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domenica 20 agosto 2017

Dean Martin & Jerry Lewis That's Amore

Jerry Lewis - macchina da scrivere

Jerry Lewis - Pulizia Occhiali...by Gisto

IL NIPOTE PICCHIATELLO (1955) Con Jerry Lewis e Dean Martin - Trailer Ci...

Jerry Lewis - Scene from "The Ladies Man" - 1961

Jerry Lewis as "The Ladies Man" - houseguest #1

Jerry Lewis and Miss Cartilage

Jerry Lewis and Miss Cartilage

La scena più geniale mai realizzata nel cinema.

Leikeli47 - O.M.C. (Official Video)

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delinquent habits how it started feat melinda

JAY-Z - MaNyfaCedGod ft. James Blake

Gucci Mane - I Get The Bag feat. Migos [Official Music Video]

Ice Cube - Sic Them Youngins On 'Em (Official Video)

Delinquent Habits - Go Easy - 2017 (Official Music Video)

NIGERIA VS CATTOLICI

http://www.corriere.it/esteri/17_agosto_06/nigeria-spari-chiesa-cattolica-messa-ci-sono-vittime-158d320a-7a9a-11e7-8803-6174d9288686.shtml

E' MORTO IL COMICO DEI COMICI

Morto Jerry Lewis, genio della comicità

Attore aveva 91 anni  VIRGILIO

 E’ morto l’attore americano Jerry Lewis, aveva 91 anni. Lo riferiscono diversi media negli Usa tra cui Hollywood Reporter e Variety. Al momento emerge che Jerry Lewis e’ deceduto per cause naturali. 

In assoluto il più grande attore comico del secolo precedente: Jerry Lewis, grazie alla straordinaria mimica facciale e alla sbalorditiva genialità di intrattenitore, è riuscito a segnare un epoca.
Ambizioso, esilarante, esplosivo, esagerato; un caleidoscopico vortice di aggettivi, non sarebbe sufficiente, per delineare il profilo di un’artista talmente grandioso e versatile. Il divo è stato inoltre un pioniere della cinematografia, nonché promotore di numerose iniziative benefiche.

