IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

domenica 30 aprile 2017

IL VENEZUELA E IL MONDO ALLA ROVESCIA: DAL BLOG DEL PROF. FOLLIERO

http://umbvrei.blogspot.it/2017/04/il-venezuela-e-il-mondo-alla-rovescia.html

Gente de Zona - Si No Vuelves (Official Video)

Stone Sour - Fabuless [OFFICIAL VIDEO]

Chris Brown - Jealous Remix ft. Beyoncé (Official Music Video Edit)

LA CONSEGUENZA DELLE ARMI CHIMICHE

Home / Notizie dal Mondo / Come le armi biologiche hanno portato alla tortura… ed al nucleare nordcoreano

Come le armi biologiche hanno portato alla tortura… ed al nucleare nordcoreano

FONTE: MOON OF ALABAMA
Nell’articolo “Perché la Corea del Nord ha bisogno di ordigni nucleari – e come farla smettere di averli” (trad Ita QUI), abbiamo sottolineato i danni fatti da Stati Uniti ed alleati nella guerra di Corea. Che Pyongyang cerchi “armi di distruzione di massa” è abbastanza comprensibile quando si tiene conto delle  centinaia di migliaia di tonnellate di napalm usatele contro. Ma l’America ha fatto anche di peggio. Agenti di guerra biologica, soprattutto antrace, sono stati gettati su Corea del Nord e Cina ed hanno ucciso civili. Il comando Stati Uniti/ONU ha negato tale utilizzo e lo ha coperto. Una conseguenza di tale copertura è stato lo sviluppo di metodi di tortura nei SERE (programmi di formazione dei piloti U.S.A.) e la loro successiva proliferazione in abusi criminali a Guantanamo, Abu Graib e altrove. Un’importante prova a riguardo è stata recentemente e per la prima volta pubblicata sul web.
Nella guerra di Corea degli anni ’50, i combattimenti aerei pesanti avvenivano in prossimità del confine cinese, il che portò a significative perdite di aerei da ambo le parti, in particolare lungo il MiG Alley:
I piloti dell’Air Force soprannominarono il 12 aprile 1951 “giovedì nero”, dopo che 30 MiG-15 attaccarono tre squadroni di bombardieri B-29 (36 aerei) scortati da circa 100 tra F-80 e F-84. I MiG erano abbastanza veloci da impegnare i B-29 ed allontanarsi dalle loro scorte. Tre B-29 vennero abbattuti ed altri sette danneggiati, senza vittime sul lato comunista.
Nel “giovedì nero” e in altre occasioni vennero catturati piloti americani di bomber. Alcuni di loro ammisero di aver sganciato armi biologiche sulla Cina e la Corea del Nord. Le loro confessioni vennero messe per iscritto e pubblicate sulle radio coreana, cinese e russa.
Il comando americano/ONU sotto il generale MacArthur negò qualsiasi uso di agenti di guerra biologica. Sostenne che i piloti furono costretti con la tortura a dare false confessioni.
Dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Aereonautica e la Marina U.S.A. stabilirono corsi di formazione per la sopravvivenza, l’evasione, la resistenza e la fuga (SERE) per i piloti che sarebbero stati catturati dai nemici. Durante questi corsi venne usata la tortura “controllata” per fornire una formazione realistica. Decenni più tardi, durante la guerra al terrore in Iraq, la CIA assunse due psicologi dal personale di formazione SERE come “consulenti scientifici del comportamento” per insegnare ai propri agenti come usare la tortura sui prigionieri. I metodi assolutamente disumani e pericolosi trovati dagli “esperti” di SERE si estesero poi anche all’esercito americano che, insieme alla CIA, li ha usati su presunti nemici ad Abu Ghraib, Guantanamo e altrove.
Secondo il rapporto del Comitato per i Servizi Armati del Senato Report (pdf), le tecniche SERE provengono dai metodi che i comunisti cinesi usarono nella guerra coreana per estrarre false confessioni al personale americano catturato.
(Negli anni Sessanta la CIA sviluppò ulteriori metodi di “tortura” scientifici  li pubblicò nel “KUBARK Counterintelligence Interrogation” e nel manuale di addestramento “Human Resource Exploitation”. L’esercito statunitense, ma anche alcuni sudamericani, venne addestrato ad usare questi metodi abusivi e illegali).
L’insegnamento di abuso e tortura nelle scuole SERE era totalmente basato su un’enorme bugia.
Gli U.S.A. avevano usato armi biologiche nella guerra di Corea. Usarono anche armi chimiche, ma le indagini su di esse vennero soppresse. I suoi piloti sganciarono bombe con agenti di guerra biologica su Cina e Corea. Non erano false confessioni quelle estratte dai metodi comunisti cinesi, i piloti americani catturati stavano dicendo la verità.
La formazione SERE sulla resistenza alla tortura e il suo abuso si basano sulla menzogna ancor più grande del non uso di agenti biologici nella guerra di Corea.
(Il protocollo di Ginevra del 1925 vietava generalmente l’uso di agenti biologici, ma la convenzione specifica sulle armi biologiche e tossiche venne sviluppata e firmata nel 1972).
Stati Uniti e Regno Unito svilupparono estesi programmi di guerra biologica durante la seconda guerra mondiale, ma queste armi non vennero usate nel teatro europeo. I giapponesi usarono armi biologiche, con relativo successo, in Cina e altrove. Alla fine della guerra, l’unità 731 della guerra biologica giapponese venne assunta dalle forze armate statunitensi:
