IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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sabato 28 febbraio 2015

27 FEBBRAIO 2015: TEATRO CARGO - DEL PONENTE. ORE 21.00. PEPPE VOLTARELLI IN CONCERTO. Due liguri parlano.

Che cosa succede quando sei uno showman a 360° e il miglior cantattore/cantautore in giro per il pianeta?

Niente. Non succede mai niente. 4 note e basta.

Restano tutti a casa restii e spaventati. Sarà calabrese? Magari e uno che è 'ndranghetista.

E poi però Sanremo l'ha fatto venire e gli ha dato pure il Premio Tenco. Pure.

Pensa un po', prima era, l'ho visto coi miei occhi, alla Libreria L'Amico Ritrovato di Via Luccoli e parlava persino con Roberta Alloisio. Lei è ligure. Ha vinto anche lei quel Premio.

Quindi gli hanno parlato? Si. Mi ha fatto ridere, anche.

Però l'ho tenuto a distanza. Quella giusta.

Robert De Niro l'ha voluto al Tribeca Film Festival.

Ma va?

Si. Insieme a Roy Paci.

Ah, una cosa del sud, belin!

Ah.

Mica sono andato al concerto però un mio amico m'ha detto che c'erano un sacco di persone.

Potevano essercene di più. Magari potevamo andarci anche noi.

Dai!!! A Voltri! E' lontano!

Ma sai se viene qui vicino a casa?

E se comprassimo il disco? E poi ha anche un "Caciocavallo di Bronzo", libro che, sembra aver venduto molto e poi ne parlano proprio tutto bene.

E allora perché non ci siamo andati?

Niente. Mah!

Però all'inizio hai affermato, si, insomma, lo showman, i 360° ...

No, ma quello non ero io, era il mio amico che me l'ha detto.

Ah! Lui c'è andato, allora?

Si.

E che cosa ha detto?

Che ci siamo persi un capolavoro!

E quanti erano?

Cioè?

Sul palco?

Uno.

Ah!

Eh!

Che cosa facciamo stasera?

Niente!

Ah!

Mm.

Gian Luca Valentini

Speciale dédicace a ceux qui n'étaient pas là! Hélas!


e poi



venerdì 27 febbraio 2015

L'ARTICOLO DI GIAN LUCA VALENTINI SU DAN DEACON. TOMTOMROCK!

http://www.tomtomrock.it/2-non-categorizzato/690-dan-deacon-e-gliss-riffer-succede-solo-a-baltimora.html

Intervento dell'europarlamentare Godfrey Bloom al parlamento europeo. Gr...

IL PIU SIMPATICO SPOT CONTRO L'OMOFOBIA -


LO SPOT CHE STA SPOPOLANDO, lo spot contro l'omofobia piu piacevole del web. le due anziane signore protagoniste ti stupiranno, e allora diffondiamo questo spot affinchè si possa lanciare un messaggio contro i pregiudizi, contro la discriminazione e contro la cattiveria. vietare a due persone di poter camminare mano nella mano è una cosa davvero assurda ed inaccettabile, nessuno puo avere il diritto di calpestare gli altri, di decidere che l'amore di un'altra coppia è un amore da sotterrare, educhiamo i bambini al rispetto, no al bullismo nelle scuole, gli insegnanti dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio, dobbiamo creare una società pacifica, non è possibile sentire di omosessuali, transessuali e lesbiche massacrati, violentati ed uccisi. è assolutamente inaccettabile, l'amore è amore, l'omofobia è un discorso serio, e spesso dietro di essa si nasconde una omosessualità repressa che sfocia in odio e disprezzo verso chi invece riesce a vivere il suo orientamento senza omofobia interiorizzata, condizione pericolosa!

IL MILLEPROROGHE E' LEGGGE

Il Milleproroghe è legge. Regime minimi, sfratti, Equitalia: cosa cambia

Approvata le legge di conversione del decreto milleproroghe 2015

di QuiFinanza

Regime dei minimi con partita Iva, contributi, sfratti, rateizzazioni Equitalia, farmacie e giudici di pace oggetto del decreto Milleproroghe 2015 che è divenuto legge con 156 sì, 78 no e un astenuto. Vediamo in sintesi tutte le novità.


Fonte Thinkstock

RESTA IL VECCHIO REGIME

Il decreto Milleproroghe - D.L. n. 192/2014 riapre i termini per aderire al vecchio regime dei minimi, con imposta sostitutiva al 5%, da parte dei soggetti che avviano una nuova attività nel 2015. La proposta emendativa, derogando a quanto previsto dalla legge di Stabilità per il 2015, proroga di un anno la possibilità di esercitare l'opzione per il vecchio regime, alternativa rispetto al nuovo regime forfetario, con imposta sostitutiva al 15% e deduzione forfetaria dei costi.

QUANTO PESANO LE TASSE LOCALI SULLE FAMIGLIE

Il salasso delle tasse locali. Ecco quanto pesano (e peseranno) su ogni famiglia

Uno studio di Confcommercio evidenzia la pressione ed il fallimento del federalismo fiscale

di QuiFinanza

Il combinato tra federalismo fiscale e progressivo taglio dei trasferimenti agli enti locali ha portato ad un aumento abnorme dei tributi di carattere locale, che in rapporto al Pil sono più che raddoppiati rispetto al 1995. Previste in aumento nel 2015 anche le tasse sugli immobili. Vediamo in dettaglio i numeri pubblicati da Confcommercio ed il peso della pressione fiscale su ogni famiglia.


Fonte Thinkstock

TASSE LOCALI RADDOPPIATE

Secondo l'ufficio studi di Confcommercio, in rapporto al Pil le tasse locali sono più che raddoppiate fra il 1995 ed il 2014, passando dal 2,9% al 6,5%. Aumento maggiore rispetto alle tasse "centrali", che sempre in rapporto al Pil sono passate dal 22,7% al 23,6% nel medesimo arco temporale. Il dato (provvisorio) della pressione fiscale complessiva dovrebbe attestarsi, per il 2014, al 43,8% rispetto al Pil.

