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mercoledì 30 agosto 2017

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CENCELLI E I PROFUGHI

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E vai! Il profugo e il manuale Cencelli


DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Nel Marzo del 2016, il Governo (Renzi) bandì una gara per sistemare 1700 profughi nella provincia di Vicenza (1), e queste furono le principali offerte per la partecipazione al bando:
1) Cooperativa Con te di Quinto Vicentino 370 posti
2) Hotel Adele 280 posti
3) Tourist hotel di Sandrigo 150 posti
4) Ecofficina educational di Battaglia 135 posti.
Altri, con minori posti letto, si aggiudicarono i rimanenti per giungere a 1700, con un costo stimato di 35 euro/giorno (per due anni): totale, circa 43 milioni di euro.
Chi sono i proprietari di queste strutture?
I più importanti ruotano nella galassia cooperativa PD, ma c’è anche una sorpresa: l’hotel Adele (ed altre strutture) è di proprietà di Gedorem Andreatta, consigliere grillino di Marostica. L’albergo, per inciso, prima del 2015 era sull’orlo del fallimento. Oggi, nel business ci sono la socia, Samanta Zardo, la di lei sorella e la madre delle due donne, Meri Stiller, che si occupa della “transumanza” dei migranti, dal Canale di Sicilia al Vicentino. Gli affari vanno a gonfie vele, al punto che Andreatta ha distribuito ai soci dividendi per 4 milioni di euro (2). Viva la solidarietà!
Potremmo metterci a fare i conti della serva su quanto costi mantenere questa gente: si spenderanno, realmente, 35 euro/giorno per migrante? I “conti della serva” raccontano che una cifra di 10 euro per il cibo sia più che abbondante (soprattutto considerando le economie di scala), mentre per la gestione alberghiera scommettiamo mezzo c…ne che sono appaltati ad aziende d’altri migranti, magari dell’Est europeo? Che, come ben sappiamo, pagano il personale pochissimi euro l’ora.
Oggi, nuovo bando per 2900 profughi (sempre a Vicenza) per un totale di 74 milioni di euro che, non stentiamo a credere, giungeranno nelle tasche dei soliti noti: il manuale Cencelli tutti accoglie e ripartisce, secondo il “peso” elettorale.
Tutto il piano, dunque, ci racconta di una colossale raccolta di fondi a scopo elettorale: voti, per il personale italiano impegnato nell’operazione, e soldi, con i quali pagare altri voti. Come? Dai 50 euro a scheda fino al personale delle associazioni, fondazioni, centri studi, ecc, ecc. bel sistema, vero? Con quello che stanzia lo Stato per due profughi (70 euro), con 20 li mantieni e con gli altri 50 ti compri un voto! Siano benedetti i profughi!
Il problema si è generato per risolverne un altro, che non trova soluzione dai tempi del colonialismo.
Come ben sappiamo, AREVA sta “masticando” le alture sahariane del Ténéré nigerino, altre nel Ciad, per estrarre Uranio puro: per 1 kg di Uranio grezzo (da arricchire), si generano 5.000 tonnellate di scorie, il carico di 120 autocarri da cava. Per un solo chilo. Queste scorie, ancora radioattive, vengono accumulate dove capita, senza tener conto degli abitanti.
Altro scenario, il delta del Niger: inferno dantesco fatto di paludi ricoperte da strati di greggio, dove ogni tanto – ma, oseremmo dire “ovviamente” – scoppiano incendi che mandano in fumo intere regioni.
Ovvio che nessuno vuole mandare i propri figli a scuola su strade che, a lato, hanno due “muraglioni” di scorie radioattive (Ciad) e nemmeno andare in fumo con quel miscuglio di greggio e mangrovie rachitiche.
Non dobbiamo, però, prendercela con i soliti amerikani kattivi, perché ci sono dentro tutti, fino al collo, europei compresi (dov’e si trova la Francia di AREVA?): anche qui, dobbiamo ricorrere al vecchio Mao Tse Dong, il quale – riferendosi al Vietnam – soleva affermare di non avercela con gli americani, bensì solo con il loro governo. Che non è proprio la stessa cosa, solo perché Wall Street si trova negli USA?
Volente o nolente, l’Africa è proprio terra da pipe: non bastano deserti come il Sahara ed il Kalahari, ma tutto il continente ha una conformazione geologica che lo condanna (salvo poche aree) ad un’agricoltura di sopravvivenza. Per contro, in Africa potrete trovare qualsiasi tipo di minerale, e questa è la sua sfortuna secolare.
Belgi, Inglesi, Boeri, Spagnoli, Francesi, Italiani, Tedeschi, Statunitensi…e chiunque sapesse tenere in mano un fucile l’hanno percorsa in lungo ed in largo, compresi gli schiavisti primari, ossia gli Arabi. Kitchener ci lasciò la pelle a Khartoum, Ghandi fuggì in India, Gheddafi morì in uno uadi secco con una baionetta piantata nel culo. Per cosa? Sempre per quella manciata di minerali.
Non ricordo chi lo affermò, se Luttvark, Kissinger o chi altro…che, per mandare avanti l’apparato estrattivo dell’Africa, erano sufficienti 50 milioni d’abitanti. Gli altri ci tocca mantenerli: potremmo sì lasciarli al loro destino (e, magari, se la caverebbero in qualche modo) ma, ma…non si può!
Dobbiamo “aiutarli” a casa loro, perché noi – a casa loro – ci dobbiamo restare per forza: abbiamo bisogno del loro petrolio e del loro Oro, del Manganese, del Nichel, del Cobalto e poi Rame e Stagno, Argento ed Indio, Germanio e Wolframio, Rutenio e Piombo, Selenio, diamanti, gas…ecc, ecc, ecc, ecc…
