accorsi a frotte al confine, ingannati da voci false, sparse presumibilmente dai coyotes, che promettevano che se avessero messo  piede negli Usa avrebbero ottenuto un permesso di residenza.
Da ottobre del 2013 a luglio di quest’anno, 57 mila minori provenienti dal Centroamerica (in particolare Salvador, Honduras e Guatemala), molti dei quali viaggiando da soli, hanno provato a entrare illegalmente negli Stati Uniti, generando una vera e propria crisi umanitaria nel sud del paese.

I minori respinti alla frontiera spesso finiscono nell'illegalità

Associazioni pro-migranti, come Campaña Fronteriza e Hermandad Mexicana, hanno denunciato all’inizio del mese che i bambini catturati dalle pattuglie di frontiera si trovano in «pessime condizioni» e che nei centri di accoglienza, dove non ci sono letti né brande, «stanno stipati aspettando che le autorità aprano il processo per rimandarli ai loro Paesi».
La legge in vigore negli Usa, promulgata nel 2008, prevede che i minorenni senza documenti provenienti da Stati limitrofi (in questo caso Messico e Canada) siano immediatamente rimpatriati, mentre quelli che arrivano da nazioni non confinanti, devono essere sottoposti a un processo durante il quale le autorità cercano familiari che possano prendersi cura di loro mentre si definisce il loro status migratorio.
7 MILA BIMBI ATTENDONO IL PROCESSO. Solamente nel 2014, secondo il portavoce dell’Amministrazione per bambini e famiglie Kenneth Wolfe, sono stati rilasciati più di 34 mila minori, la maggioranza dei quali finiscono “nell’ombra”, cioè nell’illegalità.
Attualmente, ha confermato a El País lo stesso funzionario del Dipartimento della salute, sono 7 mila 247 i bambini senza documenti che stanno aspettando un processo, mille dei quali si trovano nella base aerea di Lackland, in Texas.
Ma la politica del governo americano per risolvere l’emergenza è chiara: «Le frontiere degli Stati Uniti non sono aperte all’immigrazione illegale», ha dichiarato il segretario di Sicurezza Nazionale Jeh Johnson, ribadendo la posizione che il presidente Barack Obama ha espresso giorni fa in una lettera al Congresso, con la quale ha chiesto 3,7 miliardi di dollari per risolvere la crisi e per intraprendere «un’aggressiva strategia di dissuasione».
NEL 2014 GIÀ RIMPATRIATE 233 MILA PERSONE. Due congressisti per lo Stato del Texas (uno repubblicano e uno democratico) hanno recentemente proposto un’iniziativa di legge congiunta per modificare quella del 2008, la quale stabilisce che i minori centroamericani siano trattati come quelli messicani e canadesi: cioè, se non hanno documenti in regola o un motivo valido per restare, che siano rispediti immediatamente ai loro Paesi di origine.
L’iniziativa, chiamata Humane Act, ha suscitato la reazione di altri legislatori e di attivisti, che l’hanno accusata di violare la legislazione vigente e i diritti umani.
Finora, nel 2014 sono state rimpatriate 233 mila persone, 87 mila delle quali sono centroamericane, principalmente originarie dell’Honduras, El Salvador e Guatemala.

Anche il Messico rende più rigide le regole per l'immigrazione

Il Messico non è esente da questa problematica. Secondo l’Istituto di migrazione, ogni anno 40 mila minorenni messicani sono rimpatriati dagli Stati Uniti. Ma oltre ad esportare migranti, è un Paese che ne riceve a migliaia, anche se la maggioranza di loro è solo di passaggio.
Alonso Hernández, di FM4, associazione che lavora con migranti a Guadalajara, ha dichiarato che negli ultimi cinque anni l’aumento di minori centroamericani che entrano in Messico è cresciuto esponenzialmente: 707% di quelli provenienti dal Salvador, 930% dal Guatemala e 1.270% dall’Honduras.
Il segretario di governo, Miguel Ángel Osorio Chong, ha informato che nel 2014 il governo ha rimpatriato 60 mila centroamericani, dei quali 12.400 erano minorenni e che più di 7,500 di loro viaggiavano da soli. Inoltre, nei primi 5 mesi dell'anno sono stati consegnati all'Istituto nazionale di migrazione (Inm) 3.497 minori, mentre nello stesso periodo del 2013 furono 8 mila.
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http://www.lettera43.it/cronaca/messico-l-odissea-dei-migranti-bambini_43675135423.htm

