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lunedì 28 settembre 2015

IN ESCLUSIVA PER HCG: GLI ANNI 80 PARTE TERZA. SU TOMTOMROCK

http://www.tomtomrock.it/2-non-categorizzato/869-c-erano-una-volta-gli-altri-anni-80-parte-terza.html

ABUSO DI PSICOFARMACI SUI BAMBINI

LINKIESTA 28/09/2015

Inside Out scoperchia un problema: l’abuso di psicofarmaci sui bambini

Abitudine pericolosa in voga in Usa e Nord Europa, ma non in Italia. Non sono ancora chiari gli effetti su crescita e sviluppo

crediti: Maria Grazia Montagnari/Flickr






C’è chi nell’ultimo film della Pixar “Inside Out” ha visto una presa di posizione contro l’abuso di psicofarmaci che da diverso tempo caratterizza gli adolescenti americani. Al di là delle interpretazioni, una cosa è certa: il bambino, come l’adolescente è un individuo in continua evoluzione e cambiamento. Ma come si può capire quando la normalità sconfina nel patologico? E soprattutto: che effetti possono avere gli psicofarmaci su una persona in via di sviluppo? Un'altra cosa certa è che, almeno in Italia, l’uso di questi farmaci è molto limitato, e che anzi, nella gestione dei farmaci per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder, Adhd) siamo all’avanguardia rispetto ad altri Paesi.
«In Italia, stando ai dati di prescrizione, i tassi di consumo di questi farmaci nella popolazione pediatrica sono molto bassi, intorno a due bambini per mille abitanti minori di 18 anni» spiega a Linkiesta Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. «Dai nostri studi, inoltre, abbiamo visto che questi valori sono rimasti stabili negli anni e non cambiano nemmeno spostandosi da una regione all’altra. Un limite dei nostri studi è che purtroppo non riusciamo a monitorare i farmaci in classe C, quelli non rimborsabili (come per esempio le benzodiazepine), perché non passano attraverso il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e non sappiamo quanto vengono prescritti e utilizzati da bambini e adolescenti. Ma ci aspettiamo un tasso simile a quello dei farmaci antidepressivi (1 utilizzatore ogni mille abitanti)».


Di quali medicine si tratta? Sono farmaci antipsicotici, come la clorpromazina, la clozapina, l’aloperidolo, il risperidone, la quetiapina, l’olanzapina è così via, neurolettici utilizzati per trattare le psicosi, come schizofrenia o disturbo bipolare, che agiscono bloccando il recettore della dopamina e impedendo che il neurotrasmettitore svolga la sua azione. E poi ci sono anche gli antidepressivi, come il citalopram, paroxetina, sertralina, venlafaxina, che agiscono prevalentemente impedendo la ricaptazione della serotonina a livello sinaptico, e aumentando la disponibilità del neurotrasmettitore nel cervello (quantità non adeguate di serotonina si pensa siano alla base della depressione). Ma anche di farmaci per l’Adhd, come ilmetilfenidato, che è uno stimolante del sistema nervoso centrale che si pensa agisca bloccando la ricaptazione di dopamina e noradrenaina, favorendo la permanenza dei due neurotrasmettitori nello spazio sinaptico (nei pazienti affetti da Adhd, la concentrazione di dopamina nello spazio sinaptico risulta inferiore a quella osservata nei soggetti normali), e l’atomoxetina, un non-stimolante, che agisce solo sulla noradrenalina. Gli ansiolitici infine come il diazepam, alprazolam, lorazepam, triazolam ecc., benzodiazepine che favoriscono l’attività di un altro neurotrasmettitore, il Gaba, e il suo effetto sedativo, ansiolitico, miorilassante e così via.
Eccetto le benzodiazepine, che sono farmaci di classe C e vengono vendute in farmacia con ricetta bianca, tutti gli altri sono farmaci rimborsabili dal Ssn e dispensati con “ricetta rossa”. Nel caso del metilfenidato poi, in Italia, il farmaco si ritira in farmacia ma è distribuito solo per conto delle Asl, e richiede un piano terapeutico redatto da uno specialista, come il neuropsichiatra. Il farmaco inoltre è monitorato attraverso un Registro regionale e nazionale, e l’Italia è l’unico paese a farlo, il che permette anche di osservare i percorsi dei pazienti, dalla diagnosi alla terapia, e l’esito del trattamento. Altrettanto non si può dire a proposito di altri psicofarmaci: «Questo sistema vale solo per i farmaci per l’Adhd – continua Clavenna – non per gli altri antipsicotici. Ed è un problema, perché se da un lato i dati di prescrizione possono sembrare tranquillizzanti, nel senso che non c’è l’epidemia che vediamo negli Usa, sappiamo però che gli antidepressivi vengono prescritti quasi esclusivamente  agli adolescenti, soprattutto alle ragazze, e direttamente dal medico di medicina generale, spesso senza la supervisione di uno specialista».
A l'ombre des jeunes filles en fleurs; crediti: Tony Di Messi/Flickr