A dire il vero c’è un altro posto dove si può trovare di tutto, ma si paga dazio: Napoleone ed Hitler ci provarono, ma quelle genti non sono disposte a svendere a prezzi stracciati, ed il generale Inverno ha sempre una stelletta in più del Capo dell’Esercito.
Perciò, non facciamo della geopolitica da straccioni strappacuori nei confronti dell’Africa: la vogliamo, ma senza (o con pochi) africani. Tutto qui: più minerali e poca gente da mantenere. Fine.
Poi, si dà il caso che Lampedusa sia più a Sud di Tunisi e dunque…no, non vanno fino a Marsiglia, ma si fermano prima: siamo o non siamo il “ponte” fra le due sponde del Mediterraneo?
La soluzione – quella definitiva – sarebbe in soli due passi:
1) Aprire una trattativa sul costo dei minerali grezzi, aumentando – ma di poco, credetemi – il prezzo dei vari minerali. Non trattare più con i soliti Gauleiter nominati dalle holding internazionali, bensì con un organismo composto pateticamente dai rappresentanti degli Stati africani. Se l’ONU battesse un colpo, ogni tanto…no, meglio che non lo batta, abbiamo già visto il seguito.
2) Permettere la nascita di vere democrazie in Africa, poiché – oggi – non c’è nessuna forma di Stato che non sia controllata e sorretta dai servizi di questo o quel Paese, nel nome del commercio internazionale a prezzi stracciati.
Comprendo che possa apparire come un sogno, ma sarebbe opportuno iniziare a capire ed a far circolare queste idee: altrimenti, abituiamoci a numeri ben più grandi di quelli attuali. Oltretutto, questa pressione demografica “scardina” i bilanci degli Stati europei mediterranei, indebolendoli nei confronti dell’Europa del Nord (che commercia e usa proprio quei materiali). Insomma, ci usano come un immondezzaio, dal quale pescare – eventualmente – qualcuno se le necessità della produzione lo richiedono.
Quando Saif Al Islam Gheddafi (l’unico figlio di Gheddafi ancora vivo) ci avvisò, nel 2011: “Non fateci la guerra: oggi tocca a noi, domani toccherà a voi”, furono parole profetiche: non siamo forse governati dai Gauleiter nominati da Berlino o da Washington? E facciamo i custodi del loro immondezzaio.
Figure che si sono opposte a questo sporco mercato delle grandi holding euroamericane, ci sono state: Mattei fu una. Lo ammazzarono. Thomas Sankara, in Burkina Faso (ex Alto Volta) fu eletto democraticamente e, ricordo, vendette tutte le Mercedes istituzionali e le sostituì con delle Renault 5. Quando fu assassinato, aveva un conto in banca di 150 dollari, una chitarra e la casa dove era nato. Gheddafi fu meno “francescano”, ma la Libia, sotto di lui, divenne per ricchezza il secondo stato africano (dietro al Sudafrica che fu di Mandela).
Vogliamo derubarli fino al midollo? Non lamentiamoci se scappano: domani, con la popolazione italiana in picchiata demografica, saranno loro a gestire il nostro Paese. Non c’è altra storia, le vicende migratorie mostrano questo, ovunque, dalla Cina alla California, dove i messicani sono la maggioranza.
Nessuno ha voglia di vedersi taglieggiare stipendi e pensioni perché Renzi ed il suo portaborse Gentiloni hanno bisogno dei quattrini per sfamare questa gente. Ma, anche se l’UE ci ha dato 600 milioni per aiutarci ad affrontare il problema, non bastano, certo che non bastano: soprattutto perché, terminato lo stanziamento biennale (e relative ruberie), non si sa che fine farà questa gente. E’ anche vero, però, che i politici italiani hanno il ruggito dell’agnello in Europa, ma questo spiega perché il Gauleiter Renzi non è mai stato votato od eletto da nessuno. Capito mi hai?
Insomma, se vogliamo “volare basso”, continuiamo con le gazzarre fra il pistola della Lega ed il pistolino dei 5 Stelle, fra un Papa così “angelico” e caritatevole che pare quasi simpatico – ottima scelta mediatica, vero? Le Organizzazioni Caritatevoli ringraziano… – e qualche erede di una sinistra maneggiona, barbuta e puzzolente.
Oppure vogliamo credere che sia una “tratta” di esseri umani per arricchire le mafie di mezzo mondo? Gli scafisti sono dei malavitosi? Le ONG sono colluse con la mafia? Servono schiavi per raccogliere pomodori? Reni e cuori a basso prezzo per l’industria trapiantistica, che così riesce vendere la Ciclosporina per tutta la vita ad una persona, e Novartis vede il proprio titolo salire in Borsa? Può essere, ma questi sono soltanto corollari del problema.
Va tutto bene per cianciare ma, ditemi: qual è la ragione di tutto ciò?
Lo ha raccontato, molto sinteticamente, Massimo Fini in un libro memorabile: Il Denaro, sterco del Demonio.
Tutto il resto, serve solo a riempire i giornali ed i Tg, prima delle partite…della classifica, poi il Lunedì che viene…e allora si maledisce, s’inveisce, si bofonchia, si grida “al lupo”, è colpa di questo e di quello, della moglie o del cognato, della zuppa di pesce che m’è rimasta sullo stomaco…
Ma per favore: un po’ di serietà.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/08/e-vai-il-profugo-e-il-manuale-cencelli.html
29.08.2017