LA MACABRA CONTA DEI CORPI


Volo Mh17, accordo per trasferimento corpi

Trovate 196 salme su 298 e trasferite in treno a Donetsk. Ma gli Usa accusano i filorussi: «Cadaveri rimossi e prove cancellate»Potrebbe essere opera degli sciacalli. L'Ue minaccia reazioni.
Governo ucraino e separatisti hanno raggiunto un accordo per iniziare il trasferimento dei corpi delle vittime del disastro aereo di giovedì 17 luglio. L'annuncio è arrivato dal vicepremier ucraino Vladimir Groisman, come riporta l'agenzia Itar-Tass. I corpi sono stati presi in consegna da medici legali e trasferiti su dei treni.
GLI USA: RIMOZIONE DI CORPI. Gli Usa avevano espresso preoccupazioni per il rifiuto dei ribelli pro-Russia a consentire l'accesso sicuro all'area dell'incidente aereo agli ispettori dell'Osce. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Jennifer Psaki, aveva sottolineato che la mancanza di sicurezza è «inaccettabile». «È essenziale che ci sia un'indagine internazionale credibile e completa il prima possibile», ha messo in evidenza Psaki, precisando che l'area dell'incidente «non è sicura e che ci sono informazioni sulla rimozione di corpi e parti di aereo».
UE MINACCIA REAZIONI. Lasciare spazio all'inchiesta internazionale o essere pronto alla risposta europea è anche la richiesta dei principali leader Ue. Il presidente francese François Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier britannico David Cameron sono concordi: «Se la Russia non prenderà le 'misure necessarie' per favorire l'accesso alla zona de disastro aereo in Ucraina, l'Ue 'ne trarra' le conseguenze'martedi' 21 luglio al Consiglio Affari Esteri». L'annuncio è arrivato attraverso l'Eliseo, dopo un colloquio a tre tra i presidente delle tre nazioni europee
ACCESSO LIBERO ALLA ZONA. Il presidente russo deve «ottenere» dai separatisti «un accesso libero e totale alla zona del disastro per i soccorritori e gli inquirenti perché possano compiere la loro missione», ha reso noto la presidenza francese in un comunicato dopo una conversazione telefonica tra Hollande, Merkel e Cameron. «La Russia deve comprendere che la soluzione della crisi ucraina è più che mai un imperativo dopo questa tragedia che ha sconvolto il mondo intero».
196 CORPI RITROVATI. Difficile però fare luce su quello che è successo: a metà mattina del 20 luglio i media internazionali hanno riferito che non si vedono più corpi nell'area del disastro aereo. E sulla conta dei corpi sui treni i numeri per ora non tornano: sono 196 quelli ritrovati sui 298 passeggeri morti nell'abbattimento dell'aereo malese. A metà giornata gli ispettori dell'Osce sono stati informati della presenza di 169 corpi su un treno in partenza per Donetsk dalla stazione di Torez, poco lontano dalla zona in cui il velivolo malese è precipitato, in attesa dell'arrivo degli esperti internazionali.

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http://www.lettera43.it/cronaca/volo-mh17-accordo-per-trasferimento-corpi_43675135637.htm

LA MARCIA SU GAZA


Gaza, Israele annuncia: «Estendiamo l'operazione militare»

Strage a Sajaya: 50 morti e 17 bambini. La Lega Araba denuncia crimini di guerra. Hamas chiede lo stop. Israele accetta. Ma l'intesa salta subito. Kerry: «Israele è sotto assedio». 

