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giovedì 31 marzo 2016

MILENA GABANELLI CONTRO L'INFORMAZIONE DEI PRIVILEGIATI

Milena Gabanelli: “Conformismo nell’informazione? E’ più facile e non ti fai nemici”

Milena Gabanelli: “Conformismo nell’informazione? E’ più facile e non ti fai nemici”
Media & Regime

La conduttrice di Report fotografa i media nel nostro Paese: "Chi fa giornalismo indipendente, accurato e approfondito, non è premiato, nemmeno dai cittadini. Renzi? Confonde i gufi con i cani da guardia"
L’abbiamo intercettata al volo, mentre è alle prese con la nuova serie di Report, da domenica sera su Rai 3Milena Gabanelli è impegnata a preparare la prima puntata che si occuperà di Confindustria: quanto è moderna, flessibile, indipendente e trasparente l’associazione di imprenditori che dovrebbe essere il motore economico del Paese? Lo scopriremo tra qualche giorno. Intanto ci occupiamo di informazione e conformismo.
Cosa pensa dell’operazione Stampa-Repubblica? Di questa fusione tra due dei più importanti quotidiani italiani non si è praticamente parlato. Eppure pone problemi, anche di concorrenza.Immagino che ci siano delle ragioni economiche, e come avviene in ogni fusione, salteranno un po’ di teste; mentre se è vero che le testate manterranno l’autonomia editoriale, per i lettori nulla cambia. Per quel che riguarda la concorrenza direi che quel che manca non sono i giornali, ma gli editori puri e anche un po’ illuminati.Giulio Anselmi ha detto: raramente i giornalisti sanno di cosa parlano (e dunque non fanno domande). Da cosa dipende questo, secondo lei?
Per sapere di cosa parli serve tempo, che mal si concilia con la necessità di riempire pagine alla velocità della luce, su qualunque argomento.
Il tipo di giornalismo che fa lei è difficile, presuppone ricerche, approfondimenti, studio. C’è anche una pigrizia diffusa, di cui ha parlato Ferruccio de Bortoli, o è più l’accontentarsi delle favolette che raccontano?Credo sia più complicato di così. Certo ci sono i pigri e quelli a cui semplicemente piace compiacere, ma quello che spesso frena è la “fatica” di sostenere il meccanismo che si innesca quando non ti accontenti della “favoletta”, fatto di odiose telefonate al tuo direttore e diffide preventive. Se devi passare metà del tuo tempo a giustificarti o a rispondere ai legali o ai portavoce, capisco che possa anche passare la voglia. In altre parole, non mi piace buttare la croce addosso ai colleghi, la linea la dà il direttore: se sprona e difende i suoi giornalisti, faranno bene il loro mestiere, altrimenti si limiteranno al “compitino”. Nelle scuole di giornalismo io vedo ragazzi molto motivati, che scelgono questo mestiere perché pensano che possa aiutare a migliorare il mondo, e hanno voglia di mettersi in gioco… Poi la realtà li spompa.
Nel suo libro Le inchieste di Report ha scritto: “In questo Paese ministri e imprenditori parlano solo con i giornalisti amici. Eppure usano spesso la parola ‘libertà’. Ma se ti prendi la libertà di critica, ti trascinano in tribunale”. Quanto pesano psicologicamente – e quindi di riflesso sul lavoro – le minacce di cause come quelle di Ferrovie o Eni?Pesano. Non saprei dire quanto perché l’uomo è un animale che si abitua alle avversità, anche a dormire sempre di meno. Nel nostro caso gioca un ruolo importante “l’effetto squadra”: se non siamo mai arretrati di un millimetro vuol dire che oltre all’inclinazione naturale, soffriamo anche di patologie compatibili. Per onestà devo anche dire che nel corso degli anni, nonostante ci siano state vicende dentro la Rai molto travagliate e antipatie manifeste, c’è sempre stato il sostegno del direttore di rete di turno. Non c’è dubbio che l’abitudine di portarti in tribunale a prescindere, ha un effetto intimidatorio sul nostro lavoro e quindi sulla libertà d’informazione. Per limitare le liti temerarie basterebbe applicare con maggiore vigore le sanzioni, peraltro già previste dal nostro Codice di procedura civile.In questa serie ci stiamo occupando del conformismo dell’informazione. Esempio: all’epoca di Monti era di gran moda l’austerità e tutti erano pro austerità, al grido di ‘ce lo chiede l’Europa’. Oggi va di moda la flessibilità, perché Renzi la sostiene. Due posizioni inconciliabili, eppure giornali e giornalisti che furono montiani ora sono renziani.
La ragione è sempre la stessa: conformarsi è più facile, e non ti fai dei nemici. Però austerità o flessibilità non sono due concetti liquidabili come “mode” di passaggio, dipendono dalla stima delle variazioni del reddito, e i suoi effetti cambiano a seconda delle condizioni in cui si trova il Paese. Quando si insedia un nuovo governo penso sia giusto fidarsi della sua politica economica, e credere che ci porterà fuori dalla palude. Dopodiché, strada facendo, il giornalista deve monitorare i fatti in modo pragmatico. Troppo spesso invece lo fa in modo ideologico o si limita a riportare gli slogan, e anche questo contribuisce a confondere e farci sprofondare sempre di più. Occorre però dire che nel nostro Paese chi si danna per un’informazione indipendente, accurata e approfondita, non è premiato, nemmeno dai cittadini. Troppe persone mi dicono: “Fate un lavoro straordinario, ma tanto non cambierà niente!” Quando rispondo: “E lei per cambiare cosa fa?”, di solito mi dicono: “Ha ragione, non facciamo niente”. A volte è scoraggiante… Sembra di essere dentro a un Paese di gomma.
A proposito di Renzi: ha fatto la classifica dei titoli peggiori e se la prende spesso con i giornalisti gufi. Cosa ne pensa?Che i gufi esistono, ma spesso li confonde con i cani da guardia.
Lei è sempre stata considerata “scomoda”. Cosa vuol dire? Una buona informazione fa bene al sistema, eppure i primi a non rendersene conto sembrano essere i giornalisti.Abbiamo sempre bisogno di etichettare… Altrimenti non si riesce a fare il titolo. Non sono posseduta dal sacro fuoco, non credo di fare nulla di eroico, e non ho mai pensato di salvare il mondo. Cerco solo di fare al meglio il mestiere per cui sono pagata. È un principio semplice che vale per tutte le categorie, se applicato (e fatto applicare) basterebbe a risanare il sistema.
Il mancato rinnovo della collaborazione con il Corriere della Sera è stato letto come ritorsione per il suo lavoro puntuale. Se così fosse sarebbe un pessimo segnale.Non ho mai smesso di scrivere per il Corriere! Per quel che riguarda l’accordo di collaborazione con una nostra pagina web, era arrivato a scadenza. Anche le migliori relazioni hanno momenti di pausa; in futuro vedremo.
È l’informazione che si è appiattita sul modo di procedere e ragionare della politica (sempre più semplificato e superficiale) o il contrario?Politici e giornalisti dedicano troppo tempo a occuparsi gli uni degli altri: questo è il problema!
Da Il Fatto Quotidiano del 30 marzo 2016 