Di origine ebraica, l’attore, nasce nel 1926 a Newark nel New Jersey. La madre Rachael, è un’abile pianista, mentre il padre Daniel, è un cantante che per sua sfortuna, non riuscirà mai a sfondare.
Jerry, viene al mondo dopo un parto travagliato: i medici usano talmente tanto etere che il bimbo appena nato, rimane privo di sensi per oltre due giorni. I chirurghi allora, propongono di intervenire con un’operazione all’encefalo; sarà la nonna materna, Sarah, ad opporsi fermamente a questa decisione. La sua determinazione sarà essenziale per la vita del piccolo. Lewis infatti, si sveglierà sano e salvo tra le braccia della donna, poco tempo dopo.
L’infanzia dell’attore, è turbata dagli incessanti spostamenti dei genitori: Daniel, in perenne cerca di un nuovo ingaggio, è solito trasferirsi di città in città con la famiglia. Questo rende infelice il figlio, poiché non gli permette di mantenere alcuna amicizia. In quegli anni, Jerry trascorre il suo tempo con nonna Sarah, la quale, da al nipote tutto l’affetto e le attenzioni necessarie. Il giovane ricambia tali premure improvvisando per la donna deliziose gag. Tutto questo però, non basta a colmare il senso di solitudine che Lewis prova costantemente.
Per fare qualche soldo, il ragazzo prova a lavorare saltuariamente: è però più dedito a fare il buffone, piuttosto che a svolgere i suoi compiti. Quindi, non riesce a mantenere alcun impiego!
Anche a scuola, l’adolescente Jerry fa trapelare il suo temperamento irrequieto: in classe viene continuamente ripreso dagli insegnanti a causa di un comportamento sin troppo esuberante. All’età di 13 anni, dopo aver causato un’esplosione nell’aula di chimica, viene espulso dal liceo per aver dato un pugno al preside, in risposta ad un’osservazione anti-semita da parte di quest’ultimo. Qualche giorno dopo, la sua amata nonna Sarah, la donna che Lewis ha sempre considerato il suo angelo custode, passa a miglior vita.
Il tempo trascorre in fretta, e Daniel, messi da parte i sogni di gloria, trova impiego in un rinomato hotel gestito da ebrei. Divenuto in seguito uno dei soci dell’albergo, l’uomo fa assumere Jerry come facchino. Nei momenti di svago, il 15enne si diverte a rallegrare i colleghi coetanei, con i sui numeri folli. Il suo più fervido ammiratore diviene Irving Kaye, facchino di mezz’età che persuade il giovane a intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo.
Infuriato per aver incoraggiato il figlio, Daniel, fa licenziare Kaye. Il ragazzo tuttavia non molla e chiede ad Irving di diventare suo manager: i due cosi, lasciano l’hotel.
Kaye fa scritturare Jerry nei night club di Brooklyn: il talento del giovane non passa inosservato, ben presto viene ingaggiato nei maggiori teatri di varietà della East-Coast. Lewis sarà sempre seguito amorevolmente da un’instancabile Irving, il quale lo sosterrà come un figlio.
Nell’agosto del 1944, il comico ormai diciottenne, incontra la cantante Patti Palmer, con cui convolerà a nozze nell’ottobre dello stesso anno e dalla quale avrà sei figli: Gary, Ronald, Scott, Christopher, Anthony e Joseph.
Poco tempo dopo, in un prestigioso locale della Grande Mela, il Glass Hat, Jerry si imbatte in un allora sconosciuto Dean Martin: Lewis, viene completamente ammaliato dal fascino e dalla classe di questo uomo.
Nel ’46 Dean Martin e Jerry Lewis, si esibiscono per la prima volta insieme al Club 500 di Atlantic City: ha inizio cosi un sodalizio storico, lungo un decennio! L’accoppiata Lewis-Martin diviene a poco a poco un marchio di garanzia: i loro show fanno faville e sono richiesti in tutti gli States. L’irresistibile duo, il giovanotto seducente impersonato da Dean ed il ragazzaccio imbranato interpretato da Jerry, conquista l’America.
