IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

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sabato 30 aprile 2016

IL PRIMO MAGGIO SECONDO ENNIO MONTESI E HCG

L PRIMO MAGGIO È LA FESTA DEGLI SFRUTTATI E DEGLI SCHIAVIZZATI
«La Festa del Primo Maggio festeggiata in molti paesi del mondo, più comunemente denominata e conosciuta come “Festa del lavoro” o “Festa dei Lavoratori” è, di fatto e inconfutabilmente, la festa degli sfruttati volontari e degli schiavi legalizzati dalle criminali e assassine democrazie, dal criminale e assassino capitalismo e dalle criminali e assassine dittature. Le persone ignare, ignoranti, ipocrite, false e vigliacche festeggiano, cantano, ballano, bevono, mangiano e fanno sesso per festeggiare il proprio spietato sfruttamento e il proprio feroce schiavismo.» Ennio Montesi

IL BAVAGLIO DI FB A ENNIO MONTESI

Da Ennio Montesi: "Facebook mi ha bloccato per 30 giorni per un mio post contro i ripugnanti pezzi di merda criminali governanti italiani e contro gli schifosi criminali gerarchi vaticani. Pertanto non posso rispondere a nessuno." Ennio Montesi
Ennio Montesi
IL VATICANO HA INVASO L’ITALIA
“Il Vaticano ha invaso l’Italia, è, e sarà per sempre, come una adunanza di onde di marea, una naturale unione di correnti marine, come una grande inestinguibile onda lunga, un altissimo muro d’acqua, un turbine di energia, un concentrato di forza agitata, potente, imponente, inarrestabile, indomito, implacabile, che inizialmente si camuffa tra le altre onde spumeggianti, prende forza, indietreggia, avanza, esita, rallenta, prende direzione, slancio, si carica, si gonfia con il vento, diventa lui stesso vento, il vento diventa onda, l’onda diventa tempesta, l’onda diviene uragano, si sgonfia con il sole, freme, si agita irrequieto, si abbraccia alle nubi tempestose, prende vigore con la pioggia, ulula, morde e stacca le rocce dagli abissali fondali marini, si mischia alla sabbia, turbina, serpeggia, urla, ruggisce, si increspa, si solleva all’orizzonte, l’orizzonte sparisce, si solleva ancora come una montagna, si allunga come mille montagne innevate, alto, maestoso, inarrestabile, crea ombra gigantesca, terrificante, che avanza oscurando le cose, offuscando il cielo tramutando il giorno in notte, la notte in nulla, il cielo un muro d’acqua, la terra tremante, la testa alta luccicante tra gli altri cavalloni marini che si uniscono, fino a quando uscirà fuori dal mare, non più mare, non più acqua, non più onda, con inaudita irruenza, implacabile, feroce, rabbioso, furioso a spazzare via il secolare e criminale Stato dittatoriale cattolico-fascista del Vaticano-Chiesa cattolica, affinché di esso e del suo passato non resti più traccia, nessuna reminiscenza, né un sasso, né un granello, né un pulviscolo, né un vago ricordo, né un misero pensiero. Come fosse mai esistito. Silenzio ora. Si plachino le forze. L’incubo millenario è finito. Per sempre. Il sole e il sereno tornano a risplendere sulla vita dell’umanità, sui volti degli uomini, sui sorrisi delle donne, sulla dolcezza dei bambini.”
Ennio Montesi
Italia, Giovedì 12 Aprile 2012, anno bisestile, tempo sereno.
Calendario Gregoriano.
Italia, du Tridi, Décade III, Germinal, 220 della Répubblica, tempo sereno.
Calendario Rivoluzionario Francese o Calendario Repubblicano Francese.

L'APPELLO ETICO DI ATTILIO FOLLIERO: DA NON PERDERE

http://umbvrei.blogspot.it/2016/01/un-appello-etico-non-eretico-agli.html?spref=fb

IL CORVACCIO CI DICE CHE OBAMA CI MANDA IN GUERRA: DI ALDO ARPE


RIINA CONTRO BRUSCA

Totò Riina depone al Capaci bis: “Brusca è un inventore, si inventa tutto”

ARTICOLOTRE
riinaRedazione- Il capomafia Totò Riina ha accettato di rispondere alle domande dei legali di alcuni degli imputati del processo d'appello bis per la strage di Capaci in corso davanti alla corte d'assise d'appello di Caltanissetta.
Alla sbarra i boss Cosimo D'Amato, Giuseppe Barranca e Cristofaro "Fifetto" Cannella. Riina,  collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, dovrebbe deporre su un colloquio avuto con Giovanni Brusca dopo l'attentato costato la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta. Il boss, che è imputato di reato connesso, si sarebbe potuto avvalere della facoltà di non rispondere.
"Giovanni Brusca dice tutto lui, sa tutto lui, ma nessuno di noi sa niente. Questo è un inventore, si inventa le cose, è uno che ha ucciso molte persone. Io lo conosco perché sono di Corleone, lui di San Giuseppe Jato e avevamo dei terreni confinanti. Di altro non so".
 Così il boss Totò Riina ha risposto alle domande dei difensori di Cosimo D'Amato, Giuseppe Barranca e Cristofaro "Fifetto" Cannella, imputati al processo d'appello bis per la strage di Capaci, in corso in corte d'assise d'appello a Caltanissetta. "Di tutte queste cose io non so niente", ha aggiunto quando gli chiedevano di un incontro con Brusca in cui si sarebbe parlato dell'esplosivo per l'attentato a Falcone.
Brusca aveva dichiarato che era stato Riina stesso a dirgli che parte dell'esplosivo era stato procurato dai fratelli Graviano, boss palermitani di Brancaccio. Dunque nessuna ammissione e nessuna rivelazione sulla strage del 23 maggio '92 da parte del padrino corleonese; la deposizione è durata pochi minuti. Il capomafia, recentemente ricoverato in ospedale a Milano e detenuto al 41 bis a Parma, è parso affaticato, tanto che più volte sia i giudici che le parti hanno dovuto fargli ripetere le frasi che pronunciava perché difficili da capire.
Conclusa la deposizione del boss Salvatore Riina, che era stato trasportato al carcere di Parma su una lettiga per deporre in videoconferenza al processo d'appello bis per la strage di Capaci, è toccato al pentito Gaspare Spatuzza salire sul banco dei testi per confermare le dichiarazioni già rese. Spatuzza è stato nuovamente citato perché, quando era stato sentito in trasferta, non gli era stata fatta leggere la formula del giuramento. Il collaboratore si è limitato a ribadire quanto detto. La Corte d'Assise d'Appello, che sta processando in abbreviato Giuseppe Barranca, Fifetto Cannella e Cosimo D'Amato per l'attentato del 23 maggio '92, ha quindi chiuso l'istruttoria e ha fissato per l'11 e il 13 maggio due udienze per la requisitoria del procuratore generale Sergio Lari e dei sostituti Fabio D'Anna e Antonino Patti.