CONCORSO SCUOLA 2016

Concorso scuola 2016, chiuse le iscrizioni. Aspiranti docenti di ruolo inferiori alle previsioni, ma si teme pioggia di ricorsi

Concorso scuola 2016, chiuse le iscrizioni. Aspiranti docenti di ruolo inferiori alle previsioni, ma si teme pioggia di ricorsi
Scuola

Le regioni con più domande sono Campania, Lombardia e Sicilia. Visti i numeri un precario su tre avrà il contratto a tempo indeterminato. La scuola così si prepara a una nuova infornata di insegnati che saranno quasi tutte donne molte delle quali under 40
Saranno 165.578 i partecipanti al Concorso scuola 2016. Un numero anche inferiore alle previsioni del ministero dell’Istruzione, che si aspettava almeno 200mila domande. E che lascia ottime probabilità di vittoria ai candidati: più di unprecario su tre ce la farà e diventerà finalmente un docente di ruolo entro l’estate. Ammesso che la platea di partecipanti non cresca nelle prossime settimane, a causa dei ricorsi dei non abilitati esclusi dai bandi. In queste ore sono arrivate le prime disposizioni cautelari dei tribunali, che fanno tremare i precari abilitati e mettono a rischio tutto l’impianto concorsualepreparato dal Miur. Su questo si giocherà la partita nelle settimane precedenti alle prove (a cui i ricorrenti sperano di partecipare almeno in via cautelare) e poi anche dopo.
Intanto ci sono i primi dati ufficiali. Nella mattinata di mercoledì 30 marzo, ultimo giorno utile all’iscrizione, le domande protocollate erano state oltre 250mila: cifra gonfiata dai più tentativi effettuati da ciascun docente, sintomo della fibrillazione dei precari (e anche di qualche difficoltà di compilazione, in particolare per l’inserimento di titoli e servizio che avranno un peso decisivo nella graduatoria finale). In realtà gli iscritti effettivi sono molti di meno: solo 165mila, a fronte di 63.712 posti in palio. La regione con più domande è la Campania (24.125), che però è anche una di quella con più cattedre a disposizione (6.413); seguono Lombardia(22.630 domande per 11mila posti), Sicilia (17.725 per 4mila posti) e Lazio (16.191 per 6mila posti). Per avere un quadro più preciso bisognerà aspettare la ripartizione degli iscritti per singole classi di concorso. Ma in generale la proporzione tra domande e posti disponibili è estremamente vantaggiosa: in Piemonte, ad esempio, la percentuale di iscritti è inferiore al 50% delle cattedre libere. Per il sostegno ci sono appena 9mila domande per 6mila posti. Dopo quella dei “precari storici delle graduatorie” stabilizzati dal piano straordinario della riforma, la scuola si prepara dunque ad una nuova infornata di docenti: stavolta più giovani (il 63% degli iscritti è under 40), e quasi tutti donne (addirittura l’85%).Questo sempre che venga rispettato il criterio dell’abilitazione come requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Come già successo in passato, infatti, anche stavolta sindacati e studi legalisi sono attivati con la solita pioggia di ricorsiper aprire le porte ai laureati, che a rigor di legge non dovrebbero poter partecipare ai test. Proprio mentre il ministero chiudeva la procedura di iscrizione, sono arrivate le prime decisioni cautelari di ammissione alle prove, in attesa delle sentenze di merito (i primi giudizi pilota dovrebbero essere in calendario già per il 7 ed il 21 aprile). Un parere positivo non darebbe via libera a tutti i non abilitati, solo ai ricorrenti. Ma anche così i candidati potrebbero essere migliaia in più del previsto. La loro partecipazione sarebbe un duro colpo al valore del titolo abilitante (per altro già concesso con una sanatoria a molti precari storici beneficiari dei Pas, i percorsi abilitanti speciali); e anche alla credibilità del Ministero che aveva assicurato un concorso per soli abilitati. Infatti il Miur dovrebbe presentare ricorso contro l’ammissione.
La vicenda andrà seguita con attenzione. Le prossime tappe del concorso, invece, portano direttamente allo svolgimento degli esami, il cui calendario sarà comunicato il 12 aprile, insieme alle sedi. Eliminata la preselettiva (non sarà necessaria, visto il numero relativamente contenuto di partecipanti rispetto al 2012), i bandi prevedono due prove: un test scritto con otto domande (di cui sei a risposta “aperta”), per una durata di 150 minuti, che dovrebbe tenersi lontano dal nozionismo puro per puntare di più sulla “elaborazione di metodologie e strumenti didattici per promuovere lo sviluppo delle competenze negli studenti” (anche se come ciò possa tradursi nel concreto è ancora poco chiaro); poi in estate, verosimilmente a luglio, l’orale, un colloquio di 45 minuti di cui 35 di lezione simulata e 10 di dialogo in lingua straniera. Gli 80 punti(40 a testa) dei due test si sommeranno ai 20 punti per titoli nella graduatoria finale: secondo le intenzioni del Miur dovrebbe essere pronta ad agosto per portare in cattedra i primi vincitori già a settembre, anche se col passare delle settimane diventa sempre più difficile rispettare questa scadenza. Ma questo si vedrà in futuro. Adesso testa sui libri (e un orecchio ai tribunali). Le prove si avvicinano: ai 165mila candidati non resta che studiare.
Twitter: @lVendemiale 