I divi più contesi del panorama hollywoodiano, girano svariate pellicole come La Mia Amica Irma e Attente ai Marinai.
I ragazzi, diventano la coppia più amata degli Stati Uniti che cadono letteralmente ai loro piedi: il paese del dopoguerra, grazie ai due giovani, torna nuovamente a sorridere.
Jerry è al settimo cielo, finalmente non si sente più solo: in Dean, ha trovato quell’amico speciale che ha desiderato da tutta una vita .
Col passare del tempo, i dirigenti della Paramount Pictures si accorgono che la popolarità della coppia, è dovuta principalmente alla geniale comicità di Lewis.
Ed è cosi che nel 1956, la casa di produzione mette fine a quella memorabile unione che ha dato vita a centinaia di spettacoli e a ben 16 lungometraggi.
Attore, musicista, mattatore, cineasta, nonché amico epistolare di Stan Laurel: Jerry è ormai il re incontrastato di Hollywood.
All’apice della carriera, il comico gira nel 1960 il suo progetto più costoso ed ambizioso fino ad allora: Il Cenerentolo di Frank Tashlin. Durante le riprese, l’attore viene colto da un malore ma poche settimane più tardi, torna di nuovo sul set.
Le parodie, gli sketch e leggendarie cadute, hanno fatto scuola. Nel ’61, dirige ed interpreta L’idolo delle Donne. Nel corso delle registrazioni, la superstar della Paramount rivoluziona il mondo della cinematografia, ideando un prototipo di videocamera oggi conosciuto come video-assist. I Paramount Studios sono il suo parco giochi: Lewis è un tale perfezionista che si occupa di tutti gli aspetti della produzione. Nel ’63, il divo da vita a quello che è considerato tutt’ora il suo più grande capolavoro:Le Folli Notti del Dottor Jerryl. Qui il comico, indossa i panni di un timido ed impacciato insegnante di chimica, il Professor Julius Kelp che grazie ad una pozione da lui stesso ideata, si trasforma nel suo alterego: il sensuale e sfrontato Buddy Love.
Nonostante la fama, l’amore e il denaro, l’attore non si sentirà mai completo, a causa della disapprovazione del padre, troppo invidioso del suo successo.
Ma questo non è niente se paragonato ai molteplici problemi di salute che iniziarono concretamente nel ’65 e che non lo hanno più abbandonato. In quell’anno infatti, per eseguire una delle sue cadute, Jerry si scheggia una vertebra. Questo incidente gli ha causato dei gravi danni all’apparato scheletrico, procurandogli un dolore interminabile alla schiena, una sofferenza lunga 37 anni, tanto da fargli pensare al suicidio. Fortunatamente, mediante un’intervento di neurostimolazione, il divo è tornato di nuovo a sorridere.
Sebbene, dalla metà degli anni sessanta ad oggi, le condizioni fisiche del comico sono state pressoché precarie ( i problemi cardiaci, il diabete, la fibrosi polmonare….) , Lewis, ha sempre potuto contare sulla sua grande forza di carattere e nel sostegno della seconda moglie, la ballerina SanDee Pitnick. Divorziato nel 1980 da Patti, Jerry sposa SanDee tre anni dopo: i due hanno una figlia, Danielle Sarah nata nel 1992, chiamata cosi, in onore del padre e della nonna dell’attore.
Il divo, è stato tra l’altro professore di cinema all’Università della California: tra i suoi studenti c’erano Steven Spielberg e George Lucas. Sarà inoltre ricordato, per il suo nobile impegno nel campo della solidarietà: è l’ideatore del Telethon a favore dell’Associazione per la Distrofia Muscolare, iniziativa che gli è valsa, nel 1977, una nomination al premio Nobel per la Pace.
   