L'avanzata dell'esercito israeliano non si ferma, dopo 13 giorni di conflitto e almeno 321 morti tra i palestinesi e una trentina di soldati israeliani l'operazione margine protettivo si è trasformata in una strage nei sobborghi di Gaza, dove sono morte più di 50 persone di cui 17 bambini. I militari di Tel Aviv avevano dichiarato di voler intensificare l'offensiva terrestre sulla striscia di Gaza. «Ora la fase terrestre dell'operazione 'Margine protettivo' si estende, con forze supplementari per combattere il terrorismo nella striscia di Gaza e stabilire una realtà che garantisca agli israeliani di vivere in sicurezza», hanno affermato le autorità israeliane in un comunicato.
SALTA L'INTESA SULLA TREGUA. Una tregua di due ore per ragioni umanitarie era stata chiesta da Hamas e proposta dalla Croce Rossa. Israele ha accettato, ma la tregua è saltata poco dopo, finendo per essere poi prolungata di un'ora per permettere lo sgombero dei morti e dei feriti dal sobborgo di Sajaya. Dove più pesante è stata l'incursione israeliana.
Più tardi Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha annunciato che il 21 luglio incontrerà a Doha, in Qatar, il capo politico di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, per parlare di un'eventuale tregua a Gaza in grado di fermare l'azione militare di terra israeliana.
80 MILA RIFUGIATI. Nel frattempo l'emergenza rifugiati nella Striscia si acuisce: mentre Israele porta avanti gli attacchi contro i popolosi sobborghi orientali di Gaza city (Sajaya, Zaitun, Tufach) decine di migliaia di persone sono fuggite verso il centro della città. Nelle strutture dell'Unrwa (l'agenzia dell'Onu per i profughi) il numero degli sfollati è salito a 80 mila. Molti altri, in assenza di altri ripari, si rassegnano a distendersi nei giardini pubblici e anche sui marciapiedi del centro.
MORTI 40 CIVILI. Intanto solo nella giornata del 20 luglio sono 40 le persone morte nelle strade dei sobborghi di Sajaya, un popolare rione di Gaza, secondo l'agenzia palestinese Maan che ha citato il ministero della Sanità della Striscia. Il leader palestinese Abu Mazen ha condannato «il nuovo massacro commesso dal governo israeliano a Sajaya», facendo intendere che oltre ai morti ci sarebbero centinaia di feriti.
Sull'altro fronte sono circa cinquanta i militari feriti nei combattimenti a Gaza e ricoverati in Israele, secondo la televisione commerciale Canale 10 secondo cui due di loro versano in condizioni gravi. L'esercito israeliano, riferiscono i suoi portavoce, ha avuto finora cinque morti.
Le Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas, citate dall'emittente Al Jazeera, hanno annunciato da parte loro di aver ucciso 15 soldati israeliani in quattro diverse operazioni.


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http://www.lettera43.it/cronaca/gaza-israele-annuncia-estendiamo-l-operazione-militare_43675135638.htm

PER CARLO GIULIANI


20 luglio, per Carlo Giuliani

  •  
  •  Barbara Balzerani *
  •  CONTROPIANO
20 luglio, per Carlo Giuliani
… Ma non fu la Diaz, non fu Bolzaneto. Non con quelle ciocche di capelli e di sangue rappreso sulle scanalature dei termosifoni. Non con quel salvacondotto di impunità. Non con quei gas asfissianti, quei manganelli speronati che lasciano solchi nella carne, sperimentati in un'altra piazza dal precedente governo di centro sinistra. Quello della guerra umanitaria.
Tanto armamentario contro una massa variopinta unita dal volere possibile un altro mondo. Non la rivoluzione, non il potere, non il comunismo. Delegazione di una maggioranza del paese contrapposta alle guerre e al mercato dell’esistenza umana. Buttata fuori senza mezzi termini da ogni spazio di decisione, ammutolita. In un paese stremato da una feroce indifferenza, accecato dai miti della sicurezza, arroccato a difesa dei propri favori.
A monito il corpo morto di un ventenne che scriveva poesie in latino e che verrà ricordato col solo appellativo di ragazzo.
La telecamera indugia su un passamontagna zuppo di sangue.
Potrebbe essere mio figlio.
Gli anni mi hanno ammorbidita, sono più fragile, mi spezzo prima.
Vorrei solo non aver visto.
* da Barbara Balzerani, "Perché io, perché non tu"