LE LEGGI AD HOC

Federica Guidi, il compagno indagato per Eni Viggiano. Il ministro al telefono: “Domani passa quell’emendamento”

Federica Guidi, il compagno indagato per Eni Viggiano. Il ministro al telefono: “Domani passa quell’emendamento”
Cronaca

Per Gianluca Gemelli l'accusa è di traffico di influenze, perché - scrivono i giudici - "sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il ministro allo Sviluppo Economico, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, "vantaggi patrimoniali". Ai domiciliari cinque funzionari dell'azienda petrolifera
E’ indagato anche Gianluca Gemelli, il compagno del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, nell’inchiesta della Dda di Potenza che ha portato all’arresto di sei persone: cinque funzionari e dipendenti del centro oli Eni a Viggiano, in provincia di Potenza, e l’ex sindaco Pd di Corleto Perticara. Gli inquirenti li considerano responsabili a vario titolo di “attività organizzate per il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti”. E per questo li hanno arrestati (disposti i domiciliari per tutti). Per Gianluca Gemelli, invece, l’accusa è di traffico di influenze, perché – scrivono i giudici – “sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il Ministro allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, “vantaggi patrimoniali”. Gli indagati sono in tutto sessanta.L’INTERCETTAZIONE DELLA GUIDI: “DOMANI PASSERA’ QUELL’EMENDAMENTO”
Nell’ordinanza del gip di Potenza compare un’intercettazione in cui la Guidi parla con il suo convivente. E’ il 5 novembre 2014 quando Gianluca Gemelli, conversando con il ministro, “apprendeva da costei – scrive il giudice – che sarebbe stato reinserito nella legge di stabilità un ‘emendamento’. Sono gli investigatori a spiegare di che si tratta: “Numero progressivo 2.9818 e individuabile nell’emendamento al disegno di Legge n. 2619-bis-B, corrispondente a quello che nell’originario testo del decreto Sblocca Italia riportava il 00.37.52 del Governo”. L’emendamento, spiegano sempre gli inquirenti, era “volto a inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi“, inserito nel testo originario del decreto “Sblocca Italia” e bocciato alle ore 5 del giorno venerdì 17 ottobre 2014 durante la discussione in commissione parlamentare”. Un ritocco normativo che sarebbe stato di “estremo interesse per la Total soprattutto in relazione al progetto Tempa Rossa”. Tempa rossa è un campo di estrazione petrolifera in Basilicata, interessato da un controverso piano di potenziamento della raffineria Eni di Taranto, che ne tratta il greggio.
La Guidi riferiva in proposito: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena” (il ministro Maria Elena Boschi, annotano gli investigatori) la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte …! Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa. .. ehm ..dall’altra parte si muove tutto!”.
Alla domanda di Gemelli “se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total”, si legge ancora nell’ordinanza, “clienti di Tecnimont (“quindi anche coso … anche … va be’, i miei amici de… i clienti di Broggi”), la Guidi replicava: “eh, certo, capito? … certo … te l’ho detto per quello!”).Immediatamente dopo il colloquio con la Guidi, Gemelli chiama Cobianchi di Total, al quale “riportava la notizia della volontà del governo di inserire nella Legge di Stabilità – in discussione al Senato – l’emendamento che avrebbe sbloccato Tempa Rossa”.  Ecco la conversazione riportata nelle carte: “La chiamo per darle una buona notizia. Si ricorda che tempo fa c’è stato casino, che avevano ritirato un emendamento … ragion per cui c’erano di nuovo problemi su Tempa Rossa. Pare che oggi riescano ad inserirlo nuovamente al Senato… ragion per cui se passa, e pare che ci sia l’accordo con Boschi e compagni…. è tutto sbloccato…”.
Sempre l’impianto di Tempa Rossa è interessato dal filone dell’inchiesta di Potenza sull’affidamento di appalti e lavori per le infrastrutture della Total: secondo le indagini delegate alla Polizia, l’ex sindaco di Corleto Perticara si sarebbe adoperata a favore di alcuni imprenditori.
CINQUE FUNZIONARI CENTRO OLI DI VIGGIANO AI DOMICILIARIL’inchiesta che coinvolge il compagno di un ministro dell’esecutivo di Renzi ha portato all’arresto ai domiciliari di cinque funzionarie dipendenti del centro oli dell’Eni di Viggiano (Potenza), dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri. Gli ordini di custodia sono stati eseguiti dai carabinieri del nucleo per la tutela dell’ambiente. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta.
Gli arrestati sono Rosaria Vicino, ex sindaco del Pd di Corleto Perticara; Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano), Roberta Angelini(responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano), Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Il gip ha deciso il divieto di dimora per Salvatore Lambiase, dirigente della Regione Basilicata, e per Giambattista Genovese, all’epoca dei fatti vicesindaco di Corleto Perticara. Infine, il gip ha deciso la sospensione per sei mesi ciascuno dall’attività imprenditoriale per Vincenzo Clemente e Lorenzo Felice Rocco Marsilio.
Due decreti di sequestro, resi noti da fonti investigative e sindacali, hanno interessato l’interno del centro oli, con possibili conseguenze sulla produzione di petrolio in Val d’Agri, dove si trovano giacimenti di idrocarburi di interesse nazionale. Eni “prende atto” dei provvedimenti e, informa una nota della società, “ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori soggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne”. Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri (75.000 barili al giorno) “al momento è sospesa”, spiega il gruppo pubblico guidato da Emma Marcegaglia, confermando però “sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali”. Eni assicura “la massima cooperazione” con la magistratura.
Quelli di oggi non sono i primi provvedimenti dei pm su ciò che ruota intorno al Centro Oli di Viggiano (leggi)A febbraio 2015 la Dda ha voluto far luce su un presunto traffico illecito di rifiuti, poi è stata la volta di emissioni in eccesso: in tutto quasi 50 gli indagati, tra colletti bianchi, ex dirigenti dell’Arpab, funzionari regionali e provinciali.
I SEQUESTRI
Un altro sequestro ha riguardato gli impianti di Tecnoparco, a Pisticci (Matera), sempre nell’ambito dell’inchiesta dellaDirezione distrettuale antimafia di Potenza. Eni, si legge sul sito del gruppo, “è presente in Basilicata in Val d’Agri e nelle aree di Pisticci e Ferrandina con attività di upstream petrolifero (ricerca e produzione di idrocarburi)”. In particolare, “la produzione complessiva di idrocarburi in Basilicata deriva prevalentemente dal Centro Olio Val d’Agri (Cova) e, in misura minore, dal Centro Olio di Pisticci e dalle 2 centrali a gas (Ferrandina e Pisticci).

