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mercoledì 29 luglio 2015

BASTA CON IL BISOGNO DI PETROLIO: L'ARTICOLO ECCEZIONALE DEL PROF. FOLLIERO

http://umbvrei.blogspot.it/2015/07/si-avvicina-la-fine-del-bisogno-di.html

LEER EN ESPANOL:

http://umbvrei.blogspot.it/2015/07/se-acerca-el-fin-de-necesitar-petroleo.html

IL RITORNO DEI MEMBRANES 26 ANNI DOPO: SU TOMTOMROCK

http://www.tomtomrock.it/recensioni/827-the-membranes-dark-matter-dark-energy-cherry-red-2015.html

IMU, SCUOLE CONFESSIONALI ESENTASSE? CONTRO LA COSTITUZIONE E IL BUON SENSO

La surreale protesta della Chiesa contro l'IMU, affiancata dai soliti politici sodali. Ecco il commento del coordinatore triestino della Consulta per la laicità delle istituzioni. 


Dario Predonzan
mercoledì 29 luglio 2015 13:37
CRONACHE LACIHE


Dopo le reazioni inviperite alla sentenza della Corte di Cassazione sull'obbligo anche per gli istituti scolastici parificati (per lo più confessionali e in grandissima maggioranza cattolici) di pagare l'IMU, merita ricordare alcuni fatti.

Primo: l'art. 33 della Costituzione (tuttora vigente, anche se molti nei partiti di governo e non solo vorrebbero "rottamarla") stabilisce che "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Dizione chiarissima, per chi lo voglia. Ci fu chi disse: «Il vostro parlare sia sì sì e no no. Il di più viene dal Maligno». Tuttavia, nella patria del Diritto - ma troppo spesso tomba della Giustizia - un qualche maligno deve essersi dato molto da fare, se da parecchi anni scuole ed istituti scolastici religiosi possono contare su sostanziosi contributi statali, che ammontano a quasi un miliardo di euro l'anno.

Un fiume di denaro pubblico, cui si aggiunge una miriade di ulteriori contributi elargiti da Regioni ed enti locali. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, risultano nel bilancio regionale 2015: 1 milione 590 mila di "contributi una tantum per la costruzione, la ristrutturazione, l'ampliamento e la straordinaria manutenzione di istituti di istruzione religiosa, di opere di culto e di ministero religioso, compresi gli uffici e le abitazioni dei ministri dei culti e le relative pertinenze"; più 2 milioni e mezzo per le scuole dell'infanzia non statali; più 200 mila euro per "contributi alle associazioni che affiliano scuole non statali". Non basta: nel 2014 sono stati stanziati 8 milioni e mezzo per "anticipazioni di cassa dell'80% con fondi della Regione FVG sui contributi statali per le scuole paritarie". Pare infatti che lo Stato eroghi in ritardo i propri contributi ed allora provvede "mamma" Regione, che - si spera - poi viene rimborsata.

Ovviamente, questi istituti scolastici incassano poi anche le - non certo irrilevanti - rette dalle famiglie che vi iscrivono i propri figli. Difficile quindi sostenere che si tratti di attività senza fini di lucro: perché dunque esentarle dal pagamento dell'IMU che com'è noto va a beneficio dei Comuni, finanziariamente sempre più disastrati?
Secondo: sentenza della Cassazione a parte, sarebbe ora che i decisori politici riflettessero sui pericoli insiti nel violare il dettato costituzionale, sottraendo risorse all'istruzione pubblica e incentivando un modello "educativo" che mira alla preminenza assoluta delle famiglie nel determinare il destino dei figli. Che molti vorrebbero rinchiudere in recinti ideologici a sfondo religioso, con il pretesto di difenderli da progetti «satanici» come quelli per il contrasto dell'omofobia e la promozione della parità di genere.
Non sarà un caso, infatti, se negli attacchi isterici contro la presunta «ideologia del gender» associazioni ed esponenti religiosi islamici si sono affiancati con entusiasmo alle componenti più retrive del mondo cattolico.
Liberi tutti costoro di credere all'esistenza di un «complotto satanico-massonico» (è il termine usato ad esempio nel sito www.no-gender.it) contro l'umanità, ma che almeno non vengano finanziati con i soldi di tutti, a scapito della scuola pubblica e pluralista.

Dario Predonzan, coordinatore Consulta triestina per la Laicità delle istituzioni 

ISRAELE E CIPRO SEMPRE PIU' "INTIMI"

Gas. Relazioni sempre più strette tra Israele e Cipro

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  •  Redazione Contropiano  
Gas. Relazioni sempre più strette tra Israele e Cipro
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha effettuato ieri una visita-lampo sull'isola di Cipro, ha affermato che il suo Paese ha in atto "intensi colloqui" con le autorità cipriote sui modi migliori per estrarre e immettere sui mercati il gas naturale trovato in vasti giacimenti sottomarini al largo delle coste dei due Paesi.
Al termine di colloqui con il presidente cipriota Nicos Anastasiades, Netanyahu ha detto che i due Paesi esamineranno "le molte possibilità" disponibili per sfruttare al meglio le risorse energetiche. Da parte sua, Anastasiades ha affermato che fra le opzioni possibili c'è anche quella di trasferire il gas naturale verso i mercati regionali attraverso un nuovo gasdotto da realizzare in tempi brevi. Con Netanyahu, ha aggiunto il capo di stato cipriota, si è anche discusso del noto progetto di collegare le reti elettriche di Israele, Cipro e Grecia con un cavo sottomarino.
Anastasiades ha aggiunto che con l’ospite israeliano ha anche parlato di “sistemi pratici" per rafforzare "la sicurezza e la lotta al terrorismo", esplicitando che il rafforzamento delle relazioni tra i due paesi - e in prospettiva anche con Atene - si estende anche ad altri settori oltre a quello energetico.

