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lunedì 26 giugno 2017

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LE MAIL DEL SIGNOR HILLARY SULLA LIBIA

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Le mail della Clinton rivelano il vero motivo dell’intervento in Libia

DI BRAD HOFF
foreignpolicyjournal.com
Le mail appena rivelate mostrano che la NATO intervenne perché Gheddafi voleva creare una propria moneta, agganciata all’oro, per competere con l’euro e il dollaro.
A capodanno sono state pubblicate oltre 3.000 nuove e-mail della Clinton quando era al Dipartimento di Stato. La CNN ovviamente si è concentrata sulle più futili.
Gli storici nel 2011 invece si sono subito concentrati sulle conferme esplosive ivi :contenute: ammissioni di crimini di guerra, infiltrati in Libia sin dall’inizio delle rivolte, la presenza di Al Qaeda nell’opposizione appoggiata dagli USA, paesi occidentali che si combattono per il petrolio libico e la preoccupazione per le riserve d’oro e d’argento di Gheddafi che minacciavano l’euro.
Le squadre della morte di Hillary 
Il 27 marzo scorso,  una nota di Sidney Blumenthal, storico consigliere dei Clinton e raccoglitore di intelligence per Hillary, contiene evidenti testimonianze di crimini di guerra compiuti dai ribelli sostenuti dalla NATO. Citando come fonte un comandante dei ribelli, Blumenthal riferisce confidenzialmente:
Sotto l’attacco delle forze aeree e navali degli alleati, le truppe libiche hanno cominciato sempre più ad unirsi ai ribelli.
(Commento della fonte: in confidenza, un comandante ribelle ha detto che le sue truppe continuano ad uccidere tutti i mercenari stranieri catturati nei combattimenti…).
Mentre l’illegalità degli omicidi degli “squadroni della morte” è facilmente riconoscibile, dietro al riferimento ai “mercenari stranieri” potrebbe esserci una sinistra realtà, non immediatamente evidente alla maggior parte della gente.
Gheddafi era noto per avvalersi di aziende europee ed internazionali per lavori di sicurezza ed infrastrutture, e guarda caso nessuna di queste è stata presa di mira dai ribelli.
Ci sono invece molte testimonianze che dimostrano che civili libici e lavoratori sub-sahariani, popolazione favorita da Gheddafi nelle sue politiche per l’Unione africana, sono stati obiettivi della “pulizia razziale” dei ribelli, che vedevano i neri libici come troppo legati al regime.
Questi ultimi sono stati comunemente etichettati dai ribelli come “mercenari stranieri” per la loro fedeltà assoluta al leader, sono stati soggetti a torture ed esecuzioni ed hanno subìto una pulizia etnica. Ne è un esempio Tawergha, città popolata interamente da 30.000 libici “scuri”, scomparsi nell’agosto 2011 dopo la sua presa da parte delle brigate NTC Misratan, sostenute dalla NATO.
Questi attacchi erano ben noti fin dal 2012 e spesso filmati, come conferma il report del Telegraph:
Dopo la cattura di Gheddafi ad agosto, centinaia di lavoratori migranti provenienti dagli stati vicini sono stati imprigionati da combattenti alleati alle nuove e provvisorie autorità. Accusano gli africani neri di essere mercenari del defunto leader.
Sembra che la Clinton venisse personalmente informata dei crimini dei suoi amati combattenti anti-Gheddafi ben prima che questi avvenissero.
Al-Qaeda e forze speciali occidentali in Libia
La mail di Blumenthal conferma anche il sospetto che le forze speciali di addestramento abbiano collegamenti con Al Qaeda.
Riferisce che unità speciali britanniche, francesi ed egiziane stavano formando militanti libici lungo il confine egiziano-libico e nelle periferie di Bengasi.
Questa è la prova definitiva che forze speciali erano sul territorio sùbito dopo l’inizio delle proteste scoppiate a metà febbraio ’11 a Bengasi.
Dal 27 marzo di quella che si era presunto fosse una semplice “rivolta popolare”, operativi esterni stavano già “sovrintendendo al trasferimento di armi e forniture ai ribelli”, tra cui “una fornitura apparentemente infinita di fucili AK47 e relative munizioni”.