[Generale] MacArthur ha siglato un accordo con gli informatori giapponesi: ha concesso segretamente l’immunità agli scienziati dell’Unità 731 , incluso il loro capo, in cambio di fornire all’America, ma non agli altri alleati di guerra, la loro ricerca sulla guerra biologica e sui dati provenienti dalla sperimentazione umana. Le autorità americane di occupazione hanno monitorato le attività degli ex membri dell’unità, incluse la lettura e la censura della loro posta. Gli Stati Uniti ritenevano i dati della ricerca molto preziosi.
Durante e dopo la guerra il governo cinese sostenne che gli americani avessero usato armi biologiche contro civili coreani e cinesi. Gli Stati Uniti negarono e venne così istituita una commissione d’indagine:
Per convincere il mondo della verità delle loro rivendicazioni, i coreani e cinesi sponsorizzarono una commissione presunta indipendente, come auspicato dal Consiglio della Pace Mondiale, riunendo insieme un certo numero di scienziati di sinistra da tutto il mondo. Molto sorprendentemente, questa commissione, nota come Commissione Scientifica Internazionale o ISC, fu guidata da uno dei più importanti scienziati britannici del tempo, Sir Joseph Needham. L’ISC andò in Cina e Corea del Nord nell’estate del 1952 e alla fine dell’anno produsse un rapporto che corroborò le tesi cinesi e nordcoreane: gli Stati Uniti avevano utilizzato armi biologiche in modo sperimentale sulle popolazioni civili.
Per lungo tempo la relazione della Commissione, e le sue appendici con le dichiarazioni dei testimoni, venne soppressa. Jefferey Kay, psicologo e scrittore che vive nel nord della California, ha cercato tali documenti e li ha recentemente pubblicati sul web per la prima volta. Potete leggerli qui:
Sir Joseph Needham venne messo nella lista nera degli Stati Uniti durante la campagna anti-comunista di McCarthy.
Le indagini di Needham da allora te sono state confermate da altri studiosi:
Lo scopo di questo articolo è di esaminare la validità di queste [smentite dell’esercito americano] alla luce della ricerca che abbiamo condotto nella preparazione del nostro recente libro, “Gli Stati Uniti e la Guerra Biologica: segreti dell’inizio della guerra fredda e di Corea”. In quel libro concludiamo che gli U.S.A. hanno fatto prove su larga scala di armi biologiche nei confronti dei paesi asiatici: con alcune prove aggiuntive, continuiamo a credere che sia così.
Il generale MacArthur, uno dei più grandi criminali di guerra di sempre,  ha coperto i crimini dei giapponesi e soprattutto dell’unità 731. Si è impegnato ad integrare l’esperienza delle armi biologiche giapponesi nelle risorse militari statunitensi. Sotto il suo comando, agenti biologici furono poi usati contro i civili coreani e cinesi e le relative unità militari. Quando i suoi piloti confessarono, negò tutti quei rapporti e disse che fosse stato fatto loro un “lavaggio del cervello” dalle torture cinesi. Ciò ha portato nuovamente a “simulazioni” di tortura nella formazione SERE da cui sono state ricavate recenti torture in Iraq, Afghanistan e altrove.
I media ed il pubblico americano hanno un’amnesia generale quando si tratta dei propri crimini di guerra – non importa quanto recenti. Il rapporto del Senato sulla tortura della CIA in Iraq e non solo è ancora soppresso. Ma i crimini di guerra non finiscono. Ogni volta che sono “minacciati” da un compromesso, gli americani tendono a cercare la via bellica. Come dice Noam Chomsky sull’attuale campagna per un’altra guerra contro la Corea:
C’è una lezione che scopri quando guardi attentamente gli eventi storici. Quel che ho appena descritto sulla Corea del Nord è piuttosto ricorrente. Di nuovo e di nuovo c’è la possibilità di esplorare la via diplomatica: potrebbe anche non riuscire – non si può essere sicuri se non ci si prova – ma sembra sempre abbastanza promettente. Tuttavia, questa opzione viene sistematicamente abbandonata, senza giustificazioni, a favore di maggiore forza e violenza.
Come esempio guardate questo senatore americano di grande influenza che vuole attacchi “preventivi” contro il programma missilistico della Corea del Nord, senza alcun riguardo per la gente la cui vita verrebbe distrutta:
“Sarebbe un male per la penisola coreana, per la Cina, per il Giappone, per la Corea del Sud. Sarebbe la fine della Corea del Nord. Ma quello che non farebbe è colpire l’America”.
Considerando l’abitudine statunitense di commettere e coprire guerre, nonché la sua belligeranza generale, la Corea del Nord e le altre nazioni fanno bene ad attenersi ai propri programmi nucleari e missilistici.
Fonte: www.moonofalabama.org
Link: http://www.moonofalabama.org/2017/04/from-war-on-korea-to-abu-graibh-how-us-bio-weapons-led-to-torture.html
27.04.2017
Traduzione per www.comedonchisciotte.org  a cura di HMG