NUIT DEBOUT A NIZZA

A Nice, Nuit debout donne des idées – Libération

Le mouvement Nuit Debout place Garibaldi à Nice le 8 avril
liberation.fr – A Nice, Nuit debout donne des idées. Au terme de nombreux débats, un tandem a déposé sa candidature à la législative partielle qui se déroule à la fin du mois dans les Alpes-Maritimes. – Par Rachid Laïreche
A Nice, quelques jours après la sortie de Nicolas Sarkozy qui a jugé que les participants «n’ont rien dans le cerveau», un tandem, habitué de Nuit debout, se lance. Il se présentera dans la Ve circonscription des Alpes-Maritimes, lors de la législative partielle fixée au 22 et 29 mai pour pourvoir au remplacement de Christian Estrosi (LR), démissionnaire pour cause de cumul des mandats. Il s’agit de Pascal Reva, 52 ans.
Son suppléant se nomme Guillaume Barut, 19 ans. Le dossier a été déposé ce vendredi en préfecture. L’enregistrement de la candidature sera officiel lors de la remise du récépissé par l’administration au plus tard en milieu de semaine prochaine.
Ce vendredi, Pascal Reva et Guillaume Barut, qui se présente dans les urnes sans étiquette, ont présenté leur démarche aux habitués de Nuit debout. L’idée est née après un débat jeudi soir. «On était environ 200 personnes. On a été rapide car ce vendredi c’était la date limite pour le dépôt des candidatures», explique Pascal Reva. Il poursuit: «Maintenant que la candidature est déposée, on peut débattre sereinement sur la marche à suivre.» Certains sont favorables à une candidature. D’autres moins. Le débat se poursuit.
«Il s’agit d’un pas notable dans la lutte politique montrant aussi la détermination à ne pas s’en tenir à occuper les places publiques et se réapproprier le pouvoir directement», explique un militant. Une autre, qui passe aussi ses nuits debouts, pousse la démarche: «C’est une action militante parmi d’autres pour montrer notre détermination en faveur d’intérêts privés économiques. Et c’est aussi la marque d’une volonté de ne plus déléguer la parole et le pouvoir.»
Fortement ancrée à droite, la ville dirigée par Christian Estrosi surprend. Depuis plusieurs soirs, des personnes se retrouvent sur la place Garibaldi pour changer les règles du jeu. Aujourd’hui, ils prennent un nouveau virage.
Libération

GRECIA VS FMI

Misure preventive sulle… follie di Fmi e Schaeuble – Argyrios Argiris .