ANSA | 20-08-2017 20:22

ADDIO GRANDE COMICO VERO!

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/morto_jerry_lewis-2626630.html

IL GRANDE LEWIS

È morto Jerry Lewis

Aveva 91 anni ed è stato un grande attore, regista e soprattutto comico

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 (Frederick M. Brown/Getty Images) IL POST, 20 AGO 2017
Jerry Lewis – comico, attore e regista – è morto a 91 anni a Las Vegas. Variety, a cui la morte di Lewis è stata confermata da un suo agente, ha scritto che Lewis aveva da anni diversi problemi di salute, e aveva già avuto due infarti e un tumore alla prostata. Lewis è noto soprattutto come attore comico, ma è stato anche un apprezzato personaggio televisivo e uno stimato regista, definito dai Cahiers du Cinema – una rivista cinematografica francese, interessata soprattutto al cinema colto e d’autore – il “regista totale”. Lewis è però famoso soprattutto per quello che ha fatto in coppia con Dean Martin.
Lewis era nato a Newark, in New Jersey, il 16 marzo 1926: sua madre era una pianista e suo padre un cantante e attore di vaudeville, un genere teatrale di origine francese, in cui si mettevano in scena commedie leggere. I genitori di Lewis erano immigrati russi di religione ebraica. A causa del lavoro dei genitori Lewis dovette cambiare spesso scuola, per seguirli da una città all’altra. In quegli anni ebbe molti problemi: a 13 anni causò – non è ben chiaro né come né perché – un’esplosione durante una lezione di chimica. Al preside che lo rimproverò con quella che Lewis disse essere stata un’osservazione antisemita, Lewis rispose con un pugno.
Nelle scuole in cui andò dopo quell’episodio e nei primi lavori che svolse da ragazzo, sembra che Lewis riuscì a moderare l’irrequietezza. Mentre lavorava come maschera in una sala cinematografica e teatrale di New York iniziò per esempio a farsi notare improvvisando sketch comici negli intervalli degli spettacoli. Lewis saltò il servizio militare perché aveva un timpano perforato e nel 1944, a 18 anni, fece la sua prima tournée teatraleSempre nel 1944 sposò Esther Calonico (vero nome della cantante Patty Palmer) e nel 1946 iniziò la collaborazione con Martin. Si dice che il duo comico nacque quando poco prima di un suo spettacolo Lewis propose a Martin – già suo amico – di prendere il posto di un attore assente. Dopo alcuni spettacoli in giro per gli Stati Uniti e dopo un programma radio per CBS Lewis e Martin iniziarono a fare film insieme: il primo è La mia amica irma, del 1949. Un altro famoso film della coppia – tra i sedici in cui recitarono insieme tra il 1949 e il 1956 – è Il nipote picchiatello, che nella versione originale si intitola You’re Never Too Young. 
C’è un fatto che può spiegare il successo che Martin e Lewis ebbero in quegli anni: dal 1952 la DC Comics pubblicò una striscia di fumetti a loro dedicata e in cui al personaggio di Lewis capitò d’incontrare, tra gli altri, Batman e Superman.
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Nel 1956 Lewis e Martin si separarono, soprattutto perché la casa di produzione dei loro film – la Paramount Pictures – si accorse, facendolo notare a Lewis, che gran parte del successo era dovuta a lui più che a Martin e che quindi Lewis poteva esistere e “funzionare” da solo. E così fu. Uno dei primi e più apprezzati ruoli del Lewis “solista” fu quello in Il cenerentolo, una sorta di Cenerentola al contrario, diretto Frank Tashlin e uscito nel 1960.
Lewis iniziò poi la sua carriera da regista, dirigendo e interpretando Ragazzo tuttofareL’idolo delle donne, Il mattatore di Hollywood, Jerry 8¾  e Le folli notti del dottor Jerryll, che è probabilmente il suo film più famoso, in cui – come altre volte nella sua carriera post-Martin – interpreta due personaggi. In questo caso quello di un impacciato professore universitario e del seducente Buddy Love, lo “sciupafemmine” in cui si trasforma.
Da regista Lewis fu anche il primo a usare il video assist, una tecnologia che permetteva di mostrare su uno schermo visibile dal regista quello che l’operatore vedeva nella cinepresa. Lewis lo usò soprattutto per quelle situazioni in cui doveva dirigere se stesso e ha spiegato che, mentre recitava riusciva a guardare con la coda dell’occhio quello che veniva ripreso.
Dagli anni Settanta in poi Lewis ha continuato a recitare e dirigere film: lo ha fatto però con meno frequenza e con pochi risultati rilevanti dal punto di vista di pubblico e critica. Lewis è però molto famoso per aver creato nel 1966 e condotto per anni il Jerry Lewis MDA Telethon, un programma televisivo per la raccolta di fondi a favore della lotta contro la distrofia muscolare. Nell’edizione del 1976 c’era ospite Frank Sinatra che invitò sul palco il suo amico Dean Martin, che si esibì per la prima volta dopo vent’anni con Lewis.
Nel 1980 Lewis divorziò da Calonico, con cui aveva avuto sei figli, e sposò la ballerina Sandee Pitnick, che ha 24 anni meno di lui. Negli ultimi anni Lewis ha avuto molti problemi fisici: ha avuto problemi alle ossa (hanno a che fare con i numerosi infortuni durante le riprese di alcuni suoi film), si è sottoposto a diversi interventi al cuore, ha avuto un cancro alla prostata e, a un certo punto, è arrivato a pesare 120 chili.
Negli anni ha avuto anche molti problemi dovuti alle sue opinioni spesso sessiste ed omofobe. È stato criticato per aver offeso gli omosessuali e i disabili e per aver detto che non gli piaceva che ci fossero donne comiche e che le vedeva più utili come “macchine sforna bambini”. Lewis ha sempre provato a scusarsi o giustificarsi, dicendo in molte occasioni di essere stato frainteso.

UN ATTORE GENIALE

http://www.corriere.it/spettacoli/17_agosto_20/morto-jerry-lewis-leggenda-comicita-usa-09429d12-85d2-11e7-b1e0-e6345c4f0510.shtml

ARRIVEDERCI JERRY LEWIS

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2017/08/20/news/addio_jerry_lewis_dalle_imitazioni_all_incontro_con_dean_martin_e_stato_uno_dei_piu_grandi_showman_del_novecento-173462703/

JERRY

Quando ero piccolo è stato il mio attore preferito. Impazzivo dal ridere di questa comicità così semplice e per tutti. Un genio. In tutto. Altro che Dean Martin. Il grande era lui.