In America gli studi mostrano una prevalenza della popolazione pediatrica che fa uso di psicofarmaci, soprattutto di antidepressivi, intorno al 6%, e del 2-4% per i farmaci per l’Adhd. Nel Nord Europa invece, soprattutto nei paesi scandinavi, questa percentuale arriva intorno al 2 per cento. In Europa questa differenza in parte si spiega con una diversa prevalenza della malattia, che è maggiore al Nord (anche per motivi climatici), mentre negli Stati Uniti le ragioni sono altre. «Prima di tutto è una questione culturale, perché gli americani hanno una minor resistenza verso l’uso di psicofarmaci. Poi dipende anche dal sistema sanitario di tipo assicurativo per cui si preferisce il trattamento farmacologico rispetto quello psicoterapico che ha tempi e costi maggiori».
Nonostante parliamo di farmaci testati e sicuri, i cui effetti collaterali sono stati valutati in numerosi studi, in realtà ancora non ci sono studi che abbiamo mostrato gli effetti nel lungo periodo. «La maggior parte degli studi ha durata limitata e non va oltre le otto-dodici settimane» afferma Clavenna. «Si sa poco perciò di quello che può succedere quando il bambino cresce e diventa adulto. Che l’uso di psicofarmaci nei primi anni di vita possa alterare lo sviluppo neuro-comportamentale cognitivo è un po’ il timore di alcuni esperti. Il problema è che fare studi così ampi e a lungo termine ha dei costi molto elevati, sia economici che di impegno di risorse, che il pubblico non è in grado di sostenere».
L’Italia sembra comunque avere un approccio molto prudente verso l’uso degli psicofarmaci. In parte perché per quanto riguarda l’Adhd, il metilfenidato è tornato in commercio solo nel 2007 e si usa relativamente da poco (in commercio fino agli anni ’80, fu ritirato dalla stessa azienda produttrice perché c’era il pericolo che venisse usato come sostanza stupefacente dai tossicodipendenti). Poi perché i neuropsichiatri tendono a prescrivere la terapia farmacologica solo quando gli altri interventi sono inefficaci. Motivo per cui riguarda solo un numero molto limitato di bambini con Adhd.


«Bisogna distinguere tra l’eccesso di trattamento che sicuramente esiste, anche se non in Italia, e i bambini che hanno dei sintomi che necessitano di una terapia a volte anche farmacologica» conclude Clavenna. «Ci sono bambini che hanno sintomi che se non trattati possono davvero compromettere la qualità della vita loro e dei genitori. L’importante è fare una diagnosi corretta della malattia, e questo sta un po’ anche alla competenza del neuropsichiatra. All’interno del registro di monitoraggio  dell’Adhd comunque i diversi operatori hanno condiviso una serie di strumenti diagnostici di supporto per capire se il bambino ha problemi di tipo neuropsichiatrico o meno».

BANCHE: COSA RISCHIA IL CORRENTISTA

Banche: cosa rischia il correntista col ‘bail in’. E come può difendersi

Cosa rischia chi ha acquistato azioni, obbligazioni o ha un deposito in conto corrente nel caso di crisi di una banca

A partire dal 1° gennaio 2016, l’eventuale crisi di una banca verrà risolta con il nuovo meccanismo detto “bail-in”: il salvataggio dell’istituto di credito, cioè, non avverrà più con soldi pubblici dello Stato e/o delle banche centrali (come è stato sino a oggi), bensì attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti (come quelli dei correntisti che abbiano depositato più di 100mila euro) o la loro conversione in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a risolvere la crisi e a mantenere la fiducia del mercato.
In ogni caso, va ricordato, azionisti e creditori non potranno subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie.
La banca d’Italia ha diffuso una guida con delle FAQ sul bail-in. Eccola sintetizzata nelle slides seguenti.
CONTINUA SU:
http://quifinanza.it/soldi/banche-cosa-rischia-il-correntista-col-bail-in-e-come-puo-difendersi/39603/2/