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Misure preventive sulle… follie di Fmi e Schaeuble
Tsipras mette alla prova il neoliberismo sull’austerità e debito
Di Argiris PanagopoulosMisure preventive di austerità nel momento che ha Grecia cerca di superare l’impatto della doppia crisi, economica e dei profughi. Questa nuova follia pretendono da Atene parte dei suoi creditori, con il Fmi e Schaeuble in prima fila, che non si rassegnano di far cadere il governo di Tsipras, reo di aver per ennesima volta superato ogni aspettativa rivendicando la valutazione positiva del suo lavoro svolto dopo la firma del accordo di luglio e l’avvio immediato della discussione per diminuire il debito greco a livelli sostenibili.
Per prima volta un governo greco pretende dai suoi creditori di onorare le loro firme e di fare quello che hanno detto. Questa volta sono il Fmi e Schaeuble che truccano le carte. “Non faremo niente di più e niente di meno che siamo accordato”, non si stanca di ripetere da settimane Tsipras, contento che il suo governo tra mille difficoltà ha fatto molto per risanare l’economia greca e alleggerire il peso della crisi dalle spalle dei più deboli.
L’accordo di luglio non è stata la pietra tombale dell’esperienza di SYRIZA, del suo governo, di Tsipras e della Sinistra Europea, come aveva sperato il neoliberismo europeo e molte delle sue casse di risonanza della sinistra settaria. L’economia greca ha resistito all’assedio e i controlli di capitali. La recessione non è stata del 7% come prevedevano i ricattatori di Bruxelles, Berlino e Francoforte e i loro pappagallini a sinistra. Secondo l’Eurostat la recessione in Grecia è stata solo del 0,3% per il 2015. Perfino per il Fmi la recessione in Grecia è stata solo 0,2% per il 2015, si prevede il suo aumento al 0,6% per il 2016 e uno sviluppo del 2,75% per il 2017. Perfino la disoccupazione in queste condizioni difficili è diminuita al 24,4% il gennaio del 2016, secondo l’Eurostat, dal 25,7% che era nel gennaii del 2015, prima della vittoria di SYRIZA nelle elezioni.
Ancora peggio per il Fmi, i neoliberisti e la sinistra settaria la Grecia ha avuto un surplus primario del 0,7% e la cosa più importante non grazie a tagli ma grazie alla politica fiscale del governo Tsipras, le sue battaglie contro la corruzione e l’evasione fiscale, il netto miglioramento delle entrare, e nonostante i costi per la politica sociale per affrontare la crisi umanitaria che ha permesso a 2,4 milioni di greci di avere accesso all’assistenza sanitaria e le medicine, insieme agli immigrati e i profughi, i costi per le quasi 350.000 persone che prendono generi di prima necessità dai supermercati grazie alla “tessera sociale”, nonostante il costo per le 220.000 famiglie che hanno visto garantita la corrente elettrica o quello per le oltre 20.000 famiglie che ricevono un contributo per pagare l’affitto, le migliaia di persone che sono riassunte per lavorare allo stato e le prime vere assunzioni nei due settore quasi distrutti dalla crisi, la scuola e la sanità pubblica.
Chi puntava sulla caduta del governo di Tsipras da una possibile rivolta popolare portata avanti da Nuova Democrazia, Pasok, Alba Dorata, KKE e sinistra extraparlamentare è rimasto deluso. I blocchi degli agricoltori e i scioperi di Gsee e Adedy non hanno avuto l’impatto che aspettavano invano le destre e le sinistre fuori SYRIZA.
I greci si sono mobilitati e in massa in una sola occasione, facendo proprio l’invito del governo per aprire le porte delle loro case ai profughi. Più della metà dei greci ha aiutato direttamente o indirettamente i profughi, dicono indagini indipendenti. Le università e le scuole greche si preparano già per ricevere profughi, mentre negli ospedali pubblici i profughi e gli immigrati non saranno costretti a pagare il doppio dei greci per essere assistiti, come avevano deciso gli infami governi di Nuova Democrazia e Pasok, ma avranno l’assistenza gratuita come tutti gli altri cittadini. La Grecia, grazie principalmente a SYRIZA, non è la Francia o l’Ungheria, e non è nemmeno l’Austria o l’Italia perché ha smentito anche i predicatori del razzismo e della xenofobia. L’Alba Dorata resta ancora ai margini della società e della politica greca anche se il paese ha mantenuto i suoi confini aperti accogliendo più di 1.000.000 di profughi in meno di dodici mesi e ospita questo momento quasi 55.000 profughi. L’ondata dei profughi al contrario degli altri paesi europei sembra che ha aiutato la coesione della società greca ai valori di solidarietà, dell’umanismo e della giustizia sociale a parte le enormi difficoltà dell’accoglienza di cosi tante persone in un paese cosi piccolo e devastato dalle politiche neoliberiste. La guerra non è solo economica. Il neoliberismo ha scatenato le sue guerre contro la nostra civiltà e SYRIZA e il suo governo cercano di vincere sulle sponde dell’Egeo, a Idomeni, al porto di Pireo.
Questo neoliberismo barbaro e selvaggio ha paura dei successi del governo greco, della sua resistenza e coerenza per combattere l’austerità con la società in piedi e il fatto che rappresenta una minaccia a livello europeo per il neoliberismo grazie alla sua capacità di rompere l’isolamento e stringere alleanze e amicizie con governi, movimenti ed organizzazioni sindacali, associazioni e la società civile di tanti paesi europei. Il neoliberismo ha paura del governo greco perché sa molto bene che senza la vittoria di SYRIZA Lisbona non avrebbe avuto il governo di Antonio Costa, sostenuto dal Blocco di Sinistra e dal Partito Comunista Portoghese, mentre in Spagna il Podemos e la Sinistra Unita puntano di vincere le nuove elezioni il 26 giugno.