STOP ALLE RIVOLUZIONI COLORATE

Home / Attualità / Come fermare le rivoluzioni colorate

Come fermare le rivoluzioni colorate

DI ISRAEL SHAMIR
unz.com
Le rivoluzioni colorate di solito avvengono solo in paesi benedetti dalla presenza diplomatica statunitense. Avete bisogno di un’ambasciata americana per varie cose: pescare il futuro leader da mettere al potere, portare abbastanza denaro per coprire le spese del caos organizzato, proteggere i ribelli e detronizzare il dittatore reggente. Potrebbe essere che un’ambasciata americana sia oggi in America?
La grande rivoluzione colorata americana continua. Lo script è molto simile a quello usato oltreoceano. Di solito include alcuni monumenti rovesciati. Le forze pro-americane hanno buttato giù statue di Saddam a Baghdad, di Felix Dzerzhinsky a Mosca, di Lenin a Kiev, del soldato-liberatore russo a Tallinn e Varsavia. Ed ora il trend è tornato in America come un boomerang, con le statue degli Stati Confederati.
Questo non è vandalismo senza senso, ma una simbolica dichiarazione di vittoria. La parte vincente rovescia i monumenti di quella sconfitta, che può solo brontolare ma non fare nulla. Tuttavia, lasciano sempre dei segnali: ovunque ed ogni volta, i rivoluzionari colorati scelgono alcune date di scarsa importanza per la maggioranza. Cosa diversa dalle rivoluzioni reali, dove cadono gli effettivi simboli del potere.
Una vera rivoluzione in Francia nel 1789 distrusse la Bastiglia, una in Russia nel 1917 distrusse le statue dello Zar ed occupò il Palazzo d’Inverno. Una vera rivoluzione negli Stati Uniti presumibilmente vedrebbe occupata la Federal Reserve e rovesciate le statue degli ultimi presidenti. Ma le rivoluzioni colorate sono fasulle, per cui scelgono un bersaglio facile. Lenin a Kiev o Robert E. Lee a Charlottesville non rappresentano il potere attuale. La causa di Lenin è stata sconfitta nel 1990, un quarto di secolo fa, quella del generale Lee addirittura più di 150 anni fa. Molte persone sono piuttosto sconvolte dalla loro rimozione, ma pochissime hanno preso le armi per difenderle. È una mossa di marketing, ed anche efficace.
L’ottimo Steve Sailer ha scritto: “Il deep state americano ha abbattuto diversi regimi tramite rivoluzioni colorate”. Una buona lettura, ma non sufficiente. La forza dietro queste rivoluzioni, inclusa l’attuale americana, non è una forza yankee, non è il deep state, è una forza globale, che serve l’élite globalista ed il governo mondiale ombra. Fino a poco tempo fa hanno usato il potere degli Stati Uniti per i propri scopi, ora combattono con successo il loro stesso Golem. Con un incantesimo, il mago di Praga nella leggenda ebraica medievale suborna la propria creatura.
Chi sta al potere a Washington conosce o percepisce l’egemonia globale. I suoi alfieri sono ebrei liberali che usano il politicamente corretto, l’ostilità verso la Chiesa ed il gender fluid per fare il lavaggio del cervello all’americano medio, al redneck, all’operaio goy (termine con cui peraltro è stato schernito Bannon dall’Huffington Post in un recente titolo). Continuano a stuzzicare ed infastidire i goyim, per far sì che i loro tentativi di ribellione vengano facilmente schiacciati. Per provocarli, hanno anche messo sulle ultime portaerei solo tazze e nessun urinale, per renderlo più comodo per i trasgender.
I globalisti hanno preso una bella botta con la sconfitta della Clinton,  ma non hanno sprecato tempo e si sono messi sùbito al lavoro. Media, sistema giudiziario, Congresso e servizi di intelligence sono praticamente tutti in mano loro. Charlottesville ha fornito un’occasione per mostrare ai rednecks chi comanda.
Gli egemoni hanno un proprio esercito – gli Antifa. Questo movimento estremista è nato in Germania, dove, nell’anniversario dei bombardamenti di Dresda, bandiere israeliane in mano hanno cantato: “Morte alla Germania! Lunga vita ad Arthur Harris” (il comandante britannico della Royal Air Force, grande sponsor del bombardamento a tappeto in Germania). Sono riusciti a terrorizzare i tedeschi: non appena qualcuno si ribella, questi viene appellato come nazista e picchiato. E se incontrano resistenza, la polizia viene a salvarli. Ecco perché in Germania la resistenza all’invasione di immigrati è stata quasi impercettibile. Se ne parla a casa ma non per le strade.
Ed ora gli Antifa sono sbarcati in America, ed usano le stesse modalità. Chiunque sia contro di loro è un nazista, o un “razzista bianco”. Hanno mostrato il loro carattere a Charlottesville, la città col sindaco ebreo che ha scelto la polizia cittadina. Molti attivisti ebrei sono venuti a partecipare, anche fin da Boston. Dopo gli scontri, i giornali hanno urlato: i nazisti attaccano gli ebrei!
Il presidente Trump ha condannato sia i nazionalisti bianchi che gli Antifa, esattamente ciò che i suoi avversari aspettavano. Il suo tentativo di starne fuori era destinato a non avere successo: gli egemonisti liberal lo hanno immediatamente definito razzista e neo-Nazi. Trump ha ricordato loro che non tutti i difensori del monumento erano razzisti bianchi, ma questo argomento non ha funzionato.
L’opinione pubblica ha scodinzolato immediatamente. Gli ebrei hanno risposto per primi. I rabbini hanno detto che non vogliono che Trump telefoni loro in occasione delle prossime festività ebraiche. 300 ebrei, ex compagni di classe a Yale di Steven Mnuchin, segretario del Tesoro, gli hanno chiesto di dimettersi. (300 alunni ebrei a Yale? E la diversità?).
Il noto scrittore ebreo Michael Chabon ha invitato Ivanka ad uccidere il padre piangendo per la sua perdita mentre è ancora in vita. Gli ebrei credono che questa pratica uccida un uomo vivente più di un proiettile. L’articolo di Chabon deve essere letto per quanto è delirante. “Ora sapete che [Trump] è un antisemita – un simpatizzante nazista, un amico del KKK”. E sempre più ebrei chiedono l’impeachment.