L'UCRANIA DICE ADDIO ALL'UCRAINA

Home / Attualità / L’Ucraina sta per dire addio alla sua terra

L’Ucraina sta per dire addio alla sua terra

FONTE: FONDSK. RU
L’Ucraina ha finalmente ottenuto il benestare del FMI per la consegna della tranche da un miliardo di dollari nell’ambito del programma di prestito quadriennale. Le agenzie di stampa ucraine e i media strombazzano di questa incredibile vittoria che chiamano concessione di finanziamento, per far in modo che l’uomo della strada continui a preservare fiducia: “L’estero ci aiuta! L’Ovest è con noi!”.
“Il Consiglio d’amministrazione del FMI ha approvato la decisione di destinare all’Ucraina un miliardo di dollari. Questo è un successivo riconoscimento per le riforme ucraine”, scrive felicemente sulla sua pagina Facebook, Peter Poroshenko. Da qualche tempo, i prestiti del FMI all’Ucraina “indipendente” sono considerati il bene più grande e la prova che il paese procede sulla retta via. Le riforme, in questo senso, denotano l’adempimento alle richieste del creditore.
Undici riforme, di cui fino ad oggi ne sono state attuate tre, tra cui la nazionalizzazione di PrivatBank (http://www.fondsk.ru/news/2016/12/22/nacionalizacija-privatbanka-ekonomicheskoe-ozdorovlenie-ili-ocherednoe-ograblenie-43261.html ), che per l’Ucraina si è dimostrata assai svantaggiosa: il “buco” nel capitale della banca al momento della nazionalizzazione era di circa 5,5 miliardi di dollari, in aggiunta, oltre il 97% dei crediti ricevuti erano legati agli azionisti.
In altre parole, accogliendo la richiesta del Fondo Monetario Internazionale, il governo ucraino ha spostato la salvezza di PrivatBank sulle spalle dei lavoratori (contribuenti). Queste sono le “riforme”: Kolomojskij e Bogolyubov hanno sventrato la banca, lo Stato ha ricevuto una sacca di debiti, e a pagare è stata la popolazione attiva.
L’Ucraina ha inoltre soddisfatto le richieste per la dichiarazione dei redditi elettronica dei dipendenti pubblici e l’aumento delle tariffe del gas per la popolazione.
Per ottenere 1,9 miliardi di dollari a maggio, lo Stato ucraino è stato obbligato ad accettare la nuova legislazione sulle pensioni entro i prossimi due mesi (che sarà introdotta nel 2018); inoltre al posto della Polizia tributaria dovrà istituire un nuovo servizio civile sotto il controllo del Ministero delle Finanze per indagare sui crimini finanziari contro lo Stato (cioè, a supervisionare le azioni degli inquirenti “civili” sarà il dicastero incaricato delle finanze pubbliche), ampliare i poteri del Bureau nazionale anticorruzione (NABU) fino a conferirgli il compito di formare la propria rete di agenti, per ottenere l’accesso alla corrispondenza dei cittadini e dei sistemi informatici.
E la ciliegina sulla torta: la vendita di terreni ( http://www.fondsk.ru/news/2017/03/07/grojsman-zajavil-chto-zemlu-prodadut-v-interesah-ukrainy-43643.html ). Il Parlamento si è dato l’obbligo di risolvere questa questione prima della fine di maggio, l’adozione della legge sull’uso dei  terreni agricoli   “che preveda il compimento della moratoria sulla vendita dei terreni, dalla fine del 2017, consentendo in tal modo il diritto di vendere la terra, sia di proprietà pubblica sia privata”.
Ucraini, volete ottenere 1,9 miliardi di dollari per pagare i vecchi debiti? Allora dite addio alla terra, e poi bisognerà ancora rimborsare al FMI i soldi con gli interessi. Si tratta di “un successivo riconoscimento delle riforme ucraine” del quale Poroshenko ne va tanto orgoglioso.
Sembra che lo Stato ucraino sia giunto alla linea del traguardo (in ogni caso, per 25 anni la vendita della terra, durante tutti i governi e i presidenti dell’Ucraina era considerata cosa impossibile, paragonabile alla perdita totale della sovranità). Il FMI non desidera più tirar per le lunghe la questione sulla revoca della moratoria per la vendita dei terreni agricoli ucraini, altrimenti non concederà il denaro.
Tuttavia, gentilmente, l’occidente ha concesso ai cittadini ucraini l’arbitraggio presso la Corte anticorruzione, che dovrà iniziare i lavori nel marzo 2018 (in precedenza si è ipotizzato che il diritto di giudicare gli ucraini corrotti fosse riservato solo agli stranieri). Questa è sicuramente una “vittoria”!
Ma per l’estate gli ucraini sono in attesa di un nuovo pacchetto di riforme sui servizi municipali, dove, in sostanza, si dovrà pagare di più, per avere di meno. Anche questo è richiesto dal FMI e la dirigenza ucraina esegue diligentemente, altrimenti il ​​prossimo miliardo non verrà concesso.
Dei 17,5 miliardi di dollari di prestito, previsti dal programma del Fondo Monetario Internazionale EFF (Extended Fund Facility), l’Ucraina, dal 2015, ha ricevuto 7,7 miliardi di dollari, come riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite. Il prossimo miliardo di credito sarà elargito all’Ucraina, in quanto i suoi abitanti hanno potuto rallegrarsi per gli stipendi delle dichiarazioni elettroniche dei funzionari e pagare di più per il gas; un altro 1,9 miliardo di dollari per l’assenso a vendere la terra e infine per inasprire la legislazione sulle pensioni. Fino al 2019 c’è ancora un sacco di tempo, non una volta e neppure per due, gli ucraini dovranno ancora stringere la cinghia per scambiare il proprio Paese con collanine di vetro. In altre parole, per dei prestiti.
Di tale avviso era il sindaco di Kiev Klitschko quando disse: “È tempo di preparare il terreno”.