Solo alcuni paragrafi dopo questa ammissione, si invoca invece cautela sulle milizie che queste forze speciali occidentali stavano formando. C’era infatti la preoccupazione che “gruppi radicali/terroristici come il Gruppo dei combattenti islamici libici ed Al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM) infiltrassero l’NTC ed il suo comando militare”.
La minaccia del petrolio e dell’oro libici per gli interessi francesi
Anche se la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza ONU proposto dalla Francia diceva che la no-fly zone sula Libia era per proteggere civili, una mail di aprile 2011 inviata ad Hillary con l’argomento “il cliente francese e l’oro di Gheddafi” svela altri fini.
Questa indica che Sarkozy era in prima fila nell’intervento in Libia, per cinque ordini di motivi: ottenere il petrolio libico, consolidare l’influenza nella regione, aumentare la propria reputazione a livello nazionale, affermare il potere militare francese e togliere l’ascendente di Gheddafi sull'”Africa francofona”.
La cosa più sorprendente è la lunga sezione che descrive l’enorme minaccia posta dalle riserve d’oro e argento del leader, stimate in 143 tonnellate ciascuna, al franco francese (CFA), che circola come prima moneta africana. Invece della nobile dottrina della “Responsabilità alla Protezione” (R2P) data al pubblico, la spiegazione “riservata” è questa:
Questo oro è stato accumulato prima della ribellione attuale ed era destinato a creare una moneta pan-africana basata sul dinaro. Il piano era dare agli africani francofoni un’alternativa al franco.
(Secondo gli esperti, questa quantità d’oro e d’argento vale più di 7 miliardi di dollari. L’intelligence francese ha scoperto questo progetto poco dopo l’inizio dell’attuale ribellione e questo è il motivo della decisione di Sarkozy).
Da notare che il salvataggio dei civili non viene neanche menzionato.
Invece, la grande paura era che la Libia potesse dare indipendenza al Nord Africa col dinaro.
L’intelligenza francese “ha scoperto” l’alternativa libica all’euro: non poteva essere concesso.
La facilità della propaganda
All’inizio del conflitto libico, il Segretario di Stato Clinton accusò formalmente Gheddafi ed il suo esercito di usare lo stupro di massa come strumento di guerra. Sebbene numerose organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty, dimostrarono sùbito la falsità di queste affermazioni, le accuse vennero pompate da politici e media occidentali.
Visto che infangava il leader libico, la cosa venne presa per buona dai network.
Ci sono altre due balle presenti nell’ultima serie di mail. Una è l’uso di Viagra da parte delle truppe per compiere strupri di massa. L’altra è l’affermazione che i corpi siano stati “sistemati” dal governo libico nei siti di bombardamento NATO per far credere che siano stati gli Occidentali ad aver colpito i civili.
In una e-mail di fine marzo ’11, Blumenthal confessa ad Hillary:
Ho riferito questo rumor dei cadaveri circa dieci giorni fa. Ma ora, come sapete, Robert Gates gli ha dato eco.
Le fonti (ancora una volta, solo voci) ora dicono che Gheddafi ha adottato una politica di stupro e ha anche distribuito Viagra alle truppe. L’incidente alla conferenza stampa di Tripoli, dove una donna ha affermato di esser stata violentata, è probabilmente parte di una cosa ben più grande. Seguiranno aggiornamenti.
Non solo il segretario alla Difesa Robert Gates ha promosso la sua teoria a “Face The Nation” di CBS News, ma la narrativa degli stupri è andata sui titoli di tutto il mondo, dato che Susan Rice, l’ambasciatrice americana all’ONU, ne ha pubblicamente accusato la Libia davanti al Consiglio di Sicurezza.
Queste mail confermano che il Dipartimento di Stato non solo sapeva della natura spuria di ciò che Blumenthal chiama “voci” che avevano come fonte esclusiva il lato dei ribelli, ma anche che non ha fatto nulla per impedire che tali false notizie arrivassero ai piani alti, che ne hanno poi dato “credibilità”.
Sembra inoltre che la storia del Viagra probabilmente sia stata inventata di sana pianta da Blumenthal stesso.
Brad Hoff
Fonte: www.foreignpolicyjournal.com
Link: https://www.foreignpolicyjournal.com/2016/01/06/new-hillary-emails-reveal-true-motive-for-libya-intervention/
6.01.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org  a cura di di HMG