TRUMP VS CLINTON

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
Un'aggressiva, ma familiare, censura sta calando sulla campagna elettorale degli Stati Uniti. Mentre Donald Trump, proprio come il cattivo delle vignette, pare quasi certo di diventare il candidato del Partito Repubblicano, Hillary Clinton e stata nominata sia come "candidata delle donne" che come campionessa del liberalismo americano nella sua eroica lotta contro il Maligno.

Naturalmente queste sono solo banalità; Hillary Clinton lascia una scia di sangue e sofferenze in tutto il mondo e un chiaro record di sfruttamento e di avidità nel suo stesso Paese. Dire questo, però, sta diventando intollerabile nella terra della libertà di parola.


La campagna presidenziale del 2008 di Barack Obama avrebbe dovuto mettere in guardia anche i più ingenui. Obama basò la sua campagna di "speranza" quasi interamente sul fatto di essere un afro-americano che aspirava a guidare il paese della schiavitù. Ed era anche "contro la guerra".
Obama non è mai stato contro la guerra. Al contrario, come tutti i presidenti americani, era a favore della guerra. Aveva votato per il finanziamento del massacro in Iraq di George W. Bush e stava progettando di intensificare l'invasione dell'Afghanistan. Nelle settimane prima del suo giuramento da presidente, aveva segretamente approvato un assalto israeliano su Gaza, il massacro conosciuto come Operazione Piombo Fuso. Promise di chiudere il campo di concentramento di Guantanamo e non lo fece. Si impegnò a cercare di rendere il mondo "libero da armi nucleari" e fece il contrario.
Come nuovo tipo di marketing manager per lo status quo, l'untuoso Obama fu una scelta indovinata. Perfino alla fine della sua sanguinosa presidenza, mentre i droni da lui stesso autorizzati stanno spandendo infinitamente più terrore e morte nel mondo di quanto ne abbiano provocato i jihadisti di Parigi e Bruxelles, Obama è considerato "cool" (The Guardian).

Il 23 marzo scorso, CounterPunch ha pubblicato il mio articolo, "Una guerra mondiale è iniziata: rompi il silenzio". Quindi io, come faccio da anni, ne ho seguito il percorso attraverso i network internazionali, tra cui Truthout.com, un sito liberale americano. Truthout pubblica importanti inchieste giornalistiche, come l'eccezionale dossier sulle corporazioni di Dahr Jamail.

Truthout respinse il mio pezzo perché, scrisse un editore, era apparso su CounterPunch ed aveva infranto le "linee guida". Io risposi che questo non era mai stato un problema negli anni scorsi, e non sapevo nulla di linee guida.

Alla mia protesta è stato poi dato un altro significato. L'articolo sarebbe stato graziato a patto che io lo sottoponessi ad una "revisione" e accettassi le modifiche e cancellazioni che il "comitato di redazione" di Truthout avrebbe apportato. Il risultato è stata l'edulcorazione e la censura della mia critica di Hillary Clinton, e del suo prendere le distanze da Trump. Quanto segue è stato tagliato:

Trump è una figura di odio multimediale. Questo da solo dovrebbe suscitare il nostro scetticismo. Il punto di vista di Trump sulla migrazione è grottesco, ma non più grottesco di quello di David Cameron. Non è Trump il Grande “Deportatore” dagli Stati Uniti, ma il vincitore del Premio Nobel per la Pace, Barack Obama ... Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è anticonformista. Lei incarna la resilienza e la violenza di un sistema ... Mentre il giorno delle elezioni presidenziali si avvicina, la Clinton sarà salutata come il primo presidente donna, a prescindere dai suoi crimini e menzogne – proprio come Barack Obama è stato osannato come il primo presidente nero e i liberali si bevvero le sue sciocchezze sulla “speranza”.

Il "comitato di redazione" chiaramente voleva che diluissi le mie asserzioni riguardo alla Clinton, che rappresenta un comprovato estremo pericolo per il mondo. Come per tutte le censure, ciò era inaccettabile. Maya Schenwar, che gestisce Truthout, mi ha scritto che il mio rifiuto di assoggettare il mio lavoro ad un "processo di revisione" significava che doveva toglierlo dal suo "calendario". Così parla un addetto alla sorveglianza.