SCIENZIATI CONTRO LE TECNOLOGIE KILLER


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  •  Alessandro Martorana*
  •  CONTROPIANO
Scienziati contro le tecnologie killer
Una lettera per avvertire dei rischi dello sviluppo dell'intelligenza artificiale in ambito militare è stata firmata da oltre 1.000 esperti nel settore tecnologico e scientifico, inclusi Stephen Hawking, Elon Musk e Steve Wozniak. La missiva, presentata nel corso della International Joint Conference on Artificial Intelligence di Buenos Aires, richiede la messa al bando dei sistemi d'attacco autonomi."La tecnologia dell'intelligenza artificiale ha raggiunto un punto nel quale l'impiego di questi sistemi è, a livello pratico se non legale, fattibile nel giro di anni, non di decenni", si legge nella lettera. "E la posta in gioco è alta: le armi autonome sono state descritte come la terza rivoluzione nella tecnologia bellica, dopo la polvere da sparo e le armi nucleari". Nel testo viene messo in luce come il fatto di non portare soldati sul campo di battaglia per chi attacca possa avere una connotazione sia positiva, per il fatto di ridurre le vittime, che negativa, in quanto verrebbe meno un freno alla decisione di attaccare: "La questione chiave per l'umanità è se iniziare o meno una corsa globale alle armi con intelligenza artificiale. Se una qualsiasi grande potenza militare dovesse procedere con lo sviluppo, una corsa agli armamenti globale sarà virtualmente inevitabile, ed il punto finale di questa traiettoria tecnologica è ovvio: le armi autonome diventeranno i Kalashnikov di domani".
"A differenza delle armi nucleari, queste tecnologie non richiedono materiali grezzi costosi o difficili da ottenere, quindi diventeranno onnipresenti ed economiche per tutte le potenze militari significative da produrre in massa", prosegue la lettera. "Sarà soltanto questione di tempo prima che appaiano sul mercato nero e nelle mani di terroristi, di dittatori desiderosi di controllare meglio la propria popolazione, di signori della guerra che vogliono mettere in atto una pulizia etnica. Le armi autonome sono ideali per compiti come omicidi, destabilizzare nazioni, sottomettere popolazioni ed uccidere selettivamente un particolare gruppo etnico. Crediamo quindi che una corsa agli armamenti con intelligenza artificiale non sarebbe di beneficio per l'umanità".
Non è la prima volta che importanti esponenti del campo tecnologico e scientifico si espongono in prima persona per avvertire dei rischi dell'intelligenza artificiale. Elon Musk, l'uomo dietro Tesla Motors, PayPal e SpaceX, alcuni mesi fa si era dichiarato  "sempre più incline a pensare che ci debba essere una qualche supervisione regolatoria, forse a livello nazionale o internazionale, proprio per essere sicuri che non faremo qualcosa di molto stupido.  Con l'intelligenza artificiale stiamo invocando il demonio . Avete presente quelle storie dove c'è il tipo col pentacolo e l'acqua santa del tipo: 'Certo, sicuro che si può controllare il demonio'? Non funziona".Anche il più celebre scienziato vivente, Stephen Hawking,  ha voluto avvertire del fatto che l'intelligenza artificialerappresenta a suo parere "una minaccia per l'umanità", dal momento che "mentre l'impatto a breve termine dell'intelligenza artificiale dipende da chi la controlla,  quello a lungo termine dipende dal fatto se sia controllabile o meno.
Il nostro futuro è quello di essere una razza che si trova tra il crescente potere della tecnologia e la saggezza necessaria per utilizzarla".Anche il co-fondatore di Apple, Steve Wozniak, ha parlato di quelli che a suo parere sono i rischi dello sviluppo dell'intelligenza artificiale, ma sottolineando comunque la sua fiducia nel fatto che, quando tra centinaia di anni robot e computer supereranno l'uomo, si riuscirà comunque a stabilire un equilibrio: "A quel punto saranno così intelligenti che avranno capito di dover mantenere la natura, e gli esseri umani sono parte della natura. Ho superato la mia paura per il fatto di essere sostituiti dai computer: ci aiuteranno".E in effetti, anche nella lettera vengono messe in luce le applicazioni positive di questa tecnologia, che non va certo bandita in toto, ma solamente per quanto rigarda le applicazioni militari: "Proprio come la maggior parte dei chimici e dei biologi non hanno interesse a costruire armi chimiche e biologiche, la maggior parte de ricercatori nel campo dell'intelligenza artificiale non hanno interesse nel costruire queste armi", si spiega nella lettera.
"E non vogliono neanche che altri infanghino il loro campo, creando potenzialmente una grande reazione negativa pubblica contro l'intelligenza artificiale, che possa ridimensionare i suoi futuri benefici per la società. Infatti, chimici,  biologi hanno largamente supportato gli accordi internazionali che con successo hanno proibito le armi chimiche e biologiche. In definitiva, crediamo che l'intelligenza artificiale abbia un grande potenziale dal quale l'umanità può trarre beneficio in molti modi, e che l'obiettivo di questo campo dovrebbe essere quello di far questo. Iniziare una corsa agli armamenti con intelligenza artificiale è una cattiva idea, e dovrebbe essere evitata per mezzo di un divieto sulle armi d'attacco autonome prive di un significativo controllo umano".
* Da International Business Times, edizione italiana