COSA SERVE SAPERE SUK CASO VOLKSWAGEN

Il dieselgate Volkswagen: 5 cose da sapere

(FONTE: ECOSEVEN.NET) Motore diesel Volkswagen 2.0 TDi ”common rail”, ovvero EA 189: ecco il grande imputato dello scandalo emissioni che sta travolgendo il colosso tedesco dell’automobilismo. Ma, conosciuto il ‘colpevole’, restano tante cose da sapere per fare chiarezza.
Il software incriminato
Grazie a un software, installato sulle centraline dei motori diesel di alcuni modelli messi sul mercato dal 2008 in poi, è riuscita ad imbrogliare durante i controlli sulle emissioni inquinanti.
Emissioni
Secondo l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti lo scandalo coinvolge 482mila auto. Negli USA la normativa sulle emissioni di NOx (ossidi di azoto) è più restrittiva rispetto all’Europa. Le norme USA prevedono che le emissioni di NOx non superino la soglia dei 0,043 g/km. Lo standard europeo pone il limite a 0,18 g/km.
Il trucco
La casa automobilistica tedesca ha ammesso le proprie colpe e l’amministratore delegato si è detto profondamente dispiaciuto e conscio di aver tradito la fiducia dei consumatori. Il software installato sulla centralina riusciva a capire quando l’auto era sottoposta a un controllo e modificava così le emissioni. Una volta ‘su strada’ l’auto tornava a funzionare come prima, inquinando più del consentito.
Ossido di azoto
Parliamo dei controlli sull’emissione di ossidi di azoto (NOx), da molti ritenuti cancerogeni. I motori diesel sono più inquinanti rispetto a quelli a benzina in questo senso. Per diminuire le emissioni di ossidi di azoto bisogna installare dei filtri complessi sulle auto. Questi filtri riducono le emissioni, ma rendono l’auto meno performante e ne peggiorano i consumi.
Test vs realtà
In sostanza Volkswagen faceva risultare poco inquinanti le auto in sede di test, ma finiti i test faceva sì che si ‘allentassero le maglie’: le auto risultavano così più performanti, ma inquinavano più del dovuto.

SIBERIA: UN COMUNISTA VINCE LE ELEZIONI

Russia, un comunista vince le elezioni in Siberia. E batte il partito di Putin

Russia, un comunista vince le elezioni in Siberia. E batte il partito di Putin
Mondo

Serghiei Levcenko è stato eletto governatore della regione di Irkutsk. Era dal 2005 che un candidato non sponsorizzato dal Cremlino non vinceva le elezioni regionali
Colpo a sorpresa nelle elezioni regionali in Russia. Il comunista Serghiei Levcenko è stato eletto governatore della regione di Irkutsk, in Siberia, battendo a sorpresa al ballottaggio il governatore uscente e candidato del partito Russia Unita di Vladimir Putin, Serghiei Ieroscenko.
Levcenko è diventato così il primo politico di un partito all’opposizione a ottenere un tale incarico, da quando il Cremlinoha ripristinato le elezioni dirette dei governatori nel 2012. Membro del partito comunista e deputato alla Duma del parlamento di Mosca, ha vinto ottenendo il 56,39% dei voti contro Ieroscenko che ha ottenuto il 41,46%. Era dal 2005 che un candidato non sponsorizzato dal Cremlino non vinceva le elezioni per la poltrona di governatore.
Il partito Russia Unita vince comunque nelle elezioni delle assemblee di 11 regioni e delle 25 città coinvolte nella consultazione. Il voto delle amministrative, nonostante la clamorosa sconfitta in Siberia, ha confermato la leadership del presidente Putin.

'NDRANGHETA: MAXI OPERAZIONE ANTI DROGA

Ndrangheta, maxi operazione antidroga “Cosa nostra si rifornisce dai calabresi”

Ndrangheta, maxi operazione antidroga “Cosa nostra si rifornisce dai calabresi”
Mafie