I non-ebrei si sono accodati docilmente. Gli industriali hanno lasciato il consiglio presidenziale, i generali hanno rimproverato il loro Commander-in-Chief, migliaia di non-ebrei hanno partecipato a marce e manifestazioni contro i “razzisti bianchi”. In breve, gli ebrei hanno giocato di squadra ed hanno dettato le regole. Molte poche persone hanno difeso Trump. Sarebbero stati ostracizzati, se l’avessero fatto, e comunque il presidente ha dimostrato di non essere leale con i propri amici. Se la sua posizione su Flynn non lo avesse reso chiaro, il suo licenziamento di Bannon lo ha reso cristallino.
Nell’attuale clima politico non si può andare contro la visione egemonica. Se lo fai, sei un razzista bianco, il tuo parere non viene semplicemente respinto, ma viene bollato illegale ed inammissibile. Questa è l’egemonia, quando un diverso punto di vista viene delegittimato.
Uno può difendere il razzismo (è comunque meglio dell’avidità, un peccato mortale, ed è una difesa naturale del proprio territorio), ma è difficile ed inutile. Prima di Trump il razzista, c’era Trump la spia russa, preceduto da Trump l’erotomane. Nuove ragioni per l’impeachment verranno sicuramente trovate.
È facile rigirare contro l’avversario la carta razzista, dato che la lobby ebraica anti-Trump è razzista come se non più del Klan. Settimana scorsa in Israele i coloni ebrei hanno messo su un cartello stradale che dice: “L’area in cui vi trovate è sotto controllo ebraico. L’ingresso degli Arabi è assolutamente vietato e costituisce un pericolo mortale per voi!”. Non avreste trovato cartelli del genere neanche nel profondo sud ai tempi delle leggi Jim Crow! C’è mai stata una risposta degli ebrei americani “antirazzisti”? (domanda retorica).
Un quotidiano ebraico a caso vi esemplificherà questo tipo di razzismo. Rabbini che vogliono sterminare i goyim (in quanto parassiti), ebrei che rubano la terra ai palestinesi, giudici ebrei che confiscano case ai cristiani per darli alla propria gente.
Trump non sa queste cose? Se sì, perché non le usa per difendersi? Questa non è una domanda retorica. La risposta è che contro gli ebrei liberali ha deciso di allearsi con gli ebrei sionisti. Questo è il metodo provato dall’estrema destra in Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Svezia. Forse è stato utile per un po’ (per accedere ai media mainstream) ma come ogni cosa poco morale anche questa ha avuto vita breve. I sionisti sono un hedging fund del popolo ebraico, scommettono sul governo. Non possono farti amare dai proprietari dei mass media, il loro status al governo mondiale è estremamente equivoco. Gli ebrei sionisti possono – per un po’ – difenderti da un’accusa di antisemitismo, ma ti pugnaleranno alle spalle alla prima occasione.
Non che i sionisti non servano a niente, però. Sono bravissimi a rivelare il razzismo ebraico nascosto. Gli attivisti palestinesi – e tra loro ci sono anche ebrei – possono ben spiegarlo agli americani. Il libro ed il sito di Alison Weir sono chiamati “Se gli americani sapessero”, e sono stati costituiti a tale scopo. Norman Finkelstein potrebbe dire delle cose, e così molti ebrei e non-ebrei con esperienza nell’attivismo pro-palestinese.
È possibile battere gli ebrei attaccando il razzismo israeliano. Anzi, questo è l’unico modo. Bannon ha proclamato il proprio sionismo e se n’è andato con un “Goy, Bye”. Richard Spencer ha detto di amare Israele, ed è diventato un paria. Ora Trump è destinato alla stessa sconfitta. I nazionalisti americani che sostengono il sionismo perdono la superiorità morale e non ottengono nulla in cambio.
Prendere posizione contro il razzismo israeliano non è solo morale, è pratico e realistico. È il modo per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Richiedere che Israele ripudi le sue leggi razziste. Lasciare che i palestinesi abbiano gli stessi diritti che gli ebrei hanno in Terra Santa: diritto di voto, stesse opportunità di lavoro, libertà di usare gli stessi bus…
Uno Stato indipendente palestinese non è abbastanza, soprattutto considerando che gli ebrei non lo concederanno. Bisognerebbe ricordar loro che i Freedom Riders ebrei non hanno chiesto una regione per gli afroamericani, ma la convivenza coi bianchi. Lo stesso atteggiamento dovrebbe essere applicato in Israele-Palestina. Questa è la soluzione al problema.
Se volete trollarli un po’, chiedete la rimozione della statua di David Levy Yulee, un senatore di origine ebraiche palesemente pro-schiavitù. Lasciò il proprio scranno per sostenere la Confederazione, ma il suo monumento è ancora in piedi a Fernandina, Amelia Island, in Florida, come riferisce Michael Hoffman,  che osserva che né l’ADL né il Southern Poverty Law Center ne hanno chiesto la rimozione. È il momento di chiedere alla Florida di rovesciare la designazione (anno 2000) di Yulee come “Great Floridian”.
Consiglio a Trump: si appelli al lato migliore della natura umana. Se gli americani vogliono meno razzismo, li accontenti – respingendo il sionismo. E vada avanti con la sua agenda. Ho visto con grande soddisfazione che l’ha fatta finita con la storia dellla Corea del Nord e che ha lanciato una frecciata al suo nemico Jeff Bezos. Tuttavia, la sua proposta in Afghanistan è un errore. Non le darà niente. Sarebbe meglio attenersi al piano originale, cioè ridurre le perdite e ritirarsi dall’Iraq, dall’Afghanistan e dalla Siria, prima che lo scaltro Netanyahu possa coinvolgerla in una guerra non di sua scelta. Richiami le truppe. Abbatta Guantanamo e la ridia ai cubani, con i restanti detenuti. Lascia che siano loro a trattare con gli inquilini.
È assolutamente inutile antagonizzare i neri. Non sono contro di lei, non sono contro i bianchi, non sono nemmeno contro i nazionalisti bianchi. Sono essi stessi in parte bianchi, di solito. L’attuale sovrastima del contributo dei neri alla civiltà americana è fastidiosa, specialmente perché non considera l’elevatissimo tasso di incarcerazione. La affronti. Ci sono troppi detenuti in America. Porti il loro numero al livello, diciamo, del 1970. Annulli le leggi draconiane di Clinton. Verrà chiamato Trump il Liberatore e la ragione principale per la grandiosità artificiale dei neri scomparirà.
Una rivoluzione colorata può essere sconfitta solo con la costanza. Lei è un golfista: tenga gli occhi sulla palla, Presidente.