PADOAN SHOW

Home / Attualità / COME HA FATTO PADOAN A FOTTERE TUTTA LA UE, SALVANDO LE VENETE COI TUOI SOLDI?

COME HA FATTO PADOAN A FOTTERE TUTTA LA UE, SALVANDO LE VENETE COI TUOI SOLDI?

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
Per chi non avuto accesso alla Suprema Summa postata da Chiara Zoccarato sulla catastrofe delle banche venete a firma dello stimabile saltimbanco Stefano Fassina, fornisco qui un modesto chiarimento di Serie B.
I fatti secondo La Repubblica:
Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Un intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio… Semaforo verde anche dalla Ue in base alle norme sull’insolvenza… I depositi restano pienamente protetti. I detentori di debito senior non dovranno contribuire alle perdite finanziarie di quest’operazione… l’importo complessivo delle risorse mobilitate dal governo è di 17 miliardi, anche se l’esborso immediato è nei confronti di Banca Intesa, che rileverà le parti “sane” delle venete con un regalo di Stato da 5,2 miliardi (a Intesa vengono regalati 5,2 miliardi pubblici per comprarsi i crediti semi-marci delle venete, non quelli già decomposti nei loculi, nda)…
Per i titolari di obbligazioni subordinate (gli sfigati citrulli che ci cascarono, nda) sarà previsto un ristoro dell’80% da parte dello Stato… Lo Stato è disponibile a impiegare ipoteticamente per l’operazione un ammontare complessivo massimo che più o meno è di 12 miliardi aggiuntivi, oltre a i 5 per Intesa… Il provvedimento consentirà infatti di avviare la liquidazione ordinata dei due istituti veneti e aprire la strada alla separazione delle attività con la creazione di una bad bank, e creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa” (di fatto si regalano ad Intesa 5 miliardi per prendersi i crediti semi-marci delle venete, e per quelli decomposti nel liquame si fa una bad-bank con 12 miliardi pubblici)…
Poi uno sbircia ciò che scrivono gli analisti mondiali che non hanno il fiato di De Benedetti-Pd-Renzi sulle tastiere, e scopre altro. Ad esempio che l’intera operazione è a rischio di un buco insolvibile di 400 milioni di euro, perché sapete, ste cose sono come il preventivo dell’idraulico per rifarti il bagno: “Signora, XX euro garantiti!”… ma poi si scopre che c’è un tubo marcio in cui scarica la lavatrice e pure il cesso, o che ci passa una condotta gas proprio dietro il bidè, o che… e il preventivo diventa XXXX. Ma peggio…
Questi salvataggi di banche fallite europee (in Italia quasi tutte) devono essere eseguiti secondo le regole europee, no? senno che cazzo ci stanno a fare Draghi, la Commissione UE e la famosa Banking Union che regolamenta tutto il settore? Quando il Banco Popular in Spagna è andato a puttane, la UE ha preteso l’applicazione delle regole, e cioè che i risparmiatori senior e junior ci smenassero tutti i soldi PRIMA CHE LO STATO CI METTESSE QUELLI DEI CONTRIBUENTI, e che Banca Santander (l’equivalente di Intesa in sta storia) si comprasse solo i crediti decenti.
Bè??? Com’è che per l’Italia sia Juncker che Draghi oggi hanno chiuso un occhio e permettono a Gentiloni di succhiare 17 miliardi dai soldi dei contribuenti italiani per salvare quei coglioni che hanno investito nelle venete senza che nessuno di questi coglioni ci rimetta un soldo? Fra l’altro Bloomberg calcola che alla fine noi cittadini – senza asili nido, con ospedali a pezzi, aziende che esplodono come petardi a Capodanno, o pensioni minime da Sudan – finiremo appunto per essere ri-tassati per 10 miliardi di euro per sta Gran Operazione Venete-Padoan-Gentiloni-Renzi.
Un balbettante Juncker ha detto che l’eccezione italiana è possibile perché le due banche venete non sono SISTEMICALLY DANGEROUS, cioè sono robetta che se fallisce non trascina a effetto domino il resto delle banche italiane, per cui in questi casi non si applicano le nazi leggi della Banking Union. CAZZATE. Le italiane sono le banche più fallite d’Europa, hanno in pancia 1/3 di tutti i crediti marci in Europa (360 miliardi) anche se contano per solo il 16% degli Istituti di Credito della UE, e se le venete venivano lasciate al loro destino ECCOME CHE TIRAVANO GIU’ TUTTO IL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO.
Mi fermo qui. Riassunto:
1) Gentiloni e Padoan adesso ci tasseranno per altri 10 miliardi per coprire i buchi del salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza e dei creduloni italioti che gli hanno comprato i pacchetti risparmi che erano marci come una ponga morta in agosto sul Tevere.
2) Se la UE lascia passare questa, essa diverrà la norma in Italia, e preparatevi a pagare oceani di aumenti IVA, sigarette, bolli, gabelle, tasse ecc. quando le altre ‘putrefatte italiane’ busseranno alla porta del PD con gli stracci in mano.
3) Ma in sto bordello psicopatico di regole UE da Banda della Magliana, non era meglio stabilire che una Banca marcia VIENE SEMPLICEMENTE NAZIONALIZZATA, NESSUN CONTRIBUENTE CI SMENA 1 SOLDO, TUTTI I CREDITORI JUNIOR VENGONO TUTELATI, POI QUANDO LA BANCA TORNA SANA, PALAZZO CHIGI LA RIVENDE AI PRIVATI E CI FA UN PROFITTO? Proprio come hanno fatto in USA e Gran Bretagna, i cui Ministeri del Tesoro si sono visti ritornare nelle casse decine di miliardi in profitti dopo i ‘salvataggi’? Che dite, una brutta idea?… AH! CHE GAFFE! Scusate, vero, dimenticavo, USA e GB hanno moneta sovrana…