SYRIZA, il governo greco e Tsipras rimangono il pilastro per una politica antiliberista in Europa. SYRIZA, il governo greco e Tsipras rappresentano la sinistra più estrema in Europa perché invece di accontentarsi di denunciare il capitalismo universale fanno politica per cambiare gli equilibri europei e migliorare le condizioni materiali delle persone colpite dalla crisi e dalle guerre. Ora. Lo sappiamo molto bene noi e lo sanno molto bene anche loro.
Non a caso il Fondo monetario internazionale e il suo grande protettore in Europa, il ministro delle Finanze tedesche Schaeuble, pretendono che la Grecia vota in altro pacchetto di misure preventive e dettagliate di 3,5 miliardi che potranno essere applicate se Atene non raggiunge un surplus primario del 3,5% del Pil il 2018. Si dice che il Fmi e Schaeuble pretendono un 4° Memorandum dalla Grecia.
La Commissione Europea, la BCE e il Meccanismo Europeo di Stabilità considerano che la Grecia ha già applicato il 99% delle misure previste dall’accordo di luglio e non capiscono perché il Fmi pretende le cosiddette misure preventive, visto che per primo il Fmi riconosce il bisogno urgente per la sostenibilità del debito greco attraverso una suo forte taglio.
Il Commissario Europeo Moscovici ha rifiutato la proposta del Fmi per le misure preventive considerando che sono illegali e antidemocratiche, facendo propria la proposta del governo greco per un meccanismo che potrà esaminare le nuove misure se le istituzioni decideranno che saranno necessarie. Secondo Moscovici il pacchetto delle misure applicate basta perché la Grecia ottiene l’obbiettivo del surplus primario per il 2018. “Siamo d’accordo sul 99% per il primo pacchetto delle misure fiscali e delle riforme strutturali… e il presidente dell’Eurogruppo è l’unico responsabile per convocare la sua riunione per risolvere il problema”, ha continuato Moscovici.
Tsipras ha parlato giovedì con il ministro delle Finanze americano e il presidente della Commissione europea per le trattative per la chiusura della prima valutazione del programma per la Grecia. Secondo Tsipras “la posizione e le alleanze del paese in Europa sono molto più forti da qualsiasi altra volta dall’inizio della crisi”, avvertendo che saranno smentiti tutti quelli che aspettano una ripetizione del luglio del 2015.
Il fatto che Tsipras ha chiesto la convocazione del Consiglio europeo in caso che non si convocasse l’Eurogruppo per decidere sulla valutazione del programma per la Grecia e il finanziamento del paese sembra che ha accelerato i ritmi di lavoro della diplomazia comunitaria ed europea. Dopo la sua conversazione con Tsipras il presidente del Consiglio europeo Tusk ha avuto una vera maratona di conversazioni con i leader della Germania, Francia, Olanda e le istituzioni europee. Il fatto che la Francia ha fatto sapere che sosterà la proposta di Tsipras per la convocazione del Consiglio europeo ha fatto che il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha viaggiato a Parigi per cercare una data per la convocazione dell’Eurogruppo, fissata per lunedì 9 maggio, mentre la Francia ha sottolineato che con la sua posizione si sono schierati anche altri paesi europei, come l’Italia e il Portogallo. Cosi il ministro delle Finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo non solo ha accettato di convocare la sua riunione ma anche di informare i suoi colleghi che a parte della valutazione positiva dei passi fatti dalla Grecia si dovrà decidere anche di aprire il dibattito per la sostenibilità del debito greco.
Ma perché un falco come Dijsselbloem ha fatto passi indietro? Perché probabilmente l’Europa non si trova nel luglio del 2015. La pretesa per l’adozione di misure preventive “non sarebbe accettata da nessuna democrazia del mondo”, ha detto il presidente delle Commissione europeo Juncher. “Nessun parlamento democratico in tutto il mondo e in nessun caso potrà accettare di adottare ex ante misure che dovranno essere applicate dopo”. ha detto Juncer al Collegio dei commissari, considerando che “l’economia greca non resiste altre misure” e che “il progetto delle misure preventive per la Grecia è incostituzionale ed irrazionale”.
Le dichiarazioni del presidente della Commissione europea sulla incostituzionalità delle pretese del Fmi per le misure preventive ha aumentato le proteste contro le proposte del Fondo costringendo anche il presidente dell’Eurogruppo di ammettere che le misure preventive portano a problemi legali, mentre il presidente del Gruppo dei Socialisti e dei Democratici Europei Pittella ha detto che “non possiamo chiede dalla Grecia di prendere nuove misure. Questo significa che i “falchi” vogliono uccidere la Grecia. Non possiamo permettere questo ricatto”.
Intanto 8 europarlamentari da tre diversi gruppi, di cui Sergio Cofferati del socialisti e Curzio Maltese della Sinistra europea e de “L’Altra Europa con Tsipras”, hanno firmato un appello – dichiarazione chiedendo dai leader europei di aprire il dibattito sulla sostenibilità del debito greco e il rifiuto delle misure preventive in Grecia.
Per il momento non è escluso un incontro tra il presidente dell’Eurogruppo e i ministri delle Finanze tedesco, francese, greco, il presidente della BCE, della Commissione europea ed il direttore del Fmi prima della riunione dell’Eurogruppo per discutere per l’avvio del dibattito per la sostenibilità del debito greco e per avere già “fumo bianco” prima della riunione dell’Eurogruppo. La riunione del Consiglio europeo rappresenta la valvola di sicurezza di Tsipras, perché dovrà essere convocato il 14 o il 15 maggio se non ci sarà una decisione dall’Eurogruppo.
Non a caso Tsipras ha accettato l’invito di Renzi, come aveva accettato quello di Hollande, ad essere presente alla prossima riunione dei capi di governo e di stato dell’area socialista, socialdemocratica e democratica che si svolgerà a Roma.