IL COISP CONTRO CARLO GIULIANI


20 luglio. I poliziotti del Coisp contro Carlo Giuliani

20 luglio. I poliziotti del Coisp contro Carlo Giuliani
I poliziotti del sindacato Coisp sono noti più per le loro provocazioni (come "le poste" sotto l'ufficio della madre di Federico Aldrovandi) che non per la difesa della legalità (che statutariamente dovrebbe essere il loro unico lavoro). Così non ci stupisce, anche se ci fa incazzare q.b. la loro ultima sortita: una petizione (sponsorizzata "Avaaz", ricordatevelo! vedihttps://secure.avaaz.org/it/petition/RIMUOVERE_il_monumento_dedicato_a_Genova_a_Carlo_Giuliani_Considerato_un_eroe_per_aver_commesso_fatti_gravissimi/?pv=359) per la rimozione del "monumeto" che a Genova ricorda l'assassisioni di Carlo Giuliani.
Ecco qui di seguito le loro farneticazioni, su cui chiunque può farsi un'idea dello stato di salute culturale di questa frangia di polizia.
*****
RIMUOVERE il monumento dedicato a Genova a Carlo Giuliani "Considerato un eroe per aver commesso fatti gravissimi"
Vogliamo sapere, quale valore, quale ideale, quale sacrificio rappresenta nella memoria del Paese il giovane Carlo Giuliani. Vogliamo una spiegazione dalle Istituzioni genovesi di come si sia giunti a posizionare un monumento di granito con una targa dedicata a lui, in P.zza Alimonda, a Genova, onorandolo a seguito della sua morte, avvenuta durante gli scontri gravissimi del G8 del 2001 mentre con un estintore si stava scagliando contro dei carabinieri. Riteniamo che i cittadini, oltre che le Forze dell'Ordine, abbiano bisogno di risposte chiare e dirette, affinché si sappia quali pensieri passano nelle menti di chi ricopre incarichi istituzionali e quale genere di considerazione abbiano per le Forze di Polizia, che genere di rispetto abbiano per la legalità e quanto conti per loro la sicurezza dei cittadini.
***
Non meno chiarificatore è il "perché" ritengono di dover prendere questa iniziativa:
"Perché bisogna EVITARE che il posizionamento di un monumento alla memoria di Carlo Giuliani, morto mentre con un "estintore" stava attaccando dei Carabinieri durante gli scontri accaduti a Genova il 20 luglio 2001 durante il G8, significa onorare una persona che in Piazza Alimonda partecipava - insieme ad altri - all'aggressione contro un appartenente alle Forze dell'Ordine che era in pericolo di vita. Quel monumento in memoria di Carlo Giuliani significa avvallare il ragionamento in base al quale merita un tributo chi si comporta contro le regole di uno Stato Democratico."
*****
C'è un'idea fissa, dietro questo ragionamento: quella per cui i poliziotti sono "untouchables", qualsiasi cosa stiano facendo. Al Coisp non si intendono di problemi sociali, di conflitto politico, di trasformazioni delle culture e delle istituzioni, quindi anche delle leggi e delle regole che strutturano una società e la sua evoluzione. Per loro nulla conta, se non sé stessi, l'impunità da cui si vogliono sentir protetti, il "libero arbitrio" di cui vogliono godere "nell'esercizio della loro professione".