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1796
26.06-2017

CHE BRUTTE STORIE!

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Storia di mafie, di rivoluzioni mancate e di patti fruttuosi

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it
Che l’Italia fosse una terra dominata dalle mafie è un fatto risaputo, ma che un importante “pezzo” dello Stato – il Procuratore antimafia Roberti – lo ammettesse (1) freddamente durante un’audizione di fronte alla commissione antimafia della Camera, dovrebbe far meditare. Non tanto per il fatto in sé, quanto per le varie strategie politiche di cui, spesso, si sente dissertare, condite – a volte – persino da litigi di parte…tutto ciò viene completamente azzerato dalle dichiarazioni di Roberti: nulla, al di fuori del potere “nello” Stato – a questo punto nello Stato Mafioso – può essere fatto, né immaginato, e forse nemmeno sognato, per non incorrere nel reato di “lesa mafiosità”.
Penso soprattutto a Grillo ed al M5S – gli altri, contano come il due di coppe: o sono mafiosi, massoni, ecc oppure anelano a diventarlo.
Forse è meglio fare un breve sunto delle dichiarazioni di Roberti, perché c’è da tremare: incredibile questo scorcio di millennio italiano, un “1984” dove un Paese non viene asservito e dominato da una sorta di potere hitleriano o fac simile dello stesso, ma da cupole e famiglie mafiose. Le quali, decidono se un ospedale va chiuso o costruito, se una strada deve andare in malora oppure diventare una superstrada (con ponti e cavalcavia temporizzati, ossia che crollano a tempo debito per riproporre un nuovo appalto) e tanti, tanti mezzi che spostano terra. L’Italia non è la terra del sole, è la terra della terra. Da scavo.
E’ sufficiente ricordare che la terra scavata per il terzo valico ferroviario (alle spalle di Genova, già in territorio piemontese) è stata portata a Stella, il paese di Pertini, a 10 chilometri da Savona. Quando gli amministratori locali hanno chiesto se, con quella terra – una vera e propria montagna – potevano pianeggiare alcune aree per costruire un campo di calcio, la referente fam…scusate l’azienda…ha risposto picche.
Quella terra non si tocca! Finirà a Pra (rione di Genova) non si sa bene quando, il perché e il percome. Sei autocarri per il trasporto della terra sono andati e venuti per mesi – sei corse ciascuno il giorno – per circa 90 km di tratta…fate voi…quanto vale ‘sta terra!
Mi sa che grazie ad appalti, subappalti storni e deroghe – e corrispondenti variazioni nel bilancio statalregionalcomunale – l’abbiamo pagata come oro. Chi? Ma noi! E chi credevate!
Ma Roberti spiega anche che, mentre la camorra è quasi insignificante (sotto l’aspetto della penetrazione nello Stato) e la mafia in altre faccende affaccendata (governare la Sicilia, come base per i suoi traffici internazionali) la n’drangheta è la vera Primula Rossa colei che, nata da un contesto contadino su base quasi tribale, è divenuta il mezzo più duttile per fare affari con questa classe politica.
Mentre le altre mafie hanno strutture verticistiche (il richiamo a Messina Denaro è d’obbligo) le varie n’drine sono “contesti economico-affaristici” che si attivano direttamente, senza ingombranti “cupole” che generano difficoltà per essere attivate, e veleni a non finire se qualcuno scopre la frittata. I tanti casi, da Della Chiesa in poi, lo indicano chiaramente: mafiosi che si pentono e pentiti che si “spentiscono” sono all’ordine del giorno, cascate di fatti, eventi, dichiarazioni che generano affanni anche ad una mente allenata alla logica più raffinata. Con processi millenari che terminano fra le sabbie di un deserto giuridico.
Con la n’drangheta – e le sue moltissime famiglie – si può fare affari immobiliari (od altro) senza rischi, poiché i patti sono chiari e le eventuali controversie sono decise dai capi delle varie n’drine, che cercano sempre l’equilibrio interno/esterno, fra gli affari che coinvolgono lo Stato ed il traffico di Cocaina il quale – almeno ufficialmente – lo Stato dovrebbe contrastare. Su tutto, deve regnare il silenzio della pax mafiosa.
In questo panorama economico “on demand” la vetustà e la frammentazione della struttura calabrese diventa duttile, più moderna della blasonata mafia o della vulcanica camorra.
Roberti mette l’accento sulla “quarta mafia”, ovvero la Sacra Corona Unita pugliese, che viene spesso dimenticata.
Se vi recate in Albania, sarete sorpresi dal fermento economico, un roboante “sviluppo” che nasce da un accordo – ovviamente non scritto e nemmeno riconosciuto – fra lo Stato ed i produttori di cannabis, la quale viene rivenduta in Italia e, da lì, prende la via dell’intera Europa. Qui, Roberti deve avere notato la similitudine fra la mafia pugliese e la n’drangheta: la prima s’è impadronita del settore di produzione albanese, mentre la seconda – da molto tempo – s’è insediata a Medellin e, da lì, dirige i traffici di coca verso l’Europa.
C’è veramente poco da star allegri e Roberti aggiunge un personale rimedio: liberalizzare la cannabis. Nulla in contrario…ma…per riprendere il controllo dello Stato dovremmo liberalizzare anche la Cocaina, poi l’Eroina, i vari allucinogeni in pasticche…è questa la strada?
Roberti non si dilunga (almeno, così riportano le agenzie) sul com’è nato il rapporto – diciamo “confidenziale” – fra la n’drangheta ed i servizi. Credo di saperlo: basta risalire la scia di sangue che hanno lasciato.
Nel 1970, durante il tristemente famoso “Boia chi molla” di Reggio Calabria, un gruppo di cinque anarchici – il cosiddetto gruppo della Baracca – svolgeva un lavoro di controinformazione, con ciò che avevano a disposizione all’epoca, macchine per scrivere e fotocamere.
Dissero d’aver scoperto “cose che avrebbero fatto tremare l’Italia” e partirono per Roma, dove avevano un appuntamento con l’avv. Di Giovanni, uno dei redattori de “La strage di Stato”. Non arrivarono mai: giunti a Frosinone finirono contro un camion e persero tutti la vita nell’incidente.
Ritengo che (non) vi stupirà sapere che gli agenti della squadra politica di Roma giunsero (od erano già lì) prima ancora delle ambulanze: nulla del loro materiale, scritto e fotografico, fu ritrovato.
Ma la storia continua, perché Francesco Mastrogiovanni – il maestro di Pollica ucciso con un TSO – stava tornando ad indagare su quei lontani eventi: 87 ore d’ospedale lo ridussero cadavere. Ma anche il sindaco che aveva ordinato il TSO – Angelo Vassallo – fu ucciso e non si risalì mai all’autore. Quando, in quelle terre, un omicidio non trova nessun pentito, nessun pizzino, nessun confessionale né amante che si lasci sfuggire qualcosa, state certi che non è solo mafia, c’è dell’altro. “Meglio prevenire, cancellando, che reprimere” deve aver pensato il killer mentre riponeva la pistola.