GENOVA: GRAZIATO IL MEDICO TORTURATORE DEL G8

LA STAMPA 27/02/2015
GENOVA
Graziato. Si aspettavano tutti la radiazione, se l’è cavata con sei mesi di sospensione e a fine estate il “dottor mimetica” potrà tornare a fare il medico, in Italia e all’estero. L’Ordine dei medici di Genova ha salvato Giacomo Toccafondi, il medico che durante i giorni del G8 gestiva l’infermeria della caserma di Bolzaneto. E picchiava, anzi era «il seviziatore» come hanno raccontato i tanti ragazzi che sono ancora segnati e che speravano in un provvedimento esemplare. Se non bastasse, le immagini di violenza e di insulti ai manifestanti arrestati hanno fatto il giro di mezzo mondo anche grazie al film “Diaz, non lavate questo sangue” e anche questa sentenza è destinata a scatenare polemiche e reazioni indignate. 

Toccafondi, 61 anni da compiere, ha temuto di essere radiato dal suo Ordine e quindi di non poter più fare il medico, ma alla fine, i suoi colleghi lo hanno salvato con una condanna lieve, sei mesi di sospensione (la pena più pesante prima della radiazione), se messa ai confronti con i tre mesi a una dottoressa che lavorava con lui nella caserma delle torture di Bolzaneto.Il processo al “dottor mimetica” è durato almeno otto mesi e si è concluso l’altra settimana con la sentenza che è stata firmata dal presidente dei medici genovesi Enrico Bartolini: non potrà essere impugnata e diventerà esecutiva da lunedì prossimo, più o meno nello stesso periodo in cui è prevista l’udienza sul suo licenziamento. Da marzo non è più un chirurgo dell’ospedale Gallino di Pontedecimo. 

Toccafondi, assistito dall’avvocato Alessandro Vaccaro, era già stato salvato dalla prescrizione - assieme ad altri trentadue imputati (poliziotti e personale sanitario) - ed era uscito indenne dal processo d’Appello sulle violenze all’interno del mattatoio di Bolzaneto, ma era stato condannato a risarcire le vittime e anche la Corte dei conti è pronta a chiedergli i danni. 

I reati che erano stati contestati- a lui e ad altri quatto medici arruolati per il G8 dalla polizia penitenziaria andavano dall’omissione di referto alla violenza privata, dalle lesioni all’abuso d’ufficio. Aveva evitato una condanna ma, secondo i giudici, agì «con particolare crudeltà» e la caserma di Bolzaneto era un carcere improvvisato e a tempo dove «furono portate vittime in balia dei capricci di aguzzini, trascinate, umiliate, percosse, spesso già ferite, atterrite, infreddolite, affamate, assetate, sfinite dalla mancanza di sonno, preda dell’arbitrio aggressivo e violento.... sostanzialmente già seviziate, venivano in loro presenza». 

Violenze a catena perpetrate «pacificamente e gratuitamente sugli individui, come stare in piedi contro il muro, la sottoposizione a rumore, privazione del sonno, del cibo e delle bevande», nei confronti di ragazzi «picchiati, insultati, denudati e derisi, feriti e abbandonati in pozze di piscio, vomito e sangue... Alcune ragazze furono costrette a stazionare nude in presenza di uomini, oltre il tempo necessario, sottoposte a umiliazione fisica e morale». 

La caserma di Bolzaneto viene descritta come un inferno e le sentenze (di assoluzione o di prescrizione) hanno contribuito a lasciare aperta una ferita. «Lo shock di questa esperienza fu tale che a molte donne iniziò il ciclo mestruale prima del ritmo naturale». Il “dottor mimetica” non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni e, dopo il licenziamento, aveva commentato, attraverso il suo avvocato: «I fatti di quei giorni sono stati sovradimensionati in tutte le sedi e letti in maniera vessatoria». Tra 6 mesi potrà nuovamente fare il medico. 

UN ALTRO REGALO DI RENZI ALLE BANCHE


Un altro regalo di Renzi alle banche

Il ddl concorrenza, strombazzato come una “sforbiciata” ai privilegi delle lobby da Renzi, in realtà sembra consegnare il mercato immobiliare nelle mani di banche e assicurazioni, eliminando le tutele per i cittadini.
Combinando insieme la norma che consentirebbe l’ingresso di soci di capitale nelle società tra professionisti (art. 26, comma 1, lett. d) e la norma che estende a duecentoquarantamila avvocati (privi del titolo del concorso pubblico) attribuzioni della funzione pubblica, per autenticare vendite, donazioni e mutui (al momento di uso non abitativo e del valore catastale inferiore a 100000 euro) crea la legittimazione del progetto già in essere da parte di grandi gruppi bancari (ad es. Unicredit e Intesa).
Banche e assicurazioni intendono impadronirsi del mercato immobiliare mettendo al servizio delle loro società-veicolo soci nominalmente professionisti, ma di fatto dipendenti, per stipulare tutti i contratti immobiliari.
Con quale beneficio per il cittadino consumatore? Nessuno, visto che dovrà pagare la società incaricata e provvedere a tutti gli adempimenti, senza considerare che viene fatto fuori la figura terza ed indipendente del notaio, sostituita da autenticatori orientati a fare l’interesse delle società e non a garantire le tutele di entrambi contraenti. Inoltre, verrà stravolta la tenuta dei registri immobiliari.
Con questo sistema, le banche potranno occuparsi di tutta la “filiera”: dalla compravendita dell’immobile, all’erogazione del mutuo ì, e fino alla sottoscrizione di assicurazioni sulla casa. Chiaramente offrendo sconti, che schiaccerebbero gli altri soggetti nel mercato (notai, agenzie immobiliari, assicurazioni non collegate a grandi gruppi bancari), o addirittura vincolando i clienti: ti assicuro solo se hai sottoscritto la transazione (e il mutuo) con le mie società.
Sarà un caso che negli ultimi mesi le due principali banche italiane abbiano creato i loro “bracci armati” nell’immobiliare? Unicredit i primi di gennaio ha esteso i servizi della sua controllata Casa Subito a tutto il territorio, mentre Intesa è arrivata poche settimane dopo…
INTESA SANPAOLO ALLO SPORTELLO VENDERÀ CASE (28 gennaio 2015)
UNICREDIT DAL 1° GENNAIO 2015 ESTENDERÀ “CASA SUBITO” A TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE
Che belle le liberalizzazioni in cui si toglie una prerogativa a un soggetto privato, ma con funzioni e responsabilità pubbliche (il notaio), per consegnarle a un altro soggetto privato, che però ha il solo interesse dei suoi azionisti.
Lo sanno anche i sassi che il problema per i cittadini non sono i notai o le loro funzioni, ma le esorbitanti tasse di registro e sugli immobili che devono riscuotere per conto dello Stato. E’ riducendo quelle, e non regalando un mercato alle banche, che si incentiva l’iniziativa privata
Fonte: Dagospia
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UCRAINA: LA STORIA CHE SUI MEDIA NON LEGGETE