Fonte: www.fondsk.ru
4.04.2017

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ELISEO BERTOLASI

TAP E DISTRUZIONE DEL SALENTO

Home / Ambiente / TAP: Caviar Democracy e si distrugge il Salento

TAP: Caviar Democracy e si distrugge il Salento

DI ROSANNA SPADINI
comedonchisciotte.org
Lo storytelling della distruzione delle coste del Salento con gli scavi per il gasdotto Tap prevede sporchi affari di corruzione a partire dall’ambito europeo: una tangente da 2 milioni e 390mila euro, che il governo dell’Azerbaijan avrebbe dato all’ex deputato comasco dell’Udc Luca Volontè, ora indagato per corruzione e riciclaggio, secondo i magistrati della Procura di Milano.
Nel gennaio 2013 il Consiglio d’Europa bocciò il rapporto “Strasser” su 85 prigionieri politici nella repubblica caucasica, che includevano dissidenti e giornalisti. Quella votazione a favore dell’Azerbaijan sarebbe stata la prova del favore che il deputato italiano dell’Assemblea del Consiglio avrebbe fatto in cambio della mazzetta milionaria per sostenere “le posizioni politiche dello Stato straniero”.
Sembra infatti che l’allora parlamentare Udc avesse orientato le votazioni del gruppo Popolari-Cristiano Democratici all’Assemblea, di cui era presidente, «contro il rapporto sui prigionieri politici stilato dal socialdemocratico tedesco Christoph Strasser e fortemente osteggiato dall’Azerbaijan».
Nell’avviso di conclusione delle indagini l’allora parlamentare Udc avrebbe assicurato «nel corso di incontri e riunione in Azerbaijan e a Strasburgo, il proprio sostegno alle posizioni politiche dello Stato straniero dietro il pagamento di denaro», arrivando a «orientare le votazioni» del gruppo Popolari-Cristiano Democratici all’Assemblea, di cui era presidente.
Il Consiglio d’Europa dovrebbe promuove i valori democratici e i diritti umani, in realtà sembra essere più sensibile alle richieste dei 30mila lobbisti attivi a Bruxelles e a Strasburgo. E qui entrano in gioco i rapporti affaristici tra Italia e Azerbaijgian, ricco di idrocarburi e di caviale … 2 milioni e 390 mila euro, a versarli tra il 2013 e 2014 è stato Elkhan Suleymanov, capo della lobby azera a Strasburgo e buon amico del presidente Aliyev, e così ha centrato l’obiettivo: giornalisti in prigione, una fortuna nascosta a Panama, repressione degli oppositori politici, amichevoli rapporti con l’occidente. Poi arriva la brutta sorpresa sulle coste del Salento con il gasdotto Tap. e il seguente video ne è una vomitevole spiccata propaganda d’interesse.