Quando scoppiò la nota vicenda delle navi dei veleni, il pentito Francesco Fonti rivelò d’essere in contatto, per quei traffici, con il SISMI, nella persona di Guido Giannettini: della serie, “a volte tornano”.
Credo che potremmo continuare, ma non voglio abusare della vostra pazienza: sono cose risapute, che però, ogni tanto, è meglio ricordare.
Il problema è: preso atto della situazione, una forza politica che desideri mantenersi estranea al gioco Stato/Mafie per giungere al potere, quale strategia deve attuare?
L’unica forza politica che non è mai stata al governo è il M5S: tutti gli altri si sono abbondantemente nutriti del latte mafioso.
Oggi questa domanda è d’obbligo, poiché si nota – a grandi linee – che l’elettorato italiano è ripartito in tre parti equipollenti: destra, sinistra e M5S, non sottilizziamo su queste definizioni e prendiamole per buone, 33,33 e 33, come il Leonardo di Benigni e Troisi. Ecco perché la legge elettorale è il terreno di scontro, perché solo essa può far prevalere una parte sull’altra, non il voto.
Il M5S nasce come movimento d’opinione, ed ottiene un successo insperato nel 2013: lo spreca malamente, rifugiandosi in un Aventino senza dar segno di sé, cosa che sarebbe stato in grado di fare, ma meglio, chiedendo tre ministeri “di peso” (Interni, Economia e Giustizia) sui 12 con portafoglio ed obbligare il PD ad un ovvio rifiuto.
L’immagine che avrebbero dato agli italiani sarebbe stata di un movimento che sa quel che è importante e lo chiede, senza complessi: per il PD sarebbe stato (mediaticamente) difficile (e costoso) quel rifiuto, invece ci toccò sorbirci la penosa menata di Crimi e della Lombardi, che i due ascoltatori del PD ascoltarono annoiati. Tanto, questi non graffiano – compresero – e non hanno nemmeno capito come possono “spendere” al meglio il credito elettorale che gli italiani hanno loro conferito.
Quando, poi, il M5S si avviò per partecipare – e in alcune realtà vincere – le elezioni amministrative, Renzusconi giubilò: si vanno a fiondare direttamente, da soli, nel tranello!
Le realtà amministrative sono la feccia del malaffare, dove tutti s’abbeverano al bilancio statale ed alle tasse locali per finanziare le loro tasche, quelle dei loro amici e sostenere il sistema delle tangenti, il solo modo per sopravvivere politicamente: il voto è trapassato dall’antica appartenenza alla partecipazione interessata, che è l’anticamera del voto di scambio.
Nel mare magnum delle amministrazioni si consuma ogni crimine, Formigoni docet, ed è difficile starne fuori poiché le sfaccettature del sistema sono infinite, basti pensare ad un movimento di rinnovamento cattolico – nato negli anni ’70 – trasformato nel centro di potere delle male amministrazioni d’ogni colore.
Poi, ci pensa la stampa “amica” – la Raggi ora se ne accorge – poiché anche un rifiuto viene trasformato in una vicenda giudiziaria, laddove mille veleni – veri o falsi – vengono adombrati od esaltati, atti alla bisogna. E la gente non comprende più: torna a pensare “sono tutti uguali”.
L’unico modo d’imporsi, per un movimento d’opinione, è quello di tenersi distante da ogni realtà maleodorante, poiché o cambi il sistema di “lavoro” – e questo puoi farlo solo se hai le leve del vero potere in mano: magistratura, forze armate, servizi, ecc – oppure ne stai fuori.
C’è un aneddoto che raccontano in Marina: “Se sei su un sommergibile a 300 metri di profondità e vieni centrato in pieno dalle cariche esplosive, come fai a salvarti?” La risposta è “Non esserci sopra”.
C’è un interessante precedente: parliamo di Gentiloni.
No, non si tratta del penoso e traballante homunculus che siede a Palazzo Chigi, bensì del suo avo Vincenzo Ottorino, noto per il famoso “Patto Gentiloni”.
Dopo il 1870 e la conquista di Roma da parte italiana, il papato si chiuse ermeticamente nei confronti degli invasori, ma aveva le sue “truppe” dislocate su tutto il territorio, dalle Chiese alle Associazioni cattoliche. Con un semplice “non expedit” – “non conviene”, contenuto nell’enciclica – le curie s’opposero a qualsiasi tipo di partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana.
Nel 1912 la situazione dovette far meditare che era il momento d’agire (si dovevano contrastare i socialisti ed i radicali), così Vincenzo Ottorino Gentiloni – che era presidente dell’Unione cattolica romana – stilò il noto patto, che riammetteva i cattolici al voto. Il patto fu fra Giolitti e Gentiloni, a nome del Papato: la proibizione fu però abolita solo nel 1919, dieci anni prima dei Patti Lateranensi.
Poi venne il Fascismo, e la politica divenne sotterranea, ma anche i cattolici ebbero i loro martiri, Don Minzoni, ad esempio.
Nel 1946, la “macchina” politica democristiana era pronta, pulita e oliata per reggere il Paese per quasi mezzo secolo.
Ancora nel terzo millennio, però, i cattolici – Casini e Buttiglione da un lato, Franceschini e Gentiloni dall’altro – ogni settimana s’incontravano in un discreto convento di monache, a Roma. Se Roma divenne italiana, l’Italia diventò Vaticana.
Per questa ragione – se c’è ancora il tempo per farlo, questa valutazione dovrà essere del M5S stesso – la decisione dovrà essere presa, poiché nell’attuale situazione non c’è speranza di giungere a niente, senza gravi e pericolose convergenze – che l’astuzia dei parlamentari grillini, unita all’assenza di un centro politico chiaro nel Movimento – non sembrano consigliare.
In effetti, l’unico che raggiunse il “potere del 51%” – in qualche modo – fu De Gasperi, l’erede designato dall’astensione in politica del 1870 e, quindi, del Patto Gentiloni.
Certamente, le menti che presagirono quella “lunga marcia” verso il potere erano menti raffinate e pazienti, per contrappasso, però, oggi le situazioni – visto il grave stato nel quale sopravvive il Paese – s’evolvono con maggiore velocità.
L’unica cosa certa è che il M5S – se continuerà su questa strada – finirà per farsi inglobare (anche senza partecipare!) al mondo corrotto che li circonda, senza nessuna speranza di giungere al potere. Al potere che conta, ovviamente: se s’accontentano solo delle poltrone il problema non esiste.
Siediti e aspetta, ma non partecipare: il decalogo del movimento d’opinione rimane sempre quello, mentre la prassi indica che, quando il bacino si riempie troppo, l’onda tutto travolge. Ci vogliono nervi saldi e menti raffinate: qualità che, purtroppo, non mi rendono ottimista.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/06/storia-di-mafie-di-rivoluzioni-mancate.html
24.06.2017