Ucraina: la storia che sui media non leggete

L’Ucraina non ha mai ricoperto un ruolo importante nei giochi di potere che governano la politica mondiale. Eppure, negli ultimi 12 mesi, lo Stato di Kiev è stato catapultato improvvisamente al centro degli interessi delle superpotenze mondiali, trovandosi a dover rivestire il ruolo di ago della bilancia di profondi interessi socioculturali che a fatica hanno mantenuto un pacifico equilibro.
L’Ucraina, nata nel 1991 dopo la definitiva caduta dell’Unione Sovietica, ha da sempre cercato di manifestare la propria indipendenza, cercando disoffocare la grande etnia (circa il 35%) di russi, o russofoni, che abitano sul territorio rimarcando una naturale differenza culturale che pare essere sempre più incolmabile, arrivando addirittura a negare qualsiasi legame passato con la Russia. Questo divorzio fra le due nazioni è al limite del paradosso: basti pensare infatti che l’Ucraina, al momento del distacco e della proclamazione di indipendenza, non solo ha lasciato il fardello dei debiti accumulati negli anni sulle spalle della neonata Federazione Russa, ma ha fatto cadere sotto il medesimo governo anche la Repubblica Autonoma di Crimea.
Sarebbe stato naturale quindi, anche per puro senso di riconoscenza, cercare di rendere omogenee le differenze etniche in seno al paese, ma ciò non è avvenuto. Anzi, le intromissioni nei problemi interni ucraini da parte degli stati europei e degli Stati Uniti hanno fomentato la discriminazione e le differenze fra le varie etnie che rivendicano ora i propri diritti. In tutto ciò, Mosca non poteva certo giocare il ruolo di spettatore passivo. Quello che è accaduto a Kiev ha quindi spinto il popolo a battersi per una reale divisione territoriale, che vede una etnia di lingua russa che vorrebbe ritornare a quella che fu un tempo la madre patria, mentre la restante maggioranza, che sostiene il Governo di Kiev, cerca di soffocare questa lotta intestina con ogni mezzo, primo fra tutti l’eliminazione dalla Costituzione della lingua russa come seconda lingua ufficiale del Paese, mettendo così alle corde quelli che la propaganda ama chiamare “filorussi” e portando a compimento quel fenomeno di espansione linguistica denominato “Ucrainizzazione”.
Ma che interessi avrebbe avuto la Federazione Russa a rompere gli equilibri ed accettare, il 16 Marzo 2014, l’ingresso nel proprio territorio della exRepubblica Autonoma di Crimea, tramite un regolare referendum popolare indetto in conformità alle norme internazionali? Il legame fra Mosca e la Crimea ha una storia che affonda le proprie radici nel 988, anno in cui il Principe Vladimir, introduttore e diffusore del Credo Ortodosso nel territorio dell’antica Rus’, l’odierna Russia, viene battezzato proprio in Crimea.
Nel XVIII secolo, al termine della Guerra fra l’Impero Russo e quello Turco (1787—1792), la costa del Mare d’Azov ed una parte della costa del Mar Nero passarono sotto il Governo dell’Impero Russo, mentre la Penisola della Crimea ottenne uno statuto speciale diventando dapprima uno Stato indipendente sotto il protettorato Russo ed in seguito parte integrante della Russia.
Nel 1954, a causa della grave situazione economica del dopoguerra e, a detta di molti, per motivi personali di Nikita Krushov, l’Unione Sovietica decise di trasferire la penisola sotto il controllo del governo ucraino. Nel 1991 però ci fu il primo dissenso politico che portò il Consiglio Supremo della Repubblica Autonoma a chiedere l’indipendenza, dovendo poi desistere a causa delle pressioni esercitate dal Governo centrale. Nel 1994, con la vittoria alle elezioni del leader filorusso Leonid Kuchma, il popolo sperò nuovamente in una possibile separazione, ma ciò che avvenne fu una reazione opposta delle regioni del sud-est del Paese. Nel 2013, con il colpo si Stato di Kiev, l’intromissione occidentale e la successiva cancellazione della tutela della lingua Russa, si è verificata una totale rottura fra est ed ovest facendo compiere all’Ucraina un salto nel buio, dando vita ad una guerra civile con ripercussioni politiche mondiali.
La reazione era prevedibile: il 16 marzo del 2014 la Repubblica Autonoma della Crimea ha portato a termine il referendum per l’adesione alla Federazione Russa che a sua volta, con la propria presenza militare ed affiancata da molti osservatori stranieri, ha garantito la sicurezza durante il voto al referendum. Tutte le procedure si sono svolte in conformità con le norme internazionali. Così il referendum ha sancito, con una schiacciante vittoria, l’adesione alla Federazione Russa. La presenza militare russa in Crimea non è storia di oggi come ci è stato proposto dai media: aSevastopoli, infatti, esiste da sempre una base navale russa che può ospitare un contingente massimo di 25.000 militari grazie ad un accordo stipulato fra gli Stati ai tempi dell’ex Unione Sovietica.
Oggi la Crimea è un polo nevralgico dove si incontrano diverse culture ed avvengono importanti scambi commerciali alimentando interessi politici ed economici. Alla luce dei fatti, ci si sarebbe aspettato da parte dell’Europa un riconoscimento della Crimea come parte integrante della Federazione Russa. Invece, contro ogni saggia previsione, con voce unanime l’Unione Europea vi si contrappone, contravvenendo a quelle più elementari regole del buon senso che farebbero prendere le distanze dal governo ucraino, ormai dipendente delle minoranze nazionaliste sostenute dal Governo statunitense e che commettono ogni giorno crimini riconosciuti e denunciati anche dall’OSCE contro le popolazioni dell’est.
Con la complicità della sua classe politica, l’Europa ha mostrato di non conoscere la storia ucraina ed ha perfino violato i diritti fondamentali dell’uomo e dei principi che è nata per preservare, come il diritto all’autodeterminazione dei popoli (a parte quello del Kosovo e non si sa perché) e la tutela dei diritti di tutte le minoranze. Piazza Maidan, a Kiev, non ha segnato solo il punto di rottura fra est e ovest del paese, ma è uscita dai confini e ha segnato indelebilmente il punto di rottura fra i cittadini europei e l’inadeguata classe politica che li governa.
Anya Stepanova e Angelo Mandaglio

