IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

martedì 12 dicembre 2017

Kendrick Lamar - LOYALTY. ft. Rihanna

Moby - Like A Motherless Child (Official Video)

Snoop Dogg - On the Double (Official Video)

Blondie - Doom or Destiny (Official Video)

IL NEOCAPITALISMO CHE FA A PEZZI LA PALESTINA

Home / ComeDonChisciotte / Israel Shamir e il neocapitalismo che distrugge la Palestina

Israel Shamir e il neocapitalismo che distrugge la Palestina

DI NICOLAS  BONNAL
dedefensa.org
È l’ultimo testo di Israël Shamir, e non è piaciuto ai lettori-commentatori di Unz.com (Trad. ita QUI su CdC). Li capisco, perché questo testo preciso e implacabile sottolinea un fatto inevitabile: la mondializzazione capitalista mangia tutto e ci rende simili a maiali, per citare il compianto matematico e polemista Gilles Chatelet. Il tifoso di calcio sostituisce il patriota, il turista il pellegrino, l’abbuffone il filosofo.
Non ci saranno più bene e male, non ci saranno più pedine bianche e pedine nere (le pedine saranno di un unico colore, come nell’episodio del Prigioniero), ci sarà ciò che Bardèche chiamò la razza a prezzo unico. Attenzione, non bisogna prendere questo testo come una negazione della causa palestinese. La posta in gioco è peggiore. La disumanizzazione del capitalismo, della mondializzazione causerà la fine di tutte le cause, salvo quella mercantile. Il divenire-mondo della merce, diceva Debord, è prima di tutto un divenire-merce del mondo.
Ascoltiamo Israel :
«Non è mai andata meglio. Il salario minimo degli israeliani si aggira intorno ai 1500 dollari; in due anni è passato da 4000 shekel a 5300 shekel. L’inflazione non è aumentata, nonostante le più funeste previsioni. I poveri non sono più così poveri, anche se alcuni di loro non conoscono veramente la prosperità. I prezzi nella valuta locale sono stabili. Sulla scena internazionale, lo shekel è alto, altissimo (non si aspettano i record folgoranti del 2014), e il Tesoro si impegna a impedire che si alzi ancora. È per questo che i prezzi appaiono spesso troppo alti agli stranieri. Un sandwich, un modesto falafel, israeliano come palestinese, con una bevanda, costa circa 10 dollari, e a Tel Aviv vi verrà probabilmente preparato e servito da un rifugiato africano. Un pranzo costa circa 20 dollari, una buona cena molto di più, e devi prenotare con largo anticipo se vuoi trovare un tavolo. Questo succede nel lato israeliano. Nel lato palestinese, lo stesso pranzo vi costerà un po’ meno, circa 15 dollari. I ristoranti sono affollati, gli israeliani adorano il cibo e mangiano tutto il tempo, s’ingozzano continuamente.»
L’apocalisse turistica è un appuntamento in una terra artefatta. Tutto per un selfie tombale:
«I turisti si riversano nella Terra santa come mai prima d’ora. Lo scorso ottobre, tutti gli hotel di Gerusalemme e Tel Aviv erano pieni; impossibile trovare una camera a meno di 200 dollari a notte, anche lontano dal centro. A Betlemme come a Hebron, le persone che riempiono gli hotel sono i turisti in viaggio verso Gerusalemme. C’è la coda per entrare nei sepolcri più importanti, la chiesa della natività a Betlemme e il Santo sepolcro a Gerusalemme; fanno la coda per ore per venerare i luoghi in cui è nato e morto il Salvatore. I palestinesi lavorano a tutto questo. La costruzione sta esplodendo dappertutto in Cisgiordania. Nuove case crescono nel deserto. Villaggi fino a ieri ancora poveri come Imwas vicino a Betlemme e Taffuh vicino a Hebron sono diventati delle vere città con edifici a tre e quattro piani, molto simili a quelli che bramano gli israeliani. »
È l’orrore immobiliare. La Terra Santa diventa una terra artefatta, come tutte le isole paradisiache trasformate in un condominio per trogloditi di cemento.
«I cittadini israeliani non sono autorizzati dal governo israeliano a penetrare nei territori palestinesi. È un problema giuridico, se gli israeliani potessero vedere che i loro vicini vivono come loro all’occidentale, comprenderebbero subito che il muro non è più necessario, perché non c’è differenza tra i due lati, e sarebbe la fine del separatismo che gli ebrei imposero a se stessi.»
Israël Shamir prova evidentemente molta nostalgia per la vecchia Palestina:
«Per quanto mi riguarda, non sono contento di questa convergenza. Adoravo la vecchia Palestina dalle case in pietra circondate dai vigneti, i contadini palestinesi sempre impegnati a prendersi cura dei loro ulivi e delle loro fonti. Punto. A Dura al-karia, un incantevole villaggio dalle fontane meravigliose, i campi sono abbandonati. I figli dei contadini lavorano sodo negli uffici governativi di Ramallah, e non intendono ritornare al lavoro dei campi. I pozzi non sono più apprezzati come l’unica fonte di vita, sono solo conservati come ricordo di un passato ormai andato. Il neocapitalismo ha demolito ciò che il sionismo non aveva potuto uccidere.»
Il grande scrittore e il resistente palestinese Elias Sambar diceva che «il sionismo produce l’assenza». Era su LCI con un Edwy Plenel che non sapeva più dove mettersi!
Non è il sionismo che produce l’assenza, ma il mondo moderno, sotto ogni sua forma.
Lascio concludere il maestro, dato che è insuperabile:
«Ma è la realtà del XXI secolo. Lo stesso è accaduto in Provenza e in Toscana dall’altra parte del mare; mentre cose molto peggiori stavano succedendo nelle vicinanze, in Siria e in Irak. Le persone si sono abituate a questa nuova realtà, non restiamo che noi, i vecchi romantici, a lamentarcene.»
La vera salvezza verrà dall’interno.
Citiamo Bardèche:
«Le diverse nazioni stanno a poco a poco scomparendo … gli Stati non saranno altro che distretti amministrativi di un unico impero. E da una parte all’altra del mondo, in città perfettamente simili perché ricostruite dopo qualche bombardamento, vivrà sotto leggi simili una popolazione, razza di schiavi indefinibile e triste, senza genio, senza istinto, senza voce. Un uomo arido regnerà su un mondo igienico. Il frastuono dei pick-up sarà il simbolo di questa razza a prezzo unico. Marciapiedi mobili percorreranno le strade. Ogni mattina trasporteranno al loro lavoro da schiavi la lunga fila di uomini senza volto e li riporterà la sera. Eccola la terra promessa.»

