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sabato 20 febbraio 2016

5 MINUTI PER MORIRE

Da Torino alla Svizzera per eutanasia: “Diecimila euro, cinque minuti e tutto finisce”

ARTICOLOTRE
eutanasia-Redazione- Ha prenotato la sua “dolce morte” in una clinica svizzera: a 53 anni, le gambe paralizzate dalla sclerosi multipla, ha inviato a Ginevra le cartelle cliniche che attestano dal 2002 la diagnosi di una malattia che finirà per bloccare ogni suo muscolo.
 E ha allegato un assegno di diecimila euro.
Paola Cirio, torinese, ha deciso che non vuole più soffrire e lo ha voluto comunicare pubblicamente attraverso  perché ritiene importante che anche chi non ha i mezzi economici per scegliere di morire con dignità abbia un’opportunità che l’Italia vieta.
Tra pochi giorni inizierà in Parlamento un altro capitolo sul tema sensibile dei diritti individuali in contrasto con una presunta morale unica.
 In Senato ci sarà anche lei, accanto a "Sos Eutanasia" che si batte per rendere legale il suicidio assistito o almeno per fare qualche passo in avanti sui temi del fine vita, testamento biologico compreso.
Andrea Malaguti su La Stampa ha raccolto la lucida testimonianza di Paola: "Mi hanno detto che per morire ci vogliono cinque minuti e diecimila euro. Ti danno un gastroprotettore. E subito dopo un bicchiere di veleno, una sostanza di cui non ricordo il nome. A quel punto te ne vai. Senza sentire dolore. Mi hanno anche raccontato di un uomo che prima di spegnersi ha cominciato a russare. Come se, finalmente, stesse dormendo sereno".
E’ questo il suicidio assistito in Svizzera. "E’ già tutto predisposto, ho avuto la luce verde e non ho paura – continua Paola – E so che, anche se non mi ridaranno i soldi, posso tornare indietro fino all’ultimo istante. Ho un’opportunità in più. Mi hanno fatto capire che andando in Svizzera potevo decidere da sola. Ho detto: bene, lo faccio, perché ho pensato che quando la malattia mi paralizzerà non avrò neanche la forza di buttarmi dalla finestra".

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