Fonte:

TSIPRAS SOSPENDE PER VIOLENZA IL CALCIO GRECO

Tsipras chiude il calcio greco: troppe violenze, sospesi tutti i campionati

Tsipras chiude il calcio greco: troppe violenze, sospesi tutti i campionati

Sospeso per violenza tutto il calcio greco. Lo ha deciso oggi il governo dopo gli scontri tra tifosi andati in scena domenica nei derby Panathinaikos-Olympiacos e Larissa-Olympiakos Volou e dopo che ieri, nell’assemblea della Super League (la Lega di Serie A greca) dirigenti e presidenti se le sono date di santa ragione.
Oggi il ministro dello sport Stavros Kontonis si è incontrato in mattinata con il premier Alexis Tsipras, da cui ha ricevuto il via libera. Poi nel pomeriggio con i rappresentanti della federcalcio ellenica e delle due leghe Super League (prima divisione) e Football League (seconda) e ha comunicato loro la decisione: le partite del prossimo fine settimana calcistico rinviate a data da destinarsi, quindi sospensione, fino a che i rappresentati dei club non troveranno un accordo per arginare la violenza e sottoscriveranno le nuove normative di sicurezza, tra cui l’obbligo di telecamere dentro e fuori gli stadi.
Sospendere il calcio. Quello che non era riuscito all’allora premier italiano Mario Monti nella primavera del 2012, in pieno scandalo calcioscommesse, riesce ora al governo di sinistra di Syriza, già sotto pressione dell’ala più intransigente del partito, e di buona parte del suo stesso elettorato, per gli accordi con la UE. Qui non si tratta di scommesse illegali, che pure ci sono state (e ci sono) anche in Grecia con un’inchiesta simile alla nostra che ha portato all’arresto di diversi giocatori e dirigenti, ma di ripetuti episodi di violenza. E’ infatti la terza volta in una sola stagione che il calcio viene sospeso. La prima volta per l’uccisione di un tifoso in un match di terza divisione, la seconda per l’accoltellamento di dirigente dell’associazione arbitrale (ed ex arbitro internazionale) a novembre.Domenica invece è scoppiato il caos prima del “derby degli eterni nemici” tra Olympiacos e Panathinaikos, dopo 15 minuti di fuochi d’artificio i tifosi ospiti hanno invaso il campo per impedire che il presidente dell’Olympiacos Vagelis Marinakis facesse la sua solita passeggiata sul terreno di gioco, e poi hanno dato la caccia ai giocatori. Altra invasione poi nell’intervallo del match, con la polizia che ha reagito in maniera giudicata eccessiva inondando i settori dello stadio di gas lacrimogeni. Scene di violenza anche nel derby tra Larissa e Olympiakos Volou, in seconda divisione. Mentre poi martedì nell’assemblea di Lega è successo di tutto con lo stesso Marinakis che avrebbe tirato un bicchiere addosso al presidente del Panathinaikos Yiannis Alafouzos, mentre una guardia del corpo avrebbe tirato un pugno in faccia al suo secondo Vassilis Constantinou. Per questo, il governo Tsipras ha disposto la sospensione di tutte le partite di calcio nel paese. Giusta o sbagliata, l’ennesima forte presa di posizione di Syriza destinata a far discutere il paese.

RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA: OGGI IL VOTO ALLA CAMERA

Mozione riconoscimento Palestina: oggi il voto alla Camera

GIORNALETTISMO 27/02/2015 - di 

Oggi a Montecitorio la maggioranza presenta due testi differenti. Ma quello del Pd potrebbe ricevere il sostegno di Sel (e non solo)

Mozione riconoscimento Palestina: oggi il voto alla Camera

«Il governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per riprendere il negoziato tra le parti». Sono queste le parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, oggi, in aula alla Camera. Dopo il suo intervento a Montecitorio si parla della mozione sul riconoscimento della Palestina. Una scelta, del Pd, che potrebbe trovare anche l’appoggio di Sel. Ieri sera, come spiega Repubblica, si è lavorato sul testo che dovrebbe impegnare il governo nella promozione del riconoscimento. Una mossa, quest’ultima, avanzata dopo la mozione di Sinistra ecologia e libertà che puntava al riconoscimento della Palestina, in un documento sottoscritto anche da 32 deputati del Pd: firme su cui Largo Nazareno rischiava lo strappo. Intanto però dentro la maggiornaza c’è una spaccatura sul tema. Sono due i testi presentati alla Camera: uno dal Pd e l’altro da Ap e Sc. Entrambi divergono in maniera sostanziale. Il testo sostenuto dal presidente della Commissione Esteri Fabrizio Cicchitto, Ncd, non punta al riconoscimento diretto ma all’impegno del governo per il raggiungimento di una intesa tra le forze politiche palestinesi.

MOZIONE RICONOSCIMENTO PALESTINA: LE POSIZIONI – Anche il Movimento 5 stelle ha presentato una mozione (fortemente critica con Israele) mentre opposto Area Popolare (Ncd più Ucd) ha chiesto il riconoscimento solo alla fine del processo di pace. La Lega Nord ha invece chiesto al governo di «non assecondare né agevolare i tentativi unilaterali dell’Autorità nazionale palestinese tesi ad ottenere il riconoscimento internazionale». I 5 stelle nei giorni scorsi hanno specificato: «Non ha importanza quale mozione sarà approvata, se la nostra, a prima firma Gianluca Rizzo, o quella di Sel e Psi. Questa volta ciò che conta è l’obiettivo, ovvero restituire al popolo palestinese i suoi diritti».
MOZIONE RICONOSCIMENTO PALESTINA: IL PD - La mozione del Pd, che prevede dunque il riconoscimento diretto dello Stato di Palestina, è firmata anche dalla socialista Pia Locatelli e da Mario Marazziti di Per l’Italia- Centro democratico. Quali sono le differenze rispetto altre altre mozioni? Il testo di Sel, a prima firma Palazzotto, impegna il governo «a riconoscere lo Stato di Palestina così come è stato riconosciuto lo Stato di Israele, quale azione di politica estera che imprima una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione ‘due popoli due stati’ e a garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli».
MOZIONE RICONOSCIMENTO PALESTINA: MAGGIORANZA SPACCATA  - Il testo di Ap e Scelta civica punta a «promuovere il raggiungimento di un’intesa politica tra Al-Fatah e Hamas che, attraverso il riconoscimento dello stato d’Israele e l’abbandono della violenza determini le condizioni per il riconoscimento di uno stato palestinese». Molto diverso risulta il testo del Pd, a prima firma Roberto Speranza, che segue la posizione illustrata in aula dal ministro Gentiloni. I democratici chiedono al governo di  «continuare a sostenere in ogni sede l’obiettivo della Costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo stato d’Israele, sulla base del reciproco riconoscimento e con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo».
(In copertina foto di AP Photo/Majdi Mohammed)