Ma tutto ciò non basta. All’origine del maxi-gasdotto che minaccia di perforare le coste del Salento c’è un’altra  storia nera, molto nera, fatta di affarismo mafioso, valigie di contanti che approdano in Svizzera, oligarchi russi amici di Putin, lobbisti  italiani legati alla politica, forzieri oscurati con la targa offshore.
Dai retroscena del maxi-progetto tuttora in corso, su cui è calato il silenzio assordante dei media, emergono  altri interrogativi: perché è un consorzio privato svizzero a gestire un’opera dichiarata strategica dalle autorità europee? Chi ha scelto l’attuale tracciato? E’ davvero necessario far passare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari, anziché in zone già industrializzate?
Il TAP (Trans Adriatic Pipeline) è la parte finale di un gasdotto di quasi quattromila chilometri che parte dall’Azerbaijan e arriva in  Salento, dove a Melendugno sono iniziati gli scavi del tunnel autorizzato dal ministero dell’Ambiente per passare sotto la spiaggia di San Foca. Da lì sono previsti altri 63 chilometri di condotte, per cui il consorzio Tap Ag prevede di dover “trapiantare” circa diecimila olivi. Il costo preventivato è di 45 miliardi.
Alcuni documenti riservati della Commissione europea svelano il ruolo cruciale della società-madre che ha ideato il Tap, si chiama Egl Produzione Italia, controllata dalla Egl lussemburghese, a sua volta posseduta dal gruppo elvetico Axpo, che fa capo a diversi cantoni della Svizzera tedesca e che avrebbe ottenuto due finanziamenti europei a fondo perduto, per oltre tre milioni, utilizzati proprio per i progetti preliminari e gli studi di fattibilità del Tap (2004-2009). I ricercatori avevano chiesto altri atti, ma la Commissione li ha negati «per rispettare segreti industriali, sicurezza e privacy» delle multinazionali interessate.
In questa «Egl», la società-madre del Tap, anche l’amministratore delegato è un cittadino svizzero: Raffaele Tognacca, un manager che in Italia aveva lavorato con il gruppo Erg, poi in Svizzera ha lanciato la finanziaria «Viva Transfer», che un’indagine antimafia ha additato come una lavanderia di soldi sporchi. Intervistato dalla tv svizzera italiana, il pm Michele Prestipino descrisse la vicenda come «un caso esemplare di riciclaggio internazionale di denaro mafioso».
Nel 2014 la Guardia di Finanza scopre un presunto clan di narcotrafficanti collegati alla ’Ndrangheta,  capeggiato dal calabrese Cosimo Tassone, che viene intercettato mentre deve versare un milione e mezzo di euro ai Narcos sudamericani, ma non può usare il previsto canale bancario brasiliano. I calabresi allora reclutano un corriere toscano e i suoi due figli, che accettano di «portare quei soldi in contanti, dentro due trolley, a Lugano, nella sede della Viva Transfer», come confermano le confessioni degli stessi corrieri poi arrestati, che consegnano il malloppo a «Raffaele Tognacca in persona», il manager che ha tenuto a battesimo il Tap.
Finché il clan si convince che è Tognacca ad aver incamerato una parcella di oltre 400 mila euro (35 %). Al processo, in corso a Roma, i pm hanno formulato una specifica accusa di riciclaggio, e hanno chiesto ai magistrati svizzeri di indagare sulla parte estera. Nel 2009 la Commissione europea accetta pure di cambiare il beneficiario del residuo finanziamento a fondo perduto, dirottato dalla «Egl» alla «Tap Asset spa», un’altra filiale di «Axpo» con sede a Roma, nello stesso palazzo della delegazione europea (#strano).