Lo Stato e la mafia hanno raggiunto l'accordo



Lo Stato e la mafia hanno raggiunto l'accordo
L'assoluzione di Berlusconi in sede d'appello del “processo Ruby” segna probabilmente più di altri eventi il passaggio di regime. Se ne è avuta la conferma plastica, ieri, nella celebrazione dell'anniversario – il ventiduesimo – della strage di via D'Amelio e dell'uccisione del giudice Paolo Borsellino. Da un lato il Potere, tornato ai fasti di un tempo, distante “dal popolo” e tutto compreso nei propri riti. Dall'altra la piccola massa di quanti, nell “scrematura” legalitaria dello Stato, dei suoi apparati, e quindi nella recisione dei legami tra Stato e mafia, avevano creduto.
Il capo della polizia, Pansa, ha ricordato le vittime deponendo una corona alla caserma Lungaro. Al chiuso, tra poliziotti. Nessun “politico” si è fatto vedere in via D'Amelio, a parte Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia e ormai fuori dai vertici del Partito Democratico. Nemmeno ha ha avuto però sconti. Quelli delle Agende Rosse – familiari delle vitime e attivisti delle associazioni antimafia - le hanno voltato le spalle alzando il diario scomparso di Borsellino divenuto loro simbolo ed emblema di una verità negata sulle stragi. Anche fisicamente, dunque, popolo e Potere si sono definitivamente separati sul tema dirimente: la mafia va combattuta o ci va trovato un punto d'equilibrio? La risposta ci sembra chiarissima.
Ma è stato soprattutto il pm Nino Di Matteo, mente storica dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, a marcare la distanza tra l'antimafia recitata e quella reale, indicando per nome e cognome gli “uomini delle istituzioni” che hanno remato sistematicamente contro l'accertamento della verità sulla stagione delle stragi di mafia. A partire ovviamente dall'ineffabile Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica disonorata, che ieri, nel consueto messaggio “dovuto” istituzionalmente e inviato a Manfredi Borsellino, è stato capace di auspicare «che i processi ancora in corso possano fare piena luce su quei tragici eventi, rispondendo così all'anelito di verità e giustizia che viene da chi è stato colpito nei suoi affetti più cari e che si estende all'intero Paese»; cercando dunque di far dimenticare che proprio lui si è rifiutato di deporre davanti ai magistrati siciliani su quanto accaduto durante le ormai mitologiche “trattative Stato-mafia”. Come si possono pronunciare queste parole («È indispensabile non dimenticare che un'azione di contrasto sempre più intensa alla criminalità organizzata trae linfa vitale dallo sforzo di tutti nell'opporsi al compromesso, all'acquiescenza e all'indifferenza») mentre si mette una lapide sopra le pagine più oscure dell'ultimo trentennio? Solo con l'improntitudine del potere che sa di non correre più alcun rischio.
Proprio lui, dunque, è stato il bersaglio grosso su cui il pm Di Matteo - probabilmente a un passo ormai dalla estromissione dalle indagini e anche dalla magistratura – ha sparato le sue accuse. «Non si può ricordare Paolo Borsellino ed assistere in silenzio ai tanti tentativi in atto - dalla riforma già attuata dell'Ordinamento Giudiziario a quelle in cantiere sulla responsabilità civile dei giudici, alla gerarchizzazione delle Procure anche attraverso sempre più numerose e discutibili prese di posizione del Csm - finalizzate a ridurre l'indipendenza della magistratura a vuota enunciazione formale con lo scopo di comprimere ed annullare l'autonomia del singolo Pubblico Ministero».