GERUSALEMME. UNA COLONIZZAZIONE DENTRO LA COLONIZZAZIONE


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  •  Sergio Cararo
  •  CONTROPIANO
Gerusalemme. Una colonizzazione dentro la colonizzazione
Le slide che Ahmed Audi fa scorrere mentre spiega la dinamica della ebraicizzazione forzata di Gerusalemme danno l'impressione che la città sacra a tre religioni sia a sua volta una piccola Palestina dentro la Palestina sottoposta alla colonizzazione israeliana. Le macchie di colore diverso indicano la crescita degli insediamenti israeliani nella città. Tredici tra il 1967 e il 1988, altre sei nel 1989 e poi nuovi siti militari, nove zone industriali e aree di servizi, fino ad arrivare a 160 siti sotto controllo israeliano e con insediamenti di vario tipo, che hanno ridotto sistematicamente la presenza palestinese a Gerusalemme. A completare l'opera i 90 km del Muro (che devono arrivare a 142) che a Gerusalemme separano i quartieri ebraici da quelli palestinesi.
Ieri sera a Roma, l'ambasciata palestinese ha ospitato una conferenza con due esponenti dei Comitati Popolari di Resistenza che da anni si battono contro l'espansione degli insediamenti coloniali israeliani a danno dei palestinesi. Ma Gerusalemme, dopo la gravissima incursione di estremisti ebraici guidati dal ministro Ariel e di soldati e poliziotti alla Moschea di Al Aqsa, è al centro dell'attenzione. Per venerdi si prevedono proteste diffuse e rabbiose da parte dei palestinesi.
Dopo gli interventi di presentazione dell'ambasciatrice palestinese Mail Al Kaila e del presidente della Comunità Palestinese di Roma Salameh Ashur, la parola è passata a Ahmed Audi e Monther Amery, attivisti dei Comitati Popolari di resistenza in visita in Italia per una serie di colloqui con parlamentari e forze politiche.
Il nostro obiettivo? “E' che l'occupazione deve avere un costo per gli occupanti” dice Monther Amery che ogni venerdi, insieme ai comitati popolari di resistenza nati prima in alcuni villaggi e poi estesisi, danno vita a manifestazioni, sit in, azioni di protesta, blitz su vari fronti. Lì bloccano un cantiere israeliano, da un'altra parte chiedono la riapertura di una strada per i palestinesi, talvolta portano la protesta fino a davanti gli insediamenti coloniali israeliani o le ambasciate di vari paesi. L'azione più clamorosa è stata la nascita di Bab al Shams, una sorta di contro-insediamento palestinese su terre espropriate dagli israeliani, la città della resistenza, sgomberata e ricostruita più volte. Un modo di contrastare metro per metro l'espansione coloniale non solo nelle zone agricole – dove agisce ormai il doppio cappio del Muro e degli insediamenti dei coloni – e che si punta a praticare anche sul territorio di Gerusalemme dove il braccio di ferro tra la resistenza dei quartieri palestinesi e la crescita degli insediamenti israeliani si va facendo più duro negli ultimi anni.
Colpisce, e lo sottolineano i due esponenti palestinesi, il silenzio che equivale a complicità delle istituzioni internazionali su quanto è avvenuto domenica alla Moschea di Al Aqsa di Gerusalemme. “Se fosse stata fatta una scritta su una sinagoga quale sarebbero state le reazioni?” ha denunciato Salameh Ashur. Attendiamo di vedere cosa accadrà venerdi a Gerusalemme ma anche in tutta la Cisgiordania.