Ciao Jerry peccato che non son mai riuscito a contattarti per scambiare quattro chiacchiere con te.

Gian Luca Valentini

SOLO NOTIZIE INUTILI ECCETTO UNA

SUL BARCELLONA ATTACK

Attentato Spagna. I documenti di Es Satty e del kamikaze di Nassiriya trovati nel 2006 nella stessa casa, crocevia di 3 stragi

Attentato Spagna. I documenti di Es Satty e del kamikaze di Nassiriya trovati nel 2006 nella stessa casa, crocevia di 3 stragi
MONDO
Nel 2006 i documenti dell'imam ritenuto ispiratore dell'attacco terroristico a Barcellona furono rinvenuti insieme a quelli di Bellil Belgacem, l'algerino che si fece esplodere in Iraq uccidendo 19 italiani, in un'abitazione di Vilanova i la Getru, a 50 km dalla capitale catalana. La casa era di Mohamed Mrabet Fahsi, ritenuto capo della cellula finita a processo per il massacro di Atocha dell'11 marzo 2004
Faceva il garzone in macelleria. Prima di lasciare la Spagna alla volta di Nassiriya, dove si sarebbe lanciato con un camion imbottito di esplosivo contro un gruppo di soldati italiani uccidendone 19, Bellil Belgacem aveva lasciato tutti i suoi oggetti personali e i documenti in casa di Mohamed Mrabet Fahsi, che della macelleria era il padrone. In quella stessa casa la polizia aveva ritrovato i documenti di Abdelbaki Es Sattyl’imam che le autorità catalane considerano ‘mente’ della cellula che voleva far esplodere la Sagrada Familia a Barcellona. Da quella casa di Vilanova i la Geltru, 50 chilometri a sud dalla capitale della Catalogna, passa un filo rosso che parte dall’eccidio dei militari italiani del 12 novembre 2003 in Iraq, transita per l’attacco di Atocha dell’11 marzo 2004 a Madrid e arriva al furgone che il 17 agosto ha ucciso 13 persone sulla Rambla. Un particolare che rafforza l’idea degli investigatori secondo cui la cellula “aveva contatti con altri Paesi europei”.
L’operazione Chacal
Fahsi, il macellaio di Vilanova, era la mente delle due cellule che egli stesso aveva creato a metà del 2003 come parte del Gruppo islamico combattente marocchino (Gicm), con ramificazioni in Francia, Belgio, Olanda, Algeria, Marocco, Turchia, Siria e Iraq e accusato di aver preparato il massacro dell’11 marzo 2004 a Madrid nel quale morirono 192 persone. Per il ministero dell’Interno spagnolo era stato lui a convincere Belgacem a diventare mujaheddin, fare della guerra santa il suo orizzonte di vita e farsi esplodere contro la base di Nassiriya uccidendo 12 carabinieri5 soldati dell’esercito e 2 civili italiani. La polizia aveva fermato Fahsi solo nella notte del 10 gennaio 2006. Quel giorno, in due operazioni simultanee tra la Catalogna, Madrid e i Paesi Baschi denominate Chacal e Camaleon-Genesis, finirono dentro 15 cittadini marocchini, 3 spagnoli, un turco e un algerino. Tra loro l’imam della moschea locale Mohamed Samadi e un uomo di nome Mostapha Es Satty.
Il documento di Es Satty
Gli agenti uscirono dal palazzo portando con sé casse di documenti trovati in stanze “piene zeppe di carte”: centinaia di pagine scritte in arabo, francese e inglese, documentazione “molta e buona” secondo gli inquirenti, in grado di “estendere l’inchiesta a più fronti”. Ora un rivolo minuscolo di quella indagine potrebbe collegarsi a quella sulla strage di giovedì. Nella sentenza di primo grado è scritto nero su bianco che tra le carte sequestrate a Fahsi c’erano anche le fotocopie dei documenti di Abdelbaki Es Satty, la ‘mente’ della strage sulle Rambla nonché cugino di quel Mostapha finito a processo dopo le operazioni del 2006 e poi assolto.
Le assoluzioni