Alla radice di questo episodio c'è un qualcosa di irriferibile. È il bisogno, la compulsione direi, di molti liberali statunitensi di caldeggiare un leader all'interno di un sistema dimostrabilmente imperiale e violento. Come la “speranza” di Obama, l'essere femmina della Clinton non è altro che una facciata conveniente.

Questa è frenesia storica. Nel suo saggio del 1859 "On Liberty", a cui i liberali moderni sembrano rendere un instancabile tributo, John Stuart Mill descrisse il potere dell'impero. "La tirannia è una modalità di governo legittima quando si tratta con i barbari", scrisse, "a condizione che il fine sia il loro miglioramento, ed i mezzi giustificati dal fatto di raggiungere tale fine." I "barbari" erano grandi porzioni di umanità a cui era stata richiesta "implicita obbedienza”.

"È un mito piacevole e conveniente che i liberali siano operatori di pace e i conservatori guerrafondai", scrisse nel 2001 lo storico britannico Hywel Williams, "ma l'imperialismo liberale può essere più pericoloso, a causa della sua natura aperta – della sua convinzione di rappresentare una forma superiore di vita [mentre rinnega il proprio] fanatismo." Pensava ad un discorso di Tony Blair a seguito degli attacchi dell'11 settembre, in cui Blair promise di "riordinare questo mondo intorno a noi ", secondo i propri "valori morali". Il risultato fu la carneficina di un milione di persone in Iraq.

I crimini di Blair non sono anomali. Dal 1945, circa 69 paesi – più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – hanno sofferto alcune o tutte le seguenti cose. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, le elezioni sovvertite e la loro gente bombardata. Lo storico Mark Curtis stima che il numero di morti si conti a milioni. Con la scomparsa degli imperi europei, questo è stato il progetto dei portatori della fiaccola liberale, gli "eccezionali" Stati Uniti, il cui celebre presidente "progressista", John F. Kennedy, secondo una nuova ricerca, aveva autorizzato il bombardamento di Mosca durante la crisi cubana del 1962.

"Se usiamo le maniere forti", ha detto Madeleine Albright, un tempo segretario di Stato nell'amministrazione liberale di Bill Clinton e oggi un'attivista appassionata per la moglie, "è perché noi siamo l'America. Siamo la nazione indispensabile. Siamo grandi. Vediamo più avanti nel futuro."

Uno dei crimini più atroci di Hillary Clinton è stato la distruzione della Libia nel 2011. Su sua sollecitazione, e con il supporto logistico degli Stati Uniti, la NATO lanciò 9.700 missioni d'assalto contro la Libia, secondo i propri registri, di cui più di un terzo finalizzate a colpire obiettivi civili. Sono stati usati anche missili con testate all'uranio. Guardatevi le fotografie delle macerie di Misurata e Sirte, e le fosse comuni individuate dalla Croce Rossa. Leggetevi il rapporto dell'UNICEF sui bambini uccisi, "la maggior parte [di essi] sotto i dieci anni".

In studi insegnati nelle scuole anglo-americane e servilmente seguiti dai media liberali su entrambi i lati dell'Atlantico, teorici influenti conosciuti come "liberali realisti" hanno a lungo sostenuto che gli imperialisti liberali – un termine che non usano mai – sono i mediatori di pace del mondo e i gestori delle crisi, anziché la causa di una crisi. Hanno tolto l'umanità allo studio delle nazioni e l'hanno schematizzata in un gergo che serve il potere guerrafondaio. Sottoponendo intere nazioni ad autopsia, hanno identificato gli "stati falliti" (nazioni difficili da sfruttare) e "stati canaglia" (nazioni resistenti al dominio occidentale).

Che il regime preso di mira sia una democrazia o una dittatura è irrilevante. In Medio Oriente, i collaboratori del liberalismo occidentale sono stati a lungo islamici estremisti, ultimamente al-Qaeda, mentre le ciniche nozioni di democrazia e di diritti umani servono come copertura retorica alla sottomissione e al caos – come in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, Haiti, Honduras. Guardate i risultati di quei buoni liberali Bill e Hillary Clinton. Il loro è uno standard a cui Trump può solo ambire.


Risposta di Truthout e lettera dell'editore di Truthout
http://www.truth-out.org/speakout/item/35422-on-regrettable-and-false-accusations-of-censorship

Caro Jeffrey,
scrivo in risposta alla pubblicazione su Counterpunch di un articolo altamente fuorviante e inaccurato di John Pilger per quanto riguarda Truthout e il nostro capo redattore Maya Schenwar, "Trump e Clinton: la censura di ciò che è scomodo".

L'idea che Truthout sopprima le critiche ad Hillary Clinton non ha senso, e ci vuole poco tempo a verificarlo. Ho allegato qui sotto i link ad alcuni dei molti articoli di sana critica che abbiamo pubblicato su di lei.

La storia di ottimo giornalismo di John Pilger è fuori di dubbio. Tuttavia, la realtà di questa situazione è che ogni singolo scrittore che sottopone il proprio lavoro a Truthout per pubblicazione o ri-pubblicazione deve lavorare con i nostri redattori, e trattarli con un po' di cortesia professionale di base. Ciò non è accaduto in questo caso.

È stato a lungo la politica di Truthout che gli articoli, per essere presentati come originali Truthout, devono essere esclusivi nel contenuto oppure devono essere sostanzialmente versioni riviste e riscritte di contenuti apparsi altrove. Ciò è stato comunicato a John Pilger, e il suo rifiuto di riconoscere questo o di impegnarsi in una discussione civile con i nostri redattori hanno portato alla nostra decisione di non ri-pubblicare il suo pezzo.