SVEZIA: LA TASSA DEL VESCOVO NON E' PIU' UN TABU'


Dopo il ricorso di un cittadino italiano, vacilla il sistema di tassazione che costringe i cattolici a versare una imposta alla Chiesa di Stoccolma. 

Giampaolo Petrucci
venerdì 27 febbraio 2015 11:04
CRONACHE LAICHE


Ci sono interessanti novità nel contenzioso tra Marco Basile e la diocesi di Stoccolma, in seguito alle indagini che hanno portato l'ingegnere italiano a far luce sull'oscuro sistema di tassazione che costringe i cittadini cattolici a versare, senza previo consenso, una gabella per il mantenimento della Chiesa di Stoccolma. Sollecitata dallo stesso Basile, del caso si occupò, nemmeno un anno fa, Adista (v. Adista Notizie n. 12/14), unica agenzia a riportare in Italia la notizia di quanto accade nella più importante diocesi svedese. Il cittadino inserito nella "comunità religiosa" cattolica non può esimersi dal pagare la "kyrkoavgift" (il tenace ricercatore la chiama "tassa del vescovo"), che viene raccolta automaticamente dall'ente omologo della nostra Agenzia delle entrate. 
Accade diversamente in tutte le altre comunità religiose (non cattoliche) del Paese, che chiedono il permesso ogni anno. Per il fedele cattolico invece il contributo volontario diventa un tributo obbligatorio. Può certo chiedere una dispensa annuale, che in passato era concessa in rare e gravissime occasioni ma che oggi, grazie alla mobilitazione di Basile, è diventata ben più flessibile. In ogni caso tale dispensa resta annuale, e quel che più sconcerta è che non viene comunicata al fedele né pubblicizzata sul sito della diocesi. Infine, qualora intendesse smettere definitivamente di pagare la "tassa del vescovo", il fedele ha una sola possibilità davanti a sé: uscire letteralmente dalla comunità religiosa cattolica, tramite l'unico meccanismo a lui concesso, che è lo "sbattezzo". Ciò significa che, per non pagare la tassa, il fedele è praticamente costretto ad auto-scomunicarsi, con effetti universali e non solo locali.
Tutti i materiali della ricerca condotta da Basile nel corso degli anni - consultazione approfondita del sito della diocesi, testi del diritto canonico, scambi epistolari con avvocati e con rappresentanti della Chiesa svedese - sono pubblicati sul sito in lingua svedese biskopsskatt.se, da cui è possibile accedere ad una versione pdf tradotta in italiano. Nel sito risulta evidente quello che Basile ritiene un abuso e anche una violazione del Codice di Diritto canonico, che al canone 1263 consente a un vescovo, in caso di grave necessità per la diocesi, di imporre solo ed esclusivamente contributi straordinari e comunque mai ordinari. Ed è proprio grazie a questo tributo, ha scoperto Basile, che la diocesi di Stoccolma ha visto crescere enormemente le proprie disponibilità finanziarie, «aumentate di un incredibile 2.551%! (dai 7 milioni di corone svedesi del 2001, pari a 733mila euro, ai 186 milioni del 2013, circa 19 milioni e 500mila euro), a fronte di un misero 1,3% devoluto in opere di carità e sociali».
Di fronte al muro di gomma della diocesi guidata dal vescovo Anders Arborelius, Marco Basile, il 7 marzo 2014, ha presentato un ricorso ufficiale al Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (testo completo sul sito biskopsskatt.se/Referenser.html) e oggi, a distanza di quasi un anno, è finalmente giunta una seppur timida risposta.
In una lettera ufficiale, datata 27 gennaio, il presidente del Pontificio Consiglio, card. Francesco Coccopalmerio, e il segretario, mons. Juan Ignacio Arrieta, comunicano a Basile che la norma introdotta dal vescovo Arborelius (prelevare una tassa sulle persone fisiche tramite "consenso per mezzo dello statuto") non risulta formalmente incongruente con il Codice di Diritto Canonico. «Tuttavia, osservando la questione da una prospettiva più sostanziale, riteniamo che la norma, come rilevata ora nel materiale informativo della diocesi di Stoccolma, potrebbe mancare della chiarezza e della concretezza riguardante il "margine di libertà" dei fedeli». Per qualsiasi ulteriore informazione o rimostranza, si legge infine nella lettera, «dovrà rivolgersi direttamente al vescovo diocesano». «Io avevo semplicemente chiesto se un vescovo può imporre una tassa ecclesiastica (tributo ordinario) alle persone fisiche e se egli può davvero ignorare il canone 1263», ha riferito Marco Basile ad Adista dopo aver ricevuto la missiva. «Il Pontificio Consiglio non ha praticamente risposto alla mia richiesta di chiarimento». Inoltre, ha poi aggiunto con amarezza, «mi sono rivolto al dicastero precisamente perché il vescovo Arborelius e i referenti della sua diocesi non mi hanno mai risposto. E per questo motivo ho deciso di incalzare nuovamente il Pontificio Consiglio».
Nei successivi e informali scambi epistolari con la segreteria del dicastero, Marco Basile ha riscontrato toni diversi e meno evasivi rispetto alla "versione ufficiale", scoprendo che la questione è stata presa sul serio dal dicastero vaticano, il quale ha chiesto alla Congregazione per i Vescovi, formalmente deputata al rapporto con le Chiese locali, di occuparsi della faccenda. «Da questo ultimo scambio, mi è parso di capire che il Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi ha riscontrato, senza ammetterlo esplicitamente, l'incongruenza che avevo rilevato e documentato, chiedendo alla Congregazione per i Vescovi di sollecitare un cambiamento nelle politiche della diocesi di Stoccolma».
Per ora dunque, nulla di formale. Eppure Marco Basile, che nel frattempo ha «come per magia ottenuto la dispensa permanente» dal pagamento della "kyrkoavgift", si dice soddisfatto per aver smosso le acque con certo successo. A differenza di altri casi simili - come quello delle diocesi tedesche, balzato agli onori della cronaca nel 2007 dopo la battaglia intrapresa dal docente di diritto canonico Hartmut Zapp (v. Adista n. 35/12) - «questa volta pare abbiano accolto il mio ricorso e si siano mossi per riparare. Evidentemente, da buon ingegnere informatico, ho trovato il bug nel sistema, mostrando come abbiano violato le regole canoniche che loro stessi si sono dati. Ora non resta che attendere le prossime mosse del Vaticano e del vescovo di Stoccolma». 