L'ARGENTINA IN PIAZZA CONTRO MACRI'

Moyano: Los sindicatos argentinos muestran su poder con gran marcha contra Macri | Internacional | EL PAÍS

Marcha de las cinco centrales obreras de Argentina. Ricardo Ceppi
internacional.elpais.com – Los sindicatos argentinos muestran su poder con gran marcha contra MacriUna inédita reunificación temporal del sindicalismo peronista trata de debilitar al Gobierno    –  
Buenos Aires – Si hay algo que distingue a Argentina del resto de Latinoamérica e incluso de Europa, es la enorme fuerza de sus sindicatos. Líderes eternos, polémicos, con pasados oscuros, que llevan 30 años al frente de sus centrales, como Hugo Moyano, jefe de los camioneros.
Son tan fuertes que todos los gobiernos se les acercan. Es lo que hizo Mauricio Macrinada más llegar al poder.
Pero ese idilio inicial de Macri con los sindicalistas se ha roto. Los sindicatos peronistas, históricamente divididos (solo de la CGT, el más importante, hay tres versiones, CGT Azopardo, CGT Oficial, CGT Azul y Blanca) se han unido temporalmente para hacer una exhibición de fuerza en una gran manifestación contra Macri con miles de trabajadores en la calle.
Protestan por los despidos de empleados públicos –el Ejecutivo admite unos 11.000- por la destrucción de empleo que se está empezando a producir en el sector privado –el Gobierno lo niega- y las subidas de tarifas en transporte, luz, gas, y la inflación disparada. Pero sobre todo les mueve un motivo político: recordarle a Macri lo que ya sabía: que gobernar Argentina no es nada fácil y allí están ellos como contrapoder. Buenos Aires quedó completamente colapsada con sindicalistas llegados de todas las provincias.
Esta batalla de poder entre el Gobierno y los sindicatos peronistas acaba de empezar. No se han animado a hacer una huelga, que podría fracasar porque hay mucha división sindical mientras Macri aún conserva un enorme caudal de apoyo popular. Pero los sindicatos y la oposición han percibido que el humor social empieza a cambiar, y por eso han preparado esta exhibición de fuerza que más que una declaración de guerra supone un aviso.
Mientras en el Senado se aprobaba una ley antidespidos, que los prohibiría durante seis meses –si se aprueba también en la Cámara de Diputados Macri se verá obligado a vetarla- los sindicatos movilizaban la calle. Todo coordinado. Y pensado también para hacerse con el control de la oposición a Macri y no dejarle todo ese espacio a Cristina Fernández de Kirchner, que estaba empezando a luchar para ser la jefa de la protesta.
“Nunca hubo una luna de miel del sindicalismo con Macri. Había expectativas”, aseguraba rodeado de fieles Hugo Yasky, también eterno líder de CTA trabajadores. “Ahora le reclamamos que se apruebe la ley antidespidos. Ha aprobado medidas para todos menos para los trabajadores. Espero que se derritan los tapones que el presidente tiene en los oídos. Macri habló de respetar la independencia de los poderes, si no cumple y veta la ley respaldada por las cinco centrales vamos a redoblar la apuesta”, insistió.
El líder de la otra CTA, Pablo Micheli, enemigo eterno de Yasky, estaba en el mismo lugar con el mismo mensaje: “Esta unidad es para defender a los trabajadores. Hay que juntarse para parar este ajuste tremendo que está cayendo con los tarifazos, con los salarios que cada vez alcanzan menos. El presidente dice que la inflación va a bajar, pero el dato de la realidad es que la economía va de mal en peor. Esto no es un problema de fe. Si Macri veta la ley antidespidos vamos derecho a un paro nacional”, amenazó.
Macri tiene detrás una losa muy importante. Ningún presidente no peronista ha logrado terminar su mandato desde que se recuperó la democracia en 1983. El radical Raúl Alfonsín sufrió 13 huelgas generales y acabó adelantando las elecciones y dando paso al peronista Carlos Menem en 1989.
Fernando de la Rúa también sufrió el acoso de los sindicatos peronistas y acabó saliendo en helicóptero de la Casa Rosada en diciembre de 2001.
Cuando hay un peronista en el poder apenas hay huelgas. Macri está convencido de que él es diferente. Y hasta hace poco parecía intocable. Hace solo un mes recibió a Barack Obama, había logrado la aprobación en el Congreso del pacto de los fondos buitre, y el mundo le aplaudía. Ahora el sindicalismo, una de sus principales inquietudes, trata de debilitarle.
La mayoría de los analistas asume que ni Macri estaba en el cielo hace un mes ni ahora en el infierno. Si se mira con algo de distancia, la situación argentina oscila mucho pero con una línea de continuidad: si Macri logra arreglar los problemas económicos, frenar la inflación, atraer inversiones y crear empleo, los sindicatos se rendirán a su poder.
Si los problemas económicos persisten, agravados por la situación de Brasil, los sindicatos le atacarán cada vez más duro. Es la lógica con la que se movió siempre el poder en Argentina, donde nadie sabe cuanto pueden durar los gobiernos.
Todo en la marcha remite a esa larga tradición de lucha en la calle. Desde el clásico olor a choripán y los bombos de toda concentración peronista, hasta el escenario, muy medido: a un lado, las letras de la CGT, el gran sindicato, con la foto del general Perón. A otro, las letras de la CTA, otro de los grandes –también dividido a su vez- y la foto de Evita Perón.
70 años después de la primera victoria electoral del peronismo este movimiento, ahora fuera del poder, sigue reivindicando su fuerza. Pero como siempre está divivido, y esa es la clave para que Macri haya podido ganar y pueda gobernar.
Las durísimas guerras internas del peronismo tienen una larga historia de violencia. El líder de la CGT en 1973, José Ignacio Rucci, fue asesinado en plena calle por Montoneros. Ahora las divisiones no llegan tan lejos pero persisten, por eso es tan significativo que todos se hayan unido contra Macri.
Mientras los sindicalistas exhibían su poder y Moyano avisaba a Macri –”los tiempos se terminan”, le dijo mostrando su impaciencia- el presidente contestaba desde un acto en Tucumán, en el norte del país. Primero les mostró respeto: “todo el mundo tiene derecho a expresarse”. Pero sobre todo les pidió ayuda. “Tenemos la misma agenda. Todos los días trabajamos para bajar la inflación y recuperar el empleo”, insistió.
Los sindicatos aseguran que se han destruido más de 100.000 empleos desde el cambio de Gobierno. El Ejecutivo insiste en que no hay ninguna crisis especial y Argentina está más o menos como el año pasado: sin creación de empleo pero sin destrucción significativa. Una vez más la guerra de cifras es total.
Pero hay algo que sí es objetivo: esto es un aviso, si Macri pierde de nuevo la votación en la Cámara de Diputados y se ve obligado a vetar la ley antidespidos, lo que hoy son protestas pueden empezar a ser huelgas, según avanzaba en las calles Pablo Moyano, hijo del líder de los camioneros y heredero en ese puesto casi vitalicio. Los gobiernos pasan en Argentina, los sindicalistas y sus familias quedan.

COME DISTRUGGONO LA SCUOLA

http://contropiano.org/altro/2016/04/29/stanno-distruggendo-omologando-listruzione-la-ricerca-078467

"A"RRIVA IL CROTONE

Crotone promosso in Serie A: il Leicester d’Italia parla calabrese

Crotone promosso in Serie A: il Leicester d’Italia parla calabrese
Serie A


Per la prima volta nella storia i gialloblu nell'olimpo del calcio italiano: un traguardo che nessuno poteva immaginare in estate. Merito di un progetto tra i più seri del panorama calcistico nostrano e del lavoro strepitoso di una rosa in cui convivono giovani di assoluto talento e veterani in cerca di rilancio. Sullo sfondo la richiesta della Dda di Catanzaro i beni del patron Vrenna, accusato da alcuni pentiti di aver intrattenuto rapporti con la 'ndrangheta