Nicolas Bonnal
Fonte: www.dedefensa.org
Link: http://www.dedefensa.org/article/shamir-et-le-neocapitalisme-qui-detruit-la-palestine
17.11.2017
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VOLLMOND

IL RITORNO DI TOPOLINO

Home / ComeDonChisciotte / Giuliano Amato, dopo il voto incombe la sua ombra su Palazzo Chigi: sarà premier?

Giuliano Amato, dopo il voto incombe la sua ombra su Palazzo Chigi: sarà premier?

DI FRANCO BECHIS
liberoquotidiano.it
Ci sono buone se non altissime possibilità dopo il voto per il rinnovo del Parlamento italiano di avere un governo di larghe intese guidato dall’ottantenne (li compirà il 13 maggio del 2018) Giuliano Amato come presidente del Consiglio. Al momento è l’ipotesi più probabile, se non addirittura l’unica possibile checchè tutti dicano in piena campagna elettorale, giurando una fedeltà che non potranno mantenere. Al momento i sondaggi danno avanti il centrodestra, che mette in campo la stessa coalizione del passato, sia pure con qualche soggetto diverso. I sondaggi che sono in mano ai leader politici sono assai meno ottimisti rispetto a quelli circolati nelle ultime settimane. Ma pure basandoci sul migliore di questi, mancherebbero almeno 10 punti percentuali per sperare di avere la maggioranza risicata dei parlamentari in entrambi i rami del Parlamento. Qualcosina può dare in più la quarta gamba centrista, assai affollata di pretendenti ma ancora in via di formazione. La maggiore parte di loro però porterà una testa/un voto, e sembra già difficile superare la soglia del 3 per cento. Una campagna elettorale azzeccata può aggiungere qualcosa, ma l’obiettivo di vittoria assoluta sembra troppo lontano.
Il centrosinistra in questo momento ha solo il Pd di Matteo Renzi che sta intorno al 25% dei consensi ma da parecchio tempo è in fase calante. Lui spera di creare una coalizione, aggiungendo almeno due simboli. Uno dovrebbe riunire un pezzetto di radicali e un pezzetto di verdi sotto un nome non ancora scelto, ma che dovrebbe essere “Sinistra europea” o “Sinistra e progresso”. Oltre a questo anche un simbolo centrista, quello che dovrebbe accogliere oltre a Pierferdinando Casini (che porta solo se stesso) anche Beatrice Lorenzin, Fabrizio Cicchitto e chi in Ap è convinto che vada perseguita l’attuale alleanza di governo. Secondo Renzi tutti questi dovrebbero portargli il 5%, senza che nessuno raggiunga il 3%: voti a lui puramente regalati. Ma anche qui raggiungere il 30% sembra più sogno che realtà, e in ogni caso le speranze di arrivare primo nella corsa elettorale sono ormai chiaramente inesistenti.
Fuori dalle due coalizioni correranno Piero Grasso con il suo carrozzino rosso di Liberi e uguali (che imbarca Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani e molti di Sel) e il Movimento 5 stelle con Luigi di Maio candidato premier. Nel primo caso si cercherà di ripetere il risultato di Mario Monti alle politiche del 2013, ma si è ancora assai lontani da quell’obiettivo. Il M5s che potrebbe anche sfiorare il 30% dei consensi (ci è molto vicino) ha l’ambizione di diventare nel prossimo parlamento il primo partito singolo scelto dagli elettori. Questo è probabile che avvenga, anche se i sondaggi sulla gara Pd-M5s in passato hanno dato qualche amara delusione alla prova delle urne.
Di Maio e il M5s oggi pensano che avranno automaticamente l’incarico dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella se risulteranno il partito più votato. Forse lo dicono per dare speranza ad elettori e militanti, ma questo automatismo non è previsto dalla legge elettorale e nemmeno dalla prassi istituzionale. La legge elettorale prevede le coalizioni, e se queste si formano la prima forza politica oggi sarebbe il centrodestra. Ma se nessuno avesse la maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento, il Quirinale non darebbe a nessuno di loro nemmeno un incarico esplorativo, che a poco servirebbe.
Se nessuno come è quasi certo dovesse vincere, conteranno allora gli eletti in ciascuna forza politica. Ma un governo trasversale sicuramente non troverà i voti palesi di Matteo Salvini, di Giorgia Meloni e dello stesso Di Maio. Per il governissimo serviranno gli eletti del Pd, quelli di Forza Italia e quelli dei cespugli che accompagnano entrambi. Ma secondo le simulazioni effettuate sugli attuali sondaggi potrebbero mancare alla maggioranza anche così fra 30 e 50 deputati (un po’ meno senatori). Cifra che si ridurrebbe con gli eletti delle minoranze linguistiche, sempre pronti ad appoggiare un governo qualsiasi. E che potrebbe essere raggiunta in parte con acquisti di singoli in parte unendo alla maggioranza anche quelli di Grasso.
Naturalmente è possibile che senza alcuna maggioranza si torni a votare addirittura a giugno o al massimo a settembre come già accaduto in altri paesi europei. Però in Italia un precedente di questo tipo non c’è mai stato. E personalmente fatico ad immaginare sia 945 parlamentari che dopo tre o quattro mesi vogliano rinunciare a 13 mila euro al mese e partiti già alla canna del gas che abbiano bisogno di altri soldi per una nuova campagna elettorale. Tenderei ad escludere questa possibilità: con tutte le acrobazie del caso, un governo troverà alla fine la sua maggioranza. Ma chi potrà guidarlo? Uno che in partenza non sia rifiutato nè da Silvio Berlusconi nè da Renzi nè da Grasso.
L’identikit necessario fa fuori gran parte dei candidati possibili. Pure Paolo Gentiloni, perché è stato il premier di un’altra maggioranza e perché indigeribile dalle truppe di Grasso. Non avrebbe i loro voti un premier tecnico, e quindi è da escludere Mario Draghi che avrebbe comunque il sapore di un presidente dei banchieri. Ci vorrebbe una figura istituzionale, ma non esistono più dopo le scelte di Grasso e di Laura Boldrini. Impensabile uno come Carlo Calenda: troppo di destra. Qualche chance avrebbe semmai il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che però è troppo legato al Pd. L’unica figura istituzionale legata a filo doppio a Mattarella, in buoni rapporti con Berlusconi, digeribile da Renzi e abbastanza di sinistra da essere accettabile da Grasso (anche per i rapporti che ha con D’Alema) è appunto il quasi ottantenne Amato. Fossi un bookmaker pagherei assai poco le scommesse sul suo nome…
Franco Bechis
Fonte: www.liberoquotidiano.it
Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13289494/giuliano-amato-prossimo-premier-dopo-elezioni-franco-bechis.html
11.12.2017