Israel Shamir
Fonte: www.unz.com
Link: http://www.unz.com/ishamir/the-pink-revolution-and-how-to-beat-it/
26.08.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di HMG

ARTICOLO TOP NUMBER 1: RIDUZIONE DI ORE DI LAVORO SENZA RIDUZIONE SALARIO: E' POSSIBILE. ECCO COME

Perché si può ridurre l’orario di lavoro, senza tagliare il salario – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – il blog – Perché si può ridurre l’orario di lavoro, senza tagliare il salario  – Nicola Fratoianni Segretario Nazionale di Sinistra Italiana – deputato
“Bisogna aumentare l’età pensionabile!”, è il ritornello della politica italiananelle calure agostane.
La ragione è sempre la stessa: i bilanci, i conti. Un po’ le stesse ragioni che spingono i grandi centri commerciali a restare aperti a ferragosto, a Natale, a Pasqua e durante tutte le festività, costringendo i lavoratori a lavorare, mentre dovrebbero avere il diritto di condividere con le famiglie e con chi gli pare, un tempo di libertà sacrosanto.
Ma c’è una volta in cui la politica si preoccupi del bilancio della vita delle persone? Quanto meno, una volta in cui ci si ponga una domanda rispetto all’andamento della vita delle persone che lavorano in questo paese e delle persone che lavorano in maniera saltuaria o non lavorano proprio?
Temo di no. Perché come sempre, la risposta che il sistema offre ai problemi complessi della modernità è un arretramento, sul piano dei diritti, sul piano delle condizioni di vita e di lavoro, sul piano dei salari e della previdenza. “Lavora di più”, continuano a dire.
E poco importa se i lavoratori italiani sono di già quelli che lavorano più di tutti in Europa, nel corso di un anno. Sono anche un po’ stanco di continuare a ripeterlo, ma lavoriamo quasi 1.800 ore all’anno, rispetto a francesi e tedeschi (già, proprio loro) che ne lavorano in media circa 400 in meno.
Uno schiaffo in faccia alla disoccupazione, considerando i numeri dei disoccupati: oltre l’11% complessivi, e quasi il 40% fra i giovani.
Senza tenere conto, poi, un altro aspetto, ovvero dove finisca tutta la ricchezza prodotta, visti i bassi livelli delle retribuzioni italiane, con le disuguaglianze in netto aumento.
I poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. In quali tasche si accumula la ricchezza prodotta dalle 1.800 ore lavorate l’anno per ogni lavoratore?
Per chi e per cosa lavoriamo così tanto, in sostanza? Per quale ragione ci ammazziamo letteralmente la vita, lavorando ore e ore al giorno?
Credo sia giunto il momento di porre con forza e decisione nella politica italiana il tema della riduzione del tempo di lavoro, senza rinunce e senza arretramento di retribuzioni, sia chiaro, che come detto, sono già fra le più basse in Europa.
Alla base c’è certamente un obiettivo che potremmo considerare strutturale: ovvero la necessità di redistribuire le quote di lavoro presenti. A maggior ragione se il progresso scientifico, l’aumento dell’automazione nei processi produttivi, provocherà nei prossimi anni una riduzione di posti di lavoro di circa 5 milioni di unità in tutta Europa.
La scienza e gli analisti ci avvisano da anni e già buona parte del tempo a disposizione della politica, per compiere delle scelte è andato perduto, visto che si tratta di un processo iniziato con maggiore vigore alla fine degli anni ’80.
Dobbiamo continuare a vivere i processi di automazione come una minaccia sul futuro di milioni di persone, o vogliamo invece incrociare le possibilità che il progresso scientifico offre e puntare sull’automazione per migliorare la qualità della vita delle persone?
Le macchine che lavorano al posto dell’uomo non possono continuare ad essere elementi a esclusivo vantaggio dell’industria, delle multinazionali e dei datori di lavoro, che con costi di produzione nettamente più bassi e tempi di produzione molto più avanzati rispetto a quelli che potrebbe reggere un corpo umano, riescono a estrarre molta più ricchezza e molto più plus valore dal singolo prodotto. Anche questa è una ricchezza che va redistribuita, offrendo ai lavoratori i vantaggi che una maggiore automazione può offrire.
I temi della qualità della vita, della qualità del tempo libero a disposizione, della necessità di liberarsi dal lavoro, inoltre, sono ormai anche questi centrali. In una società a capitalismo avanzato, l’impianto della vita delle persone è centrato fondamentalmente sulla produzione e sulla produttività, con una scarsa considerazione, invece, per tutto ciò che ha a che fare con la qualità, con il tempo a disposizione della persona.
Per la verità, anche il tempo libero è entrato con forza nella dimensione della produzione e del consumo, in particolare negli ultimi 20 anni.
Ed è questo aspetto della vita che va liberato, va rimesso nelle mani e nelle scelte delle persone, che sempre più spesso rinunciano alla propria dimensione affettiva, sacrificano la famiglia, le amicizie o anche le proprie passioni, per rispondere al ricatto produttivo/occupazionale.
Le donne più degli uomini sono costrette a tempi irragionevoli, talvolta disumani, per continuare a poter avere una occupazione dignitosa e conciliare con questa i tempi del lavoro di cura.
Credo che la sinistra, quindi, in Italia debba avere questo compito storico, una sorta di missione: porre al centro del dibattito il tema della redistribuzione del lavoro, della riduzione del tempo dedicato al lavoro e del miglioramento della qualità della vita e del mondo in cui viviamo.
Anche perché, come spesso accade nelle dinamiche sociali, in cui i rapporti di forza vengono determinati dalla capacità di intraprendere e organizzare il conflitto, il tema della riduzione dell’orario di lavoro sta diventando sempre più uno strumento di ricatto nelle mani dei grandi gruppi industriali, durante i momenti di crisi.
La dirigenza della Bosch a Bari, ad esempio, propone la riduzione d’orario come misura strutturale nel proprio piano industriale, per rispondere alla crisi del diesel, che le stesse multinazionali dell’auto hanno contribuito a creare. Il grande inganno è che la riduzione dell’orario di lavoro è accompagnata da una contestuale riduzione dei salari dei lavoratori fino a un 30% di quanto percepito oggi.
Come dire che per gli errori della dirigenza continuano a pagare sempre e solo i lavoratori, che di improvviso potrebbero ritrovarsi con più tempo libero, certo, ma con stipendi da 700 o 800 euro.
Un inganno inaccettabile. Il momento per prendere in mano un tema così fondamentale per il futuro di milioni di persone, è ora.