Un miracolo calcistico sul campo. Fuori, le ombre sulla società del presidente Vrenna, i presunti rapporti con la ‘ndranghetalo spauracchio del sequestro dei beni, squadra compresa. Che però almeno per questa sera non possono offuscare la gioia di un traguardo atteso per una vita dai tifosi calabresi. Per la prima volta nella sua storia il Crotone è promosso in Serie A. Vent’anni fa giocava in Promozione, in passato decine di campionati inSerie C, Dilettanti ed Interregionali. L’anno prossimo grazie ai gol di Budimir, le parate di Cordaz e le idee tattiche di Ivan Juric sfiderà la Juventus e le grandi del pallone italiano.
Un’impresa impronosticabile a inizio stagione, quando la squadra è partita con l’obiettivo dichiarato della salvezza, ma fino a un certo punto: già due anni fa i rossoblù avevano sfiorato lo storico traguardo, sconfitti ai playoff dal Bari. Sono cambiati quasi tutti i protagonistinon la formula del successo che è sempre la stessa: sul campo la freschezza di giovani talenti, pescati nei vivai delle big; in panchina le idee vincenti di un tecnico spregiudicato. Da Crotone negli ultimi anni sono passati alcuni dei migliori prospetti del panorama nazionale: Alessandro Florenzibandiera della Roma, Danilo Cataldi capitano in pectore della Lazio, Federico Bernardeschi pronto a volare a Euro 2016 con l’Italia di Antonio Conte. Sembrava difficile superare il talento di quella squadra, e anche i suoi risultati. Invece il Crotone è riuscito a trasformare un sogno impossibile in realtà.La promozione in Serie A è arrivata con il risultato sul campo del Modena, ma in realtà era in cassaforte da tempo. Epilogo quasi scontato di una cavalcata trionfale, che ha conosciuto solo una lieve flessione a inizio 2016, alla ripresa del torneo dopo la sosta: le altre, le favorite per la promozione, erano convinte che i calabresi alla lunga sarebbe crollati. Non è successo: in tutti i momenti cruciali, in tutte le partite-chiave (vedi l’incredibile vittoria per 3-2 nei minuti finali a Bari), gli episodi sono sempre girati a loro favore. Ma c’è poco o nulla di fortuna e tutto di merito nella promozione del Crotone, che negli ultimi anni ha sempre lavorato bene sui giovani, grazie ai mille occhi del direttore sportivo Beppe Ursino. I gol di Budimir, centravanti croato pescato nella seconda serie tedesca e ora nel mirino delle big europee. I ricami di Ricci (classe ’94 di proprietà della Roma), le sgroppate sulla fascia di Martella (terzino di grandi prospettive), le parate di Alex Cordaz (uno dei pochi veterani in una squadra di “pulcini”, tutti nati negli Anni Novanta) hanno trasformato la cittadine calabrese nella capitale del bel calcio in Serie B. E la firma più prestigiosa è quella dell’allenatore Ivan Juric, ex calciatore di Genoa, cresciuto alla corte di Gasperini e forse già pronto per superare il maestro.
Adesso che il sogno è realtà il Crotone può puntare addirittura a vincere il torneo, lasciandosi alle spalle la corazzata Cagliari, e a mettere in bacheca il primo trofeo della sua storia. Poi si aggiungerà al lungo elenco delle provinciali terribili, rivelazioni della Serie B, capaci di salire contro ogni pronostico nella massima serie. Se riuscirà a seguire l’esempio dell’Empoli, o anche del Carpi che in questi giorni lotta per una storica salvezza, o resterà soltanto una meteora è presto per dirlo. Le voci di mercato impazzano da settimane: il tecnico Juric è dato per sicuro partente, è già iniziata l’asta per i pezzi pregiati della rosa. Mentre sulla società pende la spada di Damocle della richiesta della Dda di Catanzaro di sequestrare i beni del patron Vrenna, accusato da alcuni pentiti di aver intrattenuto rapporti con la ‘ndrangheta: la prima domanda di sigilli è stata respinta dal tribunale di Crotone, i pm non si sono arresi e l’ultima parola spetterà alla Corte di appello. Per tutte queste ragioni, sportive e non, ripetersi non sarà facile. Ma stasera non è tempo di brutti pensieri: per i suoi tifosi il Crotone è solo un miracolo di pallone. La festa meritata può cominciare.

PARMALAT IN GUERRA CONTRO I FRANCESI

Parmalat, assemblea al vetriolo. Fondi di minoranza contro i francesi: “Gestione peggiore di quella di Tanzi”

Parmalat, assemblea al vetriolo. Fondi di minoranza contro i francesi: “Gestione peggiore di quella di Tanzi”
Lobby