MOGHERINI VS NETANYAHU

Gerusalemme capitale, Mogherini a Netanyahu: “Si sbaglia se crede che l’Ue seguirà Trump” – Repubblica.it

repubblica.it – Gerusalemme capitale, Mogherini a Netanyahu: “Si sbaglia se crede che l’Ue seguirà Trump”
Il premier israeliano a Bruxelles: “E’ tempo che i palestinesi riconoscano lo stato ebraico”. Sulla crisi vertice in Egitto con Abu Mazen, il re di Giordania e il presidente egiziano al Sisi. Al Cairo anche Putin che critica Trump: “Controproducenti i passi che destabilizzano i tentativi di soluzione del conflitto” – dalla nostra inviata FRANCESCA CAFERRI
GERUSALEMME – Dopo le giornate delle piazze arrivano quelle della politica. La crisi di Gerusalemme varca oggi i confini di Israele e dei Territori palestinesi per diventare argomento della diplomazia internazionale.
A Bruxelles arriva Benjamyn Netanyahu per un viaggio che era stato programmato da tempo ma che ora assume contorni molto diversi. Il primo ministro israeliano sbarca nella capitale belga per incontri con tutti i vertici dell’Unione europea arrivando da Parigi, dove ieri ha avuto un duro faccia a faccia con il presidente francese. Il premier ha già incontrato l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini.
Nella conferenza stampa congiunta, ha difeso la scelta di Donald Trumpcome la semplice presa d’atto di uno stato di fatto storico. Riconoscere Gerusalemme capitale di Israele è “riconoscere la verità ed è dunque “un passo verso la pace”, ha detto Netanyahu: “Gerusalemme è sempre stata capitale di Israele e Trump ha messo in chiaro i fatti, nero su bianco. Gerusalemme è la capitale di Israele e affermarlo non è un ostacolo alla pace, ma un passo verso la pace perché per arrivare alla pace occorre riconoscere la verità”.
“Anche se ancora non abbiamo un accordo – ha aggiunto Netanyahu – questo è quello che credo accadrà in futuro: la maggior parte dei Paesi europei sposterà le loro ambasciate a Gerusalemme, riconoscendola come capitale di Israele, e si impegneranno con forza, con noi, per sicurezza, pace e prosperità”.
Dunque, ha aggiunto, “è tempo per i palestinesi di riconoscere l’esistenza dello stato ebraico e di riconoscere Gerusalemme come sua capitale”.
“Stiamo cercando di mettere a punto una nuova proposta di pace con il Segretario di Stato americano – ha spiegato Netanyahu – , dobbiamo dare una chance alla pace. Negli anni abbiamo cercato la pace con i palestinesi ma siamo sempre stati attaccati. Perché è stata attaccata l’idea di avere un nostro territorio, continuano a negarci il diritto di vivere e di esistere”.
Quanto ai rapporti con l’Ue, il premier israeliano ha detto: “Credo che in futuro tutti i Paesi europei sposteranno le proprie ambasciate e Gerusalemme e ci appoggeranno per portare in auge la pace e la sicurezza”.
Federica Mogherini ha invece condannato “nel modo più forte possibile tutti gli attacchi agli ebrei, in qualsiasi parte del mondo, incluso in Europa, e in Israele e verso i cittadini israeliani”.
Quanto alla certezza espressa da Netanyahu, parlando poco più tardi a margine del Consiglio degli affari esteri europeo, Mogherini è stata molto decisa: “Il premier Benyamin Netanyahu stamani ha detto di aspettarsi che altri Paesi spostino le loro ambasciate.
Può tenere le sue aspettative per altri, perché dai Paesi Ue questo non avverrà”.