Il 13 gennaio 2010 l’Audiencia Nacional aveva condannato in primo grado 5 dei 7 mandati a processo a un totale di 34 anni di carcereOmar Nachka a 9 anni, Fahsi a 7, Saffet Karakoc a 8, Djmel Dahmani e Redouan Ayach a 5 per integrazione e collaborazione con organizzazione terrorista per aver reclutato kamikaze da inviare in Iraq a commettere attentati. E qui il filo rosso prende di nuovo la direzione della capitale iberica: secondo la Audiencia il leader del gruppo, Omar Nachka, aveva aiutato la fuga dalla Spagna di uno degli autori materiali degli attentati alle stazioni di Madrid, Mohamed Belhadj, fornendogli un passaporto e 700 euro in contanti. Alla Corte suprema non erano bastate le prove per confermare la condanna. Ma l’ombra di quella cellula torna ad affacciarsi sull’inchiesta di Barcellona.
Il carcere e le preghiere con El Conejo
A undici anni di distanza dagli arresti, un nome impresso in bianco e nero tra le centinaia di pagine sequestrate a Fahsi è diventato il vertice della cellula jihadista che ha insanguinato la Rambla. Non prima di passare dal carcere per un’inchiesta legata all’immigrazione clandestina. È il gennaio 2012 quando Abdelbaki Es Satty viene rinchiuso a Castellon. Mentre è dentro, il futuro imam di Ripoll viene incaricato di organizzare la preghiera per i detenuti musulmani e stringe “amicizia e conoscenza” con Rachid Aglif, alias El Conejo, condannato in via definitiva a 18 anni. “Il Coniglio” non è un personaggio qualunque sullo scacchiere del jihadismo europeo. Fu infatti tra i protagonisti della riunione in un fast food di Carabanchel durante la quale venne deciso l’acquisto degli oltre 200 chili di esplosivo utilizzati per la strage di Atocha.
I viaggi a Vilvoorde, la patria dei foreign fighters
Dopo quel periodo in carcere, Es Satty era tornato a Tangeri, per poi rientrare in Spagna. Si era inabissato nel 2014 a Ripoll, 10mila abitanti ai piedi dei Pirenei. Una comunità musulmana di poco più di 500 persone, tranquille e operose. Viene scelto come imam, litiga e apre un nuovo centro di culto. Lì lontano da sguardi indiscreti inizia la sua opera di proselitismo. Viaggia spesso. A volte verso il Marocco, anche lo scorso luglio assieme ai presunti appartenenti alla cellula, altre verso il Belgio dove si chiude la ‘rotta’ più battuta del Gruppo islamico combattente marocchino. Mentre il Segretario di Stato per l’immigrazione di Bruxelles dice che quel nome è sconosciuto al Dipartimento, fonti investigative hanno rivelato a un quotidiano belga che Es Satty ha soggiornato più volte dal 2015 a Diegem e Vilvoorde, uno dei centri nevralgicidell’islamismo radicale europeo da dove sono partiti diversi foreign fighters. L’ultimo viaggio risalirebbe a pochi mesi fa.
I preparativi nel silenzio di Ripoll
Il sospetto degli inquirenti spagnoli – che hanno confermato i “contatti della cellula con altri Paesi europei” – è che in Belgio possa aver ricevuto istruzioni su come organizzare un attentato. Lo avrebbe voluto ad alto impatto emotivo, l’imam. Per questo aveva indottrinato e istruito quel gruppo di ragazzini che frequentavano la sua moschea. Si era procurato 120 bombole di gas e anche il Tatp, l’esplosivo con il quale sono stati firmati anche gli attentati di ParigiManchester e Bruxelles. È morto sepolto dallo scoppio accidentale dei suoi stessi ordigni prima di completare l’opera. Ma oggi Abdelbaki Es Satty, grazie ai baby-terroristi che aveva convinto a seguirlo, non è più solo il nome su un documento d’identità sequestrato al macellaio Mohamed Mrabet Fahsi né l’uomo che guidava le preghiere in carcere di Rachid Aglif. Tutti lo avevano dimenticato. E invece si stava preparando nel silenzio delle colline di Ripoll.