Stretta di Lactalis sulla governance del gruppo. Un solo posto in cda per i soci minoritari e nessun obbligo di astenersi dal voto per gli amministratori in conflitto di interesse. L'unica vittoria delle minoranze è la nomina di Pedretti (ex azione Parmalat) a presidente del collegio sindacale
Nuova sede legale a Milano, un solo posto in cda per gli azionisti di minoranza, che potranno anche rimanere fuori dai comitati di controllo, e nessun obbligo di astenersi dal voto per gli amministratori in conflitto di interesse. La stretta dei francesi di Lactalis sulla governance di Parmalat diventa realtà. Nell’assemblea del 29 aprile 2016 le modifiche allo statuto richieste dal board e dal socio di maggioranza Sofil, che tramite Lactalis controlla il gruppo di Collecchio, sono state approvate nonostante le polemiche dei soci minoritari, che hanno contestato la restrizione dei diritti delle minoranze, al punto da paragonare la nuova gestione a quella dell’ex patron Calisto Tanzi. “La situazione attuale di Parmalat può essere considerata, con esclusivo riferimento alla corporate governance, addirittura peggiore rispetto a quella dell’era Tanzi. – ha accusato Arturo Albano di Amber Capital – Quanto successo nella vecchia Parmalat è stato possibile anche perché mancavano adeguate tutele e strumenti di garanzia per gli azionisti di minoranza. Queste tutele sono invece previste dallo statuto attuale di Parmalat e l’azionista di maggioranza, con l’ausilio del cda, vuole eliminarle”. Affermazioni che il consiglio ha respinto, definendole “estremamente offensive”.
Nuovo consiglio di amministrazione e Pedretti presidente del collegio sindacale – Le modifiche allo statuto sono state approvate con il 93,5 per cento dei voti (con il 92,98 per cento di presenza del capitale, di cui l’86,96 per cento rappresentato dalla quota di Lactalis) e con solo 6,35 per cento dei contrari, ma hanno sollevato numerose critiche da parte delle minoranze. Le accuse indirizzate al board hanno tirato in causa la controversa acquisizione di Lag, la società americana controllata da Lactalis che ha portato al procedimento civile del Tribunale di Parma e a un’inchiesta della Procura per ostacolo all’attività di vigilanza e infedeltà patrimoniale ancora in corso, ma non hanno incrinato le sicurezze dei francesi. La società ha fatto quadrato intorno ad amministratori ed ex, confermando la fiducia alla presidente Gabriella Chersicla e anche a Yvon Guerinnonostante secondo gli atti quest’ultimo risulti indagato nell’inchiesta penale su Lag. Insieme a loro, nel nuovo Cda sono stati eletti anche Patrice GassenbachMichel Peslier, Elena Vasco, Angela Gamba, Pier Giuseppe Biandrino, Nicolò Dubini della lista proposta da Sofil e Umberto Mosetti per i fondi di minoranze. L’unica vittoria per i soci di minoranza è stata la nomina a sindaco effettivo e presidente del collegio sindacale di Marco Pedretti, ex presidente di Azione Parmalat, associazione che in questi anni ha più volte denunciato l’operato societario. Pedretti era stato candidato da Amber, con Fil Investment e Setanta Asset Management, soci di Parmalat con quota del 4,25 per cento, che hanno indicato anche Matteo Tiezzicome sindaco supplente.
Lag, cashpooling e inchiesta Procura: le polemiche contro la gestione societaria – Numerosi gli interventi in polemica con la gestione del gruppo. Il fondo Amber Capital tramite Albano ha sottolineato le “gravi irregolarità commesse dal Cda e dai suoi componenti” ai danni degli azionisti di minoranza e della società denunciate al collegio sindacale riguardanti l’inchiesta sull’acquisizione di Lag, che vede indagati amministratori e ex amministratori per ostacolo alle attività di vigilanza e infedeltà patrimoniale. Dagli atti degli inquirenti risulta che alcuni amministratori avrebbero “agito scientemente a danno di Parmalat per avvantaggiare Lactalis, aumentando quanto più possibile il prezzo di acquisizione di Lag”. Albano ha ricordato che già dal 2011 la multinazionale di Collecchio doveva chiedere l’autorizzazione a Lactalis per ogni spesa superiore ai 50mila euro. E questo anche se “la dichiarazione di soggezione della società a direzione e coordinamento” da parte dei francesi sia stata “ritardata volontariamente”. Stesse accuse anche per il cashpooling, con cui è stata affidata a Lactalis la gestione della liquidità di Parmalat, che secondo Amber avrebbe avvantaggiato soltanto l’azionista di maggioranza, anche se “all’autorità di vigilanza è stata raccontata una storia diversa”.
A non andare giù alle minoranze, in particolare, è la modifica dell’articolo 13, con cui si consente agli amministratori di votare le delibere in conflitto di interesse e grazie a cui secondo Albano un amministratore indagato per ostacolo all’attività di vigilanza nell’inchiesta aperta nel 2012 dalla Procura di Parma, potrebbe avere il proprio peso nel dichiarare chiusa la questione Lag oppure votare “contro la proposta di agire nei confronti del venditore per chiedere il risarcimento dei danni”.
“Il prezzo basso del titolo va solo a vantaggio dell’azionista di maggioranza” - Altri fondi azionisti si sono opposti alla linea di accentramento dei francesi, sottolineando che anche i proxy advisor Glass Lewis e Iss abbiano suggerito di votare contro le proposte di modifiche, che “hanno un unico filo conduttore, quello di ridurre i diritti delle minoranze”, come ha dichiarato il rappresentante di Fidelity Funds Luciano Castelli. L’attacco sulla gestione Parmalat è stato anche sul fronte dell’andamento del mercato del titolo: “Un prezzo così basso – ha continuato Giorgio Martorelli per Amber – va a esclusivo vantaggio dell’azionista di maggioranza, che così può comprare più azioni sul mercato”, ricordando che la quota al momento è salita all’87 per cento. Tali operazioni però sarebbero dannose per la società: “Parmalat oggi è una delle società meno market friendly e opache, che quindi non incoraggia l’investimento in titoli”. Un’altra questione sollevata è stata anche quella del risarcimento a Parmalat previsto dal contratto per l’acquisizione di Lag, per cui secondo le consulenze richieste dal Cda non ci sarebbero i presupposti: “Sin dall’inizio era chiaro che il contratto di compravendita non fosse tutelante per Parmalat, ma fosse scritto in modo da non poter fare agire la società nei confronti del compratore, lo abbiamo sempre sostenuto” ha continuato Albano. Il problema però è che, denuncia il fondo, alcuni amministratori “hanno interesse personaleperché indagati nella vicenda dell’acquisizione affinché le verifiche su Lag concludano che non ci sono irregolarità”.
Collegio sindacale: “Cda ha sbagliato, ma quantificare i danni è difficile” – “Nessun danno è stato ravvisato dall’operazione Lag” e “non vi sono profili di irregolarità e illegittimità da parte degli amministratori”, ha ripetuto per il Cda il presidente Gabriella Chersicla, rispondendo alle denunce sull’operazione di compravendita della società americana. Al termine dell’assemblea anche il collegio sindacale ha relazionato sull’indagine svolta dopo la denuncia presentata dal fondo Amber in merito, tra le altre cose, all’inerzia del Cda sul ristoro del danno di Parmalat per l’acquisizione di Lag e all’ingerenza dei francesi nell’operazione. Il collegio ha riconosciuto che la gestione di Parmalat era influenzata da Lactalis prima della compravendita, sottolineando la responsabilità del Cda nel non averlo reso noto a tempo debito, ma spiegando che è difficile accertare se la società abbia subito un danno e quantificarlo.
Ma quella sulla direzione e il coordinamento è l’unica concessione fatta dai sindaci al lungo documento del fondo attivista. Il sindaco Alessandra Stabilini ha precisato che “il collegio non è ancora in grado di dare una risposta a tutte le domande” poste da Amber e ha spiegato che i sindaci non intendono fornire un giudizio sul prezzo pagato né un’opinione sull’opportunità di effettuare l’operazione: è una cosa che “eccede di gran lunga i compiti del collegio”. Per quanto riguarda la gestione della tesoreria, il collegio nella sua relazione spiega che se si confronta il rendimento offerto dal socio di maggioranza di Parmalat con l’investimento in titoli di statoitaliani, francesi o tedeschi “l’investimento della liquidità nel cash pooling non ha generato nessun pregiudizio economico per la società”. Sulle spese di marketing e sulla valutazione delle sinergie fra Lag e Parmalat verranno effettuate nuove indagini. Il collegio ha chiesto una relazione sull’operazione, per compararla con i pareri già espressi nel procedimento civile conclusosi in appello a Bologna. Continuerà inoltre l’indagine con l’aiuto dei consulenti Francesco Neozza e Maurizio Dallocchio per capire le modalità delle trattative che hanno portato alla definizione del prezzo di acquisizione e rispondere agli altri quesiti sollevati da Amber.