Come Pilger afferma, l'articolo era già stato pubblicato altrove. Chiamare censura la decisione di non pubblicarlo di nuovo è impreciso – Truthout giudica ogni giorno ciò che è il caso di ri-pubblicare, e la decisione di non pubblicare un articolo non significa che stiamo implicitamente denigrando quel pezzo, altroché censurarlo. Dicendo che la decisione di non ri-pubblicare sia censura politica derivante dal desiderio di proteggere Hillary Clinton è estremamente, maliziosamente impreciso e facilmente dimostrabile come falso.

Questo articolo è un travisamento di Truthout, un travisamento di Maya Schenwar, e un travisamento di ciò che comporta la "censura" e non rende giustizia al concetto. La credibilità di Counterpunch sarà in discussione finché questo articolo rimarrà sul suo sito nella sua forma attuale.

Ringrazio per la pronta attenzione a questo tema,
Joe Macaré
Editore, Truthout
www.truthout.org
jmacare@truthout.org

Allego i link:

http://www.truth-out.org/news/item/35011-hillary-the-hawk
http://www.truth-out.org/opinion/item/35006-hillary-clinton-s-faux-feminism
http://www.truth-out.org/opinion/item/34941-secretary-of-state-hillary-clinton-enabled-the-coup-in-honduras
http://www.truth-out.org/opinion/item/34913-with-hillary-clinton-corporate-america-defines-the-limits-of-acceptable-opinion
http://www.truth-out.org/buzzflash/commentary/hillary-clinton-used-henry-kissinger-war-criminal-to-burnish-her-foreign-policy-credentials
http://www.truth-out.org/news/item/33868-what-we-can-expect-from-hillary-clinton-on-israel-palestine
http://www.truth-out.org/news/item/33869-hillary-clinton-s-ghosts-a-legacy-of-pushing-the-democratic-party-to-the-right
http://www.truth-out.org/opinion/item/33686-hillary-clinton-goes-bush-league
http://www.truth-out.org/news/item/32754-clinton-proposes-campaign-finance-reform-while-raking-in-millions-from-wall-street
http://www.truth-out.org/news/item/34499-hillary-clinton-declares-war-on-single-payer-health-care

John Pilger
29.03.2016

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

CONDONI TOTALI ALLA CHIESA CATTOLICA SU TUTTO: UNA VERGOGNA!

Chiesa addio tasse sugli immobili: arriva il maxi condono (anche sui tributi futuri)

chiesa tasse

Niente Imu, Tasi, tassa rifiuti. La "assoluzione" è contenuta nella Convenzione fiscale fra Italia e Santa sede Un condono totale: niente Imu, Tasi, tassa rifiuti. Una “assoluzione” sugli immobili della Chiesa «presenti e futuri». La norma che fa discutere in Parlamento è contenuta nella Convenzione fiscale fra Italia e Santa sede che «aggiorna» i Patti lateranensi. Oggi la legge di ratifica viene discussa a Montecitorio. E ne parla il Corriere della Sera che riporta le critiche dei deputati di Possibile guidati da Pippo Civati.

GLI IMMOBILI DELLA CHIESA E IL DILEMMA DELLA LEGGE MANCANTE

Di cosa parla la nuova convenzione? Lorenzo Salvia ne parla sul Corriere:
Il testo che fa discutere è la ratifica della convenzione fiscale firmata un anno fa dal governo italiano e dalla Santa Sede. Dice che su tutti gli immobili indicati negli articoli 13,14, 15, e 16 dei Patti Lateranensi, firmati nel 1929, la Chiesa non deve pagare un euro di tasse. E questo perché sono «esenti da tributi sia ordinari che straordinari, presenti e futuri, tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente, senza necessità di ulteriori e specifiche disposizioni». «Un’esenzione in saecula saeculorum», ironizza il deputato di Possibile Andrea Maestri, che chiede di sapere «a quanto ammonta il gettito sottratto ai bilanci pubblici, compreso quello disastrato del Comune di Roma». Risponde il relatore del provvedimento, Franco Monaco, fedelissimo di Prodi ai tempi dell’Ulivo: «Non c’è mancato gettito e non è un condono perché queste tasse già adesso non sono pagate». L’esenzione per tutti i palazzi indicati nei Patti lateranensi era già prevista nel 1929. I Patti sono un trattato internazionale: senza una modifica vanno rispettati. Ma, su questo punto non c’è una legge italiana di attuazione. Resta il principio, ma ogni volta che il nostro fantasioso fisco crea un nuovo tributo sarebbe necessario confermare l’esenzione ad hoc. Per questo, nel 2012, la Cassazione ha richiamato la necessità di una legge applicativa. Che adesso è arrivata. Ma c’è un altro punto che fa discutere.
La stessa esenzione «si applica anche ai rapporti pendenti e non definiti con sentenza passata in giudicato». Ed è qui che cifre e modalità sono decisamente meno chiare. Il nuovo accordo prevede per chi risiede in Italia, la possibilità di far rientrare i patrimoni custoditi presso la Santa Sede versando allo Stato il 20%.
(foto ANSA Johanna Hoelzl)

ARTRITE REUMATOIDE: NUOVI FARMACI

Artrite reumatoide: nuovo farmaco per casi difficili

Si chiama Baricitinib la nuova molecole che promette di rivoluzionare le terapie. Più facile anche la somministrazione che avviene per via orale anziché venosa o sottocutanea

31/03/2016
Un malato ogni 250 persone. 400 mila nella sola Italia. Uno su quattro è donna e in oltre il 70% dei casi la malattia compare tra i 40 e i 60 anni. E’ questa la fotografia dell’artrite reumatoide, una patologia autoimmune caratterizzata da deformazione e dolore che possono portare fino alla perdita della funzionalità articolare. Negli anni sono stati fatti passi da gigante nel trattamento della malattia. Purtroppo però esistono casi dove anche i farmaci più innovativi falliscono. In questi casi un aiuto potrebbe arrivare da Baricitinib, una nuova molecola sviluppata per far fronte agli insuccessi delle terapie attuali. Secondo uno studio pubblicato dal New England Journal of Medicine la molecola in questione è in grado di migliorare significativamente i sintomi dell’artrite reumatoide in quei pazienti precedentemente trattati senza successo. 