Giampaolo Petrucci Adista 

L'AMORE AI TEMPI DI BERGOGLIO


Sotto un papa solo apparentemente progressista fioriscono le iniziative omofobe. E la discussione parlamentare sulle unioni civili tarda ancora. 

Alessandro Baoli
mercoledì 25 febbraio 2015 22:27
CRONACHE LAICHE

Roma, protesta in Campidoglio per l'istituzione del registro delle unioni civili

Roma, protesta in Campidoglio per l'istituzione del registro delle unioni civili
I cittadini che da anni aspettano una normativa sulle Unioni civili, e in particolare le persone omosessuali che non hanno nemmeno l'alternativa del matrimonio, hanno l'unico inutile "privilegio" di stare sempre al centro del dibattito, suscitare polemiche infinite e tifo da stadio - pro o contro - argomento di discussioni da salotto chic e da mercato. Ogni volta che si prova ad affrontare un problema che li riguarda (oggi le unioni civili, ieri l'omofobia) si scopre che c'è sempre qualcosa di più importante o di più urgente da fare, prima di dare diritti e dignità a una parte della cittadinanza (che aspetta da decenni) come dovrebbe succedere in ogni democrazia matura e civile. 
Unioni civili? No, prima c'è da pensare all'economia, al jobs act, a qualche guerra imminente (ce ne è sempre una alle porte), alle beghe interne ai partiti, agli equilibri di governo sull'altare dei quali le persone glbt sono sempre le prime ad venir sacrificate. Ma sempre, e comunque, c'è da tutelare la "famiglia naturale". Paradossalmente, si parla e ci si occupa di "famiglia" (al singolare, attenzione) nei palazzi del potere solo quando qualcuno nomina i gay. Intendiamoci, tutti questi sono problemi di reale importanza, ma lo sono da decenni, non solo da oggi, mentre regolamentare un minimo sindacale di diritti civili è gratis e richiede poco tempo. A volerlo fare. 
Così, accade che anche la debole proposta di Matteo Renzi sulle Unioni civili (modello tedesco, senza adozioni), avanzata qualche era geologica fa, abbia seminato il panico tra le file dei "difensori della famiglia"; peccato che questa proposta sia solo un bluff, perché è palese che sia destinata ad essere sacrificata sull'altare della sopravvivenza del governo con Alfano, e bloccata dall'improvviso parossismo dei cattolicisti del Partito democratico. Un fuoco su cui sta soffiando il clero cattolico con particolare impegno, guarda caso, da quando sul trono di Pietro si è seduto il finto progressista Bergoglio, detto anche papa marketing
Ora, è spiacevole far pubblicità a certi figuri, ma la lettera aperta che il Comitato Famiglia Educazione Libertà ha destinato al premier Renzi, al neo Presidente della Repubblica Mattarella e al ministro dell'istruzione Giannini, è un bell'esempio di delirio suggerito da quella che oramai può tranquillamente essere definita "ideologia familista" (o "familismo ideologico", fate voi), quel modo distorto e avulso dalla realtà dei fatti di postulare che solo e solamente la famiglia "naturale" (tradotto: eterosessuale e cattolica) abbia un ruolo e una dignità sociale. La famiglia come un totem, un oggetto metafisico, una disciplina, un dogma, non importa cosa contenga, l'importante è si imponga. 
Nella lettera si chiede che a scuola giammai venga fatta educazione sessuale, per ragioni di "intimità, pudore, rispetto della privacy" e primato educativo della famiglia rispetto alla scuola. Chi ha uno stomaco abbastanza forte può leggersi da solo il testo della missiva. 
Il vero obiettivo però, a dispetto dell'ipocrisia della lettera, sono i diritti delle persone glbt, mascherati nella forma della cosiddetta teoria del gender, ennesima invenzione lessicale dell'estremismo cattolico dopo omofilia, laicismo eccetera. Questa teoria affermerebbe che il "pensiero unico" dominante (una specie di Spectre comandata da Goldfinger, forse) vuole imporre l'annientamento della differenza tra i sessi, e che - testualmente - si vuole insegnare ai «bambini di 4-6 anni» che «i rapporti orali e anali sono "naturali"», che è lecito masturbarsi a quell'età, e che «alle ragazzine delle medie» si raccomanda «di non dire ai genitori se rimangono incinte, perché ci sarà un giudice cui affidarsi per il problema dell'aborto». 
La pressione politica contro i diritti delle persone glbt non è mai veramente venuta meno, ma la novità è che in questi ultimi anni si è accompagnata a uno straordinario impiego di forze nella società di gruppi e singoli accomunati da un comune sentimento omofobico e familista. Quindi: sentinelle in piedi, estremismo di destra sdoganato da buona parte del mondo cattolico, surreali video che girano sul web; e l'improvviso attivismo di Mario Adinolfi (leggete quello che scrive oramai dappertutto, e inorridite; o ridete, se volete), del Partito democratico, lo stesso del premier, che segue la scia tracciata dai vari Giovanardi, Binetti, forzisti, alfaniani e leghisti assortiti. Per la cronaca: Adinolfi ha divorziato dalla prima moglie e si è sposato di nuovo, stavolta a Las Vegas. Venghino siore e siori, c'è posto per tutti!
L'ideologia familista e omofobica raggiunge l'apice della sua follia rabbiosa quando non si fa scrupoli ad imbrogliare, a giocare sporco: esemplare il caso del dottor Mario Binasco, che durante le audizioni in Commissione Giustizia aveva paragonato il ddl Cirinnà (il testo attualmente in discussione sulle Unioni civili) ai terroristi dell'Is. Questo signore, invitato alla discussione dal senatore Giovanardi, compagno di partito di Alfano, si era spacciato come rappresentante della sezione italiana dell'"Ecole Européenne de Psychanalyse". Peccato che questa "scuola" non esista più dal 2001, e che «Le idee espresse da Binasco riguardo alla questione delle unioni omosessuali distano anni luce dalle elaborazioni in materia sviluppate in seno all'Associazione mondiale di psicoanalisi», come ha avuto cura di chiarire il dottor Domenico Cosenza, presidente della Scuola italiana lacaniana di psicoanalisi. «Ancora una volta si mostra l'indecorosa mistificazione del mondo senza limiti che questi clericali sfruttano per portare avanti le loro battaglie omofobiche orientate a distruggere la vita di milioni di italiane e italiani. Arrivare a mentire in una commissione parlamentare però è francamente inimmaginabile e supera ogni comprensione», è la dichiarazione di Franco Grillini, leader storico dell'associazionismo glbt. 
Disgusta anzitutto questa mania compulsiva e morbosa di catalogare le persone secondo il loro orientamento sessuale (mai affettivo, solo sessuale) invece che come persone o almeno come cittadini, titolari di diritti e generatori di reddito e ricchezza come tutti gli altri. Adinolfi e degni compari, che come tanti altri cattolicisti strumentalizzano la famiglia facendone uno strumento brandito contro le minoranze a loro invise, non usufruiscono di un welfare finanziato anche dalle tasse che pagano anche i gay come tutti gli altri? Allora, prendersi i loro soldi va bene, ma concedere ciò che spetta loro non va bene? 
Sullo sfondo di tutto questo sta Bergoglio, frutto di un'abilissima, storica operazione di marketing religioso, salutato in ogni dove come innovatore, solo perché ha detto «Chi sono io per giudicare» (citando peraltro il Catechismo, già esistente); solo perché nell'ultima udienza generale del mercoledì ha fatto sedere in prima fila esponenti del movimento cattolico statunitense per i diritti degli omosessuali New Ways Ministry e di quello britannico della Chiesa di Farm Street, tutti evidentemente preda della sindrome di Stoccolma. Senza poi riceverli: vi lascio entrare, ma state zitti e muti, non disturbate e dopo andate via. Ecco la pastorale bergogliana per le persone omosessuali. Sai che novità. 
Tranne magari l'umiliante sorpasso della Grecia, a lasciarci l'ultimo posto in Europa, stiamo pure tranquilli, sui diritti delle persone glbt non succederà niente nemmeno stavolta: mica pretenderete che per dare uno straccio di diritto ai gay cada il governo! 
Alessandro Baoli 