Cinquantaquattro fermi il clan Commisso, di Siderno e Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica. Gratteri: "Ora i siciliani dipendono dagli 'ndranghetisti totalmente sul campo degli stupefacenti". Emersi anche investimenti in negozi di fiori olandesi e in cioccolata. E nelle intercettazioni un boss si lamenta di quanto sia faticoso contare i soldi con la macchinetta
Si lamentano, perché la mole di lavoro è diventata particolarmente pesante. Non si tratta di semplici operai calabresi che hanno lasciato l’Italia per andare a lavorare in Olanda: sono boss della ‘Ndrangheta, che protestano al telefono perché è diventato troppo pesante, in una sola notte, contare con la macchinetta tutti i soldi arrivati in una settimana dal traffico di droga. È una delle intercettazioni che la procura di Reggio Calabria ha potuto ascoltare grazie alla collaborazione con i Paesi Bassi, e che ha portato alla maxi operazione anti ‘ndrangheta contro il clan Commisso, che opera a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, con proiezioni in Canada e Olanda, e contro i Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica.
“Si tratta di un’operazione storica perché è stata colpita una ‘ndrangheta elitaria“,ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, commentando i cinquantaquattro fermi scaturiti da due indagini diverse (della procura di Roma e di Reggio) e coordinate dalla Procura nazionale antimafia.
L’inchiesta ha portato allo scoperto che i due clan sono diventati “riferimento della mafia per il traffico di marijuana”. Un dato che dimostra come la ‘ndrangheta stia diversificando gli affari, rispetto al traffico di cocaina, storica “specialità” dell’organizzazione criminale calabrese. Ed è per questo che il procuratore aggiunto di Reggio Nicola Gratteri ha definito l’indagine “una delle tre più importanti sulla ‘ndrangheta degli ultimi 10 anni: la famiglia Commisso di Siderno è la più rilevante in questo momento”. “Ora – ha continuato Gratteri – è Cosa nostrache chiede all’ndrangheta la droga, si rifornisce dalla criminalità calabrese, che ha preso le redini di questo traffico a tutti gli effetti. Anche Cosa nostra americana non parla più italiano, non c’è più il legame di prima con la Sicilia. Adesso la mafia americana si affida ai calabresi per spaccio e traffico, soprattutto di cocaina. Milano, invece, è la più grande piazza di consumo di cocainad’Europa”.
L’operazione ha permesso tra l’altro di scoprire, ha aggiunto “il deposito delle armi del clan Commisso, che conta almeno 500 killer pronti a sparare“. Ma non cè solo sul traffico di droga e di armi che investono le ‘ndrine. La ‘ndrangheta, infatti, è arrivata a fare affari anche coi fiori olandesi. “Una delle figure di spicco è titolare di società di import-export di fiori anche in Olanda, nelle quali investiva il denaro da riciclare”, ha detto Cafiero de Raho. Una diversificazione dei profitti che non stupisce gli inquirenti. “La ‘ndrangheta ha grande flessibilità nell’adattarsi a ciò che il mercato offre e anche la capacità di agire in previsione sui segmenti che a un certo punto tireranno”, ha spiegato il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino. Oltre all’associazione mafiosa, al traffico di stupefacenti e alle intestazioni fittizie di società, tra i reati contestati dalle due procure c’è anche il riciclaggio di 250 tonnellate di cioccolata Lindt sottratta all’azienda, per un valore di 7,5 milioni.

LA NIGERIA NON VUOLE SALVINI

Salvini costretto ad annullare il viaggio in Nigeria: “Non mi hanno dato il visto”

Salvini costretto ad annullare il viaggio in Nigeria: “Non mi hanno dato il visto”
Politica

"Avevo pronta la valigia, dovevo partire con gli imprenditori che avrebbero voluto portare lavoro e investimenti in un paese che potrebbe essere ricchissimo. Evidentemente a qualcuno dava fastidio. Forse per qualcuno era una missione scomoda"
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è stato costretto ad annullare il viaggio in Nigeria. Lo aveva annunciato da settimane, lo ripeteva in ogni occasione utile: “Vado in Nigeria per parlare con i ministri e portare lavoro, per aiutarli a casa loro”, oggi, a un giorno dalla partenza, l’annuncio in diretta a Radio Padania: “Non mi hanno concesso il visto”.
“Mi spiace – dice lui – perché ci avevo messo tempo, attenzione e passione ma se non mi mettono il timbrino non posso partire”. Il viaggio doveva essere di quelli utili a ripulire l’immagine del Carroccio ma “forse dava fastidio a qualcuno”.
Il numero uno della Lega stava rispondendo alle domande degli ascoltatori quando ha introdotto il tema: “A noi lo schiavismo non piace, vogliono sostituire la popolazione del nostro paese con con nuovi schiavi, noi vogliamo aiutare le popolazioni la, ci mettiamo tutta la buona volontà, ma a volte non ce lo lasciano fare”. E spiega: “Avevamo fatto tutte le vaccinazioni, saremmo dovuti andare là con una delegazione di imprenditori per portare lavoro e investimenti, c’erano esponenti politici di Veneto, Lombardia e Liguria, ma a qualcuno dava fastidio e quando ho ritirato il mio passaporto non c’era il visto e siamo stati costretti ad annullare. Forse perché per qualcuno era una missione scomoda, qualcuno che vuole far crescere un paese, ma se si muove la Lega non è politicamente corretto”.