FINE DELL'ACQUA

Emergenza idrica? Annaffieremo i campi con la Coca Cola – ilcambiamento.it

ilcambiamento.it -Emergenza idrica? Annaffieremo i campi con la Coca Cola. Se un extraterrestre ci vedesse, registrerebbe un misto di follia e stupidità che ormai attanaglia gran parte del genere umano o comunque di sicuro quella parte di genere umano che considera se stesso pure superiore al resto. – 
Si pensa a tutto tranne che alle cose veramente importanti e che ci tengono in vita: l’acqua, l’aria, il cibo sono sempre più minacciati, ma ci si preoccupa dell’ennesimo fidanzato della famosa star e ci si accapiglia nelle alte sfere in ridicole lotte di potere mentre le basi della nostra esistenza stanno drammaticamente crollando.
Se ad esempio non avremo acqua per vivere, servirà infatti a ben poco sapere se in futuro saremo derubati da un sistema elettorale maggioritario o proporzionale.
Dalla primavera praticamente non piove ed è la seconda primavera più calda dal 1800, cioè da quando si rilevano le temperature; in inverno è piovuto e nevicato il 50% in meno della media, l’effetto serra è ormai evento risaputo e di conseguenza l’Italia è a rischio di desertificazione, le reti idriche hanno perdite spaventose che in alcune regioni arrivano quasi alla metà.
A ciò vanno aggiunti gli enormi sprechi idrici in edifici pubblici e privati, in agricoltura si utilizzano metodologie di irrigazione assurde come quelle dell’irrigazione a pioggia in pieno sole. Le terribili conseguenze sono: laghi e fiumi prosciugati con fauna compromessa, falde allo stremo, agricoltura in ginocchio con perdite miliardarie, aumento di rischio incendi.
E tutto era ampiamente prevedibile e si poteva e doveva intervenire ben prima. Non mi pare che i politici, che obbligano la gente a vaccinarsi dicendo che lo fanno per il loro bene, si stiano occupando della salute e della salvaguardia dei cittadini.
Non mi pare di aver sentito nei programmi elettorali delle recenti elezioni amministrative interventi immediati per tutelare la sopravvivenza delle persone ben sapendo che senza acqua non solo si campa al massimo per qualche giorno ma in più l’agricoltura non ci può sfamare.
Come si possono chiamare quelle persone pagate profumatamente che godendo di ogni privilegio e potere e che dovrebbero salvaguardare i cittadini non fanno nulla in questa direzione e quindi con il loro comportamento mettono a repentaglio la vita delle persone e minano le basi la nostra sopravvivenza? Mi viene una parola sola: criminali.
Quei criminali che adesso dicono che non bisogna sprecare acqua quando ormai è evidentemente troppo tardi. Ma anche seguendo il loro vago consiglio fuori tempo massimo, cosa fanno concretamente i criminali affinchè la gente non sprechi acqua? Intervengono urgentissimamente a tappeto con campagne di informazione e formazione ovunque?
Intervengono tecnicamente in edifici pubblici e privati di ogni tipo, scuole, imprese, per ridurre ogni possibile spreco?
Rendono obbligatori (altro che vaccinazioni!) con tanto di controlli, l’installazione di sistemi di recupero d’acqua piovana laddove possibile, limitatori di flusso in qualsiasi rubinetteria, sistemi di fitodepurazione con recupero delle acque reflue? Pianificano programmi di riforestazione?
Consigliano ad ogni agricoltore i migliori e più efficienti sistemi di irrigazione? Riducono a monte gli sprechi nelle reti di distribuzione? Prevedono interventi di drastica riduzione dell’effetto serra?
Niente, zero, nulla di tutto ciò. Tra l’altro agire in questo modo darebbe “solo” qualche milione di posti di lavoro, quindi non solo criminali ma pure idioti.
Quegli stessi criminali che verranno rivotati dai loro complici cioè i cittadini stessi che in maniera masochista rieleggono costantemente i loro carnefici organizzati in comitati di affari. Cittadini che poi continueranno a lamentarsi se i comitati di affari fanno i propri interessi come ovvio.
E non mi si venga a dire che non ci sono soldi per intervenire, perché gli sprechi di denaro pubblico e privato ormai raggiungono vette che superano i pianeti più lontani del nostro sistema solare.
In situazioni del genere i cosiddetti esperti, i professoroni, i buffoni che vanno alla corte televisiva e che non sanno nemmeno cosa è un riduttore di flusso, fanno accurate analisi del nulla. E noi paghiamo pure il canone per essere puntualmente e scientificamente presi in giro.
Quando passerà la nottata (se passerà), si dimenticherà ogni cosa e tutto ritornerà come prima fino alla prossima crisi che sarà peggiore della precedente non intervenendo alle radici dei problemi.
L’uomo moderno che agisce in questo modo scellerato è un miserabile, profumato, laccato, falsamente sicuro di sé, che nelle pubblicità viaggia con auto nuove sfreccianti nel deserto, indossa vestiti firmati, passa da un drink all’altro e pensa probabilmente che finchè c’è acqua minerale c’è speranza e in effetti a breve le campagne verranno innaffiate con la Coca Cola e ci laveremo solo con la Ferrarelle.
L’uomo moderno vive così lontano dalla natura, chiuso in edifici davanti ad uno schermo, che non concepisce più nemmeno che è la stessa natura a farlo vivere.  Prigioniero del suo mondo artificiale e di plastica ha perso ogni riferimento e base. Non è più niente, è solo un ridicolo consumatore impazzito che vaga alla ricerca di qualcosa che non sa più nemmeno lui.
Ci sveglieremo in tempo dall’incantesimo visto che senza acqua non c’è possibilità di vita né per chi tosa le pecore, né per le pecore stesse?