DAL COMMERCIO DELL'OPPIO ALL'EVASIONE FISCALE SISTEMATICA, LA STORIA DI UNA BANCA DAL PRESENTE NEBBIOSO

DI ERIC TOUSSAINT
bastamag.net
Gli scandali continuano a colpire la Hong Kong and Shangai Banking Corporation (HSBC). Dopo
essere stata l'arma finanziaria dell'esercito britannico in Asia, la banca è ora infangata dal
dossier SwissLeaks, uno scandalo dalle molteplici sfaccetature, dalla frode fiscale in Francia agli
affari politici e finanziari in Spagna o in Grecia. Senza dimenticare altri crimini e manipolazioni.


La banca HSBC si riprende le prime pagine. Secondo le informazioni pubblicate su diversi giornali
il 9 febbraio 2015, 180,6 miliardi di euro sarebbero stati spesi, a Ginevra, per conto dell'HSBC, tra
il 9 novembre 2006 e il 31 marzo 2007- ossia in meno di 5 mesi! Mohamed IV re del Marocco,
celebrità del mondo dello spettacolo, alcune società private, avrebbero delegato a HSBC la
missione di occultare al fisco e alla giustizia dei loro Paesi una parte delle rendite.
In quest'articolo, torniamo sulla storia passata e recente dell'HSBC, una delle principali banche
private al mondo.
UNA BANCA NATA DAL COMMERCIO DI OPPIO
La sigla HSBC significa Hong Kong and Shangai Banking Corporation. Dalle sue origini la banca è
immischiata nel commercio internazionale di droghe pesanti. Fu fondata a seguito della vittoria
Britannica contro la Cina nelle due guerre dell'oppio (1839-1842 e 1856-1860). Queste due guerre
risultarono cruciali per il consolidamento dell'impero britannico e la marginalizzazione della Cina,
durata circa un secolo e mezzo. Durante queste due guerre, il Regno-Unito riuscì ad imporre alla
Cina di accettare le esportazioni britanniche d'oppio di provenienza Indiana, componente
dell'impero britannico. La Cina tentò di contrastare il commercio di oppio, ma l'arma britannica
con il sostesgno di Washington, ebbe il sopravvento.
Londra stabilì una colonia ad Hong Kong e, nel 1865, fu fondata la Hong Kong and Shangai
Banking Corporation da un commerciante scozzese specializzato nell'importazione d'oppio
( all'epoca, il 70% del carico marittimo che transitava da Hong Kong riguardava l'oppio
proveniente dalle Indie). Da allora, la storia della banca si lega intrinsecamente alla politica
estera del Regno Unito, e agli interessi dei grandi investiroti britannici in Asia. Dopo il 1949 e la
vittoria della Cina di Mao, la banca si ritirò da Hong Kong, rimasto terrirotio britannico.
HSBC IMPLICATA IN ALTRI CRIMINI FINANZIARI
In seguito, tra il 1980 e il 1997, sviluppa le sue attività negli Stati Uniti e in Europa. Solo nel 1993
trasferisce la sua sede sociale da Hong Kong a Londra, prima della riammissione del territorio
alla Repubblica popolare Cinese realizzata nel 1997. L' HSBC rimane essenziale per Hong Kong
emettendo il 70% delle banconote (i dollari di Hong Kong). Nel 2014, il gruppo globale HSBC dà
impiego a 260.000 persone, è presente in 75 paesi e dichiara 54 milioni di clienti. Hong Kong
rimane un punto strategico, in particolare per riciclare il denaro accumulato dalla nuova classe
dirigente cinese.
Oltre che nel riciclaggio di denaro proveniente dalla droga e dal terrorismo, HSBC è implicata in
altri affari: la manipolazione del mercato dei tassi di cambio ( il caso è emerso nel 2013, un
affare da 5.300 miliardi di dollari al giorno), la manipolaze dei tassi d'interesse interbancari
(compreso il LIBOR), la vendita abusiva e fraudolenta dei derivati sui tassi d'interesse, la vendita
abusiva e fraudolenta di assicurazioni ai privati e alle piccole e medie imprese del Regno Unito
(la FSA, autorità di vigilanza britannica, ha indagato HSBC per questo affare, rilevando come la
banca abbia venduto assicurazioni inutili o quasi!) (1), la vendita abusiva di Mortgage Backed
Securities ( titolo garantito da una serie di mutui ipotecari) agli Stati Uniti; la manipolazione del
prezzo di oro e argento (il caso scoppiò tra gennaio e febbraio del 2014) (2) e l'organizzazione su
larga scala di evasione fiscale di grosse fortune.
HERVE' FALCIANI, L'EDGAR SNOWDEN DI HSBC ?
Hervè Falciani, un cittadino franco-italiano, ha lavorato ai servizi informatici di HSBC nella sede
Svizzera di Ginevra dal 2006 al 2008. Prima di abbandonare la banca, ha copiato 127.000 files che
collegano HSBC a operazioni sistematiche di frode ed evasione fiscale nelle quali interpreta