Poi Salvini torna sulle motivazioni che lo avevano spinto a cercare di raggiungere la Nigeria, dove la Lega Nord ha aperto anche una sedetramite il responsabile immigrazione del partito Toni Iwobi: “E’ un paese ricco, che esportando schiavi cresce del 7%, altro che lo zero virgola di cui si fregia Renzi. Un paese ricco che tra 40 anni sarà il terzo più popoloso al mondo, ci siamo detti: ‘portiamo là gli imprenditori’, così ci siamo adoperati, ma il giorno prima della partenza ci hanno detto che non si parte”. E qui il segretario dà il meglio: “Migliaia di nigeriani vengono qua senza documenti e noi, pur avendo fatto vaccini per la febbre gialla, italiani che vogliono portare sviluppo in Nigeria, non possiamo farlo… mi spiace, ci riproveremo, forse a qualcuno dava fastidio? A qualcuno del governo italiano? A qualcuno del governo nigeriano?”.
Incalzato dal direttore di Radio Padania, Alessandro Morelli, il segretario sfodera un paio di perle in pieno stile leghista: “Con il vaccino della febbre gialla sono rimasto a letto due giorni – racconta -. Ma con la gente che gira a Milano in questo periodo, forse non l’ho fatta per niente”. E continua: “Avevamo comprato pure i biglietti, non in business ovviamente ma in economy, anche perché non stavamo andando a Portofino in vacanza. Pazienza, riproveremo la prossima volta e saremo più fortunati. Se devo essere rigoroso, devo ammettere che la Nigeria difende i sui confini… noi invece un po’ meno”. E scherza: “Potrei sempre andarci da clandestino, ma non mi permetterei mai, prima di andare a casa di qualcuno chiedo sempre permesso. Solo non vorrei che questo permesso negato sia stato ispirato da qualcuno a cui dà fastidio che la Lega si impegni per un paese africano”.

YEMEN: UN GENOCIDIO CHE NON FA NOTIZIA

Lo Yemen, un paese da sei mesi sotto i bombardamenti ed il boicottaggio mediatico (un genocidio che non fa notizia)

Lo Yemen, un paese da sei mesi sotto i bombardamenti ed il boicottaggio mediatico (un genocidio che non fa notizia)