LA TORTURA QUOTIDIANA

Urla nel silenzio della piccola feroce tortura quotidiana – Remocontro

remocontro.it – Urla nel silenzio della piccola feroce tortura quotidiana. 26 giugno, giornata internazionale contro la tortura. Quale tortura?
Quella della scuola Diaz a Genovca con la recente condanna all’Italia, o quella che uccide Stefano Cucchi? La tortura quotidiana di un sistema carcerari barbaro.
Francesca de Carolis senza sconti. Dal 2000 nelle carceri 956 suicidi e 2.663 morti, molte per cause mai chiarite. Da quest’anno già 23 suicidi.
«Si impiccano, si strangolano con i lacci delle scarpe, si tagliano le vene con le lamette oppure si mettono un sacchetto di plastica in testa e ci infilano il fornellino e aspirano il gas…». – Di  
26 giugno, giornata internazionale contro la tortura. E chissà perché la pagina del taccuino di appunti si apre su una testimonianza di Patrizia Pugliese, che è stata insegnante in carcere a Tolmezzo: “Il mio incontro con la realtà carceraria è stato devastante, dal punto di visto emotivo, umano.
Alcune scene ricostruite stasera mi riportano ai grandi soprusi, eccidi della storia, uno su tutti, l’olocausto, il disprezzo verso gli ebrei, i diversi…”. E racconta del colloquio avuto con una guardia.
Di cui naturalmente non può fare il nome, che non lavora in Friuli, ma che le ha raccontato cose che avvengono in carceri italiane…
La testimonianza è di sette anni fa, ma ancora ritorna, negli incubi…
Dell’agente non si fa il nome, Patrizia lo chiama Gesù… che al suo lavoro in carcere, racconta, “sopravvive”.
A cosa? “Al dolore, alla storia dei deboli, dei marocchini, degli albanesi, ma anche di tanti, troppi ragazzi italiani.”
Gesù, che una volta ha salvato un marocchino che aveva tentato di uccidersi con il laccio delle scarpe. “Ma mica è l’unico che ho salvato. Sai quanti… io non sono cattivo come certi miei colleghi. Sai quante volte mi hanno detto… lascialo morire lì quel delinquente.
Ma io non voglio pesi sulla coscienza. Io quando torno da mia moglie e da mia figlia devo guardarle diritto negli occhi. Alcune volte ho visto scene non belle (…).
Una volta un albanese aveva appena saputo della madre morta… dopo poche ore si era aperta la pancia con una lametta, aveva le budella di fuori… sono corso in bagno a vomitare… non ho dormito per diverso tempo”.
E perché un gesto così estremo?
“E senti, Patrì, quello stava già depresso.. Sai quanti depressi ci stanno in carcere? Forse, dico io, non gli avranno dato il permesso di andare ai funerali e lui ha cercato di uccidersi. Poi, ho saputo dopo, è stato ricucito e si è salvato.
Ma io per mesi ho avuto incubi, sudavo e mia moglie che mi implorava di cambiare lavoro… Cambiare lavoro adesso? E cumme facciu a cangiare… A’ Crisi….”
“Ma sai quanti in carcere si tagliano, si provocano ferite per protesta… e noi, cosa vuoi che facciamo? Li portiamo in infermeria, medicati, un calmante. Per avere poi un colloquio con uno psicologo ne passa tempo, devi fare le domandine. E non sempre ti vengono inoltrate. Per cattiveria, alcune non partono nemmeno…”
Roba da denuncia, incalza Patrizia.
E Gesù: “Ma chi vuoi che parli? Prova tu a dire queste cose… Vedrai come ti rompono le palle. (…) Non ho mai visto in tanti anni di carcere un educatore, un professionista esterno denunciare questo stato di cose. Tanto a chi vuoi gliene freghi dei detenuti? (…) Ma sai quanta disperazione c’è… A me fanno pena.
Sembrano leoni in gabbia, una volta a uno gli ho raccolto una pagnotta da terra, lui era dentro la cella, e la pagnotta è cascata fuori dalle sbarre. Io l’ho raccolta …
Un mio collega si è avvicinato al detenuto e con violenza gli ha detto: sei fortunato che stasera hai trovato lui… Per me potevi pure morire di fame, pezzo di merda!!”
E scivolano davanti agli occhi numeri: dall’inizio del 2000 nelle nostre carceri ci sono stati 956 suicidi e un totale di 2.663 morti. Ma di molte di queste morti non sono state chiarite le cause. Dall’inizio di quest’anno già 23 suicidi… e spesso si parla di morti annunciate… ma a chi importa?
Ancora le parole terribili del nostro Gesù: “Si impiccano, si strangolano con i lacci delle scarpe, si tagliano le vene con le lamette oppure si mettono un sacchetto di plastica in testa e ci infilano il fornellino e aspirano il gas…”
Ancora: “Certo che avvengono i pestaggi in tutte le carceri italiane. Io no… mai pestato nessuno… Non ci riesco… Quando vedo mi allontano… Non voglio vedere e sentire le urla. Sembrano quelle dei maiali. Quando vengono uccisi… Ma sai, alcuni ti provocano, ti ci portano a mettergli le mani addosso. Alcuni se la cercano…”
Ma non è provocazione, si chiede e chiede Patrizia, il fatto di stare al chiuso in celle sovraffollate…
Quando Patrizia Pugliese ha incontrato quest’agente, era trascorso appena un anno dall’omicidio di Stefano Cucchi… Come non chiedersi e non chiedere, dunque… Stefano Cucchi potrebbe essere stato pestato?
“Certo che è stato pestato… Si usano delle buste nere, da spazzatura, per non lasciare troppe tracce e su quelle si pesta… Poi si sanno i punti da colpire… Ma nessuno ti dirà mai che è stato pestato. Si suppone… Io non lo trovo né giusto e né umano, ma nelle carceri funziona così, è il sistema e nessuno può farci niente…Ma sta storia non sta’ a raccontarla nessuno…”
Ma Patrizia Pugliese aveva sentito subito il bisogno di scrivere, “scrivere, scrivere scrivere, forse vorrei urlare, ululare, miagolare, nitrire, abbaiare…. Farmi sentire da tutti, dall’universo intero, ma qui tutti dormono…”.
E il suo urlo arriva fin qui. Quelli che ho riportato sono solo alcuni brevi passi di una lunga conversazione, che invito ad andare a leggere tutta nel sito di “Urla dal Silenzio”.
(https://urladalsilenzio.wordpress.com/?s=patrizia+pugliese). Sì, ci vuole un po’ di coraggio…
Ma provateci, mentre ricorre la Giornata contro la tortura, mentre la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo torna a condannare l’Italia per le violenze e le torture avvenute all’interno della scuola Diaz durante il G8… mentre alla Camera è in attesa di essere approvata una legge che, se ne avete letto qualcosa, la tortura sembra definitivamente autorizzare… purché si torturi poco poco, purché si uccida una volta sola…
Un testo che dovrebbe farci vergognare… Il mesto commento di Antigone e Amnesty International: “Con rammarico prendiamo atto del fatto che la volontà di proteggere, a qualunque costo, gli appartenenti all’apparato statale, anche quando commettono gravi violazioni dei diritti umani, continua a venire prima di una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali che risponda realmente agli impegni assunti 28 anni fa con la ratifica della Convenzione”. Quella che oggi ancor più mestamente si ricorda…