“Non ci sono iniziative di pace che possano avvenire senza l’impegno degli Usa – ha sottolineato Mogherini  -, ma gli Usa non si facciano illusioni, la loro sola iniziativa non avrebbe successo, perché servono un quadro regionale e internazionale che accompagni l’avvio, che in questo momento sembrano molto lontani”.
Quanto all’Ue, ha ripetuto Mogherini, continua a ritenere che “l’unica soluzione realistica è basata su due Stati, con Gerusalemme capitale sia dello Stato di Israele sia dello Stato palestinese”.
Emmanuel Macron, che di fatto in questa crisi sta assumendo il ruolo di leader dell’Europa, in assenza di una Angela Merkel impegnata sul fronte interno, ha ribadito anche ieri la contrarietà di Parigi al riconoscimento di Gerusalemme come sola capitale dello Stato ebraico, e il suo supporto alla soluzione dei due Stati, che prevede che la parte Est della città contesa sia capitale dell’entità palestinese.
“La pace è in pericolo, chiediamo a Israele un gesto coraggioso verso i palestinesi”, ha detto Macron. Ma Netanyahu ha ribadito che la responsabilità dell’assenza di dialogo è da attribuire al presidente Abu Mazen e ai suoi uomini, non al governo israeliano. Muro contro muro insomma, con scene che probabilmente si ripeteranno nelle prossime ore a Bruxelles.
Al Cairo intanto il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, il re giordano Abdallah e il presidente palestinese Mahmoud Abbas si sono riuniti in un vertice d’urgenza per discutere come affrontare la crisi.
Ma c’è poco di concreto che il presidente egiziano e il monarca hashemita possano fare contro gli Stati Uniti, da cui dipendono economicamente e politicamente.
Vladimir Putin, arrivato al Cairo per incontrare Al Sisi, ha detto che la Russia e l’Egitto sono a favore del dialogo diretto israelo-palestinese, anche riguardo alla “valutazione dello status di Gerusalemme”: “Riteniamo controproducenti – ha detto il presidente russo – tutti i passi che possano destabilizzare la ricerca di una soluzione al conflitto israelo-palestinese e che non vanno verso una risoluzione”; una critica evidente alla decisione di Donald Trump e degli Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato ebraico.
Nel pomeriggio Putin, che in queste ore appare l’uomo forte a cui guardano coloro che si sentono traditi dalla Casa Bianca di Donald Trump, è atteso ad Ankara per un incontro col presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
“Gli Stati Uniti sono diventati partner dello spargimento di sangue con la loro decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele – ha dichiarato Erdogan nel corso di un evento ad Ankara riferito dal quotidiano Hurriyet – La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ci vincola, né vincola Gerusalemme. Coloro che rendono difficile la vita a Gerusalemme per i musulmani e le altre fedi, non possono lavare il sangue dalle loro mani”, ha concluso.
Nelle scorse settimane il presidente russo, quello turco e l’iraniano Hassan Rouhani hanno discusso della situazione in Siria dopo la vittoria de facto del presidente Bashar al Assad, osteggiato dai turchi ma sostenuto da russi e iraniani. I tre leader hanno trovato a grandi linee un accordo sul futuro della Siria e oggi Putin cercherà di rinnovare l’asse con l’omologo turco sulla questione di Gerusalemme.
Quello di Erdogan è l’unico nome che è stato scandito nelle piazze palestinesi in questi giorni: troppo compromessi con gli Usa i tradizionali alleati arabi, i palestinesi cercano nuovi punti di appoggio. E potrebbero averli trovati nella coppia Erdogan-Putin.