spesso un ruolo attivo. Egli si stabilì in Francia. La Svizzera decide di arrestarlo e lancia un
mandato di cattura internazionale tramite l'interpol per "sottrazione di dati" e "violazione del
segreto bancario e della riservatezza commerciale". Bisogna sottolineare che la Svizzera non ha
attaccato l'HSBC.
All'inizio del 2009, la casa di Felciani a Nizza è stata oggetto di una perquisizione da parte della
polizia locale. Le informazioni da lui custodite sono esplosive: tra i 127.000 files si trovano degli
esuli fiscali francesi (8231 secondo Falciani) belgi (più di 800), spagnoli (oltre 600) greci ( la
famosa lista detta Lagarde, per la ministra francese che l'ha consegnata alle autorità greche nel
2010, contenente circa 200 nomi), tedeschi, italiani, messicani, statunitensi...Hervè Falciani ha
restituito tutto o una parte delle informazioni in suo possesso alle autorità francesi e a quelle
degli altri paesi.
UNO SCANDALO DIETRO L'ALTRO
Successivamente, come egli afferma, collabora con le autorità di Washington alle quali fornisce
informazioni che anticipano l'attività di HSBC nel riciclaggio di denaro proveniente dai cartelli della droga di
Messico e Colombia. Dopo va in Spagna nel 2012, al fine di collaborare con le autorità spagnole.
Egli è inizialmente arrestato in applicazione del mandato emesso dalla Svizzera. La nazione
Elvetica insiste perchè la Spagna gli consegni Hervè Falciani, fatto che gli Iberici rifiutano nel
maggio 2013, poichè la giustizia spagnola lo considera come un testimone privilegiato in diversi
casi di frode ed evasione fiscale.
La comunicazione alle autorità spagnole dei dati rubati da Hervè Falciani nel 2011, permette di
scoprire una grande quantità di denaro (circa 2 miliardi) depositati in Svizzera da membri della
famiglia di Emilio Botin, presidente di Santander (la prima banca spagnola). Quest'ultimo, messo
con le spalle al muro, ha versato 200 milioni di ammenda alle autorità spagnole. I dati forniti da
Hervè Falciani hanno portato allo scandalo del finaziamento fraudolento al Partito Popolare,
quello del primo ministro Mariano Rajoy. La giustizia spagnola fornisce una protezione
permanente per Hervè Falciani. Le autorità belghe e francesi lo hanno incontrato lì e utilizzando i
dati da lui forniti hanno aperto dei fascicoli. Non è affatto certo che questo porterà a condanne
per frode, è più probabile che delle disposizioni finanziarie -in Belgio, si chiama regolarizzazione
fiscale- permetteranno ai truffatori di fuggire.
GLI INFORMATORI PERSEGUITATI
Gli informatori hanno coraggio da vendere. In questo caso, oltre la Svizzera che cerca di fermare
l'informatore c'è anche la Grecia: la giustizia ha fermato il direttore della rivista "Hot Doc"
Kostas Vaxevanis, perchè egli aveva osato pubblicare nell'ottobre del 2012 la lista Lagarde-
HSBC-Falciani che le autorità greche avevano perso da tre anni. A seguito delle reazioni dei
cittadini Greci, e a livello internazionale, il giornalista è stato finalmente assolto dalle accuse.
I dirigenti di HSBC per ora non devono soffrire di tali disagi. Nel 2013, L'Unione Europea ha
annunciato di aver fissato un limite ai bonus percepibili dai dirigenti e gli operatori bancari. Il
bonus non può superare il doppio di uno stipendio fisso. Se un dirigente guadagna 1,5 milioni di
euro in un anno, i bonus non potranno superare i 3 milioni di euro (per un totale di 4,5 milioni).
Non importa, la direzione di HSBC ha reso noto che per il febbraio 2014 gli stipendi dei dirigenti
verrano aumentati, così da non ridurre (4) i loro bonus.
Eric Toussiant (5) CADTM [6]
9.02.2015

Traduzione per www.comedonchosviotte.org a cura di SONNY STONE

Notes
[1Le Monde, “Cernée par les scandales, HSBC ternit un peu plus la réputation de la City”, 1er août 2012.
[2Financial Times, “Fears over gold price rigging put investors on alert. German and UK regulators investigate”, 24 février 2014.
[3Kostas Vaxevanis, "Pourquoi j’ai publié la liste Lagarde", The Guardian, 31 octobre 2012
[4Financial Times, “HSBC plans to sidestep EU Bonus cap revealed”, 25 février 2014.
[5Auteur de Bancocratie (Editions Aden, Bruxelles, 2014), maître de conférence à l’université de Liège, porte-parole du CADTM.
[6L’article a été légèrement modifié par Basta ! Retrouvez l’intégralité sur le site du CADTM.