La società-bis però eredita i contributi quando è già diventata una scatola vuota: nove mesi prima, infatti, ha venduto il progetto del supergasdotto, per almeno 12 milioni, all’attuale capofila Tap Ag, società svizzera, ma controllata oggi dalla compagnia di Stato azera Socar, dalla British Petroleum, dalla norvegese Statoil (ognuna ha un pacchetto pari al 20% delle azioni), dalla belga Fluxys (16%), dalla francese Total (10%), dai tedeschi di E.On (9%) e dalla svizzera Axpo (5%). Colossi che stanno piazzando pubblicità su siti Internet e giornali per cercare di spiegare la bontà del progetto.
Ci sarebbe anche un accordo segreto per favorire anche un oligarca russo legato a politici italiani, e le tesorerie offshore dei manager di Stato in Azerbaijan e Turchia, documentate dai Panama Papers.
I governi Monti, Letta e Renzi hanno inserito il Tap tra le opere strategiche, per cui si possono ignorare comuni e regioni: basta una valutazione d’impatto ambientale gestita dal ministero, poi convalidata dal Consiglio di Stato (Sblocca Italia). Il super gasdotto è dunque un’opera progettata, eseguita e gestita da imprese private, ma dichiarata di eccezionale interesse pubblico, addirittura sovranazionale. Comunque ora è chiaro che il Tap è nato con «fondi strutturali europei» concessi a un colosso svizzero dell’energia, in teoria esterno alla Ue.
Nel 2013 l’intero maxi-gasdotto viene approvato dalle autorità europee, appoggiate dagli Usa, con una dichiarata funzione anti-russa, per creare un’alternativa al metano della Gazprom, però in seguito il gigante russo Lukoil è entrato con il 10% nel consorzio, mentre alcune intercettazioni italiane autorizzano a pensare all’esistenza di accordi sotterranei anche con altre società russe, controllate da oligarchi fedeli al presidente Vladimir Putin.
Infatti «Avelar» non è mai comparsa ufficialmente nel Tap, ed è una società svizzera creata dal miliardario Viktor Vekselberg, titolare del colosso Renova e vicinissimo a Putin, per investire nelle energie rinnovabili. Per sbarcare in Italia, Vekselberg ha inserito nella «Avelar» due manager senza alcuna esperienza nell’energia, ma con forti agganci politici a destra e a sinistra: il dalemiano De Santis, e un grande amico di Marcello Dell’Utri, Massimo Marino De Caro, come vicepresidente esecutivo. De Caro è stato poi arrestato e condannato per il furto di libri antichi nella biblioteca dei Girolamini a Napoli. Dall’inchiesta esce anche che De Caro, dopo aver ricevuto un bonifico milionario dalla «Avelar», ha girato oltre 400 mila euro a Dell’Utri, per motivi rimasti oscuri, mentre l’ex senatore di Forza Italia in quel momento era ancora in attesa della condanna definitiva per mafia.
Poi arrivano anche i Panama Papers, i documenti offshore ottenuti dal consorzio giornalistico Icij, che mostrano tra i clienti dello studio Mossack Fonseca anche il manager più importante della Tap Ag svizzera. Si chiama Zaur Gahramanov, è nato nel 1982 in Azerbaijan e occupa ruoli cruciali in tutte le società chiave del maxi-gasdotto: è dirigente di grandi aziende del gruppo Socar, il colosso petrolifero dello Stato azero. Consigliere d’amministrazione dei gasdotti Tap e Tanap e gestore di varie società estere, tra cui la cassaforte svizzera che gestisce i profitti miliardari di gas e petrolio, nella sua posizione di super manager di Stato, dovrebbe avere qualche problema ad aprire società offshore, cioè casseforti anonime utilizzabili per nascondere denaro nero e azzerare le tasse (o peggio).