SICCITA'

E’ arrivata la siccità. Tra cambiamenti climatici e cattive gestioni, il futuro è arido | Global Project

globalproject.info – E’ arrivata la siccità. Tra cambiamenti climatici e cattive gestioni, il futuro è arido – di Riccardo Bottazzo
Una lunga striscia di sabbia. Una volta lo chiamavamo fiume Adige. E la Piave, solo per restare in Veneto, non è ridotta molto meglio.
In quanto al lago di Garda, uno dei bacini idrici più grandi d’Italia, siamo all’allarme rosso: il livello sta scendendo di due centimetri al giorno e attualmente è attestato sui 70 cm, contro i 128 o 130 dei tre anni precedenti.
Le altre regioni italiane non sono messe meglio. Solo nell’ultimo anno, in Sicilia, le riserve idriche sono scese del 15 per cento.
In Emilia, le città di Parma e Piacenza hanno dichiarato lo stato d’emergenza.
La Sardegna è alla disperazione. Rispetto alla stagione precedente, le precipitazioni sono state minori del 40 per cento e il rifornimento idrico per le coltivazioni hanno registrato punte del 90 per cento di deficit.
Anche se la situazione migliorasse improvvisamente, saranno ben poche le coltivazioni dell’isola che riusciranno a sopravvivere.
E poi leggi che il Food sustainability index – lo studio internazionale dell’Economist Intelligence Unit che mette in relazione risorse e sostenibilità – piazza l’Italia al sesto al mondo per quantità di acqua a disposizione!
Stavolta però, i cambiamenti climatici non c’entrano. O meglio, c’entrano a livello globale. L’eccezionale ondata di caldo ha colpito tutto il bacino Mediterraneo sino al nord Europa. Solo in Italia, è stata registrata una temperatura media di 1,9 gradi in più rispetto alla media stagionale. Fatto salvo per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nessuno mette più in dubbio che questi picchi siano imputabili alla nuova stagione climatica verso cui l’intero pianeta si sta avviando, oramai, senza possibilità di ritorno.
Ma perché allora abbiamo scritto che, nel caso dell’Italia, i cambiamenti climatici non c’entrano con la siccità? Perché l’Italia avrebbe tutti i mezzi per far fronte perlomeno a questa prima fase dei cambiamenti se avesse dei politici all’altezza di gestire le risorse a disposizione. Politici capaci di uscire dalla fase emergerziale per impostare una oculata politica di gestione del bene comune.
Ed invece è l’opposto: il tema dei cambiamenti che avrebbe bisogno di strategie più a lungo che a breve termine, è sottovalutato – per dirla in maniera gentile – dai nostri politici di Governo e anche di opposizione. Evidentemente, è un tema che, al contrario di quelli legati alla “sicurezza” e al “degrado”, non porta facili consensi.
Il risultato è davanti agli occhi di tutti. Siamo uno dei Paesi più ricchi d’acqua e sprechiamo al bellezza di  2,8 milioni di metri cubi di acqua potabile al giorno – più di un quarto del totale – convogliandola in acquedotti che sono delle autentici scolapasta. Anche gli acquedotti dell’antica Roma erano più funzionali degli attuali.
E non è tutto. Anche noi italiani, siamo spreconi. Colpa nostra certamente, ma anche di chi avrebbe dovuto fare e non ha fatto una efficace informazione. Il nostro consumo pro capite è superiore al 25 per cento rispetto alla media europea.
E vanno pesati anche i consumi dovuti ad una agricoltura che ha fatto dello spreco, dell’insostenibilità e dei sussidi statali il suo punto forte.
L’89 per cento delle nostre risorse idriche se ne vanno a coprire queste produzioni. E anche qua, siamo gli ultimi in Europa con un utilizzo di oltre 2 mila e 200 litri per italiano all’anno.
Come dire che se ogni giorno ciascuno di noi beve circa due litri d’acqua, ne consuma quasi 5 mila per l’alimentazione. Basterebbe solo adottare la dieta mediterranea –  si legge nel Food sustainability index – privilegiando i prodotti di stagione prodotti da una agricoltura per quanto possibile sostenibile e non aggressiva verso l’ambiente, per abbassare a 2 mila litri al giorno il consumo pro capite e rientrare nei parametri europei.
Tutti discorsi che la politica di governo, impegnata a salvare banche e a costruire emergenze sui migranti, non vuole ascoltare. Preferisce dichiarare “Stati di emergenza” – come ha fatto il governatore del veneto, Luca Zaia – che hanno il solo obiettivo di mungere qualche milionata di euro allo Stato.
Euro che finiranno nelle tasche degli agricoltori in modo da che possano continuare a fare agricoltura proprio come la fanno adesso e che, di sicuro, non verranno utilizzati per mettere in efficienza il nostro disastrato sistema idrico.
Senza contare che la cattiva gestione delle risorse idriche ha avuto come conseguenza in tante amministrazioni, il loro affidamento al privato.
Cosa che, come era lecito aspettarsi, ha comportato solo un aggravio di spesa per i contribuenti ed un peggioramento della gestione  complessiva della “merce” in termini di sprechi. Più ne viene adoperata, e più il privato guadagna.
Quello che non vogliono sapere, i nostri amministratori, è che gli studi della Convenzione delle Nazioni Unite Contro la Desertificazione, hanno inserito nelle zone a rischio anche l’Italia. Il 70 per dell’intera Sicilia, il 58 per cento della Puglia e del Molise e, in percentuali poco minori anche le altre regioni, rischiano di trasformarsi in un Sahara.
Se va avanti così, tra i futuri migranti climatici, che tra il 2008 e il 2015 sono stato oltre 200 milioni, presto ci saremo anche noi italiani.
Tratto da: Eco-Magazine.info
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