Poi il riferimento al capo dello Stato. «Non si può assistere in silenzio all'ormai evidente tentativo di trasformare il pm in un semplice burocrate inesorabilmente sottoposto alla volontà, quando non anche all'arbitrio, del proprio capo; di quei dirigenti degli uffici sempre più spesso nominati da un Csm che rischia di essere schiacciato e condizionato nelle sue scelte di autogoverno dalle pretese correntizie e politiche e da indicazioni sempre più stringenti del suo Presidente». Ovvero da Napolitano, il primo a rendere di fatto “presidenziale” - con i suoi comportamenti pratici – la Repubblica nata nella Costituzione come “parlamentare”. Il suo presiedere sia il Csm che il Consiglio di Difesa, che la Costituzione intendeva come poco più che presenza formale, di “unità repubblicana” tra i diversi poteri dello Stato, è stato invece un decidere di fatto, un imporre una gestione politica a questi organismi di garanzia. Quale direzione politica? Quella indicata da Di Matteo, per quanto riguarda il Csm; ossia il riportare il potere giudiziario – il terzo tra quelli di una democrazia borghese liberale – sotto il controllo dell'esecutivo, del governo.
Ma è tutta la svolta della politica sotto Renzi a segnare questo passaggio dalla stagione della “lotta alla criminalità organizzata” a quella del ritorno della stessa criminalità organizzata nelle stanzedel potere, attraverso terminali politici decisamente “sotto controllo”. Ha detto Di Matteo:«Oggi un esponente politico, dopo essere stato definitivamente condannato per gravi reati, discute con il Presidente del Consiglio in carica di riformare la legge elettorale e quella Costituzione alla quale Paolo Borsellino aveva giurato quella fedeltà che ha osservato fino all'ultimo suo respiro».
Semplice, quasi una pura constatazione, neanche un commento o una critica. È così, e Renzi lo rivendica pure... «Le sentenze non si commentano ma si rispettano – ha ribadito dal Mozambico - ma dal punto di vista istituzionale io mantenevo la parola anche se lo condannavano».
Il regime si è stabilizzato, dunque, ha trovato la sua "quadra", sono stati raggiunti gli accordi necessari. Berlusconi uscirà di scena (non è più “presentabile” fuori della fogna italiana), dotato del “salvacondotto” che da sempre richiedeva contro le attenzioni della magistratura; ma il suo blocco sociale e gli interessi che ha rappresentato trovano piena cittadinanza nella “terza repubblica”, quella che abolisce la Costituzione nata dalla Resistenza e costruisce un assetto oligarchico impermeabile alla pressione popolare. Come l'Unione Europea, insomma.
Le reazioni velenose di diversi politici di seconda fascia al discorso di Di Matteo chiariscono perfettamente il cambio di stagione. Luca d'Alessandro (FI) definisce il pm palermitano «esempio della parte peggiore della magistratura, che approfitta di ogni occasione per svolgere un ruolo politico». Fabrizio Cicchitto (Ncd) lo definisce invece «un mediocre imitatore di Ingroia. È inquietante che un tipo del genere abbia per le mani indagini delicatissime e ovviamente uno dei suoi scopi è quello di andare addosso al Presidente della Repubblica». Secco anche Andrea Mazziotti, di Scelta Civica, che invita il pm a indagare «seriamente e in silenzio».
Del resto, se si abolisce in Europa il potere legislativo del Parlamento (quello di Strasburgo, per cui avete appena votato, non può proporre alcun disegno di legge, ma solo ratificare o emendare le decisioni del governo comunitario, ovvero della Commissione), perché mai dovrebbe restare in vita – e in Italia, per di più - il potere indipendente della magistratura? Lo schema ideale di Tocqueville viene ancora una volta riposto nel museo delle belle idee inapplicate, la mafia può tornare a trattare il suo peso politico traducendolo in poltrone e appalti; i magistrati devono tornare all'obbedienza verso gli inquilini dei Palazzi. La maggior parte lo ha capito da tempo, e condivide il disegno. E, come si dice, d'ora in poi "parleranno attraverso le sentenze". Perché in effetti, senza grandi sforzi di dietrologia, ci sono sentenze che parlano...