TEMPESTA CONTRO VAROUFAKIS, CHE SVELA I MECCANISMI DELLA UE


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  •  Claudio Conti
  •  CONTROPIANO
Tempesta contro Varoufakis, che svela i meccanismi della Ue
À la guerre comme à la guerre. La partita in Grecia assume ora le caratteristiche – decisamente più vicine alla realtà – di uno scontro internazionale giocato sulla pelle di un piccolo paese.
Lo scoop del quotidiano Ekhatimerini, che pubblica una telefonata con alcuni manager londinesi, dà conto di alcuni dettagli del “piano B” organizzato dall'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis (in caso di fallimento della trattativa con i creditori e quindi dipossibile chiusura della banche da parte della Bce), ha fatto esplodere lo scontro politico interno al paese. Un giudice ha chiesto che gli venga tolta l'immunità parlamentare, in modo da poterlo incriminare (qualcuno scrive addirittura per “alto tradimento”), per le modalità con cui ha gestito la trattativa con i creditori. La richiesta è arrivata alla Corte Suprema, che si è detta d'accordo nel processare l'ex ministro, ma naturalmente servirà un voto della Camera per autorizzare, eventualmente il procedimento.
Alla fonte ci sono due denunce individuali. La prima è di Apostolos Glenzos, ex attore cinematografico, sindaco di Stylida e fondatore di Teleia, un partitino populista per cui cerca visibilità a bun mercato. L'altraviene da un avvocato, Panayiotis Giannopoulos. 
Proprio ieri è cominciato ufficialmente il “negoziato” tra Atene e la Troika su un nuovo “piano di aiuti”, per complessivi 86 miliardi, che dovrebbe andare in porto obbligatoriamente entro il 20 agosto, altrimenti la procedura di default potrebbe riprendere l'avvio (ci sono numerose rate da pagare, entro quella data, al Fmi e alla Bce). E già prima dell'inizio i “creditori” hanno ricominciato ad alzare la posta, pretendendo altre “riforme” per essere certi della buona fede greca. E certo non saranno più morbidi vedendo i propri mezzucci ricattatori sbattuti in prima pagina...
Sul fronte interno, Tsipras si rova alle prese con la “svolta” della componente di sinistra (Piattaforma), guidata dall'ex ministro dell'energia Lafazanis, che sembra aver abbracciato l'uscita dall'euro come unica strategia possibile di ripresa per il paese. E che, soprattutto, minaccia di non votare le misure d'austerità pretese dalle “istituzioni” sovranazionali.
Un bel caos, cui Varoufakis sembra intenzionato a dare un contributo tanto chiarificatore quanto – proprio per questo - “intollerabile” nelle segrete stanze. Comunque la si pensi, infatti, con i suoi resoconti delle discussioni avute nell'Eurogruppo ha aperto uno squarcio irricucibile nella cappa di segretezza che avvolge “trattative” obbligate a raggungere l'unanimità finale. Anche a colpi di waterboarding mentale, come ha potuto sperimentare Alexis Tsipras nella notte tra il 12 e il 13 luglio, a Bruxelles.
Soprattutto, apre uno squarcio sui meccanismi di controllo già operanti all'interno dei paesi dell'eurozona. Quando una mago dell'informatica prova a mettere le mani sul sistema di gestione delle Entrate dello stato ellenico, comprensivo dei conti correnti di tutti i cittadini di quel paese, scopre che può – sì – controllare l'hardware, ma non il software. Che è di proprietà della Troika ed è impenetrabile allo stesso ministro del paese interessato.
Altro che sovranità popolare, democrazia liberale, sistema della rappresentanza, ecc. Stiamo in una situazione che il povero Orwell aveva osato immaginare solo superficialmente, senza addentrarsi in meccanismi che oggi appaiono in tutta la loro macchinistica complessità. E tetragona indifferenza all'umano.
Una situazione orreda, sintetizzata così sempre da Varoufakis al Financial Times: “E' in atto una limitazione terribile della sovranità nazionale imposta dalla Troika dei creditori ai ministri greci, i cui dipartimenti chiave non hanno accesso ai documenti necessari per introdurre politiche innovative. Quando la perdita di sovranità a causa di un debito ufficiale insostenibile viene legata a politiche subottimali in paesi già sotto pressione, si capisce che c'è qualcosa di marcio nell'euro”.
E sembra addirittura un insulto – ma è normale, in tempi di guerra – che colui che ha pensato un “piano B” per recuperare il controllo delle risorse finanziarie del paese per poter operare secondo il mandato elettorale ricevuto dal popolo (mandato contraddittorio, certo, ma esplicito), possa essere imputato di “alto tradimento”. Lui, invece di Antonis Samaras o Geoge Papandreou, che avevano permesso senza resistenza alcuna l'instaurasri di quel “dominio pieno e incontrollato” che la Troika esercita da cinque anni sul paese.
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Varoufakis dichiara di aver avuto l’autorizzazione di pianificare un sistema bancario parallelo 
EKHATIMERINI - XENIA KOUNALAKI
L’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis ha dichiarato di essere stato autorizzato da Alexis Tsipras, lo scorso dicembre, di trovare un sistema di pagamento parallelo che operasse usando numeri di registrazione fiscale intercettati (AFM) e che potesse eventualmente funzionare come un sistema bancario parallelo.
In una teleconferenza con i membri del fondo internazionale, coordinato dall’ex cancelliere britannico Norman Lamont, Varoufakis ha dichiarato di aver avuto l’ok da Tsipras lo scorso dicembre, un mese prima le elezioni che hanno portato al potere Syriza, di pianificare un sistema di pagamenti che potesse operare in euro ma che potesse essere convertito in dracme in modo immediato, se necessario. 
Varoufakis ha anche detto di aver lavorato al piano con un team selezionato ma esiguo, ma di non aver avuto il consenso finale di Tsipras per procedere. Questa teleconferenza ha avuto luogo il 16 luglio, una settimana dopo le dimissioni di Varoufakis da ministro delle finanze. Secondo le dichiarazioni dell’ex ministro, il piano consisteva nel dirottare le AFM dei contribuenti e delle socità inserendosi nel sito del Segretariato Generale dell’Agenzia Fiscale Pubblica. Questo avrebbe permesso di creare un sistema parallelo che avrebbe potuto operare se le banche fossero state costrette a chiudere e che avrebbe permesso transazioni tra lo Stato e terze parti, e avrebbe quindi dato il via alla creazione di un sistema bancario parallelo. 
Dal momento che il Segretariato è un sistema monitorato dai creditori ed è quindi di difficile accesso, Varoufakis ha dichiarato di aver assegnato ad un suo amico di infanzia esperto in tecnologia informatica e attualmente professore alla Columbia University, il compito di hackerare il sistema. 
Una settimana dopo le dimissioni da ministro, Varoufakis ha ricevuto la conferma che il piano aveva portato al controllo dell’hardware ma non del software, che invece appartiene alla Troika. Estratti della conversazione tra Varoufakis e Lamont. 
Varoufakis: "devo ammettere che noi non avevamo il mandato per portare la Grecia fuori dall Euro. Avevamo il mandato per negoziare un accordo con l’Eurogruppo e con la Bce, che fosse sostenibile per la Grecia nell’eurozona. Il mandato poi è andato un po' oltre, rispetto alle mie aspettative. Credo che il popolo greco ci abbia alla fine autorizzato nel modo più vigoroso ed energico a partecipare al tavolo dei negoziati, fino al punto di dire che, se non potevamo avere un accordo adeguato, allora avremo dovuto considerare l'ipotesi di uscita. 
Non abbiamo una moneta che possiamo svalutare... Abbiamo l'euro di Schaeuble; il primo ministro delle finanze tedesco benedirebbe una Grexit, quindi nulla è finito. Ma lascia che sia più specifico e preciso, su questo. Il primo ministro, prima di diventare primo ministro, prima che vincessimo le elezioni in gennaio, mi ha dato il via libera per un “Piano B”. E ho messo insieme un piccolo team, molto capace ma piccolo, perché cio' che andavamo a progettare doveva essere segreto per ovvie ragioni. E abbiamo lavorato da fine dicembre-inizio di gennaio per elaborare il “Piano B”. 
Ma lascia che ti spieghi alcuni degli impedimenti politici e istituzionali che abbiamo avuto. Il lavoro era più o meno completo: avevamo il “Piano B”, ma la difficoltà era passare dalle 5 persone che eravamo nel team alle 1.000 che servivano per implementare e concretizzare il piano. Per questo avrei dovuto avere un'altra autorizzazione, che però non è mai arrivata. 
Lascia che ti faccio un esempio. Stavamo lavorando su diversi fronti. Per esempio sui minuti successivi alla chiusura delle banche: i bancomat non funzionano e devono esserci dei sistemi di pagamento paralleli che possano garantire che l'economia possa andare avanti per un po', per dare alla popolazione la sensazione che lo Stato abbia sotto controllo la situazione e possieda un piano d'azione. 
Ciò che avevamo pianificato era questo: c'è un sito web degli uffici fiscali simile a quello che c’è in Gran Bretagna e in qualsiasi altro Stato, dove i cittadini e chiunque altro può accedere con un proprio codice e trasferisce via web i suoi soldi da un accout bancario all'altro per effettuare pagamenti su IVA, tasse, etc. Stavamo pensando di creare, in segreto, degli account di riserva collegati con ciascun codice, solo per avere un sistema che funzionasse sotto il nostro controllo [invece che sotto il controllo della Troika, ndt]. E che, premendo un pulsante, ci avrebbe permesso di dare un PIN a tutti gli account. Per cui metti caso che lo Stato riceva 1 milione di euro da una compagnia farmaceutica per il Servizio Nazionale Pubblico, avremmo potuto. creare subito un trasferimento digitale di riserva in conto al codice fiscale della società farmaceutica, fornendo loro un numero di pin, in modo che potessero utilizzare questo come una sorta di meccanismo di pagamento parallelo, da qualsiasi parte di quel denaro digitale provenisse e verso qualunque numero di codice fiscale dovesse versare dei soldi, o anche utilizzarlo per effettuare i pagamenti fiscali allo Stato.
Questo avrebbe permesso la formazione di un sistema finanziario parallelo anche se le banche fossero stare chiuse dalle azioni aggressive della BCE. Tutto ciò era stato ben sviluppato e io penso avrebbe fatto una grande differenza e molto presto saremo riusciti ad estenderlo, usando applicazioni su smartphone, e avrebbe potuto diventare un vero e proprio sistema parallelo. Avrebbe funzionato in Euro, ma sarebbe stato pronto a convertirsi in una nuova dracma. 
Ma la lascia che ti racconti – e anche questa storia è abbastana affascinante – quali difficoltà mi sono trovato davanti. Il Segretariato Generale delle Entrate Pubbliche del mio ministero è controllato completamente e direttamente dalla Troika. Non era sotto il mio controllo di ministro, né del mio ministero.. Era controllato da Bruxelles. Il Segretariato Generale è infatti rigidamente impostato da un meccanismo controllato dalla Troika. È come se le entrate fiscali della Gran Bretagna fossero controllate da Bruxelles. Sono sicuro che ti verrebbero i capelli dritti. 
Ok, quindi: Primo problema. Il Segretariato generale dei sistemi di informazione da una parte era controllato da me come ministo. Ho chiamato un vecchio amico, un amico di infanzia, ora professore all IT della Columbia University, perché mi fidavo di lui e pensavo che lui potesse farcela. Ad un certo punto, una settimana dopo, mi chiama e mi dice “ Sai cosa? Io controllo le macchine, controllo l'hardware, ma non il software.. il software appartiene alla Troika. Che si fa?”
Quindi ci siamo visti e lui mi ha detto “Senti, se chiedo a loro il permesso per implementare il programma, la Troika saprà subito che stiamo pensando ad un piano parallelo”. Rd io “ no, non possiamo svelare il piano in questa fase”. Quindi lo ho autorizzato.. e puoi dirlo a chiunque che, questo resta tra di noi… 
Normal Lamont interrompe la conversazione “ci sono certamente altri che ascoltano, ma non diranno nulla ai loro amici”.
Varoufakis, ridendo “lo so. So che ci sono. E anche se lo faranno io negherò di averlo detto. Quindi abbiamo deciso di entrare come un hacker nel mio ministero per copiare il codice del programma dei sistema di pagamento delle tasse e trasferirlo nel suo ufficio per studiarlo e implementare il sistema parallelo. Ed eravamo pronti ad avere l'autorizzazione dal primo ministro quando le banche sono state chiuse. Quindi sto cercando di descriverti i problemi istituzionali cha abbiamo avuto, impedimenti istituzionali che abbiamo avuto nella fase di implementazione di una politica indipendente per migliorare gli effetti della chiusura delle banche da parte della BCE 
Su Schaeuble 
Schaeuble ha un piano. E quello che mi ha descritto è molto semplice. Lui crede che l eurozona non sia sostenibile così com’è. Lui crede che dev'esserci qualche sorta di trasferimento fiscale, qualche grado di unione politica. Ed è convinto che perchè questa unione politica funzioni senza federalismo, senza la legittimazione che potrebbe dare solo un parlamento federale eletto, tutto dev'essere fatto per vi disciplinare. E mi ha detto esplicitamente che la Grexit è ciò che gli serve per questa negoziazione, per imporre un potere terroristico sufficiente a far vacillare le resistenze francesi e costringere Parigi a trasferire il suo budget verso Bruxelles.
Tradizione della redazione bolognese di Contropiano