ADDIO GERO DELLA TV SPAZZATURA






Nato a Torino il 24 agosto 1942, Caldarelli, aveva frequentato la scuola di mimo del Piccolo Teatro. Scomparso per un male incurabile, si era parzialmente alternato con il suo allievo Rocco Gaudimonte


“Gero è riuscito a dare a un pupazzo, che nasceva arrogante, grazia e poesia”. Antonio Ricci commenta così la morte di Gero Caldarelli, il mimo che dal 1990 animava il Gabibbo di Striscia la Notizia. Nato a Torino il 24 agosto 1942, Caldarelli, aveva frequentato la scuola di mimo del Piccolo Teatro. Dopo numerose parti sia in teatro che in tv, nel 1974 fondò, insieme a Maurizio Nichetti, la compagnia e scuola di mimo Quelli di Grock. Nel 1979 prese parte al film Ratataplan.
Collaborò con Antonio Ricci già in Drive In, nei panni di Gawronski e Pendulus, e nel 1990 venne scelto per interpretare il Gabibbo, il pupazzo di Striscia la notizia che da allora ha sempre animato. Nel 2003 uscì il suo libro Una vita da ripieno – Cronache dall’interno del Gabibbo (Rizzoli) e nel maggio scorso ha pubblicato una raccolta di fiabe intitolata Belandi, che storie! Tre mega avventure nel mondo dei besughi (Mondadori). Caldarelli era inoltre autore di quadri in gommapiuma e smalti ad acqua. Scomparso per un male incurabile, ultimamente Gero si era parzialmente alternato con il suo allievo Rocco Gaudimonte.

OCCHIO AL DEFICIT DA VITAMINA D

Deficit di vitamina D: 15 segnali da non trascurare

È fondamentale per il benessere dell'organismo. Fonti principali di assunzione sono l'esposizione al sole e una corretta alimentazione. I sintomi che ti dicono se sei carente

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La vitamina D è fondamentale per il benessere del nostro corpo. Infatti è fondamentale per la salute di ossa, cuore e cervello. Le fonti principali da cui assumere la vitamina Dsono l’alimentazione e il sole.
Non sempre ci si accorge di essere carenti di tale vitamina (l’eventuale deficit può essere riscontrato con un esame del sangue). La sua mancanza comunque può essere segnalata da una serie di disturbi. I 15 campanelli d’allarme che non vanno trascurati sono:
  1. Debolezza muscolare;
  2. Dolore alle ossa;
  3. Problemi respiratori;
  4. Sudore alla testa;
  5. Depressione;
  6. Infezioni croniche;
  7. Malattie cardiovascolari;
  8. Psoriasi;
  9. Dolori cronici;
  10. Stanchezza;
  11. Ipertensione;
  12. Cambi di stati d’animo;
  13. Malattie renali croniche;
  14. Diminuzione della resistenza;
  15. Persone over 50 (soggetti più a rischio).
Una corretta alimentazione, che prevede consumo di uova, latticini, vegetali, in particolare funghi, e un’adeguata esposizione al sole dovrebbero garantire livelli adeguati di vitamina D.

DOVE SONO LE BAGNINE PIU' SEXY DEL MONDO?

Spagna, le bagnine più sexy del mondo. Altro che Baywatch!