Invece il 18 febbraio 2011 lo studio di Panama registra proprio Gahramanov come azionista di una società offshore delle British Virgin Islands, che però viene resa inattiva il 12 settembre 2014, con singolare tempismo perché proprio quel giorno il governo di Enrico Letta approva la valutazione d’impatto ambientale del Tap. La stessa autorizzazione ministeriale ora è convalidata da una sentenza del Consiglio di Stato, il cui presidente aggiunto è Filippo Patroni Griffi, ex ministro e poi sottosegretario dello stesso esecutivo che ha approvato il Tap.
I danni sull’ambiente e sul business del turismo in Puglia rischiano di essere enormi, mentre le amministrazioni comunali, associazioni e comitati si sono già schierati con il movimento No-Tap, che protesta contro la costruzione dell’opera. Sono a rischio migliaia di ulivi (che la Tap dice di voler ripiantare), l’assetto idrogeologico della costa, una spiaggia e un’oasi protetta, senza parlare dell’ecosistema che vede, tra le specie a rischio, cetacei e tartarughe caretta caretta.
La Puglia è una delle zone più avvelenate d’Italia, e i residenti sono preoccupati per possibili nuove fonti d’inquinamento. «Se si usa qui nel Salento la stessa determinazione e la stessa unanimità della Val Susa» ha detto lo scrittore Erri De Luca in visita a Melendugno «non si farà neanche la Tap».
Una storia dunque che parte dall’Azerbaijan, passa da Panama e arriva fino alla Puglia. Ma cos’è l’Azerbaijan? Da 23 anni il paese è governato dalla dinastia Aliyev, che detiene i settori produttivi, banche e petrolio, controlla l’informazione, i miliardi vengono spostati nei paradisi fiscali come a Panama, in società offshore emerse dall’inchiesta Panama Papers. A Panama l’evasione fiscale non è reato, impediscono ai magistrati di compiere le indagini, le tasse arrivano al massimo al 30%, quindi portare i soldi fuori dall’Italia e approdare là in fondo è semplice.
A Panama si trovano i soldi dei narcos, i signori della droga, che trattano i loro affari nei più importanti grattacieli della città, e lo studio Fonseca, il più grande di Panama, ha curato anche gli interessi della famiglia Aliyev. Mentre esplodeva lo scandalo dei Panama Papers, in Azerbaijan è partita la guerra, nella zona del Nagorno Karabach: il sospetto è che Aliyev abbia voluto nascondere lo scandalo con la guerra di aprile, che ha prodotto quasi 300 morti.
All’eurodeputato Strasser è stato negato l’ingresso nel paese, ci sono centinaia di giornalisti in carcere, eppure l’aula del Consiglio d’Europa votò contro la sua relazione. Il potere delle lobby sfrutta favori e ricatti per ingraziarsi i politici europei, con prostitute usate come arma di ricatto e con doni ai politici come il famoso caviale.
In quei mesi poi, quando si è votato sui diritti civili in Azerbaijan, si è deciso anche l’accordo commerciale sul TAP in Puglia, e pochi mesi dopo la bocciatura del rapporto «Strasser», il premier Letta si recò in Azerbaijan a firmare un accordo. È forse un caso? Il costo del gasdotto ricade anche sull’Italia, quindi ce lo ritroveremo spalmato in bolletta?