GYLLENHAAL: IL GRANDE ESCLUSO?

Jake Gyllenhaal snobbato dai Golden Globe
 | 

JAKE GYLLENHAAL SNOBBATO DAI GOLDEN GLOBE, SUL WEB ESPLODE LA POLEMICA

Le polemiche sono iniziate ancora prima che le nomination fossero ufficiali ed evidentemente non hanno portato bene a Jake Gyllenhaal, che – come prevedevano i suoi fans – è stato effettivamente snobbato dai Golden Globe. La sua interpretazione in Stronger, il commuovente film sull’attentato alla maratona di Boston, non  ha meritato nemmeno la candidatura. E già sul web il protagonista di Donnie Darko viene descritto come un nuovo Di Caprio. Fioccano insulti alla giuria (formata da giornalisti della stampa estera) e curiose teorie del complotto.

I COMMENTI ALLA NOTIZIA DI JAKE GYLLENHALL SNOBBATO DAI GOLDEN GLOBE

La notizia di Jake Gyllenhall snobbato dai Golden Globe, però, ha lasciato perplessi anche i media americani, che si aspettavano grandi riconoscimenti per Stronger. Il film, presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival lo scorso settembre, è stato tra i più apprezzati dell’anno negli Stati Uniti. La trama è evidentemente cara al pubblico americano: Gyllenhall interpreta Jeff Bauman, un giovane operaio che nel 2013 si trovava all’arrivo della maratona di Bostoncon un grande cartello. Aspettava la sua ragazza, nel tentativo di riconquistarla, dimostrandole di esserci per lei nei momenti importanti. Ci è riuscito, ma la sua storia purtroppo non è a lieto fine: nell’attentato l’uomo ha perso entrambe le gambe sopra il ginocchio, riuscendo però a vedere in faccia l’attentatore. Stronger ripercorre la sua storia: la lunga e dolorosa guarigione, il difficile percorso di riabilitazione, con accanto Erin, la ragazza che aspettava all’arrivo della maratona di Boston e da cui ha avuto una bambina.

JAKE GYLLENHALL SNOBBATO DAI GOLDEN GLOBE: NESSUNA NOMINATION PER L’INTERPRETAZIONE IN “STRONGER”

La notizia di Jake Gyllenhall snobbato dai Golden Globe ha sconvolto così tanto anche il pubblico italiano, non solo perché l’attore è considerato da molte donne un sex symbol, ma anche perché Stronger è attesissimo da noi, dove debutterà a febbraio. La pellicola infatti è stata presentata alla Festa del Cinema di Roma, a fine ottobre, e a sfilare sul red carpet insieme a Gyllenhall c’era il vero Jeff Bauman. Interpretarlo – ha spiegato allora l’attore – “è stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto rendere conto di quale assurdo mestiere faccio ma anche quanto sia importante raccontare storie. Mi piacerebbe che le persone che escono dal cinema dopo aver visto il film chiamassero i propri cari per ricordar loro che li amano. È un film che comunica positività e che dice che possiamo superare ogni sfida che ci si pone davanti”.