LA BOLIVIA INVESTE SULLE ENERGIE RINNOVABILI

Bolivia, lo stato investe in energie rinnovabili

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  •  Redazione Contropiano
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Bolivia, lo stato investe in energie rinnovabili
Il presidente dell'ente statale per l'elettricità (Ende) della Bolivia, Eduardo Paz, ha informato ieri la stampa della decisione di sviluppare progetti di energie rinnovabili con un investimento totale di circa 600 milioni di dollari. L'iniziativa è partita dal presidente Evo Morales e dal ministro per gli Idrocarburi Luis Alberto Sánchez, e prevede l'istallazione di 11 centrali di generazione a partire da energia solare (4 impianti), eolica (4), geotermica (1) e biomassa (2).
L'impianto geotermico inizierà a produrre energia nel 2017 nella regione di Potosí, teatro in queste settimane di violente proteste che esigono nuove infrastrutture per la zona. I progetti sono allo studio delle aziende di diritto pubblico Guaracachi e Corani, controllate dall'Ende.
Il governo di La Paz prevede che tali impianti assicureranno una produzione di 420 megawatt di energia elettrica a partire da fonti pulite dalla loro entrata in funzione fino all'anno 2020. “Tutta l'energia che potremo esportare a paesi fratelli, la esporteremo" ha dichiarato il dirigente dell'ente energetico, “ma prima garantiremo che la Bolivia consumi la minor quantità possibile di combustibile fossile [per la produzione di elettricità, ndr]”.
L'annuncio giunge dopo quello, fatto dal presidente della repubblica Evo Morales, di trivellazioni in cerca di petrolio e gas in 7 dei 22 parchi nazionali boliviani.