ABUSI CRIMINALI NEL SANTUARIO DI UN CRIMINALE


Abusi nel santuario di Padre Pio, è Benedetta Sirignano l’avvocato di Anna Verde


Anna Verde, una donna che lavorava nel monastero del Santo di Pietrelcina denuncia: «I frati hanno abusato di me». E produce registrazioni e sms pornografici. La procura avvia un’inchiesta. Secondo le accuse della donna, il sesso si mischia alla violenza e alle ritorsioni nel convento più famoso nel mondo religioso, quello in cui ha vissuto padre Pio a San Giovanni Rotondo. Centinaia di conversazioni telefoniche avrebbero lasciato traccia della triste storia di alcuni religiosi accusati di avere abusato e molestato una ragazza che lavorava nel convento, come ha raccontato anche l’Espresso in una inchiesta integrale in edicola lo scorso venerdì 10 giugno.
Fatti che si sarebbero svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. Storie incise sui nastri audio o scritte nei messaggi di cui “l’Espresso” ha preso visione. La vittima degli abusi è Anna Verde, oggi ha 40 anni. Ha avuto il coraggio di dire basta ai soprusi e alle molestie, denunciando prima alla polizia di Foggia e poi ai carabinieri della sezione della procura della Repubblica. La vicenda è anche approdata alla trasmissione di Italia Uno ,”una storia raccapricciante,” di mobbing, molestie sessuali, lavori in nero ed omertà”. E’ la storia, triste, di Anna Verde, che Matteo Viviani ha ripercorso nella puntata de ‘Le Iene’e che si sarebbe consumata in uno dei luoghi di culto più importanti al mondo, il Convento di Padre Pio. Un’infanzia difficile e tredici anni di sofferenza, di presunti abusi che un prete avrebbe compiuto su di lei durante le ore di lavoro. Troppo bella per resistervi, troppo giovane per non invaghirsene. Il primo episodio – racconta la vittima – si sarebbe consumato in cucina: “…lui si avvicina, mi tocca da dietro, si alza il saio e si masturba…”. E poi ancora: “Mi toccava con la forza che voleva togliermi il camice”, ricorda. A uno degli atti osceni avrebbe assistito anche Don Peppino, che all’inviato del programma di Italia Uno rivela: “Io vivo qua, la mia situazione è drammatica, delicatissima”.
Il prete ha paura di affermare quello che ha visto, ma nel corso dell’intervista Viviani riesce a strappargli ugualmente più di una conferma. Sono telefonate registrate ed sms a luci rosse scritti dai frati che svelano il lato oscuro di un mondo in cui vivono alcuni di loro, tenuto segreto e nascosto ai fedeli. È il modo con il quale viene sottomessa una povera ragazza attraverso tentativi di violenza sessuale e molestie, pena il licenziamento in caso di rifiuto. Fatti che si sono svolti per lungo tempo a San Giovanni Rotondo. I frati che hanno confermato le accuse, testimoniando a favore della donna, pare siano sono stati puniti dai loro superiori e trasferiti in altri conventi. La procura di Foggia su queste accuse, ha mandato sotto processo un laico per molestie e violenza sessuale, poi assolto in primo grado. Mentre per i frati è stata chiesta l’archiviazione.   La giovane donna, Anna Verde, non si rassegna, chiede giustizia, rivolgendosi all’avvocato cilentano – Benedetta Sirignano – per capovolgere il processo in secondo grado e per una eventuale riapertura delle indagini a carico dei frati.
http://www.giornaledelcilento.it/it/abusi_nel_santuario_di_padre_pio_e_benedetta_sirignano_l_avvocat

AL PRETE SESSANTENNE PIACCIONO I CULI QUINDICENNI

Campobasso/Portocannone – Prete 60enne accusato di abusi sessuali su organista 15enne, ecco l’incredibile difesa dell’imputato