RINASCIMENTO

sgarbi
 | 

SGARBI VUOLE PORTARE MORGAN E SIMONA VENTURA IN PARLAMENTO

Ci sono anche un artista come Morgan e Simona Ventura nella lista di candidati annunciata da Vittorio Sgarbi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il 65enne critico d’arte, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, è il promotore del movimento Rinascimento, che si presenterà con il centrodestra alle prossime Elezioni Politiche, e intende candidare diverse personalità finora estranee al mondo della politica.

SGARBI E LA LISTA DI CANDIDATI DI RINASCIMENTO, DA ODIFREDDI A CONTRADA

Sgarbi sostiene che il voto nazionale replicherà quello siciliano dello scorso 5 novembre, con la sonora sconfitta di Pd e centrosinistra e il successo di Forza Italia ed alleati. «Il centrodestra allargato a me – afferma – arriverà al 42%, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si fermeranno in un range compreso fra il 25-28%, e Pietro Grasso otterrà il 6 per cento di Claudio Fava». Per l’ex deputato ed ex sindaco di Salemi la nuova formazione della sinistra Liberi e Uguali è «una presa in giro» e il suo leader «una foglia di fico per coprire un gruppo di disperati». E Rinascimento, invece, «il primo partito» da 25 anni a questa parte «che ha un pensiero»:
Chi metterete in lista?
«Odifreddi, Morgan, Simona Ventura, Fausto Leali, Giulio Giorello e Bruno Contrada. E poi se Stefano Parisi farà parte del nostro progetto ci sarà anche il generale Mori. Sono tutte candidature alte e riconoscibili. Al punto che anche Renzi mi ha chiamato per dirmi: “Sei insuperabile, se non dovessi votare Pd sceglierei te”. Rinascimento è il primo partito dopo il crollo della Prima Repubblica che ha un pensiero».

(Foto: ANSA / LUIGI MISTRULLI)

MUSSOLINERIE

alessandra mussolini
 | 

ALESSANDRA MUSSOLINI DENUNCIA AGORÀ PER LA ‘PROFANAZIONE’ DELLA TOMBA DI NONNO BENITO | VIDEO

«Assieme al sindaco di Predappio e al presidente dell’Anpi hanno violato una proprietà privata andando a fare una trasmissione provocatoria e violenta all’interno della cripta a Predappio, dove c’è la tomba di mio padre Romano, dei miei zii Anna Maria, Bruno, Vittorio, di mia nonna Rachele e anche di mio nonno Benito. Sono andati lì oltraggiando la famiglia. Parlassero davanti ai vivi e non davanti ai morti. A questa grave provocazione sapremo rispondere come famiglia». È lo sfogo di Alessandra Mussolini che in un video su Twitter e diversi messaggi sui social ha attaccato la trasmissione di Raitre Agorà per un servizio mandato in onda nella puntata di ieri mattina dalla località di nascita di suo nonno Benito.

ALESSANDRA MUSSOLINI CONTRO AGORÀ SU RAITRE

L’europarlamentare di Forza Italia ha annunciato un’azione legale della sua famiglia contro la tv di Stato, l’Anpi di Forlì-Cesena Miro Gori e il primo cittadino di Predappio Giorgio Frassineti (Pd) per le riprese nella cripta Mussolini senza autorizzazione definendo il servizio dell’inviata Irene Benassi un’offesa, una «provocazione» con violazione di un luogo privato. Le accuse sono state ribadite anche in’un’intervista rilasciata al quotidiano Il Tempo. Interpellata sull’autorizzazione data dal sindaco di Predappio Alessandra Mussolini ha risposto:
«Ma il sindaco non è la famiglia, la cripta è privata, è nostra, è della famiglia Mussolini, dove sono seppelliti i morti. Con il sindaco c’era pure il presidente dell’Anpi Miro Gori che ha insultato i miei parenti. Pensi se io andassi a fare una provocazione di fronte alla tomba di Giacomo Matteotti, un antifascista. Cosa mi direbbero? Questo sindaco è una persona scriteriata perché tu puoi fare tutte le riprese dove vuole lui, nelle proprietà che vuole lui ma non dove sono seppelliti i miei cari, questo non lo consento a nessuno. Per tutta la nostra famiglia il sindaco di Predappio è persona sgradita. Per non parlare del presidente dell’Anpi. Il servizio pubblico che con i fondi dei contribuenti viola un cimitero che dovrebbe essere un luogo sacro. Ma evidentemente alcuni defunti sono sacri e altri no, si possono violare. Sono andati a fare una trasmissione con i fondi pubblici in una tomba privata». 
Il sindaco Frassineti, contattato dal Tempo, ha spiegato che «non ci sono divieti specifici per fare video o foto nella tomba». «E oggi anno – ha aggiunto il primo cittadino – migliaia di persone che la visitano si fanno selfies, riprese e magari mettono tutto sul web». E ancora: «Se Alessandra Mussolini è rimasta turbata da questa vicenda, le chiedo scusa, sinceramente e senza esitazione. Da parte mia non c’era alcuna intenzione di offenderla e posso comprendere benissimo la sua sensibilità familiare. Io, con la famiglia Mussolini, peraltro, ho sempre avuto un buon rapporto».
«Qui si tratta di turismo nostalgico, vengono solamente i fascisti», aveva detto Gori in trasmissione. «Non è come Anpi che abbiamo un’obiezione rispetto a un museo sul fascismo. Il punto è che a Predappio un museo sul fascismo correrebbe il rischio, come hanno sottolineato gli storici, di diventare un museo di turismo nostalgico».
(Immagine di copertina da video caricato su Twitter da Alessandra Mussolini)