SYRIZA CONTRO L'EURO E LE BANCHE

La sfida della sinistra di Syriza: “fuori dall’Euro, no al debito, nazionalizzare le banche”

La sfida della sinistra di Syriza: “fuori dall’Euro, no al debito, nazionalizzare le banche”
Più le sorti delle diverse aree di Syriza sembrano divergere, più dalla direzione del partito aumentano di tono e di numero gli appelli alla salvaguardia dell’unità di una forza politica che non sembra reggere al terremoto politico generato dall’accettazione, da parte del governo, del Terzo Memorandum imposto da Bruxelles. Ormai dentro Syriza si parla apertamente di scissione imminente.
Dopo un comprensibile sbandamento seguito al voltafaccia del premier dopo l’entusiasmante vittoria dei ‘no’ nel referendum sull’austerity del 5 luglio scorso, le aree critiche del partito provano a riorganizzarsi a partire da un programma di battaglia interno ed esterno.
Presto i nodi nel partito verranno al pettine, e le cosiddette ‘minoranze’ – che sulla base dei pronunciamenti contro l’operato della segreteria e del governo in realtà dovrebbero ormai essere considerate maggioranze – dovranno serrare le fila in vista del congresso che probabilmente verrà convocato a settembre.
Occorre un programma che parli ad una militanza confusa, sbandata, spesso disillusa, ma anche ad ampi settori popolari in cerca di soluzioni concrete ad una situazione già tragica e che in conseguenza delle nuove misure lacrime e sangue in via di applicazione si avviterà su se stessa ancora di più rendendo la vita impossibile a milioni di greci.
Rimandato più volte, finalmente lunedì sera si è tenuta la prima grande iniziativa pubblica organizzata dalla Piattaforma di Sinistra, la principale area di opposizione alla linea suicida del governo all’interno di Syriza, capeggiata dall’ex responsabile dell’ambiente e dell’energia, Panagiotis Lafazanis, uno dei ministri critici epurati dal premier pochi giorni fa. Un appuntamento atteso da una vasta area del partito in cerca di motivazione e strategie per non mandare al macero anni di mobilitazione sociale, scioperi generali, manifestazioni, presidi, dibattiti sull’alternativa che ora, nonostante la vittoria alle elezioni del 25 gennaio e poi la conferma nel referendum di inizio luglio, sembra paradossalmente molto lontana.
In occasione del quinto anniversario della pubblicazione di Iskra, sito di riferimento dell’area formatasi attorno ad alcuni economisti e dirigenti sindacali, più di duemila persone hanno affollato un palazzetto dello sport di Atene, animando una kermesse che ha messo i piedi nel piatto di una sfida alla troika e all’Unione Europea che fissa alcuni necessari e urgenti paletti. A partire dal rifiuto della capitolazione del governo nei confronti dei diktat della Troika e dell’Eurogruppo e dell’allargamento della maggioranza ‘anti-austerity’ ai partiti marionetta dei creditori che hanno trascinato la Grecia in uno stato incredibile di prostrazione e sottomissione.
Ma il centro della proposta politica e organizzativa lanciata lunedì dalla Piattaforma di Sinistra – alla presenza di alcuni esponenti dell’altra coalizione della sinistra radicale, Antarsya, che alla sinistra di Syriza chiede relazioni più strette, e dell’organizzazione Mars – ha a che fare con un programma di irrimandabile rottura con l’Eurozona e i vincoli imposti dall’Unione Europea sul piano politico, economico e democratico.
Gli interventi di Panagiotis Lafazanis e di altri esponenti di spicco della Piattaforma di Sinistra hanno rotto gli indugi - comprensibili dentro un’aggregazione originale e composita come Syriza e della stessa sinistra interna animata da provenienze e tradizioni politiche diverse – ed hanno chiarito i punti fondamentali della loro sfida: nazionalizzazione delle banche - “Fincheè le banche saranno controllate dai privati i governi, qualsiasi governo, sarà oggetto dei ricatti del capitale finanziario” - e ripubblicizzazione dei settori privatizzati dall’attuale governo e da quelli precedenti; imposizione del controllo pubblico sulle imprese di carattere strategico e sulle risorse energetiche, sulle infastrutture e sui beni comuni; una battaglia per sottrarre i media al controllo dell’oligarchia e delle lobby affaristiche e politiche dell’Ue; lotta contro la concentrazione dei capitali e l’evasione fiscale, male endemico e strutturale alla quale gli euroburocrati non sembrano interessarsi particolarmente.
Ma è soprattutto contro l’ingabbiamento del paese negli infernali meccanismi coercitivi dettati dalla moneta unica e dai trattati continentali che si sono concentrati gli interventi dei rappresentanti della Piattaforma di Sinistra riuniti a Pedìo tou Areos al grido di “Il NO non è stato sconfitto! Proseguiamo…”. In prima fila l’ex partigiano novantenne Manolis Glezos, simbolo vivente e combattivo della resistenza all’invasione nazifascista prima e alla sottomissione all’Unione Europea ora.
"Voglio aprire il dibattito sul ritorno a una nostra valuta nazionale, un tabù per il nostro partito", ha detto Panagiotis Lafazanis, accolto dagli applausi e dall’entusiasmo della platea, ripetuti quando l’ex ministro ribadisce che il debito non può e non deve essere pagato. 
“Dobbiamo lanciare il dibattito sull’uscita dall’Euro non solo dentro Syriza ma anche nella società greca, un dibattito libero, sobrio, senza preconcetti, demonizzazioni e allarmismi” ha spiegato l'economista. “Questa posizione, che la Piattaforma di Sinistra ha sempre sostenuto, ora è capita e condivisa da sempre più gente. Non possiamo sfidare i memorandum e l’austerità, e tantomeno il neoliberismo, se non mettiamo in discussione l’eurozona e la permanenza in essa del nostro paese” 
"Nella prima fase è ovvio che ci sarebbero delle difficoltà per il paese - ha ammesso Lafazanis -. Ma grazie alle politiche progressiste l'economia tornerebbe rapidamente a tirare". «L’errore – ha detto il leader della Piattaforma di Sinistra riferendosi all’esecutivo - è stato quello di non avere la volontà poli­tica di seguire, se neces­sa­rio, la strada di uscita dall’eurozona»
Ribadendo una posizione già espressa nelle scorse settimane – e oggettivamente ambigua, forse in attesa di capire cosa ne sarà di Syriza – Lafazanis ha affermato che continuerà ad appoggiare il governo ma per “applicare il pro­gramma radi­cale con il quale siamo stati eletti,  per rappresentare il no del refe­ren­dum ai Memo­ran­dum e all’austerità». “Non sostengo un governo – ha aggiunto l’ex ministro - che firma nuovi Memoran­dum e li applica». E poi, a proposito delle polemiche interne al partito: "Chi è fuorilinea, noi che pretendiamo l’applicazione del programma di Salonicco o quelli che aprono la via a una mutazione del partito verso l’accettazione del Memorandum?"
“L’argomento principale con il quale vogliono giustificare l’accettazione del memorandum è che non c’era nessuna alternativa. Non vi ricorda niente? “ ha chiesto alla platea Lafazanis, ricordando che lo stesso argomento veniva utilizzato dai governi di centrodestra. “Avevamo forse l’illusione che con le suppliche e le dichiarazioni di fedeltà all’euro avremmo convinto i negoziatori ad abbandonare le politiche di austerità?” 
Nel suo intervento Mano­lis Gle­zos, da poco dimessosi da europarlamentare e oppositore della prima ora delle scelte del suo ex pupillo Tsipras, è stato ancora più duro ed esplicito nei confornti della cedevole linea del partito. «Il terzo Memo­ran­dum è il peg­giore di tutti per­ché è stato fir­mato dal Megaro Maxi­mou” ha detto l’ex partigiano, riferendosi al governo guidato da Syriza. 
All’iniziativa della Piattaforma di Sinistra sono giunti messaggi di saluto e di solidarietà da parte di numerose realtà politiche internazionali. Tra questi quelli dello scrittore Tariq Ali, degli economisti Claudio Katz e Samir Amin, dei deputati della Linke tedesca Fabio de Masi e del Partito Comunista Israeliano Dov Khenin, oltre che dal PSOL brasiliano.
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ANSALDO E LICENZIAMENTI

