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sabato 20 febbraio 2016

UTERO IN AFFITTO

Utero in affitto, Politi: Serve confronto laico e pacato. Da quale pulpito...

Secondo il vaticanista de Il Fatto chi è contrario alla Stepchild adoption non è stupido. Di conseguenza, nota il presidente di Civiltà laica, stupidi sarebbero i favorevoli?

Alessandro Chiometti
giovedì 18 febbraio 2016 11:32
CRONACHE LAICHE


Lo confessiamo, siamo caduti dalla sedia quando abbiamo letto le prime parole del commento di Marco Politi sul suo blog.
Dopo due anni di terrorismo psicologico imposto dalle associazioni cattoliche integraliste agli italiani con le bufale colossali sui neonati strappati dal grembo delle madri, sull'Oms che vorrebbe insegnare l'uso dei preservativi ai bambini di quattro ani, sulla lobby gay che andrà in giro a rapire bambini alle mamme saltellando e cantando sulle note di Raffella Carrà, il vaticanista de Il Fatto se ne esce placido e lindo con: «Serve una discussione laica e pacata sull'utero in affitto». Ma dai? Non saremo certo noi a farci sfuggire l'occasione.

Dunque caro Marco Politi, iniziamo con il dire che la discussione "laica e pacata" è già messa in dubbio dal titolo del suo articolo che dice testualmente "Utero in affitto e adozione contestata. Gli italiani sono stupidi?" e nel suo testo dice che no, non sono stupidi perché sono contrari a queste pratiche. Va da se pertanto che secondo lei gli italiani a favore di queste pratiche sono viceversa stupidi. Come introduzione per una discussione laica e pacata non è male. Ad ogni modo non ci spaventiamo, dai vari esponenti del "movimento pro-vita" e dagli improvvisati portavoce della Manif Pour Tous abbiamo sentito ben di peggio.

Ma andiamo per ordine. Caro Politi, gli italiani forse non saranno stupidi ma di certo in Occidente sono quelli che leggono meno libri e che si informano di meno. Se questo non fosse chiaro dai dati delle vendite, a rendere l'idea è lo Human Development Report del 2009 secondo cui l'Italia risulta essere il Paese con il grado di analfabetismo funzionale più alto del mondo: 47 per cento. Segue il Messico con il 43 per cento, mentre gli altri Paesi si muovono tra un massimo del 22 per cento a un minimo del 6. Stando alle statistiche si può affermare che il popolo italico è quello più facilmente manovrabile e influenzabile con campagne terroristiche come quelle messe in atto dalle associazioni catto-integraliste in questi ultimi anni.

Detto questo, e premesso che:

-a differenza di quanto afferma nel suo articolo, tutti i giuristi che non siano dichiaratamente affiliati alle suddette organizzazioni religiose concordano nel dire che non c'è nessun pericolo di legalizzazione dell'utero in affitto in Italia con il ddl Cirinnà, altrimenti sarebbe già stato cassato da varie commissioni
-la c.d. Stepchild Adoption è una garanzia per i bambini che non devono essere rimessi al buon senso di un giudice in assenza di una legge specifica (perché il magistrato può decidere tranquillamente l'affido per il bambino di una coppia non sposata orfano del genitore biologico; eccezioni dovute al buon senso dei giudici non cambiano la realtà)

veniamo alla discussione laica e pacata sull'utero in affitto e ragioniamo sul perché uno Stato laico, che governa etsi deus non daretur, come insegnava il buon Grozio, dovrebbe intromettersi in un accordo privato tra Laura Rossi (nome a caso), persona maggiorenne capace di intendere e di volere e senza limitazioni legali di alcun tipo, e Raffaela Bianchi (secondo nome a caso), anch'essa maggiorenne etc, in cui la prima chiede (per motivi che possono essere molteplici) alla seconda di ospitare l'embrione ottenuto dall'unione del suo ovulo con quello del proprio compagno/marito.

I motivi in ottica laica, e sottolineo laica, potrebbero essere solo due. Il primo è che la decisione della persona che si presta alla maternità surrogata risulti non libera. Ovvero che sia stata presa dietro minacce, per plagio, o per effettivo rapporto di sudditanza con la controparte. Questo va evitato e si può verificare con adeguati controlli preventivi, prevedendo delle eccezioni di legge per i casi che si presentano sotto questa forma.
Il secondo è che lo Stato vieti un compenso economico per chi si presta alla maternità surrogata. Di questo se ne può ovviamente parlare, anche se fa sorridere che dia scandalo in un mondo in cui l'uno percento della popolazione più ricca detiene tanti soldi quanto la metà più povera. E soprattutto in un Paese in cui nessuno si indigna del fatto che l'amministratore delegato di una grande azienda storicamente foraggiata anche con denaro pubblico prenda un compenso pari allo stipendio di mille (o forse più) operai. Perché lo Stato non dovrebbe intervenire anche in questo caso a fare ordine?
Ecco, per ora di altri motivi laici non ce ne vengono in mente, caro Marco Politi. Se li vuole indicare lei senza ricorrere a motivazioni religiose noi siamo pronti a discuterne.
Pacatamente e laicamente, come dice lei.

Alessandro ChiomettiCiviltà laica

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