CONSIGLIERE PD BECCATO CON 20 KG DI DROGA

Siracusa, consigliere comunale Pd arrestato al porto di Pozzallo: stava per imbarcarsi con 20 chili di droga

Siracusa, consigliere comunale Pd arrestato al porto di Pozzallo: stava per imbarcarsi con 20 chili di droga
Cronaca

Il trentunenne Tony Bonafede è stato fermato dalle Squadre Mobili di Siracusa e Ragusa insieme ai suoi due compagni di viaggio con 16 chili di marijuana e 3,5 di hashish. Il pd siracusano: "Ci dissociamo"
Stava per imbarcarsi da Pozzallo alla volta di Malta, portando con sé più di 20 chili di droga. Antonio Bonafede, trentunenne consigliere comunale del Pd di Siracusa, è stato fermato nella mattina del 29 aprile dagli agenti delle Squadre Mobili di Siracusa e di Ragusa insieme a due compagni di viaggio, Salvatore MauceriAntonio Genova. La Polizia ha trovato nei loro borsoni 16 chili di marijuana e tre chili e mezzo di hashish, e li ha dunque arrestati e portati in carcere su disposizione della Procura di Ragusa con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti.
I tre uomini sono stati individuati e fermati a seguito di una complessa attività di osservazione e pedinamento da parte delle forze dell’ordine, terminata appunto sul piazzale del porto di Pozzallo.
“Mi auguro che Tony Bonafede possa chiarire la vicenda – ha commentato il segretario provinciale del Pd di Ragusa Alessio Lo Giudice –  ma la presunta macroscopica responsabilità del fatto contestatogli mi induce a manifestare come sia anni luce distante dal Partito Democratico chi adotta simili condotte. Il senso autentico del nostro impegno merita, dunque, di essere totalmente dissociato da incompatibili condotte dei singoli iscritti”.

PIZZICOTTI VUOLE LEGALIZZARE LA CANNABIS

Parma, Pizzarotti è il primo sindaco antiproibizionista d’Italia: firma la legge per la legalizzazione della cannabis

Parma, Pizzarotti è il primo sindaco antiproibizionista d’Italia: firma la legge per la legalizzazione della cannabis
Diritti

“Mai fatto uso di marijuana, ma i tempi della guerra alla droga sono il passato”, dice il primo cittadino che cita i casi di Svizzera e Stati Uniti: “Si toglie denaro alla criminalità e si tolgono carcerazioni e pene inutili per i consumatori”. Obiettivo della campagna è raccogliere 50mila firme per depositarle in Parlamento durante la discussione del ddl
Non sarà di certo l’unico a farlo, ma per ora il primato è suo: Federico Pizzarotti è il primo sindaco italiano a mettere la faccia per la legalizzazione della cannabis.
Il 29 aprile, a una settimana dall’apertura della campagna promossa dal comitato “Legalizziamo.it”, il primo cittadino di Parma ha sottoscritto la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per regolamentare la produzione, il consumo e la commercializzazione della cannabis e dei suoi derivati. “Non ho mai fatto uso di marjuana, ma i tempi del proibizionismo sono passati”, ha detto il sindaco 5 stelle prima di firmare, a margine del consiglio comunale, il documento di fronte al capogruppo Marco Bosi e a Luca Marola, portavoce del coordinamento growshop nazionali che da anni si occupa di queste tematiche.
Per Pizzarotti si tratta di una “battaglia di civiltà e legalità: civiltà perché non è più un tema da giovani sballati nel momento in cui paesi come Svizzera, Austria e Stati Uniti hanno legalizzato vendita e uso – ha spiegato – Legalità perché si sottrae denaro alla criminalità organizzata e si tolgono carcerazioni e pene inutili. La politica in Italia è sempre stata indietro rispetto alla società civile, noi vorremmo dare l’esempio del fatto che si può fare diversamente”.L’obiettivo della campagna, portata avanti da associazioni della società civile come Luca Coscioni, Piantiamola, Antigone, Forum Droghe è raccogliere 50mila firme in sei mesi per depositarle in Parlamento durante la discussione del disegno di legge dell’intergruppo parlamentare “Cannabis legale” che riunisce oltre 200 deputati di tutti i partiti politici.
“Agiamo in coordinamento con loro – spiega Marola a ilfattoquotidiano.it – Ma abbiamo avuto più tempo per discutere e pensare ai dettagli per apportare modifiche al testo”. Tra le proposte c’è la legalizzazione della coltivazione personale fino a 5 piante di cannabis, l’apertura di negozi previa autorizzazione statale e la vendita per fini commerciali. Inoltre per le coltivazioni all’aperto per scopi commerciali sono fissati i parametri delle coltivazioni agricole biologiche, che nelle intenzioni del comitato potrebbero portare in futuro alla creazione di un prodotto made in Italy di qualità esportabile all’estero. “Stiamo assistendo a un cambio di percezione a livello mondiale sulla cannabis – ha commentato Marola – È una buona notizia che i primi cittadini delle città italiane si confrontino su questo tema e aderiscano alla mobilitazione nazionale per superare i fallimenti del proibizionismo precedente”.
Pizzarotti è stato il primo, ma altri colleghi, assicura il comitato, seguiranno a breve il suo esempio, nonostante l’inevitabile rischio di diventare bersaglio di polemiche, come è successo a Parma. Qui l’apertura dei 5 stelle alle droghe leggere non è nuova, visto che da qualche anno il Comune concede il patrocinio alla Festaantiproibizionista, senza nascondere le proprie idee sulla regolamentazione del loro uso.
Questa volta però la presa di posizione del sindaco ha suscitato numerose critiche, soprattutto nell’opposizione in consiglio comunale, che ha definito la mossa di Pizzarotti “grave e inopportuna”, e soprattutto in contrasto con le iniziative sulla sicurezza portate avanti dalla sua stessa amministrazione. “I fatti – ha replicato però con convinzione il sindaco – dicono che legalizzare è l’unico strumento con il quale, dati alla mano, si può gestire il fenomeno, arginare l’abuso e anzi, diminuire il numero dei consumatori e togliere la produzione e distribuzione alla criminalità”.