Ansaldo Breda contro gli abusi nei permessi per malattia: assolda 007 e licenzia due dipendenti

Ansaldo Breda contro gli abusi nei permessi per malattia: assolda 007 e licenzia due dipendenti
Lavoro & Precari

A Pistoia l'azienda metalmeccanica ha interrotto il rapporto di lavoro "per giusta causa" con dei lavoratori dopo averli fatti pedinare da un investigatore. I sindacati sono critici: "Il metodo è sbagliato". E ad Arezzo la Filctem-Cgil denuncia: "Un'azienda del comparto moda decurta dalla busta paga 20 minuti di stipendio ogni volta che si chiede di andare in bagno"
Tempi duri per i furbetti del lavoro. Ansldo Breda ha licenziato ‘per giusta causa’ due dipendenti dello stabilimento di Pistoia dopo averli fatti pedinare per verificare se fossero effettivamente malati, mentre un’azienda aretina del settore moda effettua tagli in busta paga per i ‘dipendenti incontinenti’ che vanno troppo spesso in bagno. Misure estreme che stanno facendo gridare allo scandalo i sindacati. Ma andiamo con ordine. I licenziamenti effettuati da Ansaldo Breda sono stati supportati da foto e video realizzati da investigatori appositamente ingaggiati per verificare l’effettivo comportamento dei due dipendenti: uno era in permesso ex legge 104 per assistere familiari disabili, l’altra era invece in malattia. Tutti e due sarebbero stati colti in situazioni incompatibili con il motivo ufficiale dell’assenza. I sindacati parlano di “abuso” mentre secondo l’azienda “è tutto legale”. Ad Arezzo invece è la Filctem-Cgil a denunciare: “In un’azienda del comparto moda – dichiara al FattoQuotidiano.it il responsabile di zona del Valdarno Gabriele Innocenti – il datore di lavoro decurta 20 minuti di stipendio dalla busta paga a chi chiede di andare in bagno”.
Nessuno vuol proteggere i furbetti, serviva visita fiscale

I sindacati non hanno digerito che AnsaldoBreda sia ricorsa agli 007 e nei giorni scorsi hanno indetto uno sciopero con presidio. Dito puntato contro gli spioni (“l’azienda avrebbe dovuto interpellarci”) anche se le rsu precisano: “Nessuno vuol proteggere i furbetti”. Secondo la rsu Fiom Gianluca Zanetti l’azienda sarebbe dovuta ricorrere alla visita fiscale invece di avvalersi di investigatori. Ai sindacati risulta inoltre che alcuni “pedinamenti” sarebbero avvenuti al di fuori delle fasce orarie Inps. “É giusto punire i vagabondi – precisa il segretario della Fim-Cisl Toscana Nord Jury Citera – ma l’azienda non si è mossa in modo corretto. E comunque nessuno prima d’oggi sapeva che essa si avvalesse di investigatori”. Entrambi i provvedimenti sono stati impugnati. “Giusto far rispettare le regole – afferma la rsu Fim Marco Fontana – ma serve buon senso: questi due lavoratori attraversavano un periodo veramente molto delicato”. Gli fa eco Zanetti: “Ingiusto accanirsi contro chi ha gravi problemi”.
Non agiamo così con tutti. Avevamo forti sospetti
Il Fattoquotidiano.it ha contattato l’azienda: “É vero, ci siamo avvalsi di investigatori che ci hanno fornito una relazione dettagliata – confermano dall’ufficio relazioni esterne – ma ovviamente non li utilizziamo con tutti i dipendenti: su queste due persone avevamo forti sospetti“. Il ricorso agli 007 è ritenuto legittimo: “Sono le sentenze della Cassazione a prevederlo per tutelare le aziende dagli abusi”. Nei giorni successivi a Roma è stato comunque siglato un accordo di “garanzia”: prima di ricorrere nuovamente a simili interventi l’azienda si confronterà preventivamente con i sindacati.
Un pericoloso viaggio indietro ai tempi dei padroni del vapore
Ad Arezzo invece ci sarebbe un’azienda di moda che decurta lo stipendio se un dipendente chiede di andare in bagno. L’esponente della Filctem-Cgil non fa nomi “a rimetterci sarebbero i lavoratori” precisa. Ogni volta che una persona chiede di andare in bagno (al di fuori della pausa prevista a metà turno) le verrebbero decurtati 20 minuti di stipendio: “In alternativa si chiede di recuperare il tempo perso alla fine del turno”. Per poter andare al bagno serve però l’autorizzazione e anche chiedere la chiave, visto che la porta resta chiusa: “É un viaggio indietro nella storia dell’industria” attacca il sindacalista che poi conclude: “La Cgil invita le associazioni imprenditoriali a mettere in atto azioni di sensibilizzazione sul ruolo di una moderna imprenditoria. La stagione dei padroni del vapore la consideravamo chiusa: tutto ci dice che probabilmente ci sbagliavamo”.