Campobasso / Portocannone – Nessuna motivazione potrebbe mai giustificare un rapporto sessuale, una relazione fra un uomo di oltre 60 anni e una adolescente fra i 14 e i 15 anni. Ancor più se l’uomo in questione è un prete che avrebbe dovuto indirizzare e proteggere una fanciulla in un delicatissimo momento della sua vita.
Uno scandalo ha sconvolto un piccolo paese in provincia di Campobasso. Il prete di Portocannone, Don Marino avrebbe avuto una relazione sentimentale e sessuale con una ragazzina del posto. Giada, resta orfana a 13 anni e va dal prete per cercare, probabilmente, quell’affetto che le era stato rubato dal destino. Don Marino approfitta dell’ingenuità della fanciulla. La storia va avanti per diverso tempo. Poi Giada denuncia tutto. Don Marino però dovrà comunque rispondere dei rapporti sessuali avvenuti prima dei 14 anni della ragazzina. Certo non si può negare agli adolescenti una propria sessualità, ma un prete di 60 anni e un’orfana di 13 e poi di 14 che coppia di innamorati mai potevano essere?
Dichiarazioni spontanee del prete durante il processo: “innanzitutto mi preme dire questo per i fatti che mi vengono contestati in questo processo, quindi fatti riguardanti questo periodo Aprile, Maggio, Giugno del 2009, devo dire che non sono mai accaduti in questo periodo e per me quando sentivo quelle cose in quest’aula stavo, veramente inverosimile tutto quello che veniva detto è incredibile. Se qualcosa è accaduto e questo l’ho confessato quindi sia al P.M. Pubblico Ministero e sia anche a dire al Vescovo e quindi poi al Processo Canonico, quello che è accaduto è accaduto dopo, diciamo quando la ragazza Giada aveva quindici sedici anni, quindi io non mi ci ritrovo per niente, anche nelle modalità di cui questi incontri avvenivano, quindi se qualcosa è accaduto non certo nelle modalità in cui finora abbiamo sentito dire.
Certamente ecco, ci sono stati diciamo degli abbracci, dei momenti di effusione ma questo tutto dopo. Anche perché diciamo così io comunque stavo male, perché mi rendevo conto che come sacerdote non era questo, ma non, mai mi è accaduto una cosa del genere e quindi stavo male e tentavo comunque in tutti i modi di interrompere, questo poi soprattutto dopo, nel 2011 quando mi sono, che lei tornò, la ragazza a dirigere il coro, da Settembre 2011 quindi c’era la possibilità di, come dire di vedersi più spesso…… ……. Quindi diciamo che ecco, per mio carattere quindi espansivo aperto così, quando lei è venuta nel 2010 avevo con lei diciamo così quell’atteggiamento affettuoso che 1’avevo comunque verso tutti, senza nessuna malignità, senza nessuna diciamo così intenzione ecco.
Quando lei invece tornò nel 2011 1e cose un po’ ecco, per le mie debolezza le cose cambiarono quindi in qualche modo, no? Ecco questi abbracci che accadevano anche in momenti di effusione e di come dire di toccamenti. Così possiamo dire. Comunque io stavo male vi dicevo, stavo dicendo prima, stavo male perché questo lo vedevo veramente un controsenso con la mia vita di sacerdote e chiedevo la grazia al Signore che mi aiutasse. E ringrazio il Signore perché comunque posso dire che già dalla Quaresima del 2012 io ho avuto la forza di, la grazia del Signore perché io non siamo nulla, scusate se dico questo, è la grazia di Dio che mi ha aiutato e ne sono venuto fuori, cioè ormai come dire benché tutti altri tentativi ho fatto prima il famoso messaggio, facendo finta che ero un’altra persona, quindi un numero che lei non conosceva gli ho mandato quel messaggio per dire che ci facevi a quest’ora tardi nella casa del sacerdote, del prete, se vi vedo ancora provvederò.
E naturalmente altri tentativi come i nostri incontri cercavo di diradarli il più possibile, ma questo naturalmente devo dire che lei quando mi incontrava dice: perché non mi hai chiamato? Dovevamo vederci. Ho detto: guarda, non è possibile. Cioè dentro di me stavo male, perché. E quindi accadevano questi incontri ma molto raramente poi. Dunque, poi alla fine ecco dicevo, ho avuto questa forza e naturalmente ecco poi ricordo che in occasione del mio compleanno nel Maggio 2012 ha detto quella sicuramente mi verrà ad aspettare e rientrai molto tardi quella sera ma lei mi aspettò vicino casa perché volle entrare poi in casa, ma solo un augurio cosi e poi se ne è andata. Ma naturalmente per me ormai come dire, se posso usare l’espressione il mio cuore era diventato di pietra, o meglio avevo deciso basta, ringrazio il Signore che mi ha dato questa forza di smettere perché ripeto stavo male per questo, ogni qualvolta magari stavo con lei e dopo stavo male, stavo male, stavo male, stavo sacerdozio, perché sono sacerdote, il signore mi ha chiamato, ho sbagliato.
E gliel’ho detto: guarda ho sbagliato, ti chiedo scusa. Come ho chiesto scusa naturalmente a così, e naturalmente ecco ringrazio davvero il Signore che ne sono venuto fuori da questo. E se sono qui oggi forse perché ho detto di no. Gli ho detto di no. Perché se gli avessi detto di si, a quest’ora non ci saremo trovati qui in Tribunale, forse lei si sarebbe ritrovata con uno di sessantanni con dei figli ma che sicuramente non era quella la scelta. Infatti proprio perché gli volevo bene, e questo non lo nego perché gli volevo bene, volevo il suo bene, ho detto: questa ragazza non può, ecco ha tutta una vita davanti a sé e quindi perché io la devo continuare a illudere e cosi, e perché lei si era, secondo me, illusa molto su questo. E quindi ecco, eccoci qua Signor Presidente”.

VERO: LA CARNE NON FA MALE. FA MALISSIMO!

bufala carne non fa male
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LA BUFALA DELLA CARNE CHE NON FA PIÙ MALE

Hanno esultato tutti i principali estimatori del prodotto e, ovviamente, anche i produttori di carne. Ma lo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology) realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Hamilton in Canada e pubblicato sulla autorevole rivista scientifica Lancet, non dice che la carne non fa male. Questa è un’interpretazione di comodo che non prende in considerazione, ad esempio, i dati forniti solo un anno fa dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

BUFALA CARNE NON FA MALE: DA COSA NASCE?

I ricercatori canadesi, basandosi su un’indagine statistica condotta per 12 anni su oltre 154 mila persone tra i 35 e i 70 anni e provenienti da 18 Paesi diversi, dicono semplicemente che «limitare l’assunzione di grassi (presenti anche nella carne, ndr) non migliora la salute delle persone, che invece potrebbero trarre benefici se venisse ridotto l’apporto dei carboidrati al di sotto del 60 per cento dell’energia totale, e aumentando l’assunzione di grassi totali fino al 35 per cento».
Meno pasta e più carne per migliorare le proprie condizioni di salute, hanno interpretato i lettori e gli analisti più superficiali. Innanzitutto, però, lo studio si limita a parlare dell’effetto dei grassi sulle malattie cardio-vascolari. E sarebbe una chiave di lettura troppo semplicistica quella di gridare ai benefici della carne da questo punto di vista. Chiudiamo gli occhi, invece, di fronte ai dati dell’Omsche parlano di un aumento del 18% del rischio di contrarre un tumore al colon-retto per ogni cinquanta grammi di carne lavorata (come ad esempio gli insaccati) mangiata? E che dire del legame, individuato sempre dai ricercatori dell’Organizzazione mondiale della Sanità e confermato da quelli dell’EPIC, tra tumore allo stomaco e consumo di carne rossa?
Inoltre, sempre secondo studi epidemiologici, le diete che presentano una grande incidenza di proteine animali presentano rischi maggiori per lo sviluppo di malattie come il diabete, per l’obesità, per infarti e altri problemi cardio-vascolari. Insomma, gli studi scientifici non hanno affatto spazzato via i dubbi sui danni che un elevato consumo di carni rosse possono avere sull’organismo umano. Anzi.