Rasoul Goudarzi
La popolazione yemenita si trova da circa sei mesi sotto i costanti attacchi aerei dell’Arabia Saudita. Scuole, ospedali, infrastrutture civile come ponti, centrali elettriche, monumenti storici, ecc.. tutto viene distrutto davanti allo sguardo impassibile ed il silenzio lacerante di quella che chiamano “la comunità internazionale”.
La foto di un bimbo affogato lungo le coste della Turchia ha commosso il mondo e si è trasformata ingrandi titoli dei media, tuttavia la realtà dello Yemen ed il massacro dei suoi abitanti, incluso donne e bambini, bruciati dalle bombe dei sauditi, non ottiene spazio nei bollettini informativi dei mega media occidentali. (……..)
A fine Marzo di quest’anno, l’Arabia Saudita aveva lanciato una campagna di bombardamenti contro lo Yemen con il sostegno di vari suoi alleati, fra cui Stati Uniti ed Israele, che hanno fornito alle forze saudite apppoggio logistico, forniture militari ed informazioni di intelligence. I monarchi di Riyad, grandi alleati dell’Occidente, hanno dichiarato che il loro obiettivo era quello di eliminare il movimento popolare di Ansarollah (sciita) e far ritornare al potere l’ex presidente spodestato Mansur Hadi il quale si era dimesso dalla carica per causa delle proteste popolari contro di lui.
Bombardamenti su-Sana-YemenYemen
Attualmente continuano i bombardamenti indiscriminati contro distinte zone del paese perchè il regime di Riyad non è riuscito ad otttenere risultati, visto che il movimento Ansarollah si mantiene al potere nel paese arabo e le forze yemenite stanno opponendo una fiera resistenza. In questo senso il suo leader, Abdulmalik al-Houthi, ha manifestato che il suo paese continuerà la sua resistenza contro l’aggressione saudita fino ad ottenere la sconfitta degli aggressori.
Nonostante questo, le organizzazioni internazionali (come l’ONU e la Lega Araba) si sono limitate ad esprimere la loro preoccupazione rispetto a tale conflitto, senza prendere decisioni che possano mettere fine a tale situazione. In questo contesto il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha affermato che la Coalizione comandata dall’Arabia Saudita sta distruggendo le infrastrutture del paese arabo, cosa che è contraria alle norme internazionali ed ai valori umanitari.
A questa dichiarazione si unisce quella dell’assessore del segretario generale sulla Prevenzione del genocidio, Adama Dieng, la quale ha criticato il silenzio della comunità internazionale davanti all’oppressione del popolo yemenita ed ai crimini di lesa umanità commessi nello Yemen. A sua volta ha avvertito che questo flagello potrebbe contagiare ed estendersi ad altri paesi.
Con tutto questo, bisogna dire che il semplice fatto di “esprimere preoccupazione” o limitarsi a condannare certi crimini non significa che questi si possano impedire i prevenire. Si devono prendere misure efficaci ,come sanzionare il paese aggressore in conformità con il Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, tra le altre misure, un qualche cosa di cui siamo testimoni che non avviene rispetto all’Arabia Saudita o al regime di Israele, visto che queste nazioni sono considerate i principali alleati degli USA nel Medio Oriente. Le sanzioni sono considerate “legittime”  piuttosto contro la Siria, contro la Russia e contro Cuba ma non contro Arabia Saudita ed Israele ( alleati di USA e NATO).
Mentre le sofferenze della popolazione yemenita vengono oscurate da un boicottaggio mediatico e dal silenzio degli organismi internazionali, Riyad prosegue con la sua guerra. Secondo l’agenzia di notizie, Yemen Street, Arabia Saudita ha speso più di 720 mila milioni di dollari ed ha bombardato almeno 35 mila volte difìfferenti zone del paese vicino. Inoltre ha imposti un blocco unilaterale sul territorio yemenita che non permette l’arrivo di aiuti umanitari alle persone vittime della guerra, nè per mare nè per via aerea. La guerra che colpisce lo Yemen e la sua conseguente crisi umanitaria, con più di un 80% di persone che necessitano di assistenza urgente, più di 2500 morti 8di cui 400 bambini) secondo l’ONU e più di un milione e 300 mila rifugiati, avrà delle conseguenze tanto per i suoi aggressori come per tutta la regione ed anche per l’Europa (assente e sorda).
Una sfida per l’Arabia Saudiuta
Secondo le ultime cifre rivelate, Riyad sta destinando una enorme quantità di denaro all’invasione dello Yemen, mentre una considerevole parte dei suoi cittadini sta vivendo in una situazione precaria, in specie nella parte ovest del regno.