Le bagnine più sexy del mondo si trovano in Spagna e sono così sensuali da essere state costrette ad indossare i bermuda al posto del costume

Fonte: Twitter
Le bagnine più sexy del mondo? Sono in Spagna e sono state costrette a mettere da parte il bikini per indossare un casto pantalone. Il motivo? Secondo la direzione del Salvamento Maritimo la loro mise sarebbe troppo sensuale, tanto da distrarre i bagnanti e attirare la loro attenzione.
Tutto è iniziato quando sui social è apparsa la foto di una delle bagnine sulla spiaggia di Gijòn, in Asturia. Nell’immagine la donna appariva di spalle, con una t-shirt e il costume rosso.
“Allarme a Gijon: 10 bagnanti quasi annegano in una mattinata, alcuni anche 2 o 3 volte” ha scritto l’utente Twitter, pubblicando la foto. Immediatamente lo scatto è diventato virale e in tanti hanno commentato la bellezza della ragazza in stile Baywatch.
Da allora non si è parlato d’altro che delle “sexy salvavidas”, con tantissimi commenti sessisti e spesso volgari, rivolti nei confronti delle belle bagnine. A parlarne anche i giornali e la tv locale, che ha riproposto i tweet. La questione però non è piaciuta affatto alla direzione del Salvamento Maritimo che, per evitare altri problemi, ha deciso di obbligare le bagnine di Gijòn ad indossare dei bermuda.
Secondo i responsabili sarebbe una forma di tutela per le donne, ma la decisione non è piaciuta a tutti. Alcune ragazze si sono ribellate, mentre la questione è finita persino di fronte al consiglio comunale della città. “Indossano un costume da bagno normale  – ha fatto notare l’assessore alla sicurezza dei cittadini di Gijòn, Esteban Aparicio -. Qualcuno ritiene che il modo in cui sono vestite leda la dignità delle donne? Io penso di no. Forse, la perversione dell’uniforme sta nella mente di alcuni, ma io non la vedo”.
Ma non è finita qui, perché secondo alcuni giornali spagnoli Jessica Castano, la bagnina più fotografata e ammirata, avrebbe ricevuto nei giorni successivi allo “scandalo” un severo richiamo da parte del Salvamento Maritimo.

AUTOCERTIFICAZIONE MEDICA PER MALATTIA: COSA GIUSTA

Malattia e visita fiscale: arriva l’autocertificazione del dipendente

Presentato al Senato il ddl, sollecitato dalla federazione degli Ordini dei medici

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A breve potrebbe cambiare completamente il modo in cui viene gestita la malattia per i lavoratori dipendenti; non sarebbe più necessario passare per il medico curante, ma per i primi tre giorni basterebbe un’autocertificazione da parte del lavoratore, col medico impegnato solo nella comunicazione all’Inps e al datore di lavoro. In questo modo, secondo i promotori, verrebbero sgravati di lavoro i medici, che non avranno pesanti responsabilità di fronte a un giudice e non potranno essere puniti penalmente se il lavoratore avrà dichiarato il falso, e contestualmente si respensabilizzerebbero i lavoratori.
Per ora si tratta solo una proposta di legge avanzata dal senatore Maurizio Romani (Idv): il testo, contenuto in due articoli, è all’esame della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, ma “stiamo lavorando per trovare un accordo trasversale – spiega lo stesso Romani – e approvare in fretta la norma per poi inviarla a Montecitorio per il varo definitivo prima della fine dela legislatura”. Il provvedimento, del resto, è già stato firmato da esponenti di Pd e Forza Italia e di altri partiti. “La legge è stata sollecitata da anni dalla Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) per modificare la legge Brunetta” – ricorda il senatore dell’Italia dei valori.
In pratica il lavoratore “comunica per un periodo inferiore a tre giorni con sua esclusiva responsabilità il proprio stato di salute al medico curante”, recita uno dei due articoli. Questo determina per il cittadino una minore protezione, non potendo essere ‘appoggiato’, come invece avviene adesso, dalla certificazione del suo medico curante. Con questa norma i furbi “saranno più responsabilizzati – precisa Maurizio Romani – e i medici rischiano pene meno gravi di quelle previste oggi, che sono francamente esorbitanti”.
A sostegno della legge si schiera anche Maurizio Scassola, vicepresidente della Fnomceo: “Ci sono disturbi la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Per questo un’autoattestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come già avviene con ottimi risultati in molti Paesi anglosassoni”.
Ma Carmelo Barbagallo, leader della Uil, boccia la proposta: “I medici di base cercano di cercano di togliersi dalle loro responsabilità e di non fare il lavoro per cui sono pagati. E troppo spesso i certificati si fanno per telefono”.