PESCI MORTI PER ASFISSIA NELLA LAGUNA DI ORBELLO

Laguna di Orbetello, tonnellate di pesci morti per asfissia: “Poco ossigeno nell’acqua per il caldo”

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Ambiente & Veleni
In 70 anni mai un caso simile: in una settimana raccolte in media 40 tonnellate da buttare al giorno. Gli esemplari smaltiti nell'inceneritore di Livorno. Il Corpo forestale: "Intero habitat è compromesso"
La laguna s’è ammalata. E milioni di pesci muoiono per asfissia. La corrente li spinge sul versante di Orbetello dove da giorni, per evitare problemi igienici e sanitari alla popolazione, sono raccolti e portati aLivorno per “smaltirli” nell’inceneritore. È stata l’alta temperatura di questi giorni, il surriscaldamento dell’acqua e il conseguente abbassamento del livello di ossigeno, a provocare questa strage tuttora in corso: da una settimana si raccolgono in media 40 tonnellate di pesce al giorno
Pesci sani, secondo le rilevazioni che fino a oggi non hanno segnalato, nell’acqua della laguna, alcuna significativa alterazione della composizione chimica e batteriologica. E non c’è nulla da fare: “La situazione – spiega Alessandra Baldassarri del Corpo forestale – non sembra risolvibile con supporti di alcun tipo: è l’intero habitat che in questo momento risulta compromesso”. Un intero habitat in agonia e, per il momento, senza alcuna cura disponibile. Parliamo di 27 chilometri quadrati, una distesa d’acqua che raramente supera i due metri di profondità, dove si allevano spigole, orate, anguille. Al disastro ambientale si aggiunge quello economico, con centinaia di pescatori che allevano il pesce, per rivenderlo sia sui mercati italiani sia su quelli esteri.Secondo le stime dell’Arpa Toscana è da almeno 70 anni che non si verificava una simile tragedia nella laguna di Orbetello. Il corpo forestale sta indagando sulle cause ma, al momento, sembra che l’unico colpevole di questa strage sia il caldo eccessivo. L’acqua ha raggiunto e in alcuni casi addirittura superato la temperatura di 35 gradi.

Livelli forse sopportabili per animali tropicali ma fatali per qualunque pesce di questa laguna. “La mancanza di ossigenonell’acqua che ha causato la morte degli animali è dovuta certamente al gran caldo di questi giorni ma la Forestale – spiega il Corpo – sta indagando anche per accertare eventuali responsabilità di chi potrebbe non aver adottato le necessarie misure preventive. Sono esclusi al momento problemi legati alla salubrità per la popolazione per il consumo alimentare del pesce in commercio e per le frequentazioni delle spiagge limitrofe alla laguna”.
I danni per l’economia, per i pescatori e gli allevamenti, sono stimati – fino a oggi – in almeno 15 milioni di euro. E il comune di Orbetello ha chiesto l’intervento del Governo, per la precisione del Ministero dell’Economia, che con l’Agenzia del Demanio è proprietario dell’intera laguna. “Chiediamo al ministero – dice il sindaco Monica Paffetti – di farsi carico di tutte le necessarie attività per impedire ulteriori eventi calamitosi e mitigare gli effetti di quelli già realizzatisi”. Il sindaco chiede al governo di assumersi la responsabilità di intervenire proprio in quanto proprietario: “Il proprietario ha l’obbligo di mantenere il proprio bene eseguendo i lavori necessari per evitare che il proprio bene possa arrecare danni a terzi: In questi giorni si sta assistendo ad un problema di dimensioni e gravità ben superiori all’ordinaria (e già particolarmente gravosa) gestione del sistema lagunare”.
E infatti, oltre il corpo forestale – il comando provinciale ha messo a disposizione 15 unità operative e l’area protetta per tutti i mezzi necessari – per la raccolta, la rimozione e lo smaltimento dei pesci è intervenuta la Protezione Civile. Ieri è intervenuto il ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti che per il momento ha solo chiesto alla Regione e all’Arpa una relazione “sullo stato della situazione e un approfondimento sulle possibili cause e sulle azioni intraprese”.
Al dramma ambientale, però, si aggiunge quello economico e occupazionale. Il presidente dei pescatori, Pier Luigi Piro, ha già stimato la perdita intorno ai 15-20 milioni di euro. E annuncia che il danno si protrarrà per anni: “Sono morti anche migliaia di avanotti, che mancheranno alla pesca nel prossimo anno e mezzo, ora dobbiamo salvare quel poco che è rimasto. Siamo soli, in balia di tutto, se nessuno ci aiuta almeno 100 addetti rischiano il posto”.
da Il Fatto Quotidiano del 29 luglio 2015

GIOVANI E DRIGHE SINTETICHE

Cocoricò, 17enne rischia trapianto di fegato dopo aver assunto Mdma

GIORNALETTISMO 28/07/2015 - di 

Un altro giovane ricoverato per epatite tossica dopo aver assunto una dose nella discoteca della riviera romagnola 

Cocoricò, 17enne rischia trapianto di fegato dopo aver assunto Mdma

Ricoverato dal 22 luglio scorso, un diciassettenne della provincia di Como è stato ricoverato in pericolo di vita, per epatite tossica, con il rischio di doversi sottoporre a un trapianto di fegato per salvarsi. Anche lui ha preso Mdma (ecstasy) in una discoteca di Riccione, il Cocoricò, così come ha rivelato la Fondazione Ema-Pesciolino Rosso di Giampietro Ghidini. Ora le sue condizioni sono in ripresa, ma saranno decisive le prossime 48 ore, come hanno spiegato alcuni quotidiani locali.

RICCIONE, 17ENNE RICOVERATO DOPO AVER ASSUNTO MDMA  IN DISCOTECA -

Il ragazzo ha preso l’Mdma nella stessa discoteca dove un sedicenne si è sentito male il 19 luglio scorso ed ha poi perso la vita dopo aver assunto una pastiglia di ecstasy. Per l’amico 19enne, accusato di aver venduto la dose, la Procura di Rimini ha ottenuto dal gip Vinicio Cantarini l’obbligo di rimanere a casa durante la sera e le ore notturne. Resta indagato per spaccio e morte conseguente ad altro reato.