BUFALA CARNE NON FA MALE: L’IMPORTANZA DELLA DIETA MEDITERRANEA

In controtendenza con quanto detto dallo studio PURE, inoltre, ci sarebbe anche l’efficienza della dieta mediterranea: i ricercatori canadesi, infatti, sostengono che una diminuzione delle malattie cardiovascolari debba passare necessariamente per una diminuzione dei carboidrati, contenuti nella pasta e nel pane, punti cardine della dieta mediterranea stessa. Al contrario, questo regime alimentare – secondo studi di natura diversa – sarebbe il migliore in assoluto, grazie al suo equilibrio.
La dieta mediterranea, però, in Italia, è seguita soltanto dal 10% delle persone – in base a una stima del professor Antonino De Lorenzo, uno dei massimi esperti del settore -, mentre il consumo di carne pro capite sta aumentando, arrivando a toccare i 92 chilogrammi a testa all’anno. Perché, allora, confonderci ancor più le idee e lanciare proclami del tutto fuori luogo sostenendo che un maggior consumo di carne ci permetterà di stare meglio?
(FOTO: ANSA/Ennevi VERONA FIERE ANSA)

I NEGRI CATTIVI

Christian Raimo dalla vostra parte
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SIAMO TUTTI CHRISTIAN RAIMO. QUELLO CHE NESSUNO AVEVA MAI OSATO FINORA ALLA TRASMISSIONE «DALLA VOSTRA PARTE» | VIDEO

È difficile reggere una trasmissione come Dalla vostra parte, in onda nel pre-serale su Rete 4, già come spettatore, figurarsi come ospite. Il coraggio di Christian Raimo, giornalista di Internazionale, si è manifestato innanzitutto quando ha accettato di essere protagonista di un collegamento con lo studio diretto da Maurizio Belpietro, ma è emerso ancor di più quando ha scelto il modo in cui portare avanti lo stesso collegamento.

CHRISTIAN RAIMO DALLA VOSTRA PARTE, LO SCONTRO CON SALLUSTI

Raimo ha deciso di non giocare un ruolo passivo, ma di attaccare una trasmissione che – nella puntata del 28 agosto come in altre occasioni – aveva l’unico scopo di proporre agli italiani una versione dei fatti tarati su una certa opinione politica: l’attacco indiscriminato ai migranti, accusati di essere tutti stupratori, terroristi, delinquenti e artefici del declino dell’Italia. Dall’altra parte dello schermo, sempre in collegamento, c’era il direttore de Il GiornaleAlessandro Sallusti, con cui Raimo, nei giorni scorsi, aveva avuto un’altra, fortissima discussione su La7, durante la trasmissione In Onda.

CHRISTIAN RAIMO DALLA VOSTRA PARTE, GUARDA L’INTERVENTO

Proprio durante un intervento del direttore de Il Giornale, Raimo ha deciso – all’ennesimo attacco gratuito nei confronti dei migranti – di abbandonare lo studio, non prima di aver mostrato dei cartelloni – scritti al momento – con frasi provocatorie. L’ultimo diceva «Non c’avete un altro servizio sui negri cattivi?» e intendeva denunciare proprio il continuo ciclo di interventi proposti dalla trasmissione sul rapporto tra l’Italia e i migranti, caratterizzato da un forte pregiudizio nei confronti di quest’ultimo.

CHRISTIAN RAIMO DALLA VOSTRA PARTE, IL POST SU FACEBOOK

Raimo ha poi spiegato il suo punto di vista in un lungo post su Facebook, in cui metteva in luce l’approssimazione di un certo tipo di giornalismo, che non offre dati numerici e che si basa soltanto sulle reazioni «di pancia» nei confronti di questo o di quell’argomento. «A un certo punto – scrive Raimo su Facebook -, visto che si parlava di occupazioni, ho chiesto a Belpietro, se si era preparato qualche dato sull’emergenza abitativa. Ha balbettato che glieli fornissi io. Gli ho detto: ‘Ma come hai fatto un pezzo di trasmissione su questo e non c’hai manco un dato?’, e poi glieli ho detti io. Ho detto a Sallusti che tutto ciò che stava dicendo su immigrazione e occupazioni non aveva nessuna base dal punto di vista dell’informazione. Mi ha risposto che è vero è d’accordo anche lui che i giornali dovrebbero fare più inchieste; gli ho detto che gli basterebbe leggere mezzo libro, o qualche giornale fatto appena decentemente, e ripetere quello che c’è scritto lì». Il post, tuttavia, è stato rimosso dal social network qualche ora dopo, quando era stato condiviso ormai oltre 19mila volte


Ma è proprio la trasmissione Dalla vostra parte a rappresentare una delle pagine peggiori del giornalismo in Italia. Raimo – sempre su Facebook – l’ha definita «una trasmissione orripilante, che si compone essenzialmente di servizi, girati con i piedi, su neri che stuprano, neri che rubano, neri che minacciano bambini, neri che occupano le case degli italiani, neri che sono troppi, neri che se ne dovrebbero andare, neri che è già tanto che li sopportiamo e non li facciamo affogare tutti».

CHRISTIAN RAIMO DALLA VOSTRA PARTE, LE OFFESE SUI SOCIAL

Il suo post ha scatenato un ampio dibattito sul social network, farcito di insulti e offese. Dalle più banali volgarità riferite direttamente alla persona, sino ad arrivare a discorsi più ampi, a sfondo populista e razzista. C’è chi scrive: «ma lo fai o ci sei? vivi su Marte? ti piacciono? la mia città è rovinata da questi spacciatori del c***o. E se questo vuol dire essere razzista, ok: IO SONO RAZZISTA E ME NE FOTTO DI QUELLI COME TE E QUANDO SARAI A PECORA CON LORO IO RIDERÒ», o ancora: «Ridiamo l’Italia agli italiani! Poi se rimane spazio qualcuno può rimanere! E voi radical chic del c***o fatela finita di fare i finti buonisti».
Anche da questo punto di vista, Raimo ha avuto il coraggio di denunciare. Sempre nel suo post su Facebook ha scritto: «Oggi sulla mia bacheca ci sono commenti di insulti, minacce di stupro a donne che commentano, la feccia della feccia. Risponderò ad uno ad uno, appena avrò tempo. Ma risponderò con la stessa franca risata con cui, prima di andarmene a metà, ho opposto ieri a Sallusti che affermava che nel Corano c’è scritto di fare attentati terroristici».