Esistono numerose informazioni, come quella della stessa Assemblea Consultiva dellArabia S. (Shra) che mettono in rilievo che circa il 22% della popolazione di questo paese arabo vive al di sotto dell livello minimo di povertà. Un altra informativa, pubblicata a Febbraio del 2013 dal giornale arabo Al-Hayat, rivela che la cifra di suicidi tra i giovani sauditi sta crescendo, dovuto alla miseria estrema ed alla catastrofica situazione economica che colpisce le loro famiglie, che si vedono incapaci di soddisfare le proprie necessità di base. Il giornale ha aggiunto che più dell’84% delle persone che ricorrono a questa pratica sono minori di 35 anni di età, un tema la cui risposta si può trovare nel tasso di disoccupazione del 35% secondo quanto annunciato dalla rivista The Economist.
Inoltre il paese sta accusando il colpo per la caduta del prezzo del petrolio. la sua principale fonte di entrate. In questo modo, mentre la popolazione vive male in difficili condizioni economiche (a parte i membri della casa reale e le loro famiglie che vivono nello sfarzo e nel lusso), il governo saudita investe le sue risorae nella guerra e nell’acquisto di armamenti, questo potrebbe portare a breve a forti proteste antigovernative ed aumentare il malessere della popolazione.
Dal punto di vista della sicurezza si deve anche dire che, per gli scontri e le dimensioni della guerra, le regioni meridionali del paese (ai confini con lo Yemen) stanno subendo pesanti conseguenze. La zona di Jizam, alla frontiere con lo Yemen, è stata colpita da vari attacchi ed i combattenti yemeniti, che hanno inflitto vari rovesci alle forze saudite, hanno conquistato il controllo di varie basi, un fatto che presuppone una sfida alla sicurezza del regime di Riyad che sembrava inattaccabile.
A tutto questo bisogna aggiungere lo stato di insicurezza che si vive nelle regioni orientali, dove si sono sviluppate, anche in quelle, varie proteste antigovernative già da alcuni anni. Questa situazione di instabilità potrebbe provocare più rivolte contro la famiglia degli Al Saud, situazione che risulterebbe difficile controllare in queste circostanze.
Le sfide per l’Europa
In accordo con le informazioni ricevute, l’unico vincitore nella guerra saudita contro lo Yemen sono i teroristi di Al Qaeda (organizzazione da sempre supportata dai suditi), i quali stanno operando nel sud del paese ed ancora di più hanno il controllo di Aden, una città che è stata occupata dalla Coalizione saudita.
Questo presuppone una grande minaccia tanto per gli stessi sauditi come per tutta la regione. L’ esempio più recente delle atrocità del Daesh (Stato Islamico) in Arabia Saudita è stato quello degli attacchi suicidi dei quali uno contro una Moschea, in cui alcune decine di cittadini ed effettivi militari hanno perso la vita. Così come dimostra l’esperienza, i terroristi del Daesh non sono controllabili e possono arrivare a svegliare sentimenti di paura e terrore in qualsiasi governo o paese.
L’ampliamento del raggio di operazione terroriste nello Yemenm in Iraq, in Siriam in Libia ed in Libano, tra gli altri, presuppone un gran pericolo per la sicurezza della regione. Inoltre il ritorno di questi gruppi già ben addestrati ai paesi d’origine rappresenta una grande minaccia per questi luoghi.
Inoltre in tema di terroristi, bisogna sottolineare un’altra realtà. Nel caso che si mantenga l’attuale ritmo del conflitto nello Yemen, questo paese si potrebbe trasformare in un altro Iraq, Siria o Afaghanistan, le cui conseguenze colpirebbero altri paesi del mondo.
Con questo mi riferisco al flagello migratorio. Gli yemeniti, per sopravvivere e sfuggire dalla guerra, come altri rifugiati che si trovano in Europa o si dirigono verso l’Europa, ricorreranno all’emigrazone, un fatto che intensificherebbe ancora di più l’ondata dei sollecitanti asilo in questi paesi. Nonostante questo, il flagello migratorio si è trasformato in uno strumento in mano ai saudito per intensificare la loro guerra contro il paese vicino, mentre l’opinione pubblica internazionelae si sta concentrando su questo dilemma.
Con tutto quello che abbiamo esposto, bisogna dire che l’ONU, quello che dovrebbe essere “il guardiano” della pace mondiale, a volte, deve avere la vista corta, in quanto a contrastare gli interessi di alcuni paesi in conseguenza dei quali i popoli si trovano sotto invasione ed altri subiscono le conseguenze di queste aggressioni. Nonostante questo, la realtà di oggi dimostra altre cose, cose che ci obbligano, o per lo meno ci convincono ad incamminarci verso un nuovo e diverso sistema mondiale .
Fonte: Hispan Tv
Traduzione e sintesi: Luciano Lago per Controinformazione
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SVENDITALIA