FINALMENTE LA POLIZIA FA A PEZZI CASAPOUND


Casapound
 | 

CASAPOUND, NOVE MILITANTI CONDANNATI PER VIOLENZE ANTI MIGRANTI A CASALE SAN NICOLA

Casapound ha subito pesanti condanne dei suoi militanti per le manifestazioni organizzate contro il trasferimento dei migranti in una struttura sulla Cassia aCasale San Nicola. Le proteste e i sit-in erano durate oltre tre mesi, nell’estate del 2015, ma erano esplose il 17 luglio del 2015, quando tra un centinaio di manifestanti e numerosi poliziotti si erano verificate collutazioni.

CASAPOUND CONDANNATA PER L’ASSALTO AI POLIZIOTTI DI CASALE SAN NICOLA

Nove militanti di CasaPound sono stati condannati in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni: otto iscritti a Cpi a 3 anni 7 mesi di reclusione, uno invece a 2 anni e 7 mesi grazie alle attenuanti generiche. Tra gli aderenti al movimento di estrema destra condannati  alla pena più elevata ci sono: Francesco Amato, Andrea Antonini, Damiano Berti, Alessandro Catani, Lorenzo Di Credico, Davide Di Stefano, fratello del vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano, Federico Mattioni e Luca Verdini. Contro Fabio Di Martino è stata inflitta una pena di 2 anni e 7 mesi, oltre al risarcimento danni da liquidarsi in sede civile. Alcuni dei poliziotti feriti si sono costituiti parte civile nel processo contro Casapound. Gli agenti eran stati colpiti  con calci e pugni e con caschi, sedie e ombrelli, lanciati dagli aggressori, durante le proteste contro i migranti organizzate a Casale San Nicola, zona della periferia Nord di Roma.
Le indagini della procura di Roma avevano individuato in Casapound e nei suoi militanti la causa della trasformazione della protesta da pacifica in violenta. Come stabilito dalla sentenza, gli aderenti all’estrema destra hanno provocato gli scontri finiti con il ferimento di diversi poliziotti. CasaPound ha denunciato l’ingiustizia subita in lungo comunicato pubblicato sul proprio sito e sul profilo Facebook.

BENE L'ITALIA AI GOLDEN GLOBES

Golden Globes, bene l'Italia in nomination con Guadagnino, Virzì e Sorrentino

La 75esima cerimonia dei Golden Globes si terrà il prossimo 7 gennaio, condotta da Seth Meyers, e Sky Atlantic la manderà in onda in diretta esclusiva.
Helen Mirren
Soddisfazione per l'Italia all'annuncio delle candidature per i Golden Globes a Los Angeles. Chiamami con il tuo nome, di Luca Guadagnino ha ottenuto tre candidature importanti: miglior film drammatico, migliore interprete protagonista, Timothée Chalamet, e migliore attore non protagonista Armie Hammer. Che il film di Guadagnino stesse facendo bene in questo inizio della stagione dei premi già s'intuiva e l'inserimento nella cinquina dei migliori film drammatici, che spesso predice alcuni dei titoli nell'analoga categoria dei più importanti Oscar, conferma questa direzione.

