Percepiscono fino a 21mila euro l’anno per controllare. Soldi pubblici, naturalmente. Versati come compenso per passare al setaccio bilanci, contratti e gare. Solo che pochi lo fanno davvero, siano essi dirigenti dello Stato o commercialisti indicati dagli enti nelle aziende ospedaliere. L’assenza di controlli è un altro tassello della bufera giudiziaria che ha travolto la sanità lombarda, e non solo. Sicuramente li faceva la signora Giovanna Ceribelli, membro del collegio sindacale dell’azienda ospedaliera di Desio-Vimercate che ha scoperchiato con le sue mani il pentolone delle mazzette di “lady sorriso” ai politici di Regione Lombardia. E’ un dato di cronaca, ormai, che fu una sua segnalazione a dare impulso alla “Comunicazione di notizia di reato” del 17 dicembre 2013 che – dopo due anni di indagini – consentirà alla Procura di Monza di arrestare 21 persone stroncando la “tangentopoli sanitaria”.In realtà fece molto altro, ma questa parte della storia è ancora tutta da scrivere. Tenuta al segreto istruttorio, la commercialista Ceribelli ha però continuato ad acquisire informazioni tecniche sulle gare e sui contratti dall’interno dell’azienda ospedaliera di cui era sindaco, con l’intenzione di portarle all’attenzione del collegio perché provvedesse a trasmettere una più documentata denuncia alle autorità giudiziarie. Ma questo lavoro non sarà una passeggiata e incontrerà insospettabili “resistenze” proprio in seno all’organo di controllo.
Compensi_collegio-Ao_VimercateCeribelli e il membro del collegio designato dal Consiglio dei Sindaci dell’ASL di Monza e Brianza chiedono documenti su documenti, studiano tutte le carte e scrivono poi due verbali d’ispezione (il 16 maggio 2014 e il 10 novembre 2014) cui seguiranno le contro-deduzioni del direttore amministrativo (Isabella Galuzzo, indagata con obbligo di dimora). Non trovandole sufficienti, approntano una relazione finale e la presentano al collegio perché la approvasse e sottoscrivesse con le firme di tutti i membri, dando a quella nuova denuncia la forza di un organismo che si esprime all’unanimità. Una voce sola. Ma alla Procura e alla Corte dei conti il 27 gennaio 2015 sarà trasmessa invece una lettera del presidente del collegio che si limita ad allegare le note dei due componenti come relazioni individuali, senza aggiungere una riga, a mo’ di  “passacarte”.
Non è un dettaglio ma il punto più delicato della storia. A quelle relazioni mancano le firme di tre componenti del collegio su cinque, due di queste sono molto ingombranti.  Nel ruolo del “controllore afono” si ritrovano infatti i rappresentanti delle istituzioni, i ministeri, Roma. Il presidente del collegio è Oreste Malatesta, indicato direttamente dal Ministero del Tesoro (al quale abbiamo chiesto, inutilmente per ora, di metterci in contatto). Malatesta è l’attuale direttore della Ragioneria territoriale dello Stato di Milano e Monza (al centralino non lo passano, all’interno non risponde e neppure alla mail). Prima era dirigente dei “Servizi ispettivi di finanza pubblica” della Ragioneria dello Stato. Resta un mistero perché non abbia apposta anche la sua firma su quei verbali ma si sia limitato a trasmetterli “d’ufficio”. Di questa scelta, che potrebbe sembrare una forma di reticenza se non di dissociazione, potrà rispondere se vorrà.
Accanto a lui siede Nicola Palmieri, membro designato dal Ministero della Salute (cui abbiamo chiesto un contatto, senza ricevere risposta). Nella relazione-esposto non si diceva apertamente che venivano messe in bocca ai pazienti “corone fatte con il culo”, come dirà Stefano Garatti, dirigente e supervisore dell’azienda ospedaliera intercettato e poi arrestato. Ma venivano ricostruite, una per una, le anomalie della gara che lo avrebbe consentito, mettendo “Lady Sorriso” nelle condizioni di realizzare il massimo profitto con il minimo rischio: a suon di mazzette e pressioni politiche, secondo l’accusa, Paola Canegrati era riuscita infatti a mettere le mani sia sulla gara per la fornitura dei materiali (scadenti) e sia sul servizio odontoiatrico che poi doveva impiantarli, a diretto contatto con i pazienti. Così faceva saltare il principio del “controllo reciproco” tra fornitori, perché nessuna delle società aveva interesse a sollevare problemi allo stesso datore da cui dipendevano (“altrimenti li prendo a sberle”… diceva la Canegrati a Giuseppe Nochiero, consigliere e ad di Elledent). Anzi, quando saltavano fuori problemi – dice l’inchiesta – tutti s’adoperavano per nasconderli. E con la passività dei controllori dell’ospedale il gioco era fatto.​
Non potendo contattare Malatesta e Palmieri, non è dato sapere quali dubbi avessero mai rispetto agli elementi sollevati e poi accertati dagli inquirenti. Non sono bastate 48 ore di tempo agli stessi enti che li hanno indicati per fornire indicazioni utili a contattarli. Meno che mai all’azienda ospedaliera in cui operavano solo due mesi fa: “sono decaduti il 31 dicembre 2015, quando al dg Pietro Caltagirone e al direttore amministrativo Galluzzo (indagati, ndr), è succeduta la nuova dirigenza”. Il loro ruolo era però quello di “vigilare sull’osservanza delle legge”, come recitano le “linee guida per la gestione del collegio” sottoscritte dai sindaci l’11 ottobre 2012, quando assunsero l’incarico. E per questo lavoro hanno ricevuto un compenso compreso tra i 18 e i 23mila euro a testa, il 12% della retribuzione dei direttori generali (che sale al 15 per il presidente del collegio). Duemila euro lordi per una sola riunione al mese (per la precisione: quattro riunioni per il periodo ottobre-dicembre 2012, 11 nel 2013, 11 nel 2014 e 10 fino all’ottobre 2015). Tanto o poco non importa, conta il dubbio che i gendarmi-controllori al momento giusto non fischino con tutta l’aria che hanno in petto. Anche per questo forse la Ceribelli, che lo ha fatto, ha poi lanciato un messaggio: “Revisori e sindaci, non abbiate paura e non fatevi condizionare: denunciate”.