SvendItalia: BlackRock primo azionista di UniCredit e non solo

SvendItalia: BlackRock primo azionista di UniCredit e non solo

- di Salvatore Recupero –
Venerdì scorso il titolo UniCredit in Borsa è tornato a quota 5,65 euro grazie ad un balzo del 4,34%. Oggi, il titolo potrebbe confermare questo trend positivo. Le ragioni di questo successo, vanno ricercate fuori da Piazza Affari. Il 25 settembre, secondo quanto è emerso dagli aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti, il fondo americano BlackRock è risalito sopra la soglia del 5% portandosi al 5,26%. Questa è solo l’ultima delle oscillazioni del fondo istituzionale americano che da quasi un anno manovra intorno al 5%. Vediamo, dunque, chi sono i padroni di UniCredit. Dopo BlackRock c’è il fondo Aabar di Abu Dhabi (4,967%); segue poi la Fondazione CariVerona (3,467), la Banca centrale della Libia (2,929%), la fondazione Cassa di risparmio di Torino (2,522%), Norges Bank (2,146%) e la People’s Bank of China (2,005%).
Americani, libici, cinesi, norvegesi. È la globalizzazione, bellezza! Oggi il valore complessivo delle attività finanziarie internazionali primarie è passato dal 50% al 350% del Pil mondiale, raggiungendo i 280.000 miliardi di dollari, di cui solo il 25% legato agli scambi di merci. Il valore dei derivati negoziati fuori dalle Borse (“over the counter”) a fine giugno 2013 aveva toccato i 693.000 miliardi di dollari, in gran parte legati al mercato delle valute: al Forex si scambiano in media 1.900 miliardi di dollari al giorno.
In questo quadro, è bene ricordare che BlackRock gestisce 30.000 portafogli, per un totale di 4.650 miliardi di dollari: non ha rivali al mondo ed è una delle 4-5 “istituzioni” che ricorrono tra i maggiori azionisti delle banche americane. Questi dati ci mostrano chiaramente la mission di BlackRock. Dal sito del Fondo sovrano possiamo leggere che: BlackRock è una delle principali società di gestione del risparmio a livello mondiale. Proponiamo ai nostri clienti soluzioni e prodotti in grado di rispondere alle loro diverse esigenze”. Sembra, dunque, che si tratti di una società finanziaria che fa fruttare i soldi dei propri clienti. La realtà è un po’ diversa da come ci viene dipinta.
In realtà la BlackRock, influisce sulla politica degli stati più di quanto si pensi. In Italia, per esempio, ha contribuito a liquidare il governo di Silvio Berlusconi. Vediamo perché.
Molti pensano che il Cavaliere fu disarcionato dalla Germania per far posto a Mario Monti. D’altra parte i tedeschi sono gente seria; da una parte il Bauscia, dall’altra, il professore con il loden, la loro scelta non poteva non cadere su quest’ultimo. Eppure, qualcuno pensa che le cose non siano andate proprio così.
Ad aprile di quest’anno la prestigiosa rivista Limes (Gruppo editoriale Espresso-Repubblica) lancia il sasso nello stagno. Secondo Limes: L’architetto supremo del complotto non è la Germania, ma il colossale fondo d’investimenti statunitense BlackRock, azionista rilevante della Deutsche Bank che nel 2011, annunciando la vendita dei titoli di Stato italiani, fece esplodere il divario tra Btp e Bund causando la “resa” di Berlusconi e l’avvento di Monti. La Deutsche Bank aveva allora un azionariato diffuso, il 48% del capitale sociale era detenuto fuori dalla Repubblica Federale, e il suo azionista più importante era proprio BlackRock con il 5,1%. Si può escludere che il fondo non abbia avuto alcuna parte in una decisione tanto strategica come quella di dismettere in pochi mesi quasi tutti i titoli del debito sovrano di un paese dell’Ue?”. I seguaci di De Benedetti hanno impiegato quattro anni, ma alla fine hanno capito che nessuno a parte loro era interessato alle cene eleganti di Arcore. Meglio tardi che mai.
Gli speculatori americani della Roccia Nera erano presenti nei più importanti Consigli d’amministrazione del Bel Paese. A fine 2011, il super-fondo americano aveva il 5,7% di Mediaset, il 3,9% di Unicredit, il 3,5% di Enel e del Banco Popolare, il 2,7% di Fiat e Telecom Italia, il 2,5% di Eni e Generali, il 2,2% di Finmeccanica, il 2,1% di Atlantia (che controlla Autostrade) e Terna, il 2% della Banca Popolare di Milano, Fonsai, Intesa San Paolo, Mediobanca e Ubi. Oggi molte di queste quote sono cresciute e BlackRock è ormai il primo azionista di Unicredit (col 5,2%) e il secondo azionista di Intesa SanPaolo (5%). Stessa quota in Atlantia, mentre avrebbe il 9,4% di Telecom.
Ma, tutto questo sarebbe poca cosa se non si aggiungesse un fatto importante. BlackRock, controlla le maggiori agenzie di rating: “Standard & Poor’s” (5,44%) e “Moody’s” (6,6%). Il colosso finanziario può così influire sulla determinazione di titoli sovrani, azioni e obbligazioni private, incidendo così su prezzo e valore delle attività acquistate o vendute.
Dopo questo breve excursus sulla BlackRock, è bene tornare a casa nostra. I media italiani sono focalizzati a denunciare le prevaricazione teutoniche. Mai nessuno, però, mette all’angolo i veri speculatori: i fondi sovrani che con la scusa dello spread, ci costringono a svendere i settori strategici della nostra economia.
Purtroppo, il nostro destino è deciso a New York, non a Berlino.

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