Rosanna Spadini
Fonte: www.comedonchisciotte.org
3004.2017

ABUSI SUI MIGRANTI A NAPOLI

Abusi sui migranti nei CAS di Napoli – red@zione

Ci arriva segnalazione dal’ex ogp di Napoli di abusi nei CAS e quanto riportano, per andare al video andare in fondo all’articolo
IMPORTANTE: in questi giorni sta succedendo qualcosa di grave, nel silenzio dei media. In ben tre CAS della provincia di Napoli si stanno consumando gravi abusi sui migranti. Questo sta portando ad assemblee e proteste, che si susseguono da giorni, con tanto di interventi della polizia. Paradossalmente costretta anch’essa a constatare le condizioni vergognose in cui vengono fatti vivere i migranti, e la speculazione dei gestori dei centri. Anche se poi com’è ovvio non fa nulla. Ad Acerra i ragazzi cercavano da mesi di parlare con il direttore, per segnalare i problemi che ci sono nel centro, ma sono rimasti inascoltati. Hanno dunque deciso di ribellarsi. In questa intervista si spiegano bene i problemi, purtroppo comuni a tanti altri centri:- i pocketmoney di 2.50€ non vengono erogati da mesi- il cibo è poco ed è scadente;- non c’è ALCUNA assistenza sanitaria;- non c’è ALCUNA assistenza legale;- le strutture sono vecchie e fatiscenti.In questi giorni ci siamo mossi fra i centri per dare il nostro supporto, perché nessuno sia lasciato solo e perché questi piccoli focolai si colleghino e ribaltino il “sistema dell’accoglienza”, che è una grande truffa ai danni di italiani e stranieri. Noi crediamo che tutti abbiano il diritto di vivere una vita dignitosa e siamo stanchi che ci siano persone che si fanno i soldi sulla nostra pelle, bianca o nera.Per questo martedì 2 maggio alle ore 10 saremo in presidio a Piazza del Plebiscito, sotto la Prefettura, Napoli È Antirazzista! Presidio Per Il Diritto All’Accoglienza, insieme ai ragazzi di questi tre centri, per chiedere che questo business finisca e che a ognuno vengano garantiti i propri diritti! Vi chiediamo di venire, di far girare la notizia, di dare voce a chi non ha voce!
Sorgente:  Facebook

IL PANCIONE DI SERENA

Serena Williams e la gravidanza. Spunta uno strano retroscena

Ha annunciato la sua gravidanza con una bellissima foto del pancione, ma a quanto pare è stato un errore

Mute
Current Time0:21
Duration Time0:55
Loaded: 0%
Progress: 0%
 
Serena Williams si ferma: è incinta
La tennista americana ha annunciato di essere in dolce attesa. Sarà mamma ad autunno
SUPEREVA. Ha annunciato la sua gravidanza con una bellissima foto del pancione, ma a quanto pare è stato un errore. Serena Williams, incinta di 4 mesi, a Vancouver, in occasione del TED 2017, ha spiegato come sono andate davvero le cose: “Mi sono scattata una foto per ogni settimana di gravidanza. Stavo salvando anche quell’immagine per il mio archivio, ma ho sbagliato invio“.
La tennista ha scoperto di essere incinta a due giorni dal via dell’Australian Open, che poi ha vinto. “Non è stato facile – ha detto – si sentono tante di quelle storie sulle donne in attesa, che si ammalano, sono stanche, stressate. Ero molto nervosa e non ero sicura di cosa dovevo fare. Potevo giocare? So che può essere molto pericoloso nelle prime 12 settimane all’incirca, per questo mi sono fatta molte domande”.
La Williams ha anche replicato a Ilie Nastase che l’aveva criticata: “Vedremo che colore sarà: cioccolato al latte?”. “Mi dispiace sapere che viviamo in una società in cui persone come Ilie Nastase possono fare commenti così razzisti verso me e il bambino non ancora nato. Questo non mi impedirà di mettere amore e positività in tutto ciò che faccio. Continuerò a prendere posizione e lottare per ciò che è giusto”.