Il film del regista italo-marocchino dovrà vedersela con giganti come Dunkirk di Christopher Nolan, The Post di Steven Spielberg e The Shape of Water di Guillermo Del Toro - che ha ottenuto in tutto ben sette candidature, il record della mattinata - oltre che con il più piccolo ma delizioso Three Billboards Outside Ebbing, Missouri. Il racconto dell'estate di un adolescente che si scopre gay, firmato da Guadagnino, non rappresenta la sola nota positiva per l'Italia. Anche Ella & John - The Leisure Seeker di Paolo Virzì è valso una candidatura a Helen Mirren fra le migliori attrici protagoniste: "Siamo felici e onorati della candidatura e orgogliosi per la nostra Helen, artista formidabile e persona straordinaria", commenta Virzì. Già in concorso all'ultima Mostra di Venezia, il film uscirà il 18 gennaio con O1 Distribution, in contemporanea con le sale cinematografiche degli Stati Uniti.

Jude Law ha ottenuto una candidatura fra quelle ai migliori attori protagonisti di una miniserie tv, per il suo ruolo di Lenny Belardo in The Young Pope, la produzione originale Sky, con HBO e Canal+, diretta dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, molto apprezzata da pubblico e critica e attualmente disponibile su Sky Box Sets. Partirà il prossimo anno la produzione di The New Pope, la seconda serie creata e diretta da Sorrentino ambientata in Vaticano, la sceneggiatura è scritta da Paolo Sorrentino e Umberto Contarello.

Helen MirrenLe candidature sono state annunciate da Los Angeles dalla presidente dell'Hollywood Foreign Press Association Meher Tatna, insieme agli attori Alfre Woodard, Garrett Hedlund, Kristen Bell e Sharon Stone e fra le note più sorprendenti della mattinata c'è sicuramente la nomination fra i migliori attori non protagonisti di un film drammatico di Christopher Plummer per Tutto il denaro del mondo, il film di Ridley Scott sul rapimento di John Paul Getty III. Il ruolo del capostipite John Paul Getty era stato interpretato inizialmente da Kevin Spacey, poi sostituito in tutta fretta da Plummer, quando le notizie dello scandalo sessuale che ha sommerso Spacey erano diventate pubbliche, lo scorso novembre. Senz'altro i giornalisti della HFPA hanno voluto premiare la velocità di apprendimento di Plummer e quella di esecuzione di Ridley Scott che in un mese ha girato nuovamente tutte le scene in primo piano, ha smontato e rimontato il film e ha ora ottenuto anche un piazzamento nella categoria migliore regista, insieme a Guillermo Del Toro per The Shape of Water, Martin McDonagh per Three Billboards Outside Ebbing Missouri, Christopher Nolan per Dunkirk e Steven Spielberg per The Post, il dramma giornalistico sullo scoop del Washington Post che pubblicò le notizie dei bombardamenti segreti statunitensi di Cambogia e Laos, negli anni Settanta.

E' candidata per Tutto il denaro del mondo anche Michelle Williams, nella categoria migliore attrice protagonista di un film drammatico. Dovrà vedersela con la solita Meryl Streep, candidata per The Post, Jessica Chastain per Molly's Game, Sally Hawkins per The Shape of Water (che vede candidata fra le non protagoniste anche Octavia Spencer) e Frances McDormand per Three Billboards Outside Ebbing, Missouri. L'analoga categoria maschile vedrà contendersi il globo d'oro Daniel Day-Lewis per Phantom Thread, Tom Hanks per The Post, Gary Oldman per Darkest Hour e Denzel Washington per Roman J. Israel, Esq., oltre al già menzionato Timothée Chalamet del film di Guadagnino. Fra le commedie invece i titoli scelti sono The Disaster Artist, The Greatest Showman, I, Tonya, Lady Bird e persino un thriller sul razzismo: Get Out.

I giornalisti dell'Hollywood Foreign Press Association premiano anche il piccolo schermo e quest'anno la maggior parte delle candidature per la tv è andata a Big Little Lies, la miniserie sulle violenze domestiche interpretata da Nicole Kidman e Reese Witherspoon che ha ottenuto sei nomination, fra cui quella alla migliore miniserie (in onda su Sky Atlantic la scorsa primavera, è su Sky Box Sets), insieme alla seconda stagione di Fargo (Sky Box Sets), Feud: Bette and Joan, The Sinner e Top of the Lake: China Girl. Fra le serie drammatiche invece non poteva mancare il solito Trono di Spade che dovrà vedersela con la seconda stagione della serie sulla vita della Regina Elisabetta, The Crown, l'acclamata The Handmaid's Tale, in Italia distribuita da Timvision, e le seconde stagioni di Stranger Things (Netflix) e This is Us (Foxlife). Mentre fra i serial brillanti i finalisti sono "Black-ish, The Marvelous Mrs. Maisel, Master of None, SMILF e Will & Grace (in onda su Joi con lo speciale natalizio il 22 dicembre e poi dal 9 febbraio).

La 75/a cerimonia dei Golden Globes si terrà il prossimo 7 gennaio, condotta da Seth Meyers, e Sky Atlantic la manderà in onda in diretta esclusiva.