Anche se non si conoscono ancora le cause che portano alla malattia –per gli esperti sono in gioco fattori genetici e ambientali- la caratteristica principale dell’artrite reumatoide è un’eccessiva risposta infiammatoria da parte del sistema immunitario. Ecco perché tutte le terapie ad oggi in uso mirano a contrastare questo fenomeno. L’opportunità di bloccare questa malattia è però dipendente dalla diagnosi precoce e dall’impostazione di una corretta terapia con farmaci anti-reumatici fin dalle prime fasi.  

Rispetto al passato l’artrite spaventa molto meno: negli ultimi anni, accanto a terapie classiche a base di antinfiammatori e methotrexate, sono sbarcati sul mercato i «farmaci biologici», particolari molecole simili ad anticorpi capaci di contrastare l’infiammazione. Questi ultimi, a causa dei costi molto elevati, vengono utilizzati limitatamente ai casi non responsivi al trattamento con methotrexate. Purtroppo però, anche se si tratta di farmaci altamente efficaci, non sono rari fenomeni di resistenza e di effetti collaterali piuttosto importanti. 
Per ovviare a questi inconvenienti, diverse aziende farmaceutiche stanno sviluppando delle «small molecule» in grado di interferire con maggior precisione nel processo infiammatorio. Una di esse è Baricitinib, un inibitore della produzione di enzimi JAK, proteine implicate nell’infiammazione di patologie come l’artrite reumatoide e psoriasi.  

Nello studio appena pubblicato dai ricercatori della Stanford University (Stati Uniti), che ha coinvolto oltre 500 persone (provenienti da 24 nazioni) affette da artrite che non risponde ai farmaci, gli scienziati hanno dimostrato chea la somministrazione del farmaco in questione per 24 settimane è stata in grado di ridurre significativamente l’infiammazione migliorando così i sintomi della malattia. Un risultato importante dal momento che questi individui, affetti dalla patologia da più di 14 anni, mai avevano sperimentato un miglioramento nemmeno con i farmaci biologici di ultima generazione. 

Ma le novità non finiscono qui perché i vantaggi non si fermano al solo miglioramento della condizione fisica. Un altro dei grossi vantaggi è la modalità di somministrazione orale, molto più semplice rispetto alla somministrazione per via venosa o sottocutanea dei farmaci biologici attualmente impiegati. Non solo, il farmaco, al contrario dei biologici, non determina una risposta immunogenica che ne annullerebbe l’effetto. Prossimo passo sarà ora quello di confermare i risultati su un più ampio numero di persone. Solo poi sarà possibile formulare da parte del produttore la richiesta di registrazione del farmaco. Per vederlo sul mercato occorrerà ancora diverso tempo. 
Twitter @danielebanfi83 

CANCRO ALLA PROSTATA

Cancro alla prostata: conoscere i bersagli delle metastasi per curarlo meglio

È la neoplasia più frequente tra gli uomini. L’organo verso cui si diffonde la malattia ha un impatto diretto sulla sopravvivenza

31/03/2016
Il tumore alla prostata rappresenta la neoplasia più frequente tra gli uomini (35mila le diagnosi effettuate nel 2015). Ma a fronte di un’elevata incidenza, il tasso di sopravvivenza in Italia è piuttosto alto. A cinque anni dalla fine delle terapie risultano vivi oltre nove pazienti su dieci (91 per cento), con numeri che si riducono dal Nord (91 per cento) al Sud (78 per cento) del Paese. A fare la differenza nella prognosi sono soprattutto le sedi colpite dalle metastasi . 

LA MALATTIA METASTATIZZA IN UN CASO SU CINQUE  
Se è vero che oggi la maggior parte dei tumori della prostata è diagnosticata prima dello sviluppo dei sintomi attraverso lo screening spontaneo con il dosaggio dell’antigene prostatico specifico e l’esplorazione rettale, una quota di essi (tra sei e ottomila nuovi casi annui) abbandona la dimensione locale e arriva a intaccare altri organi. E dall’individuazione dei nuovi «bersagli» dipenderebbe il buon esito degli interventi terapeutici. Le maggiori chance di avere una risposta positiva alla cura appartengono a quei pazienti colpiti dal tumore (oltre che alla prostata) al sistema linfatico. Le più ridotte, invece, a chi presenta metastasi al fegato. Nel mezzo chi risulta vittima di metastasi ossee e polmonari. L’organo verso cui si diffonde la malattia ha dunque un impatto diretto sulla sopravvivenza: questa la sintesi di una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Oncology.  

UN’INDICAZIONE UTILE PER PERSONALIZZARE IL TRATTAMENTO  
Gli scienziati hanno analizzato gli esiti della malattia in 8736 uomini colpiti da un tumore alla prostata metastatico, già curati con il docetaxel, uno dei chemioterapici più diffusi per il trattamento della malattia in fase avanzata. Quattro i siti di metastatizzazione individuatipolmoni, fegato, linfonodi e ossa

Più di sette pazienti su dieci aveva sviluppato metastasi ossee e presentava tassi di sopravvivenza media di poco inferiori a due anni (21 mesi) dalla fine delle terapie. Il sottoinsieme più piccolo era invece rappresentato da uomini colpiti da metastasi linfonodali, che presentavano i tassi di sopravvivenza più lunghi: 32 mesi. Nel mezzo i pazienti colpiti da metastasi polmonari (19 mesi) ed epatiche (14 mesi). Considerata l’ampiezza dello studio, «le informazioni ottenute potrebbero essere d’aiuto per stimare una prognosi e definire il trattamento più adeguato per la malattia», afferma Susan Halabi, docente di biostatistica alla Duke University (Durham) e prima firma della pubblicazione. 

QUALI SOLUZIONI PER LA MALATTIA METASTATICA?  
Gli uomini colpiti da un tumore della prostata metastatico che si sottopongono alla chemioterapia - come quelli coinvolti nello studio - si sono già sottoposti a un intervento chirurgico, seguito dalla radioterapia o della cosiddetta deprivazione androgenica: un trattamento che consiste nel «blocco» della sintesi del testosterone, l’ormone sessuale maschile che alimenta la crescita e la progressione della malattia.  

Ma non di rado, soprattutto dopo un lungo trattamento, alcune cellule tumorali sviluppano una «resistenza» ai farmaci. Da qui la necessità di trovare nuove «armi» in grado di arrestare la diffusione della malattia. «Al momento possiamo contare su diverse opportunità di cura per i pazienti refrattari alla terapia androgeno-soppressiva, partendo da nuovi farmaci ormonali come l’abiraterone acetato e l’enzalutamide», dichiara Francesco Boccardo, e direttore della clinica di oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria San Martino-IST e professore ordinario all’Università di Genova. «Sono meglio tollerati rispetto alla chemioterapia e ciò ne permette un uso più ampio nei pazienti anziani». Di recente introduzione è il Radium 223, un radiofarmaco ad azione specifica sulle metastasi ossee che, rispetto ad altre terapie, non induce danni evidenti al midollo osseo.  

PREVENZIONE EFFICACE A TUTTE LE ETA’  
Il tumore alla prostata è frequente soprattutto nel corso della terza età. Facile capire perché, dunque, la malattia metastatica riguardi spesso pazienti già entrati (almeno) nella settima decade di vita. Rispetto a chi è già ammalato, c’è però la quota di persone sane che può tentare di evitare la malattia sposando una stile di vita attivo (quando possibile) e una dieta equilibrata. «Correggere le proprie abitudini presenta enormi vantaggi, anche se ciò avviene un’età matura - chiosa Giuseppe Procopio, responsabile della struttura semplice di oncologia medica genitourinaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Negli anziani il rischio di cancro è quaranta volte più alto rispetto ai giovani adulti e quattro volte maggiore rispetto a chi ha un’età compresa tra 45 e 65 anni».  
Twitter @fabioditodaro  

DISASTRO BANCHE CENTRALI


http://contropiano.org/news/news-economia/2016/03/31/la-paralisi-delle-banche-centrali-077305

MISTER NULL

Ecco come Mr. Null non paga alberghi, noleggi, acquisti e…

NEW YORK – Cognome: Null, Nullo, zero dati, ecco il sistema per non pagare alberghi e noleggiare auto senza versare un centesimo. Così un americano ha messo a punto l’astuzia decisiva per ottenere vacanze gratuite: un cambio di nome.
Si chiama Raven Felix Null, ha 24 anni e sostiene di aver avuto sette notti gratuite in sette diversi alberghi e noleggio auto free-of-charge dopo aver cambiato il suo cognome in “Null” (Nullo).
Raven Felix Null, 24 anni, dagli Stati Uniti, dice di aver cambiato il suo cognome dopo essere diventato un adulto e afferma che il termine “Null” è incompatibile con molti sistemi di programmazione di computer, che non lo riconoscono come persona.
Il difetto di programmazione è nel fatto che quando un utente mette la parola “null” nella casella del cognome su un sistema IT, riconosce la parola come “assenza di dati”, e rifiuta di convalidarlo.
Il problema tecnico si traduce spesso in una carenza IT in cui a Raven non viene fatturato ciò che ha comprato.
Di conseguenza, ha soggiornato in diversi alberghi gratis, noleggiato due auto a noleggio, senza alcun costo aggiuntivo e anche schivato cure dentali costose.
Ha rivelato il trucco in un thread su Reddit, dove il suo username è koalahumper, dicendo:
“Ho preso un sacco di roba gratis, perché il codice dà un errore per l’effetto della casella del “cognome che non può essere lasciata vuota” e la persona aiutando me “appena messo la mia info in seguito “ma non lo fanno (o non possono)”.
Se incontra dei problemi con il dipendente che sta lottando per inserire il suo nome, Raven minaccia di citare in giudizio per discriminazione, il che di solito li convince a lasciare l’errore fastidioso a un certo punto nel corso della giornata. Spesso dimenticano il problema o rinunciano.
Ha rivelato:
“Di solito li accuso di opprimermi e minaccio di far loro causa per discriminazione del mio nome. Il manager mi dà tutto ciò che voglio. Le persone hanno così paura di una causa in questi giorni. Non avrei mai fatto causa per qualcosa di simile. Sì, so di essere uno str…o. Tuttavia, se qualcuno avesse detto che non potevo farlo dopo aver minacciato di essere citato probabilmente mi sarei congratulato con loro e avrei detto a quante persone ho impedito di farlo. Avrei potuto anche offrire una birra in seguito”.
Raven ha tenuto a precisare che lui non aveva cambiato il suo cognome con l’obiettivo di ingannare le aziende. Ha affermato che ha preso la decisione di cambiare la sua identità dopo essere stato allontanato dai suoi genitori e ha scelto la parola “null”, perché “non significa niente, nel senso che non sono più collegato alla mia “famiglia” in alcun modo.
Il nuovo cognome non sempre ha un effetto positivo, Felix dice che ha anche lottato per firmare i conti con diverse banche. Un esperto del settore ha detto a MailOnline Travel: “Questo scenario è del tutto fattibile dato che la parola “null” significa non valido nel linguaggio informatico”.
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